Bianca Andreescu non giocherà in Billie Jean King Cup: "Tornerò molto presto"

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Bianca Andreescu non giocherà in Billie Jean King Cup: “Tornerò molto presto”

L’infortunio patito contro Barty le impedirà di giocare per Team Canada. Intanto Kiki Bertens ha annunciato il ritiro dal WTA 500 di Charleston: difficile il rientro dall’infortunio

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Bianca Andreescu - WTA Miami 2021 (via Instagram, @wta)

Un altro problema fisico per Bianca Andreescu. La campionessa dello US Open del 2019 ha infatti annunciato che il problema alla caviglia destra accusato nella finale di Miami contro Ashleigh Barty le impedirà di scendere in campo per l’incontro di playoff della Billie Jean King Cup (ex Fed Cup) fra Canada e Serbia in programma il 16 e 17 aprile alla Sport Hall di Kraljevo (originariamente era previsto per il 17 e 18 aprile del 2020, ma è stato rinviato a causa della pandemia).

Nonostante questo forfait, però, la degenza non dovrebbe essere troppo prolungata. Lei stessa ha infatti provveduto a chiarirlo sui social media, conscia del fatto che per ogni suo infortunio si pensi sempre al peggio, visto che a soli 20 anni è già stata costretta a saltare una stagione abbondante. Qui il suo messaggio:

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Grazie a tutti i messaggi di supporto, siete i migliori fan al mondo”, ha scritto.Sono sollevata, non si tratta di un infortunio grave; con un po’ di riposo e di preparazione tornerò molto presto. Sfortunatamente, però, questo significa che non sarò in grado di giocare nella Billie Jean Cup. Amo rappresentare il Canada, e per questo motivo non è stata una decisione semplice, ma voglio assicurarmi di essere pronta per la stagione sulla terra battuta in arrivo e poi per il prosieguo del 2021“.

 

NIENTE BERTENS IN SOUTH CAROLINA

Intanto è arrivata anche un’altra rinuncia, stavolta per un torneo il cui tabellone principale inizierà a stretto giro: Kiki Bertens si è infatti dovuta chiamare fuori dal torneo di Charleston, dove sarebbe stata tds N.4, per un problema alla gamba sinistra.

Un peccato per l’olandese, che probabilmente era ansiosa di tornare a giocare sulla sua superficie preferita. Ricordiamo che Bertens, attualmente N.10 WTA, si è operata al tendine d’Achille dello stesso arto in seguito a un infortunio esacerbatosi durante lo scorso Roland Garros. Da quando è tornata in campo ha rimediato tre brutte sconfitte fra Doha, Dubai e Miami, senza vincere un set e vincendo appena dieci game totali.

Il suo posto in tabellone è stato preso da Marketa Vondrousova, tds N.9, che ha quindi beneficiato di un bye al primo turno, mentre Marie Bouzkova è stata “promossa” a diciassettesimo seed. Ricordiamo che gli incontri di main draw sono iniziati quest’oggi, lunedì, alle ore 16.

Qui il tabellone aggiornato di Charleston e degli altri tornei di questa settimana

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WTA Gdynia: prima finale in carriera per Kucova e Zanevska

In Polonia si assisterà a una finale tra esordienti. Sia la slovacca che la belga non si erano mai spinte così in là e domenica si contenderanno il primo titolo della loro carriera

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Dopo aver vinto in 3 ore e 54 minuti il match più lungo del 2021 e il quinto più lungo dell’Era Open, Kristina Kucova ha spazzato via i dubbi di chi poteva – legittimamente – pensare in un suo crollo fisico e ha dominato la sua semifinale contro Tamara Korpatsch. L’incontro fin da subito si è incanalato su binari decisamente più rapidi della maratona di ieri e il primo set si è infatti concluso in appena 22 minuti con un roboante 6-0. Nel secondo, la musica non è cambiata poi molto con Kucova che si è subito involata sul 4-1, forte di ben due break. A questo punto Korpatsch ha tentato una reazione e ha strappato il servizio alla propria avversaria alla prima occasione utile, salvando anche tre palle break nel game successivo. Troppo poco però per incrinare le certezze di Kucova che non ha lasciato ulteriori spiragli alla tedesca e ha chiuso il set per sei giochi a tre, andando a cogliere la prima finale della sua carriera dopo un’ora e dieci minuti di gioco.

