Se il papà non fa più per lei: Garcia e Kenin annunciano la separazione dai padri-allenatori

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Se il papà non fa più per lei: Garcia e Kenin annunciano la separazione dai padri-allenatori

L’americana si separa dal padre Alex, la francese si affida per ora a Gabriel Urpi: quando mantenere l’equilibrio tra la sfera professionale e quella familiare diventa difficile

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Sofia Kenin e Alex Kenin - Australian Open 2020 (via Twitter, @AustralianOpen)

La figura dei padri-allenatori è storicamente molto frequente nel tennis, soprattutto nel circuito femminile: come non ricordare Richard Williams, “creatore” delle figlie Serena e Venus, oppure – restando in Italia – Sergio Giorgi e la sua Camila. A volte, però, mantenere l’equilibrio tra la sfera familiare e quella professionale diventa difficile e c’è chi avverte il bisogno di un cambiamento, di “uscire dal guscio” per trovare altri stimoli e sperimentare nuovi metodi di lavoro. È il caso di Sofia Kenin e di Caroline Garcia.

Negli ultimi giorni, entrambe le giocatrici WTA hanno annunciato la separazione sul piano professionale dai rispettivi padri-coach. “Non lavorerò più con mio padre Louis-Paul, si tratta di una mia decisione – ha detto la francese, attuale 53 del mondo, a L’Equipe -. Voglio tornare a lottare per grandi titoli e mi sento pronto per farlo”. Garcia, ex numero 4 del mondo, non raggiunge una finale da Nottingham 2019 e ha deciso per la brusca sterzata: si è affidata, per ora solo per la stagione su terra rossa, allo spagnolo Gabriel Urpi (ex coach di Flavia Pennetta).

Anche Sofia Kenin ha preso la difficile decisione di non lavorare più con il padre Alexander. “Dopo molti anni insieme, ho deciso di non mantenere più mio padre come allenatore – ha scritto la 22enne attuale numero 4 del mondo –. Non è stato semplice fare questa scelta: abbiamo condiviso molti grandi momenti e abbiamo avuto grande successo. Gli sarò per sempre grata per il suo sacrificio, per tutto quello che ha fatto per aiutarmi ad arrivare dove sono oggi. Ora sono emozionata da quello che mi riserva il futuro, non vedo l’ora di metter su un nuovo staff nelle prossime settimane”. Allontanarsi dal padre non sempre porta i risultati sperati: Caroline Wozniacki ci ha provato più di una volta, tornando poi sempre all’ovile del padre Piotr. Vedremo, dunque, cosa dirà il campo per Sofia e Caroline.

 

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Sale il montepremi dell’ATP Cup 2022: oltre 14 milioni di dollari in palio

L’evento per nazioni inizia il primo gennaio. Sorteggio alle ore 4:15 della mattina di martedì 7 dicembre. Nel 2023 si tornerà a giocare con 24 squadre

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La ATP Cup (foto Facebook - ATPCup)

La Federazione Russa si è aggiudicata la Coppa Davis 2021 – torneo per nazioni organizzato dalla ITF – concludendo così una stagione tennistica ricca di eventi memorabili. Questo sport però non si trova a suo agio con le pause, e quindi dal primo gennaio 2022 è già il momento di ripartire; un altro elemento caratteristico del tennis è l’eccessiva divisione in sigle e organizzazioni differenti che implica in certi casi la creazione di eventi ridondanti. La prossima stagione infatti inizierà con l’ATP Cup – torneo per nazioni targato ATP molto simile all’attuale format della Davis – giunto alla sua terza edizione: tutti i match si disputeranno nella città di Sydney, alla Ken Rosewall Arena e al Sydney Super Dome, fra l’1 e il 9 gennaio.

Un po’ in controtendenza visto il periodo difficile attraversato da tutti, il montepremi totale dell’evento è salito oltre i 14 milioni di dollari statunitensi e andrà ripartito tra le 16 nazioni partecipanti. Questa cifra rappresenta un grosso passo in avanti per stimolare i giocatori a prenderne parte (nonostante già siano partite le prime defezioni di lusso) ma è comunque inferiore rispetto ai 22 milioni offerti per l’edizione inaugurale del 2020, dove addirittura l’evento era spalmato su tre città (Sydney, Perth e Brisbane). Inoltre Tennis Australia promette un ritorno al formato originale a 24 nazioni dal 2023 in poi, mentre l’altro grande evento a squadre maschili in calendario – la Coppa Davis gestita dall’ITF e dal gruppo Kosmos Tennis – ha in programma un formato a 16 squadre per le fasi finali del prossimo anno.

