Quali sono gli infortuni più frequenti nei tornei dello Slam?

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Quali sono gli infortuni più frequenti nei tornei dello Slam?

Strappi o tendinite? Abbiamo dato un’occhiata ai numeri di Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open con l’aiuto di una specialista

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(AP Photo/Andy Brownbill)

Nelle scorse settimane ci siamo occupati della definizione dei vari tipi di infortunio addominale che possono colpire un atleta. Oggi invece proveremo ad allargare lo spettro dell’analisi mostrando degli studi statistici inerenti al numero e al tipo di infortuni registrati nel tennis moderno. Per farlo abbiamo contattato la Dottoressa Babette Pluim, già presidente della STMS (Società di medicina e scienza del tennis) e autrice di numerose ricerche in materia, la quale ha gentilmente risposto inviandoci undici articoli sul tema delle lesioni nel tennis pubblicati in riviste scientifiche come il “British Journal of Sport and Medicine” e “Medicine and Science in Tennis”. Ne abbiamo selezionati quattro, uno per ogni torneo dello slam, chiarendo obiettivi, periodo temporale, esposizione, calcolo dell’incidenza, risultati e conclusioni di ogni ricerca.

DEFINIZIONE DI STANDARD TERMINOLOGICI E METODOLOGICI

A seguito di discussioni tra diversi organi di governo del tennis nazionali e internazionali, l’ITF facilitò la creazione di un gruppo di undici membri (fra cui la Dottoressa Pluim) per elaborare dei parametri standard per il controllo di infortuni e malattie specifiche per il tennis ad ogni livello, seguendo l’esempio di altri sport come calcio, rugby e cricket. La riunione del gruppo si svolse nell’aprile 2009 presso gli uffici ITF di Roehampton, vicino a Londra (dove si giocano le quali di Wimbledon), e produsse questo documento. Di seguito alcuni degli standard terminologici e metodologici elaborati dal gruppo:

 
  • Si parla di condizione medica piuttosto che di infortunio, dato che si comprendono anche le malattie. Le condizioni possono essere classificate in base al modo in cui si presentano. Una condizione di esordio acuto deriva da un evento specifico e identificabile o quando si verifica un’improvvisa comparsa di dolore o disabilità (relativamente grave). Una condizione a insorgenza graduale si manifesta per un periodo di tempo prolungato, oppure quando si verifica un aumento graduale dell’intensità del dolore o della disabilità senza che un singolo evento identificabile sia responsabile della condizione. Esempi di condizioni di esordio acuto includono strappi muscolari e fratture, mentre le condizioni di esordio graduale includono tendinopatia e sindrome da sovrallenamento.
  • Il tipo di lesione è stato classificato come (1) osso, (2) articolazione (non ossea) e legamento, (3) muscolo e tendine, (4) pelle, (5) sistema nervoso centrale/periferico o (6) altro. La posizione della condizione medica è stata raggruppata nelle seguenti categorie: (1) testa e collo, (2) arti superiori, (3) tronco, (4) arti inferiori e (5) altro. Ogni condizione medica è stata quindi classificata in base a queste due categorie. Ad esempio, le lesioni che raggruppano muscoli e tendini sono state suddivise in (1) rottura muscolare, strappo, spasmo o crampo (RTSC) o (2) strappo tendineo, tendinopatia o borsite (TTB).
  • L’esposizione alla partita (ME) è definita come misura unitaria di un incontro (compreso il riscaldamento in campo) tra giocatori in competizione. Tuttavia, l’esposizione può anche essere riferita alle sessioni di allenamento. Altre metriche possono essere le ore di esposizione dell’atleta o i set totali giocati oppure ancora il numero di giochi totali, che fanno aumentare la ME totale.
  • L’incidenza di infortunio è determinata in base all’esposizione di un atleta a un evento, sia esso partita o allenamento, ed è calcolata come il quoziente di infortuni per 1000 esposizioni di partita (ME). Il calcolo del tasso di incidenza varierà a seconda del tipo di metrica posta a denominatore.
  • I moduli di raccolta dei dati standardizzati, che possono essere presentati in formato elettronico o cartaceo, dovrebbero essere utilizzati in modo coerente durante tutto lo studio e guide d’uso per completare i documenti dovrebbero migliorare notevolmente l’accuratezza e l’affidabilità con cui vengono completati i moduli di relazione, garantendo l’anonimato e la riservatezza degli atleti.

Le definizioni e la metodologia proposte all’interno di questa dichiarazione di consenso portarono alla raccolta di dati medici più coerenti e comparabili per il tennis. Gli anzidetti standard sono stati aggiornati due anni fa nel luglio 2019 su proposta del CIO. La revisione della dichiarazione di consenso contiene raccomandazioni specifiche per il tennis che riguardano le dinamiche di infortunio, le modalità di insorgenza, la classificazione delle lesioni, la durata dell’infortunio, l’acquisizione e la segnalazione, l’esposizione del rischio e la popolazione di studio. È stato per esempio raccomandato di esprimere il rischio come il numero di infortuni per 1000 ore e per 1000 giochi giocati, in quanto ciò consentirà il confronto tra i sessi e le superfici di gioco. Tuttavia, potrebbe non essere possibile raccogliere dati così dettagliati in ambito ricreativo, quindi gli infortuni per 1000 set o partite potrebbero essere sufficienti.

Il tennis prevede il carico della parte superiore e inferiore del corpo, in netto contrasto con sport come il calcio, la corsa e il pattinaggio, dove il carico interessa principalmente la parte inferiore del corpo. Poiché sono coinvolti sia gli arti superiori che quelli inferiori, è fondamentale monitorare il carico sia sulla parte superiore che su quella inferiore del corpo per fare inferenze significative sul carico effettivo e sui conseguenti impatti sulla salute dell’atleta. Questo monitoraggio è un’enorme sfida nella pratica, ma in futuro sensori e video-analisi potrebbero apportare vantaggi.

