Quali sono gli infortuni più frequenti nei tornei dello Slam?

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Quali sono gli infortuni più frequenti nei tornei dello Slam?

Strappi o tendinite? Abbiamo dato un’occhiata ai numeri di Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open con l’aiuto di una specialista

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(AP Photo/Andy Brownbill)
 
 

Nelle scorse settimane ci siamo occupati della definizione dei vari tipi di infortunio addominale che possono colpire un atleta. Oggi invece proveremo ad allargare lo spettro dell’analisi mostrando degli studi statistici inerenti al numero e al tipo di infortuni registrati nel tennis moderno. Per farlo abbiamo contattato la Dottoressa Babette Pluim, già presidente della STMS (Società di medicina e scienza del tennis) e autrice di numerose ricerche in materia, la quale ha gentilmente risposto inviandoci undici articoli sul tema delle lesioni nel tennis pubblicati in riviste scientifiche come il “British Journal of Sport and Medicine” e “Medicine and Science in Tennis”. Ne abbiamo selezionati quattro, uno per ogni torneo dello slam, chiarendo obiettivi, periodo temporale, esposizione, calcolo dell’incidenza, risultati e conclusioni di ogni ricerca.

DEFINIZIONE DI STANDARD TERMINOLOGICI E METODOLOGICI

A seguito di discussioni tra diversi organi di governo del tennis nazionali e internazionali, l’ITF facilitò la creazione di un gruppo di undici membri (fra cui la Dottoressa Pluim) per elaborare dei parametri standard per il controllo di infortuni e malattie specifiche per il tennis ad ogni livello, seguendo l’esempio di altri sport come calcio, rugby e cricket. La riunione del gruppo si svolse nell’aprile 2009 presso gli uffici ITF di Roehampton, vicino a Londra (dove si giocano le quali di Wimbledon), e produsse questo documento. Di seguito alcuni degli standard terminologici e metodologici elaborati dal gruppo:

 
  • Si parla di condizione medica piuttosto che di infortunio, dato che si comprendono anche le malattie. Le condizioni possono essere classificate in base al modo in cui si presentano. Una condizione di esordio acuto deriva da un evento specifico e identificabile o quando si verifica un’improvvisa comparsa di dolore o disabilità (relativamente grave). Una condizione a insorgenza graduale si manifesta per un periodo di tempo prolungato, oppure quando si verifica un aumento graduale dell’intensità del dolore o della disabilità senza che un singolo evento identificabile sia responsabile della condizione. Esempi di condizioni di esordio acuto includono strappi muscolari e fratture, mentre le condizioni di esordio graduale includono tendinopatia e sindrome da sovrallenamento.
  • Il tipo di lesione è stato classificato come (1) osso, (2) articolazione (non ossea) e legamento, (3) muscolo e tendine, (4) pelle, (5) sistema nervoso centrale/periferico o (6) altro. La posizione della condizione medica è stata raggruppata nelle seguenti categorie: (1) testa e collo, (2) arti superiori, (3) tronco, (4) arti inferiori e (5) altro. Ogni condizione medica è stata quindi classificata in base a queste due categorie. Ad esempio, le lesioni che raggruppano muscoli e tendini sono state suddivise in (1) rottura muscolare, strappo, spasmo o crampo (RTSC) o (2) strappo tendineo, tendinopatia o borsite (TTB).
  • L’esposizione alla partita (ME) è definita come misura unitaria di un incontro (compreso il riscaldamento in campo) tra giocatori in competizione. Tuttavia, l’esposizione può anche essere riferita alle sessioni di allenamento. Altre metriche possono essere le ore di esposizione dell’atleta o i set totali giocati oppure ancora il numero di giochi totali, che fanno aumentare la ME totale.
  • L’incidenza di infortunio è determinata in base all’esposizione di un atleta a un evento, sia esso partita o allenamento, ed è calcolata come il quoziente di infortuni per 1000 esposizioni di partita (ME). Il calcolo del tasso di incidenza varierà a seconda del tipo di metrica posta a denominatore.
  • I moduli di raccolta dei dati standardizzati, che possono essere presentati in formato elettronico o cartaceo, dovrebbero essere utilizzati in modo coerente durante tutto lo studio e guide d’uso per completare i documenti dovrebbero migliorare notevolmente l’accuratezza e l’affidabilità con cui vengono completati i moduli di relazione, garantendo l’anonimato e la riservatezza degli atleti.

Le definizioni e la metodologia proposte all’interno di questa dichiarazione di consenso portarono alla raccolta di dati medici più coerenti e comparabili per il tennis. Gli anzidetti standard sono stati aggiornati due anni fa nel luglio 2019 su proposta del CIO. La revisione della dichiarazione di consenso contiene raccomandazioni specifiche per il tennis che riguardano le dinamiche di infortunio, le modalità di insorgenza, la classificazione delle lesioni, la durata dell’infortunio, l’acquisizione e la segnalazione, l’esposizione del rischio e la popolazione di studio. È stato per esempio raccomandato di esprimere il rischio come il numero di infortuni per 1000 ore e per 1000 giochi giocati, in quanto ciò consentirà il confronto tra i sessi e le superfici di gioco. Tuttavia, potrebbe non essere possibile raccogliere dati così dettagliati in ambito ricreativo, quindi gli infortuni per 1000 set o partite potrebbero essere sufficienti.

Il tennis prevede il carico della parte superiore e inferiore del corpo, in netto contrasto con sport come il calcio, la corsa e il pattinaggio, dove il carico interessa principalmente la parte inferiore del corpo. Poiché sono coinvolti sia gli arti superiori che quelli inferiori, è fondamentale monitorare il carico sia sulla parte superiore che su quella inferiore del corpo per fare inferenze significative sul carico effettivo e sui conseguenti impatti sulla salute dell’atleta. Questo monitoraggio è un’enorme sfida nella pratica, ma in futuro sensori e video-analisi potrebbero apportare vantaggi.

