Quali sono gli infortuni più frequenti nei tornei dello Slam?

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Quali sono gli infortuni più frequenti nei tornei dello Slam?

Strappi o tendinite? Abbiamo dato un’occhiata ai numeri di Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open con l’aiuto di una specialista

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(AP Photo/Andy Brownbill)
 

Nelle scorse settimane ci siamo occupati della definizione dei vari tipi di infortunio addominale che possono colpire un atleta. Oggi invece proveremo ad allargare lo spettro dell’analisi mostrando degli studi statistici inerenti al numero e al tipo di infortuni registrati nel tennis moderno. Per farlo abbiamo contattato la Dottoressa Babette Pluim, già presidente della STMS (Società di medicina e scienza del tennis) e autrice di numerose ricerche in materia, la quale ha gentilmente risposto inviandoci undici articoli sul tema delle lesioni nel tennis pubblicati in riviste scientifiche come il “British Journal of Sport and Medicine” e “Medicine and Science in Tennis”. Ne abbiamo selezionati quattro, uno per ogni torneo dello slam, chiarendo obiettivi, periodo temporale, esposizione, calcolo dell’incidenza, risultati e conclusioni di ogni ricerca.

DEFINIZIONE DI STANDARD TERMINOLOGICI E METODOLOGICI

A seguito di discussioni tra diversi organi di governo del tennis nazionali e internazionali, l’ITF facilitò la creazione di un gruppo di undici membri (fra cui la Dottoressa Pluim) per elaborare dei parametri standard per il controllo di infortuni e malattie specifiche per il tennis ad ogni livello, seguendo l’esempio di altri sport come calcio, rugby e cricket. La riunione del gruppo si svolse nell’aprile 2009 presso gli uffici ITF di Roehampton, vicino a Londra (dove si giocano le quali di Wimbledon), e produsse questo documento. Di seguito alcuni degli standard terminologici e metodologici elaborati dal gruppo:

 
  • Si parla di condizione medica piuttosto che di infortunio, dato che si comprendono anche le malattie. Le condizioni possono essere classificate in base al modo in cui si presentano. Una condizione di esordio acuto deriva da un evento specifico e identificabile o quando si verifica un’improvvisa comparsa di dolore o disabilità (relativamente grave). Una condizione a insorgenza graduale si manifesta per un periodo di tempo prolungato, oppure quando si verifica un aumento graduale dell’intensità del dolore o della disabilità senza che un singolo evento identificabile sia responsabile della condizione. Esempi di condizioni di esordio acuto includono strappi muscolari e fratture, mentre le condizioni di esordio graduale includono tendinopatia e sindrome da sovrallenamento.
  • Il tipo di lesione è stato classificato come (1) osso, (2) articolazione (non ossea) e legamento, (3) muscolo e tendine, (4) pelle, (5) sistema nervoso centrale/periferico o (6) altro. La posizione della condizione medica è stata raggruppata nelle seguenti categorie: (1) testa e collo, (2) arti superiori, (3) tronco, (4) arti inferiori e (5) altro. Ogni condizione medica è stata quindi classificata in base a queste due categorie. Ad esempio, le lesioni che raggruppano muscoli e tendini sono state suddivise in (1) rottura muscolare, strappo, spasmo o crampo (RTSC) o (2) strappo tendineo, tendinopatia o borsite (TTB).
  • L’esposizione alla partita (ME) è definita come misura unitaria di un incontro (compreso il riscaldamento in campo) tra giocatori in competizione. Tuttavia, l’esposizione può anche essere riferita alle sessioni di allenamento. Altre metriche possono essere le ore di esposizione dell’atleta o i set totali giocati oppure ancora il numero di giochi totali, che fanno aumentare la ME totale.
  • L’incidenza di infortunio è determinata in base all’esposizione di un atleta a un evento, sia esso partita o allenamento, ed è calcolata come il quoziente di infortuni per 1000 esposizioni di partita (ME). Il calcolo del tasso di incidenza varierà a seconda del tipo di metrica posta a denominatore.
  • I moduli di raccolta dei dati standardizzati, che possono essere presentati in formato elettronico o cartaceo, dovrebbero essere utilizzati in modo coerente durante tutto lo studio e guide d’uso per completare i documenti dovrebbero migliorare notevolmente l’accuratezza e l’affidabilità con cui vengono completati i moduli di relazione, garantendo l’anonimato e la riservatezza degli atleti.

