Miami, Sinner cambia la semifinale in un game: Bautista battuto, l'Italia è in finale

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Miami, Sinner cambia la semifinale in un game: Bautista battuto, l’Italia è in finale

Jannik Sinner rimonta un ottimo Bautista Agut: a soli 19 anni giocherà la sua prima finale in un Masters 1000, alla sua terza partecipazione

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Jannik Sinner - ATP Miami 2021 (via Twitter, @atptour) (1)
 

[21] J. Sinner b. [7] R. Bautista Agut 5-7 6-4 6-4

Una prestazione da incorniciare per la determinazione messa in campo contro un avversario che fa della solidità la sua arma principale: è (anche) così che Jannik Sinner si è conquistato il pass per la sua prima finale in un Masters 1000, superando in due ore e mezza Roberto Butista Agut e confermando quindi il risultato del confronto di Dubai, vinto 7-5 al terzo set.

Un incontro caratterizzato da un livello molto alto anche se non spettacolare in senso stretto con un saldo winner-unforced negativo per i due, estremamente equilibrato e deciso su pochissimi punti, in cui l’iniziativa è stata molto più spesso nelle mani di Jannik di fronte a un Bautista al solito molto attento a limitare i rischi contenendo l’aggressività azzurra; entrambi capaci di alzare il livello nei momenti più importanti, in questa sfida nella sfida è emersa la risolutezza eccezionale di un Jannik che era sembrato a un passo dal lasciare via libera all’avversario nel secondo set e che nel terzo si è trovato dietro di un break. È invece venuto fuori alla distanza con una prova di carattere che quel non sei umano pronunciato da Bublik non è più sufficiente a rendere l’idea. Ma è umano Jannik, un umano che sa soffrire ma non si dispera e riesce a trovare la lucidità per mettere in campo le contromisure necessarie.

 

Dopo un inizio di stagione controverso, con il sofferto titolo di Melbourne 1 a cui era fin troppo immediatamente seguita la sconfitta all’esordio dell’Australian Open, il match “sbagliato” perso contro Bedene e quello brutto vinto con Barrere, Sinner riporta quindi l’Italia in finale a un “Mille” a due anni di distanza dall’impresa monegasca di Fabio Fognini, primo azzurro a riuscirci nella storia dell’ATP Tour. Succede a Miami, dove tre dei più quotati pretendenti a subentrare ai Fab Four (o Big 3, quasi Last 2) non riescono a vincere neanche se ci sono solo loro – ma, forse, proprio perché ci sono solo loro. In un percorso che lo ha visto superare avversari estremamente diversi fra loro come Gaston, Khachanov, Ruusuvuori e Bublik, Jannik è venuto a capo anche del penultimo ostacolo, quel Bautista Agut autore dell’eliminazione del primo favorito del seeding e n. 2 del mondo Daniil Medvedev.

IL MATCH – Jannik risparmia le decisioni, lasciando che sia l’altro a scegliere “testa o croce” (sbagliando) e poi di rispondere (indovinando, come vedremo). Temperatura e umidità fanno registrare valori più che accettabili ma soffia un po’ di vento, e l’inizio in spinta dell’azzurro deve fari i conti con l’imprecisione del dritto che gli costa rapidamente il primo game; due opportunità consecutive per il rientro istantaneo se ne vanno allo stesso modo e comincia l’inseguimento meditato di un Bautista che ha raggiunto la sua velocità di crociera un paio di secondi dopo che l’arbitro Adel Nour ha annunciato “play”. La grafica mostra che, nel corso del torneo, il diciannovenne di Sesto ha colpito una palla su tre con i piedi all’interno della riga di fondo, obiettivo che vale particolarmente contro un avversario che va aggredito con giudizio, uno degli equilibri più complicati da trovare sul campo da tennis. Jannik ci riesce al sesto gioco, con quell’emblematico scambio da 26 colpi chiuso con il vincente di dritto che risulterà determinante per agguantare il temporaneo pareggio. RBA capisce che deve metterci qualcosa in più, così il game successivo si allunga pericolosamente, ma il nostro cancella con coraggio le tre palle break. Non riesce però a salvare l’ultimo turno di battuta, quando il trentaduenne di Castellon veste i suoi panni migliori: spinge quando deve e non sbaglia sul punto che lo riporterà avanti, al contempo evitando di offrire palle attaccabili. Servendo per il set, Roberto vince in modo spettacolare i primi due punti, ma l’impressione è che un Sinner più deciso – a rete prima e raggiungendo la smorzata poi – gli avrebbe impedito di fare il fenomeno e ritrovarsi in discesa per il 7-5. Ha tirato più vincenti, Jannik, ma ha sbagliato molto di più, mentre l’altro è andato poche volte alla ricerca delle righe.

