Tennis e fisica: la traiettoria e gli effetti del caldo. Per un dritto più veloce, andate a Bogotá

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Tennis e fisica: la traiettoria e gli effetti del caldo. Per un dritto più veloce, andate a Bogotá

Sfatiamo un falso mito: l’umidità incide pochissimo sulla velocità della palla. Il caldo invece sì, ma l’altitudine ancora di più: provate a tenere in campo un drittone a Bogotá!

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Novak Djokovic - US Open 2018 (credit USA Sports)

Riapriamo il vastissimo libro della fisica della palla durante una partita di tennis. Nella prima parte di questa analisi ci siamo soffermati sostanzialmente sulla fisica del rimbalzo, che per forze e fattori in gioco è anche l’unica riproducibile in laboratorio e la più semplice da modellizzare. Ne conviene che è anche più agevole trarre delle conclusioni: ci siamo infatti accorti che l’utilizzo smodato del topspin diminuisce la differenza tra superfici, pure in presenza di caratteristiche fisiche (attrito, coefficiente di restituzione) apprezzabilmente differenti.

Come però hanno giustamente sottolineato molti lettori, non c’è solo il rimbalzo. Il comportamento globale della palla è influenzata da tantissimi altri fattori. I tornei utilizzano palle diverse. Una stessa superficie di gioco può essere ‘montata’ su strati profondi differenti che modificano il comportamento della palla. Ma soprattutto, ed è il tema che affronteremo in questo articolo, possono cambiare le condizioni atmosferiche: temperatura, pressione, umidità, altitudine.

Partiremo da una breve premessa sulle forze che regolano la traiettoria della palla per poi approfondire l’impatto delle condizioni atmosferiche. Nel terzo e ultimo articolo, che chiuderà questa mini-serie sulla fisica applicata al tennis, faremo qualche considerazione sulla terra battuta, la superficie sulla quale il circuito è attualmente impegnato.

 

Buona parte delle nostre considerazioni partono da questi paper (1 e 2) di Rod Cross e dall’articolo di approfondimento dell’utente Twitter @fogmount. Il resto è farina del nostro sacco, speriamo non troppo disprezzabile.

PRIMO BLOCCO: LE TRAIETTORIE DELLA PALLA

Nonostante possa sembrare banale tenere la palla in campo, in realtà dal punto di vista fisico esiste un range molto ristretto di angoli e di velocità a cui è necessario colpire la palla per far sì che superi la rete e atterri prima della riga di fondo. Ricordiamo che il campo è lungo poco meno di 24 metri (23.77), la distanza tra rete e riga di fondo è dunque di 11.887 metri e la rete è alta 0,914 m al centro e 1,07 m ai lati. Il nostro cervelletto e le nostre capacità coordinative visuo-motorie non sanno risolvere equazioni, ma svolgono in modo empirico i calcoli necessari a colpire la palla con successo.

La facciamo breve con un esempio: per una palla colpita da un metro d’altezza, dalla riga di fondo e a circa 108 km/h, esiste un range di 4,1° di inclinazione del colpo (rispetto al piano orizzontale) per tenerla in campo se colpiamo senza rotazione, e di 6,4° se utilizziamo un po’ di topspin (circa 1200 rpm).

Dal confronto tra i range si evince una prima verità intuibile anche senza consultare i manuali di fisica: un colpo in topspin è più sicuro, ovvero ha un margine d’errore più ampio. Possiamo aggiungere un altro mattoncini e dirvi che, ad esempio, servire dai lati del campo sembra soltanto più difficile; è vero che la rete da superare è leggermente più alta, ma è anche vero che aumenta la distanza dal quadrato dal servizio e con essa gli angoli disponibili.

Chiaramente la faccenda è più complessa di così. I dati del primo esempio provengono da un modello ideale in cui non si prende in considerazione l’attrito dell’aria. Che invece esiste, ha una grande importanza e soprattutto complica terribilmente il tutto.

