Tutto quello che dovete sapere sul passato, il presente e il futuro delle palle da tennis

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Tutto quello che dovete sapere sul passato, il presente e il futuro delle palle da tennis

Vi abbiamo raccontato i segreti dei giocatori, degli allenatori, di ogni torneo – presente e passato. Oggi vi parliamo di… palle da tennis. Dalla notte dei tempi al futuro

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Triniti, la prima pallina Wilson pensata per essere sostenibile

L’attento scrutinio storico-evolutivo delle palline da tennis permette di distinguere convenzionalmente tre fasi:

  • Una fase iniziale agli albori del gioco del tennis con i primi sviluppi regolamentari
  • Un secondo passaggio che corrisponde più o meno all’avvento dell’Era Open, con regolamentazioni più aderenti ad esigenze televisive, dettate anche dall’ incremento di popolarità del tennis
  • Dal 2015 possiamo dire che l’industria abbia intrapreso la strada ecologica della riconversione del processo di produzione di un oggetto, che dovrà essere sostenibile a livello ambientale

Evoluzione temporale delle palle tennis. Fonti: Tennisplayer.net, Merchantoftennis.com, Stevegtennis.com, Udl.co.uk, Newyorktimes.com, Abnamro.nl

Il video, di cui sopra, girato negli anni Venti, ritrae Renè Lacoste che si accinge a provare la prima macchina sparapalle. Possiamo osservare come le palle vengano estratte da una scatola di cartone e non quindi da un tubo di metallo cilindrico pressurizzato, innovazione del confezionamento che arriverà nel 1926 ad opera dell’azienda statunitense Penn. Un anno prima, nel 1925, si codificò la regola che decretò che le palline da tennis dovevano rimbalzare da 53 a 58 pollici (135-147 cm), cadendo da un’altezza di 100 pollici. I range di rimbalzo non sono cambiati, salvo le eccezioni delle palle d’altitudine e delle palle speciali usate dai bambini per l’apprendimento progressivo dei colpi.

 

Agli albori del tennis le palline di gomma non erano pressurizzate, e quindi non esisteva il problema della perdita di pressione, essendo il rimbalzo e la compressione prodotti dalla mescola di gomma. Quest’ultima, però, spesso non era delle migliori, facendole risultare troppo dure o troppo morbide, o con un rimbalzo piuttosto basso in assenza di pressione interna – ergo la decisione di pressurizzarle. Ma come potevano le palle mantenere intatto il loro rimbalzo quando erano semplicemente confezionate in una scatola di cartone? La soluzione, prima dell’avvento del tubo, stava nel sovra-pressurizzare le palline, il che significava che queste all’inizio della stagione sarebbero state probabilmente più rimbalzanti che alla fine.

Per quanto riguarda l’utilizzo del feltro, invece, si tratta di un materiale personalizzato per il tennis con più fili di fibra larghi rispetto a quelli usati nell’abbigliamento e consente di:

  • Ridurre la velocità della palla sia dopo l’impatto con la racchetta che in aria
  • Migliorare il controllo della palla impedendo a quest’ultima di rimbalzare via impropriamente dopo l’impatto della racchetta
  • Ridurre il rimbalzo della palla a un’altezza confortevole, indipendentemente dalle diverse superfici di gioco.

Il feltro costituisce a tutt’oggi il materiale più costoso del processo di produzione.

TIPI DI PALLINE

Oggi esistono differenti tipologie di palline da tennis, classificabili nel seguente modo:

  • Tipo 1 – veloce o conosciute come regular duty (pressurizzate o senza pressione),
  • Tipo 2 – medio, generalmente suddivise fra Extra Duty per il maschile e Regular Duty per il femminile.
  • Tipo 3 – lento
  • Palle da usare in altura.

A queste tipologie sono state aggiunte palle per facilitare l’apprendimento progressivo dei bambini. generalmente tra i 7 e i 12 anni, che costituiscono la più grande innovazione nel design delle palline da tennis degli ultimi anni. La tabella sotto riassume gli standard ITF ai quali devono aderire i produttori al fine di ottenere l’omologazione.

