Sinner in finale a Miami: può diventare il più forte italiano di sempre? [VIDEO]

Editoriali del Direttore

Sinner in finale a Miami: può diventare il più forte italiano di sempre? [VIDEO]

Una prova di sicurezza e maturità raramente vista prima in un teenager. Già n. 7 della race, forse le ATP Finals di Torino non sono solo un sogno

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Jannik Sinner - ATP Miami 2021 (via Twitter, @atptour)

Pazzesco Jannik Sinner, davvero. Giocava la sua prima semifinale di un Masters 1000, contro un avversario molto più esperto di lui, ancorché battuto già tre settimane fa a Dubai, lo spagnolo Bautista Agut, n.12 del mondo ma da anni sempre compreso fra il n.8 e il n.12, e lo ha ribattuto. Ancora in tre set, ancora rimontandolo. 5-7 6-4 6-4 in 2 h e 29 minuti, dopo essere stato in svantaggio di un set ed essersi trovato sul 3 pari del secondo sotto per 0-40, e aver lì salvato quattro pallebreak che lo avrebbero probabilmente tramortito… se non fosse che questo ragazzo di 19 anni e mezzo e solido come lo sono certi montanari della sua valle, la Val Pusteria, non muore mai, non si arrende mai.

In tutta la partita Sinner si è concesso un unico passaggio a vuoto, dall’1 a 0 per lui sullo 0-15. Li ha ceduto quattro punti a fila e sull’1 pari del terzo set ha perso il servizio a zero. Sotto 2-1 ha subito a zero anche il successivo game di battuta di Bautista Agut. 3-1 e 0-15, 12 punti consecutivi volati via in un attimo. Roba da matare un toro. Niente affatto. Come se nulla fosse Sinner ha ricominciato a sparare bordate di dritto e rovescio e sul 2-3 è stato lui a strappare a zero la battuta allo spagnolo che pure non mollava un centimetro. Per un set e mezzo, all’inizio, sembrava lo spagnolo quello che comandava il gioco, e se Sinner si sentiva costretto a prendere dei rischi, una, due, tre pallate vicino alla riga non gli bastavano a fare il punto, finché arrivava quasi inevitabilmente l’errore.

Ci sono stati due game interlocutori dal 3 a 3, con chi batteva che ha tenuto il servizio senza troppi patemi. E sul 4 pari Sinner ha giocato un game spettacolare contro Bautista Agut che ha dato per la prima volta la sensazione di essere come intimidito contro un giovane che non aveva più paura di niente e pareva incredibilmente centrato. Probabilmente ha immaginato di poter fare la stessa fine che a Dubai. E proprio questo è quello che successo, perché Sinner sul 5-4 ha risposto con una aggressività paurosa vincendo 4 punti su 4 e lasciando trasecolato, come colpito da una serie di pugni da k.o. il suo ben più esperto avversario

 

Eh sì che Bautista (32 anni) non ha davvero perso il match. È stato Sinner a vincerlo. Nei quarti lo spagnolo aveva battuto il grande favorito del torneo, il russo Medvedev, n.2 del mondo (e primo n.2 ad essersi inserito così in alto dal 20’05 a oggi quando le prime due posizioni erano sempre state tenute da qualcuno dei Fab Four). E lo aveva battuto per la terza volta. Una bestia nera per il russo. Così come bestia nera sembra essere diventato adesso Sinner per Bautista Agut. Battere una volta un giocatore di quella forza ci sta, batterlo due volte è molto più difficile. In finale giocherà domani contro Hurkacz, il polacco giunto a sorpresa in finale dopo aver battuto Tsitsipas e Rublev.

Jannik è il secondo italiano capace di arrivare in finale a un Masters 1000. Il primo era stato Fabio Fognini a Montecarlo nel 2019 (torneo poi vinto sul serbo Lajovic: ma in precedenza Fabio aveva battuto Nadal), e tutti e due sono curiosamente riusciti a compiere l’impresa durante la settimana di Pasqua e sconfiggendo uno spagnolo in semifinale (Fognini aveva battuto addirittura Rafael Nadal).

È incredibile, sono contentissimo – dichiarava sul campo Jannik che all’inizio della settimana aveva raggiunto il suo best ranking, n.31 ATP e che ora è già virtualmente n.21 comunque finisca la finale domenica –. Alla fine sul 5-4 e suo servizio ho deciso di prendere rischi e ha pagato”. Lucidissimo anche fuori dal campo, un minuto dopo il più grande traguardo fin qui centrato in carriera.

Ma Jannik è un fenomeno e ormai l’hanno capito tutti. Di traguardi ne centrerà sicuramente tanti altri. Per il momento è diventato solamente il quarto giocatore nella storia del tennis a raggiungere la finale di un Masters 1000 prima del compimento del ventesimo anno di età: gli altri tre si chiamano Andre Agassi, Rafael Nadal e Novak Djokovic.

A 19 anni e mezzo ho visto soltanto Rafa Nadal giocare a questi livelli e con altrettanta solidità. Ma Rafa era un mostro e lo ha dimostrato in 20 anni di straordinaria carriera. Il tennis di Sinner assomiglia di più a quello di Djokovic, e non solo perché anche lui è destro, ha il rovescio più sicuro del dritto, viene a rete proprio quando è necessario – ma il più delle volte non lo è perché fa il punto da fondocampo – e non è mancino come Rafa.

Ma quando vidi per la prima volta Djokovic, diciottenne a Montecarlo – e da teenager era l’unico fra i primi 100 del mondo (classe 1987 il serbo era n.83 a fine 2005) – Novak non mi dette la stessa impressione di solidità, soprattutto mentale, che mi dà oggi Sinner, capace di rovesciare match che sembrano persi e di giocare gli ultimi game di match importantissimi come se ne avesse giocati mille. Tutti questi grandi giocatori, campioni anche in precocità, hanno continuato a migliorare anno dopo anno, tanto che a 34 anni Novak e a 35 Rafa sono tennisti più completi di quanto lo fossero una quindicina di anni prima.

