Tutto quello che dovete sapere sul passato, il presente e il futuro delle palle da tennis

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Tutto quello che dovete sapere sul passato, il presente e il futuro delle palle da tennis

Vi abbiamo raccontato i segreti dei giocatori, degli allenatori, di ogni torneo – presente e passato. Oggi vi parliamo di… palle da tennis. Dalla notte dei tempi al futuro

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Triniti, la prima pallina Wilson pensata per essere sostenibile
 
 

L’attento scrutinio storico-evolutivo delle palline da tennis permette di distinguere convenzionalmente tre fasi:

  • Una fase iniziale agli albori del gioco del tennis con i primi sviluppi regolamentari
  • Un secondo passaggio che corrisponde più o meno all’avvento dell’Era Open, con regolamentazioni più aderenti ad esigenze televisive, dettate anche dall’ incremento di popolarità del tennis
  • Dal 2015 possiamo dire che l’industria abbia intrapreso la strada ecologica della riconversione del processo di produzione di un oggetto, che dovrà essere sostenibile a livello ambientale

Evoluzione temporale delle palle tennis. Fonti: Tennisplayer.net, Merchantoftennis.com, Stevegtennis.com, Udl.co.uk, Newyorktimes.com, Abnamro.nl

Il video, di cui sopra, girato negli anni Venti, ritrae Renè Lacoste che si accinge a provare la prima macchina sparapalle. Possiamo osservare come le palle vengano estratte da una scatola di cartone e non quindi da un tubo di metallo cilindrico pressurizzato, innovazione del confezionamento che arriverà nel 1926 ad opera dell’azienda statunitense Penn. Un anno prima, nel 1925, si codificò la regola che decretò che le palline da tennis dovevano rimbalzare da 53 a 58 pollici (135-147 cm), cadendo da un’altezza di 100 pollici. I range di rimbalzo non sono cambiati, salvo le eccezioni delle palle d’altitudine e delle palle speciali usate dai bambini per l’apprendimento progressivo dei colpi.

 

Agli albori del tennis le palline di gomma non erano pressurizzate, e quindi non esisteva il problema della perdita di pressione, essendo il rimbalzo e la compressione prodotti dalla mescola di gomma. Quest’ultima, però, spesso non era delle migliori, facendole risultare troppo dure o troppo morbide, o con un rimbalzo piuttosto basso in assenza di pressione interna – ergo la decisione di pressurizzarle. Ma come potevano le palle mantenere intatto il loro rimbalzo quando erano semplicemente confezionate in una scatola di cartone? La soluzione, prima dell’avvento del tubo, stava nel sovra-pressurizzare le palline, il che significava che queste all’inizio della stagione sarebbero state probabilmente più rimbalzanti che alla fine.

Per quanto riguarda l’utilizzo del feltro, invece, si tratta di un materiale personalizzato per il tennis con più fili di fibra larghi rispetto a quelli usati nell’abbigliamento e consente di:

  • Ridurre la velocità della palla sia dopo l’impatto con la racchetta che in aria
  • Migliorare il controllo della palla impedendo a quest’ultima di rimbalzare via impropriamente dopo l’impatto della racchetta
  • Ridurre il rimbalzo della palla a un’altezza confortevole, indipendentemente dalle diverse superfici di gioco.

Il feltro costituisce a tutt’oggi il materiale più costoso del processo di produzione.

TIPI DI PALLINE

Oggi esistono differenti tipologie di palline da tennis, classificabili nel seguente modo:

  • Tipo 1 – veloce o conosciute come regular duty (pressurizzate o senza pressione),
  • Tipo 2 – medio, generalmente suddivise fra Extra Duty per il maschile e Regular Duty per il femminile.
  • Tipo 3 – lento
  • Palle da usare in altura.

A queste tipologie sono state aggiunte palle per facilitare l’apprendimento progressivo dei bambini. generalmente tra i 7 e i 12 anni, che costituiscono la più grande innovazione nel design delle palline da tennis degli ultimi anni. La tabella sotto riassume gli standard ITF ai quali devono aderire i produttori al fine di ottenere l’omologazione.

Uno studio del 2013 pubblicato dal “Journal of Sports Science and Medicine” ha dimostrato empiricamente come il rendimento del dritto eseguito da un piccolo gruppo di ragazzini, composto da otto soggetti di età media di 8,1 anni (±0,74) sia migliore in un campo ristretto e con palle speciali a bassa compressione. I rendimenti del dritto eseguito da fondocampo sono stati valorizzati per mezzo dei tre seguenti indicatori: l’indice di velocità e precisione (VP), l’indice di successo di velocità e precisione (VPS) e la percentuale di successo di esecuzione del colpo, indicatore quest’ultimo derivato dai due parametri precedenti. I partecipanti hanno eseguito tre diversi schemi di palleggio di dritto in due giorni consecutivi, usando dapprima le palle a bassa compressione sul campo da 18,3 metri, mentre il giorno successivo le palle standard di tipo 2 sul campo da 23,8 metri.

Con l’utilizzo delle palle a bassa compressione, i partecipanti hanno registrato valori di punteggi di VPS complessivamente più elevati (p <0,001) per ogni colpo senza errore, nonché punteggi VP più elevati (p = 0,01).