Nel secondo parziale, al settimo game, Jannik sembra pagare mentalmente la solidità dimostrata da Bautista per tenere ai vantaggi il precedente turno di battuta e si trova davanti uno 0-40 potenzialmente esiziale. Nonostante non abbia risparmiato anche in questi giorni prove di indiscutibile determinazione, sorprende ancora come riesca a riaccendersi e a risalire fino alla parità dominando gli scambi. RBA sceglie giustamente di fare qualcosa in più per prendersi il vantaggio esterno, ma ancora tre punti vincenti (o quasi) del teenager rimettono tutto a posto. Uno scambio vinto a rete da Sinner con una volée di autodifesa personale accende anche il gioco successivo, ma la chance dell’allungo ben creata sfuma con il rovescio che finisce largo.

Il doppio fallo che apre il nono gioco fa sentire a Bautista il profumo dell’occasione: non esita allora, cerca e si prende anche il secondo punto, ma di nuovo il nostro lo rimette in riga, per poi fargli vedere che è un gioco di cui anch’egli ha capito le regole e, anzi, gli riesce pure meglio: aggredisce, Sinner, aggredisce ancora e alla fine arriva anche l’errore spagnolo che vale il 6-4. Pochi minuti prima sembrava non averne più in termini di energie mentali, invece è rientrato con prepotenza devastante. Undici vincenti come nel primo set (3 per Bautista), molti meno errori – la precisione del dritto fa la differenza – e vantaggio importante negli scambi oltre i nove colpi.

Bautista Agut va in bagno e torna pronto a ricominciare dall’inizio, aspettando e incamerando inesorabile come un esattore dei tributi quel gioco che lo porta avanti, come se ciò bastasse a impressionare minimamente questo Sinner che, infatti, rientra sul 3 pari anche con l’aiuto di un dritto steccato che risulta vincente. Siamo agli ultimi game, si prospetta un finale in volata, forse una replica di Dubai o addirittura un tie-break che metterebbe a dura prova le coronarie degli appassionati. E invece. Sinner tiene per il 5-4 e, nel game di risposta, non lascia un attimo per pensare, no, per respirare a Bautista e lo travolge a suon (e che dolce, feroce suono) di vincenti.

Una grande prova, mostrando come già fatto in questi giorni la volontà di prendersi qualche punto a rete senza lasciarsi frenare da alcuni esiti non proprio da manuale. In finale, Jannik affronterà il vincente dello scontro fra Hubert Hurkacz, il meno atteso tra gli ultimi quattro, e Andrey Rublev, n. 8 del mondo, la classifica più alta in queste semifinali, che rifugge la parte del favorito dopo aver constatato quello che è successo a chi l’ha preceduto in quel ruolo.

LE PAROLE DI SINNER – Le sensazioni: “Non è facile giocare la prima semifinale in un Masters 1000 e Roberto è un giocatore molto solido, quindi uscire vincitore oggi significa molto per me”. La rimonta: “All’inizio eravamo entrambi un po’ tesi, poi abbiamo giocato meglio, anche se non era facile per il vento. Ho cercato si servire meglio, di muoverlo un po’ di più, di mischiare le carte e credo sia stata questa la chiave”. Quel fantastico ultimo game: “Grazie al gioco precedente quando ero in battuta, ho trovato bene il ritmo, poi lui ha servito delle seconde e ho semplicemente cercato di cogliere l’occasione aggredendo perché ero comunque avanti 5-4 e credo sia stata la decisione giusta”.