Mi chiedo dove potrà arrivare Sinner nel pieno della sua maturità fisica, fra 7 o 8 anni, se già adesso è capace di giocare così. Di ragionare così. Se vince Miami entra fra i primi 20 del mondo, ma intanto è già fra i primi 7 della ATP Race se si guardano i risultati di quest’anno. Vorrebbe dire che sarebbe già qualificato per le finali ATP che si giocheranno per la prima volta a Torino a novembre. Djokovic chiuse il 2006 a n. 16. Sinner gli sta avanti. In Italia uno così non lo abbiamo mai avuto.

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Editoriali del Direttore

Lorenzo Musetti diventerà un campione con la C maiuscola

Il direttore Scanagatta si sbilancia. Si legge di “Simil-Gasquet”, “Simil-Djokovic”, “Simil-Roddick”. I n.1 che non avevano dritto e servizio. Nella newsletter di Ubitennis il confronto tra Sinner e Musetti

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Lorenzo Musetti - Acapulco 2021 (foto AMT2021)

Abbiamo già la certezza di aver trovato un campione in Lorenzo Musetti ? 

Lasciatemi rispondere, sperando che lui e il suo clan non mi leggano: sì, quasi.

Fra essere top-40/50 quanto lui è già adesso e fra esser Campioni con la C maiuscola ce ne corre. E per questo dico quasi. E poi guai a lasciarsi abbacinare soltanto dai primi lampi, dal bel gioco, dal talento. Anni fa quanti avremmo scommesso sull’avvenire di Simone Bolelli fra i fortissimi? Ricordo che dopo una sua grandissima partita contro del Potro al Roland Garros mi ero decisamente sbilanciato nei suoi confronti. Guai a non essere prudenti, dunque.

 

Preciso, indirizzandomi a chi ci legge e che non sia un habitué, tutte cose che ai lettori invece più informati appariranno informazioni stranote e considerazioni banali: Lorenzo, come del resto tutti coloro che erano fuori dai top-100 (e quindi la stragrande maggioranza dei giovani e giovanissimi) non ha davvero avuto un vantaggio dalla classifica “congelata” dal COVID-19 per il biennio 2019-2020. Ne ha anzi patito le nefaste conseguenze. Per lui la classifica era ed è ancora fondamentale. Era numero 120 fino a questo lunedì; fuori dal posto 104 – notoriamente – non hai certezze di entrare nei tabelloni dello Slam, devi passare attraverso le forche caudine delle qualificazioni.

Anche per partecipare ai Masters 1000, agli ATP 500, agli ATP 250 hai necessità di avere una classifica che ti consenta di entrare. In questo caso non basta neppure essere n.94 come sarà da lunedì. E non basterà neppure essere n.77 come sarebbe stato se avesse battuto Tsitsipas. Neanche essere n. 46 ti mette al riparo dall’obbligo di fare le qualificazioni per un Masters 1000 tipo Montecarlo, Madrid o Roma. Nelle settimane degli ATP 500 i tornei sono due, per cui magari devi essere fra i primi 30 a Dubai e fra i primi 23 a Acapulco, ma poi all’atto pratico entri in un torno se sei n. 49 (Thompson a Dubai) o n.64 (Tiafoe a Acapulco). Però partecipare a un torneo piuttosto che a un altro dipende pur sempre dalla tua classifica, e infatti per entrare nel main draw di Miami – alla fine ce l’ha fatta – gli sono servite una trentina di defezioni, l’ultima (decisiva) quella di Millman.

Jannik Sinner, dall’alto del suo ranking top-30/35, non ha in pratica più quel problema. Non si guarda indietro. E può dire legittimamente a chi gli chiede quali obiettivi di classifica si ponga, top-20, top 10, top 5: “La classifica per me non è importante come imparare a giocare sempre meglio”. E in effetti quando avrà imparato, anno dopo anno, sempre di più quel che ha da imparare (nello sbucciare patate e carote e poi nel preparare i piatti sapendo la ricetta), la classifica sarà una conseguenza.

Torno ab ovo. Musetti campione con la C maiuscola. Beh, battere 3 top 20 in soli quattro tornei è un gran bel segnale. Il potenziale c’è tutto. Gli aspetti tecnici sono confortanti?

Tanti hanno intravisto somiglianze tecniche fra Richard Gasquet e Lorenzo Musetti.Fra questi anche io che ho letto il primo articolo su Gasquet quando Richard comparve a 9 anni sulla prima pagina del mensile Tennis Magazine diretto dal mio amico Jean Couvercelle. All’epoca quella copertina fu considerato un mezzo scandalo in Francia: “Facendo così ‘brucerete’ questo ragazzino caricandolo di chissà quali aspettative!” fu scritto da più parti. All’interno della rivista c’erano diverse  fotografie del bambino di Beziers che, allenato dal papà maestro fin dall’età di 4 anni, colpiva rovesci a una mano che tutti definivano assolutamente straordinari. A Tarbes, dove si gioca il Les Petit As, ricordano ancora un duello epico fra i coetanei Gasquet e Nadal…

Gasquet ruppe il ghiaccio tra i “pro” a casa nostra, nei challenger di Barletta e Napoli. Poco dopo avrei visto giocare Richard dal vivo quando nel 2005 fece semifinale a Montecarlo e, se non mi confondo con un altro torneo del Principato, mi pare che nei quarti aveva annullato match point a Roger Federer. Richard aveva solo 18 anni perché i 19 li avrebbe compiuti il 18 giugno. Il rovescio era magnifico già allora, il dritto no, il servizio neppure. Un po’ come Lorenzo, che però di dritti è già capace di farne almeno un paio e secondo me ha maggior mano del francese. L’ho visto nelle palle corte, in alcuni cross stretti, in certi affondi. Luca Baldissera ha già analizzato certi aspetti tecnici collegandoli ad alcune foto.