US Open

Obiettivi: conoscere la tendenza delle lesioni e del tipo di lesioni nel tennis professionistico esaminando un periodo temporale il più possibile ampio di anni in cui il torneo si è disputato.

Periodo temporale: 16 anni (1994-2009) 

Esposizione: per questo studio è stata utilizzata l’esposizione di un atleta a un evento sia esso partita o allenamento ed è stata calcolata come il quoziente di infortuni per 1000 esposizioni di partita (ME). Le esposizioni alla partita hanno considerato due esposizioni per ciascuna partita di singolare (due giocatori per partita) e quattro esposizioni per ogni incontro di doppio (quattro giocatori per partita).

Incidenza: si sono registrati nel periodo 1219 casi, di cui 515 riferiti alle donne e 704 agli uomini, con 701 casi di lesioni acute e 495 casi di lesioni a insorgenza graduale.

Risultati: secondo questa analisi si è verificata una fluttuazione statisticamente significativa degli infortuni nel periodo di tempo analizzato (p <0,05). Ci sono stati in media 76,2 ± 19,6 infortuni totali, con un tasso di incidenza medio del 55,56 per 1000 partite di esposizione per gli uomini e di 40,64 per le donne (Figura 1). Il tasso di lesioni agli arti inferiori è stato più alto di 1,3 volte rispetto alle lesioni agli arti superiori e del triplo rispetto alle lesioni al tronco (p <0,01), con una tendenza uguale tanto per uomini e donne (Figura 2). Le lesioni muscolari o tendinee sono state il tipo più comune sia di lesione acuta che di lesione graduale. Le caviglie sono i punti del corpo dove si sono registrate le lesioni più comuni, seguite da polso, ginocchio, spalla/clavicola e piede/alluce. Il maggior numero di lesioni acute correlate a RTSC si è verificato nelle regioni dell’addome, della coscia e delle spalle, mentre la maggior parte delle lesioni TTB si sono verificate alla caviglia, al polso e al ginocchio. (Figura 3).

Conclusioni: il numero di casi di lesioni correlate a RTSC è stato significativamente superiore agli infortuni correlati al TTB (13,02 vs 10,22 per 1000 ME, p <0,05), sebbene nel complesso siano state osservate differenze minime (20,71 vs 19,85 per 1000 ME).

Figura 1. Tassi di infortunio per 1000 partite giocate allo US Open 1994-2009.
Figura 2. Andamento temporale delle lesioni degli arti inferiori, arti superiori, tronco e collo/testa.
Figura 3. Incidenza per 1000 partite giocate allo US Open (1994-2009) delle lesioni muscolari e delle lesioni tendinee suddivise per la parte del corpo dove si sono manifestate.

Wimbledon

Obiettivi primari: descrizione del tipo di lesione e delle modifiche al profilo degli infortuni durante dieci edizioni di Wimbledon. Obiettivi secondari: descrizione della differenza di genere nei tassi distribuzione e nella patologia di lesioni.

Periodo temporale: edizioni di Wimbledon dal 2003 al 2012.

Esposizione: per questo studio è stato utilizzato il numero di set giocati per singoli, doppi e doppi misti (ancora una volta, i singoli contano come due esposizioni e i doppi come quattro esposizioni per set).

Incidenza: a denominatore è stato posto il numero di set totali giocati da giocatori e giocatrici. Come numeratore sono stati usati i giocatori che si presentano con infortuni verificatisi sia in precedenza che durante il torneo. Un totale di 700 infortuni è stato registrato nel tabellone principale del periodo considerato su un totale di 12.212 set giocati.

Risultati: il tasso complessivo medio di esposizione alle lesioni per tutti i giocatori nel periodo è stato di 20,7 per 1000 set giocati. I tassi di infortunio sono stati inferiori per i giocatori di sesso maschile (17.7 rispetto a 23,4 infortuni per 1000 set giocati, Figura 4). Infortuni agli arti inferiori (47% e 49%), seguiti da arti superiori (28%) e tronco sono le lesioni più frequenti (Figura 5). I giocatori maschi hanno tassi uguali di stiramento/strappo muscolare e tendinopatia, mentre le giocatrici sembrano soffrire relativamente meno di lesioni muscolari rispetto alle lesioni ai tendini (Figura 6).

Conclusioni: i tassi di incidenza delle lesioni in questo Slam variano sia a livello di genere che temporale. Sistemi più robusti di raccolta dati sono richiesti nel tennis professionistico per consentire un’analisi più sofisticata dei dati sugli infortuni tra sessi, anni e diverse superfici di gioco.

Figura 4. Tassi di infortunio per 1000 set giocati a Wimbledon, 2003-2012.
Figura 5. Distribuzione percentuale tra arti inferiori, tronco, arti superiori di uomini e donne.


Figura 6. Tipologia di lesione in percentuale nei giocatori in alto e nelle giocatrici in basso.

Australian Open

Obiettivo: esaminare l’epidemiologia e la frequenza di trattamento delle lesioni durante l’Open d’Australia.

Periodo Temporale: sei edizioni, dal 2011 al 2016.

Esposizione: al fine di conservare tutti i dati di corrispondenza disponibili, una misura dell’esposizione che era fortemente e positivamente correlata alla durata della partitaè stata scelta. Si è optato per il numero di giochi, calcolando la frequenza per 10.000 giochi (GE), diversamente da quanto fatto a Wimbledon e allo US Open. Per i singolari ogni gioco equivaleva a due GE poiché entrambi i giocatori erano esposti allo stesso gioco, mentre per doppio e doppio misto si sono calcolati quattro GE per gioco. Nel caso di doppi misti conclusisi con un super tie-break del terzo set, i punti totali sono stati sommati e divisi per il numero medio di punti per game (sei) per calcolare il GE.