US Open

Obiettivi: conoscere la tendenza delle lesioni e del tipo di lesioni nel tennis professionistico esaminando un periodo temporale il più possibile ampio di anni in cui il torneo si è disputato.

Periodo temporale: 16 anni (1994-2009) 

Esposizione: per questo studio è stata utilizzata l’esposizione di un atleta a un evento sia esso partita o allenamento ed è stata calcolata come il quoziente di infortuni per 1000 esposizioni di partita (ME). Le esposizioni alla partita hanno considerato due esposizioni per ciascuna partita di singolare (due giocatori per partita) e quattro esposizioni per ogni incontro di doppio (quattro giocatori per partita).

Incidenza: si sono registrati nel periodo 1219 casi, di cui 515 riferiti alle donne e 704 agli uomini, con 701 casi di lesioni acute e 495 casi di lesioni a insorgenza graduale.

Risultati: secondo questa analisi si è verificata una fluttuazione statisticamente significativa degli infortuni nel periodo di tempo analizzato (p <0,05). Ci sono stati in media 76,2 ± 19,6 infortuni totali, con un tasso di incidenza medio del 55,56 per 1000 partite di esposizione per gli uomini e di 40,64 per le donne (Figura 1). Il tasso di lesioni agli arti inferiori è stato più alto di 1,3 volte rispetto alle lesioni agli arti superiori e del triplo rispetto alle lesioni al tronco (p <0,01), con una tendenza uguale tanto per uomini e donne (Figura 2). Le lesioni muscolari o tendinee sono state il tipo più comune sia di lesione acuta che di lesione graduale. Le caviglie sono i punti del corpo dove si sono registrate le lesioni più comuni, seguite da polso, ginocchio, spalla/clavicola e piede/alluce. Il maggior numero di lesioni acute correlate a RTSC si è verificato nelle regioni dell’addome, della coscia e delle spalle, mentre la maggior parte delle lesioni TTB si sono verificate alla caviglia, al polso e al ginocchio. (Figura 3).

Conclusioni: il numero di casi di lesioni correlate a RTSC è stato significativamente superiore agli infortuni correlati al TTB (13,02 vs 10,22 per 1000 ME, p <0,05), sebbene nel complesso siano state osservate differenze minime (20,71 vs 19,85 per 1000 ME).

Figura 1. Tassi di infortunio per 1000 partite giocate allo US Open 1994-2009.
Figura 2. Andamento temporale delle lesioni degli arti inferiori, arti superiori, tronco e collo/testa.
Figura 3. Incidenza per 1000 partite giocate allo US Open (1994-2009) delle lesioni muscolari e delle lesioni tendinee suddivise per la parte del corpo dove si sono manifestate.

Wimbledon

Obiettivi primari: descrizione del tipo di lesione e delle modifiche al profilo degli infortuni durante dieci edizioni di Wimbledon. Obiettivi secondari: descrizione della differenza di genere nei tassi distribuzione e nella patologia di lesioni.

Periodo temporale: edizioni di Wimbledon dal 2003 al 2012.

Esposizione: per questo studio è stato utilizzato il numero di set giocati per singoli, doppi e doppi misti (ancora una volta, i singoli contano come due esposizioni e i doppi come quattro esposizioni per set).

Incidenza: a denominatore è stato posto il numero di set totali giocati da giocatori e giocatrici. Come numeratore sono stati usati i giocatori che si presentano con infortuni verificatisi sia in precedenza che durante il torneo. Un totale di 700 infortuni è stato registrato nel tabellone principale del periodo considerato su un totale di 12.212 set giocati.

Risultati: il tasso complessivo medio di esposizione alle lesioni per tutti i giocatori nel periodo è stato di 20,7 per 1000 set giocati. I tassi di infortunio sono stati inferiori per i giocatori di sesso maschile (17.7 rispetto a 23,4 infortuni per 1000 set giocati, Figura 4). Infortuni agli arti inferiori (47% e 49%), seguiti da arti superiori (28%) e tronco sono le lesioni più frequenti (Figura 5). I giocatori maschi hanno tassi uguali di stiramento/strappo muscolare e tendinopatia, mentre le giocatrici sembrano soffrire relativamente meno di lesioni muscolari rispetto alle lesioni ai tendini (Figura 6).

Conclusioni: i tassi di incidenza delle lesioni in questo Slam variano sia a livello di genere che temporale. Sistemi più robusti di raccolta dati sono richiesti nel tennis professionistico per consentire un’analisi più sofisticata dei dati sugli infortuni tra sessi, anni e diverse superfici di gioco.

Figura 4. Tassi di infortunio per 1000 set giocati a Wimbledon, 2003-2012.
Figura 5. Distribuzione percentuale tra arti inferiori, tronco, arti superiori di uomini e donne.


Figura 6. Tipologia di lesione in percentuale nei giocatori in alto e nelle giocatrici in basso.

Australian Open

Obiettivo: esaminare l’epidemiologia e la frequenza di trattamento delle lesioni durante l’Open d’Australia.

Periodo Temporale: sei edizioni, dal 2011 al 2016.

Esposizione: al fine di conservare tutti i dati di corrispondenza disponibili, una misura dell’esposizione che era fortemente e positivamente correlata alla durata della partitaè stata scelta. Si è optato per il numero di giochi, calcolando la frequenza per 10.000 giochi (GE), diversamente da quanto fatto a Wimbledon e allo US Open. Per i singolari ogni gioco equivaleva a due GE poiché entrambi i giocatori erano esposti allo stesso gioco, mentre per doppio e doppio misto si sono calcolati quattro GE per gioco. Nel caso di doppi misti conclusisi con un super tie-break del terzo set, i punti totali sono stati sommati e divisi per il numero medio di punti per game (sei) per calcolare il GE.

Incidenza: l’incidenza delle lesioni è stata definita come una consultazione medica verificatasi durante l’Australian Open con un medico nominato dal torneo. I dati sono stati raccolti per sesso, tipologia di lesioni e localizzazione, e sono stati riportati come frequenze per 10.000 giochi di esposizione.