Di Gasquet oggi Musetti ha la tendenza a giocare molto dietro alla riga di fondocampo, troppo vicino ai teloni. Naturalmente Tsitsipas ne ha approfittato. Sia venendo a rete spesso e volentieri (mi pare 17 punti a rete su 18 nel primo set), sia sorprendendolo spesso con i drop-shot.

Allora, chi ha visto il mio video pubblicato in giornata, sa già come la penso. Fossi Musetti firmerei per una carriera alla Gasquet, anche se niente gli impedirà di sognare di salire anche più su. Il francese, pur con i limiti sopra descritti, è arrivato ad essere N.7 del mondo del mondo a 21 anni e di restare sempre sulla breccia ad altissimi livelli, con due semifinali a Wimbledon, un quarto allo US open e al Roland Garros, ottavi ripetuti più volte in tutti gli Slam. Finali di Davis e chi più ne ha più ne metta, insieme a una ventina di milioni di dollari di soli premi. Non noccioline. Ecco perché firmerei per avere una carriera come la sua.

Ciò detto Lorenzo potrebbe fare ancora meglio. Troppe presto per dirlo? Certo che sì. Come troppo presto per escluderlo. Il talento c’è ed è indiscutibile. La varietà di colpi, la solidità atletica e mentale a 19 anni sono fuori dal comune. Il rovescio magnifico, il tocco di palla superbo, l’attitudine splendida, la famiglia fantastica, l’equipe tecnica che lo segue ottima. Altrimenti non sarebbe l’unico 2002 fra i primi 100 con un curriculum da top 40/50.

ESEMPI CHE FANNO BEN SPERARE

C’è chi ha osservato che la storia insegnerebbe che quasi tutti i tennisti più forti del mondo avevano un gran servizio e un gran dritto. Ma non è stato sempre vero. Anche nel caso in cui – come Gasquet – Lorenzo non riuscisse malauguratamente a diventare fluido nel dritto come lo è nel rovescio, beh voglio ricordarvi che certi n.1 del mondo non erano assolutamente dei fenomeni quando dovevano colpire la palla con il dritto.

Quali? I primi che mi vengono in mente sono Jimmy Connors, Stefan Edberg, Guga Kuerten, Lleyton Hewitt, Andy Murray. Erano decisamente più forti con il rovescio che con il dritto. Su Jim Courier non saprei. Questa apparente debolezza sul lato destro non ha loro impedito di diventare n.1 del mondo. Nel caso di Connors, Kuerten e Hewitt non c’era nemmeno un gran servizio a sostenerli. Passando a considerare i top 10 di oggi beh un gran servizio – la “prima” eh, non la “seconda” quand’è nervoso… – lo ha certo Zverev, un altro tennista cui si predice un possibile futuro da n.1 sebbene il dritto non sia davvero all’altezza del rovescio. E lo stesso vale per Medvedev, neo n.2 del mondo.

Eppoi, suvvia, non esageriamo. Il dritto di Musetti, ancorchè certo migliorabilissimo, non è quello di Quinzi che proprio non ha mai camminato. Non sarà forse mai il suo colpo, ma già il fatto che sappia colpirlo con due movimenti diversi, alla Nadal e non, è già un ottimo punto di partenza.

La lezione inflittagli da Tsitsipas – pur con la premessa che è arrivata su un tennista stanco da 13 ore e mezzo di tennis in 7 giorni con battaglie assai stressanti anche sotto il profilo mentale – servirà certamente al “secondo padre” Tartarini e a Lorenzo per imparare ad allenarsi giocando più vicino alla riga di fondocampo, quando non addirittura dentro. Soprattutto quando si deve rispondere a una seconda di servizio due o tre passi in avanti si dovrebbe cercare di farli. Si sbaglieranno tante risposte all’inizio, ma prima o poi si imparerà. Il dato di soli TRE break dopo aver avuto 14 palle break contro Dimitrov che non serviva tutte prima, deve far riflettere.

Lorenzo Musetti – Acapulco 2021 (foto AMT 2021)

Non dimentichiamo, a proposito del lavoro da fare sul dritto, che nei primi anni di carriera anche Novak Djokovic ha dovuto sistemare il dritto che non era efficace come oggi. Teneva il gomito alto. Correzioni ne ha dovute fare eccome, con il gran lavoro impostato da Marian Vajda. Idem sul servizio. Oggi, anche con l’aiuto dei video, è più facile – o meno difficile – lavorare su certi punti deboli.

Ho detto di Musetti “simil-Gasquet”, così come potrei dire – esagerando un po’ perché il fisico è ben diverso e anche in questo caso i risultati per ora sono più onirici che realisti – Sinner “simil- Djokovic” per l’intensità del suo gioco da fondo con due colpi altrettanto solidi (il rovescio un po’ più sicuro, ma lo era anche per Nole) e Berrettini “simil-Roddick”, bombardiere di servizio e dritto e rovescio altrettanto modesto se rapportato ai migliori del mondo.

Rimpiango, con i giocatori che abbiamo adesso – a breve mi aspetto che possano essere 5 fra i primi 30/40, Berrettini, Fognini, Sinner, Sonego, Musetti – il tramonto della vecchia Coppa Davis. Con la Davis tradizionale saremmo stati da finale quasi assicurata anno dopo anno, dovendo lottare soltanto con Russia e Canada, e prima o poi un’altra vittoria ci sarebbe scappata. Non a caso siamo andati in finale nell’ATP Cup, dove però i singolari sono solo due. Ma in questo momento anziché rimpiangere ciò che non potrà essere voglio godere al pensiero di ciò che potrà essere. Abbiamo due ragazzi di 19 anni che il mondo del tennis ci invidia e un movimento complessivo importante. Evviva.

