Challenger: prima vittoria per Rune, torna al successo Sock

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Challenger: prima vittoria per Rune, torna al successo Sock

Holger Rune conquista la settima e ultima tappa del Challenger di Biella superando in finale Trungelliti. Jack Sock si ritrova a Little Rock

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Jack Sock - ATP Challenger Little Rock 2021 (via Twitter, @ATPChallenger)

Il Challenger 80 di Biella (settimo e ultimo della serie) finisce con il danese Holger Rune che, dopo oltre tre ore di gioco, si lascia cadere a terra, stremato, dopo aver regolato in finale l’argentino Marco Trungelliti 6-3 5-7 7-6. La settimana scorsa il 18enne danese aveva perso la finale di Oeiras (sconfitto in tre set dal portoghese Gastao Elias), ma si era capito che i tempi erano maturi per la sua prima vittoria a livello Challenger. La partita è stata brutta, sporca e cattiva ma la superiorità di Rune è apparsa chiara a tutti fin dai primi scambi. Troppo modesto il livello del veterano argentino per impensierire l’avversario.

Eppure Trungelliti ha lottato con coraggio (in fin dei conti ‘garra’ è parola argentina), ben deciso a sfruttare quella che potrebbe essere la sua ultima occasione per rilanciare una carriera declinante. Già nel terzo game Rune spreca una palla break, ma sono prove tecniche di sorpasso. Sul 3-3 c’è il break e un altro segue a ruota sul 5-3. A questo punto il ragazzo si distrae, si balocca con la palla corta e Trungelliti carica a testa bassa: break immediato e tentativo di fuga. Ma il contro break è altrettanto rapido, così il set prosegue in parità fino al 5-5 quando Rune, con una smorzata sbagliata, concede due palle break. Sulla seconda commette anche un doppio fallo e allora ci si rivede al terzo. Nel quale le cose sembrano mettersi male per il danese che non solo va sotto di un break, ma subito dopo è costretto anche a chiedere un medical time-out.

L’argentino, dal canto suo, ha diverse palle break che però in gran parte spreca (ne trasformerà solo 4 su 13), almeno fino al 5-5 quando sull’ennesima palla corta mal eseguita da Rune non può proprio esimersi. Va così a servire per il match e sul 30-0 corregge una chiamata arbitrale concedendo una palla all’avversario, di suo già piuttosto nervoso. Se ne pentirà perché il danese con un ultimo scatto brekka per poi andare a vincere (a cinque) il tie-break decisivo. Holger Rune alza quindi il suo primo trofeo Challenger e scala ancora la classifica, salendo alla posizione n.236.

Al challenger 80 di Little Rock (Arkansas) è andata in scena la finale più giusta, tra il redivivo Jack Sock (n.248 ATP ma ex top 10 nel 2017) e il solido ecuadoregno Emilio Gomez (n.179 ATP). Meritatissima la vittoria del 28enne statunitense che torna ad alzare un trofeo dopo due anni tribolatissimi (operazione al pollice e discopatia) che non solo lo avevano fatto scivolare in classifica, ma avevano messo in serio dubbio il prosieguo della sua carriera. Il 7-5 6-4 con cui ha regolato Gomez è stato molto più netto di quanto non indichi il punteggio. Sock è apparso solido al servizio e molto reattivo a rete, concedendo all’avversario solo due chance: una palla break nel primo set e quattro, di cui tre consecutive, nell’ottavo game del secondo set. In entrambe le occasioni è rimasto lucido e ha indotto all’errore l’ecuadoregno. Tutti felici per questo ritorno alla ribalta di Sock che risale anche al n.224 ATP, certo molto lontano da quell’ottavo posto che conquistò nel novembre 2017 con la vittoria al Master 1000 di Parigi Bercy. Ma la stagione è ancora lunga.

