Fognini amareggiato: "Ruud ha giocato al di sopra del suo livello, è stato più fortunato"

Flash

Fognini amareggiato: “Ruud ha giocato al di sopra del suo livello, è stato più fortunato”

Commento come sempre molto schietto di Fabio, fuori nei quarti a Montecarlo: “Peccato per il clima freddo quest’anno. Ora non farò tutti i tornei, ma giocherò di sicuro tra Roma e Roland Garros”

Pubblicato

il

Fabio Fognini - ATP Montecarlo 2021 (ph. Agence Carte Blanche / Réalis)

È stato un pessimo venerdì per Fabio Fognini, che ha perso le speranze di difendere quel titolo vinto in modo fantastico sulla terra di Montecarlo due anni fa. Si è fermato nei quarti di finale, battuto in due set da Ruud. Il norvegese ha concesso davvero poco, mentre il nostro ha avuto un paio di momenti di sbandamento nel secondo set che hanno segnato il match. Come se non bastasse, ha dovuto lasciare anche il torneo di doppio, perdendo contro la prima coppia del mondo, Cabal e Farah. In coppia con Schwartzman questa settimana ha raccolto un paio di vittorie e soprattutto si è divertito, trovando un buon feeling sul campo con ‘El Peque’.

Insomma, nonostante i tanti punti ATP lasciati per strada (scenderà alla 27esima posizione da lunedì), non è stata una settimana del tutto negativa per Fognini. Anche considerando da dove partiva, perché a Marbella ha preso una stesa da Munar iniziando col piede sbagliato la stagione su terra. Una delle note stonate è stata il clima monegasco, tutt’altro che gradevole in questa settimana. Lo ha ribadito Fabio nella breve conferenza stampa post-mach: “Abbiamo preso un sacco di freddo. Condizioni bruttissime. Il vento ci può stare perché siamo a pochi metri dalla spiaggia. Però tutti i giorni c’è stato freddo. Solo il sabato mi pare che ci sia stata una bella giornata, poi da domenica sempre freddo e pioggia. Bruttissimo. Peccato, perché questo torneo con un bel clima – sì anche perché l’ho vinto – è uno dei palcoscenici più belli al mondo”.

Tornando sulla partita persa con Ruud, Fognini ha detto di essere abbastanza inca… volato (oltre che infreddolito): Ho perso un primo set molto strano e non mi va giù. Poi nel secondo ho giocato male quel game sul 2-0 con 2/3 dritti sbagliati. Ho sempre rincorso. Lui poi ha giocato molto al di sopra rispetto al suo livello normale secondo me. Ha sbagliato molto meno. Ha avuto anche un pochino di culo, se si può dire. Ma quel set non mi va giù, ho avuto più chance io, ho perso quel game sul 5-4 da 40-15 in modo molto stupido. Il primo doveva essere mio, poi magari perdevo al terzo perché lui è uno che su terra vale i primi 10 o 15 del mondo. Però ho ritrovato il mio tennis e sono contento“.

 

Adesso Fognini sarà a Barcellona per continuare la stagione sul rosso: “Gioco a Barcellona e poi studio un po’ la situazione. Mi sono iscritto dappertutto perché con queste regole qua… Non credo però di giocare tutto onestamente. Posso dire che giocherò nelle settimane dopo Roma (per via del rinvio del Roland Garros di una settimana, ndr) perché gente come me non può stare ferma per due settimane. Faccio fatica a riprendere. Devo vedere se giocare la settimana dopo Roma a Ginevra o Lione oppure saltare quella settimana e giocare poi a Parma. Ora però è troppo presto per dirlo”.

