Lesioni muscolari: si può giocare a tennis con uno strappo all'addome? Il caso di Djokovic

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Lesioni muscolari: si può giocare a tennis con uno strappo all’addome? Il caso di Djokovic

All’Australian Open si sono fatti male all’addome Berrettini, Ruud, Muchova e Djokovic, che ha vinto il torneo dominando la finale. Una lunga analisi e diversi pareri medici, tra cui quello del prof. Parra

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Novak Djokovic - Australian Open 2021 (foto © Peter Staples_ATP Tour)

L’Australian Open 2021 è stato il torneo della quarantena, degli allenamenti nelle camere d’albergo, di Naomi Osaka e Novak Djokovic, ma è stato anche il torneo dei guai muscolari all’addome. Dopo aver sollevato il trofeo, Djokovic ha dichiarato in conferenza stampa di aver convissuto con uno strappo al muscolo obliquo, così come Karolina Muchova – eliminata in semifinale da Brady – ha raccontato di aver giocato con uno strappo persino più grave di quello di Nole. Sono stati meno fortunati Casper Ruud e Matteo Berrettini, che a causa di infortuni addominali hanno dovuto rispettivamente abbandonare a metà l’ottavo con Rublev e lasciare strada a Tsitsipas prima di scendere in campo. Nel frattempo, il tennista italiano ha dovuto rinunciare ad altri due tornei ai quali aveva intenzione di partecipare (Rotterdam e Marsiglia) per le conseguenze dell’infortunio.

Con l’obiettivo di fare un po’ di chiarezza sulla natura e sulla frequenza delle lesioni muscolari, in particolar modo quelle a carico dei muscoli addominali, abbiamo avviato una piccola indagine tra i professionisti del settore. Abbiamo ascoltato i pareri di medici, fisioterapisti e osteopati per cercare di rispondere a queste domande:

  • Cosa sono e come vengono classificate le lesioni muscolari?
  • In quale circostanza è corretto parlare di strappo muscolare?
  • Quanto è frequente, per un tennista, infortunarsi all’addome?
  • Quante sono le possibilità di competere ad alti livelli con una lesione muscolare?

L’argomento è vasto e cercheremo di affrontarlo dalle angolazioni più utili a fare chiarezza. La prima puntualizzazione riguarda la classificazione delle lesioni muscolari, sulla quale c’è molta confusione – una confusione che viene spesso alimentata dalle affermazioni poco consapevoli dei ‘non sanitari’, compresi dunque gli stessi atleti e noi giornalisti. Il parere unanime degli esperti è il seguente: in assenza di un referto o dell’interpretazione di un medico, quello che dice un atleta vale quel che vale – tendenzialmente abbastanza poco. Questo perché è già difficile dialogare tra addetti ai lavori, in ragione delle diverse classificazioni che sono state utilizzate nel tempo per diagnosticare le lesioni muscolari e delle diverse interpretazioni che è possibile dare di una stessa lesione. 

 

Partiamo col dire che nel tennis ci si imbatte soltanto in lesioni muscolari di tipo indiretto – quelle dirette sono dovute a colpi o traumi contusivi, assenti in uno sport che non prevede contatti. Secondo una classificazione del 2013 (il Munich Consensus Statement), accettata in modo più o meno diffuso nella diagnostica sportiva, le lesioni muscolari sono classificate in quattro gradi di gravità crescente, i primi tre dei quali suddivisibili in due sotto-livelli:

  • 1 (A e B)
  • 2 (A e B)
  • 3 (A e B; iniziano a comparire evidenze all’esame diagnostico)
  • 4

In medicina non si parla dunque più di contrattura, elongazione, stiramento o distrazione/strappo. Il ricercatore in Medicina Fisica e Riabilitativa alla Sapienza di Roma Francesco Agostini ha definito lo strappo una definizione ormai un po’ ‘barbara’, con la quale siamo costretti a confrontarci perché è ancora molto utilizzata. Tendenzialmente, le lesioni di grado 1 e 2 non danno alcuna evidenza agli esami diagnostici, che per le lesioni muscolari sono l’ecografia e la risonanza magnetica. Seguendo la vecchia terminologia, corrispondono a contratture ed elongazioni – al limite stiramenti. Non è presente una lesione apprezzabile ma può comparire del dolore, comunque contenuto.