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ATP Challenger: terzo trofeo consecutivo per Bonzi

Per il 25enne francese è il sesto in stagione. Per lui record e nuovo best ranking

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Benjamin Bonzi - Bercy 2020 (via Twitter, @RolexPMasters)

Al Challenger 90 di Rennes (cemento, indoor) finale di lusso tra il tedesco Mats Moraing (n.193 ATP) e il padrone di casa Benjamin Bonzi, forse i due giocatori più caldi del circuito. Moraing ha appena vinto il Challenger di Tulln, bissando il successo di Forlì di giugno. Bonzi, da parte sua, ha semplicemente dimenticato come si fa a perdere, con le sue cinque vittorie stagionali che adesso sono diventate sei. Domenica non è certo andato a passeggio, ha infatti dovuto lottare duramente per oltre un’ora e mezza e il punteggio finale 7-6(3) 7-6(3) dimostra in maniera eloquente quanto sia stato duro lo scontro. Ma ancora una volta quando si arriva ai momenti decisivi del match, Bonzi mostra una convinzione e una fiducia in se stesso che niente riesce a scalfire.

Qualche indizio lo avevamo già avuto in semifinale quando era riuscito a prevalere contro il connazionale Arthur Rinderknech (n.77 ATP) 6-7(9) 7-6(4) 6-1, rimontando dopo un tie-break sfortunato in cui aveva sciupato due set point. Rinderknech giocava meglio, il suo tennis era più elegante, il suo servizio implacabile… ma alla fine gli è toccato andare a fare i complimenti all’avversario. Che abbia ragione il nostro Sinner a dire che la mente vale il 70% del risultato? Comunque sia Bonzi stabilisce anche il suo nuovo best ranking al n.61 ATP e, subito dopo la doccia, è volato in Kazakistan per l’ATP 250 di Nur-Sultan dove al primo turno lo aspetta il finlandese Ruusuvuori. In semifinale si è fermato anche Richard Gasquet, la testa di serie n.1, che in quanto a eleganza tennistica porta ancora tutti a scuola. Purtroppo Moraing gli ha ricordato che in questo sport è prevista anche la corsa e qui per il 35enne francese (ex n.7 ATP) sono cominciati i dolori.

A Stettino (Challenger 125, terra battuta) la finale se la sono giocata il padrone di casa e grande favorito Kamil Majchrzak (n.139 ATP) e lo slovacco Zdenek Kolar (n.185 ATP) che abbiamo sempre presentato come specialista del doppio. Definizione che dovremo per forza rivedere dopo la partita di oggi dove ha fatto sfoggio di grande maturità, anche in solitaria. Ha infatti vinto 7-6(4) 7-5, dopo una grande lotta, conquistando addirittura il terzo titolo stagionale, dopo Iasi in luglio e Oeiras in aprile. Al Challenger 80 di Istanbul (cemento) il primo favorito del tabellone, l’australiano James Duckworth ha rispettato il pronostico prevalendo nettamente in poco più di un’ora di gioco (6-4 6-2) contro il 23enne cinese di Taipei Tung-Lin Wu (n.295 ATP). Per il 29enne australiano dodicesima vittoria in carriera e nuovo best ranking al n.65 ATP.

Al Challenger 80 di Cary 2 (North Carolina, cemento) derby americano tra due specialisti del cemento: il 28enne Bjorn Fratangelo (n.189 ATP) e il 27enne Mitchell Krueger (n.182 ATP). Età simile, classifica simile, gioco a specchio, ma purtroppo livello non eccelso. Tocca accontentarsi se la testa di serie n.1 prende a pallate il giudice di linea e la n.2 (Denis Kudla) si perde per strada, come spesso gli capita. Krueger vince facile 6-4 6-3 grazie all’efficienza al servizio e alla maggiore freddezza nei passaggi delicati dell’incontro. Per lui è la terza vittoria Challenger in carriera (i precedenti a Dallas 2019 e ancora Cary 1 nel luglio di quest’anno) e anche il nuovo best alla posizione n.156.

 

Nemmeno al Challenger 80 di Quito (Ecuador, terra battuta) il livello era granché. Così l’atto conclusivo tra il 28enne cileno Gonzalo Lama (n.417 ATP) e l’argentino Facundo Mena (n.322 ATP) di un anno più giovane, è sembrata più una finale Future, con tutto il rispetto per i protagonisti. Per la cronaca la spunta Facundo Mena (6-4 6-4) al termine di un incontro a senso unico che sicuramente non ha soddisfatto il numeroso pubblico che gremiva il delizioso centrale dell’Arrayanes Country Club. Per l’argentino è la seconda vittoria Challenger (Como 2019 il precedente) che lo riporta al n.295 ATP, a cinque sole posizioni dal suo best.