Continua a leggere
Commenti

Flash

Matteo Berrettini si racconta: “Finale a Wimbledon? Non la sognavo neanche”

Ospite al podcast “Cachemire”, il tennista romano parla col sorriso: “Da bambino non puntavo alla classifica, mi è dispiaciuto non finire la scuola”

Pubblicato

il

Matteo Berrettini - Wimbledon 2021 (via Twitter, @Wimbledon)

Il tennis in Italia in questo 2021 ha avuto il boom definitivo, con l’apice toccato proprio nelle ultime settimane grazie alle Nitto ATP Finals di Torino e alla Coppa Davis sempre nel capoluogo piemontese. Negli ultimi anni il movimento ha attraversato una fase di grande crescita, e uno dei principali artefici in termini di popolarità e risultati è senza dubbio Matteo Berrettini: il tennista romano ha conquistato la Top 10 nel 2019 mentre ormai da tempo si è stabilito come numero uno italiano. Questi traguardi sul campo inevitabilmente spingono la sua fama anche al di fuori del mondo sportivo, e com’è giusto che sia anche altre fonti d’informazione vogliono raccontare la sua storia. In particolare, nei giorni scorsi Berrettini è stato ospite al podcast Cachemire (l’episodio è stato registrato prima delle Finals che l’hanno visto sfortunato protagonista di un infortunio nell’incontro d’apertura) presentato da Edoardo Ferrario e Luca Ravenna, e in una lunghissima intervista inframezzata da simpatici siparietti ha approfondito molti temi della sua carriera.

“Da bambino non ho mai pensato di voler diventare il più forte di tutti, ma quando scendevo in campo volevo essere più forte del mio avversario in quel momento”, ha spiegato semplicemente Matteo. “Quando sono entrato nel tour vedevo tanti ragazzi italiano più forti di me e mi dicevo, ‘chissà, magari un giorno…’, però mi sembravano troppo forti. Ho vissuto tutto passo passo, non ero un bambino che puntava alla classifica. Nel 2019 c’è stato uno sbalzo importante dove ho iniziato da N.50 e ho finito da N.8. Dopo lo US Open di quell’anno, dove sono stato abbastanza massacrato da Nadal in semifinale, mi sono detto che ero tra i quattro migliori tennisti del mondo in quelle due settimane in cui si è giocato il torneo”.

Che l’aspetto mentale nel tennis rivesta un ruolo preponderante è arcinoto, e anche Berrettini ha imparato ad affrontare la cosa da tempo ormai. “Quando sono troppo tranquillo in campo vuol dire che c’è qualcosa che non va. Da quando ho 17 anni collaboro con un mental coach per cercare di gestire determinati momenti di tensione, ma quello che dico sempre è che bisogna cercare di conoscersi, perché quando ti succede una cosa per la prima volta sei un pochino invaso da tutte le emozioni, poi la seconda volta dici ‘ah ma questo è già successo, proviamo a fare questo’, poi non è che succede sempre però è già qualcosa”. Ma a livello pratico come si può gestire la pressione prima di un match o un evento stressante? “Spesso quello che faccio è spezzare il fiato: nelle occasioni importanti prima di entrare in campo cerco di fare qualcosa che mi fa salire le pulsazioni, che mi fa sudare. Così sono già attivo perché sennò entri in campo e ti chiedi ‘ma l’aria l’hanno tolta?'”

 

Il punto più alto della sua stagione, nonché della sua carriera finora, è la finale raggiunta a Wimbledon e persa in quattro set contro Novak Djokovic. Lo Slam inglese è indiscutibilmente un luogo magico per questo sport e il venticinquenne romano se ne accorse sin da subito. “Ci ho giocato la prima volta nel 2014 nel torneo juniores, quindi Under 18. Persi al secondo turno se non erro, e tornando in Italia dissi che secondo me Wimbledon è un posto che bisogna vedere una volta nella vita anche se non capisci nulla di tennis, perché è un tempio. E quindi avevo sempre avuto questa sensazione che sarebbe successo qualcosa di speciale, anche se così speciale non l’avevo mai pensato e neanche sognato”. A sentirlo parlare infatti sembra che il primo ad esser rimasto sorpreso della sua impresa sia lui in persona. “In finale ci sono arrivato con tanta fiducia perché ho vinto il torneo prima [Queen’s, ndr] e quindi in conferenza stampa mi dicevano che i bookmakers mi davano per finalista, e io pensavo ‘questi sono matti’, però poi parlando anche col mio allenatore mi sono reso conto che stavo giocando veramente bene. Il mio tennis si adattava alla superficie”.