Incidenza: l’incidenza delle lesioni è stata definita come una consultazione medica verificatasi durante l’Australian Open con un medico nominato dal torneo. I dati sono stati raccolti per sesso, tipologia di lesioni e localizzazione, e sono stati riportati come frequenze per 10.000 giochi di esposizione.

Risultati: durante il periodo considerato, le giocatrici hanno registrato un tasso di incidenza di infortuni per 10.000 GE più elevato rispetto agli uomini (201,7 vs 148,6). Le donne hanno inoltre sperimentato un’incidenza assoluta più alta rispetto ai maschi per ogni singolo Australian Open (Figura 7). Lesioni degli arti superiori e inferiori hanno colpito in egual misura le donne, mentre le lesioni agli arti inferiori sono state predominanti nei maschi. Le parti del corpo maschili più frequentemente infortunate sono state il ginocchio (3,5 ± 1,6), seguito dalla caviglia (2.3 ± 1.3) e dalla coscia (2.3 ± 1.5), come illustrato dalla Figura 8. La spalla (5,1 ± 1,1 lesioni all’anno) è stata la più comune regione di lesione nelle femmine seguita dal piede (3,2 ± 1,1), polso (3,1 ± 1,5) e ginocchio (3,1 ± 1,1), come da Figura 8. Le lesioni muscolari, per entrambi i sessi, sono state il tipo prevalente di lesioni con un totale di 45,9 ± 3,3 e 56,5 ± 1,3 rispettivamente per maschi e femmine, seguite da lesioni ai tendini e distorsioni articolari (Figura 9).

Conclusioni: lo studio sugli infortuni registrati alle edizioni dell’Australian Open suggerisce che le donne si infortunano più frequentemente rispetto ai maschi. Con riferimento alla localizzazione delle lesioni e alla tipologia, i dati della ricerca sono in linea con i risultati di precedenti ricerche dei tornei dello US Open e Wimbledon. Si è registrato un incremento di fratture da stress durante il periodo di osservazione.

Figura 7. Incidenza totale di lesioni maschili e femminili (± DS) per 10000 giochi di esposizione.
Figura 8. Distribuzione media dell’incidenza delle lesioni tra le regioni anatomiche di uomini e donne.
Figura 9. Distribuzione media dell’incidenza delle lesioni per tipologia tra uomini e donne.

Roland Garros

Obiettivi: descrizione del tipo di lesioni e della loro localizzazione suddivise per sesso, con una popolazione di oltre 700 giocatori (400 uomini e 300 donne).

Periodo Temporale: 3 edizioni, dal 2001 al 2003.

Esposizione: questo studio considera i numeri assoluti dei giocatori (uomini o donne) che hanno richiesto assistenza medica.

Incidenza: si sono conteggiati i valori assoluti e le percentuali di distribuzione degli eventi registrati.

Risultati: in media, il 20% degli uomini e il 17% delle donne hanno consultato la squadra di medici per controllare se avessero una lesione. Il numero di lesioni annotate ciascuna l’anno è stato relativamente stabile sia fra i giocatori che fra le giocatrici. Gli uomini hanno mostrato un maggior numero di infortuni totali ogni anno, dovuto anche al fatto che nella popolazione considerata vi erano più uomini che donne (Figura 10). Gli infortuni più comuni sono stati quelli agli arti inferiori con il 45%, seguiti da arti superiori (30%) e tronco (25% fra addome e colonna vertebrale), come da Figura 11. Con riferimento agli arti inferiori, gli uomini sono colpiti principalmente da lesioni ai tendini, mentre le donne da lesioni muscolari e articolari (Figura 12). La frequenza di caviglie slogate è la stessa per ambo i sessi. Come tendinopatie si considerano lesioni micro-traumatiche che rappresentano il 36% del totale delle lesioni di arti inferiori negli uomini e il 28% nelle donne. Per quanto concerne le lesioni agli arti superiori, sono dominate dalla tendinopatia sia negli uomini (17%) che nelle donne (16%), seguite da dolori articolari (Figura 12). Le lesioni muscolari sono state rilevate raramente.

Conclusioni: il tennis di alto livello può provocare lesioni dell’apparato locomotore. Le lesioni agli arti inferiori sono state riscontrate con maggior frequenza (45%).

Figura 10. Distribuzione dei valori assoluti delle lesioni tra uomini e donne.
Figura 11. Distribuzione dei valori assoluti delle lesioni tra arti inferiori, arti superiori e tronco di uomini e donne.
Figura 12. Distribuzione tipologia di lesioni arti inferiori di uomini e donne in alto e arti superiori in basso.

CONCLUSIONI

Le quattro ricerche hanno chiaramente confermato che le zone del corpo di un tennista a maggior rischio di lesione sono gli arti inferiori, seguiti dagli arti superiori e in minor misura dalla zona del tronco e della colonna vertebrale. Tre tipologie di lesioni spiccano in tutte e quattro le ricerche considerate, tanto per uomini quanto per le donne, e sono le lesioni muscolari, le lesioni ai tendini e infine le lesioni articolari.

Per quanto concerne il genere, non possiamo stabilire se un genere è più soggetto a lesioni dell’altro, poiché i dati hanno mostrato che tanto a Wimbledon quanto all’Australian Open gli uomini si sono infortunati meno delle donne, ma la ricerca dello US Open ha mostrato come le lesioni femminili siano state sensibilmente inferiori, dato che ha confermato quanto era emerso dal vecchio studio condotto al Roland Garros, che considerava solamente il numero delle lesioni da parte dei tennisti.