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Challenger: Sandgren imita Djokovic, Murray perde presto, gli italiani steccano

Nessun azzurro supera il secondo turno nella settimana Challenger, Tennys Sandgren nemmeno il primo, perché colpisce un giudice di linea e viene squalificato

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Tennys Sandgren - Wimbledon 2019 (foto Roberto Dell'Olivo)

Al Challenger di 80 di Cary (North Carolina, cemento) Salvatore Caruso (testa di serie n.3) viene eliminato 6-2 6-4 al secondo turno dal 25enne australiano di origine serba Aleksandar Vukic (n.233 ATP). Il palmares molto modesto di Vukic (un solo Future in bacheca) autorizzava a pensare che l’azzurro non dovesse avere troppi problemi a proseguire nel suo cammino. Non avevamo però fatto i conti con l’annata storta di Caruso che purtroppo vede allontanarsi sempre più la top 100. Adesso è n.125 e ai prossimi AO, salvo miracoli, dovrà passare dalle forche caudine delle qualificazioni.

Ancora più in fretta se l’è sbrigata quella testa matta di Tennys Sandgren (n.103 ATP e prima testa di serie) che a Cary, invece di farsi notare per le sue dichiarazioni che lo allineano al pensiero del ‘suprematismo bianco’, ha pensato bene di colpire un giudice di linea. Dinamica rocambolesca: nel secondo game dell’incontro di primo turno contro Chris Eubanks, un raccattapalle lo colpisce per sbaglio con la pallina al bassoventre e Sandgren, accecato dalla rabbia, scaglia la pallina stessa lontana, neanche tanto lontana in realtà, giusto quel che basta per colpire il giudice. Ovviamente squalifica immediata e adesso il ragazzo del Tennessee può finalmente dire di condividere qualcosa con Djokovic.

Al Challenger 80 di Istanbul (cemento) i quattro italiani fanno davvero pochissima strada, a partire da Lorenzo Giustino che cede subito (7-5 6-1) alla testa di serie n.1 l’australiano James Duckworth (n.80 ATP); Andrea Arnaboldi continua la sua stagione di up and down e perde dal qualificato belga Christopher Heyman (n.400 ATP) che vince in rimonta 3-6 6-2 6-4. Anche Thomas Fabbiano, che sta vivendo una stagione decisamente negativa, è stato sconfitto subito. A punirlo questa volta è stato il veterano ucraino Illya Marchenko (n.155 ATP) che vince 7-5 6-2. Evidentemente il nuovo allenatore, l’australiano Jack Reader, non ha ancora portato grandi giovamenti, anche se siamo consapevoli che probabilmente serve più tempo. Eliminato anche Roberto Marcora, che cede in tre set (6-1 2-6 6-4) al 20enne cinese di Taipei Chun-Hsin Tseng (n.253 ATP).

Più o meno stessa musica al Challenger 125 di Stettino (Polonia, terra battuta) dove la pattuglia azzurra sembrava davvero competitiva, una previsione che purtroppo non ha retto alla prova dei fatti. Marco Cecchinato (testa di serie n.4) supera un turno per poi cedere in tre set al tedesco Yannick Hanfmann che prevale col punteggio di 6-3 4-6 7-6(2). Per carità il tedesco è un ottimo giocatore (n.132 ATP e sei Challenger in bacheca) ma se Ceck non vince queste partite sarà molto difficile per lui risalire in classifica. Nonostante qualche timido segnale di rinascita (si veda la finale raggiunta quest’anno a Parma), complessivamente da quando si è separato da coach Simone Vagnozzi (giugno 2019), ha avuto più problemi che gioie.