Risultati: durante il periodo considerato, le giocatrici hanno registrato un tasso di incidenza di infortuni per 10.000 GE più elevato rispetto agli uomini (201,7 vs 148,6). Le donne hanno inoltre sperimentato un’incidenza assoluta più alta rispetto ai maschi per ogni singolo Australian Open (Figura 7). Lesioni degli arti superiori e inferiori hanno colpito in egual misura le donne, mentre le lesioni agli arti inferiori sono state predominanti nei maschi. Le parti del corpo maschili più frequentemente infortunate sono state il ginocchio (3,5 ± 1,6), seguito dalla caviglia (2.3 ± 1.3) e dalla coscia (2.3 ± 1.5), come illustrato dalla Figura 8. La spalla (5,1 ± 1,1 lesioni all’anno) è stata la più comune regione di lesione nelle femmine seguita dal piede (3,2 ± 1,1), polso (3,1 ± 1,5) e ginocchio (3,1 ± 1,1), come da Figura 8. Le lesioni muscolari, per entrambi i sessi, sono state il tipo prevalente di lesioni con un totale di 45,9 ± 3,3 e 56,5 ± 1,3 rispettivamente per maschi e femmine, seguite da lesioni ai tendini e distorsioni articolari (Figura 9).

Conclusioni: lo studio sugli infortuni registrati alle edizioni dell’Australian Open suggerisce che le donne si infortunano più frequentemente rispetto ai maschi. Con riferimento alla localizzazione delle lesioni e alla tipologia, i dati della ricerca sono in linea con i risultati di precedenti ricerche dei tornei dello US Open e Wimbledon. Si è registrato un incremento di fratture da stress durante il periodo di osservazione.

Figura 7. Incidenza totale di lesioni maschili e femminili (± DS) per 10000 giochi di esposizione.
Figura 8. Distribuzione media dell’incidenza delle lesioni tra le regioni anatomiche di uomini e donne.
Figura 9. Distribuzione media dell’incidenza delle lesioni per tipologia tra uomini e donne.

Roland Garros

Obiettivi: descrizione del tipo di lesioni e della loro localizzazione suddivise per sesso, con una popolazione di oltre 700 giocatori (400 uomini e 300 donne).

Periodo Temporale: 3 edizioni, dal 2001 al 2003.

Esposizione: questo studio considera i numeri assoluti dei giocatori (uomini o donne) che hanno richiesto assistenza medica.

Incidenza: si sono conteggiati i valori assoluti e le percentuali di distribuzione degli eventi registrati.

Risultati: in media, il 20% degli uomini e il 17% delle donne hanno consultato la squadra di medici per controllare se avessero una lesione. Il numero di lesioni annotate ciascuna l’anno è stato relativamente stabile sia fra i giocatori che fra le giocatrici. Gli uomini hanno mostrato un maggior numero di infortuni totali ogni anno, dovuto anche al fatto che nella popolazione considerata vi erano più uomini che donne (Figura 10). Gli infortuni più comuni sono stati quelli agli arti inferiori con il 45%, seguiti da arti superiori (30%) e tronco (25% fra addome e colonna vertebrale), come da Figura 11. Con riferimento agli arti inferiori, gli uomini sono colpiti principalmente da lesioni ai tendini, mentre le donne da lesioni muscolari e articolari (Figura 12). La frequenza di caviglie slogate è la stessa per ambo i sessi. Come tendinopatie si considerano lesioni micro-traumatiche che rappresentano il 36% del totale delle lesioni di arti inferiori negli uomini e il 28% nelle donne. Per quanto concerne le lesioni agli arti superiori, sono dominate dalla tendinopatia sia negli uomini (17%) che nelle donne (16%), seguite da dolori articolari (Figura 12). Le lesioni muscolari sono state rilevate raramente.

Conclusioni: il tennis di alto livello può provocare lesioni dell’apparato locomotore. Le lesioni agli arti inferiori sono state riscontrate con maggior frequenza (45%).

Figura 10. Distribuzione dei valori assoluti delle lesioni tra uomini e donne.
Figura 11. Distribuzione dei valori assoluti delle lesioni tra arti inferiori, arti superiori e tronco di uomini e donne.
Figura 12. Distribuzione tipologia di lesioni arti inferiori di uomini e donne in alto e arti superiori in basso.

CONCLUSIONI

Le quattro ricerche hanno chiaramente confermato che le zone del corpo di un tennista a maggior rischio di lesione sono gli arti inferiori, seguiti dagli arti superiori e in minor misura dalla zona del tronco e della colonna vertebrale. Tre tipologie di lesioni spiccano in tutte e quattro le ricerche considerate, tanto per uomini quanto per le donne, e sono le lesioni muscolari, le lesioni ai tendini e infine le lesioni articolari.

Per quanto concerne il genere, non possiamo stabilire se un genere è più soggetto a lesioni dell’altro, poiché i dati hanno mostrato che tanto a Wimbledon quanto all’Australian Open gli uomini si sono infortunati meno delle donne, ma la ricerca dello US Open ha mostrato come le lesioni femminili siano state sensibilmente inferiori, dato che ha confermato quanto era emerso dal vecchio studio condotto al Roland Garros, che considerava solamente il numero delle lesioni da parte dei tennisti.

Le tre ricerche sullo US Open, Wimbledon e l’AO sono state benedette dalla dichiarazione di consenso del 2009 (poi aggiornata nel 2019) e mostrano infatti metriche e metodologie similari, ma non uguali, soprattutto con riferimento al calcolo dell’incidenza degli infortuni. I disparati metodi di calcolo del tasso di infortunio, infatti, complicano il confronto fra i tornei. Date le differenze nei rapporti, sarebbe utile un metodo di confronto standard. Ciò aiuterebbe anche con i confronti dei tassi di infortunio tra i sessi, dato che i maschi a livello Slam giocano al meglio dei cinque set, mentre le donne al meglio dei tre.