POST SCRIPTUM

P.S. Il più lungo post scriptum della storia è un copia e incolla estratto dalla newsletter alla quale i lettori di Ubitennis dovrebbero assolutamente iscriversi. Potete leggerne un assaggio qui, e sappiate che vi siete persi un sacco di altre “chicche” scritte da Claudio Giuliani con il suo stile super-brioso. Ha trattato oltre al confronto Sinner-Musetti altri sette argomenti da leggere tutti di un fiato!

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…e buona lettura!

Sinner è monotono, Musetti sa giocare“. Dopo ogni partita, dell’uno o dell’altro, parte la litania. Sempre uguale, pronunciata dal maestro del circolo come dal commentatore famoso. L’irresistibile fascino del giudizio affrettato, l’incapacità di stabilire dei canoni di discussione e provare ad elaborare quindi un pensiero più articolato. Fatica sprecata imbastire un confronto, questa gente andrebbe praticamente ignorata.

Che Sinner e Musetti sono due giocatori diversi è noto anche a chi sta sveglio di notte a vedere le barche a vela, come è vero che hanno e avranno tifosi diversi. Per quanto riguarda il giudizio nei loro riguardi adesso non è neanche una questione di età e di ranking, considerato che Jannik è avanti in entrambi. Fra qualche anno, quando i due avranno giocato un centinaio di partite nel Tour, potremo iniziare a capire quanto valgono realmente. In questa fase, sembra che a fare la differenza nel giudizio di questi due
golden boy del tennis azzurro siano più le loro personalità e la maniera con la quale colpiscono la palla.

Musetti dà l’idea di essere uno di quei giocatori che amano i match importanti e i campi centrali. Cioè lui gioca su un terreno sgarrupato alle Canarie contro un indiano che di solito fa il doppio ed è capace che perde giocando pure male, poi però sul centrale di Acapulco riesce a battere Schwartzman avendo modo di fare tutta la sua mimica, le braccia larghe à la Kyrgios dopo un hot shot e lo sdraiarsi a terra manco fosse Rafa dopo l’ennesimo Roland Garros vinto.

Non che a Sinner non piaccia giocare sul campo centrale contro un top 10, solo che Jannik in questa fase ci dà la percezione di un tennista inquadrato nello stare concentrato sui suoi colpi e sulla partita sempre e comunque e in qualsiasi condizione. Riesce a eliminare condizionamenti esterni, da questo punto di vista è avanti non solo a Musetti ma anche a tanti altri giocatori.

Quando lui dice che ha imparato di più allenandosi con Nadal prima di Melbourne di questo parla, di mindset. E questo la dice lunga su quanto Jannik stia lavorando in prospettiva. Dopo la vittoria contro Bautista, rispondendo ad una domanda che chiedeva della differenza di cento posizioni nel ranking fra lui e Musetti, ha detto che secondo lui “uno a 19 anni non deve preoccuparsi della classifica ma fare solo esperienza”. Parole che sembrano più di Riccardo Piatti, il suo coach, che di Jannik, ma che dicono molto.

Ma ai tifosi amanti dell’estetica, del bel gesto, Sinner non piacerà mai, e pazienza se il tennis moderno esige una solidità da fondo campo e una costanza di rendimento al servizio per stare nei piani alti della classifica. Non c’è molto posto per amanti delle volée sotto la rete o per i professionisti dell’hot shot, anche perché fosse così avremmo molti più fuoriclasse nelle prime posizioni.

Ecco quindi che il brio di Musetti, la sua personalità, il sorriso contagioso ma soprattutto il suo rovescio lungolinea sono gli sguardi che fanno innamorare, perché è in quelli che alcuni tifosi vedono la bellezza. Questo è forse meglio o peggio del saper tirare 10 dritti in pressione senza sbagliare mai? No, è solo diverso.

Non è mica un peccato innamorarsi della bellezza, del più bello della scuola, tanto vedrete che anche il nerd esperto di computer troverà l’amore, e la loro storia magari durerà più a lungo di un flirt.

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Editoriali del Direttore

Il doppio exploit in sole 24 ore di Sinner e Musetti è un inedito assoluto

I due ragazzi di 19 anni fanno sognare l’Italia. Pur separati da più di 80 posti, Sinner e Musetti sono il nostro futuro. Hanno battuto due top-11 giocando alla grande. Ma non aspettiamoci subito la continuità dei tennisti più maturi

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Jannik Sinner e Lorenzo Musetti - Roma 2019 (foto Felice Calabrò)

La memoria a una certa età vacilla e Internet in questo caso non aiuta, però non ricordo che nell’arco di 24 ore due tennisti italiani abbiano conquistato due vittorie su due top-15, il n.9 del mondo Schwartzman vittima di Lorenzo Musetti e il n.11 Bautista Agut per mano di Jannik Sinner. Mentre scrivo queste righe, peraltro, Musetti si è già confermato battendo anche il n.56 del mondo Tiafoe (n.29 ATP nel febbraio 2019 dopo aver raggiunto i quarti all’Australian Open) per approdare ai quarti dell’ATP 500 di Acapulco, il traguardo sinora più prestigioso della sua carriera. E’ virtualmente n.108 e se battesse anche Dimitrov salirebbe intorno al n.94 portando il contingente italiano tra i top-100 per la prima volta a 9 (che potrebbero diventare 10 se Mager, oggi n.101, facesse il passettino più piccolo).

Resta molto ragguardevole e molto singolare quanto fatto da Musetti e Sinner in poche ore, contro due avversari tanto prestigiosi. Così a… lume di naso direi che non era mai successo, ma se volessi essere proprio sicuro di estrapolare un dato-record mai registrato, posso garantire che il fatto che siano stati due ragazzi di 19 anni i protagonisti di un tale exploit è certamente inedito.

Certamente non ci sono state tante situazioni in cui più tennisti italiani avessero l’opportunità di giocare nelle stesse 24 ore con due top-ten (o top-11…) e quindi di realizzare lo stesso doppio exploit di Sinner e Musetti. Poteva succedere in Coppa Davis quando l’Italia incontrava uno squadrone.