Resoconto dello studio

I risultati dello studio suggeriscono che le palline a bassa compressione. congiuntamente alle dimensioni ridotte del campo, rendono l’esecuzione dei colpi più agevole e migliorano la capacità dei bambini di colpire con più velocità e maggiore percentuale di successo. Il miglioramento delle prestazioni osservato con palle a bassa compressione potrebbe dunque risultare un fattore decisivo ai fini dello sviluppo dei fondamentali del tennis in giovane età.

Foto concessa gentilmente da Merchantoftennis.com

OGNI TORNEO HA LA SUA PALLINA UFFICIALE

Adattarsi a diverse palline in diversi tornei è solo uno dei tanti aggiustamenti che i giocatori di tennis professionisti devono fare nel corso della loro lunga stagione. Alcuni di essi cambiano la tensione delle corde in base alle palline utilizzate di torneo in torneo, tenendo in considerazione anche altri fattori che condizionano il rimbalzo della palla che sono puramente metereologici. È infatti risaputo che il calore renda la gomma più elastica, con le palle che tendono ad avere rimbalzi più accentuati, mentre l’umidità rende le palline più pesanti. Per questo motivo, abbiamo visto Nadal maggiormente devastante al Roland Garros in giornate molto soleggiate.

Ma vediamo quale è la distribuzione delle marche, considerando gli Slam, i Masters 1000, le ATP Finals e altri tornei.

Fonti: essentiallysports.com, tennisfansite.com, ubitennnis.com

I tornei su terra che usano palle Dunlop sono Montecarlo, Roma, Barcellona e Madrid, ai quali si aggiungono anche gli ATP 250 di Estoril, Monaco, e Budapest, torneo ricollocato a Belgrado nel 2021. Dunlop, oltre ai tornei sopracitati, può fregiarsi pure del titolo di fornitore ufficiale ATP, dettaglio importantissimo per la vendita del merchandising. Ad oggi Dunlop è la marca di palle più comune nel circuito tennistico.

Ma per un torneo la fornitura delle palle rappresenta un costo o un introito da sponsorizzazioni? Nonostante le cifre degli accordi di fornitura non siano trasparenti, si ritiene che la risposta dipenda dal peso specifico del torneo tennistico in questione. Nel dicembre del 2016, Le Figaro riferiva che il torneo di Wimbledon ha intrapreso l’ingegnosa strada di privilegiare i suoi fornitori, tra cui il produttore di palle Slazenger, promuovendoli al ruolo di sponsor ufficiali, mantenendo così la completa indipendenza nell’organizzazione del suo torneo. Ciò consente agli organizzatori di non avere vincoli imposti da marchi diversi da quelli di fornitura, e allo stesso tempo di fruire delle attrezzature necessarie riducendo al minimo i costi, anche per mezzo di remunerazioni derivanti da accordi di partnership. In cambio di una somma negoziata tra le due parti, infatti, i marchi dei fornitori ufficiali possono apporre il logo di Wimbledon sui loro prodotti. Ma non tutti i tornei di tennis hanno l’importanza e il potere contrattuale del celebre torneo britannico, e con ciò si ritiene che, meno importante sia lo status del torneo in questione, più l’accordo di fornitura rappresenti un costo.

Lunghe collaborazioni di fornitura implicano che le innovazioni tecnologiche vengano elaborate dai dipartimenti di R&S delle aziende sponsorizzatrici, come ad esempio nel caso di Slazenger e di Wilson. Così, mentre Slazenger ha brevettato una palla con una fibra fosforescente che si illumina al buio e con un sistema idrorepellente, Wilson testa diverse pressioni specifiche solo per le palline utilizzate allo US Open, ha riferito Bill Dillon, Wilson senior manager, al New York Times nel 2016, per ridurre al minimo le potenziali variazioni.

Dalla tabella di inizio sezione (quella inerente agli standard ITF), si è apprezzato come le specifiche ufficiali siano molto strette, ma esistono comunque dei margini, tanto al momento di inaugurare le nuove palle, quanto alla fine della ipotetica durata dei canonici sette giochi (le palline si cambiano, in ogni partita, dopo i primi sette giochi e poi ogni nove). Pertanto, ciò fa sì che i produttori possano giocare con queste tolleranze, irrigidendo le specifiche ufficiali o spingendosi ai limiti delle stesse. Jeff Ratkovich, senior business manager di Head-Penn, ha dichiarato nello stesso articolo del New York Times che gli atleti professionisti sono in grado di “rilevare anche la più piccola variazione”, quindi Head-Penn usa specifiche molto più strette di quelle imposte dalle regole ufficiali ITF.

Sta di fatto che, a ogni cambio di forniture ufficiali nei tornei più importanti, fioccano le critiche dei giocatori nei confronti delle palle. Così Nadal dichiarò nell’edizione di Wimbledon 2019 che le palle avevano rallentato il gioco a Wimbledon, Federer nell’edizione dell’Australian Open del 2019 manifestò di avere problemi con le nuove palle Dunlop, mentre nel 2011 al Roland Garros Djokovic, Federer e Murray si lamentarono delle nuove palle Babolat, che guarda caso debuttavano in quell’edizione del Roland Garros. Nell’edizione autunnale del 2020 a Parigi hanno debuttato le Wilson, e come da tradizione non sono mancate le critiche.