Quindi, in ultima analisi si rammenta come la coerenza nella rendicontazione e l’utilizzo di una metodologia standardizzata sia anche l’obiettivo di tutte le ricerche sulla salute degli atleti e dei programmi di prevenzione degli infortuni e delle malattie. L’esperienza personale di chi scrive lo porta a ricordare l’intervento del Prof. David Adams dell’NHGRI (National Human Genome Research Institute) al convegno “Rare diseases and big data, from research to clinical practise”, svoltosi a Barcellona il 26 e 27 di Ottobre 2017. In quella circostanza, Adams chiarì come il mondo medico fosse del tutto privo di standard di raccolta e condivisione dei dati dei pazienti con riferimento alle malattie rare, avendo questi dati criteri di misurazione e raccolta differenti a vari livelli costituiti dalle famiglie più propense alla condivisione, istituzioni regionali, enti nazionali, ed enti transnazionali.

Va inoltre ribadito come sia fondamentale monitorare il carico sia sulla parte superiore che su quella inferiore del corpo per fare inferenze significative sul carico effettivo e sui conseguenti impatti sulla salute dell’atleta. Questa sfida potrà essere accolta nel prossimo futuro da sensori IMU, GPS e strumenti di video-analisi.

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ATP

ATP Cincinnati: Isner ha la meglio nella pioggia di ace contro Hurkacz, Murray abdica a Norrie, Shelton stupisce ancora

Dennis Shapovalov torna a vincere due match consecutivi dopo oltre tre mesi di astinenza. Nick Kyrgios, ci aveva avvisato, crolla contro uno straripante Fritz al servizio

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John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

Il secondo match in programma sullo Stadium 3, nel Day 5 del Western & Southern Open di Cincinnati, vedeva andare in scena in Ohio uno degli incontri di giornata più interessanti per quanto riguarda la sessione diurna: si sfidavano per la terza volta in carriera la testa di serie n. 8 del tabellone Hubert Hurkacz e lo statunitense John Isner, l’ultimo scontro diretto si era consumato proprio in quel di Mason – nella contea di Warren, sede del torneo – due anni fa, quando ad avere la meglio fu il bombardiere a stelle e strisce per 7-5 6-4. Mentre il primo confronto in assoluto, tra i due protagonisti in questione, è datato stagione 2019: il risultato fu il medesimo del duello verificatosi un anno più tardi, sempre sul cemento nordamericano, a Washington, con affermazione del gigante di Greensboro attraverso un doppio 6-4. Oggi però arrivavano con tutt’altro stato di forma, il polacco era infatti reduce dalla splendida cavalcata della settimana scorsa in Canada, dove ha raggiunto la seconda finale in un Masters 1000 arrendendosi soltanto a Pablo Carreno Busta. Al contrario, il n. 50 ATP ha saltato la trasferta a Montreal, decidendo di rimanere in patria in seguito all’eliminazione nel primo turno del ‘250’ di Atlanta, subita per mano del futuro finalista dell’evento Jenson Brooksby.

HUBERT PAGA LE FATICHE DI MONTREAL – Ciò nonostante aleggiavano alcuni dubbi sulla tenuta fisica del n. 10 del ranking, considerando che Hubi aveva visto decidersi le sue ultime cinque partite tutte al set finale, alle quali poi andava aggiunto l’impegno extra richiesto dal percorso svolto in doppio: Hurkacz oltre all’ultimo atto in singolare, a Montreal, infatti si è spinto sino in semifinale anche nel main-draw di specialità assieme al connazionale Zielinski. Inoltre appurando le performance mostrate all’esordio da Carreno ed Evans, – anche lui è stato costretto agli straordinari nel ‘1000’ della foglia d’acero, con la semifinale raggiunta in singolare e la finale ottenuta in doppio, fra l’altro facendo fuori nel penultimo atto proprio il 25enne di Wroclaw – entrambi estromessi immediatamente dal torneo e apparsi molto prosciugati a livello di energie dalle fatiche canadesi; le perplessità sul come si sarebbe presentato in campo il talentuoso polacco erano più che fondate.

Alla fine, il campione di Miami 2018 si è imposto 6-2 al terzo dopo 2h30 di battaglia senza quartiere, con il primo set vinto da Isner per 7-6(5) chiuso al quarto set ball, stesso risultato ma con ruoli opposti nel secondo parziale; prima che Hubert implodesse per le energie fisiche e mentali spese in Canada. Entrambi hanno scagliato ace a spron battuto: 18 Long John, contro i 14 di Hubi, percentuale praticamente identica di prime in campo ma a fare la differenza è stato l’83% di realizzazione con la prima dell’americano contro il 74% del polacco. Inoltre ad indirizzare realmente la sfida, nei momenti clou dell’incontro, la maggiore intraprendenza di Big John: riscontrabile grazie ai 41 vincenti messi a referto a fronte di 30 unforced. Dall’altra parte sì meno errori, 20, ma anche 13 winner in meno (28), sintomo del braccino avuto dal polacco quando bisognava spingere e la palla pesava di più, forse conseguenza della poca lucidità derivante dalle energie oramai al lumicino.

 

Infine a mettere ulteriore pepe su questa sfida, c’era la grande amicizia che lega i due tennisti, un rapporto di stima reciproca sviluppato a tal punto che spesso giocano in coppia nel Tour. E quando l’hanno fatto, hanno conquistato traguardi prestigiosi – su tutti il trionfo di qualche mese fa a Miami – in realtà gli avremmo dovuti rivedere insieme proprio in Quebec, ma il forfait di Isner ha impedito che il duo si riformasse.

NORRIE COME A WIMBLEDON, E’ LUI L’EREDE DI ANDY – Tuttavia, certamente, la partita maggiormente suggestiva di questa prima parte di tennis odierno presso il Lidner Family Tennis Center era il derby britannico che ha aperto il programma del Centrale alle 11:00 locali (le 17:00 in Italia): Cameron Norrie contrapposto a sua Maestà Andy Murray. Il sovrano indiscusso degli ultimi decenni della racchetta british, a riprova di come il tempo continui incessantemente il proprio viaggio, è stato però deposto dall’usurpatore gira mondo – ricordiamo che Cam ha origini sia scozzesi che gallesi per via dei genitori, ma è nato in Sudafrica ed è cresciuto in Nuova Zelanda fino ad approdare in Texas, dove si è formato tennisticamente – in rimonta, con lo score di 3-6 6-3 6-4 in oltre due ore e mezza di grande lotta.