Il discorso poi è passato al suo rapporto con i grandi tennisti del passato, figure sempre presenti e glorificate nel tour ma che a volte con le loro opinioni possono sfociare in osservazioni anacronistiche. Matteo anche su questo tema mantiene una gran lucidità sottolineando entrambi i risvolti della medaglia. “È famosa la frase di Panatta ‘io non ho mai fatto preparazione fisica’, Io venero Adriano nel senso che è stato uno dei primi che mi ha detto ‘tu servirai a 220km/h’; è uno che di tennis capisce tantissimo, però alla sua epoca non c’era bisogno di farla. All’epoca ti allenavi giocando, e un’altra cosa che mi diceva sempre Pietrangeli è che l’assegno che ha ricevuto per il Roland Garros era di tipo 150 dollari, una cosa irrisoria. Quindi ti fa capire che loro non ci vivevano di questo, era diverso”.

Tanto successo però implica anche tante rinunce che col senno di poi possono sfociare in rimpianti. Una cosa che successivamente mi è dispiaciuta è di non aver potuto finire la scuola pubblica. Ho fatto quarta e quinta liceo scientifico ma privato, anzi centro studi, quindi studiavo per conto mio. Però insomma sappiamo come funziona lì: ero contento perché dovevo giocare a tennis e perché a 17 anni a nessuno penso piaccia studiare. Guardandomi indietro alla fine mi son detto di aver perso due anni e che sarebbe stato meglio finire la scuola”.

Infine la lunga e distensiva intervista non poteva sorvolare sul tema Federer. “L’ho incontrato la prima volta nel 2015”, ha ricordato Berrettini riferendosi al torneo romano. “Il mio coach mi chiamò: ‘C’è da scaldare Federer, che vuoi fare?’. Mezz’ora prima mi aveva detto ‘Domani day-off’, quindi credevo stesse scherzando, il mio Coach Vincenzo [Santopadre ndr] era solito scherzare. Parlo con un mio amico, Flavio Cipolla, e mi dice ‘sembra che sia rilassato ma il ritmo è alto, scaldati bene’ e allora mi fiondai sul tapis roulant del Foro Italico. In semifinale a Roma Federer partì malissimo, sotto 3-0, e i miei amici mi insultarono ‘Questo non perde da una vita, ma cosa gli hai fatto nel riscaldamento’. Cominciai a sudare. Poi per fortuna vinse la semifinale. La sera prima della finale mi chiamarono dal desk dei campi di allenamento dicendomi che aveva chiesto di me, è stato molto bello.”

Gli aneddoti sullo svizzero non finiscono qui: “La volta successiva fu Wimbledon 2019, ottavi, vinsi 5 game in totale, mi sudavano le mani ma ero proprio felice di poter vivere quell’esperienza. Ho fatto ridere per come ho giocato, ma quella partita mi è servita molto per quelle contro i grandi avversari che ho giocato dopo, ero più pronto. Bisogna fare degli errori, bisogna prendere le sveglie. Ero contento per come era andata anche se dispiaciuto“. E il seguito dimostra che qualcosa l’ha imparato.

Continua a leggere

Flash

Jannik Sinner sbarca nel mondo dei fumetti: al via una collaborazione con la Panini

Collaborazione tra il N.10 ATP e l’azienda modenese per la creazione di un fumetto sulla sua carriera. Uscita prevista per la primavera del 2022

Pubblicato

il

Jannik Sinner - Finale Coppa Davis Torino 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez/Quality Sport Images/Kosmos Tennis)

Caratteristica imprescindibile del grande atleta che cerca di superare i confini della propria fama è quello di intraprendere collaborazioni che vanno al di là del proprio sport, e anche Jannik Sinner sta percorrendo questa strada. Pochi giorni fa, infatti, il tennista altoatesino ha annunciato l’arrivo di un fumetto per bambini che racconta le sue gesta dentro e fuori dal campo; grazie a questo connubio tra tennis e arte verranno narrati alcuni episodi e aneddoti dei primi anni della sua carriera, e sarà lui stesso a dare consigli ai propri lettori. L’uscita è prevista per la prossima primavera con illustrazioni realizzate da Alessandra Patanè e scritto da Diego Cajelli (autore tra gli altri di Zagor e Dylan Dog).