Uno studio del 2013 pubblicato dal “Journal of Sports Science and Medicine” ha dimostrato empiricamente come il rendimento del dritto eseguito da un piccolo gruppo di ragazzini, composto da otto soggetti di età media di 8,1 anni (±0,74) sia migliore in un campo ristretto e con palle speciali a bassa compressione. I rendimenti del dritto eseguito da fondocampo sono stati valorizzati per mezzo dei tre seguenti indicatori: l’indice di velocità e precisione (VP), l’indice di successo di velocità e precisione (VPS) e la percentuale di successo di esecuzione del colpo, indicatore quest’ultimo derivato dai due parametri precedenti. I partecipanti hanno eseguito tre diversi schemi di palleggio di dritto in due giorni consecutivi, usando dapprima le palle a bassa compressione sul campo da 18,3 metri, mentre il giorno successivo le palle standard di tipo 2 sul campo da 23,8 metri.

Con l’utilizzo delle palle a bassa compressione, i partecipanti hanno registrato valori di punteggi di VPS complessivamente più elevati (p <0,001) per ogni colpo senza errore, nonché punteggi VP più elevati (p = 0,01).

Resoconto dello studio

I risultati dello studio suggeriscono che le palline a bassa compressione. congiuntamente alle dimensioni ridotte del campo, rendono l’esecuzione dei colpi più agevole e migliorano la capacità dei bambini di colpire con più velocità e maggiore percentuale di successo. Il miglioramento delle prestazioni osservato con palle a bassa compressione potrebbe dunque risultare un fattore decisivo ai fini dello sviluppo dei fondamentali del tennis in giovane età.

Foto concessa gentilmente da Merchantoftennis.com

OGNI TORNEO HA LA SUA PALLINA UFFICIALE

Adattarsi a diverse palline in diversi tornei è solo uno dei tanti aggiustamenti che i giocatori di tennis professionisti devono fare nel corso della loro lunga stagione. Alcuni di essi cambiano la tensione delle corde in base alle palline utilizzate di torneo in torneo, tenendo in considerazione anche altri fattori che condizionano il rimbalzo della palla che sono puramente metereologici. È infatti risaputo che il calore renda la gomma più elastica, con le palle che tendono ad avere rimbalzi più accentuati, mentre l’umidità rende le palline più pesanti. Per questo motivo, abbiamo visto Nadal maggiormente devastante al Roland Garros in giornate molto soleggiate.

Ma vediamo quale è la distribuzione delle marche, considerando gli Slam, i Masters 1000, le ATP Finals e altri tornei.

Fonti: essentiallysports.com, tennisfansite.com, ubitennnis.com

I tornei su terra che usano palle Dunlop sono Montecarlo, Roma, Barcellona e Madrid, ai quali si aggiungono anche gli ATP 250 di Estoril, Monaco, e Budapest, torneo ricollocato a Belgrado nel 2021. Dunlop, oltre ai tornei sopracitati, può fregiarsi pure del titolo di fornitore ufficiale ATP, dettaglio importantissimo per la vendita del merchandising. Ad oggi Dunlop è la marca di palle più comune nel circuito tennistico.

Ma per un torneo la fornitura delle palle rappresenta un costo o un introito da sponsorizzazioni? Nonostante le cifre degli accordi di fornitura non siano trasparenti, si ritiene che la risposta dipenda dal peso specifico del torneo tennistico in questione. Nel dicembre del 2016, Le Figaro riferiva che il torneo di Wimbledon ha intrapreso l’ingegnosa strada di privilegiare i suoi fornitori, tra cui il produttore di palle Slazenger, promuovendoli al ruolo di sponsor ufficiali, mantenendo così la completa indipendenza nell’organizzazione del suo torneo. Ciò consente agli organizzatori di non avere vincoli imposti da marchi diversi da quelli di fornitura, e allo stesso tempo di fruire delle attrezzature necessarie riducendo al minimo i costi, anche per mezzo di remunerazioni derivanti da accordi di partnership. In cambio di una somma negoziata tra le due parti, infatti, i marchi dei fornitori ufficiali possono apporre il logo di Wimbledon sui loro prodotti. Ma non tutti i tornei di tennis hanno l’importanza e il potere contrattuale del celebre torneo britannico, e con ciò si ritiene che, meno importante sia lo status del torneo in questione, più l’accordo di fornitura rappresenti un costo.