Il sorteggio del torneo avrà luogo alle 4:15 di mattina di martedì 7 dicembre (le 14:15 di Melbourne), mentre il calendario della manifestazione sarà pubblicato mercoledì. Al momento l’Italia sarebbe in seconda fascia, ma qualora uno fra Djokovic, Zverev e Tsitsipas desse forfait andrebbe in prima (non Medvedev, perché Rublev è comunque davanti a Berrettini in classifica, dando alla Russia la sostanziale certezza di rimanere in prima fascia): la competizione verrà ripartita in quattro gironi da quattro squadre; le vincenti di ciascuno si affronteranno in semifinale. Il punteggio massimo in palio per i vincitori è di 750 punti ATP in singolare e 250 in doppio.

 

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Australian Open

Australian Open 2022, per ora nessuna misura contro la variante Omicron nello stato del Victoria

Il premier del Victoria Daniel Andrews conferma: nessuna strategia specifica contro la nuova variante. Decisione destinata a cambiare nell’eventualità di una nuova ondata?

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Veduta del Campo 3 di Melbourne Park (foto Twitter @AustralianOpen)

Ormai è chiaro che questo Slam s’ha da fare. I soldi in ballo sono troppi per Tennis Australia e obbiettivamente se loro sono stati in grado di organizzare un evento così mastodontico nelle condizioni complicatissime dello scorso anno, non c’è motivo per cui non possano fare anche di meglio nel 2022. Come annunciato nelle scorse settimane, solo i tennisti che hanno completato il ciclo vaccinale potranno prendere parte al torneo (con speciali esenzioni legate a specifiche condizioni mediche) ma purtroppo ci sono delle varianti del coronavirus contro le quale alcuni vaccini non sembrano essere efficaci, e al momento la più invulnerabile è quella ‘Omicron’. Diffusasi inizialmente in Sud Africa, per termini logistici e di vicinanza un Paese come l’Australia può essere maggiormente a rischio, ma per ora non sono state prese contromisure al di là di quelle già in atto.

Il premier dello stato del Victoria Daniel Andrews ha promesso che il suo governo non perseguirà una strategia ad hoc di fronte alla nuova variante e rimarrà sulla stessa linea del New South Wales sulle restrizioni per i viaggi. Con l’avvicinarsi del Natale, Andrews ha affermato che Victoria e il New South Wales (lo stato che ha per capitale Sydney) faranno “tutto il possibile” per mantenere le stesse regole di viaggio in modo che le persone possano pianificare riunioni di famiglia e vacanze. Dunque saranno consentiti i movimenti tra i due stati prima delle festività natalizie. Per quanto riguarda lo stato di contagi invece lo Stato di Victoria ha registrato sette morti e 980 nuovi casi domenica mattina, un netto calo rispetto ai 1365 casi di sabato. 299 persone sono in cura, con 83 persone in terapia intensiva e 16 con ventilatori.

Questa strategia va leggermente in controtendenza con quella di altri Paesi anglofoni dell’emisfero boreale. Il Regno Unito ha infatti adottato una tattica più cauta dopo aver annunciato che tutti i viaggiatori entranti nel Paese devono ora fare un test COVID-19 pre-volo indipendentemente dal loro status vaccinale. Negli Stati Uniti, invece, il dottor Anthony Fauci è un po’ più ottimista: ha affermato che i dati iniziali dal Sud Africa, l’epicentro dell’epidemia di Omicron, non hanno mostrato un’impennata dei ricoveri a causa della variante, facendo sperare che non porti a conseguenze gravi. Ha detto inoltre che si aspettava che l’attuale divieto del paese ai viaggiatori provenienti dell’Africa meridionale venga revocato presto. La domanda a questo punto è se queste decisioni del governo statale cambieranno nell’eventualità di un’ondata legata a questa variante.

 

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Challenger

Il diciannovenne Luciano Darderi sfiora l’impresa al Challenger di San Paolo

Grande prestazione dell’italo-argentino che in finale deve cedere di misura a Juan Pablo Ficovich. Ad Antalya vittoria in doppio per Bonadio e Fonio

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Luciano Darderi al Challenger di Sao Paulo 2021 (Credits: @Lucianodarderi_ on Twitter)