Le tre ricerche sullo US Open, Wimbledon e l’AO sono state benedette dalla dichiarazione di consenso del 2009 (poi aggiornata nel 2019) e mostrano infatti metriche e metodologie similari, ma non uguali, soprattutto con riferimento al calcolo dell’incidenza degli infortuni. I disparati metodi di calcolo del tasso di infortunio, infatti, complicano il confronto fra i tornei. Date le differenze nei rapporti, sarebbe utile un metodo di confronto standard. Ciò aiuterebbe anche con i confronti dei tassi di infortunio tra i sessi, dato che i maschi a livello Slam giocano al meglio dei cinque set, mentre le donne al meglio dei tre.

Quindi, in ultima analisi si rammenta come la coerenza nella rendicontazione e l’utilizzo di una metodologia standardizzata sia anche l’obiettivo di tutte le ricerche sulla salute degli atleti e dei programmi di prevenzione degli infortuni e delle malattie. L’esperienza personale di chi scrive lo porta a ricordare l’intervento del Prof. David Adams dell’NHGRI (National Human Genome Research Institute) al convegno “Rare diseases and big data, from research to clinical practise”, svoltosi a Barcellona il 26 e 27 di Ottobre 2017. In quella circostanza, Adams chiarì come il mondo medico fosse del tutto privo di standard di raccolta e condivisione dei dati dei pazienti con riferimento alle malattie rare, avendo questi dati criteri di misurazione e raccolta differenti a vari livelli costituiti dalle famiglie più propense alla condivisione, istituzioni regionali, enti nazionali, ed enti transnazionali.

Va inoltre ribadito come sia fondamentale monitorare il carico sia sulla parte superiore che su quella inferiore del corpo per fare inferenze significative sul carico effettivo e sui conseguenti impatti sulla salute dell’atleta. Questa sfida potrà essere accolta nel prossimo futuro da sensori IMU, GPS e strumenti di video-analisi.

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Editoriali del Direttore

Su Jannik Sinner e gli altri azzurri a Montecarlo la penso così

8 k.o. su 9, ma quali sorprese? Molte analisi e qualche diagnosi. Cecchinato sottovalutato dall’opinione pubblica. Berrettini e Sonego diversi trend. Per Sinner pretese assurde

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Jannik Sinner - ATP Montecarlo 2021 (ph. Agence Carte Blanche / Réalis)

Solo il vecchio guerriero Fabio Fognini è in ottavi a Montecarlo, ma non è una sorpresa anche se gli azzurri al via e in tabellone di questo Masters 1000 erano nove (record). La tentazione di inserire qui un link all’articolo di presentazione al torneo nel giorno del sorteggio è irresistibile. Però quanto è successo, con quattro azzurri sconfitti contro avversari molto meglio classificati merita forse un’analisi e magari pure una diagnosi. Più facile la prima che la seconda.

Si è detto tanto volte che le classifiche, soprattutto con quelle “congelate” di questi tempi, lasciano spesso il tempo che trovano. Ma non proprio sempre quando il divario, sia di classifica sia di esperienza, è tanto alto. Fra Djokovic e Sinner 21 posti, da n.1 a n.22. Fra Goffin e Cecchinato 77 posti da n.15 a n.92. Fra Zverev e Sonego 22 posti da n.6 a n.28. Fra Rublev e Caruso 81 posti da n.89 a n.8. Insomma, tanta roba. E guarda caso l’unico a vincere Fognini su Thompson, 45 posti da n.18 a n.63. Avevano perso secondo classifica anche Musetti 84 con Karatsev 29, Fabbiano 171 con Hurkacz 16, Travaglia 67 con Carreno Busta 12. Quindi, a ben guardare, il solo ad aver perso contro un avversario peggio classificato è stato Matteo Berrettini, n.10 “congelato” con Davidovich Fokina n.58 in chiara ascesa.

Ai lettori di Ubitennis è inutile ricordare l’infortunio australiano di Matteo, lo stop di oltre due mesi, la diversa fatica che normalmente fa un giocatore d’un metro e 96 a ritrovare la miglior condizione psicofisica. Appena ha cominciato a giocare ha subito il break e non è mai stata la risposta la prerogativa tecnica che ha fatto le fortune del tennista romano. Che gli sia riuscito fare un break è già tanto. Ma se lui perde tre volte il servizio in due set, la maggior parte delle volte la campana suona a morto. Il trend sembra in discesa, ma certo quando sei n.10 e hai tanti cagnacci che ti vogliono mordere i polpacci è più facile scendere che salire.

 

Della sconfitta patita da Caruso con Rublev non c’è molto da analizzare. La differenza tecnica è troppo netta al momento. E non vedo come possa attenuarsi in prospettiva, perché il russo è pure più giovane di cinque anni. Vero che noi italiani siamo abituati a venire fuori alla distanza, ma è semmai Rublev che dovrebbe avere margini di progressi. Gli manca, ad oggi, un po’ di varietà e fantasia in più. Gioca bene, ma sempre uguale. Troppo prevedibile per fare quel salto di qualità che corrisponde ad un’affermazione in uno Slam.

Cecchinato si è detto contento di aver giocato alla pari con Goffin, a dispetto del 64 60: “Nel secondo set non ho mollato come parrebbe suggerire il punteggio, perché avremmo potuto essere 3 pari, non 6-0!”. Resta il fatto che credevo che Goffin fosse un po’ in calo e invece corre invece ancora come una spia. Ha ripreso come se nulla fosse – grazie anche all’indiscutibile intuito – anche alcune micidiali smorzate, specialità della casa Cecchinato. Certo a ripensare a quel “miracoloso” Roland Garros 2018 in cui Cecchinato battè proprio Goffin, sembra trascorso un secolo e non a favore del più giovane siciliano emigrato alla corte di Max Sartori. Ha vinto qualche partita però, dopo le delusioni australiane, e allora pian piano ritroverà la fiducia che gli serve. Tutti ricordano – è scontato – l’exploit parigino.