Lunghe collaborazioni di fornitura implicano che le innovazioni tecnologiche vengano elaborate dai dipartimenti di R&S delle aziende sponsorizzatrici, come ad esempio nel caso di Slazenger e di Wilson. Così, mentre Slazenger ha brevettato una palla con una fibra fosforescente che si illumina al buio e con un sistema idrorepellente, Wilson testa diverse pressioni specifiche solo per le palline utilizzate allo US Open, ha riferito Bill Dillon, Wilson senior manager, al New York Times nel 2016, per ridurre al minimo le potenziali variazioni.

Dalla tabella di inizio sezione (quella inerente agli standard ITF), si è apprezzato come le specifiche ufficiali siano molto strette, ma esistono comunque dei margini, tanto al momento di inaugurare le nuove palle, quanto alla fine della ipotetica durata dei canonici sette giochi (le palline si cambiano, in ogni partita, dopo i primi sette giochi e poi ogni nove). Pertanto, ciò fa sì che i produttori possano giocare con queste tolleranze, irrigidendo le specifiche ufficiali o spingendosi ai limiti delle stesse. Jeff Ratkovich, senior business manager di Head-Penn, ha dichiarato nello stesso articolo del New York Times che gli atleti professionisti sono in grado di “rilevare anche la più piccola variazione”, quindi Head-Penn usa specifiche molto più strette di quelle imposte dalle regole ufficiali ITF.

Sta di fatto che, a ogni cambio di forniture ufficiali nei tornei più importanti, fioccano le critiche dei giocatori nei confronti delle palle. Così Nadal dichiarò nell’edizione di Wimbledon 2019 che le palle avevano rallentato il gioco a Wimbledon, Federer nell’edizione dell’Australian Open del 2019 manifestò di avere problemi con le nuove palle Dunlop, mentre nel 2011 al Roland Garros Djokovic, Federer e Murray si lamentarono delle nuove palle Babolat, che guarda caso debuttavano in quell’edizione del Roland Garros. Nell’edizione autunnale del 2020 a Parigi hanno debuttato le Wilson, e come da tradizione non sono mancate le critiche.

VERSO LA TRANSIZIONE ECOLOGICA

Quanti di noi hanno visto la palla da tennis utilizzata come pomello del gancio traino della vettura oppure hanno lanciato la pallina consumata al proprio cane, per farlo giocare? Questi riutilizzi sono forse i due impieghi più comuni per rivitalizzare l’oggetto, che nel frattempo ha perduto la sua funzionalità originale. Tuttavia, gli usi alternativi complessivi oscillano tra una percentuale compresa tra il 3 il 7 per cento del totale delle palline da tennis, prima che queste vengano incenerite e portate in una discarica. Annualmente si stima che vengano prodotte una quantità tra i 300 e i 325 milioni di palle da tennis.

Già nell’agosto del 2012, Ubitennis aveva parlato di un iniziativa imprenditoriale volta a riportare in vita le vecchie palle da tennis, riportandole alla pressione adeguata mediante una speciale macchina, ad opera dell’azienda Rebounce. Nel 2015, questa impresa si è coalizzata con Advanced Polymer Technology e Ace Surfaces dando vita al consorzio Tennisballrecycling, che ha la finalità di riciclare le vecchie palline per produrre superfici per pavimentare campi da tennis. Ma come funziona il sistema? Dopo un primo uso delle palle, queste vengono riportate alla pressione adeguata, prolungando così la loro vita utile. Poi quando il feltro si è completamente logorato, si procede al tagliuzzamento delle palle, al fine di recuperare la gomma. Infine l’azienda Laykold, appartenente al gruppo APT (Advanced Polymer Technology) provvederà alla pavimentazione delle superfici di campi da tennis, riciclando fino a 10000 palle per la superficie di un solo campo.

Nella primavera del 2020 è nata Renewaball, start-up Olandese che produce una palla a partire da altre riciclate. Fino a quel momento non si potevano separare le purissime partizioni di gomma e feltro e questo costituiva il problema principale per il riciclaggio. La nuova start-up, ha trovato un modo per farlo e apre così la porta alla produzione di una palla da tennis che ne utilizza altre usate come base, anche se parzialmente, ma con la promessa che la percentuale aumenterà in modo significativo negli anni a venire, man mano che verranno raccolte più palline. Tuttavia la stessa azienda avverte che una palla composta di gomma riciclata al 100% non sarà mai fattibile per la produzione, dato che il prodotto finale – una palla di tipo 2, valida per tutte le superfici di gioco e venduta in contenitori pressurizzati di plastica riciclata – avrà sempre bisogno di una parte minima di “gomma vergine”.