VERSO LA TRANSIZIONE ECOLOGICA

Quanti di noi hanno visto la palla da tennis utilizzata come pomello del gancio traino della vettura oppure hanno lanciato la pallina consumata al proprio cane, per farlo giocare? Questi riutilizzi sono forse i due impieghi più comuni per rivitalizzare l’oggetto, che nel frattempo ha perduto la sua funzionalità originale. Tuttavia, gli usi alternativi complessivi oscillano tra una percentuale compresa tra il 3 il 7 per cento del totale delle palline da tennis, prima che queste vengano incenerite e portate in una discarica. Annualmente si stima che vengano prodotte una quantità tra i 300 e i 325 milioni di palle da tennis.

Già nell’agosto del 2012, Ubitennis aveva parlato di un iniziativa imprenditoriale volta a riportare in vita le vecchie palle da tennis, riportandole alla pressione adeguata mediante una speciale macchina, ad opera dell’azienda Rebounce. Nel 2015, questa impresa si è coalizzata con Advanced Polymer Technology e Ace Surfaces dando vita al consorzio Tennisballrecycling, che ha la finalità di riciclare le vecchie palline per produrre superfici per pavimentare campi da tennis. Ma come funziona il sistema? Dopo un primo uso delle palle, queste vengono riportate alla pressione adeguata, prolungando così la loro vita utile. Poi quando il feltro si è completamente logorato, si procede al tagliuzzamento delle palle, al fine di recuperare la gomma. Infine l’azienda Laykold, appartenente al gruppo APT (Advanced Polymer Technology) provvederà alla pavimentazione delle superfici di campi da tennis, riciclando fino a 10000 palle per la superficie di un solo campo.

Nella primavera del 2020 è nata Renewaball, start-up Olandese che produce una palla a partire da altre riciclate. Fino a quel momento non si potevano separare le purissime partizioni di gomma e feltro e questo costituiva il problema principale per il riciclaggio. La nuova start-up, ha trovato un modo per farlo e apre così la porta alla produzione di una palla da tennis che ne utilizza altre usate come base, anche se parzialmente, ma con la promessa che la percentuale aumenterà in modo significativo negli anni a venire, man mano che verranno raccolte più palline. Tuttavia la stessa azienda avverte che una palla composta di gomma riciclata al 100% non sarà mai fattibile per la produzione, dato che il prodotto finale – una palla di tipo 2, valida per tutte le superfici di gioco e venduta in contenitori pressurizzati di plastica riciclata – avrà sempre bisogno di una parte minima di “gomma vergine”.

Tennisballrecycling Vs Renewaball. Foto concesse gentilmente da Tennisballrecycling e Renewaball

Ad oggi, la produzione delle palline da tennis avviene quasi esclusivamente nel sud-est asiatico, lontano dai luoghi di gioco. È stato calcolato che una palla da tennis può percorrere fino a 80.000 km prima di uscire dalla confezione e finire nelle vostre mani. Questi chilometri hanno un prezzo per il nostro ambiente, che include molte emissioni di diesel marino, cherosene ed emissioni di CO2. Infatti la maggior parte della produzione avviene nel sud-est asiatico come evidenzia il grafico qui in basso, con la Thailandia primo produttore mondiale di gomma naturale a fare da padrone, seguita da Cina e Filippine.

L’usura di una pallina da tennis produce migliaia di microparticelle di plastica che lo strato di feltro di poliestere/nylon rilascia nell’aria dopo l’esecuzione di ogni colpo. Quelle micro-particelle probabilmente finiranno sul fondo dell’oceano o saranno parte della “zuppa” di plastica galleggiante, in crescente aumento nei mari. Il grafico in basso evidenzia la comparazione della quantità di emissioni di CO2 tra il processo produttivo tradizionale e quello implementato da Renewaball.

Complessivamente per ogni pallina prodotta con il processo produttivo di Renewaball si avrebbe una riduzione dell’impatto di 0,1764 kg Co2-eq per pallina e questo equivale, considerando che nei paesi Bassi si usano annualmente 5,5 milioni di palline a:

5,5 mil x 0,1764 kg Co2-eq = 970.200 Riduzione di KgCo2-eq per anno.

Altri dettagli e precisazioni sul processo produttivo di Renewaball sono reperibili al seguente link.

Considerazioni finali

Nonostante un know-how produttivo relativamente stabile nel tempo, non crediamo che il mercato delle palle da tennis stia andando verso un monopolio. L’acquisizione più importante ad oggi è stata fatta da Head, allorquando nel 1999 comprò la storica azienda Penn. Riconversione dei processi produttivi e domanda di nuove palle utili per la formazione giovanile dovrebbero garantire altri fattori di differenziazione, che si aggiungono a quelli che si sono cristallizzati nel tempo, per effetto di sponsorizzazioni di tornei specifici.