Però sul conto di Cecchinato e delle sue qualità mi sono accorto che serpeggia ovunque una certa sfiducia. Invece sarebbe giusto anche ricordare che uno che vince Budapest e Umago 2018, Buenos Aires 2019, fa finale a Cagliari al Forte Village 2020 e si comporta più che dignitosamente a Roma e al Roland Garros (dopo aver centrato in passato anche semifinali a Doha e Monaco 2019) scarso non è. Magari quel suo best ranking n.16 non lo centrerà mai più per il fatto che il suo miglior tennis sembra troppo circoscritto alla terra battuta e la stagione sul “rosso” è diventata troppo corta rispetto a un tempo, però che sotto la guida di una persona seria come Sartori Marco possa riguadagnare una cinquantina di posti secondo me è possibilissimo. Non è che i 40 che gli stanno davanti siano tutti fenomeni.

Per quanto concerne Sonego la testa è buona, il fisico anche, il coach è quanto di più serio e preparato ci sia in giro, i progressi per salire qualche posizione ancora ci sono. Magari non troppe. Ma i trentenni e over 30 che gli stanno davanti – augurando lunga vita agonistica a tutti – non sono pochi: a cominciare dai 3 Fab Four Djokovic, Nadal e Federer, per proseguire con Bautista Agut, Monfils, Goffin, Dimitrov, Fognini, Raonic, Wawrinka. Solo questi sono in dieci. Per carità, gli arriveranno tre, quattro o cinque che oggi gli stanno dietro (Musetti? Alcaraz? Karatsev?), però fategli fare qualche progresso che sicuramente farà e Lorenzo fra i primi 20 ci può arrivare, così come a suo tempo ci sono arrivati giocatori come Furlan, Gaudenzi, Seppi, Gaudenzi i quali avevano soprattutto nella testa, nella serietà, nella determinazione più che nelle caratteristiche tecniche la loro forza. Quindi il suo trend mi pare in ascesa, magari lenta, diesel, ma progressiva.

Lorenzo Sonego – ATP Cagliari 2021 (via Twitter, @atptour)

Arrivo al tennista cui sono dedicate le maggiori attenzioni, le profezie più lusinghiere: Jannik Sinner. La sua partita con Djokovic ha deluso chi stravedeva per lui, ma non chi conosce Djokovic e chi ha avuto modo di vedere quelle che sono ancora le carenze tecniche di Jannik. Carenze che Riccardo Piatti e lui conoscono benissimo, per fortuna.

Potrei partire dal post-match Djokovic-Sinner che, però, non dice in realtà niente che già non si sapesse o intuisse. Parla Djokovic e dice (come ampiamente titolato e riportato): “Sinner rappresenta il futuro del tennis, ma è già anche il presente”. Sinner, incassa il complimento, ma dice quel che pensa (lui e tutti…): “La strada è ancora lunga”. Farei qui una chiosa. Delle “investiture” (più o meno di cortesia) degli altri giocatori mi fido pochissimo. Ne ho sentite tante su tanti “prospect” che poi non si sono mai affermati. Da gran presuntuoso quale sono direi che mi fido più di me stesso. Perché su quei nomi che ho citato sopra non ricordo di avere avuto dubbi. Chissà, magari mi sono dimenticato invece quelli sui quali credevo di più. Ad ogni modo penso che la strada di Jannik sia più lunga di quanto pensi chi si illude anche se le premesse per un bel futuro ci sono tutte. Ho visto tanti dei migliori giocatori del mondo a 17-18-19-20 anni, come mi è capitato con Nadal, Federer, Djokovic e prima di loro, con Borg, McEnroe, Lendl, Noah, Wilander, Becker, Edberg, Chang. Non meno forte nelle giornate buone, Panatta. Forse un po’ d’occhio in tutti questi anni me lo sono fatto.

Sono proprio i limiti, ancora notevoli, di Sinner a farmi credere in lui. Moltissimi dei giocatori che ho citato sopra servivano proprio maluccio all’inizio della carriera. Penso in particolare a Borg, Lendl, Wilander, Sampras, Djokovic, Chang: tutti hanno fatto progressi enormi qualche anno dopo i loro primi exploit. A Jannik oggi manca la capacità di scendere a rete quando si è aperto il campo. Se trova uno che gli rilancia – e come glieli rilancia Djokovic! – quattro missili, al quinto tentativo sbaglia, inevitabilmente.

Borg sapeva a malapena volleare ai suoi debutti, e batteva maluccio. Si preoccupava di mettere più del 90% di prime, in molte occasioni, come quando giocò la finale di Parigi contro il paraguaiano Victor Pecci al quale voleva impedire gli attacchi sulla sua “seconda”. Lendl tirava forte, ma soprattutto di dritto. Il rovescio lo migliorò tantissimo tre o quattro anni dopo i primi successi. Mentre Wilander non tirava mai così forte. Semmai, soprattutto di rovescio, anticipava tantissimo. Non c’erano tanti giocatori capaci di giocare il lungolinea come lui. E anche i lob passanti. Però Wilander imparò ad andare a prendersi i punti a rete nell’88, nella finale dell’US Open in cui rovesciò contro Lendl l’esito della finale dell’anno precedente, sei anni dopo aver vinto il primo di tre Roland Garros. E dopo aver vinto un doppio a Wimbledon, lui che a rete all’inizio carriera non ci andava mai e fu perfino fischiato per i suoi asfissianti palleggi nella finale parigina con Vilas dell’82.

E Chang che si fece allungare la racchetta di qualche centimetro per migliorare l’efficacia del servizio, e cominciò a fare 7 o 8 ace a partita, sia pur sacrificando qualcosa nel controllo? E il rovescio di Sampras? Quando lo vidi perdere a Parigi da Chang, in una partita che credo di aver commentato insieme a Rino Tommasi, mi fece un’impressione per nulla positiva. Vero, peraltro, che Pete è stato un grandissimo giocatore dappertutto fuorché sulla terra rossa; uno che è stato n.1 di fine stagione per sei anni di fila, a Parigi ha raggiunto una sola semifinale. Come Cecchinato, mi verrebbe voglia di dire.