La sua prossima avversaria sarà Maryna Zanevska, anche lei all’esordio in una finale del circuito maggiore. La belga ha vinto le resistenze di una mai doma Kateryna Kozlova, costretta a un faticoso doppio turno. L’ucraina infatti aveva visto il proprio incontro di quarti di finale contro Katarzyna Kawa interrotto sul 3-3 nel secondo set, dopo che l’avversaria si era aggiudicato il primo per 7-5. Al rientro in campo in mattinata, Kozlova ha pareggiato il conto dei set e ha poi preso il largo nel terzo con un perentorio 6-1.

In semifinale però non è riuscita a ripetersi, complice anche la stanchezza probabilmente, e ha finito col cedere in tre set, non senza lottare. Perso il primo 6-2, l’ucraina ha vinto un secondo set molto equilibrato trovando il break decisivo nel nono gioco. Il terzo parziale è stato ancora una volta molto equilibrato, quasi altalenante, e Kozlova si è sempre trovata nella condizione di rincorrere. Alla fine Zanevska è uscita col naso davanti da una serie di cinque break consecutivi, che sarebbero potuti anche diventare sei se la belga non avesse annullato una delicata palla break sul 4-2. Da quel momento Zanevska non si è più voltata indietro e ha vinto l’incontro in poco più di due ore.

 

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ATP Gstaad: prima finale per Gaston, Ruud a caccia del bis

Il giovane francese rimonta Djere e centra la prima finale in carriera. Ruud domina Kopriva e continua la caccia al secondo titolo consecutivo dopo quello di Bastad

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Hugo Gaston, che lo scorso ottobre aveva fatto impazzire tifosi (in senso positivo) e avversari (in senso negativo) raggiungendo gli ottavi del Roland Garros a suon di smorzate, giocherà a Gstaad la prima finale in carriera. Per ottenere tale risultato il francese classe 2000 ha dovuto rimontare un set al Laslo Djere, sempre pericoloso sulla terra. Dopo aver perso il primo per 6-3 pur essendo stato per ben due volte in vantaggio di un break, Gaston non ha più concesso niente all’avversario sul proprio servizio e ha finito col portarsi a casa secondo e terzo set sempre col punteggio di 6-3. Questa vittoria gli garantirà un nuovo best ranking anche in caso di sconfitta dal momento che sarà almeno numero 132 della classifica (con un miglioramento di ben 23 posizioni rispetto alla scorsa settimana e di 9 rispetto al suo miglior piazzamento di sempre).

Purtroppo per lui in finale dovrà vedersela con Casper Ruud, alla sua seconda finale consecutiva dopo il titolo conquistato a Bastad la scorsa settimana contro Federico Coria. Il norvegese sembra lanciato verso la doppietta, visto l’ottimo stato di forma e la confidenza con la superficie. Con il netto successo ai danni di Vit Kopriva, Casper ha raggiunto le 23 vittorie stagionali sul rosso (solo Stefanos Tsitsipas ne vanta altrettante) a fronte di sole 5 sconfitte e domenica punterà alla ventiquattresima. I presupposti sembrano esserci tutti e la semifinale ha restituito un Ruud decisamente centrato. Dopo un iniziale scambio di break, il norvegese ha cambiato decisamente marcia a partire dal 3-3, infilando una serie di nove giochi consecutivi e vincendo il match con eloquente 6-3 6-0.

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WTA Palermo: Ruse non sa più perdere, 12° vittoria di fila e finale contro Collins

PALERMO – La giocatrice rumena centra la seconda finale consecutiva dopo il titolo di Amburgo. Sfiderà ancora Collins, sconfitta ai quarti in Germania

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C’è aria di sport (e pani câ meusa, da assaggiare al mercato Vucciria) anche a Palermo, a oltre diecimila chilometri di distanza dall’epicentro sportivo di queste due settimane, Tokyo, dove si stanno disputando le Olimpiadi. Poco più di quatto ore complessive sono servite per scoprire che la finale della 32° edizione del Palermo Ladies Open sarà un affare tra Danielle Collins – alla prima finale sulla terra battuta, cerca ancora il primo titolo WTA – ed Elena Gabriela Ruse, che sembra aver disimparato la sconfitta e ha vinto la 12° partita consecutiva. Campionessa ad Amburgo partendo dalle qualificazioni, è in finale qui in Sicilia (passata sempre attraverso le forche caudine delle quali) dove ha vinto però una partita in meno, in virtù del ritiro di Teichmann agli ottavi.

Partiamo proprio dalla vittoria di Ruse, che delle quattro ore di gioco odierne ne ha occupate ben tre. A fare da co-protagonista Oceane Dodin, che aveva vinto il primo set ed era riuscita a frenare la rimonta della sua avversaria in ben due momenti del secondo set, salvo poi perdere – a zero – il tie-break che avrebbe potuto darle la vittoria e crollare quindi nel terzo set. Non una partita dai contenuti tecnici memorabili – ne sono prova i ben 22 doppi falli della giocatrice francese, che nel resto del torneo ne aveva commessi altri 30 – ma una partita che si è fatta via via appassionante, e anche più godibile in virtù del sole sempre meno aggressivo.