 

Mi viene in mente la finale del 1979 a San Francisco, quando con Panatta e Barazzutti affrontammo McEnroe e Gerulaitis (rispettivamente n.3 e 4 del mondo) senza vincere un set e senza arrivare mai a cinque game in nessun set dei quattro singolari. Il risultato finale fu un pesante 5-0. È successo anche nel 1995 a Palermo, quando nei quarti di finale vennero a farci visita in Sicilia il n.1 e il n.2 del mondo Pete Sampras e Andre Agassi, che avevano portato anche il costume da bagno per un week-end in cui il capoluogo siciliano venne invece investito addirittura dalla neve. L’Italia schierò Gaudenzi e Furlan, battuti tre set a zero rispettivamente da Agassi e Sampras, mentre in doppio Brandi e Pescosolido riuscirono a strappare un set a Palmer-Reneberg (6-1 6-7 6-4 6-3); finì ancora 5-0 per gli statunitensi. Il precedente più recente risale alla semifinale 2014 a Ginevra contro la Svizzera di Federer (n.3) e Wawrinka (n.4), che avrebbe poi trionfato in finale sulla Francia a Lille. Anche in quell’occasione l’Italia non vinse alcun set contro i due fenomeni, ma riuscì a strappare un 3-2 grazie alla vittoria in doppio (Bolelli-Fognini) e al punto ininfluente di Seppi contro la riserva Lammer, a risultato acquisito.

Insomma, abbiamo visto che è difficile persino rintracciare due sfide ravvicinate tra italiani e top 10. Che siano arrivate addirittura due vittorie su due – e per mano di due 19enni – resta parecchio inedito.

Se Musetti battesse Dimitrov entrerebbe a vele spiegate fra i top100. Oggi è virtualmente n.108. Soltanto Sinner era stato più precoce nel superare uno dei primi 10 del ranking Atp, quando a 18 anni e 177 giorni batté Goffin a Rotterdam. Musetti con 19 anni e 14 giorni ha scavalcato il Caratti che nel 1990 a 20 anni e 2 mesi batté Brad Gilbert a New Haven (lo scrive www.loslalom.it).

Lorenzo Musetti – Acapulco 2021 (foto AMT 2021)

I tennisti italiani sono sempre maturati tardi, sui 24-25-26 anni hanno colto i loro risultati migliori anche se – sia pure senza la stessa continuità di un Sinner che già oggi prima di giocare contro Karatsev è n.30 del mondo (se lo batte sale a 27) – Adriano Panatta, Corrado Barazzutti e Paolo Bertolucci avevano hanno fatto vedere di che panni si vestivano e di quale futuro si sarebbero impadroniti fin da giovanissimi.

Adriano, classe 1950, a 17 anni e mezzo rimontò (9-11 9-7 6-3), un tennista di gran nome e risultati – Clark Graebner (finalista a Forest Hills 1967, ultimo US non ancora Open, semifinalista a Wimbledon ’68) e a 21 anni (quasi 22) nel ’72 raggiunse i quarti al Roland Garros battendo Ilie Nastase. Corrado, classe 1953, nel 1973 batté gente come Panatta (a Barcellona), e in Coppa Davis Kodes, Higueras e Santana. Paolo, classe 1951, nel 1972 batté Gimeno, Solomon, Gorman, Sandy Mayer.

Quella degli anni ’70 è stata l’epoca d’oro del tennis italiano, con Adriano che arrivò ad essere n.4, Corrado n.7, Paolo n.12 e, insieme a Zugarelli, classe 1949 e ancora terza categoria a 18 anni, i quattro moschettieri azzurri raggiunsero quattro finali di Coppa Davis in cinque anni fra il ’76 e l’80 (dopo la semifinale del ’74 persa in Sud Africa fra mille rimpianti, perché in finale con l’India avremmo vinto di sicuro) e se ne vinsero una sola fu probabilmente perché quelle finali si giocarono tutte in trasferta. Però se fra Adriano e Paolo c’era un solo anno di differenza, fra Adriano e Corrado ce n’erano tre.

Il caso di Sinner e Musetti che battono due top-11 (se Bautista Agut fosse stato ancora top-ten lui, che è stato n.9 come best ranking, la doppia impresa, due top-ten invece di due top-11, avrebbe fatto un effetto migliore) nell’arco di 24 ore è unico. Anche perché fra i due ragazzi ci sono poco più di sei mesi: Sinner è nato il 16 agosto 2001, Musetti il 3 marzo 2002.

Insomma, data la stagione del doppio exploit, diciamo pure se volete la banalità che una rondine non fa primavera, però c’è di che essere ottimisti senza correre il rischio di essere scambiati per monsieur Chauvin. Giusto per darvi un’idea: ieri un collega argentino di sempre, conosciuto nelle sale stampa dei grandi tornei nel 1974, Juan Jose Moro di Radio Buenos Aires, mi ha chiamato perché commentassi il “momento feliz” del tennis italiano. Non si tratta quindi di un nostro vezzo patriottico sottolineare un momento davvero particolare.

Josè Moro ricordava lui per primo che, insomma, se c’è grande attenzione e fiducia internazionale per gli exploit di Sinner e Musetti, non si può certo trascurare le presenze nelle posizioni di vertice del tennis mondiale di Matteo Berrettini n.10 del mondo e Lorenzo Sonego n.37 che non sono certo anziani a 24 e 25 anni ma, anzi, sembrano entrambi in grado di poter garantire importanti progressi.

Aspettiamoci ancora tanti alti e bassi, è inevitabile. Il livello di gioco mostrato da Musetti contro Schwartzman (l’argentino l’ho visto giocare meglio, ma insomma…) e da Sinner contro uno dei migliori Bautista Agut (lo spagnolo ha giocato alla grande) è stato davvero altissimo. Questo è l’aspetto che, al di là della vittoria raggiunta, è più significativo. Perché è il segno di un potenziale che tanti non hanno. Cui manca solo la continuità.