Il tabellone completo

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Programma denso per Sinner, Sonego e Musetti. Berrettini aspetta Acapulco: il febbraio dei tennisti italiani

Dopo un Australian Open deludente, per i principali azzurri è tempo di cercare punti importanti per la classifica verso Indian Wells e Miami: ecco i loro prossimi impegni

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Nazionale Italiana - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Musetti e Berrettini fuori al primo turno, Sonego al secondo: per quasi tutti i principali tennisti italiani è stato un Australian Open sicuramente inferiore alle aspettative. Solo il bilancio di Sinner è sufficiente, essendosi arreso solo al quinto set a Tsitsipas, il finalista del torneo. Chiusa la parentesi dell’estate australiana, con il mese di febbraio gli alfieri azzurri voltano pagina e si buttano a capofitto negli ATP 500 e ATP 250 in calendario con l’obiettivo di mettere insieme punti importanti per la classifica in vista di Indian Wells e Miami. Facciamo allora un breve punto sul programma di febbraio dei principali tennisti italiani tenendo presente che Fabio Fognini è attualmente ai box per infortunio e che l’Italia non partecipa ai Qualifiers di Coppa Davis di questo weekend perchè già ammessa alla fase a gironi di settembre.

Sinner sceglie i tornei indoor europei

Da Jannik Sinner a Melbourne sono arrivati segnali confortanti, ma ora è tempo di migliorare la classifica: l’attuale numero 17 non rende pienamente merito alle sue potenzialità e l’obiettivo non può che essere quello di riavvicinarsi ai primi dieci del mondo per incontrare tennisti del livello di Tsitsipas più avanti degli ottavi nei principali tornei. Ecco perché il programma dell’altoatesino prevede tre tornei sulla superficie forse a lui più congeniale, il veloce indoor. Nel mese di febbraio Jannik ha optato per i tornei europei al coperto: sarà in campo in Francia, nei 250 di Montpellier e Marsiglia. In mezzo l’ATP 500 di Rotterdam a cui l’anno scorso non potè partecipare per via del Covid.

Musetti e la gira sudamericana su terra battuta

Lorenzo Musetti si gode il suo best ranking al n.18, ma ha bisogno di mettere fieno in cascina in questa prima parte dell’anno per difendere con più serenità le cambiali in scadenza da giugno in poi. Per questo – a differenza di quanto accadde nel 2022 – ha optato per un ritorno su quella che rimane la sua superficie preferita, la terra rossa. Giocherà la “gira sudamericana” sul mattone tritato partendo dall’Argentina Open di Buenos Aires (ATP 250), poi si trasferirà in Brasile per il Rio Open (ATP 500), infine volerà in Cile per l’altro ATP 250 di Santiago.

 

Berrettini, settimane di allenamento verso Acapulco

Scelta in controtendenza rispetto ai suoi compagni di Nazionale per Matteo Berrettini, che al momento è iscritto a un solo torneo in questo mese, l’ATP 500 di Acapulco che si gioca a cavallo tra febbraio e marzo. Il tennista romano, nonostante sia scivolato al n.22 ATP, ha scelto – come fanno molti top player – di effettuare un richiamo di preparazione in un mese che può essere interpretato come la vera off-season per i tennisti di vertice. Una mossa che potrebbe essere dettata anche dalla necessità di lavorare sulla forma fisica e sulla prevenzione degli infortuni per puntare ad arrivare al meglio della forma alla stagione della terra rossa europea. Da Montecarlo al Roland Garros, Matteo non difende alcun punto perché l’anno scorso non giocò per infortunio.

Sonego tra l’Europa e i ricchi tornei arabi

Lorenzo Sonego fa all-in e dopo la sconfitta al secondo turno di Melbourne contro Hurkacz punta a disputare quattro tornei in questo mese, con l’obiettivo di tornare saldamente nella Top 50 (oggi è 51). Non ha molti punti da difendere: l’anno scorso di questi tempi raccolse come miglior risultato una semifinale a Buenos Aires. Quest’anno per il torinese niente terra rossa sudamericana ma tornei sul veloce, sperando di ripetere l’exploit di Metz 2022. Vedremo Sonego a Montpellier (250) e Rotterdam (500), poi volerà nella penisola araba, dove è dentro ai tornei di Doha (250) e Dubai (500).

Terra rossa sudamericana per Marco Cecchinato

L’ultimo tennista italiano nella Top 100, Marco Cecchinato (attualmente al numero 95 ATP), ha in programma di volare in Sudamerica per sfruttare i tornei su terra battuta. Attualmente è dentro al tabellone principale di Cordoba, al via la prossima settimana. Poi dovrebbe giocare le qualificazioni a Buenos Aires e Rio De Janeiro; è iscritto anche a Santiago, dove al momento è fuori dal main draw di due posti.

Il febbraio dei principali tennisti italiani: il programma
6/12 febbraio: Sinner e Sonego a Montpellier, Cecchinato a Cordoba
13/19 febbraio: Musetti a Buenos Aires, Sinner e Sonego a Rotterdam
20/26 febbraio: Musetti a Rio De Janeiro, Sinner a Marsiglia, Sonego a Doha
27 febbraio/3 marzo: Musetti a Santiago, Berrettini ad Acapulco, Sonego a Dubai

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Frédéric Fontang, coach di Auger-Aliassime: “Quest’anno punto su Felix vincitore a Wimbledon” [VIDEO ESCLUSIVO]

“Mostrare le emozioni, positive e negative ci sta, ma ci sono dei limiti. Non si tratta solo di vincere o perdere, ma come”. Due chiacchiere con uno degli allenatori del momento, dal 2017 sulla panchina del talento canadese

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Un buongiorno a tutti gli appassionati di tennis di Ubitennis! Prima dell’avvio degli Australian Open abbiamo avuto il piacere di parlare con il coach di Felix Auger Aliassime, Frederic Fontang, che ringraziamo per la sua disponibilità; Frederic è stato nominato e votato dai colleghi coach ATP fra i 5 coach dell’anno 2022, in quanto ha aiutato Felix a raggiungere le Nitto ATP Finals e a scalare il ranking fino alla posizione n.6 del mondo.

D: Per cominiciare ti chiediamo un commento sul’anno appena concluso:

R: Questo è il periodo dell’anno in cui si torna in Australia e si comincia una nuova stagione. Siamo contenti della stagione 2022, Felix ha vinto 4 tornei e si è qualificato per le Finals a Torino, che fra l’altro è una splendida città. Tante emozioni positive e tanti “check” nella lista dei traguardi da raggiungere. Ha vinto la Davis, ha vinto dei tornei anche a livello ATP 500, per cui i prossimi passi sono naturalmente i 1000, gli Slam e il numero 1 nel ranking. Ma la competizione non conosce soste e quindi dobbiamo continuare così.

 

D: La mia prossima domanda riguarda gli aspetti mentali del tennis. Questo sport a volte è chiamato lo sport del diavolo. Dal tuo punto di vista, sotto il profilo mentale, quali i sono i punti di forza e di debolezza di Felix su un campo da tennis? Ad esempio nel 2022 Felix è stato comparativamente più bravo a salvare break point che a trasformarli.

Break point salvati contro top-20 – anno 2022

R: Naturalmente una dei punti di forza di Felix è il servizio e questo lo aiuta parecchio a salvarsi. Mentre quando cerca di convertire una palla break si trova in risposta e quindi ovviamente parte da una posizione di difesa. Ma questa è solo una parte della spiegazione e comunque è un aspetto su cui dobbiamo migliorare. Per quanto riguarda invece la parte mentale, il suo punto di forza è la resilienza. A prescindere dai risultati, che vinca o perda, lui comunque torna il giorno dopo ad allenarsi con un’attitudine positiva, come ad esempio è successo l’anno scorso a Wimbledon e allo US Open, dove ha perso al primo turno. Ma è stato capace di tornare in campo con tutta l’attenzione e il focus necessari per ritornare in carreggiata. È molto consistente, sa dove vuole arrivare e questo è sicuramente un punto di forza di Felix.