Dodin era la giocatrice più potente in campo, o quantomeno quella capace di esprimere la maggior velocità sul singolo colpo, ma tante volte l’abbiamo vista sotterrare malamente entrambi i colpi di rimbalzo. Ruse non ha giocato una gran partita, ha anche accusato un mezzo malore dopo il quinto game del secondo set (era in vantaggio di un break, immediatamente svanito al ritorno in campo) a seguito del quale le è stata misurata la pressione, ma sul fatto che lei volesse vincerla più dell’avversaria non c’è mai stato dubbio. Ben incitata dal suo box e da alcuni tifosi dislocati nel resto delle tribune, Ruse ha largamente superato quota venti c’mon nel corso della partita, sbuffato ad ogni errore, incenerito con lo sguardo un gruppo di tifosi troppo rumorosi e proferito a mezza voce qualche frase in rumeno che certamente non aveva i contorni dell’Ave Maria. Dopo aver convertito il match point, ha liberato un urlo tanto acuto da costringere il cameraman a proteggersi dietro l’obiettivo.

 

Insomma, ha tenuto la scena dall’inizio alla fine. Dimostrando grandi doti di mobilità, capacità di colpire in corsa e maggiore abitudine a lavorare la palla per mandare in tilt il fragilissimo cannone avversario. 23 anni, fisico non statuario ma agile e funzionale al suo gioco di rimessa, Ruse forse non diventerà mai una star. Ma probabilmente è destinata a rimanere per tutta la carriera una di quelle giocatrici che non vuoi mai affrontare, specie sulla terra battuta.

Sono morta!” – ha detto Ruse a fine match, – “Ad essere onesta, pensavo che mi sarei ritirata perché mi sentivo davvero male sin dall’inizio. Mi girava la testa, non riesco a immaginare cosa sia successo. Sono così felice di essere in un’altra finale, significa molto per me. Voglio ringraziare il mio allenatore, la mia famiglia, tutti i miei allenatori romeni. Un ringraziamento speciale al mio allenatore di Bucarest e ai miei amici italiani che vengono qui ogni giorno per sostenermi“.

Ha avuto molto meno bisogno di mettere in mostra le sue doti di lottatrice Danielle Collins, che dopo i primi venti minuti disputati a un livello molto alto – da entrambe le giocatrici – nella seconda semifinale contro Shuai Zhang ha alzato di netto i giri del motore, quando era sotto 4-2, finendo per vincere dieci dei successivi tredici game. Decisamente più solida con il servizio (7 ace e il 76% di prime difese, pur avendone messe in campo solo una su due), a un certo punto Danielle ha ritrovato nel borsone il dritto smarrito e ha fatto quello che deve fare la numero uno del seeding, vincere d’autorità. Zhang ha ripreso a colpire qualche buon vincente sul calare del secondo set, col cielo di Palermo ormai scuro, ma Collins aveva smarrito del tutto la voglia di scherzare – ammesso ne abbia, quando va in campo (ci permettiamo di dubitare, visto il temperamento) – e si è presa la finale.

Danielle Collins

La giornata si è poi conclusa lì, perché l’after suitable rest che avrebbe dovuto separare la fine del match dall’inizio della semifinale di doppio con la stessa Zhang in campo si è prolungato ad libitum fino all’annuncio del ritiro della cinese, troppo stanca per scendere in campo dopo le 22.

Sarà quindi ancora Collins vs Ruse, come una settimana fa ad Amburgo con vittoria della rumena in tre set. Oltre al logico sentimento di rivalsa, Danielle (Rose) Collins avrà probabilmente voglia di togliersi dalla spalla la scimmia dei zero tituli in carriera, che per una giocatrice che ha trascorso buona parte degli ultimi tre anni in top 50 è un peccatuccio che deve essere corretto. Sarebbe un peccato, questa volta nostro, dimenticare che in questi mesi ha subito prima una diagnosi di artrite reumatoide e poi quella di endometriosi, storia quest’ultima che si è messa alle spalle appena due mesi fa. Giocherà la sua prima finale in carriera, mentre per la sua avversaria sarà la seconda (ma entrambe negli ultimi sette giorni). Vinca la migliore: si giocherà alle 19:30, col sole basso, alleluja. Anche perché la spiaggia di Mondello dista appena un paio di chilometri e forse è opportuno farci un salto.

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