Jannik Sinner, pugnetto – ATP Dubai 2021 (courtesy of Dubai Duty Free Tennis Championships)

I due ragazzi, poi, ed è stato già scritto molte volte, sono molto ben seguiti. I loro coach, il loro ambiente, è sano, equilibrato, preparato. Non hanno tanti grilli per la testa. Hanno anzi anche la testa giusta. Fondamentale.

Ho trovato curiosa, simpatica e chiara l’umile metafora usata dal “cuoco” – e figlio di cuoco – Jannik: “Se parliamo di miglioramenti fra l’anno scorso e ora sono un altro giocatore. Fra un anno sarò un altro ancora, sperando sempre di fare progressi. In tutti gli aspetti, non solo un colpo, ma servizio, dritto, rovescio, proprio in tutto. Per imparare a fare un piatto devi fare dei passaggi: ora io sto pelando le patate e le carote, poi dopo inizierò a tagliarle, quindi piano piano a cucinarle, poi speriamo anche che arriva il momento in cui riesco a finire quel piatto. Che non vuol dire che ancora io non riesca a finire un piatto… ma solo che la ricetta ancora non la conosco!”.

Concetti semplici che Jannik non ripete a pappagallo, perché qualcuno glieli ha ficcati in testa. Li pensa davvero, li vive così. Ed è la sua forza.

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Editoriali del Direttore

Ad arte la recente modifica dei punti ATP in funzione Federer? Regalata la super-classifica oltre i 41 anni?

Il Covid e le sue “varianti” tennistiche made in ATP fanno discutere e malignare chi ci rimette e non crede alla buona fede. Fra questi Pospisil, Djokovic, Isner e tennisti USA. Per Musetti e Alcaraz il Paradiso può attendere. O no?

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IL COVID non ci dà tregua, le sue varianti neppure. Sono certamente molto meno importanti e dolorose le varianti che l’ATP in questo lungo e triste periodo ci ha fatto piombare addosso più o meno all’improvviso. Manco a dirlo hanno creato un certo trambusto, non poche polemiche e lamentationes da parte dei giocatori che da esse si sentono penalizzati. Non sono pochi se si pensa che a reputarsi tali sono in pratica tutti quelli che sono fuori dai primi 100 del mondo!

MUSETTI E ALCARAZ, IL PARADISO PUO’ ATTENDERE

Eh sì, prima di entrare nel merito e discutere insieme se ciò possa essere giusto o meno, beh…il Paradiso può attendere. Così come il ricambio generazionale. Anche ragazzi super-promettenti, tipo il nostro Musetti (116 ATP), ma anche lo spagnolo Alcaraz (131 ATP), sembrano destinati a soffrire più del previsto per entrare nell’Empireo, nell’élite del tennis. Fino a una settimana fa sembrava meno difficile, le prospettive erano più rosee.

 

Il mondo del tennis si divide fra chi pensa che ciò sia giusto e chi invece lo trova profondamente ingiusto.Vedremo se avrete la pazienza di leggermi ancora, come Vasek Pospisil, e di sicuro il suo “compare” Novak Djokovic, appartengano certamente alla seconda schiera.

È probabile che appartenga invece alla prima, anche se hanno avuto per ora il buon gusto di non pronunciarsi, quella ricca dozzina di giocatori, fra i quali Lopez, Kyrgios, Fognini e anche sua Maestà Roger Federer e pure Rafa Nadal – da sempre fautore di una classifica imperniata su due anni di attività anziché uno solo – che invece quelle varianti le dovrebbero benedire.

LE VOCI MALIGNE SI RINCORRONO (per Federer e Nadal)

Ve lo anticipo qui prima di sviluppare l’ostico tema: c’è perfino qualche malignetto che insinua che… ”se è stato aiutato Roger Federer a restare a galla fino ai 41 anni compiuti, beh non è stato per nulla casuale! Idem Nadal…”. Non sono uno dei malignetti, tuttavia le voci in tal senso sono state così tante che mi sono sentito in dovere di riportarle e anche di farci (con pochi scrupoli…) il titolo. Da reo confesso dico: grazie a questo titolo i lettori dovrebbero leggere anche il resto che, almeno spero, credo meriti perché riflette un momento di particolare tensione nel microcosmo tennistico.  

In effetti Roger il Magnifico che torna a esibirsi a Doha proprio questa settimana potrebbe invece non giocare più oppure perdere anche tutte le partite fino all’agosto 2022 e, sebbene non abbia giocato neppure un match negli ultimi 14 mesi, resterebbe ampiamente tra i top-100 del mondo, in barba a chi avrebbe voluto inserirsi al suo posto.

Insomma, il celebre detto di Giulio Andreotti, “a pensare male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”, sono in parecchi ad averlo attribuito all’ultima “pensata” dell’ATP che del resto non è la sola associazione ad augurarsi l’eternità di Federer.

Come è noto ormai a tutti dopo le varie esternazioni di Novak Djokovic al 50 per cento l’ATP è formata da giocatori professionisti di tennis e per l’altro 50% dagli organizzatori-direttori dei tornei. Indovinate da che parte stanno questi ultimi. Tutti loro, i tournament’s directors, sognano di aver un giorno fra gli iscritti Roger Federer, anche se Roger avesse 45 anni. Mi sa che qualcuno di loro sarebbe pronto a scambiare il proprio 250 ATP per una tappa del Senior ATP Tour pur di averlo! A Torino per le finali ATP noi italiani faremmo carte false, del resto, pur di averlo fra i Magnifici Otto. La vendita dei biglietti, statene certi, si impennerebbe. Idem l’audience televisiva.