Questo il contenuto del video messaggio rilasciato da Sinner sui social: “Ciao ragazzi, è da un po’ che sto lavorando con gli amici di Panini Comics a un fumetto molto divertente che parla della mia vita in generale, soprattutto della mia vita da tennista. Uscirà la prossima primavera e si chiamerà Piccoli Grandi Campioni, è molto divertente e spero possiate leggerlo. Mi farebbe molto piacere. Ciao”. Qui l’annuncio pubblicato su Twitter:

Continua a leggere

Australian Open

Australian Open: rese note le esenzioni mediche per i giocatori non vaccinati

Un giocatore che potrebbe beneficiarne è Jeremy Chardy, che ha dichiarato di aver dovuto chiudere prematuramente la stagione a causa degli effetti collaterali legati all’inoculazione

Pubblicato

il

Jeremy Chardy - Queen's 2018 (© Alberto Pezzali per Ubitennis)

Anche se la Coppa Davis non è ancora stata archiviata, è già tempo di pensare alla nuova stagione che prenderà il via in Australia il primo gennaio. Ad accompagnare l’avvicinamento all’Australian Open vi è la tematica relativa ai requisiti per poter accedere nello stato australiano del Victoria, di cui Melbourne è la capitale, e quindi essere definiti idonei per poter partecipare al primo torneo stagionale del Grande Slam.

Dopo molte speculazioni, Tennis Australia, l’organo di governo tennistico australiano, ha confermato nelle scorse settimane che sarà necessario il completamento del ciclo vaccinale contro il COVID-19 per poter partecipare all’Happy Slam.  La decisione ha ricalcato quanto stabilito dal premier dello stato Daniel Andrews, che aveva dichiarato che nessuna deroga sarebbe stata concessa agli atleti non vaccinati, classificandoli come “lavoratori essenziali” ai sensi della normativa vigente e richiedendone quindi la vaccinazione.

Tuttavia, vi è ancora la possibilità per alcuni giocatori di poter competere agli Australian Open senza aver ricevuto entrambe le dosi del vaccino (o l’unica dose nel caso di Johnson & Johnson). Infatti, secondo quanto stabilito da Tennis Australia, sono stati individuati quattro requisiti che potranno consentire agli atleti di ottenere un’esenzione medica:

 
  • L’atleta ha una storia di anafilassi (una reazione allergica) a tutte le vaccinazioni COVID-19 approvate
  • L’atleta ha sofferto di “gravi effetti collaterali” legati alla prima dose di un vaccino approvato che hanno comportato il ricovero in ospedale o una disabilità/incapacità significativa
  • L’atleta soffre attualmente di una condizione medica acuta
  • L’atleta negli ultimi sei mesi ha sofferto di una malattia cardiaca infiammatoria.

Le autorità australiane hanno anche confermato che non sarà concessa nessuna esenzione alle atlete in gravidanza né agli atleti che soffrono di una condizione medica cronica di base o che in famiglia hanno registrato eventi di “effetti collaterali”.

Tra gli atleti che potrebbero soddisfare i requisiti sopra indicati potrebbe esserci Jeremy Chardy che, come dichiarato lo scorso settembre, ha sospeso la sua attività agonistica nel 2021 a causa di una reazione avversa al vaccino senza fornire, tuttavia, dettagli su quanto accaduto.

Oltre alla vaccinazione, gli atleti che viaggeranno in Australia dovranno sottoporsi al tampone prima del volo e ancora una volta appena atterrati. Per minimizzare le possibilità di contagio che potrebbero accadere in voli di linea, secondo quanto scritto da Marca, Tennis Australia ha organizzato diversi voli charter, consigliando caldamente agli atleti di utilizzare uno di questi voli. I sei aeroporti ritenuti strategici da cui partiranno i suddetti voli sono i seguenti: Dubai, Abu Dhabi, Los Angeles, Tokyo, Singapore e Santiago del Cile.

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement