Tennis e fisica: il campo è lento o veloce? Dipende dal colpo che giochi!

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Tennis e fisica: il campo è lento o veloce? Dipende dal colpo che giochi!

Le superfici sono diverse, ma il topspin le fa sembrare tutte uguali. Una (lunga) analisi sulla fisica della palla da tennis porta a una scoperta interessante

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Le superfici non sono tutte uguali. Ogni tanto a qualcuno viene il dubbio che non sia (più) così, ma ci sono i dati a dimostrare che le differenze che un tempo apparivano più evidenti esistono anche oggi. L’erba è diventata meno veloce rispetto a un paio di decadi fa, questo è confermato, ma la distanza tra terra e cemento non sembra essersi appianata. 

Del resto, a fronte di iper-campioni come Djokovic e Nadal che hanno trovato il modo di eccellere anche sulla superficie che offre loro meno vantaggi naturali, ci sono tanti giocatori che continuano a faticare sui campi che meno digeriscono. Va da sé quindi che il tennis sul duro non è identico al tennis sulla terra, perché il comportamento della palla (proprio a livello fisico) è differente. Altrimenti le prestazioni di tutti i giocatori sarebbero uniformi, le partite sarebbero più o meno tutte uguali e i dati relativi agli ace – la metrica migliore per confrontare indirettamente la velocità dei campi – si manterrebbero nello stesso range su tutte le superfici. Invece i dati della carriera di Nadal dicono che lo spagnolo colpisce in media 2 ace a partita sulla terra e 3,5 sul cemento (+75%); Federer rispettivamente 5,9 e 7,9 (+34%); Djokovic 3,7 e 5,6 (+51%). 

Dunque sulla terra battuta, la superficie sulla quale è attualmente impegnato il Tour, il tennis cambia. Ma esattamente in che modo? Come cambiano il modo di stare in campo e la resa dei colpi? Quali sono le difficoltà che i giocatori devono affrontare rispetto al cemento e quali invece i vantaggi? Il discorso è lungo, ma prima di addentrarci nelle considerazioni tattiche – dove subentra anche un po’ di soggettività – ci dedicheremo a una premessa di ordine fisico-teorico, al fine di avere una solida base di partenza per la nostra digressione. Tireremo le conclusioni in un secondo articolo, che verrà pubblicato tra una settimana.

 

I ringraziamenti per la stesura di questo articolo vanno tutti a Matthew Willis (che su Substack cura un blog tennistico assai interessante) per averci fatto scoprire le pubblicazioni di Rod Cross, ex professore del dipartimento di Fisica dell’Università di Sydney che ha dedicato gran parte della sua carriera alla ricerca nell’ambito della fisica applicata allo sport. Trovate un po’ del suo materiale qui, qui e qui, se l’argomento vi stuzzica. In questo pezzo cercheremo di fornirvi le indicazioni principali delle sue ricerche, spezzettate in concetti semplici. Se non vi interessa la fisica e volete leggere direttamente le conclusioni, saltate il primo blocco e volate al secondo.

PRIMO BLOCCO: LA TEORIA DEI RIMBALZI SULLE SUPERFICI

Per farla molto semplice, il rimbalzo di una palla da tennis è un sistema fisico in cui un corpo sferico è dotato di una velocità divisibile in due componenti: la velocità orizzontale (vx1, deriva dal colpo inferto con la racchetta) e la velocità verticale (vy1, deriva dal colpo e ‘combatte’ con la gravità). Dopo l’impatto con la superficie a un determinato angolo di incidenza (θ1), le due velocità risultano ovviamente ridimensionate (vx2 e vy2); questo significa che la palla perde un po’ della sua spinta e della sua velocità, e ne perde un po’ di più o un po’ di meno in base alla superficie sulla quale rimbalza. 