RIASSUNTO DELLA MODIFICA ATP PIÙ RECENTE

Avrete letto – e se non lo avete fatto starei per dire peggio per voi!, ma invece vi voglio generosamente dare un’altra opportunità con questo LINK –  l’esauriente, puntualissimo articolo di Tommaso Villa, sulla modifica recentemente comunicata dall’ATP all’ordinario sistema delle classifiche che era già stato modificato una prima volta quando si era concesso ai giocatori di scegliere il miglior bottino di punti fra quanti raccolti in un torneo giocato due volte fra il marzo 2019 (quando tutto, da Indian Wells in poi, si è fermato per cinque mesi) e il marzo 2021. Si lasciavano intatti anche i punti ottenuti nel 2019 in tornei cancellati nel 2020 (come Wimbledon) ed eventualmente in quei tornei che dovessero saltare nel 2021.

La seconda recentissima modifica appena aggiunta dall’ATP permette ai giocatori che difendono punti in questi eventi di mantenere solo il 50% dello score ottenuto nelle edizioni incluse nella fascia temporale considerata (marzo 2019-agosto 2020). Qualcuno ne risulta favorito, qualcuno molto meno.

I 12 FAVORITI DALLA MODIFICA ATP (e non solo loro… c’è forse pure Nadal)

Beh già sapete dall’articolo sopra citato che Feliciano Lopez, Kyrgios, Fognini, Lajovic, Isner, Querrey, Simon sono quelli che più di altri godranno di questa novità, seguiti in misura minore da Federer, Paire, Monfils, Goffin, Nishikori. Ma anche Rafa Nadal potrebbe giovarsene nell’improbabile caso che nel 2021 perdesse al primo turno (o non giocasse) al Roland Garros: dei 2.000 punti conquistati nel 2020 gliene resterebbero comunque 1.000. A molti degli altri giocatori la cosa appare sospetta: per l’appunto sia Federer, sia Nadal, sono fortemente avversi alla PTPA e il loro appoggio alla politica ATP è importante non solo agli occhi dell’opinione pubblica. Per il momento, un piccolo svantaggio lo spagnolo lo accuserà perché il 15 marzo verrà superato in classifica da Medvedev proprio a seguito dalla scadenza del 50% dei punti di Indian Wells 2019.

Rafa Nadal – Roland Garros 2020 (via Twitter, @rolandgarros)

IL SORPASSO DI TSITSIPAS A FEDERER

Grazie ai risultati di Rotterdam, e nonostante la sconfitta con Rublev in semifinale, Tsitsipas ha scavalcato Federer ma lo svizzero è ancora n.6 del mondo. Secondo i calcoli puntuali che ha fatto Tommaso Villa, nell’ultimo anno giocato lo svizzero ha comunque fatto una finale e due semifinali Slam (2.640 punti), ha vinto un 1000 (con un’altra finale, quella di Indian Wells, per la quale perderà solo metà dei punti) e tre 500 (3.100 punti).

CHE ASSIST STRAORDINARIO È STATO FATTO A ROGER FEDERER! DEL TUTTO CASUALE?

Ora c’è l’incognita del Federer che riscopriremo a Doha e (forse) Dubai, ma una cosa è certa: le ultime deroghe gli fanno un grandissimo favore. Un premio alla carriera? Non dico che non se lo meriterebbe, però insomma, siamo onesti, non poteva indovinare un periodo migliore per fermarsi, per operarsi due volte al ginocchio – nella sfortuna è stato fortunato – e per “sfruttare” al massimo gli straordinari risultati del 2019.

Fra Miami (dove non giocherà), Madrid, Halle e Wimbledon Roger può contare su almeno 1.440 punti certi, a cui si aggiungono i 1.020 (720 effettivi più 300 congelati) dell’Australian Open e di Indian Wells che resteranno buoni fino al 2022. Questo significa che anche senza giocare terrebbe 2.460 punti, un ruolino da Top 20 mondiale.A quest’ultimo proposito va però precisato a scanso di equivoci: per qualificarsi per le prime finali ATP di Torino contano solo i punti maturati nel 2021. Quindi che Roger si dia da fare se vuole esserci!

Ora va ricordato che tutte queste modifiche di questo periodo eccezionale sono state introdotte perché l’ATP si è sentita di dover mostrare comprensione a chi non si sentiva di ricominciare a viaggiare a pandemia in corso. Ma fino a che punto questa comprensione va giustificata?

UN EQUILIBRIO NON FACILE E CHE NON C’È

Trovare un giusto equilibrio non è sempre facile, ma anche la regolarità di uno sport andrebbe salvaguardata, con il rispetto dei suoi sistemi di classifica e di quanti, soprattutto giovani, si sacrificano per anni per arrivare dove sognano e non sono aiutati dal sistema tennis.

Alludo ai pochi punti assegnati dai challenger rispetto a quelli che chi già si trova fra gli eletti “top-100” raccoglie con maggior facilità anche azzeccando pochi buoni tornei all’anno.

Confesso che al di là dei modi ( e talvolta dai dei tempi) talvolta un tantino sbagliati perchè poco diplomatici usati da Novak Djokovic – forse tentato dal desiderio di conquistarsi un ruolo di leader fra i tennisti meno famosi e fortunati – capisco l’insofferenza di tutti coloro che non sono top-20! Cioè della grande maggioranza dei tennisti, costretti ad un ruolo che sta loro stretto, quello dei comprimari che fanno cornice semi-anonima alle top-star, i nababbi del tennis, cioè di tutti i tennisti che non fanno cassetta e che subiscono le discriminazioni dei direttori di tornei che… sono molto più padroni dell’ATP di quanto lo siano loro.