Tennisballrecycling Vs Renewaball. Foto concesse gentilmente da Tennisballrecycling e Renewaball

Ad oggi, la produzione delle palline da tennis avviene quasi esclusivamente nel sud-est asiatico, lontano dai luoghi di gioco. È stato calcolato che una palla da tennis può percorrere fino a 80.000 km prima di uscire dalla confezione e finire nelle vostre mani. Questi chilometri hanno un prezzo per il nostro ambiente, che include molte emissioni di diesel marino, cherosene ed emissioni di CO2. Infatti la maggior parte della produzione avviene nel sud-est asiatico come evidenzia il grafico qui in basso, con la Thailandia primo produttore mondiale di gomma naturale a fare da padrone, seguita da Cina e Filippine.

L’usura di una pallina da tennis produce migliaia di microparticelle di plastica che lo strato di feltro di poliestere/nylon rilascia nell’aria dopo l’esecuzione di ogni colpo. Quelle micro-particelle probabilmente finiranno sul fondo dell’oceano o saranno parte della “zuppa” di plastica galleggiante, in crescente aumento nei mari. Il grafico in basso evidenzia la comparazione della quantità di emissioni di CO2 tra il processo produttivo tradizionale e quello implementato da Renewaball.

Complessivamente per ogni pallina prodotta con il processo produttivo di Renewaball si avrebbe una riduzione dell’impatto di 0,1764 kg Co2-eq per pallina e questo equivale, considerando che nei paesi Bassi si usano annualmente 5,5 milioni di palline a:

5,5 mil x 0,1764 kg Co2-eq = 970.200 Riduzione di KgCo2-eq per anno.

Altri dettagli e precisazioni sul processo produttivo di Renewaball sono reperibili al seguente link.

Considerazioni finali

Nonostante un know-how produttivo relativamente stabile nel tempo, non crediamo che il mercato delle palle da tennis stia andando verso un monopolio. L’acquisizione più importante ad oggi è stata fatta da Head, allorquando nel 1999 comprò la storica azienda Penn. Riconversione dei processi produttivi e domanda di nuove palle utili per la formazione giovanile dovrebbero garantire altri fattori di differenziazione, che si aggiungono a quelli che si sono cristallizzati nel tempo, per effetto di sponsorizzazioni di tornei specifici.

Chiarito lo scenario nel quale ci si muove, proviamo a ipotizzare che una delle questioni sul tavolo del T7, la nuova entità di governance del tennis di cui ha parlato recentemente Andrea Gaudenzi, sia la decisione del fornitore unico per le palle da tennis, seguendo il modello di fornitura per le gomme degli sport motoristici (F1 e MotoGp), anche se con motivazioni diverse. Da una parte c’è l’indubbio vantaggio di avere un unico standard di palle per tutti i giocatori durante la stagione. Dall’altro quello di concentrare in un interlocutore unico, rappresentante delle varie organizzazioni tennistiche, il potere contrattuale; a parere di chi scrive, tanto i tornei più importanti quanto i produttori di palle, hanno troppi interessi da mantenere.

Per sbarazzarsi dei contratti di sponsorizzazione, i tornei dovrebbero ricevere dal T7 introiti equivalenti o maggiori oppure ridurre i costi di fornitura, mentre i produttori avranno sviluppato nel frattempo know-how specifici per superfici di gioco. La torta della fornitura potrebbe essere ripartita, salomonicamente su base biennale, tra i principali produttori, ma questa manovra creerebbe un oligopolio con barriere all’entrata piuttosto forti per nuovi produttori.

Altra soluzione potrebbe essere quella di imporre palle di una stessa marca per superfici di gioco. Restando le cose così come sono, invece, è molto più probabile che le squadre dei giocatori si rivolgano ad esperti al fine di definire algoritmi capaci di ottimizzare la tensione delle corde, in funzione delle superfici di gioco, della tipologia e della marca di palla, delle sensazioni del giocatore e non ultimo degli agenti atmosferici, semplificando così il lavoro degli incordatori.