Le definizioni e la metodologia proposte all’interno di questa dichiarazione di consenso portarono alla raccolta di dati medici più coerenti e comparabili per il tennis. Gli anzidetti standard sono stati aggiornati due anni fa nel luglio 2019 su proposta del CIO. La revisione della dichiarazione di consenso contiene raccomandazioni specifiche per il tennis che riguardano le dinamiche di infortunio, le modalità di insorgenza, la classificazione delle lesioni, la durata dell’infortunio, l’acquisizione e la segnalazione, l’esposizione del rischio e la popolazione di studio. È stato per esempio raccomandato di esprimere il rischio come il numero di infortuni per 1000 ore e per 1000 giochi giocati, in quanto ciò consentirà il confronto tra i sessi e le superfici di gioco. Tuttavia, potrebbe non essere possibile raccogliere dati così dettagliati in ambito ricreativo, quindi gli infortuni per 1000 set o partite potrebbero essere sufficienti.

Il tennis prevede il carico della parte superiore e inferiore del corpo, in netto contrasto con sport come il calcio, la corsa e il pattinaggio, dove il carico interessa principalmente la parte inferiore del corpo. Poiché sono coinvolti sia gli arti superiori che quelli inferiori, è fondamentale monitorare il carico sia sulla parte superiore che su quella inferiore del corpo per fare inferenze significative sul carico effettivo e sui conseguenti impatti sulla salute dell’atleta. Questo monitoraggio è un’enorme sfida nella pratica, ma in futuro sensori e video-analisi potrebbero apportare vantaggi.

US Open

Obiettivi: conoscere la tendenza delle lesioni e del tipo di lesioni nel tennis professionistico esaminando un periodo temporale il più possibile ampio di anni in cui il torneo si è disputato.

Periodo temporale: 16 anni (1994-2009) 

Esposizione: per questo studio è stata utilizzata l’esposizione di un atleta a un evento sia esso partita o allenamento ed è stata calcolata come il quoziente di infortuni per 1000 esposizioni di partita (ME). Le esposizioni alla partita hanno considerato due esposizioni per ciascuna partita di singolare (due giocatori per partita) e quattro esposizioni per ogni incontro di doppio (quattro giocatori per partita).

Incidenza: si sono registrati nel periodo 1219 casi, di cui 515 riferiti alle donne e 704 agli uomini, con 701 casi di lesioni acute e 495 casi di lesioni a insorgenza graduale.

Risultati: secondo questa analisi si è verificata una fluttuazione statisticamente significativa degli infortuni nel periodo di tempo analizzato (p <0,05). Ci sono stati in media 76,2 ± 19,6 infortuni totali, con un tasso di incidenza medio del 55,56 per 1000 partite di esposizione per gli uomini e di 40,64 per le donne (Figura 1). Il tasso di lesioni agli arti inferiori è stato più alto di 1,3 volte rispetto alle lesioni agli arti superiori e del triplo rispetto alle lesioni al tronco (p <0,01), con una tendenza uguale tanto per uomini e donne (Figura 2). Le lesioni muscolari o tendinee sono state il tipo più comune sia di lesione acuta che di lesione graduale. Le caviglie sono i punti del corpo dove si sono registrate le lesioni più comuni, seguite da polso, ginocchio, spalla/clavicola e piede/alluce. Il maggior numero di lesioni acute correlate a RTSC si è verificato nelle regioni dell’addome, della coscia e delle spalle, mentre la maggior parte delle lesioni TTB si sono verificate alla caviglia, al polso e al ginocchio. (Figura 3).