Chiarito lo scenario nel quale ci si muove, proviamo a ipotizzare che una delle questioni sul tavolo del T7, la nuova entità di governance del tennis di cui ha parlato recentemente Andrea Gaudenzi, sia la decisione del fornitore unico per le palle da tennis, seguendo il modello di fornitura per le gomme degli sport motoristici (F1 e MotoGp), anche se con motivazioni diverse. Da una parte c’è l’indubbio vantaggio di avere un unico standard di palle per tutti i giocatori durante la stagione. Dall’altro quello di concentrare in un interlocutore unico, rappresentante delle varie organizzazioni tennistiche, il potere contrattuale; a parere di chi scrive, tanto i tornei più importanti quanto i produttori di palle, hanno troppi interessi da mantenere.

Per sbarazzarsi dei contratti di sponsorizzazione, i tornei dovrebbero ricevere dal T7 introiti equivalenti o maggiori oppure ridurre i costi di fornitura, mentre i produttori avranno sviluppato nel frattempo know-how specifici per superfici di gioco. La torta della fornitura potrebbe essere ripartita, salomonicamente su base biennale, tra i principali produttori, ma questa manovra creerebbe un oligopolio con barriere all’entrata piuttosto forti per nuovi produttori.

Altra soluzione potrebbe essere quella di imporre palle di una stessa marca per superfici di gioco. Restando le cose così come sono, invece, è molto più probabile che le squadre dei giocatori si rivolgano ad esperti al fine di definire algoritmi capaci di ottimizzare la tensione delle corde, in funzione delle superfici di gioco, della tipologia e della marca di palla, delle sensazioni del giocatore e non ultimo degli agenti atmosferici, semplificando così il lavoro degli incordatori.

Per quanto concerne le soluzioni “green”, lo scrivente è dell’opinione che la strada intrapresa dai produttori, volta a prolungare la vita utile della palla senza l’ausilio di contenitori di plastica, produca solo l’effetto di ridurre le vendite, ma nei fatti non risolva il problema dello smaltimento dell’oggetto palla. La soluzione Statunitense di Tennisballrecycling presenta il limite di essere legata alla domanda di nuovi campi da tennis da pavimentare, anche se resta comunque legata al mondo sportivo, con il dubbio di non conoscere il destino della pavimentazione dismessa. Infine la soluzione Olandese, sposa pienamente logiche e principi dell’economia circolare con un ciclo di produzione potenzialmente infinito. Di questo, anche Giotto sarebbe tanto oggettivamente quanto ecologicamente fiero.

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: senza Federer, Berrettini, Medvedev e Zverev, prevedo una finale Djokovic-Nadal

Sarà la delusione per il forfait di Matteo Berrettini, ma in questi Championships in tono minore, se non “esplode” Alcaraz, trionferà la vecchia guardia

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Incontro in sala stampa il collega svizzero Simon Graf, autore di diversi libri su Roger Federer, e all’unisono commentiamo: “Roger arrivava in semifinale nel secondo quarto della metà alta di questo tabellone anche con un ginocchio solo!”.

Gli otto approdati al terzo turno di quel settore sono, scendendo verso il basso, Humbert e Goffin, Tiafoe e Bublik, Norrie e Johnson, Paul e Vesely. La testa di serie più alta fra le sole tre superstiti (Norrie 9, Tiafoe 23 e Paul 30) è, per la gioia degli inglesi (sebbene disperati per le sconfitte di Murray e Raducanu), la n.9 Cameron Norrie che è riuscito a domare soltanto al quinto set lo spagnolo Munar che in 10 partite sull’erba non ne aveva mai vinta una.

Hanno perso Ruud n.3 e Baez n.31 questo mercoledì, Hurkacz n.7 e Aliassime n.6 lunedì, fatto sta che in semifinale arriverà, probabilmente contro Djokovic che contro Kokkinakis ha giocato molto meglio che contro Kwon, una sorta di outsider, salvo che Norrie debba essere considerato un grande tennista. E francamente io non riesco a considerarlo tale.

 

Gli inglesi faranno il tifo per lui che è nato in Sud Africa (Johannesburg) e cresciuto in Nuova Zelanda a questo punto, perché non gli è rimasto molto altro.

Io comincio a chiedermi se la Raducanu non sia un UFO, un oggetto volante (sui campi da tennis e neppur tanto) non identificato. Ha preso 6-3 6-3 dalla Garcia e dal settembre scorso di quello straordinario US Open – straordinario per lei come per la Fernandez – non ci stati altri momenti di gloria, né per lei né per l’altra ragazza. Un doppio mistero davvero inesplicabile. Sono giovani, dicono tutti, abbiate pazienza.

E noi che ce l’abbiamo con i ripetuti infortuni di Berettini e Sinner, la pazienza abbiamo imparato a coltivarla. Mi sa proprio che dovranno coltivarla anche tutti coloro che pensavano imminente il cambio della guardia solo perché né Djokovic né Nadal sarebbero stati testa di serie n.1 e n.2 in questo torneo se Medvedev e Zverev fossero stati qui.

Io, anche se è dannatamente presto per sbilanciarsi perchè non si è neppure concluso il secondo turno, non riesco francamente a immaginare per questo Wimbledon in tono minore una finale diversa da un Djokovic-Nadal alle prese con la sessantesima sfida, con Nole che cerca di avvicinare i 22 Slam di Rafa e Rafa che vorrebbe raggiungere i 23 (di Serena Williams…ma lui non è superstizioso) e a New York lo Slam.

Se Rafa dice che lui al record degli Slam non ci pensa e non ci tiene, non credeteci. Ci tiene eccome, ma bleffa. Sarebbe anormale che non ci tenesse. Tutti gli sportivi, tutti i campioni, tengono ai record. I record fanno la storia. Rafa ha vinto 14 Roland Garros e sa bene che cosa significa. Facesse il Grande Slam, sfuggito per una partita all’US Open a Djokovic, e si portasse a 24 Slam, figuratevi un po’ che Rafa non ci tenga.

Ma nella metà sotto gli avversari più temibili, Hurkacz e Aliassime, non ci sono più. Tsitsipas deve ancora provare di essere forte sull’erba. Un po’ come nella metà sopra Alcaraz. Infatti sia l’uno sia l’altro hanno sofferto al primo turno. Nel secondo Alcaraz ha giocato meglio, ma Greekspor non poteva impensierirlo.

Da chi può perdere Djokovic? Io non riesco a individuare un nome e un cognome. Forse, battuti Kecmanovic nel prossimo derby e uno fra Basilashvili e Van Rijthoven in quello dopo, dal quartetto Sinner-Isner (non è un’anagramma) Otte-Alcaraz, soltanto un Isner che gli servisse 70 aces potrebbe fargli paura. Impossibile? Beh, Isner ne ha serviti 54 al primo turno con Couacaud e 36 con Murray, dal quale aveva perso 8 volte su 8.  Ma stavolta, sebbene un tifoso avesse gridato “Com’on Andy he is older than you!”, perché in effetti il lungo John è due anni più anziano, ma non ha un’anca di metallo. Chissà se rivedremo Andy qua fra un anno. Ma è una domanda che potremmo porci anche per Rafa…

Ma, come accennato sopra, se Djokovic arriva in semifinale l’avversario più forte che può trovare è Norrie. Per questo lo vedo già in finale. Con Nadal. Il quale però forse con Fritz o Cressy (che mi piace molto come gioca su questi campi) potrebbe soffrire più che con Tsitsipas.

Intanto, mentre Elisabetta Cocciaretto non è andata oltre un doppio 6-4 con la Begu, e le nostre donne ce le siamo giocate tutte, Jannik Sinner ha colto la sua seconda vittoria erbosa. In 4 set su Mikael Ymer. Poteva vincere in 3. Avanti due set ha avuto una pausa nel terzo, che pure conduceva con un break di vantaggio, si è fatto riprendere sul 3 pari, ha mancato tante pallebreak… A fine match, dopo il quarto vinto 6-2, si sono contate 19 pallebreak, di cui appena 6 trasformate. Ma il dato forse più interessante è stato vederlo andare a rete 52 volte per fare 38 punti, giocando anche qualche pregevole volee. Certo 4 ace non sono molti, soprattutto se si pensa che Alcaraz ne ha fatti 39 in due partite fra Struff e Griekspoor.  

Io avevo posto ai lettori un quesito nell’editoriale di ieri: per Sinner meglio affrontare Isner o Murray? Ma non avevo espresso il mio parere. Lo faccio oggi. Sapendo che Jannik aveva perso un match su 2 con entrambi (ma anche che quello vinto in Coppa Davis a Torino con Isner è forse quello che conta di meno). Beh, io credo che sull’erba avrebbe sofferto di più i palleggi con Murray che lo aveva messo in difficoltà anche su superfici meno care allo scozzese dell’erba. Mentre sui servizi di Isner, che certamente di ace ne farà tanti, Jannik saprà rispondere quel tanto che basta per fargli qualche break. La risposta è forse il miglior colpo di Jannik…

Oggi intanto seguiremo, nel primissimo pomeriggio, Lorenzo Sonego contro il piccolo francese Hugo Gaston che sull’erba si vedrà parzialmente spuntata l’arma più letale, la sua smorzata. Lorenzo dovrà attaccarlo a tutto spiano per spuntargliela ancora di più. Lorenzo e Jannik, Jannik e Lorenzo, ci sono rimasti solo loro due. Non è granchè e non sembrano granchè neppure le loro prospettive. Se Sonego vincesse avrebbe poi Nadal. Se vincesse Sinner gli toccherebbe Alcaraz.