Rappresentazione grafica del rimbalzo della palla (credit to Rod Cross)

Partiamo dal principio. Nel 1984 Howard Brody aveva messo a punto un primo modello per studiare la fisica della palla da tennis, immaginandola come un corpo rigido – che a contatto con la superficie di impatto non si deforma. Questo modello, rivelatosi inesatto e incompleto, ipotizza che la velocità orizzontale della pallina dopo il rimbalzo sia sempre il 64,5% di quella precedente al rimbalzo, a prescindere dalla superficie e dell’angolo di impatto (purché sia superiore a 16°).

In realtà la palla si deforma eccome. Questo è il motivo per cui la fisica del rimbalzo è molto più complessa (‘il peggior esame di calcolo che vi troverete a svolgere in vita vostra‘, secondo David Foster Wallace) e di conseguenza le superfici non sono tutte uguali. Per qualche frazione di secondo, infatti, la palla – che arriva con una rotazione trascurabile – inizia a scivolare sul campo, percorrendo una micro-distanza (D in figura) che corrisponde allo spostamento dell’asse della forza N, ovvero quella che combatte con l’attrito (F) per spingere la palla verso l’alto. Superata questa fase di transizione, la palla riprende il moto di rotazione e spicca il volo verso la fase successiva al rimbalzo. 

La durata di questa fase di transizione, e quindi la resistenza che la superficie offre alla pallina, dipende dall’attrito della superficie stessa e dalla tipologia di colpo (portate pazienza, qui ci arriveremo tra poco). Sulla terra dura un po’ di più, quindi la distanza D è più grande e la superficie ‘ruba’ più inerzia alla palla che ne esce rallentata; sul cemento dura di meno, quindi la distanza D è più piccola e la palla riprende prima il moto verso l’alto, risultando più veloce dopo il rimbalzo. Decade quindi la regola ideale del 64,5%.

La premessa si completa specificando che alla superficie sono attribuibili due caratteristiche fisiche.

  • Il coefficiente di frizione (µ), che misura l’attrito della superficie sottraendo la velocità orizzontale post-rimbalzo a quella pre-rimbalzo. In pratica, ci dice quanta velocità la palla perde sul piano orizzontale. Più è alto, più la superficie fa attrito (accade sulla terra) e quindi rallenta il colpo
  • Il coefficiente di restituzione (e), che invece misura quanto la superficie ‘aiuta’ la pallina a rimbalzare ed è il rapporto tra velocità verticale finale e velocità iniziale. Più è alto, più la superficie è generosa con il rimbalzo (accade sulla terra)

Se è più semplice intuire perché l’aumento del coefficiente di frizione rallenta il colpo (e quindi la partita), occorre forse specificare perché un campo che ‘restituisce’ di più viene considerato più lento. Un rimbalzo più alto concede al giocatore più tempo per colpire e trovare il punto di impatto ideale, laddove un rimbalzo basso costringe il ribattitore ad agire in un intervallo di tempo più piccolo.

Lorenzo Musetti (Acapulco 2021/foto AMT2021): esempio di impatto sotto il livello delle anche

Queste due caratteristiche fisiche sono state inglobate in una formula messa a punto dalla ITF per calcolare il Court Pace Rating (CPR), un indicatore della velocità dei campi. La formula è la seguente:

CPR = 100 (1-µ)+150(0,81-e)

Questo rating, che sostanzialmente ci dice quanta velocità ha la palla prima di rimbalzare e quanta ne ha dopo, si ottiene dopo misurazioni di laboratorio in condizioni fisse: su un campione della superficie viene scagliato un colpo a circa 108 km/h, privo di topspin e con un angolo di 16°. 

Si tratta però di una dato parziale, perché non tiene conto di quello che succede quando la pallina impatta sulla superficie con un angolo maggiore, ovvero quando è dotata di topspin. E come vi abbiamo anticipato, quando la palla arriva con una forte rotazione le cose sono diverse (non preoccupatevi: ci siamo quasi). Il dato è parziale anche perché non tiene conto degli altri fattori che influenzano la velocità del campo: su tutti le condizioni atmosferiche e la totalità degli strati che compongono il campo, non soltanto la parte superficiale su cui si svolge il gioco.