Per quanto concerne le soluzioni “green”, lo scrivente è dell’opinione che la strada intrapresa dai produttori, volta a prolungare la vita utile della palla senza l’ausilio di contenitori di plastica, produca solo l’effetto di ridurre le vendite, ma nei fatti non risolva il problema dello smaltimento dell’oggetto palla. La soluzione Statunitense di Tennisballrecycling presenta il limite di essere legata alla domanda di nuovi campi da tennis da pavimentare, anche se resta comunque legata al mondo sportivo, con il dubbio di non conoscere il destino della pavimentazione dismessa. Infine la soluzione Olandese, sposa pienamente logiche e principi dell’economia circolare con un ciclo di produzione potenzialmente infinito. Di questo, anche Giotto sarebbe tanto oggettivamente quanto ecologicamente fiero.

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ATP

ATP Metz: Sonego si fa rimontare dal giovane Rune e saluta il torneo

Il giovane tennista danese firma la vittoria più importante della sua carriera finora dopo tre set di battaglia con Sonego

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Holger Rune - Metz 2021 (via Twitter, @MoselleOpen)

Rune b. [5] Sonego 6-7(6) 6-4 6-4

Non è andata secondo pronostico la sfida tra Lorenzo Sonego e Holger Rune, con il giovane danese che è passato in tre set dopo una partita molto combattuta. Rune vince così la prima partita in carriera contro un top 30, avanzando anche per la prima volta nei quarti di un torneo ATP. Più di qualche rimpianto per il tennista italiano, che non è riuscito ad alzare il livello nei momenti chiave del secondo e del terzo set. Sonego aveva avuto infatti due palle break ad inizio secondo set, salvate con grande carattere dal suo avversario.

Tanto equilibrio e pochi punti in risposta nel primo set tra i due tennisti, durato poco più di un’ora. Nonostante la differenza di peso al servizio chi soffre di più è il tennista italiano, che viene trascinato un paio di volte ai vantaggi. Il danese in battuta lascia solo le briciole e la conclusione più naturale è il tie-break. Il primo a sbagliare è proprio Rune, che è bravo a reagire subito e a forzare l’errore del rovescio di Sonego per il contro-break. Un nuovo errore, questa volta di misura, del danese porta Sonego a palla set, ma di nuovo Rune si rifugia nella diagonale di rovescio. Il terzo set point è quello buono, Rune attacca in diagonale ma non è abbastanza profondo e viene punito dalla solita generosità di Sonego, che infila l’avversario con un bellissimo dritto in diagonale.

 

A inizio secondo set l’inerzia sembra tutta dalla parte dell’italiano. La svolta del match arriva nel terzo game. Rune insiste sul dritto di Sonego, ma non riesce mai a trovare la forza per chiudere il punto. Sonego non si fa pregare e alla prima palla un po’ corta riesce a trovare uno splendido dritto lungolinea che significa palla break. Il giovane danese si prende tutto il tempo necessario (condito da time violation) e annulla con un ace, ma nel punto successivo manda fuori il recupero della palla corta. Sotto ancora una volta di palla break Rune mostra di nuovo tutto il suo carattere annullando di nuovo con un ace. Il pericolo scampato fa ritornare nell’equilibrio il secondo set, sulla falsariga del primo. Il primo a cedere questa volta è Sonego, a cui trema la mano al momento di servire per restare nel set e lascia il set al terzo set point di Rune.

Per sette game il binario del terzo set segue lo stesso dei primi due. Vista la durezza e lunghezza della partita però i servizi cominciano finalmente a calare e la partita diventa improvvisamente più aperta. Sonego mostra nuovamente il fianco all’avversario, con Rune che capitalizza la seconda palla break del set e va a servire per il match. L’inesperienza del danese emerge puntuale, e il mai domo Sonego trova il contro-break immediato. Si tratta però solo di un’illusione, perché Rune dimentica la defaillance e firma la vittoria (finora, ma crediamo non per molto) più rilevante della carriera al secondo match point. Rune sfiderà Carreno-Busta per un posto nella semifinale di Metz. Una vittoria importante anche per il ranking, che ora vede Rune alla 124° posizione, sempre più vicino al traguardo della top 100.