La situazione si complica dalle lesioni di terzo grado perché sopraggiunge una vera rottura delle fibre che corrisponde alle ‘vecchie’ definizioni di distrazione e strappo. Sia l’ecografia che la risonanza mostrano chiaramente l’interruzione delle fibre, che può riguardare una porzione meno (lesione 3A) o più ampia (3B e 4) del ventre muscolare, fino all’interruzione sub-totale che compromette quasi interamente la funzione del muscolo.

Occorre infatti specificare che nella maggior parte delle lesioni l’atleta si ferma per il dolore o per il timore di aggravare la situazione, piuttosto che per l’effettiva disfunzione del muscolo. Per arrivare al punto in cui un muscolo è sostanzialmente inutilizzabile serve che la lesione sia davvero molto grave, e questo succede pochissime volte.

Il professor Pier Francesco Parra, che da anni ricopre il ruolo di responsabile medico delle squadre italiane di Davis e Fed Cup, oltre che dei centri tecnici di Tirrenia e Formia, ci ha parlato di una classificazione in tre gradi nella quale il primo grado corrisponde ai primi due illustrati in precedenza, caratterizzati dall’assenza di evidenza diagnostica. I gradi 2 e 3 corrispondono dunque a distrazione e strappo, sebbene di strappo si possa già iniziare a parlare in caso di lesione di grado 2 ‘severa’. Giova infatti ricordare che l’ecografia – l’esame più indicato in caso di lesione muscolare – è operatore-dipendente, ovvero il referto dipende da chi svolge l’esame, e le diagnosi di uno stesso quadro clinico possono leggermente differire.

UNA LESIONE MUSCOLARE FA MALE – ANCHE ALL’ATLETA?

Ora che abbiamo risposto alle prime due domande dal punto di vista diagnostico, soffermiamoci su quello che ci interessa di più – come un paziente avverte una lesione muscolare e in particolar modo come l’avverte l’atleta, che in letteratura medica occupa una posizione a sé stante. L’efficienza muscolo-scheletrica di un atleta d’élite, infatti, non è paragonabile a quella di un comune mortale così come le metodiche riparative a disposizione, i tempi di recupero previsti e spesso anche la capacità di sopportare il dolore.

Prima puntualizzazione. Identificare il grado di una lesione non è sufficiente a determinarne il decorso clinico. Per una diagnosi completa, occorre valutare in quale misura il muscolo infortunato è implicato nel gesto sportivo dell’atleta e quali siano le altre caratteristiche della lesione. In particolar modo:

  • localizzazione (la lesione può essere più o meno profonda, più o meno vicina al tendine)
  • direzione (la lesione può essere longitudinale o trasversale)

Senza addentrarci troppo, possiamo dire che in linea di massima una lesione muscolare profonda è più grave, così come una lesione trasversale – che ‘interrompe’ il decorso delle fibre invece che andare nella stessa direzione – è molto più preoccupante di una longitudinale.

Ma a prescindere dal quadro clinico, una lesione muscolare ‘fa male’? Sì, sempre o quasi sempre. Dalla lesione di terzo grado in poi, il dolore è ben presente e di solito si accentua alla palpazione e con la contrazione muscolare. Diciamo ‘quasi’ perché le eccezioni, come in ogni settore, non mancano. Il dott. Agostini ha citato l’esempio di un atleta di medio livello che si è presentato all’attenzione del medico con una lesione della cuffia dei rotatori (giunzione muscolo-tendinea della spalla) pur senza avvertire sintomi di alcun tipo. Il prof. Parra ci ha addirittura parlato di un tennista che qualche hanno fa ha raggiunto gli ottavi a Wimbledon nonostante una lesione al polpaccio (distrazione di secondo grado avanzato) di oltre due centimetri, senza alcun tipo di bendaggio e senza accusare sintomi importanti – tra lo stupore generale dei fisioterapisti che si erano dedicati al suo caso.

Stiamo parlando di miracoli? Tutt’altro. Esistono condizioni più o meno ‘favorevoli’ per una lesione muscolare, che possono ridurre al minimo la sintomatologia, ed esistono atleti che sopportano il dolore meglio di altri. Maria Grazia Rubenni, responsabile medico del Settore Tecnico della FIGC, dice che la lunghezza del periodo di riabilitazione dopo un infortunio muscolare dipende dal soggetto. “Una stessa lesione può guarire in 15 giorni in un atleta e in 30 giorni in un altro, c’è molta variabilità. La riabilitazione procede per step: quando il paziente non sente più dolore, si passa allo step successivo”. Anche Rubenni ci fa l’esempio di un giocatore della nazionale italiana che ha giocato una manifestazione internazionale convivendo con uno strappo a un muscolo non così fondamentale per la pratica calcistica.

Il che ci porta all’ultima parte della nostra analisi: quanto sono importanti per il gesto tennistico i muscoli dell’addome, e in particolar modo i muscoli obliqui – quelli interessati dalle lesioni occorse a Matteo Berrettini e Novak Djokovic?

‘L’ADDOME DEL TENNISTA’: QUANT’È FREQUENTE QUESTO INFORTUNIO?

I muscoli dell’addome sono molto sollecitati nelle nostre attività quotidiane, poiché li utilizziamo per stabilizzare la colonna vertebrale quando dobbiamo compiere uno sforzo importante di qualsiasi tipo. Sollevare una cassa d’acqua, correre, tirare un pugno, tirare un dritto. I muscoli obliqui dell’addome – sono quattro, uno interno e uno esterno per ogni lato – hanno uno spessore di circa un centimetro e servono sia a sostenere l’espirazione, sia a flettere il torace sull’addome e a ruotarlo, sia ad aumentare la pressione addominale. Quest’ultimo accorgimento, ci spiega il dott. Agostini, serve a ‘schiacciare la colonna d’aria che è all’interno dell’addome e allevia il carico sulla schiena prima di sostenere uno sforzo importante‘. Considerando che il tennis è uno sport in cui il busto viene ruotato in modo violento innumerevoli volte durante una partita, concludiamo che sì, i muscoli addominali (obliqui compresi) sono fondamentali nella pratica tennistica. E non è raro che siano interessati da lesioni.

In ogni caso, la letteratura medica sportiva – lo conferma anche un documento rilasciato dall’ITF nel novembre 2019 – non è zeppa di esempi e riferisce come infortunio più frequente quello al muscolo retto dell’addome. In questo articolo comparso nel 2006 sul British Journal of Sport Medicine, l’autore si riferisce alla lesione del muscolo obliquo interno di un tennista come a una ‘lesione poco comune che si manifesta di solito sul lato non dominante (muscolo obliquo sinistro per un destro, per capirci). A Djokovic invece è capitato il contrario; da destro, si è fatto male all’obliquo destro.

Come mai, dunque, la letteratura medica sembra smentire il parere di medici e fisioterapisti che lavorano nel mondo del tennis? Una possibile spiegazione ce la offre il prof. Parra. “La lesione addominale è sempre più frequente nel tennis in relazione al fatto che il servizio diventa sempre più importante. Il retto è molto utilizzato, forse più dell’obliquo – ma nei cambi di direzione l’obliquo diventa cruciale“. Galeotto fu l’avvento dei big server, dunque, anche se nel caso di Djokovic il dolore si è presentato dopo una sfortunata scivolata sulla scritta ‘Melbourne’ della Rod Laver Arena.