D: Continuamo allora sul tema della forza mentale: diciamo che a partire dagli anni ’80/90, soprattutto negli Stati Uniti, la “mental strenght” è diventata un fattore chiave nell’allenamento di un tennista professionista. Mi riferisco in particolare al classico “16 seconds cure” di Jim Loehr (positive phisical response, relaxation, preparation, rituals). Credi ad esempio che queste metodologie siano ancora attuali?

R: Il tennis è una competizione dura, è un po’ come la boxe ma senza contatto fisico. Tutti vogliono imporre il proprio gioco ed essere aggressivi. Ciò significa essere sempre pronti su ogni punto, ogni colpo. Durante gli scambi è fondamentali essere reattivi. E poi tra un punto e l’altro non bisogna abbattersi per un colpo sbagliato, l’importante è rimanere nel presente e focalizzarsi sul punto successivo. Diciamo che una volta si badava più a cercare di mantenere l’aggressività in campo, mentre adesso conosciamo meglio il cervello. Abbiamo più strumenti per capire come funziona il cervello e il corpo, e cerchiamo di applicarli. Con Felix cerchiamo di sviluppare degli strumenti per comunicare e guidarlo al meglio nelle routine, nella preparazione al match e durante il match. Quello che vedo è che oggi la cassetta degli attrezzi sotto questo punto di vista è molto più ricca.

D: Suppongo che sia un po’ un processo di scoperta, in cui si provano cose diverse e si vede cosa funziona; e conta anche quanto il giocatore “compra” quello che si sta cercando di proporre; qual è l’atteggiamento di Felix?

R: È un aspetto su cui siamo d’accordo e ci stiamo lavorando, assieme alla parte fisica, tecnica e tattica. Ogni giocatore è diverso e bisogna trovare per ognuno le giuste chiavi. Ma stiamo migliorando, per rendere le cose più semplici è necessario essere consistenti ed essere capaci di girare l’interruttore e passare in modalità “competizione”. Inoltre come dicevamo prima è fondamentale non guardare né avanti né indietro ma rimanere sul presente, un po’ come nella vita. Solo che lo sport è un acceleratore, tutto va molto più di fretta.

D: Parlando di emozioni, a volte ti è capitato di vedere Felix dare la sensazioni di arrendersi? Ad esempio a volte succede di vedere un giocatore dare l’impressione di non combattere e lanciare dei segnali negativi in termini di linguaggio del corpo, quando l’avversario trova dei momenti in cui gioca al meglio. Ti è capitato a volte di vedere Felix rivolgersi al tuo angolo durante un match come per dire “e che faccio con questo?” Come gestite queste situazioni? Magari qualche eruzione di rabba per darsi una scossa può essere un’idea?

R: è come con la tecnica, devi allenarti non solo sulla meccanica dei colpi, ma allenarti a ripetere come gestire bene certe situazioni. La frustrazione e la rabbia emerge quando le attese non sono allineate con le esecuzioni. A volte succede ed è normale e le emozioni arrivano. Ma il punto non è bloccare le emozioni, è imparare a gestirle, riconoscerle e trattarle adeguatamente. Per fare questo serve applicare delle tecniche, ma anche queste cose vanno allenate. Nel caso di Felix ad esempio una chiave del suo gioco è l’aggressività, il suo gioco è molto fisico e l’energia che mette in campo deve essere sempre molto alta. Il rischio però è quello di metterci troppa energia e andare fuori giri. Quindi è necessario mostrare intensità, un linguaggio del corpo positivo, per scaricare la tensione ed essere aggressivo, ma quando l’intensità comincia ad essere troppa e le emozioni superano una certa soglia, lui ha imparato a rallentare e riprendere il controllo della situazione. E qui è una questione di applicare gli strumenti giusti: ad esempio concentrandosi sulla respirazione, visualizzando immagini di un certo tipo e azionando delle routine. Tutto questo però va allenato affinchè quando si gioca sul serio le cose escano più naturali.