Il CPR non va confuso con il CPI (Court Pace Index), che si basa sulle stesse premesse fisiche ma non viene calcolato in laboratorio, bensì semplicemente dedotto dalle misure di velocità offerte dai dati Hawkeye (Slam, Masters 1000 e ATP Finals). In un certo senso è una misura più veritiera, poiché si basa su dati di gioco di tornei effettivamente disputati e su un campionario di colpi più ampio.

SECONDO BLOCCO: COSA CAMBIA DAVVERO TRA LE SUPERFICI

Adesso che vi abbiamo fornito una chiave di lettura, possiamo spiegarvi… perché è sbagliata. O meglio, perché il mantra dell’analisi della velocità dei campi deve essere ’dipende dal colpo che giochi. Per anni abbiamo imprecato contro la presunta cospirazione dei tornei, che avrebbero reso le superfici tutte uguali per favorire i giocatori più forti. La verità potrebbe essere un po’ diversa, e la ‘colpa’ (se di colpa si può parlare) sembra attribuibile molto di più ai produttori di racchette, che hanno brevettato attrezzi con i quali è molto più semplice giocare in topspin, e agli allenatori, che hanno spinto perché si diffondesse uno stile di gioco basato sulle rotazioni.

Se i campi ci sembrano tutti simili, è perché tutti giocano con molte rotazioni. Il punto sembra questo. Sia le simulazioni effettuate al computer dal formidabile utente Twitter @fogmount (date un’occhiata qui) che le analisi effettuate – con una videocamera – dal team del succitato Rod Cross confermano una verità abbastanza taciuta: c’è molta più differenza tra le superfici se prendiamo in esame i colpi piatti (angolo di impatto piccolo) di quanta ce ne sia confrontando la resa dei colpi in topspin (angolo di impatto più grande).

Ci serviamo dei dati e degli schemi pubblicati da @fogmount, ma possiamo confermarvi che lo stesso risultato emerge dalle ricerche di Rod Cross., che si basano su dati ottenuti da esperimenti reali.

Simulazione: un colpo senza topspin



Questa è la simulazione computerizzata di un colpo senza topspin scagliato a 80 miglia orarie (circa 130 km/h) sulla terra e sull’erba. Sul rosso, la palla raggiungerebbe la linea di fondo a una velocità inferiore di circa 8 km/h (-14%), con circa 0,05 secondi di ritardo e più alta di 30 centimetri. 

Simulazione: un colpo con topspin

Questa è invece la simulazione di un colpo eseguito con 4000 rpm (rotazioni per minuto, Nadal può raggiungere anche le 5000), scagliato sempre a circa 130 km/h. Come potete vedere, e come forse non avreste mai immaginato, la palla raggiunge la linea di fondo dopo il rimbalzo praticamente alla stessa velocità e dopo lo stesso tempo (la differenza è di appena un millisecondo). Permane soltanto uno scarto di circa 30-50 centimetri in altezza (1 piede o poco più), sempre in favore della terra battuta.

TERZO BLOCCO: ANALISI DEI COLPI IN TOPSPIN E BACKSPIN

Siamo finalmente arrivati al punto. Non è soltanto il campo a ‘fare’ la velocità di gioco, ma anche lo stile adottato dai giocatori. Ricordate la fase di transizione di cui vi abbiamo parlato per spiegare la fisica del rimbalzo? Ora è il momento di spiegare quella parentesi: un colpo in topspin, che raggiunge il terreno con un angolo più ampio e in forte rotazione, affronta una fase di transizione molto più breve e dunque viene frenato molto di meno dall’attrito della superficie. Per spiegare cosa accade durante il rimbalzo di un colpo dotato di un topspin apprezzabile, diventa cruciale prendere in esame le componenti rotazionali della velocità della palla: parliamo nello specifico della velocità angolare (ω1 nella prima figura, ovvero quanto rapidamente la palla gira su sé stessa) e della velocità tangenziale, cioè l’effetto che la rotazione della palla imprime al moto globale della palla stessa.

Nonostante ogni punto della circonferenza della palla abbia una sua velocità angolare, che punta in una direzione diversa, per semplicità di analisi consideriamo quella della parte alta della palla e quella della parte bassa. Nel caso di una palla in forte rotazione, la velocità tangenziale della parte superiore della pallina è maggiore della velocità orizzontale complessiva al momento dell’impatto con la superficie; in qualche modo, è come se la palla stesse ‘più ruotando su sé stessa che spostandosi’.

Durante l’impatto, la velocità tangenziale superiore si riduce (perché la palla diminuisce il suo moto di rotazione) fino a eguagliare quella orizzontale complessiva; a questo punto la palla riprende a rotolare e riparte verso l’alto dopo aver subito l’effetto dell’attrito della superficie in modo considerevolmente minore rispetto a un colpo piatto. Anzi, in questo caso l’attrito di una superficie come la terra battuta gioca a favore del colpo in topspin, aiutando la palla a conservare gran parte della sua velocità orizzontale.

Per sintetizzare, la terra rallenta molto di più i colpi piatti di quanto non faccia con quelli dotati di rotazione. È un po’ come se il topspin fosse un modo per aggirare l’attrito della terra battuta e generare picchi di velocità che, con un colpo piatto della stessa forza, sarebbe più difficile raggiungere.

Excursus: i colpi in backspin

Avendo scoperchiato il vaso di Pandora dei colpi dotati di spin, apriamo una piccola parentesi su quelli in backspin, ovvero con rotazione all’indietro. In questo caso, la fase di transizione del rimbalzo è molto più lunga perché la forza di attrito esercitata dalla superficie deve agire per più tempo sulla palla affinché inverta il verso della sua rotazione e rimbalzi, ruotando in avanti, verso l’avversario che aspetta di colpirla.

Rispetto ai colpi piatti e in topspin, le due differenze principali a livello fisico riguardano la velocità complessiva, che risulta diminuita in misura maggiore (la palla ‘frena’ di più), e l’angolo successivo al rimbalzo – che in questo caso è superiore a quello di incidenza. Non ce ne accorgiamo perché il back arriva già molto basso, con angolo di incidenza molto piccolo, e ci sembra che l’angolo di rimbalzo sia ugualmente piccolo; lo è in senso assoluto, ma è maggiore di quello di incidenza.

L’angolo di rimbalzo, differenze tra topsin e backspin (fonte: tennisindustrymag.com)

Su quale superficie il back è più efficace? A livello fisico sul cemento e sull’erba, perché l’attrito è inferiore e quindi sia l’effetto sulla diminuzione della velocità che sull’aumento dell’angolo di rimbalzo sono inferiori. La palla rimbalza più bassa e più rapida, costringendo l’avversario ad abbassarsi per colpire. Sulla terra, l’attrito esercita un effetto complessivo enorme sul back e la palla rimbalza più alta e più lenta; l’avversario ha quindi più tempo per colpirla, ma la difficoltà diventa quella di imprimere forza e velocità a una palla che praticamente non ne ha più. In soldoni, non c’è alcuna inerzia a cui appoggiarsi.

CONCLUSIONI: VERSO IL SECONDO ARTICOLO

Quest’ultima è una delle ragioni per cui alcuni giocatori fanno molta fatica sulla terra. Ce ne sono però anche altre, oltre a quelle meramente tattiche; riguardano la meccanica dei colpi (leggasi: ampiezza delle aperture), il comportamento della palla durante la sua traiettoria da un campo all’altro e quello che in fisica si chiama ‘effetto Magnus’. Ma è una storia che vi racconteremo nella seconda parte di questo articolo, in cui chiuderemo il cerchio e faremo qualche ipotesi sulle caratteristiche che servono per fare bene sulla terra. 

Oggi vi lasciamo con questo grafico (del nostro solito utente Twitter, in pratica un angelo custode) e una considerazione. 

Ci sembra corretto suggerire che l’analisi della velocità dei campi dovrebbe includere anche il comportamento in occasione dei colpi ricchi di topspin (ampio angolo di rimbalzo). Non è sufficiente ipotizzare quanto sia veloce un campo basandosi soltanto sui colpi che arrivano con angoli ristretti (l’assetto utilizzato in laboratorio per il calcolo del CPR).

Il risultato che si ottiene confrontando la resa di un colpo piatto e di un colpo in topspin su terra e cemento, si può ottenere anche operando lo stesso confronto su campi in cemento di diverso tipo. Come indica il grafico, si va da quelli – area blu, in alto a sinistra – molto rapidi (poco attrito) con rimbalzo generoso (alto coefficiente di restituzione) a quelli – andando verso destra – tendenzialmente lenti per quanto riguarda la velocità (molto attrito) ma con un rimbalzo meno accentuato (basso coefficiente di restituzione).

Ci sono, in definitiva, campi in cemento che rallentano i colpi piatti ma lasciano viaggiare abbastanza quelli arrotati, un po’ come accade sulla terra battuta. Campi lenti… ma allo stesso tempo veloci, e il fatto che ci sembrino in un modo o nell’altro dipende (anche) da chi ci gioca. Anche per questo motivo non è infrequente che il parere dei tennisti su una stessa superficie sia difforme. Un esempio tra tanti, durante le Finals 2013 Nadal era convinto che i campi di Londra fossero più lenti di quelli di Bercy, per Djokovic invece erano più veloci. Insomma, fidatevi con moderazione di quello che dicono i tennisti e del CPR. A sabato prossimo!

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Guai fisici per Gael Monfils che deve rinunciare al Roland Garros

Il problema al piede che lo tormenta da Montecarlo richiede un “piccolo intervento”

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Gael Monfils - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Dopo le ottime notizie per quanto riguarda la sfera privata con la compagna Elina Svitolina in dolce attesa, da Gael Monfils arrivano quelle meno buone riguardo al tennis giocato. Anzi, “giocato” non è purtroppo il termine corretto, dal momento che il numero 1 di Francia ha comunicato questo lunedì che un problema al tallone gli impedirà di partecipare all’imminente Roland Garros, oltre che al torneo di Lione, in corso questa settimana e dove è stato sostituito dal lucky loser Michael Mmoh. Lamonf si è affidato ai suoi canali social per annunciare i forfait. Ecco cosa scrive su Twitter:

“Ciao a tutti, mi dispiace informarvi che che sono costretto a rinunciare all’Open Parc di Lione e all’Open di Francia la prossima settimana. Da Monte Carlo sono alle prese con uno sperone calcaneare al tallone destro che mi impedisce di muovermi in maniera adeguata sul campo.

Ho deciso di sottopormi a un piccolo intervento questa settimana, per trattare il problema prima tornare alle competizioni. Vi terrò aggiornati sui miei progrssi quando avrò ulteriori notizie.”

 

Lo sperone calcaneare è un accresimento osseo nella zona del tallone che provoca un’infiammazione dolorosa. Evidentemente, la terapia conservativa non ha dato i risultati sperati (Gael era rientrato solo a Madrid dopo la sconfitta con Francisco Cerundolo a Miami) e la “small procedure” citata dal francese si riferisce probabilmente a un intervento di chirurgia mininvasiva. Senza Lamonf, per la prima volta in questo millennio, non ci sarà alcuna testa di serie francese al Roland Garros. Non possiamo che augurargli un prontissimo recupero.

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Twitter Space Ubitennis: il primo Roland Garros con il tie-break nel set decisivo, siete d’accordo?

Nuovo appuntamento con il Twitter Space di Ubitennis lunedì 16 alle ore 20. Vanni Gibertini e Marco Lorenzoni apriranno i microfono agli spettatori. Tie-break al set decisivo negli Slam: giusto o no?

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Dopo la passerella romana, il tennis guarda avanti al secondo Major stagionale al via tra pochi giorni a Parigi. Questa edizione del torneo sarà la prima che vedrà la disputa di un tie-break in un set decisivo al Bois de Boulogne. Il Roland Garros infatti era stato l’unico dei tornei del Grande Slam a confermare la regola dell’oltranza nel quinto set per i match di singolare maschile e nel terzo set per tutti gli altri.

Ora tutti i Major si sono uniformati al tie-break a 10 punti sul 6-6 del set decisivo, la stessa soluzione che era stata adottata dall’Australian Open a partire dall’edizione del 2019. Cosa ne pensate? Siete d’accordo oppure preferivate la vecchia soluzione?

Lunedì 16 maggio alle ore 20 Ubitennis ospiterà una nuova sessione di Twitter Space per discutere con i lettori/ascoltatori di questa scelta dei tornei del Grande Slam, oltre che dell’attualità tennistica. I nostri Vanni Gibertini e Marco Lorenzoni esprimeranno la loro opinione sull’argomento del giorno e inviteranno gli ascoltatori a dire la loro.

 

Per partecipare è sufficiente seguire Ubitennis su Twitter (@Ubitennis) e all’inizio della sessione arriverà una notifica sullo smartphone che permetterà di seguire la discussione e di richiedere la parola per poter intervenire.

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WTA Ranking: Swiatek domina anche la classifica. Jabeur sale al n.6

La polacca è nettamente in testa sia nella classifica generale che nella Race. La tunisina non è mai stata così in alto e può ambire a entrare nella top5 già a Parigi

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Iga Swiatek – WTA Roma 2022 (foto via Twitter @WTA)

Inarrestabile. Iga Swiatek vince il quarto WTA 1000 dell’anno, il quinto torneo di fila. Sale a 28 la striscia di match vinti di seguito. Sono numeri da assoluta n.1. E in effetti, alzando il trofeo degli Internazionali BNL d’Italia, la polacca scava un solco tra sé stessa e la diretta inseguitrice, Barbora Krejcikova. Sono infatti 2150 punti di distacco che non potranno essere colmati a Parigi né da Krejcikova, campionessa uscente al Roland Garros, né da Badosa o Sakkari, che sulla terra rossa francese difendono i quarti e la semifinale del 2021. Sui campi del Bois de Boulogne, però, Iga si gioca ben altro che la prima posizione del ranking. Non dovesse concludere la sua cavalcata vincente con il titolo di campionessa del Roland Garros, ci sarebbe chi, tra i tifosi e gli addetti ai lavori, metterebbe in dubbio, così come è stato fatto per altre, la legittimità dellla sua leadrship conquistata con il ritiro a sorpresa di Barty.

Inattesa. Alzi la mano chi si sarebbe immaginato una Ons Jabeur così continua ad alti livelli. La tunisina, dopo la vittoria di una settimana fa al Mutua Madrid Open, si è confermata a Roma. Arrivando in finale, non solo stabilisce un nuovo best ranking, ma si candida ad entrare in top 5 alla vigilia della stagione su erba, durante la quale dovrà difendere il titolo di Birmingham e i quarti a Wimbledon. Al Roland Garros, dovrà almeno riconfermare i 240 punti degli ottavi di un anno fa. Non sono pochi, ma le atlete che la precedono ora in classifica hanno delle cambiali più alte da onorare: 2000 punti Krejcikova, 430 Badosa, 780 Sakkari. Ad oggi, scalando i punti conquistati a Parigi, Jabeur, Badosa e Kontaveit avrebbero i numeri per ambire alla seconda posizione.