Scendendo nel particolare, Djokovic ha parlato di uno strappo esteso per 1.7 centimetri al momento della mia prima risonanza, che si sarebbe aggravato fino a raggiungere i 2.5 centimetri di fine torneo. Durante una conferenza a Bercy nel 2019, Nadal ha parlato dell’infortunio all’addome patito dieci anni prima allo US Open – uno strappo che si sarebbe esteso dai 6 millimetri di inizio torneo ai 26 dell’ultimo esame effettuato, dopo la netta eliminazione in semifinale contro Del Potro. Come abbiamo già detto, in relazione alle dichiarazioni degli atleti c’è un problema di correttezza formale – in fondo il loro mestiere è giocare a tennis, non interpretare e parlare di ecografie e risonanze – a cui si aggiunge un problema di terminologia aggravato dalla traduzione. Se Djokovic ha parlato espressamente di ‘tear nelle sue dichiarazioni dopo l’Australian Open, volendo intendere chiaramente uno strappo, Nadal aveva parlato sia a New York nel 2009 che a Parigi nel 2019 di ‘strain‘, un termine che ha un ventaglio di significati più ampio. Il contesto, però, ci consente di dedurre che anche Rafa intendesse proprio parlare di strappo.

Adesso ci manca soltanto l’ultimo step. Si può giocare a tennis con uno strappo muscolare ai muscoli dell’addome, e in particolar modo si può riuscire a farlo a un livello tanto alto da vincere un torneo dello Slam?

A questa domanda è difficile rispondere perché le lesioni muscolari sono molto particolari e non sempre sono correlate al dolore nello stesso modo“, è il parere del dott. Agostini. Il parere del prof. Parra è molto articolato: “Se non ci sono armi per intervenire sulla lesione, è meglio non rischiare. Anche se oggi, tendenzialmente, le armi ci sono. Bisogna cercare sempre di intervenire per salvaguardare l’integrità fisica del giocatore, non pensando soltanto al torneo ma al prosieguo della stagione. I miracoli non esistono, esistono terapie ben fatte ma sempre con lo scopo di ottenere una restitutio ad integrum che permetta di proseguire l’attività sportiva. Se le lesioni di Djokovic e Berrettini sembravano lo stesse, evidentemente quella di Matteo era una lesione vera e propria. Capisco che Djokovic abbia avuto un grande fisioterapista, ma in presenza di una lesione vera e propria il tempo a disposizione per il recupero era troppo poco. Sono convinto che Nole abbia avuto una qualche lesione iniziale sulla quale, in qualche modo, sono intervenuti in modo efficace. Probabilmente, si trattava più che altro di uno stiramento“.

Giovanni Teoli, fisioterapista di Fognini dall’aprile del 2019 e presente quest’anno a Melbourne, racconta di aver visto Djokovic piuttosto in forma a ridosso delle ultime partite del torneo. Sulla possibilità di competere con uno strappo è cauto ma esprime ugualmente il suo parere: “Bisogna conoscere la localizzazione e la profondità di una lesione per giudicare. Per la mia esperienza, però, con lo strappo non ti muovi e devi fermarti per evitare che il periodo di stop si allunghi. A uno strappo si accompagna spesso un coinvolgimento vascolare e questo può tenerti fermo anche per un mese e mezzo o due mesi“. C’è proprio il caso di Fabio Fognini, che nel febbraio 2016 si ritirò dal torneo di Rio de Janeiro per un infortunio apparentemente simile a quello sofferto da Djokovic – uno strappo al muscolo obliquo, a seguito del quale fu costretto a rispettare un periodo di riposo di quasi due mesi. “Me lo ricordo quell’infortunio” racconta il prof. Parra. “Fabio era lontano da casa, la lesione era grossa e molto profonda e non ha avuto modo di intervenire subito come è abituato a fare. Ci sono state delle difficoltà oggettive. In ogni caso il recupero è stato nei tempi canonici, dato il tipo di lesione”.