Sono saltate fin qui 21 teste di serie, 12 donne e 9 uomini. Le più alte la n.2 Kontaveit e la n.3 Ruud. Eppure non sono grandi sorprese.

primo turno
Uomini – sei
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne – otto
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)

31 Kanepi (Parry)

secondo turno
Uomini (tre, nove in tutto)
3 Ruud (Humbert)
15 Opelka (van Rijthoven)
31 Baez (Goffin)
Donne  quattro, dodici in tutto
2 Kontaveit (Niemeier)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

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Flash

Wimbledon, il day after di Tan: dà forfait in doppio e la compagna non la prende bene

Dopo la vittoria su Serena Williams, Harmony Tan ha rinunciato all’impegno con Korpatsch. La tedesca: “Si deve scusare”

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Difficilmente quanto successo in questa giornata di oggi avrà ridotto la sua gioia, ma non è stato un risveglio facile per Harmony Tan. La francese di origi cinesi e vietnamiti avrà probabilmente pensato come prima cosa che non era stato un sogno: ha davvero battuto Serena Williams sul centrale di Wimbledon. Poi avrà iniziato a percepire qualche scricchiolio proveniente dal suo corpo, qualche muscolo più affaticato del solito: il match di ieri sera, durato 3 ore e 10 minuti,  è stato infatti il più lungo della sua carriera (il suo precedente record era di 2 e 47). Dopo essersi consultata con il suo team, all’ora di pranzo Harmony ha preso il suo smartphone e ricercato nella rubrica il nome Tamara Korpatsch. È – anzi, avrebbe dovuto essere – la sua compagna di doppio per questo Wimbledon. Le ha mandato un messaggio per informarla che non era nelle condizioni per giocare il loro incontro di primo turno contro Olaru/Kichenok.

Tamara non l’ha presa bene, tutt’altro. Ha dovuto rinunciare al suo primo Slam in doppio e a circa 7 mila euro – che male non fanno. Soprattutto alla tedesca, che lunedì ha perso in singolare al terzo set contro Watson, non sono piaciuti il modo e la motivazione scelti da Tan per avvisarla. Nella comunicazione ufficiale della direzione arbitrale del torneo si parla di “infortunio alla coscia”. Korpatsch ha riferito sulla sua pagina Instagram che nel messaggio ricevuto da Tan, quest’ultima le ha detto che non sarebbe stata in grado di correre dopo il match di ieri. La tedesca non ha nascosto la sua rabbia e non si è trattenuta: “Se sei a pezzi il giorno dopo aver giocato una partita di tre ore, non puoi competere a livello professionistico– ha detto, aggiungendo che in un’occasione a lei è capitato di restare in campo per 6 ore e mezza in una giornata e di giocare un incontro di singolare in quella successiva.

Inoltre, secondo Tamara non è stato giusto che la francese l’abbia informata così tardi: non in mattinata, ma solo intorno alle 14 locali, a un paio d’ore dall’inizio del loro incontro. La tedesca ha rincarato la dose così: “Mi ha chiesto lei di giocare in doppio insieme prima del torneo, non io”. E ha poi glissato con un “mi deve delle scuse”.

 

Domani Tan giocherà per la terza volta in carriera un match di secondo turno in uno Slam. E con Sorribes Tormo potrebbe anche non servire un’impresa per proseguire la corsa. Contro Serena, la francese ha infatti dimostrato di avere un gioco – per certi versi vintage – che si adatta bene all’erba. A questo punto c’è però l’incognita proveniente dalle sue condizioni fisiche. La scelta di rinunciare al doppio per riposare le sarà sufficiente per giocarsela contro la spagnola o il problema alla coscia è serio? Di sicuro, il risentimento di Korpatsch non verrebbe meno se si ritrovasse a vedere la sua ormai ex compagna in ottima salute nella partita di domani.

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: mi manca Berrettini. E manca anche a Sinner. Nadal dritto in finale? 15 le “vittime” di primo turno. Serena Williams out ma non per sempre

Tre italiani in “vita” su undici

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Matteo Berrettini - Queen's 2022 (Credit: Getty Image for LTA)

Ritrovarsi a scrivere di un Berrettini che doveva essere un grande probabilissimo protagonista di questo torneo e dover scrivere invece del suo Covid, del suo ritiro, del suo ennesimo sogno svanito senza sue colpe, dopo averne già discusso e scritto non so più quante volte e in quanti video, su Instagram, TikTok, Twitter, e chi più ne ha più ne metta…beh, questa francamente me la sarei voluta proprio risparmiare.

Figurarsi lui. Davvero mi dispiace. E non potete immaginare quanto. E non per me, per Ubitennis, per il tennis italiano. Ma per lui.

Di solito i multimilionari, anche se i loro guadagni se li sono meritati facendo cose che non riescono ai comuni mortali – e i grandi campioni certo appartengono a queste categoria – non suscitano gran tenerezza anche se sono incappati in qualche disavventura.

 

Ma Matteo è un tal bravo ragazzo, educato e mai arrogante sebbene in certe situazioni logistiche, ambientali, sia abbastanza facile diventarlo, che francamente tutte le problematiche fisiche che lo hanno avversato in questi ultimi anni, non possono non stimolare una più che naturale forma di solidarietà.

Nessuno potrà mai sapere che cosa avrebbe potuto succedere in questo torneo nel quale nel giorno del sorteggio tutti lo avevamo considerato più fortunato che sfortunato.

Il sorteggio era stato giovedì scorso, quando lui si era allenato con Rafa Nadal, e al venerdì Matteo ha sentito salire la febbreUn’orribile sensazione alla vigilia del torneo che era nella sua testa dal 12 aprile, quando si era operato alla mano, quando aveva deciso che avrebbe saltato il torneo più amato, a casa sua al Foro Italico, e poi anche il Roland Garros quando sapeva bene di avere in scadenza la cambiale dei quarti di finale dell’anno precedente. 