L’ATP? UN VERO DISASTRO!” SOSTIENE VASEK POSPISIL, IL “COMPAGNO” DI DJOKOVIC

L’ex board-member dell’ATP, il canadese Vasek Pospisil, cui certo non manca personalità, carattere e scilinguagnolo, è stato contattato da diversi tennisti e ha così loro risposto, commentando l’ultima decisione dell’ATP: “Il nostro Tour è un completo disastro adesso. Il solo modo di affrontare questi problemi è avere un’associazione di soli giocatori. Noi stiamo cercando di crearla. L’ATP Tour non farà mai i migliori interessi dei giocatori. Il circuito è controllato dal potere dei tornei. I nostri dirigenti sono condizionati da questi poteri maggiori, come l’IMG (proprietario del torneo di Miami e di diritti tv di una discreta quantità di tornei) e i Masters 1000. Il circuito è nelle mani di chi lo controlla e manipola. Dobbiamo guardarci l’uno con l’altro e sarà la PTPA l’inizio di una nuova storia. È difficile immaginare il cammino verso una soluzione positiva senza di essa”.

Vasek Pospisil – Sofia 2020 (foto Ivan Mrankov)

L’ATP CERCA DI CORRERE AI RIPARI OFFRENDO DOLLARI. SONO ELEMOSINE?

L’ATP del Chairman Andrea Gaudenzi, del CEO Massimo Calvelli (che fin qui ha tenuto un profilo più basso di…Draghi, non l’abbiamo ancora mai sentito esporsi), del presidente Kevin Anderson (che ha sostituito il predecessore Djokovic) si è resa perfettamente conto di essere al centro di molte critiche e allora, per guadagnarsi un po’ di credito dopo aver fatto appelli su appelli per cementare l’unità “sindacale” e combattere la PTPA di Djokovic e Pospisil (in ciò sostenuti da Federer e Nadal), sta correndo ai ripari offrendo soldi a compensare le perdite dovute al COVID: 5.040 dollari ai tennisti che nel 2021 affrontino spese di viaggio per i tornei e che nel 2020 abbiano incassato meno di 150.000 di prize money essendo compresi fra il 31° e il 500° posto nel ranking ATP in singolare di fine anno, fra il 1° e il 200° in doppio. Anche i tennisti che avevano il ranking protetto e avessero gareggiato fino al marzo 2019 avranno accesso a questo compenso.

Questo il messaggio inviato ai giocatori: “Siamo contenti di annunciare, come parte degli sforzi di supporto ai giocatori colpiti dalle conseguenze del COVID-19, che l’ATP ha previsto ulteriori contributi alle spese di viaggio dei giocatori nel 2021 attraverso l’ATP Year-End Player Relief”

Altra buona notizia è giunta per i giocatori che erano pronti a giocare un anno fa il torneo di Indian Wells, cancellato all’ultimo momento quando i tennisti avevano già affrontato spese di viaggio e di alloggio. Tutti riceveranno 10.985 dollari: “Informiamo che una compensazione di 10.985 dollari per l’edizione 2020 di Indian Wells sarà presto versata ai giocatori eleggibili, una volta che l’ATP avrà ricevuto i fondi stanziati“.

In precedenza era stato reintrodotto da un gruppo costituito dai quattro Slam e dalla Federazione Internazionale il bonus di 6 milioni di dollari che ATP e WTA dovevano dividersi equamente per distribuirlo ai giocatori in funzione del loro ranking e alla presenza dei quattro Slam. Una volta era previsto per i top-ten, ora ci si augura che lo si distribuisca a quelli che ne hanno più bisogno. Il denaro annusa sempre chi già ce l’ha. Ora il minimo che dovrebbe accadere e che ci si augura accada, è che lo si distribuisca a quelli che ne hanno più bisogno. Per ora però notizie ufficiali riguardo al sistema di distribuzione non sono state rese note.

I RICCHI AMERICANI SEMBRANO DISPOSTI A FAR BARRICATE E BOICOTTARE IL CIRCUITO

Per i più ricchi giocatori americani, da tempo fra i più acerrimi contestatori dell’attuale establishment ATP – Isner e Querrey erano certi solidali con Pospisil e Djokovic – queste “offerte” dell’ATP sono poco più che elemosine in rapporto con le casse ancora floride nonostante il COVID dell’associazione. Soprattutto quando certi tornei, come Miami ad esempio, hanno ridotto il montepremi del 60%. Infatti un discreto gruppo di tennisti sarebbe propenso addirittura a fermarsi per boicottare il circuito fino a che non verranno garantiti premi più alti. “Se non ci ribelliamo mai, saremo costretti sempre a subire le volontà degli organizzatori” dichiarano i più barricadieri… ma scontrandosi con coloro i quali – sudamericani in testa – ritengono di non potersi permettere di incrociare braccia e racchette.

IL MONDO TENNIS STA TIRANDO TROPPO LA CORDA PER MIOPIA?

Insomma, come dicono dalle mie parti toscane, è un periodo in cui c’è parecchio “Bu-Bu”, si bofonchia, si contesta. Il mondo tennis ha sempre protetto di più i top-players che i bottom-players perché come sempre sono i soldi che fanno girare tutto, però – pur tenendo conto delle circostanze del tutto imprevedibili causate dalla pandemia – occorre anche avere una visione che rafforzi la base, dei tornei (challengers e futures) come dei giocatori. Già abbiamo visto come ormai da anni gli ultra trentenni siano tenacemente abbarbicati alle loro posizioni e non abbiano alcuna intenzione di mollarle ai giovani, però il sistema tennis non deve scoraggiare quei giovani dal profondere i loro sforzi.

Sappiamo bene che con il calcio vivono ben sopra i 100.000 euro l’anno di guadagni netti una decina di migliaia di calciatori, mentre nel tennis chi è fuori dai primi 120 fatica a far pari. Da anni. Qualcuno con una visione meno miope dovrebbe farsi carico di arrivare ad allargare almeno a 200-250 professionisti la sostenibilità economica, tenendo presente che ormai salvo pochi fenomeni (Sinner fra quelli, per ora più grazie agli sponsor, che credono nelle sue prospettive, che ai risultati), fino ai 22-23 anni c’è alle spalle una decina di anni in perdita o nella migliore delle ipotesi in pareggio. A tirare troppo la corda alla fine si strappa. Chi sovraintende alla promozione e allo sviluppo del tennis e dei tennisti ha convenienza a che si strappi?

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