Conclusioni: il numero di casi di lesioni correlate a RTSC è stato significativamente superiore agli infortuni correlati al TTB (13,02 vs 10,22 per 1000 ME, p <0,05), sebbene nel complesso siano state osservate differenze minime (20,71 vs 19,85 per 1000 ME).

Figura 1. Tassi di infortunio per 1000 partite giocate allo US Open 1994-2009.
Figura 2. Andamento temporale delle lesioni degli arti inferiori, arti superiori, tronco e collo/testa.
Figura 3. Incidenza per 1000 partite giocate allo US Open (1994-2009) delle lesioni muscolari e delle lesioni tendinee suddivise per la parte del corpo dove si sono manifestate.

Wimbledon

Obiettivi primari: descrizione del tipo di lesione e delle modifiche al profilo degli infortuni durante dieci edizioni di Wimbledon. Obiettivi secondari: descrizione della differenza di genere nei tassi distribuzione e nella patologia di lesioni.

Periodo temporale: edizioni di Wimbledon dal 2003 al 2012.

Esposizione: per questo studio è stato utilizzato il numero di set giocati per singoli, doppi e doppi misti (ancora una volta, i singoli contano come due esposizioni e i doppi come quattro esposizioni per set).

Incidenza: a denominatore è stato posto il numero di set totali giocati da giocatori e giocatrici. Come numeratore sono stati usati i giocatori che si presentano con infortuni verificatisi sia in precedenza che durante il torneo. Un totale di 700 infortuni è stato registrato nel tabellone principale del periodo considerato su un totale di 12.212 set giocati.

Risultati: il tasso complessivo medio di esposizione alle lesioni per tutti i giocatori nel periodo è stato di 20,7 per 1000 set giocati. I tassi di infortunio sono stati inferiori per i giocatori di sesso maschile (17.7 rispetto a 23,4 infortuni per 1000 set giocati, Figura 4). Infortuni agli arti inferiori (47% e 49%), seguiti da arti superiori (28%) e tronco sono le lesioni più frequenti (Figura 5). I giocatori maschi hanno tassi uguali di stiramento/strappo muscolare e tendinopatia, mentre le giocatrici sembrano soffrire relativamente meno di lesioni muscolari rispetto alle lesioni ai tendini (Figura 6).

Conclusioni: i tassi di incidenza delle lesioni in questo Slam variano sia a livello di genere che temporale. Sistemi più robusti di raccolta dati sono richiesti nel tennis professionistico per consentire un’analisi più sofisticata dei dati sugli infortuni tra sessi, anni e diverse superfici di gioco.

Figura 4. Tassi di infortunio per 1000 set giocati a Wimbledon, 2003-2012.
Figura 5. Distribuzione percentuale tra arti inferiori, tronco, arti superiori di uomini e donne.


Figura 6. Tipologia di lesione in percentuale nei giocatori in alto e nelle giocatrici in basso.

Australian Open

Obiettivo: esaminare l’epidemiologia e la frequenza di trattamento delle lesioni durante l’Open d’Australia.

Periodo Temporale: sei edizioni, dal 2011 al 2016.

Esposizione: al fine di conservare tutti i dati di corrispondenza disponibili, una misura dell’esposizione che era fortemente e positivamente correlata alla durata della partitaè stata scelta. Si è optato per il numero di giochi, calcolando la frequenza per 10.000 giochi (GE), diversamente da quanto fatto a Wimbledon e allo US Open. Per i singolari ogni gioco equivaleva a due GE poiché entrambi i giocatori erano esposti allo stesso gioco, mentre per doppio e doppio misto si sono calcolati quattro GE per gioco. Nel caso di doppi misti conclusisi con un super tie-break del terzo set, i punti totali sono stati sommati e divisi per il numero medio di punti per game (sei) per calcolare il GE.