E, come Matteo avrebbe fatto trasparire con l’abituale sincerità, se mai si fosse immaginato che l’ATP avrebbe preso la decisione harakiri di togliere i punti conquistabili ai Championships mentre scadevano quelli dell’anno scorso, beh forse avrebbe accelerato la preparazione per scendere in campo già al Roland Garros.

Too late now. Il COVID è peggio del Fato, colpisce a caso. Ok, le precauzioni servono, mettere le mascherine ancora oggi sarebbe più che consigliabile, eppure anche qui sui metrò a Londra – underground, via – non c’è nessuno nel fittume di passeggeri che si pestano i piedi, che le metta. In sala stampa, su centinaia di colleghi, pochissime eccezioni. Eppure nella sala stampa del Roland Garros più di un collega è rimasto intrappolato dal Covid e non ha potuto lasciare Parigi che diversi giorni dopo la conclusione del torneo.

Nella vita, bisogna avere fortuna. E per quanto concerne la salute le differenti situazioni fra i ricchi e i poveri si assottigliano assai, si ammalano i primi come i secondi anche se i primi magari possono curarsi meglio e resta vero poi – come si divertiva a ricordare spesso il mio maestro Rino Tommasi (che non mi stancherò mai di citare) – che tutti nella loro vita hanno diritto alla stessa quantità di ghiaccio: l’unica differenza è che i ricchi ce l’hanno d’estate e i poveri d’inverno.

Berrettini ha avuto in sorte, coltivata con il lavoro di tantissimi allenamenti durati anni e anni con Vincenzo Santopadre, un servizio formidabile e un dritto quasi altrettanto efficaceE quell’altezza, un metro e 96 cm, che gli ha dato il Padreterno altrimenti a voglia a cercare di lavorare duro per tirare cannonballs da 230 km orari: non ci sarebbe mai riuscito se avesse avuto gli stessi centimetri di Fabio Fognini.

Però si allunga fino a oltre i 4 metri e magari si stira i muscoli addominali. Tira missili fracassanti con quel polso e quella mano destra esplosiva e la mano a un certo punto si stufa per tutto quel continuo stress e fa cilecca. È più simpatico, bello e socievole di altri, stringe volentieri e generosamente la mano a tutti, certo più di un tipo “orso e introverso” e magari si becca il COVID quando quell’altro invece la scampa. La vita è così.

Nell’articolo scritto ieri ho accennato al caso di Tamberi cui sparirono sotto il naso, anzi sotto il ginocchio perché fu il tendine d’Achille a tradirlo, anni e anni di sacrifici per partecipare alle Olimpiadi di Rio 2016.

Ecco, a confronto, lo sfortunato Berrettini si può lamentare assai di meno. Fra pochi giorni Matteo starà bene, già ieri sera era senza sintomi, tornerà a giocare e magari già all’US Open – dove Djokovic non ci sarà e Nadal chissà… molto dipenderà proprio da questo Wimbledon in cui il favorito è certo Djokovic a dispetto di un primo turno con Kwon poco convincente – si prenderà una soddisfazione dorata simile a quella che Tamberi ha dovuto attendere fino a Tokyo 2020… che è poi diventato Tokyo 2021. E Tamberi non se l’aspettava quasi più. Berrettini invece può aspettarsela. Mica avrà sempre scalogna!

Fra i tanti che non sono certo contenti, quindi fra milioni di appassionati italiani (e ci metterei anche le…. appassionate! Dopo la partecipazione di Sanremo dove peraltro il solito brillante Matteo non fu per niente brillante, anche a sua stessa detta, ma solo bello… beh, non avete idea di quante signore di varia età che non avevano mai visto una partita di tennis mi hanno avvicinato per dirmi: “Ma quant’è bello e fascinoso Berrettini!”. Un’invidia che non vi dico!) ci metto anche Jannik Sinner.

Eh sì, perché fino a ieri, nonostante la prima vittoria erbosa al quinto tentativo (e su un nome di sicuro prestigio, anche se minimamente appannato dall’età), Jannik si poteva muovere sotto traccia, in penombra. I riflettori erano tutti puntati su Berrettini, come le scommesse. Lui, il secondo tennista più … “puntato” dopo Djokovic nel regno del betting. Perfino più – udite udite – di Rafa Nadal che, insomma, questo torneo l’ha vinto un paio di volte quando c’era in gara un certo signor Federer che non aveva 41 anni come Serena Williams ieri, ma non ne aveva ancora 27 e 29 (anni 2008 e 2010). Un vecchietto solo presunto, quello di Manacor che, frodando sfacciatamente l’anagrafe ben al di là della calvizia incipiente, continua a roncolare dritti mancini paurosi e a dimostrarsi il più forte di tutti al Roland Garros, il torneo più duro di tutti in cui ha trionfato 14 volte. 