Al Challenger 80 di San Paolo (terra battuta) Luciano Darderi, partito dalle qualificazioni, gioca un torneo incredibile e arriva sparato in finale, perdendo per strada un solo set contro Martin Cuevas. Nel corso di questa sua settimana da sogno non solo ha messo in mostra il suo bel tennis, ma ha sempre gestito con grande personalità i momenti cruciali dei match. Poi la fortuna gli ha anche dato una mano, perché il padrone di casa Meligeni Rodrigues è risultato positivo al Covid poco prima di scendere in campo per la semifinale (la stampa argentina ha maliziosamente insinuato che fosse già positivo prima di giocare i quarti). In ogni caso tutta fatica risparmiata per il diciannovenne italo-argentino, che è così arrivato più fresco alla finale contro Juan Pablo Ficovich (N.285 ATP). Purtroppo non è stato sufficiente, perché il ventiquattrenne di Buenos Aires, alla sua terza finale Challenger dopo le sfortunate esperienze di Campinas 2019 e Morelos 2020, ha prevalso 6-3 7-5 dopo due ore di gioco, ottenendo a zero il break decisivo nel dodicesimo gioco.

Ma questo non cambia di una virgola il giudizio complessivo sulla prestazione di Darderi che, ricordiamolo, fino a un paio di mesi fa giocava i Futures e senza nemmeno brillare particolarmente, salvo la vittoria in agosto a Monastir. Ma il talento del ragazzo era talmente cristallino che tutti avevano capito che bisognava solo avere un po’ di pazienza. Personalmente ci aveva colpito molto lo scorso anno quando lo vedemmo al Challenger di Cordenons, dove onorò al meglio la sua wild card battendo Antoine Hoang per poi uscire al secondo turno contro Altmaier.

Con questo risultato Darderi sale al N.341 ATP e comincia a vedere più da vicino le posizioni che contano. Ora lo aspetta un’immediata verifica al Challenger di Florianopolis e probabilmente un’intervista con Ubitennis.

 

Subito prima della finale lo avevamo raggiunto telefonicamente per avere un suo commento: “Per me è stato un torneo davvero speciale perché, partendo dalle qualificazioni, non pensavo certo di arrivare fino in fondo. Poi ho migliorato talmente tanto la mia classifica che l’anno prossimo probabilmente riuscirò a giocare con più continuità nei Challenger“.

A Forlì (Challenger 80, cemento indoor) Maxime Cressy, statunitense nato a Parigi, vince una finale in tono minore battendo (6-4 6-2) il veterano tedesco Matthias Bachinger (N.256 ATP). Peccato per Flavio Cobolli che ha dovuto cedere nei quarti all’austriaco Jurij Rodionov (arrivato di gran carriera dalla Davis, dove ha battuto il tedesco Dominik Koepfer) dopo la vittoriosa maratona del giorno prima contro Pavel Kotov, partita che rimane senza dubbio la più bella del torneo e una delle migliori dell’anno. Un successo che ha regalato al diciannovenne romano non solo l’ennesimo nuovo best ranking al N.202 ATP, ma anche sensazioni estremamente positive che gli daranno la carica per la nuova stagione, il cui primo importante appuntamento saranno le qualificazioni dell’Australian Open. 

Al Challenger 80 di Antalya (terra outdoor) poca fortuna per Riccardo Bonadio, unico italiano in tabellone dopo l’eliminazione di Giovanni Fonio nelle qualificazioni, che viene subito fermato dal portoghese Joao Domingues che lo batte 7-6(4) 4-6 6-1. I due azzurri si prendono però una bella rivincita e trionfano nel torneo di doppio, superando in finale 3-6 6-2 12-10 i cinesi di Taipei Yu-Hsiou Hsu e Chun-Hsin Tseng.

Raggiunto telefonicamente Riccardo ci ha detto: “Erano due mesi che non giocavo un torneo, ma dopo il singolo sono uscito dal campo con ottime sensazioni pur avendo perso. Il torneo di doppio non ha fatto altro che confermare queste buone sensazioni. Io e Fonio abbiamo da subito espresso un buon tennis, battendo al primo turno le tds N.1 Oliveira/Stevens. La finale è stata la partita più difficile perché gli avversari rispondevano molto bene e ci hanno messo in difficoltà, costringendoci a cercare, nel secondo set, ogni tipo di variazione. Il super tie-break poi è girato su pochi punti tra cui i due match-point che siamo riusciti ad annullare“.

Il torneo di singolo è stato vinto da Nuno Borges che ha avuto la meglio (6-4 6-3) sul britannico Ryan Peniston. Per il portoghese, ex Mississippi State University, è la prima vittoria Challenger dopo la sfortunata finale di Oeiras in aprile. Per lui anche il nuovo best al N.228 ATP. Pure lo sconfitto migliora il proprio best ranking posizionandosi al N.264.

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