Per ciò che concerne l’andamento dell’incontro, pesantissime, per indirizzare l’esito del match, sono state le tre palle break sventate da Norrie nel sesto game della frazione finale in un gioco infinito da 16 punti. Questa tripla chance mancata, di mettere la freccia per il sorpasso definitivo, da parte dell’ex n. 1 al mondo ha chiaramente rivestito un ruolo cruciale nello svolgimento della contesa, permettendo successivamente al campione dell’edizione autunnale d’Indian Wells di piazzare la zampata dirimente nella volata conclusiva. Sir Andy si deve arrendere, nonostante una più che ottima prestazione al servizio in termini di efficacia: addirittura doppia cifra di ace (12) e un eccezionale 83% di realizzazione con la prima. Purtroppo, però, per il tre volte vincitore Major, non è stata altrettanto all’altezza la corposità della propria battuta, avendo messo in campo solamente in 54% di prime e raccogliendo un assolutamente insufficiente 34% di trasformazione con la seconda.

Numeri abbastanza similari anche per quanto riguarda il n. 11 della classifica, che si fa preferire come il più esperto connazionale più per produttività che per costanza con il fondamentale d’inizio gioco – 7 ace, 49% di prime di cui il 74% concretizzate -. Pure la resa della seconda (48%), vede il mancino nativo di Johannesburg assestarsi su una prolificità alquanto misera, quasi speculari anche le percentuali in risposta seppur con un leggero vantaggio di Andy sulla ribattuta alla prima (26 contro 17) e un’opposta minima capacità in più di Norrie nel rispondere al secondo servizio (66 contro 52). Ma se vogliamo realmente scovare il dato che ha fatto la differenza, questo sicuramente è rappresentato dall’abilità di sfruttare i break point avuti: Cameron ha portato a casa un buon 50% (3/6), mentre Murray ne ha convertiti solo 2 degli undici che si è costruito.

Ma se si vuole riscontrare la grande notizia di giornata, allora bisogna citare il secondo match andato in scena sul Grandtstand, nel quale Denis Shapovalov ha ritrovato due vittorie consecutive in Tour che mancavano da oltre tre mesi: correva il mese di maggio e il mancino canadese superò in sequenza Sonego, Basilashvii ed un menomato Nadal per volare ai quarti degli Internazionali d’Italia. Dà lì, il buio pesto più totale con una crisi di risultati e di prestazioni difficilmente invertibile: 9 sconfitte in 10 partite, con una striscia infausta di sei match persi consecutivamente tra l’ultima parte della stagione sul rosso europeo culminata con il Roland Garros e l’intero swing erbivoro; l’unica gioia è arrivata al primo turno di SW19 ai danni di Rinderknech. Un momento no che sembrava non voler lasciare in pace il n. 21 del ranking, neanche sul cemento nordamericano con altre due eliminazioni al debutto a Washington e Montreal per mano di Wolf e De Minaur. Poi il ritorno al sapore della vittoria, che però spezzava solamente una serie di tre KO in fila a partire da Church Road, ed inoltre materializzatosi contro un avversario come Dimitrov – un altro dotato di straordinario talento, ma sempre in perenne ricerca di continuità e che invece deve accontentarsi dei suoi caratteristici alti e bassi. Tuttavia la vittoria di oggi ha un significato certamente diverso e che forse ci comunica come il periodo negativo sia oramai e finalmente alle spalle per Shapo: Il 23enne di Tel Aviv ha infatti avuto la meglio in rimonta su uno dei giocatori più caldi, Tommy Paul, superandolo per 3-6 6-4 6-3 in quasi due ore di gioco.

SHAPOLAVOV SI RITROVA NELLA PROVA PIU’ DIFFICILE – E’ chiaro che il ritrovare due vittorie consecutive fa acquistare enorme fiducia a Dennis per il prosieguo dell’anno; ma ovviamente ci vuole ben altra crescita per sperare di tornare a disputare un appuntamento del circuito da protagonista, upgrade da compiere specialmente al servizio: il talentuoso e imprevedibile candese è stato difatti autore di 10 doppi, ha messo in campo un poco più che sufficiente 59% di prime raccogliendo un 35% con la seconda non all’altezza delle sue curve mancine, si possono anche offrire meno opportunità di break (7, di cui solo 3 annullate). Ciò nonostante può sorridere Shapovalov, visto che comunque aveva perso i due precedenti: peraltro sempre al terzo e soprattutto nel primo risiedeva un certo magone per il nativo israeliano, la finale del 2021 persa a Stoccolma; mentre l’ultimo quest’anno al Queens faceva parte di quei match infestati di negatività e di sconfitte che hanno contraddistinto la sua stagione erbivora.

SHELTON ANNICHILISCE RUUD, E SORPRENDE GIÀ PER FISICITÀ – Continua dirompente la favola della wc locale Ben Shelton, numero 229 ATP, di fronte all’inossidabile roccia che è normalmente il n. 5 del seeding Casper Ruud. Il fantasmino norvegese, stavolta si è sciolto davanti alla frizzantezza del campione in carica NCAA impostosi con un doppio 6-3 in 1h9′ di gioco. Il 19enne di Atlanta meno di 15 mesi fa non era nemmeno classificato a livello ATP, ma ha avuto una crescita esponenziale nell’ultimo periodo a tal punto da poter vantare un record assolutamente invidiabile nel Tour professionistico: 19 vittore e 6 sconfitte. Dopo aver centrato il primo successo nel circuito maggiore contro l’indiano Ramanathan nel ‘250’ della sua città natia, ha – purtroppo a spese azzurre – ottenuto il primo sigillo in un Masters 1000 e la prima vittoria con un “primi cento”.