Il tabellone completo di Metz

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ATP

ATP Nur-Sultan: Musetti lotta ma non basta, terza sconfitta (su tre) con Djere

Musetti sbaglia troppo ed esce sconfitto a Nur-Sultan: è la settima sconfitta nelle ultime nove partite. La tempesta non è ancora passata

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Lorenzo Musetti - Roland Garros 2021 (via Twitter, @rolandgarros)

[7] L. Djere b. L. Musetti 6-4 6-7(3) 6-4

Continua il periodo sottotono di Lorenzo Musetti. Contro Laslo Djere, nel secondo turno a Nur-Sultan già Astana, il kid di Carrara ha raccolto la settima sconfitta negli ultimi nove match ufficiali disputati: dopo il pirotecnico ottavo perso al Roland Garros al cospetto di Novak Djokovic, il teenager italiano non è più riuscito a vincere due partite in fila. Peggiora inoltre il bilancio delle sfide con Djere, che lo aveva sconfitto anche nei due precedenti in (e sulla) terra sarda – l’ultimo datato aprile 2021, ai quarti del torneo di Cagliari.

In una recentissima intervista dagli intensi contenuti, Musetti ha fatto sapere di aver passato una buia estate afflitta da disagevoli problemi personali, e di aver smarrito la scintilla. Ha anche sottolineato di aver ritrovato almeno parte di quel fuoco a New York, insieme alla voglia di lottare. Il rinnovato desiderio di dar battaglia non l’ha abbandonato nemmeno oggi: gli è stato utile a prolungare fino ai margini delle tre ore un match perso e straperso, ma dov’è arrivata la volontà ancora poco ha potuto il braccio. È il momento di stare lì, tempi migliori certo arriveranno.

 

All’abbondantissima durata della sfida ha senz’altro concorso la strana performance messa insieme da Laslo Djere: il serbo, diciotto quarti di finale nel Tour principale sempre sulla terra battuta e forse oltremodo impressionato dalla chance di raggiungere l’inedito traguardo sul duro, ha dominato in lungo e in largo, mancando però clamorosamente ogniqualvolta fosse chiamato a impacchettare il successo. Partito forte, con un break nel gioco inaugurale, Musetti ha condotto con agio in porto la prima frazione, respingendo le due palle per il contro-break guadagnate da Musetti nel sesto gioco. Troppa la differenza con la prima di servizio (17/19 nel parziale per Djere, l’89% di conversione contro il 69% del ragazzo) e soprattutto con il dritto, invano sollecitato da un disperatissimo Lorenzo: “Perché non sento mai la palla?“, l’abbiamo sentito domandarsi sconsolato. La risposta sta nelle tremebonde esecuzioni, in una cattiva ricerca della palla e nella fiducia, come sappiamo tendente a sud.

Il secondo set è una fotocopia, almeno fino al momento cruciale: break Djere nel primo game e serbo in assoluto controllo della situazione fino al 5-4. Inopinatamente, chiamato a servire per chiudere un match a senso unico, il settimo favorito in gara ha d’improvviso smarrito il supporto dei colpi che l’avevano portato fin lì: niente prime, dritto contumace e Musetti, probabilmente con la testa in doccia, si è ritrovato sul cinque pari. Ha fatto in tempo a sprecare anche due set point sul sei-cinque, il Nostro, prima di prevalere al tie-break. Contesa al terzo, ma chi si aspettava il tipico salto avanti del superstite miracolato è rimasto deluso. Come se nulla fosse accaduto, Djere ha ricominciato a martellare con servizio e dritto a sventaglio, Musetti ripreso a traballare e lo score, conseguente, a pendere dalla parte serba.

Tuttavia, ancora una volta, al momento di servire per il match sul cinque-tre il volto del povero Laslo è tornato una maschera di terrore: 0-40, e alla terza chance Lorenzo ha trovato il modo di rimanere in vita. Ma forze residue e convinzione non erano sufficienti a completare il miracolo-bis. Un paio di dritti ben assestati e un duro scambio vinto hanno portato il serbo a tre match point consecutivi. Finita? il copione della partita non lo avrebbe permesso, capirete. Lorenzo li ha annullati tutti e tre, in fila, ma prima che si predisponesse la scenografia per lo psicodramma finale Djere se ne è procurato un quarto, infine convertito.

Passata la tremenda paura, Djere giocherà il primo quarto di finale sul cemento della sua vita contro uno tra Dusan Lajovic e Soonwoo Kwon. Per Musetti un’altra brutta giornata, in parte rischiarata dalla ritrovata smania di vender cara la pelle. Al momento occorre aggrapparsi a quello, in attesa che passi la bufera.