Incidenza: l’incidenza delle lesioni è stata definita come una consultazione medica verificatasi durante l’Australian Open con un medico nominato dal torneo. I dati sono stati raccolti per sesso, tipologia di lesioni e localizzazione, e sono stati riportati come frequenze per 10.000 giochi di esposizione.

Risultati: durante il periodo considerato, le giocatrici hanno registrato un tasso di incidenza di infortuni per 10.000 GE più elevato rispetto agli uomini (201,7 vs 148,6). Le donne hanno inoltre sperimentato un’incidenza assoluta più alta rispetto ai maschi per ogni singolo Australian Open (Figura 7). Lesioni degli arti superiori e inferiori hanno colpito in egual misura le donne, mentre le lesioni agli arti inferiori sono state predominanti nei maschi. Le parti del corpo maschili più frequentemente infortunate sono state il ginocchio (3,5 ± 1,6), seguito dalla caviglia (2.3 ± 1.3) e dalla coscia (2.3 ± 1.5), come illustrato dalla Figura 8. La spalla (5,1 ± 1,1 lesioni all’anno) è stata la più comune regione di lesione nelle femmine seguita dal piede (3,2 ± 1,1), polso (3,1 ± 1,5) e ginocchio (3,1 ± 1,1), come da Figura 8. Le lesioni muscolari, per entrambi i sessi, sono state il tipo prevalente di lesioni con un totale di 45,9 ± 3,3 e 56,5 ± 1,3 rispettivamente per maschi e femmine, seguite da lesioni ai tendini e distorsioni articolari (Figura 9).

Conclusioni: lo studio sugli infortuni registrati alle edizioni dell’Australian Open suggerisce che le donne si infortunano più frequentemente rispetto ai maschi. Con riferimento alla localizzazione delle lesioni e alla tipologia, i dati della ricerca sono in linea con i risultati di precedenti ricerche dei tornei dello US Open e Wimbledon. Si è registrato un incremento di fratture da stress durante il periodo di osservazione.

Figura 7. Incidenza totale di lesioni maschili e femminili (± DS) per 10000 giochi di esposizione.
Figura 8. Distribuzione media dell’incidenza delle lesioni tra le regioni anatomiche di uomini e donne.
Figura 9. Distribuzione media dell’incidenza delle lesioni per tipologia tra uomini e donne.

Roland Garros

Obiettivi: descrizione del tipo di lesioni e della loro localizzazione suddivise per sesso, con una popolazione di oltre 700 giocatori (400 uomini e 300 donne).

Periodo Temporale: 3 edizioni, dal 2001 al 2003.

Esposizione: questo studio considera i numeri assoluti dei giocatori (uomini o donne) che hanno richiesto assistenza medica.

Incidenza: si sono conteggiati i valori assoluti e le percentuali di distribuzione degli eventi registrati.

Risultati: in media, il 20% degli uomini e il 17% delle donne hanno consultato la squadra di medici per controllare se avessero una lesione. Il numero di lesioni annotate ciascuna l’anno è stato relativamente stabile sia fra i giocatori che fra le giocatrici. Gli uomini hanno mostrato un maggior numero di infortuni totali ogni anno, dovuto anche al fatto che nella popolazione considerata vi erano più uomini che donne (Figura 10). Gli infortuni più comuni sono stati quelli agli arti inferiori con il 45%, seguiti da arti superiori (30%) e tronco (25% fra addome e colonna vertebrale), come da Figura 11. Con riferimento agli arti inferiori, gli uomini sono colpiti principalmente da lesioni ai tendini, mentre le donne da lesioni muscolari e articolari (Figura 12). La frequenza di caviglie slogate è la stessa per ambo i sessi. Come tendinopatie si considerano lesioni micro-traumatiche che rappresentano il 36% del totale delle lesioni di arti inferiori negli uomini e il 28% nelle donne. Per quanto concerne le lesioni agli arti superiori, sono dominate dalla tendinopatia sia negli uomini (17%) che nelle donne (16%), seguite da dolori articolari (Figura 12). Le lesioni muscolari sono state rilevate raramente.