Un po’ di fisica (non sbadigliate)

Per calcolare precisamente la traiettoria di un corpo in volo bisogna prendere in esame la componente orizzontale e la componente verticale dello spostamento (espresso sotto forma di accelerazione, orizzontale e verticale). Concettualmente il discorso è simile alla fisica del rimbalzo, ambito in cui avevamo però parlato solo di velocità, orizzontale e verticale. 

In entrambe le equazioni, quella dell’accelerazione orizzontale (eq.1) e quella dell’accelerazione verticale (eq.2) le variabili in gioco sono il raggio della palla (R), la sua velocità (v), la densità dell’aria (ρ) e il coefficiente di resistenza dell’aria (CD, o drag coefficient). Le variabili si combinano nelle equazioni (eq. 3 e 4) che servono a calcolare le due forze FD e FL, meglio note come Drag force e Lift force: sono le due componenti di forza che esprimono l’attrito dell’aria parallelamente al moto del corpo (FD) e perpendicolarmente (FL).

Lo ammettiamo, è abbastanza complicato, ma attraverso questo diagramma ci si può fare un’idea visiva delle forze in gioco. Aggiungiamo che nell’equazione dell’accelerazione verticale entra in gioco anche l’attrazione gravitazionale (mg), l’unico valore che dipende dalla massa della palla.

eq. 1 – ax = −FD cosθ − FL sinθ
eq. 2 – ay = FL cosθ − FD sinθ − mg
eq. 3 – FD = 1/2 CDρπR2v2
eq. 4 – FL = 1/2 CLρπR2v2

Volendola semplificare al massimo, una palla colpita da una racchetta è un corpo che cerca di fendere l’aria – la quale oppone una certa resistenza, poiché è a tutti gli effetti un fluido con un suo peso (una stanza di medie dimensioni piena d’aria arriverebbe a pesare anche un centinaio di chili). Se alle solite velocità di un match di tennis questa resistenza (espressa del coefficiente CD di cui vi abbiamo già parlato) è grossomodo indipendente dalle piccole differenze di velocità tra un colpo e l’altro, dunque più o meno costante, le cose cambiano (di nuovo!) se prendiamo in esame le rotazioni e dunque il coefficiente CL (lift coefficient). Cambiano perché entra in gioco l’effetto Magnus.

Quando una palla ‘fora’ l’aria, quest’ultima si precipita in qualche modo a riempire lo spazio lasciato vuoto dalla palla. Se la palla è in rotazione, però, il flusso dell’aria si comporta in modo diverso. Nel caso di un colpo in topspin, l’aria viene deviata maggiormente verso l’alto e questo crea una depressione che spinge la palla verso il basso, dunque ad atterrare prima; nel caso di un backspin avviene invece l’opposto, l’aria è spinta verso il basso e dunque la palla riceve una spinta verso l’alto, che la porta a ‘galleggiare’ di più nell’aria e atterrare più tardi. Questo è uno dei motivi per cui le difese disperate in back sono più efficaci (è più facile che superino la rete rispetto al top) ma tenere il controllo di un back offensivo è più difficile, perché la palla tende a scappare in lunghezza.

Inoltre la superficie delle palle da tennis, alquanto irregolare, contribuisce ad aumentare l’effetto Magnus rispetto a una palla liscia come può essere quella da baseball. La classica peluria contribuisce anche a normalizzare il drag coefficient, che abbiamo già assunto essere più o meno costante alle velocità comuni di un match di tennis; come risultato finale, per un tennista è un po’ più semplice intuire la traiettoria di un colpo rispetto, ad esempio, alle previsioni che è costretto a fare un catcher. Per capirci, in questo senso Jaden Agassi dovrà faticare più di papà Andre: per sua fortuna è un lanciatore, e sempre per sua fortuna dovrebbe aver ereditato una coordinazione mano-occhio di primissima classe.

SECONDO BLOCCO: LE CONDIZIONI ATMOSFERICHE

Esaurite le premesse fisiche, e sperando di essere stati chiari e di non avervi annoiato troppo, andiamo in campo. E affrontiamo la questione relativa alle condizioni atmosferiche partendo dalle tre caratteristiche principali dell’aria che circonda i tennisti: temperatura, umidità e pressione, che contribuiscono a far variare ρ (densità dell’aria).