Per quanto riguarda le italiane, nessuna delle quattro nostre rappresentanti in tabellone a Roma è riuscita a superare il primo turno e questo ha avuto per alcune ripercussioni sulla classifica di oggi, 16 maggio 2022.

 
Classifica WTAVariazioneGiocatriceTorneiPunti
10Iga Swiatek177061
20Barbora Krejcikova184911
30Paula Badosa274770
40Maria Sakkari184726
50Anett Kontaveit224446
6+1Ons Jabeur204380
7+1Aryna Sabalenka203966
8-2Karolina Pliskova163568
90Danielle Collins193315
100Garbiñe Muguruza183031
110Jessica Pegula202955
120Emma Raducanu232910
130Jelena Ostapenko192536
140Belinda Bencic192525
15+1Victoria Azarenka172440
16+1Elena Rybakina242420
17+1Leylah Fernandez242250
18-3Coco Gauff182165
19+2Simona Halep172126
20+3Daria Kasatkina222115
21-1Anastasia Pavlyuchenkova122093
22-3Angelique Kerber152074
23-1Madison Keys191899
24+5Jil Teichmann231783
25-1Tamara Zidansek201683
26-1Liudmila Samsonova271682
27-1Sorana Cirstea241670
28+4Amanda Anisimova201655
29+1Camila Giorgi211612
30-2Veronika Kudermetova221585
310Ekaterina Alexandrova221531
32-5Elina Svitolina201453
330Elise Mertens201446
340Petra Kvitova201435
350Marketa Vondrousova201421
360Anhelina Kalinina341387
37+3Yulia Putintseva241365
380Naomi Osaka111295
39-2Sara Sorribes Tormo231286
40-1Alizé Cornet241266
41+1Shuai Zhang361240
42+1Alison Riske241201
43+1Clara Tauson281199
44-3Ajla Tomljanovic231186
45+5Aliaksandra Sasnovich221183
460Kaia Kanepi221177
47-2Katerina Siniakova201171
48+3Nuria Parrizas Diaz421160
49+3Beatriz Haddad Maia351158
50+12Mayar Sherif421135

In top50, vediamo che:

  • tra le prime dieci, guadagnano un posto Ons Jabeur (n.6) e Aryna Sabalenka (n.7). Ne perde due la finalista degli Internaziozionali d’Italia 2021, Karolina Pliskova (n.8), sempre più in difficoltà quest’anno.
  • In top20, best ranking per Leylah Fernandez (+1, n.17) mentre scende di tre posti Coco Gauff (n.18), che non sembra riuscire a fare il salto di qualità che la proietti oltre il quindicesimo posto, ad oggi suo miglior risultato in termini di classifica. Se a Parigi non dovesse riconfermare i quarti dell’anno scorso, rischia addirittura di uscire dalla top 20. Vi rientrano invece Simona Halep (+2, n.19) e Daria Kasatkina (+3, n.20).
  • Per quanto riguarda le posizioni dal n.21 al n.50, escono dalla venti Anastasia Pavlyuchenkova (-1, n.20) e Angelique Kerber (-3, n.22). Jil Teichmann guadagna 5 posizioni e si ferma al n.24. In salita anche Amanda Anisimova (+4, n.28) e Aliaksandra Sasnovich (+5, n.45). Entrano in top50 Nuria Parrizas Diaz (+3, n.48), Beatriz Haddad Maia (+3, n.48) e l’egiziana Mayar Sherif (+12, n.50), che si è imposta nel Liqui Moly Open 2022 di Karlsruhe. Perde invece 5 posti Elina Svitolina (n.32), che ha recentemente annunciato di essere in dolce attesa.