Da noi in Italia, e guai a mancargli di rispetto, per carità, è diventato un mito, una leggenda vivente, Adriano Panatta che di Roland Garros ne ha vinto uno solo, a 26 anni. Rafa ne ha 10 di più, 36, ma c’è qualcuno che riesce a considerarlo fuori gioco? Ora soprattutto che nella metà bassa del tabellone Berrettini non c’è più, Auger Aliassime non c’è più, mentre Tsitsipas deve ringraziare l’inesperienza del giovane e talentuoso svizzero Ritschard che nel primo era avanti 4-1 con doppio break e Stefanos è riuscito a vincere soltanto di misura al quarto set. Poi ci sono le supposte mine vaganti Kyrgios e Shapovalov: entrambi  hanno vinto soltanto al quinto set (con Jubb e Rinderknech), proprio come un’altra testa di serie di quei bassifondi, Krajinovic (con Lehecka).

Insomma laggiù solo Bautista Agut (ma con Balasz) e Fritz (ma con Musetti…) sono apparsi in forma sufficiente per impensierire un Nadal ancora in rodaggio erboso. Ma mi dite chi sarebbe favorito di tutti questi contro Rafa? Almeno se il maiorchino giocherà un po’ meglio – dopo 3 anni di digiuno erboso – che contro Francisco Cerundolo, bravino e agguerrito finchè il match non “pesava”, salvo sciogliersi come neve al sole quando avanti 4-2 nel quarto set dopo aver inopinatamente conquistato il terzo, si è fatto strappare il servizio a 0 sul 4-3 in un batter d’ccchio e poi di nuovo – anche se a 30 – sul 4-5.

Rafa non avrà problemi a disfarsi di Berankis e se Sonego, bravissimo a vendicare due sconfitte con Kudla, confermerà la legge del “non c’è due senza tre” con Gaston, sarà proprio Lorenzo a sfidare Rafa al terzo turno. E lì più che gli auguri non gli posso fare.

Beh, insomma dopo questa lunga digressione sulle chances di Nadal, torno ab ovo, da dove ero partito. Da Sinner che suo malgrado, a causa della prematura dipartita di Berrettini – oh Matteo sta bene eh, è un modo di dire, è solo la dipartita dai Championships, tornerà l’anno prossimo… – non potrà più nascondersi.  Oggi ha Mikael Ymer, uno dei due fratellini svedesi di origini afro, ed è certo favorito, anche se il fatto che abbia battuto Altmaier lo deve mettere in guardia. E poi ieri avevo dato per scontata la vittoria di Camila Giorgi e avete visto che fine ha fatto contro la modesta polacca Frech che a 24 anni non può nemmeno essere considerata una speranza? Che match scriteriato! Ma non voglio maramaldeggiare. Le due teste di serie donne ce le siamo perse al primo turno, Giorgi 21 e Trevisan 22, le altre due che non lo erano pure Bronzetti e Paolini pure anche se Jasmine per un set ha illuso con la Kvitova.

Cì è rimasta soltanto la superstite del derby azzurro di primo turno, Elisabetta Cocciaretto (brillante oltre ogni dire contro Martina Trevisan) che oggi affronta la rumena Begu con la quale ha perso un primo duello ma non è detto che perda anche il secondo.

Con inclusa la Cocciaretto, dunque, di 11 italiani al via ce ne sono rimasti solo tre: Sinner e Sonego. Sonego onestamente non lo vedo andare oltre al terzo turno, ma intanto coraggio e che ci arrivi, anche perché un anno fa qui arrivò agli ottavi e il rischio di finire intorno alla settantesima posizione purtroppo c’è tutto. Per quanto riguarda Sinner, senza sottovalutare Mikael Ymer, mi chiedo e già che ci sono vi chiedo: se vincerà come gli auguro  sarebbe meglio affrontare poi un grande e terribile battitore come Isner, classe 1985 (37 anni) oppure l’idolo di casa Andy Murray, classe 1987 (35 anni) che oggi duelleranno sul centre court ma certo non potranno fare sfoggio di grande mobilità? Io dico che Jannik, ove vincesse, farà il tifo perché i due giochino 5 strenui set, fino al limite delle forze, e con Isner almeno un paio di tiebreak è probabile che ci scappino, anche se non potrà più venir fuori un altro 70 a 68 al quinto

Se non fosse così tardi, ancora, parlerei di Serena Williams, battuta al tiebreak del set decisivo dopo 3 ore e 11 minuti dalla ragazza francese di nascita e passaporto ma per metà cinese e metà vietnamita Harmony (che magnifico nome!) Tan di 24 anni, n.115 WTA e best ranking 90, ma voglio andare a letto alle 2 di notte, tanto ci sarà occasione di riparlarne. Anche perché lei ha tutte le intenzioni, e alla fine dopo qualche ritrosia le ha manifestate, di giocare anche il prossimo US open. Credo che neppure lei, ormai, si faccia illusioni sul record di Margaret Court, sui famigerati 24 Slam, ma non ha voglia di smettere. E seppure a sprazzi anche ieri sera ha fatto vedere insieme a tanti errori, anche tanti colpi che le hanno valso il titolo onorifico di miglior tennista del terzo millennio.

Segnalo in conclusione che dopo il primo turno mancano all’appello queste teste di serie. Quattordici in tutto.

Uomini – sei

7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne – otto

7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)

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