Conclusioni: il tennis di alto livello può provocare lesioni dell’apparato locomotore. Le lesioni agli arti inferiori sono state riscontrate con maggior frequenza (45%).

Figura 10. Distribuzione dei valori assoluti delle lesioni tra uomini e donne.
Figura 11. Distribuzione dei valori assoluti delle lesioni tra arti inferiori, arti superiori e tronco di uomini e donne.
Figura 12. Distribuzione tipologia di lesioni arti inferiori di uomini e donne in alto e arti superiori in basso.

CONCLUSIONI

Le quattro ricerche hanno chiaramente confermato che le zone del corpo di un tennista a maggior rischio di lesione sono gli arti inferiori, seguiti dagli arti superiori e in minor misura dalla zona del tronco e della colonna vertebrale. Tre tipologie di lesioni spiccano in tutte e quattro le ricerche considerate, tanto per uomini quanto per le donne, e sono le lesioni muscolari, le lesioni ai tendini e infine le lesioni articolari.

Per quanto concerne il genere, non possiamo stabilire se un genere è più soggetto a lesioni dell’altro, poiché i dati hanno mostrato che tanto a Wimbledon quanto all’Australian Open gli uomini si sono infortunati meno delle donne, ma la ricerca dello US Open ha mostrato come le lesioni femminili siano state sensibilmente inferiori, dato che ha confermato quanto era emerso dal vecchio studio condotto al Roland Garros, che considerava solamente il numero delle lesioni da parte dei tennisti.

Le tre ricerche sullo US Open, Wimbledon e l’AO sono state benedette dalla dichiarazione di consenso del 2009 (poi aggiornata nel 2019) e mostrano infatti metriche e metodologie similari, ma non uguali, soprattutto con riferimento al calcolo dell’incidenza degli infortuni. I disparati metodi di calcolo del tasso di infortunio, infatti, complicano il confronto fra i tornei. Date le differenze nei rapporti, sarebbe utile un metodo di confronto standard. Ciò aiuterebbe anche con i confronti dei tassi di infortunio tra i sessi, dato che i maschi a livello Slam giocano al meglio dei cinque set, mentre le donne al meglio dei tre.

Quindi, in ultima analisi si rammenta come la coerenza nella rendicontazione e l’utilizzo di una metodologia standardizzata sia anche l’obiettivo di tutte le ricerche sulla salute degli atleti e dei programmi di prevenzione degli infortuni e delle malattie. L’esperienza personale di chi scrive lo porta a ricordare l’intervento del Prof. David Adams dell’NHGRI (National Human Genome Research Institute) al convegno “Rare diseases and big data, from research to clinical practise”, svoltosi a Barcellona il 26 e 27 di Ottobre 2017. In quella circostanza, Adams chiarì come il mondo medico fosse del tutto privo di standard di raccolta e condivisione dei dati dei pazienti con riferimento alle malattie rare, avendo questi dati criteri di misurazione e raccolta differenti a vari livelli costituiti dalle famiglie più propense alla condivisione, istituzioni regionali, enti nazionali, ed enti transnazionali.

Va inoltre ribadito come sia fondamentale monitorare il carico sia sulla parte superiore che su quella inferiore del corpo per fare inferenze significative sul carico effettivo e sui conseguenti impatti sulla salute dell’atleta. Questa sfida potrà essere accolta nel prossimo futuro da sensori IMU, GPS e strumenti di video-analisi.

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Alcune cose su Djokovic che potrebbero esservi sfuggite

Curiosità note e meno note sul fresco vincitore dell’Australian Open: Novak Djokovic

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Novak Djokovic si apre come un libro in tantissime lingue, imperversa nelle conferenze stampa e quindi sappiamo tutto sul nuovo (si fa per dire) numero 1 del mondo. Qui segnaliamo alcune curiosità, alcune conusciute, altre meno; amenità ma anche cose serie, sul vincitore dell’ultimo Australian Open.

1. Il cambio di alimentazione: Novak, dopo essersi reso conto di non riuscire a rendere come avrebbe voluto sul campo, ha deciso di evitare i prodotti contenenti glutine. Il cambio di alimentazione gli permise di reagire al meglio al problema e lo portò alla svolta del 2011, che lo vide vincere tre Slam e perdere solo in semifinale da Federer a Parigi. Con la moglie Jelena – come da noi riportato nell’aprile del 2016 – ha trasferito la sua passione per la cucina come supporto primario ad una vita sana nel ristorante “Eqvita”, situato nel Principato di Monaco.

2. L’infanzia difficile, Djokovic bambino ha conosciuto la guerra: ha dovuto fare la coda per ricevere del cibo, e ha giocato su campi martoriati dai bombardamenti. “Cose come queste ti fanno crescere più forte” ha dichiarato in merito.

 

3. Il recordman di Melbourne gradisce molto poco le altitudini; all’aereo preferisce il pavimento di casa! Per fortuna del tennis ha reagito alla ritrosia ai grandi spostamenti in maniera differente rispetto al calciatore olandese Dennis Bergkamp, che ha preferito sempre organizzarsi via terra.

4. Rimanendo sul terreno calcistico, Nole ama lo sport più bello del mondo (almeno così lo definiscono i suoi appassionati); simpatizza per il Milan ed è amico di Zlatan Ibrahimovic, totem rossonero e icona sportiva mondiale. I due hanno in comune un rapporto speciale con il nostro paese, e lo svedese lo ha supportato pubblicamente ai tempi della scelta di non vaccinarsi.

5. Appare in una scena tagliata del film “Mercenari 2”, in cui combatte dei nemici con una racchetta. In questo caso però meglio di lui ha fatto il sessantanovenne ex collega Vijay Amritraj, che nel 1983 è apparso in diverse scene del film di 007 “Octopussy”; in una in particolare si difende con una racchetta, ma di legno, e appassiona gli astanti del mercato indiano di Udaipur con i suoi movimenti elegantissimi.

6. A diciotto anni, fresco di qualificazione allo Slam francese e di un primo turno passato in tre set con Robby Ginepri, Nole è costretto al ritiro sul punteggio di un set pari contro il numero otto del seeding Guillermo Coria. Inoltre, l’anno successivo sviene durante il torneo di Umag. Da allora ha preso la decisione di iniziare una terapia per tenere sotto controllo il problema: pare sia allergico all’argilla, così almeno riporta su Twitter “Histoporte”.

Se fosse vero, sembra quindi che la ragione dei soli due successi sul rosso di Parigi non sia minimamente da imputare alla presenza di Rafa Nadal ogni anno, ma alla fastidiosa reazione allergica alla superficie lenta per antonomasia. A questo punto bisognerebbe verificare una analoga sensibilità di Rafa, solo due miseri successi, ai prati, all’ambrosia e in generale alla flora che attecchisce nei dintorni di Church Road. Altro che Roger o Novak…

Danilo Gori

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ATP

Challenger: Goffin vince a Ottignies, Barrere a Quimper, Coria a Concepcion

Il belga torna al successo nel Challenger di casa mentre gli italiani deludono e Benoit Paire sembra sempre più avvitato nella sua spirale di negatività

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David Goffin, United Cup 2023 - Credit: Tennis Australia/Trevor Collens

Al Challenger 125 di Ottignies (Belgio, cemento indoor) finale di rango tra la prima testa di serie, il belga David Goffin (n.41 ATP) e lo svedese Mikael Ymer (n.69 ATP) che hanno giocato davanti ad un foltissimo pubblico, davvero inusuale a questi livelli. Ha vinto il primo in maniera fin troppo netta per 6-4 6-1 e per lui è l’ottavo successo Challenger, circuito in cui non vinceva dal lontano 2014, avendo nel frattempo frequentato ben altri palcoscenici. Il 32enne ex n.7 ATP continua così, dopo un paio di anni di buio, la sua rincorsa ai bei tempi andati. Tempi che difficilmente torneranno ma comunque vederlo giocare è sempre un piacere e poi può sempre capitare che tiri fuori dal cilindro un bel coniglio come successe lo scorso luglio sui prati di Wimbledon con quegli inaspettati quarti di finale. Per lo svedese nuovo best alla posizione n.60 ATP.

Nell’altro Challenger 125 che si giocava a Quimper (Bretagna, cemento indoor) finale tra due francesi, forse non i più attesi: Gregoire Barrere e Arthur Fils. Il vecchio contro il nuovo, volendo fare una sommaria sintesi giornalistica. Ed è il vecchio a prevalere in maniera molto netta col punteggio di 6-1 6-4. Il 28enne Barrere (n.83 ATP e seconda testa di serie del torneo) conferma così di essere in chiara ripresa dopo che il 2022 non gli aveva regalato molte gioie, se non in autunno con le due vittorie di Orleans e Brest. Un po’ di delusione invece per Arthur Fils, di 10 anni più giovane, che sembrava navigare col vento in poppa sulle ali della recentissima vittoria al Challenger di Oeiras 2 che l’aveva proiettato in top 200. Per il vincitore è il sesto successo Challenger e il nuovo best ranking alla posizione n.76 ATP, ottavo miglior giocatore francese. Nuovo best anche per Fils che sale al n.164. Comunque, nonostante la partita abbia regalato poche emozioni, è stata la miglior finale possibile, persi prematuramente per strada gli italiani, ed eliminato a sorpresa Luca Van Assche che, dopo aver battuto il nostro Nardi, è inciampato nel connazionale Geoffrey Blancaneaux. Tra quelli che si sono persi per strada una citazione la merita di diritto Benoit Paire, il disperso per antonomasia, che all’esordio ha raggranellato solo cinque giochi contro l’ucraino Illya Marchenko e sembra ben avviato al quarto anno consecutivo di saldo negativo vittorie/sconfitte.

Si giocava anche in Cile a Concepcion (Challenger 100, terra battuta outdoor) dove in finale sono arrivati Federico Coria (n.76 ATP) e il kazako Timofey Skatov (n.144 ATP). E nemmeno in questo caso l’ultimo atto ha dispensato grandi emozioni. Facile infatti la vittoria dell’argentino che porta a casa il titolo 6-4 6-3 in poco meno di due ore di gioco. E non c’è bisogno che vi spieghi perché sono servite quasi due ore per definire un punteggio in fin dei conti piuttosto netto. Il combinato disposto giocatore argentino più terra battuta ha imposto la sua legge anche questa volta. Per l’ormai 30enne Coria è il quinto Challenger in bacheca mentre il kazako si consola con il nuovo best ranking al n.129 ATP, secondo miglior giocatore del suo paese dopo Alexander Bublik.

 

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ATP

Pagelle Australian Open: Nole 10 e gode

Novak Djokovic torna in Australia e torna a vincere. Primo trionfo per Sabalenka mentre Berrettini si consola

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Novak Djokovic - Australian Open 2023 (foto: twitter @AustralianOpen)

Diciamo la verità, è stato un Australian Open agghiacciante che non ha offerto alcuno spunto interessante, se non fosse stato per le imprese di Srdjan Djokovic, un uomo che ha un livello di autocontrollo, eleganza e opportunità nei comportamenti pari al numero di vocali nel nome. 
È stato un torneo povero, nel quale non c’era il numero 1 Carlos Alcaraz,  non c’era di fatto Rafa Nadal e chissà se ci sarà più, non c’era Roger Federer e qui mi sa che bisognerà arrendersi all’idea di vederlo sfilare alla Fashion Week di Parigi, non c’era praticamente Danil Medvedev (4) rimasto ai primi due set della finale dell’anno scorso. Per fortuna ci ha pensato Andy Murray (8) a riscaldare i cuori degli aficionados nottambuli ma capirete che se per emozionarci dobbiamo affidarci ad un quasi ex con un’anca di metallo, siamo messi malaccio. 


Quindi che cosa poteva accadere di diverso da quello che accade di solito? Novak Djokovic (10), una volta sicuro di poter tornare ad entrare in Australia, ha ripreso a fare quello che ha sempre fatto da queste parti, e non solo: dominare. Al punto che ai suoi avversari e detrattori non resterà che augurarsi l’esplosione di una nuova pandemia.


Stefanos Tsitsipas (8,5) sognava il primo slam ed il numero 1 del mondo: “sarà per la prossima volta”, ovvero la frase che i giovani , i quasi giovani e gli ex giovani del circuito degli ultimi 20 anni si sono sentiti ripetere in continuazione. Comunque Stefanos l’ha presa con filosofia e con la consueta dose di umiltà: “È scritto, sono nato campione, sono andato a soli tre set dall’essere campione slam,  numero 1 del mondo, Papa, Presidente degli Stati Uniti e presentatore del Festival di Sanremo”.

 

A proposito, per evitare le polemiche legate all’invito al presidente ucraino Zelensky, pare che Amadeus abbia deciso di mandare un forte messaggio di pace ospitando nella serata dei duetti Srdjan Djokovic e Apostolos Tsitsipas che si esibiranno prima in “Sei forte papà” e poi, tenendosi per mano in “Allora ti chiamerò trottolino amoroso dududadadà”


E lo so, dovremmo essere politically correct e tessere le lodi dei semifinalisti Tommy Paul (8), emblema del rinascimento del tennis a stelle e strisce, e Karen Khachanov (8), che ha tenuto alta la bandiera invisibile dell’armata russa…ma insomma i russi i russi gli americani, no lacrime non fermarti fino a domani…e invece diciamo che un torneo dello slam con Paul e Khachanov in semifinale non possiamo sopportarlo. Lo sappiamo, direte,  intanto loro fin lì ci sono arrivati (e infatti gli abbiamo dato dei bei voti, che volete, anche se Struff, Davidovich Fokina, Brooksby, Bautista Agut e Shelton  per arrivare in semifinale non è male come percorso eh?) e invece i membri dello squadrone italico che fine hanno fatto? 


Beh, da questo punto di vista il torneo è stato pressoché drammatico. Jannik Sinner (6,5) ha almeno piantato la bandierina nella seconda settimana, ha peggiorato di un turno il risultato dello scorso anno, ma in compenso ha portato al quinto il finalista del torneo ed è tornato a casa in buona salute e non ha rivoluzionato il suo box: insomma si cresce.


Matteo Berrettini (4,5) in realtà non ha tradito le attese: l’obiettivo era occupare le pagine dei quotidiani italiani durante la seconda settimana del torneo grazie alle imprese realizzate verso le 04.30 del mattino ora italiana. Ebbene, game, Satta and match, Matteo! Sei tutti noi! Applausi!

Lorenzo Musetti (4) invece ha perso male al primo turno, tradendo le attese degli esteti del tennis. Per fortuna ci sono le donne (a prescindere, come direbbe Totó). Rybakina (9)  e Sabalenka  (10) hanno dato vita ad una grande finale e il timore che Iga Swiatek (5) potesse soggiogare l’intero circuito femminile è stato subito fugato. Certo a vedere Aryna Sabalenka campionessa slam e ricordandoci di quando appena otto mesi fa veniva presa a pallate da Camila Giorgi (6) al Roland Garros, viene un po’ di magone.


Suvvia tifosi, la stagione è appena iniziata, grandi novità si intravedono all’orizzonte, non avete idea di quante sorprese ci sono in…serbo!

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