Ma perché il rovescio di Federer, di Nadal, a 20 anni era efficace come quello che i due hanno fatto vedere dopo i 30 anni? Peter Lundgren, uno dei primi coach di Federer, mi disse una mattina all’aeroporto di Melbourne: “Roger a rete è ancora un pesce fuor d’acqua, anzi ci si muove come se fosse circondato dai pescicani!”.

Ora smetto di attraversare i miei amarcord che non interessano nessuno, ma suscitano tanti ricordi in me, e dico che Jannik poteva giocare già ieri certamente meglio contro Nole ma si è scontrato contro una muraglia che credeva di conoscere per averla vista in TV, ed essercisi allenato un paio di volte (con anche il set di esibizione ad Adelaide), ma in realtà non conosceva. Un conto è vedere uno che risponde benissimo ed è considerato il miglior ribattitore della sua epoca, un altro è – pur dopo essersi allenato con lui e con Nadal – è ritrovarsi la palla che ti torna addosso in pancia, oppure già negli angoli, quando non hai ancora finito di riprenderti dall’esecuzione del servizio.

Fare il punto negli scambi da fondocampo a Djokovic è roba vera, non si può pretendere che ci riesca anche un pur promettentissimo giovanotto che sta lavorando duro da vero professionista. In qualche modo, eppure, ho avuto l’impressione che Novak lo temesse, ne fosse preoccupato. Forse era preoccupato del suo esordio sulla terra dopo due mesi di stop, fatto sta che l’urlo che ha cacciato quando ha vinto il primo set la dicono lunga.

Novak Djokovic – ATP Montecarlo 2021 (via Twitter, @atptour)

Oggi come oggi Jannik gioca il suo tennis basandosi su due colpi, in particolare il rovescio. E qualche gran dritto, incrociati come lungolinea, se la palla non gli arriva troppo bassa. Ma il servizio è da migliorare, come percentuale di prime, come angoli, come potenza, come velocità, come lancio di palla. La volée è da migliorare, sia come posizione sia come tocco. La smorzata è da migliorare. Il lob è da migliorare. Lo smash, al volo come al rimbalzo, è da migliorare. La tenuta fisica è da migliorare (questo lo ha ammesso anche lui stesso, che negli scambi lunghi fa fatica). L’approccio alla partita è da migliorare. La strategia di gioco, che a volte può essere anche semplicemente pazienza, oppure scelta del momento per spingere o per tenere, la capacità di pensare a un attacco in controtempo, a un serve& volley al momento giusto, al fattore sorpreso, è da migliorare. Oggi si può spendere per lui ancora l’ossimoro caro a Rino Tommasi: “un regolarista falloso”. Ma va aggiunto un bel… per ora!

Con tutti questi limiti – di cui per fortuna Jannik e il suo team sono perfettamente consapevoli (il guaio sarebbe se non lo fossero) e quindi sono certo che non si offenderanno se li ho elencati impietosamente – Jannik è a ridosso dei top 10. Considerando validi soltanto i punti ATP da metà agosto – quando si è interrotta la pausa COVID – a oggi Jannik sarebbe lì lì.

Quelli accennati sono limiti soltanto per chi viene considerato capace di migliorarli tutti, con il tempo e la pazienza che invoca Riccardo Piatti, perché per uno che ha le sue caratteristiche – solidità, maturità, potenza, serietà, determinazione, convinzione nei propri mezzi, formidabile timing sulla palla con entrambi i fondamentali, naturalezza e fluidità straordinarie (che i pur bravi Thiem, Tsitsipas, Zverev a mio avviso non hanno altrettanto sviluppato su tutti e due i lati…) per un ragazzo di 19 anni – è giusto, anzi sacrosanto, porsi obiettivi ambiziosi di crescita, di progresso.

Ripeto: anche contro Djokovic – che si è potuto allenare sulla terra rossa e proprio su quei campi da più di una settimana – Jannik ha mostrato personalità. Ha giocato decisamente male un paio di game, quello finale del primo set su tutti, il settimo game del secondo set quando poteva recuperare sul 2-4 il break, e si sa che nel tennis un paio di game, a volte un paio di punti, bastano a farti perdere una partita. Ma negli scambi ha retto molto meglio di tanti altri giocatori di nome contro il n.1 del mondo. Se avesse avuto uno un tantino più debole, e per tale intendo un Bautista Agut n.11 già battuto due volte, un Carreno Busta n.12, un Goffin n.15 – per non scomodare paragoni con un top-ten – l’esito secondo me sarebbe stato diverso. La verità è che da lui si pretende troppo e troppo presto. Pretese oggi assurde.

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Djokovic, lezione e investitura a Sinner: “È il presente e il futuro del tennis”

Nel match del giorno Jannik parte bene e va in vantaggio di un break, ma via via soffre la pressione di Nole, che domina alla distanza

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[1] N. Djokovic b. J. Sinner 6-4 6-2

Era stata presentata come la partita del giorno, e le attese non sono andate deluse, almeno per una buona oretta. Dopo il battesimo del fuoco ricevuto da Rafa Nadal sul Philippe Chatrier in autunno, il sacerdote Novak Djokovic ha somministrato il secondo segno sensibile al fenomeno nascente Jannik Sinner sotto la terrazza di Montecarlo. Sei quattro sei due per il primo favorito, un’ora e mezza abbondante molto lottata, giocata a ritmi esagerati e trapunta di scambi ad alta intensità. Poi Nole ha preso il sopravvento, e non sarebbe stato difficile prevederlo, ma chi voleva una partita – e un’altra conferma sulla crescita di Jannik – l’ha avuta.