Il tabellone completo di Nur-Sultan

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Al femminile

Lo straordinario US Open di Leylah Fernandez

Come una teenager, numero 73 del ranking, è stata capace di sconfiggere in un solo torneo tre delle prime cinque giocatrici del mondo e una pluricampionessa Slam

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Leylah Fernandez - US Open 2021 (Darren Carroll/USTA)

La scorsa settimana Emma Raducanu si è presa tutto lo spazio dell’articolo dedicato allo US Open. Tante questioni stimolanti, tanti temi da approfondire: le vicende di una giocatrice quasi sbucata dal nulla hanno reclamato un articolo esclusivo. Del resto l’attenzione suscitata da Raducanu non ha colpito solo il mondo del tennis, ma sembra avere superato i confini più stretti degli appassionati per coinvolgere un pubblico più ampio e meno specialistico.

Ma descrivere Raducanu come protagonista assoluta dello Slam newyorchese sarebbe non solo sbagliato, ma anche ingeneroso nei confronti di Leylah Fernandez. La giocatrice canadese ha avuto un ruolo decisivo nell’alimentare l’interesse che ha circondato il torneo femminile. A conferma di questo ci sono anche i dati televisivi statunitensi. Su ESPN, che deteneva i diritti del torneo, sia la finale che le semifinali femminili hanno avuto un seguito di spettatori superiore alle corrispondenti partite maschili. Non era facile immaginare che due tenniste classificate fuori dalle prime 70 del mondo avrebbero raccolto più pubblico di Djokovic e Medvedev; ma evidentemente il modo di giocare e la personalità di Emma e Leylah hanno “bucato” lo schermo.

Raducanu e Fernandez, entrambe nate nel 2002, hanno vissuto un torneo simile e parallelo, ma nelle singole partite gli andamenti sono stati molto diversi: la giocatrice inglese ha vinto tutti i match con margine e senza perdere set, la canadese invece ha affrontato un percorso ben più battagliato.




 

Lehlah Fernandez allo US Open 2021
L’avventura di Fernandez allo US Open è caratterizzata dalla continua lotta. Una vera e propria costante che non ha conosciuto eccezione in alcun match. Sette partite affrontate, e nessuna che sia filata via semplice. Anzi, spesso Leylah ha dovuto fronteggiare situazioni difficili. Sin dal primo turno.

Eppure Fernandez, fuori dalle teste di serie, non parte con un sorteggio sfortunato: il primo turno le riserva una qualificata. Ma quando vengono definiti gli accoppiamenti si scopre che si tratta di Ana Konjuh. Ana nel 2021 sta costantemente risalendo la classifica. Dopo il lunghissimo periodo di stop a causa dei ripetuti problemi al gomito, ha cominciato la stagione da numero 476 del ranking, ma al momento del match è già numero 88: quasi quattrocento posti scalati nel giro di otto mesi. Non ha avuto accesso diretto allo Slam americano solo perché la entry list si definisce con sei settimane di anticipo, e in quel momento era ancora fuori dalle prime cento. In più c’è un precedente recente di cui tenere conto: Konjuh ha sconfitto Fernandez nel torneo di Madrid 2021.

Il primo set tra Fernandez e Konjuh vede Ana partire meglio; grazie al break di vantaggio Konjuh serve per il set sul 5-4. Conquista anche due set point, però in entrambe le occasioni Fernandez si salva: strappa a sua volta la battuta a Konjuh, e così si procede in equilbrio sino al 6-6. Al tiebreak Leylah riesce a spuntarla. Il braccio di ferro del primo set si rivela decisivo per indirizzare anche il secondo set. Il match termina 7-6, 6-2.

In base alle premesse del tabellone, al secondo turno Fernandez dovrebbe incrociare la sua prima testa di serie, la numero 31 Yulia Putintseva. Ma Kaia Kanepi è riuscita ad avere la meglio al primo turno, e dunque Leylah si trova di fronte una giocatrice ben più potente, anche se decisamente meno mobile di Putinsteva. E di nuovo ne esce un confronto tiratissimo. Fernandez vince il primo set strappando la battuta a Kanepi all’ultima occasione utile (7-5), ma Kaia non ha affatto intenzione di lasciare strada.

Nel secondo set Kanepi reagisce e si porta avanti 5-3. È un passaggio complicatissimo per Fernandez, che prima salva due set point sul proprio turno di servizio, e poi ne salva altri due con Kanepi alla battuta sul 5-4. Scampato il pericolo, sullo slancio Leylah conquista quattro game di fila e riesce a chiudere 7-5, 7-5. Due match disputati, 6 set point salvati in due partite diverse: non male come inizio.

Ma questa è solo l‘ouverture, perché al terzo turno il sorteggio propone come avversaria un ostacolo apparentemente invalicabile: la campionessa in carica Naomi Osaka. Dopo Kanepi, il “peso leggero” Fernandez trova così un’altra big hitter che metterà alla prova la sua capacità di confrontarsi con tenniste ben più strutturate fisicamente di lei.

Luogo di confronto: l’Arthur Ashe Stadium. Per Fernandez non è la prima volta in assoluto in una arena importante di Flushing Meadow, perché nel 2020 ha già giocato (e perso) contro Sofia Kenin sul Luis Armstrong. Ma lo scorso anno non c’era la presenza del pubblico; questa volta contro Osaka la programmazione è la più eccitante possibile: primo match del serale nello stadio per il tennis più grande del mondo.

Forse perché sulla carta non ha nulla da perdere, fatto sta che nel primo set Leylah tiene molto bene testa a Naomi. Almeno sino al 5-4 per Fernandez. Poi Osaka inserisce una marcia in più, sfodera una serie di punti da fuoriclasse e con un parziale di 12 punti a 1 chiude il set in proprio favore sul 7-5.

Leylah ha perso il primo set del torneo, ma ha progressivamente conquistato le simpatie del pubblico, ammirato dalla sua combattività ma anche dalla qualità dei suoi colpi. Malgrado la pesantezza di palla di Osaka, infatti, Fernandez riesce quasi sempre a rimanere con i piedi attaccati alla linea di fondo e da quella posizione incalza Naomi sul ritmo, impedendole di sprigionare con tranquillità la potenza di cui dispone.

Secondo set. La partita scorre rapida, senza alcuna palla break sino all’approdo nei game decisivi. Esattamente come nel primo parziale, Osaka alza il livello quando più conta. Ed esattamente come nel primo parziale, sul 5-5 strappa la battuta a Leylah e va a servire per il set (e il match).

Sembrerebbe quasi una formalità, anche perché Naomi nello stesso frangente del primo set ha tenuto la battuta a zero. E invece l’incontro non solo non è vicino alla fine, ma sta per attraversare la fase decisiva del totale ribaltamento. Da una parte l’improvvisa ansia di Osaka, dall’altra la straordinaria voglia di combattere di Fernandez, producono l’inatteso: sul 7-5, 6-5 Naomi perde la battuta a 30 (primo break subito nel match), e poi in preda allo sconforto è quasi travolta nel tiebreak, che perde 7-2.

La sconfitta inopinata del secondo set lascia un pesante strascico su Osaka in avvio di terzo parziale: di nuovo perde la battuta e da quel momento non riesce più a recuperare. Con una grinta e con una decisione impressionanti, Leylah non lascia speranze a Naomi, che non riesce nemmeno a sfiorare il recupero, visto che non arriva mai neanche a conquistare palle break. Fernandez chiude dunque 5-7, 7-6, 6-4, ed è autrice di una delle più grandi sorprese del torneo.

E così, dopo la sconfitta alle Olimpiadi di Tokyo contro Vondrousova, di nuovo Osaka perde contro una giocatrice mancina, dotata di una battuta non potente, ma che Naomi non è comunque riuscita a decrittare. In più sia Vondrousova che Ferndandez hanno saputo consolidare i vantaggi ottenuti con il colpo di inizio gioco sviluppando con grande efficacia lo scambio.

Altro parallelismo tra Tokyo e New York: al momento della eliminazione, le sconfitte di Osaka sembrano arrivate contro giocatrici di secondo piano, ma a conti fatti sia Vondrousova che Fernandez sarebbero state capaci di raggiungere la finale del torneo, offrendo tennis di altissima qualità. Anche i numeri del match americano lo confermano: Osaka ha chiuso il match con un saldo fra vincenti ed errori non forzati di +1 (37/36), Fernandez di +4 (28/24)

a pagina 2: I match contro Kerber e Svitolina

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