C’è poi un ultimo tema da introdurre, che riguarda la differenza tra il tennis e gli sport di squadra. Facciamo l’esempio del calcio: un mese di stop, soprattutto in un periodo della stagione non particolarmente decisivo, può essere facilmente tollerato. Innanzitutto si gioca in undici, quindi c’è sempre qualcuno pronto a subentrare al tuo posto, e poi lo stipendio arriva comunque. A tennis, se non giochi non guadagni. E, va da sé, non vinci. Se giochi per migliorare record già leggendari, come nel caso di Djokovic che certo non sta a contare i milioni prima di andare in campo, la pressione a competere è persino maggiore.

Djokovic al termine della finale con Medvedev (AP Photo/Mark Dadswell)

Teoli ci spiega che una volta comunicato allo staff medico del torneo l’esistenza di un problema muscolare, si possono assumere antidolorifici per via orale – ma non è consentito fare iniezioni, sarebbe doping – e ce ne sono alcuni che agiscono abbastanza bene sui tessuti molli, dunque sul dolore associato all’infortunio. “L’eccesso di antidolorifici in fase acuta, però, può dare vasodilatazione e quindi aumentare la lesione” precisa il dott. Agostini. Si può utilizzare anche il neurotaping, quei cerotti colorati che stimolano il processo di auto-guarigione. “Io sono dell’idea che sulle lesioni muscolari si deve intervenire subito” dice il prof. Parra, che ha messo appunto una metodica laser per trattare le lesioni muscolari sulle quali le terapie tradizionali sono poco efficaci e la terapia chirurgica risulterebbe troppo invasiva. “Se nel tennis si aspettassero le 48 ore per intervenire, ci sarebbe un grosso svuotamento dei tabelloni!.

Per questo motivo il tennis, come tutti gli sport individuali, porta con sé un carico di difficoltà ulteriore. I tennisti sono costretti a decidere se è il caso di rischiare di compromettere una fetta di stagione per la prospettiva di vincere una partita in più, un titolo in più. “In un altro torneo mi sarei ritirato” ha detto Djokovic al termine della partita contro Raonic, quella successiva all’infortunio contro Fritz. Dal momento in cui ha accusato il dolore e si è fermato per farsi trattare sul campo, Nole è stato in campo circa altre dodici ore divise in quattro partite e mezzo – nelle quali ha battuto un top 20 (Raonic) e due top 10 (Zverev e Medvedev). Non sono mancati i momenti di difficoltà, e anzi contro Zverev ha giocato anche piuttosto male, ma non è mai apparso in particolare difficoltà fisica nel corso di queste partite.

Fonti interne al suo staff riportano un generico fastidio nell’esecuzione del dritto durante gli ultimi match a Melbourne, con scarsa influenza sull’esecuzione del servizio, e confermano la diagnosi di strappo. Ma ad eccezione di quanto dichiarato da Vajda, Ivanisevic e dallo stesso Djokovic, non ci sono state altre dichiarazioni ufficiali né conferme di carattere clinico sull’infortunio.

Pur prendendo atto che la letteratura medica non esclude la possibilità di proseguire l’attività sportiva in presenza di una lesione muscolare, quella di Djokovic non è stata una ‘semplice’ performance. Sembra lecito, anche alla luce dei pareri raccolti dagli esperti e in assenza della dichiarazione diretta di un membro dello staff medico di Nole o del torneo, ipotizzare che la lesione fosse in realtà meno grave di quanto reso pubblico dal numero uno del mondo. Ricordiamo che a fine anno sarà pubblicato un documentario nel quale, per conferma dello stesso Djokovic, verrà illustrato il processo di riabilitazione che ha portato il fenomeno serbo a vincere il suo nono Australian Open.

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ATP

ATP Washington, il tabellone: torna in campo Nadal, presenti anche Sinner e Seppi

Dopo quasi due mesi di stop e l’assenza a Wimbledon e Tokyo, Rafael Nadal torna in campo a Washington. C’è anche Jannik Sinner, che cerca di riscattarsi

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Rafa Nadal - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Appena dopo il termine del Roland Garros, che per lui si è concluso in semifinale al cospetto di un sontuoso Novak Djokovic, Rafael Nadal ha annunciato che non avrebbe partecipato a Wimbledon e alle Olimpiadi di Tokyo 2020 per la necessità di recuperare le energie in vista della parte conclusiva di stagione.

Lo spagnolo, che vanta già due ori olimpici (in singolare a Pechino 2008 e in doppio a Rio 2016), ha compiuto una scelta tutto sommato comprensibile. Con l’approssimarsi del trittico Toronto-Cincinnati-US Open e il dichiarato obiettivo di rimettere tennis nelle gambe, dopo quasi due mesi di stop, Nadal sarà a Washington, dove parteciperà per la prima volta in carriera al torneo di categoria ATP 500. Per Nadal sarà anche la prima volta che gioca un torneo sul duro tra la stagione sull’erba e i due Masters 1000 estivi nordamericani.

Lo spagnolo avrà ovviamente la prima testa di serie sulle spalle e dopo un bye al primo turno affronterà il vincitore della sfida tra Sock e Nishioka. L’eventuale ottavo di finale, secondo proiezione del seeding, sarebbe contro Lloyd Harris che però non sta attraversando un periodo di forma eccellente (una vittoria negli ultimi tre tornei disputati). Ai quarti Nadal incrocerebbe probabilmente uno tra Bublik e Norrie, che stanno disputando la miglior stagione della carriera e non sono avversari da sottovalutare – anche se con Norrie, Rafa, avrebbe il vantaggio di giocare ‘allo specchio’ contro un mancino.

 

Di seguito la parte alta del tabellone dell’ATP 500 di Washingon, che vede Dimitrov come seconda testa di serie più alta e ipotetico avversari di Nadal in semifinale. Il bulgaro però non si esprime ai suoi livelli da diversi mesi, e la sensazione è che Evans e Fritz, in un periodo di forma decisamente migliore (Fritz sembra aver recuperato rapidamente dall’operazione al menisco), abbiamo più chance di spingersi avanti. Occhio anche a Nick Kyrgios, sconfitto nettamente da Norrie ad Atlanta e opposto al primo turno a McDonald; l’eventuale sfida contro Paire al secondo turno accenderebbe facilmente gli entusiasmi del pubblico di Washington.

(clicca per ingrandire)

Un italiano, il deluso Jannik Sinner reduce dalla brutta sconfitta di Atlanta contro O’Connell, si trova invece in cima alla parte bassa del tabellone. La strada che potrebbe portare Sinner, quinta testa di serie, ad affrontare il secondo favorito Auger-Aliassime in semifinale è però lastricata di difficoltà e lo scarso periodo di forma del tennista italiano (forse anche influenzato dalle critiche per la scelta di non andare a Tokyo) non contribuisce ad aumentare la fiducia. L’esordio di Sinner avverrà contro un qualificato o più probabilmente contro Emil Ruusuvuori; una sfida già non semplice, ma il livello di difficoltà si alzerebbe ulteriormente agli ottavi contro – probabilmente – Sebastian Korda. Ai quarti ci sarebbe poi de Minaur; insomma, non certo un sorteggio ideale per chi ha bisogno di ritrovare la vittoria, e magari anche più di una.

ll secondo italiano presente in tabellone, Andreas Seppi, potrebbe invece essere il primo avversario di Auger-Aliassime ma prima dovrà superare il primo turno contro un qualificato. In questa zona di tabellone è da tenere d’occhio anche a Opelka – reduce dai quarti di Atlanta.

(clicca per ingrandire)

A.S.

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ATP

Kyrgios perde ad Atlanta e bisticcia con Ruud su Twitter

L’australiano cede a Norrie con un netto 6-1 6-4 e poi polemizza con il norvegese sui social. “Stai rubando punti nei tornei minori”

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Nick Kyrgios ad Atlanta 2021 (Credit: @ATLOpenTennis on Twitter)

Altro giorno, altra polemica che coinvolge Nick Kyrgios. Ad Atlanta l’australiano è stato eliminato da Cameron Norrie con un netto 6-1 6-4, senza di fatto mai entrare in partita, e si è poi reso protagonista dell’ennesima scaramuccia social. Da quando le sue apparizioni sul Tour si sono fatte più rare, si sono invece moltiplicate le discussioni sui social o le dichiarazioni controverse, anche se forse è solo il fatto che certi sassi siano lanciati da lontano che amplifica poi l’effetto. Il teatro della nuova diatriba è stato Twitter, coprotagonista del dramma Casper Ruud. Tra i due non corre buon sangue dal (tristemente) noto episodio della squalifica di Kyrgios a Roma 2019: l’australiano fu punito e multato per aver lanciato una sedia in campo (tra le altre cose), mentre il norvegese accolse la sanzione esultando platealmente per il passaggio del turno, ricevendo poi gli sberleffi di Nick per tale gesto.

Stavolta il norvegese, che attende di giocare a Kitzbuhel la sua terza semifinale consecutiva dopo aver vinto i tornei di Bastad e Gstaad, ha risposto ironicamente a un Tweet del profilo ufficiale dell’ATP nel quale si chiedeva di formulare qualche domanda per Kyrgios. “Qual è il suo torneo su terra preferito?” ha scritto Ruud con intenti evidentemente ironici (se non apertamente polemici).

La risposta, anzi, le risposte dell’australiano non hanno tardato ad arrivare. Ufficialmente infatti la replica di Nick è un commento sferzante, ma pacato: “Questo è un classico. Casper Ruud sei un buon giocatore, ma sappiamo tutti che stai rubando punti grazie a quei tornei“. Il riferimento è ovviamente alla finora trionfale campagna del norvegese nei tornei minori su terra post-Wimbledon, storicamente più poveri di concorrenza e frequentati per lo più da amanti del rosso in cerca di punti. In precedenza Kyrgios aveva anche commentato con un “facepalm” (la faccina che si batte la fronte con la mano in segno di disappunto) l’elenco dei quattro semifinalisti del torneo di Kitzbuhel.

 

C’è però il sospetto che questa sia soltanto la seconda risposta di Kyrgios, perché su Twitter è stato diffuso uno screen che riporta una frase molto meno elegante, un laconico “tua mamma“. Il commento non è più reperibile o perché cancellato rapidamente o perché mai esistito. Non sarebbe impensabile infatti che lo screen possa essere stato allestito ad arte e non ci sono conferme attendibili della veracità del commento. Tuttavia per dovere di cronaca vale la pena menzionare la cosa.

Qui il tabellone aggiornato di Atlanta e degli altri tornei di questa settimana

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Flash

Si può giocare a tennis in Moncler? Courmayeur ospiterà un torneo WTA

La Val d’Aosta aprirà una mini-stagione indoor italiana che includerà Next Gen Finals, ATP Finals e Coppa Davis. La WTA annuncia anche altri tre tornei: Chicago, Portoroz e Tenerife

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Courmayeur, dove si svolgerà un torneo WTA 250 in ottobre (Photo Courtesy of Courmayeur Mont Blanc)

Grandi novità per il tennis italiano: Courmayeur, nota meta sciistica ai piedi del Monte Bianco, organizzerà un WTA 250 sul cemento indoor fra il 23 ed il 31 ottobre. Il torneo al Courmayeur Sport Center e avrà un montepremi di 235.238 dollari, e sarà il primo evento femminile indoor a disputarsi in Italia dai tempi del sintetico di Cesena 1992 (l’anno prima si era invece giocata l’unica edizione WTA del torneo di Milano).

Non è da escludere che diversi nomi di spicco possano decidere di partecipare, visto che sarà l’ultima occasione di andare a punti in ottica WTA Finals; qualora le ultime posizioni fossero ancora in bilico, quindi, è presumibile che le contendenti possano decidere di darsi al tennis alpino come tappa finale per volare a Shenzhen. Ricordiamo che quest’ultime (e l’Elite Trophy di Zhuhai) sono gli unici eventi dello swing asiatico a non essere stati cancellati, motivo per cui si è resa necessaria la creazione di nuovi tornei autunnali.

Il torneo sarà operato da Makers, gruppo che si occupa dell’organizzazione di eventi (fra cui il Challenger di Milano), ma stando al comunicato ufficiale è stato fondamentale anche l’apporto dell’amministrazione comunale, in un luogo digiuno di tennis dal 2011, quando si svolse l’unica edizione del Challenger maschile vinta da Nicolas Mahut.

 

“Il ritorno del grande tennis a Courmayeur Mont Blanc è una conferma per la nostra località”, ha detto il sindaco Roberto Rota. “Ci candidiamo a ospitare eventi che possano attrarre non solo pubblico in presenza, ma anche accendere i riflettori del grande sport sulle nostre strutture e sulla località in generale. Siamo felici e orgogliosi che Courmayeur e i suoi campi da tennis indoor siano stati scelti dalla WTA per una competizione del circuito in un mese come ottobre, fondamentale per il nostro turismo e per la nostra idea di destagionalizzazione e promozione di stagioni come l’autunno, meravigliose per le attività sportive e outdoor. Courmayeur Mont Blanc è per tradizione e natura la culla dell’alpinismo e degli sport di montagna, ma è anche dotata di infrastrutture all’altezza, come il Courmayeur Sport Center che ospiterà l’evento, e di una sensibilità particolare nei confronti delle altre discipline sportive, questo evento ne è la prova”.

IL TRIANGOLO DEL TENNIS

Si prospetta dunque un autunno italocentrico dal punto di vista tennistico, visto che il torneo di Courmayeur farà da apripista alle Next Gen Finals di Milano (non svoltesi lo scorso anno) e soprattutto alla prima edizione torinese delle ATP Finals; successivamente il capoluogo piemontese ospiterà anche due gironi delle finali di Coppa Davis. A questo encore si aggiungono i tornei sul rosso già giocatisi a Cagliari (maschile), Parma (femminile e maschile in settimane consecutive), Roma (combined) e Palermo (femminile); nonostante alcuni di questi tornei siano probabilmente destinati ad essere dei monouso, è innegabile l’attestato di fiducia della comunità del tennis internazionale nei confronti del tennis italiano.

NUOVI TORNEI WTA

Oltre a Courmayeur, tre nuovi tornei rimpolperanno la programmazione femminile, come detto orfana di quasi tutti i tornei orientali. Questo il calendario post-US Open (i nuovi tornei sono evidenziati in rosso):

  • La settimana del 13 Settembre si giocherà in Lussemburgo e a Portoroz in Slovenia (entrambi WTA 250)
  • La settimana del 20 settembre si giocheranno il 500 di Ostrava e il 250 di Seoul
  • La settimana del 27 settembre si disputerà il nuovo 500 di Chicago
  • Nelle due settimane che vanno dal 4 al 17 ottobre si giocherà Indian Wells
  • Nella settimana del 18 ottobre si disputeranno il 500 di Mosca e il 250 di Tenerife
  • Dal 25 ottobre (le qualificazioni iniziano il 23) avrà luogo per l’appunto Courmayeur.

Nelle due settimane successive si dovrebbero giocare prima Zhuhai (dal primo novembre) e poi Wuhan (dall’8); in questo momento però non sono confermati sul sito della WTA. Steve Simon, il chairman del circuito, ha rilasciato una breve dichiarazione in merito, inclusa nel comunicato ufficiale: “Quest’ultima fase del calendario del WTA Tour porterà il numero dei tornei sopra i 50, continuando ad offrire una piattaforma globale per promuovere il tennis femminile […]. Siamo felici del novero di tornei che abbiamo organizzato per la fine della stagione e non vediamo l’ora di poter dare maggiori informazioni riguardanti le WTA Finals”.

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