Aveva iniziato molto bene il kid di Sesto Pusteria: secondo game in battuta molto sudato, offerto da un Djokovic intento a far intendere al ragazzo su quale pianeta fosse capitato, poi Sinner ha strappato il servizio al serbo nel terzo, complici un paio di vincenti da urlo, tra i quali ha particolarmente brillato un gran rovescio incrociato sulla linea, utile a provocare la sorpresa del numero uno. Jannik non ha però saputo consolidare, come si suol dire, e qui Djokovic non ha messo troppo di suo: un doppio fallo, un dritto tirato fuori con lo scambio in mano e un rovescio addosso alla star con il campo aperto sono valsi il pareggio: tanta ingenuità direbbero quelli che non hanno mai avuto a che fare con la pressione. Certo è che l’età verdissima in qualche modo può rappresentare un mismatch di non poco conto contro un avversario persino più famelico dei canoni quando deve inseguire. Si è un po’ disunito Jannik, ci mancherebbe: Djokovic gioca profondo come nessuno, si sa, e sulla seconda ha la bava alla bocca. Il combinato disposto, direbbe il giurista, ha costretto Sinner a forzare molte prime, con conseguenze problematiche sulle sue percentuali. Anche a questo è addebitabile il secondo break consecutivo Serbia, viatico al cinque due che pareva una precoce pietra tombale sulla frazione.

 

Detto questo, anche Nole di tanto in tanto pare umano, e Sinner certamente non vende la pelle a buon prezzo: gravato da un paio di errori di misura, dal trenta a zero a due punti dal set Djokovic ha subìto quattro punti consecutivi, consentendo al giovane collega di servire per il pareggio. Ma ribattitore migliore della storia del gioco non si diventa per caso: una manciata di palle a un palmo dal fondocampo hanno costretto Sinner a diversi fuori giri e a salvare un primo set point, prima che un nastro malandrino sul suo lungolinea, beffardo nell’apparecchiare il vincente al serbo, ne forzasse un secondo, stavolta raccolto da Nole con un forcing da dietro reiterato fino all’errore con il rovescio dell’italiano.

Jannik Sinner – ATP Montecarlo 2021 (ph. Agence Carte Blanche / Réalis)

Cinquantasei minuti, ritmi alti, lunghi scambi e una lotta tutt’altro che disprezzabile. Non male l’offerta di Jannik, forse un po’ troppo legata mani e piedi al vincente, con tutti i rischi del caso. Nole in giornata, lo è quasi sempre, quando impone la proverbiale pressione da fondo al momento è ancora un po’ troppo. E la sua giornata, già serena, è migliorata nel secondo set, a fronte della resistenza ora forse un po’ ammaccata del nostro: break Serbia nel quarto gioco. Sinner, puntiglioso, con il solito atteggiamento impeccabile, concentrato sul tema fino al parossismo, ora annaspante e sempre più ingarbugliato nella ragnatela. Poche chance per lui di rientrare; una, sostanzialmente, nel settimo game, quando Nole ha offerto palla break ingarbugliandosi con due doppi falli, ma qui è mancato Sinner, autore di una rispostaccia fuori di metri su una seconda attaccabile. La partita lì si è eclissata, insieme allo sguardo fattosi torvo del diciannovenne. Agli ottavi di domani, contro il campione di Miami Hubert Hurkacz o Dan Evans, andrà Djokovic, come sempre, come prevedibile. Per un’ora c’è stata partita, per il resto una lezione di cui Jannik saprà far tesoro.

Mi sento bene – ha detto Djokovic a Tennis TV -. Questo club è la mia base d’allenamento da 15 anni, mi sembra di giocare a casa. E’ stato un bell’esordio, non era una sfida semplice ma sono riuscito a trovare il ritmo e i colpi. Sinner colpisce la palla nel modo giusto più o meno su tutte le superfici, è polivalente, ha molto talento ed è in forma. E’ il futuro del nostro sport, e forse già il presente. Del resto ha già giocato la finale di un 1000 da teenager“. A diciannove anni Nole non era certamente prossimo a somigliare alla sua versione odierna.

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A Thompson è inviso il rosso, Fognini in souplesse a Montecarlo. Fuori Cecchinato e Caruso

Fabio regola l’australiano con un doppio 6-3. Negli ottavi attende Krajinovic o Londero. Niente da fare per Salvatore Caruso, sconfitto da Rublev

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Fabio Fognini - Montecarlo 2021 (foto via Twitter @ROLEXMCMASTERS)

[15] F. Fognini b. J. Thompson 6-3 6-3

Fabio Fognini potrà continuare a difendere la sua corona nel Principato. Facile, tranquillo, senza alcun inghippo di sorta il match vinto dal campione in carica nel secondo turno contro Jordan Thompson, collega che, consideratone il curriculum on clay, nelle previsioni non sembrava costituire ostacolo eccessivamente scomodo. E infatti. Troppo leggero sul mattone tritato il baffuto australiano: a disagio negli scivolamenti, presto incerto sulla posizione da tenere in campo e provvisto di cilindrata infinitamente inferiore, Thompson è da subito finito nel tritacarne negli scambi da dietro, e quando ha provato a uscire dalla stretta accorciando il rettangolo ha sovente sbagliato pesi e misure.

Sicuro e sereno, per quanto possibile, a Fabio è in linea di massima bastato tenere la palla profonda e carica per volare sul quattro a zero in meno di venti minuti: di Thompson è pervenuto solo un certo scoramento, spesso catturato dai microfoni a bordocampo facilitati nel loro compito dall’assenza di pubblico. “Hit the ball”, “what is that?”, “so bad” le autocritiche carpite dai tristi soliloqui di un giocatore sin qui capace di vincere appena nove partite nel Tour maggiore sul rosso, solo una, quella di primo turno contro lo svogliatissimo Benoit Paire, in un Mille.