Umidità, temperatura e pressione

È opinione piuttosto diffusa che l’aria umida sia più pesante, tanto da respirare quanto da perforare con un missile di dritto. Nulla di più sbagliato: l’aria umida, che contiene più molecole di vapore acqueo (H20, peso molecolare 18), è più leggera dell’aria secca che consiste quasi interamente in molecole di azoto (N2, pm 28) e ossigeno (02, pm 32). Semmai, dunque, per la palla è più facile fendere l’aria umida.

Oltre a essere opposto rispetto a quello che si immagina, l’effetto dell’umidità sulla velocità della palla è anche trascurabile. Considerando le condizioni di temperatura a cui abitualmente si gioca a tennis, un aumento di umidità dallo 0 al 100% in una giornata in cui ci sono 21°C produrrebbe una diminuzione della densità dell’aria di appena l’1% e aumenterebbe la velocità di un drittone da fondo di meno di mezzo chilometro orario. L’effetto diventerebbe un po’ più apprezzabile partendo da temperature più alte, ma sono condizioni in cui di solito non si gioca a tennis, e se per caso è in corso un torneo di solito gli incontri vengono fermati per effetto delle heat rules.

Nadal e una gocciolina di sudore

A voler essere davvero pignoli, l’umidità ha anche un lievissimo effetto sul diametro della palla (lo riduce, ma in modo appena misurabile e quindi ininfluente ai fini dei nostri calcoli) e sul suo peso, aumentandolo, poiché la palla umida assorbe qualche molecola d’acqua. Nulla che possa modificare in modo sostanziale le equazioni che vi abbiamo illustrato più in alto.

La temperatura incide invece molto di più sulla densità dell’aria. Passando da 10 a 38°C, la densità dell’aria diminuisce di circa il 10% e i colpi possono guadagnare anche 3-5 km/h di velocità. Anche la pressione atmosferica – abbassandosi – può far decrescere parecchio la densità dell’aria, ma sul pianeta Terra i valori di pressione sono così uniformi che il tennis non raccoglie i frutti di questo principio (quando si passerà a giocare su Marte, magari, ne riparleremo).

Conclusioni (e condizioni ‘pesanti’)

Riassumendo: quando fa caldo la palla viaggia più rapidamente e la differenza si sente, quando è umido la palla diventa (poco) più veloce ma la differenza è praticamente impercettibile.

Per contrasto, in condizioni di temperatura rigide i giocatori sperimentano una certa difficoltà nel generare velocità con la palla che è perfettamente in linea con quanto illustrato. Una difficoltà che si esacerba ulteriormente quando fa freddo e magari pioviggina anche un po’, come in occasione del Roland Garros 2020 che si è disputato in pieno autunno e in condizioni molto dure.

Se dal cielo vien giù qualche goccia, oltre al piccolo contributo di cui abbiamo già parlato se l’aria è anche umida, la palla può effettivamente appesantirsi. Applicando però l’aumento di massa compatibile con una leggera pioggerellina alle equazioni di cui sopra, non si ottiene un effetto tanto importante da spiegare la ‘selezione’ che è in grado di fare una giornata di tennis che si disputa in condizioni pesanti, simile a un tappone di montagna. Le avete presente, quelle giornate in cui restano in piedi solo i più strutturati fisicamente e quelli che hanno muscoli e chili per far viaggiare la palla?

L’ipotesi di @fogmount, che ci sentiamo di condividere, è che le palle ‘pesanti’ complichino i piani dei giocatori più nel senso del logoramento. Se la percentuale di forza in più che è necessario impartire alla palla per generare la stessa velocità è minima sul singolo colpo, non lo è più nell’arco di un set o di una intera partita. Banalmente, i giocatori meno preparati atleticamente accusano la fatica prima di chi ha chili e struttura per tirare pallate per tre ore, anche quando le palle sono dure come pietre e grandi come cocomeri.

L’altitudine

Prima di darvi appuntamento alla terza e ultima puntata, però, vorremmo dedicare due righe alla variabile che più di tutte sembra incidere sulle condizioni di gioco: l’altitudine. Dai quasi 600 metri sul livello del mare di Madrid agli oltre 2500 di Bogotá, c’è una manciata di altri tornei che si disputa in condizioni in cui l’aria è un pizzico più rarefatta e dunque meno densa. Come avete già appreso, ci aspettiamo che la palla viaggi più rapidamente: infatti accade, e l’aumento di velocità è percentualmente superiore a quello imputabile alla temperatura.

Vi proponiamo un’altra simulazione computerizzata al fine di comparare l’aumento di velocità per un colpo piatto e per un colpo in topspin (4000 rpm).

Partiamo da un drittone piatto tirato a circa 130 km/h sul livello del mare, a Madrid e a Bogotá. Il computer dice che in Colombia la sberla ha una velocità superiore di 6,5 km/h al momento del rimbalzo (rispetto al livello del mare) e di oltre 11 quando raggiunge lo sfortunato avversario; la differenza di altezza del rimbalzo è minima, mentre la rarefazione dell’aria incide anche sulla lunghezza del colpo che è più difficile da tenere in campo (perché l’aria esercita meno attrito).

Prima di esaminare cosa succede al drittone carico giocato sempre a 130 km/h, occorre sottolineare che per generare la stessa velocità e impartire allo stesso tempo tanta rotazione serve molta potenza in più, motivo per cui certe cose le vediamo fare soltanto a Nadal e pochi altri.

Ebbene, in questo caso il dritto colombiano arriva al ribattitore addirittura con una velocità superiore di quasi 13 km/h; una differenza molto importante, compensata però dal fatto che quel drittone, molto poco frenato dalla rarefatta aria sudamericana, finirebbe lungo di tre metri buoni. Insomma, è più facile tirare topponi veloci a Bogotá ma è più difficile tenerli in campo, quindi tocca tarare il braccio. Resta un dato incontrovertibile: se volete finalmente prendere a pallate quel vostro amico che vi porta all’esasperazione – e al gratuito sistematico – quando vi sfidate in primavera sul lungomare di Cattolica, più che aspettare il solleone estivo dovreste portarlo… a Bogotá. Magari voi andateci un mese prima: prima di tutto per acclimatarvi, perché respirare in quota è più dura, e poi per capire come domare i nuovi cavalli del vostro dritto!

Alla prossima puntata: come promesso, parleremo (quasi) solo di terra.

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ATP

ATP Queen’s: Sinner subito eliminato da Draper

Jannik serve per il set in entrambi i parziali che poi cede al tie-break al coetaneo n. 309 della classifica

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[WC] J. Draper b. [3] J. Sinner 7-6(6) 7-6(2)

Inizia con una sconfitta l’avventura sui prati di Jannik Sinner, sconfitto in due tie-break dal coetaneo Jack Draper nonostante le tante occasioni che ha saputo crearsi. L’azzurro ha infatti avuto sei palle per il 5-0, ha servito per chiudere in entrambi i parziali e mancato due set point nel primo. Draper, però, non ha mai smesso di crederci, a partire da quel quinto gioco – e soprattutto una volta vinto – che a conti fatti ha fatto la differenza.

È stato in assoluto il sesto incontro sull’erba per Jannik, il secondo in un tabellone principale, ovviamente tutti risalenti al 2019, sia per lo stop forzato dei circuiti di dodici mesi fa, sia per la scelta (se di scelta si può parlare) di rimanere sulla terra dei Futures italiani nella sua prima stagione da professionista. Si trattava invece della seconda apparizione nel Tour per Jack, meglio attrezzato dal punto di vista muscolare, dopo lo sfortunato esordio a Miami, quando, visibilmente stremato già da diversi punti, si accasciò a terra in preda alle vertigini alla fine del primo set.

 

IL MATCH – I giochi sono quasi tutti lottati, ma Jannik spinge bene con entrambi i fondamentali, si esibisce in un paio di ricami a chiudere le discese a rete in controtempo e vola avanti di due break, salvo poi restituirne uno dopo non essere riuscito a concretizzare le sei occasioni nel lunghissimo quinto game. Draper, al quale la scala discreta, arrotondata e probabilmente non aggiornata dell’ATP dà tre centimetri in più di Jannik, riesce finalmente a far valere le sue curve mancine – ottimo lo slice interno sull’erba ancora immacolata del Queen’s– e rimane in scia. Alla battuta per far suo il parziale, due brutti dritti in uscita dal servizio aprono uno spiraglio all’avversario che non si fa pregare e, piazzato un drittone vincente, approfitta di un altro gratuito altoatesino. Deluso e arrabbiato, Sinner non gioca al meglio neanche il successivo turno di risposta e viene agguantato sul 5 pari da un Draper ormai completamente in fiducia.

In un momento in cui gli scambi sono favorevoli al n. 309 ATP, Jannik estrae tre ace nulla meno che provvidenziali per giocarsi il tie-break. Di nuovo, il nostro ha l’occasione di chiudere con il vantaggio del servizio sul secondo set point consecutivo, ma perde gli appoggi finendo a terra e, benché sia felino nel rialzarsi, fallisce il colpo successivo. Il doppio fallo manda per la prima volta avanti Draper che cinico si prende il set, mentre l’azzurro mostra la sua stizza verso il proprio angolo. Sei ace per Jannik ma 57% di prime in campo trasformate solo nel 61% dei casi sono numeri non certo entusiasmanti sull’erba, per quanto di poco inferiori a quelli britannici.

Numeri che cambiano radicalmente in positivo per entrambi nella seconda partita che diventa molto più “da erba” e per sei giochi la risposta raccoglie davvero pochissimo. Poi, la prima di servizio abbandona la wild card, c’è anche un doppio fallo e Sinner ne approfitta immediatamente per passare in vantaggio. Di nuovo chiamato a chiudere con la battuta, Jannik manca nuovamente l’appuntamento, a dispetto di un bel regalo dell’altro e pagando con un errore uno scambio in controllo in cui avrebbe forse dovuto osare di più.

È ancora tie-break, dunque, e il diciannovenne di Sutton mette subito spazio tra sé e il nostro con un perfetto anticipo di rovescio lungolinea. È stato estremamente solido per tutto l’incontro, Draper, soprattutto in questo parziale e continua a tirare dritto come un treno fino alla chiusura con l’ace numero 11. Nel secondo set, Jannik ha finito con il pagare un prezzo pesante per quelle sole nove seconde di servizio a cui è dovuto ricorrere vincendo però appena due punti, ma in generale è mancata la freddezza nei momenti di vantaggio.

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Challenger

Challenger: i giovani Tiafoe e Bergs crescono e vincono, ma il veterano Cuevas non molla

Frances Tiafoe vince sull’erba di Nottingham e sarà da tenere d’occhio a Wimbledon. Zizou Bergs continua a far bene, Cuevas non si arrende

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Frances Tiafoe - Challenger Nottingham 2021 (via Twitter, @ATPChallenger)

NOTTINGHAMAndreas Seppi esce nei quarti del challenger di Nottingham, battuto in rimonta 4-6 6-2 6-3 dal polacco Kamil Majchrzak (n.126 ATP), destinato a cedere a sua volta allo statunitense Denis Kudla (n.120 ATP). Quest’ultimo, nativo ucraino, sta disputando una buona stagione (con questa sono già due le finali Challenger) ma nell’ultimo atto del torneo inglese il 23enne Frances Tiafoe (n.74 ATP) si rivela per lui ostacolo insormontabile. L’amico/nemico di Musetti tiene sempre a debita distanza Kudla e porta a casa il trofeo con un netto 6-1 6-3 in poco più di un’ora senza mai perdere il servizio. Abbiamo l’impressione che Tiafoe stia ritrovando il suo miglior tennis (nel 2019 fu n.29 ATP) e che a Wimbledon sarà avversario da non sottovalutare, intanto farà tappa al Queen’s per rifinire la preparazione.

LIONE – Al Challenger 100 di Lione va fuori nei quarti Andrea Pellegrino, fermato 6-3 7-5 dal veterano uruguagio Pablo Cuevas (n.92 ATP) che a 35 anni sulla terra battuto è ancora un osso durissimo. Come ha poi dimostrato nei giorni successivi, vincendo facilmente (6-2 6-2) una finale senza storia contro lo svedese Elias Ymer. Cuevas risale di qualche posizione nel ranking, riconquistando la piazza n.85. Niente di che per uno che nel 2016 è stato n.19, ma in ogni caso un prezioso lasciapassare per continuare a frequentare i tornei Slam. 

BRATISLAVA – Al Challenger 90 di Bratislava l’olandese Tallon Griekspoor (n.131 ATP) batte un po’ a sorpresa 7-6 6-3 l’argentino Sebastian Baez (n.185 ATP). La sorpresa non sta tanto nella piccola differenza di classifica (tra l’altro a vantaggio di Griekspoor) quanto nel fatto che Baez (una specie di sosia del connazionale Schwartzman) è in un ottimo periodo di forma, con tre vittorie in stagione a Concepcion, Santiago e Zagabria. Per Griekspoor è la quarta vittoria Challenger in carriera, col nuovo best ranking al n.121, diciotto posizioni prima di Botic Van de Zandschulp, secondo olandese in classifica. 

 

ALMATY – Al Challenger 80 di Almaty (Kazakistan) l’emergente belga Zizou Bergs vince in rimonta 4-6 6-3 6-2 contro il padrone di casa Timofey Skatov e mette in bacheca il suo terzo titolo stagionale dopo la doppietta di marzo quando vinse a St.Petersburg e Lille. Per il 21enne di Lommel (paesone del Limburgo fiammingo) nuovo best ranking al n.220 cui si accompagna la raccomandazione di tenerlo d’occhio: il ragazzo farà strada anche in campo, dopo essersi fatto notare già sui social. Ma non distraetevi nemmeno per quanto riguarda il 20enne Skatov, che con un balzo raggiunge la posizione n.326 e siamo pronti a scommettere che non è finita qui. 

ORLANDO 2 – Al Challenger 80 di Orlando 2 la finale tra il 21enne colombiano Nicolas Mejia (n.341 ATP) e il padrone di casa Christopher Eubanks (n.241 ATP) si è giocata al chiuso (e in ritardo) a causa della pioggia. L’ha spuntata in rimonta Eubanks con il punteggio di 2-6 7-6 6-4, correndo non pochi rischi nel secondo set quando sul 4-4 ha dovuto annullare due palle break che rischiavano di essere decisive. Ma il lungo ex Georgia Tech (2,01 di altezza) ha fondamentalmente meritato il suo secondo successo in carriera. Mentre il colombiano esce sconfitto per la seconda volta in finale, come già gli era accaduto in aprile a Salinas.

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Classifica ATP: Djokovic sempre più solo in vetta. Best ranking per Sonego e Musetti

Il serbo fa il vuoto anche nella Race per le Finals di Torino. Miglior classifica per Tsitsipas, Sinner esce dalla Top 20

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Novak Djokovic e Lorenzo Musetti - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

“Tutto ha il suo momento e ogni evento ha il suo tempo sotto il cielo.
C’è un tempo per nascere e uno per morire,…” ( Dal libro del Qoelet 3,1)

..e ci sarà probabilmente un tempo in cui Stefanos Tsitsipas festeggerà la conquista del suo primo major e Félix Auger-Aliassime del primo torneo in singolare.

Ma non oggi.

 

Oggi infatti sono Novak Djokovic e Marin Cilic a festeggiare: il primo a Parigi il suo diciannovesimo titolo dello Slam e il secondo a Stoccarda il diciannovesimo titolo in carriera, tre anni dopo l’ultimo conquistato sull’erba del Queen’s quando superò in finale proprio Djokovic.

LA TOP 20 ATP

Di seguito i primi venti giocatori al mondo subito dopo la conclusione del Roland Garros:

PosizioneGiocatoreNazionePunti ATPDelta
1DjokovicSerbia12113 
2MedvedevRussia10143 
3NadalSpagna8630 
4TsitsipasGrecia79801
5ThiemAustria7425-1
6ZverevGermania7350 
7RublevRussia5910 
8FedererSvizzera5065 
9BerrettiniItalia4103 
10Bautista AgutSpagna31701
11SchwartzmanArgentina3105-1
12Carreno BustaSpagna2905 
13GoffinBelgio2830 
14ShapovalovCanada2780 
15RuudNorvegia26901
16MonfilsFrancia2568-1
17HurkaczPolonia25333
18RaonicCanada2473 
19GarinCile24314
20DimitrovBulgaria24323-3

Alcune osservazioni:

·         Stefanos Tsitsipas e Casper Ruud migliorano il proprio best ranking.

·         Bautista Agut scalza Diego Schwartzman dalla top 10.

·         Jannik Sinner esce dalle prime venti posizioni.

·         Djokovic sempre più simile al “viandante sul mare di nebbia” di Caspar David Friedrich. I suoi avversari lo guardano con il binocolo dal fondovalle.

CASA ITALIA

È mancato l’acuto per definire trionfale la performance italiana a Parigi, ma in generale il coro se l’è cavata bene, grazie in particolare agli ottavi di finale di Lorenzo Musetti e Jannik Sinner ed ai quarti di Matteo BerrettiniHa steccato Lorenzo Sonego, dal quale a Parigi  abbiamo atteso invano la conferma dell’ottima performance romana. Nonostante la sconfitta al primo turno, Sonego ha comunque migliorato il suo best ranking così come ha fatto Musetti, che alla sua prima apparizione in un torneo dello Slam è arrivato alla seconda settimana ed agli ottavi si è preso il lusso di vincere due set contro Djokovic.

Si assottiglia di una unità la pattuglia degli italiani presenti tra i migliori 200 del mondo; Lorenzo Giustino – che nella precedente edizione del Roland Garros era giunto al secondo turno mentre quest’anno non ha superato le qualificazioni – è scivolato al numero 216.

Questi gli azzurri presenti nella Top 200 maschile:

ClassificaNomeVariazionePunti
9Berrettini 4103
23Sinner-42320
26Sonego22042
29Fognini 1843
61Musetti151120
82Mager5893
86Cecchinato-3878
88Travaglia-10870
90Seppi8856
97Caruso-15814
143Gaio-5523
160Giannessi-1441
165Fabbiano-1431
169Lorenzi-2428
195Marcora-2358

Questa settimana appuntamento al Queen’s per Berrettini, Travaglia, Fognini, Sinner e Sonego. Nessun italiano invece ad Halle, dove tornerà in campo Roger Federer.

RACE TO TORINO

Novak Djokovic opera il sorpasso su Stefanos Tsitsipas, che aveva iniziato il torneo da leader della classifica che tiene conto dei soli risultati del 2021. Con i 2000 punti di Parigi, Nole si prende la vetta anche nella Race to Torino.

A questa classifica verrà dedicato un articolo specifico, la cui pubblicazione è prevista per martedì.

RACE TO MILANO (NEXT GEN)

Dopo Carlos Alcaraz, un altro classe 2003 si affaccia nel tennis che conta, il danese classe 2003 Holger Rune, che da fine maggio ha raggiunto due finali consecutive a livello Challenger perdendo ad Oeiras IV prima di sollevare il trofeo a Biella VII – nella settimana appena passata si è invece ritirato durante il suo match di quarti di finale a Lione.

Al primo posto della classifica riservata ai migliori under 21 dell’anno troviamo sempre più solo Jannik Sinner; terzo Lorenzo Musetti. Questa la Race to Milan:

PosizioneGiocatoreNazionePuntiPosizione ATPClasse
1SinnerItalia1510232001
2Augier-AliassimeCanada825212000
3MusettiItalia801612002
4KordaUSA775522000
5AlcarazSpagna484782003
6CerundoloArgentina4211412001
7BrooksbyUSA3521502000
8BaezArgentina3211592000
9RuneDanimarca2262322003

BEST RANKING

I giocatori presenti nella Top 100 che questa settimana hanno migliorato la loro miglior classifica di sempre sono:

GiocatoreNazionePosizione
TsitsipasGrecia4
RuudNorvegia15
KaratsevRussia24
EvansGB25
SonegoItalia26
FokinaSpagna35
PaulUSA50
MusettiItalia61
AlcarazSpagna78

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