Escono dalla top50 Shelby Rogers (-3, n.51), Sloane Stephens (-4, n.53) e Petra Martic (-23, n.70), battuta a Roma da Bianca Andreescu, che, dopo i 21 posti della settimana scorsa, ne recupera altri 18 e si posiziona al n.72. Tra i tanti movimenti in salita segnaliamo: Xinyu Wang (+12, n.75), Lauren Davis (+12, n.90), Claire Liu (+26, n.92). Esce, di nuovo, dalla top 100 Kristina Mladenovic (-10, n.100).

CASA ITALIA

Camila Giorgi (+1, n.29) è l’unica tra le italiane in top100 a guadagnare posizioni, nonostante il ritiro al primo turno a Roma. Ma nei prossimi mesi avrà oltre 1100 punti in scadenza e questa estate potrebbe essere molto indietro in classifica, se non si riconfermasse. Le altre tre atlete in top100 perdono tutte terreno: Jasmine Paolini (-2, n.57), Lucia Bronzetti (-4, n.83), Martina Trevisan (-3, n.85). Cristiana Ferrando guadagna 15 posti e si porta al n.261, Camilla Rosatello ne incamera 16 e sale al n.324. In forte discesa anche questa settimana Jessica Pieri (-46, n.413).

Classifica WTAVariazioneGiocatriceTorneiPunti
29+1Camila Giorgi211612
57-2Jasmine Paolini311074
83-4Lucia Bronzetti44793
85-3Martina Trevisan37783
157-3Lucrezia Stefanini44418
1590Elisabetta Cocciaretto21405
160-2Sara Errani29400
213-5Federica Di Sarra32324
261+15Cristiana Ferrando34269
272+2Martina Di Giuseppe44257
278+8Giulia Gatto-Monticone32247
324+16Camilla Rosatello33187
390-1Bianca Turati27137
398+2Lisa Pigato27133
400+3Anna Turati23133
402+4Stefania Rachel Rubini30132
413-46Jessica Pieri32128
419-4Martina Caregaro24125
437+7Angelica Moratelli34114
4600Dalila Spiteri22103

NEXT GEN RANKING

Leyla Fernandez sale al n.2 del Next Gen ranking, la classifica delle giocatrici nate dopo il 1° gennaio 2002. Supera Coco Gauff, che retrocede al n.3. Entra al n.10 la sedicenne Victoria Jimenez Kasintseva, semifinalista all’ITF di La Bisbal D’Emporda.

PosizioneVariazioneGiocatriceAnnoClassifica WTA
10Emma Raducanu200212
2+1Leylah Fernandez200217
3-1Coco Gauff200418
40Clara Tauson200243
50Marta Kostyuk200259
60Qinwen Zheng200274
70Diane Parry200296
80Daria Snigur2002133
90Elina Avanesyan2002138
10Victoria Jimenez Kasintseva2005158

LA RACE

Classifica sempre più dominata a Iga Swiatek che ha più del doppio dei punti della seconda, Ons Jabeur. Sale di 6 posizioni Aryna Sabalenka (n.11) e di 4 posti Daria Kasatkina (n.15). Entra tra le prime venti Jil Teichman (+4, n.18). Chiude al n.20 l’attuale n.2 del ranking, Barbora Krejcikova, in discesa di 4 gradini.

PosizioneVariazioneGiocatriceTorneiPunti
10Iga Swiatek95290
20Ons Jabeur102510
30Paula Badosa111877
4+1Maria Sakkari91866
5-1Jessica Pegula101802
60Danielle Collins61686
70Anett Kontaveit91486
80Madison Keys101383
90Simona Halep81371
100Belinda Bencic91321
11+6Aryna Sabalenka111227
12+1Amanda Anisimova91216
13-2Jelena Ostapenko91167
14-2Veronika Kudermetova101143
15+4Daria Kasatkina101131
16-1Elena Rybakina111047
17-3Naomi Osaka6990
18+4Jil Teichmann10925
19-1Ekaterina Alexandrova10911
20-4Barbora Krejcikova4895

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