Contro il finalista del Roland Garros non aveva niente da perdere, in più poteva godere di grandissima fiducia dopo la prima finale Challenger raggiunta lo scorso weekend a Chicago e persa da Saffiulin; e così è stato travolgendo e non lasciando scampo Ruud, il quale era voglioso di riscatto dopo comunque l’ottimo torneo giocato a Montreal ma che gli ha lasciato l’amaro in bocca per l’occasione mancata e forse anche qualche strascico psicologico. Ben può dirsi soddisfatto per il livello espresso, ma soprattutto il suo sogno può continuare. Ciò che balza maggiormente all’occhio è il suo stato fisico, è già tutt’ora una bestia di grandissimo spessore. Ricordiamo che i giocatori iscritti ai College, che partecipano ai tornei professionistici sono tenuti a restituire il prize money tuttavia siamo certi che anche solo la potenziale scalata in classifica possa rappresentare uno stimolo eccezionale per il resto del torneo.

LE PILE DI KYRGIOS SI SONO ESAURITE – Chi invece ci aveva avvertito che ormai dal serbatoio si era raschiato il fondo, e che quindi da un momento all’altro sarebbe potuto crollare, avvisandoci di non rimanere sorpresi quando quelle ultime gocce sarebbero state sprecate è Nick Kyrgios. L’australiano non aveva veramente più e ha dovuto cedere il passo alla tds n. 11 Taylor Fritz per 6-3 6-2 in meno di un’ora (51 minuti). Ha provato ad accorciare gli scambi, come fatto sovente ultimamente il 27enne di Canberra, e pur scagliando 7 ace per una volta è lui a doversi piegare al sevizio “bomba” altrui: il campione d’Indian Wells ha infatti mostrato una performance d’antologia della battuta, 70% di prime in campo, straripante 86% di conversione e uno sconvolgente 60% di punti vinti con la seconda. A mettere la ciliegina, la bellezza di 16 ace. Semplicemente inattaccabile oggi con il fondamentale d’inizio gioco, il nativo di San Diego, che proverà a dimenticare l’incubo Evans – lo ha estromesso agli ottavi negli ultimi due tornei – al prossimo round contro Rublev (n. 6).

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI CINCINNATI

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Emma Raducanu - Cincinnati 2022 (foto Twitter @the_LTA)

Il programma del WTA 1000 di Cincinnati, in questo mercoledì 17 agosto, ha visto nella fase embrionale della sua sessione diurna, impiegare le proverbiali sette camicie di sudore alla quinta forza del seeding Ons Jabeur. La tunisina, impegnata in apertura di giornata sul Grandstand – secondo campo per importanza – ha dovuto faticare la bellezza di quasi due ore e mezza per superare la tenace giocatrice di casa (nel vero senso della parola, essendo nata il 20 novembre 2001 proprio a Cincinnati) Caty McNally, attualmente situata alla posizione n. 179 WTA, dopo aver anche lasciato per strada il secondo parziale e qualificandosi agli ottavi con il punteggio complessivo di 6-3 4-6 7-6(7).

JABEUR IN VOLATA Una vittoria tutt’altro che scontata e banale, visto che la finalista di Wimbledon veniva dal ritiro di Toronto contro Zheng e per di più incontrava una tennista già rodata oltre che in fiducia: Caty aveva vinto lunedì all’esordio contro la n. 36 del mondo Sansnovich. Per i meno avvezzi al circuito femminile, la 20enne McNally ha avuto una recentissima grande carriera da junior, raggiungendo e perdendo per mano dell’amica Cori Gauff la finale del Roland Garros 2018 di categoria. Ha poi ottenuto due successi in doppio, sempre a livello Slam, con compagne d’eccezione, trionfando nella stessa stagione in coppia con Swiatek a Parigi e a New York al fianco dell’inseparabile Coco.

Il match è stato caratterizzato da un finale a dir poco thriller, con la n. 5 delle classifiche che è uscita indenne dalle forche caudine di un tie-break decisivo perennemente al cardiopalma. Ons ha prima gettato alle ortiche due match point consecutivi sul 6-4, per poi essere lei ad un passo dalla sconfitta; ma sul 6-7 non si è persa d’animo frantumando la palla match a favore dell’americana e riuscendo infine a chiudere l’incontro al terzo match ball, nel sedicesimo punto del deciding game. Molto bene al servizio, quest’oggi, la tennista araba, che ha scagliato ben 9 ace e fatto fruttare la sua prima il 75% delle volte. Diametralmente opposta la prestazione in battuta di Chaterine, almeno per ciò che concerne i punti diretti, autrice di 8 sanguinosi doppi falli. Al prossimo turno ad attendere la 27enne di Ksar Hellal, ci sarà la due volte vincitrice di Wimbledon Petra Kvitova.

 

PEGULA ALLA DISTANZA SU KOSTYUK – Un’altra sfida conclusasi al terzo set, che ha visto protagonista tra l’altro proprio colei che Jabeur sconfisse nella finale di Madrid, è stata quella di scena a partire dalle 11:00 locali sul Porsche Court – 4° stadio per importanza dell’impianto dell’Ohio -tra la n. 7 del tabellone Jessica Pegula e l’ucraina Marta Kostyuk. A spuntarla è stata la giocatrice statunitense, recente semifinalista al torneo di Toronto, rimontando per (5)6-7 6-1 6-2 in 2h7′ di gioco. Questa volta le corse inesauribili della n. 74 WTA, dopo essere state letali per la nostra Giorgi, accompagnate dalle sue inespugnabili difese si sono rivelate efficaci soltanto nel corso della frazione inaugurale, in cui comunque Marta ha cancellato un set point in battuta nel decimo game che avrebbe potuto rendere ancora più rotondo il risultato in favore della figlia d’arte – per così dire, essendo figlia di Terence Pegula, noto uomo d’affari nonché proprietario dei Buffalo Bills e dei Buffalo Sabres, squadre americane di Football e Hockey e quindi a tutti gli effetti appartenente al mondo sportivo -. Score che tuttavia, ad ogni modo, si è fatto massacrante per la 20enne di Kiev, dato che Pegula in versione rullo compressore ha concesso in seguito la pochezza di tre soli game all’avversaria.