 

Così l’unico duello degno di nota è stato quello, immancabile, innescatosi tra Fabio e la giudice di sedia, fiorito sull’unico break conquistato da Jordan nell’ottavo game con tre errori di dritto di Fognini. L’ultimo, largo di un millimetro, ha provocato la bagarre. “It’s a joke”, è uno scherzo, ha riferito all’arbitro il ligure, il quale, da quel momento, ha preteso il controllo a terra a ogni punto sospetto. Un minuto diversivo per dare un pizzico di pepe a un match proseguito senza sussulti anche nel secondo set, deciso da un break avvenuto nel quarto gioco e illuminato da un clamoroso passante vincente con il rovescio a una mano esibito da Fognini nel sesto, perla finale di una vittoria mai in discussione. Il suo percorso verso una difficile, nuova incoronazione proseguirà domani, negli ottavi, contro Filip Krajinovic. “È un giocatore con molto talento e gioca molto bene a tennis. Vale più della classifica che ha, infatti è stato tra i primi 30” ha commentato Fabio in conferenza. “Sarà una battaglia molto dura, 50-50. L’importante è stare in campo come in questi due giorni, atteggiamento giusto, per il resto il risultato è una conseguenza“.

[6] A. Rublev b. [Q] S. Caruso 6-3 6-2

La superiorità di Andrey Rublev nei confronti Salvatore Caruso si è palesata nella maniera più evidente in questo secondo turno che ha aperto il programma sul campo Rainer III. Il n. 8 del mondo è partito lanciatissimo e un break a freddo gli è bastato per far suo il primo set 6-3 senza concedere nulla. La potenza dei suoi colpi da fondo non ha minimamente risentito della superficie di gioco, e gli scambi sono sempre stati in suo controllo. La chance più grande per il siciliano c’è stata ad inizio secondo set quando il rovescio del russo ha fatto cilecca per un paio di volte: Caruso ha avuto le prime due palle break ma gli sono sfilate via in un attimo. Con il classico ‘occasione mancata, occasione subita’, Caruso ha poi perso la battuta nel game successivo, questa volta sbagliando lui sul lato del rovescio.

Nonostante ormai il punteggio fosse indirizzato in favore di Rublev, c’è stato comunque spazio per una piccola polemica. Sotto 1-3, 15-40, una prima di servizio di Caruso è stata chiamata fuori ma il giudice di sedia Bernardes è subito intervenuto, invitando l’italiano a ripetere la battuta. Quest’ultimo invece avrebbe voluto il punto e ne è scaturito un piccolo battibecco, rigorosamente in lingua italiana, culminato a fine game con un flebile “vaffa…” e punito con un code violation. Dopo 69 minuti di gioco è arrivata per 6-3 6-2 quella che può essere considerata una vittoria di routine per Rublev.

Ho fatto troppi errori, soprattutto in risposta – un fondamentale sul quale mi sento forte. Sono un po’ sorpreso da questo, anche perché lui non è il Bublik di turno che serve la seconda a 200 km/h. Contro un giocatore del genere non te lo puoi permettere” ha commentato Caruso in conferenza stampa. “Rispetto alla sfida dello US Open, nella quale ho giocato solo un set su tre, però sono stato più in partita. Sono comunque contento, anche perché la scorsa settimana sono stato male, mi sono allenato per la prima volta martedì scorso, in totale due volte e poi sono venuto qui“. Sul programma delle prossime settimane: “Giocherò sempre sulla terra, forse anche a Parma. Sono iscritto a Barcellona e Belgrado la prossima settimana, spero di entrare come alternate in uno dei due“.

[11] D. Goffin b. [Q] M. Cecchinato 6-4 6-0

Chi non ricattura i fasti del passato è Marco Cecchinato, che dopo aver lottato nel primo set cede di schianto il secondo contro un buon David Goffin, che si prende così gli ottavi del torneo monegasco. L’inizio di Marco non è dei migliori, il tennista italiano cede subito la battuta e si trova a rincorrere già dal terzo game. Le solite mancanze in risposta di Ceck si fanno sentire contro un Goffin particolarmente solido al servizio e chirurgico da fondo. Il momento per riprendere la partita in mano per Cecchinato arriva nel decimo game. Un bellissimo dritto diagonale di Goffin sulla riga gli nega la prima palla break, ma il belga commette un errore colossale con lo smash che concede una seconda palla break al suo avversario. Marco non riesce a prendere vantaggio nello scambio e Goffin chiude così game e set. La partita sostanzialmente finisce qui, il livello del tennis di Cecchinato cala vertiginosamente e il tennista belga non si fa problemi a chiudere la partita con un secco 6-0 in nemmeno mezz’ora.

Il secondo set mi è un po’ scivolato, ho avuto sempre palla game nei primi game; è finita 6-0, ma poteva essere 3-3″ ha raccontato Marco in conferenza. “Però non è stato un set che ho mollato. A livello di tennis è stato il match migliore dell’ultimo periodo, il primo set è stato alla pari e sul 5-4 ho avuto le chance per tornare in partita. Lui si muove bene e ha un tempo sulla palla pazzesco, ci conosciamo bene. La stagione comunque è lunga e ci sono molti tornei in cui posso fare bene. Parma? Sono contento, è un nuovo torneo in Italia. Da una parte spero di giocarlo, dall’altra… spero di non andarci e riposare prima del Roland Garros, perché significherebbe aver giocato abbastanza partite nei tornei precedenti“.

Goffin vendica così il 6-0 ricevuto da Cecchinato negli ottavi del Roland Garros 2018 e vola agli ottavi. Sulla sua strada potrebbe esserci un altro italiano, il nostro Lorenzo Sonego, oppure la testa di serie numero 5 Alexander Zverev.

Hanno collaborato Paolo Di Lorito e Giorgio Di Maio

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