D: Passiamo ad un aspetto leggermente diverso: qua passiamo a parlare di attitudine: è possibile avere allo stesso tempo uno spirito ferocemente competitivo in campo ed essere una persona normale ed equilibrata fuori? Voglio dire, rifiuarsi di perdere sempre e comunque con tutte le proprie forze è forse uno dei tratti distintivi di un grande campione, come la vedi?

R: Su questo posso esprimere il mio modo di vedere le cose, che è anche il modo di vedere le cose dei genitori di Felix ed è il modo in cui Felix è stato educato. Ad esempio Felix è una brava persona, ma questo deriva dall’educazione. Che una vinca o perda secondo me in ogni caso deve comportarsi bene, dentro e fuori del campo. Inoltre quando uno arriva a certi livelli diventa anche un role-model, anche per i bambini, ed è giusto inviare i messaggi giusti. Per me ci sono delle linee chiare da seguire, ma questo non significa essere remissivi; io credo che uno possa essere un gran combattente in campo, ma rispettando gli avversari e i fan, come hanno sempre fatto Federer e Nadal. Le emozioni non possono essere eliminate, ma in ogni caso ci sono dei limiti. Mostrare le emozioni, positive e negative ovviamente ci sta, ma comunque ci sono dei limiti. Ad esempio anche spaccare una racchetta, può succedere che in un momento di frustrazione succeda, ma anche la frequenza con cui succede conta. Ci sono anche dei bambini che guardano e dobbiamo essere dei modelli. Se ci comportiamo male poi passa il messaggio che per avere successo bisogna comportarsi negativamente. Non è solo una questione di vincere e perdere, ma come.

D: Visto che siamo all’inizio dell’anno, facciamo un piccolo gioco: se dovessi scommettere nel 2023, chi vincerà i tornei del Grande Slam e chi andrà a Torino?

R: A parte Felix, che adesso è in una posizione di potersi presentare per vincere, credo che Rafa, anche se molti dicono che potrebbe ritirarsi, l’anno scorso ha vinto 2 Slam e ha finito la stagione da n. 2 del mondo. Secondo me Rafa rimane il favorito per il Roland Garros nonostante tutto. Per l’Australian Open ovviamente c’è Djokovic. Ci siamo allenati assieme ad Adelaide e Novak è pronto alla sfida. E non dimentichiamo Medvedev. Per i tornei sul cemento insomma Djokovic e Medvedev per me sono i due favoriti e quindi per US Open e Australian Open direi che punterei su di loro. E infine su Wimbledon il discorso secondo me è più aperto. Felix ha già fatto i quarti lì, ha un gran servizio e ha tutte le armi per fare bene. E quindi il mio pronostico è Felix vincitore a Church Road.

D: Da italiano spero che a Wimbledon ci siano anche Sinner e Berrettini come contender…

R: Sì certo, Wimbledon alla fine è il torneo che si presta meglio a sorprese. L’erba è sempre particolare. E Djokovic ovviamente non può che essere fra i favoriti, ma anche Berrettini e Sinner vanno ricordati, Fritz pure non è da sottovalutare.

D: Arriviamo alla fine dell’intervista con le ultime due domande: nei prossimi giorni uscirà su Netflix la serie “Break Point”, dagli stessi produttori della serie “F1 drive to survive”.  Ho visto che nel teaser compare anche Felix, per cui assumo che siate stati coinvolti: ci puoi dare un feedback su questa esperienza? Alla fine deve essere stato qualcosa di nuovo, avere delle troupe televisive che vi seguono anche nei momenti più privati e in spazi dove normalmente i media non hanno accesso. È stato qualcosa che vi ha infastadito? O alla fine è stato un piacere condividere questi aspetti? E infine un’ultima cosa: ci potete dare qualche anticipazione/impressione? Avete visto qualcosa in anteprima?

R: È vero che durante i Masters 1000 e Grand Slam l’anno scorso la troupe di Netflix era presente. Non sempre, ovviamente, però si vedevano prima e dopo i match e anche in palestra o negli allenamenti. Ma si sono comportati in maniera estramente professionale, mantenendo la distanza quando era richiesto. Sotto questo aspetto niente da dire. E lato nostro è vero che all’inizio era una cosa un po’ strana e magari non eravamo molto naturali, ma poi ci siamo abituati ed è stata una bella esperienza. Sul dopo non saprei dirti, ne sappiamo quanto voi: ho visto anche io solo il teaser, per cui non posso aiutarti. Felix ha fatto bene, è stata una storia positiva per cui penso che gli abbiano dedicato spazio, ma non si può sapere. Netflix e i produttori hanno la loro agenda e le loro priorità, anche in termini narrativi. Devono costruire delle storie che siano interessanti e spero che possa riflettere la realtà e che le necessità di mettere insieme una storia rispecchi comunque la realtà.

D: Chiudiamo con un’ultima domanda: in un certo senso i media sono necessari per lo show, ma capisco che a volte possano essere una scocciatura; se potessi decidere come ti piacerebbe che fossero organizzati le cose? Ti piacerebbe che ci fosse magari un rapporto più collaborativo?

R: Credo che i giornalisti siano molto importanti, non solo nello sport. Hanno la connessione con gli atleti, possono raggiungere e diffondere informazioni che altrimenti non sarebbero disponibili. Ma credo che per i giocatori le cose potrebbero essere organizzate diversamente, alla fine è un po’ sempre lo stesso, un po’ monotono. Le domande quasi sempre si ripetono, sarebbe bello che si riuscisse a rendere le cose più interessanti. Alla fine i giocatori sono giovani e sono abituati a destreggiarsi con i social media quindi magari è anche una questione di contenuti; e poi c’è anche un discorso di timing, di quando fare queste cose. Dopo il match ovviamente è necessario parlare con gli atleti, ma anche parlare con i coach sarebbe interessante, anche per avere qualche approfondimento, discutere della preparazione ai match, o anche gli aspetti mentali. Però è importante trovare degli strumenti e istruire un processo per rendere tutto più semplice. Spero che in futuro le cose possano migliorare, di sicuro c’è margine per migliorare.

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Jenson Brooksby si separa dallo storico coach Joseph Gilbert

Termina il sodalizio tra Jenson Brooksby e il suo coach di sempre, Joseph Gilbert

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La nuova generazione del tennis USA sta vivendo un momento d’oro (come sottolineato anche dall’Hall of Famer Steve Flink nella video-intervista col Direttore Scanagatta). Tommy Paul disputa la sua prima semifinale slam in Australia, dopo i successi ad Indian Wells di Taylor Fritz dell’anno scorso e di Frances Tiafoe allo US Open. Sempre più competitivi anche Sebastian Korda e Brandon Nakashima e, ancora a Melbourne, si è messo in luce per la prima volta fuori dal suolo americano anche Ben Shelton.

Aria di crisi invece per un’altra grande promessa d’Oltreoceano, Jenson Brooksby. Per il 22enne di Sacramento, attuale n. 38 del ranking ATP, si tratta di un avvio di stagione complicato. Dopo aver perso al terzo turno a Melbourne per mano del connazionale Paul – nonostante avesse estromesso il Casper Ruud nel turno precedente -, arriva la notizia della separazione dallo storico coach Joseph Gilbert.

Gilbert, tennista professionista da giovane, ha poi continuato la carriera come coach, fondando la sua propria Academy, la JMG Tennis. Molto stimato negli USA per i suoi metodi di insegnamento e allenamento, seguiva Jenson da più di 15 anni. Con la separazione da Gilbert, giunge anche la notizia del ritiro di Brooksby dalla Coppa Davis e del forfait nel torneo di Dallas, un ATP 250 al via tra pochi giorni. Il tennista americano aveva disputato proprio a Dallas una delle tre finali raggiunte finora in carriera.

 

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