La n. 8 del ranking mondiale alla fine, si è dimostrata nettamente più solida e concreta; attitudini che si desumono perfettamente dalla capacità nel concretizzare il proprio servizio, sia con la prima – con la quale ha portato a casa il 64% dei punti contro il 59% di Kotsyuk – che con la seconda, dove ha superato l’ucraina per ben 20 punti percentuali (67 a fronte di 47). Da par suo la giovane tennista di Kiev ha sì raccolto tanti punti diretti, 6 ace, che però sono stati totalmente azzerati dai 7 doppi errori commessi. Jessica si conferma dunque imbattibile all’esordio, con l’ultimo KO giunto in un primo turno che risale addirittura ad Indian Wells, e che ha raccolto ben 16 successi negli ultimi sei eventi disputati. Contrariamente Kostyuk dà seguito ad una tendenza negativa, avendo perso con quella odierna l’ottava partita su altrettanti scontri al cospetto di Top 10, l’ultima prima di oggi a Strasburgo con Plsikova.

TONFO PER PLISKOVA, CHIURGICA MERTENS – Ebbene proprio l’amazzone ceca è la prossima tennista di cui trattiamo. Sembrava infatti che la “Regina di Ghiaccio” avesse finalmente ritrovato sé stessa, probabilmente il caldo estivo del Nord America era stato propedeutico allo scongelamento dell’integerrima Karolina dal torpore di mediocrità nel quale si era incanalata. Lo stupefacente e travolgente cammino al Canada Open, interrottosi solo in semifinale contro la tennista del momento Haddad Maia, ha restituito pur a sprazzi l’ex n. 1 che abbiamo ammirato negli anni di splendore, in particolar modo il servizio è sembrato quello delle grandi occasioni. Ma la due volte finalista Slam, dopo una prima parte di stagione alquanto deludente tra cocenti sconfitte e svariati problemi fisici, non era minimante sazia e sperava di continuare il suo periodo di rinascita al Western & Southern Open. Se poi si vanno a spulciare i piazzamenti passati in questo torneo, con il trionfo del 2016 e il raggiungimento dei quarti in quattro delle ultime cinque edizioni, l’obbiettivo di disputare un’altra grande settimana non era per nulla un miraggio per la testa di serie n. 14.

Eppure quando tutto il vento soffiava a favore, è bastato poco per farla ripiombare nel baratro: è bastata la sfavillante Elise Mertens che con il doppio 6-1 inflitto a Kalinina nel match precedente, in cui ha mostrato un livello di gioco estremamente alto, appare in improvvisa ripresa successivamente ad un periodo molto grigio. Così è come se la magia che aveva fatto ritornare ai fasti del passato la n 17 WTA, ora sia passata di testimone alla belga. La n. 33 del mondo si è infatti imposta per 7-6(3) 6-3 in poco più di un’ora e mezza, facendo leva sugli 8 ace messi a referto oltre che sul 72% di resa con la prima ed il 69% con la seconda.

A testimonianza del manifestarsi di nuovo dei soliti problemi della 30enne ceca, ci sono i 7 doppi falli: una battuta che tanto gli aveva dato la settimana scorsa e che adesso invece torna a palesare i consueti limiti dell’ultimo periodo. Perciò l’affermazione prestigiosa su Venus, rimane un unicum in questa sua campagna in Ohio, che si chiude nonostante anche gli H2H la vedevano avanti 2-0: vittorie a Eastbourne 2019 e Roma 2020. Due successi che conferiscono ulteriore rammarico a Pliskova, dato che in quei tornei avrebbe poi alzato il trofeo – in Inghilterra – e perso in finale.

EMMA STA RITROVANDO LA PROPRIA TENUTA MENTALE – Tuttavia il vero blockbuster di giornata, che era la diretta conseguenza di quello di più atteso del torneo dove si era consumato l’ultimo ballo in Ohio di Serena Williams, era rappresentato dallo scontro generazionale fra Viktoria Azarenka e la nuova stella del tennis femminile d’oltremanica Emma Raducanu. Tredici anni di differenza tra le due giocatrici, classe ’89 l’una, nata nel 2002 l’altra. Un altro crash test per la tenuta mentale dell’inglesina di origini cinesi e rumene, che dopo lo scalpo che vale una carriera contro la dominatrice dell’ultimo ventennio, non sbaglia la prova del nove e si conferma incrociando la racchetta contro un’altra ex n. 1 mondiale e campionessa Slam.

Come si era già detto a più riprese anche in seguito all’affermazione su Serena, la vera sfida per Emma stava nel reggere la pressione delle aspettative di essere la favorita al confronto con due leggende del tennis contemporaneo; poiché sul piano fisico e del tennis giocato in senso stretto non poteva che essere superiore – se fosse stata quella vera, e non quella opaca osservata per gran parte della stagione – considerando le poche apparizioni degli ultimi anni nel circuito di Vika e Serena, sebbene il successo sulla 33enne di Minsk abbia molta più rilevanza considerando che il bronzo olimpico di Londra 2012 sia tutt’ora vicina alla Top 20. Ebbene, la testa di serie n. 10 non ha tradito e dopo aver battuto nettamente la Regina al giro di boa, ha fatto altrettanto con la bielorussa: infliggendo un bagel anche a lei, ma concedendole complessivamente addirittura soltanto due giochi in 1h3 di esibizione più che di partita. Statistiche disarmanti alla battuta: la britannica con il 70% di punti vinti sul primo servizio ed il 62% sul secondo, la n. 22 del mondo invece ha fatto registrare rispettivamente degli insufficienti 42% e 29%. Numeri che hanno influenzato anche il seguente dato: Vika ha salvato solo una delle 6 palle break offerte, Emma ha frantumato tutte e tre quelle concesse. Doppio scalpo per Emma, che rappresenta un ottimo viatico in vista della difesa del titolo a Flushing Meadows. Mentre si conferma un momento non felice per la bielorussa, – due volte vincitrice del torneo, nel 2013 quando battè tre ex n. 1 e nel 2020 con sede a New York per via della pandemia – dopo il ritardo del visto per il Canada che le ha impedito di volare a Toronto.

In chiusura di sessione pomeridiana, facile affermazione della campionessa di Wimbledon Elena Rybakina, vittoriosa comodamente per 6-3 6-1 in 1h15 sulla ormai irriconoscibile Garbine Muguruza. La nobile decaduta spagnola, tds n. 8, sta recitando nell’arco del 2022 il proprio De Profundis avendo vinto solo 9 partite in 13 tornei disputati e non riuscendo a vincere due match di fila da febbraio. La 28enne di Caracas vinse qui a Cincinnati nell’edizione 2017, ma i ricordi di quel successo oramai si affievoliscono sempre più.

IL TABELLONE DEL WTA 1000 DI CINCINNATI

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ATP

Sinner gioca un match ordinato e raggiunge per la prima volta in carriera il terzo turno a Cincinnati

L’altoatesino limita gli errori approfittando di una versione di Kecmanovic particolarmente fallosa

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Jannik Sinner - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

[11] J. Sinner b. M. Kecmanovic 7-5 3-1 rit. (da Cincinnati, il nostro inviato)

Jannik Sinner sconfigge Miomir Kecmanovic che sotto di un set e un break è costretto a ritirarsi per un malessere non specificato. Così Sinner raggiunge per la prima volta in carriera gli ottavi a Cincinnati dove domani affronterà Felix Auger Aliassime che ha sconfitto nettamente, in mattinata, Alex De Minaur. L’altoatesino ha giocato una partita ordinata soprattutto in risposta dove è riuscito costantemente a mettere sotto pressione Kecmanovic. Rispetto alla partita contro Kokkinakis, Jannik ha tenuto meglio la diagonale sinistra anche aiutato da una versione del serbo particolarmente fallosa e imprecisa. Era un match che nascondeva delle insidie, sia a livello fisico perchè Sinner veniva da una battaglia di più di tre ore, sia a livello tattico perchè Kecmanovic è un giocatore completo che ama giocare di ritmo. La superficie prediletta del serbo infatti è proprio il cemento dove in questa stagione ha raggiunto i quarti di finale sia ad Indian Wells che a Miami. Ora per Jannik la sfida contro il giovane canadese contro il quale ha perso nettamente l’unico precedente disputato lo scorso maggio sulla terra veloce di Madrid.

PRIMO SET

 

La partita si gioca sul “Court 4” dopo la battaglia tra Rublev e Fognini che ha quasi raggiunto le tre ore di gioco. Dopo la vittoria il russo si è intrattenuto con i fan mentre Fabio all’uscita dal campo ha ringraziato gli spettatori che si complimentavano per la partita. Sinner esce meglio dai blocchi, impatta bene la risposta e trova sempre una buona profondità da fondo campo. Il serbo sembra contratto e già nel quarto game si trova a dover annullare tre palle break consecutive dopo un vincente di Sinner con il rovescio incrociato. “La risposta” dice Vagnozzi che si fa sentire maggiormente rispetto alla partita di ieri. Kecmanovic annulla le prime due palle break ma nulla può su un’accelerazione incrociata di dritto di Sinner a tutto braccio. Nel momento in cui si deve confermare il break anche l’altoatesino accusa un passaggio a vuoto e con due errori gratuiti restituisce immediatamente il break. La partita non decolla, esagerano nel cercare di spingere ogni palla. In questo momento entrambi dovrebbero riguardare i tre pallonetti in recupero messi a segno da Schwartzman contro Karatsev quando si trovava in una situazione di difesa. I due giocatori riescono a trovare continuità al servizio e senza particolari scossoni Kecmanovic si trova a servire sul 5-6 per restare nel set.Stai basso in risposta” ripete Vagnozzi dopo ogni punto, un gratuito di dritto del serbo in uscita dal servizio porta Sinner ad avere due set point. “ Sulla seconda di servizio fai un passo indietro” dice Vagnozzi, con una risposta vincente Sinner si porta nuovamente a set point. Un urlo liberatorio di Sinner accompagna il rovescio lungolinea in rete di Kecmanovic. Jannik ha avuto bisogno di sei set point ma alla fine è riuscito a vincere il primo parziale.

SECONDO SET

Sinner prende fiducia all’inizio del secondo set mentre dall’altra parte Kecmanovic continua a commettere molti errori gratuiti. L’altoatesino va immediatamente in vantaggio di un break anche nel secondo parziale e nel quinto gioco improvvisamente il serbo si avvicina all’arbitro e si ritira. “ Riprenditi Miomir” urla qualcuno dal pubblico, Vagnozzi e Darren Cahill lasciano velocemente il Court 4 per incontrare Sinner fuori dalla player lounge dove discuteranno della partita prima che Jannik si presenti in zona mista.
Una partita difficile da interpretare anche per le condizioni dell’avversario, domani lo aspetta un giocatore che fa della discontinuità il suo marchio di fabbrica. Una cosa da aggiustare per Jannik è sicuramente la resa sulle palle break, nelle due partite giocate fino ad oggi ha ottenuto strappato cinque volte la battuta su ben ventidue palle break a disposizione. Tatticamente sarà una partita più simile a oggi rispetto a quella con Kokkinakis, sicuramente il canadese serve meglio rispetto a Kecmanovic ma gioca bene con entrambi i fondamentali senza avere però nessun colpo particolarmente incisivo. Rispetto a oggi potrebbe essere importante riuscire a rispondere con i piedi dentro al campo per togliere tempo ad Aliassime. Match che si preannuncia quindi difficile ma alla portata per Sinner che andrà a caccia del quinto quarto di finale 1000 in carriera.

Il tabellone completo dell’ATP di Cincinnati

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