Stefano Travaglia perde inaspettatamente 7-6(3) 3-6 6-2 contro la wild card locale, il 27enne Pawel Cias (n.640 ATP e giocatore così anonimo da non essersi nemmeno guadagnato una foto sul sito ufficiale ATP). Per l’ascolano (anche lui orfano di coach Vagnozzi) l’unico ricordo positivo di questo 2021 rischia di rimanere l’ATP 250 giocato a febbraio in Australia, torneo in cui è stato sconfitto in finale da Sinner. Un po’ poco per i propositi con i quali aveva affrontato una stagione che ora rischia di vederlo uscire dalla top 100.

Fuori subito anche Andrea Pellegrino che si difende con coraggio contro il forte polacco Kamil Majchrzak (n.139 ATP) ma deve alla fine cedere 6-3 7-6(7). Da notare che nel tie-break decisivo il pugliese è riuscito a risalire da 1-5 fino a procurarsi due set point, che però il padrone di casa è stato bravo ad annullare.

Al Challenger 90 di Rennes (cemento indoor) l’unico italiano in gara Alessandro Bega riesce a superare le qualificazioni per poi perdere contro l’inglese Liam Broady 6-2 6-1. Si ferma al secondo turno anche la corsa di Andy Murray, che era entrato in tabellone con una wild card. Il russo Roman Safiullin (n.158 ATP) non ha usato riguardi verso il malandato ex numero 1 del mondo e lo battuto 6-2 4-6 6-1.

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ATP Challenger: Franco Agamenone, un uomo in missione

L’italo-argentino mette la ciliegina su una stagione incredibile e a Kiev alza il suo secondo trofeo Challenger. Benjamin Bonzi ancora più recordman con cinque vittorie

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Franco Agamenone - ATP Challenger Kiev

Al Challenger 80 di Kiev (terra battuta) il 28enne italo-argentino Franco Agamenone vince il suo secondo titolo stagionale, prevalendo (7-5 6-2) su Sebastian Baez (n.155 ATP) in una finale dove non partiva certo favorito. Lo avevamo sentito (Franco parla un ottimo italiano) dopo la semifinale e ci aveva detto: “L’unico precedente risale al 2018 quando persi in un Future in Argentina, ma non c’è problema perché domani vinco”. Presunzione o sicurezza nei propri mezzi? Di sicuro è raro sentire alla vigilia un’affermazione così tranchant da uno dei protagonisti, ma l’azzurro sta vivendo un momento così straordinario (ricordiamo che in stagione ha vinto anche cinque Future) che si fa beffe anche della scaramanzia. Certo che quando l’abbiamo visto sotto 5-1 contro Baez abbiamo tremato.

Il 20enne argentino è giocatore molto solido e compatto (assomiglia molto sia nell’aspetto fisico che nel gioco al suo connazionale Diego Schwartzman) e quest’anno ha già vinto tre Challenger. Ma Agamenone non ha fatto una piega, ha semplicemente innestato l’overdrive e non ha più sbagliato nulla fino alla fine, mentre l’avversario iniziava a calare e quindi a preoccuparsi. Da quel momento undici giochi a due per lui e il set point per Baez sul 5-3 è apparso niente di più che un trascurabile incidente di percorso. Dopo un’ora e venti il nostro tennista (adesso vive a Lecce) può alzare le braccia al cielo. E sinceramente non sappiamo quale possa essere il suo limite, pensiamo solo che in pochi mesi ha vinto molto più di quello che aveva vinto in anni di carriera e che è salito al suo nuovo best ranking al n.230 ATP, quando a inizio stagione era al n.675. Non ci azzardiamo a fare pronostici ma non ci stupiremmo di trovarlo presto nel main draw di uno Slam. Questo è il suo obiettivo e questo è il nostro augurio.

Al Challenger 100 di Tulln an der Donau vince il tedesco Mats Moraing, battendo in finale il francese Hugo Gaston 6-2 6-1 al termine di tre quarti d’ora di autentico monologo. Del resto non poteva finire diversamente quando ottieni il 94% sulle prime contro il 48% e il 79% sulle seconde contro il 42%. Queste percentuali hanno fruttato cinque break, senza nemmeno una palla break per l’avversario. Per il 29enne Moraing è il secondo successo stagionale (quarto in totale) dopo la vittoria a sorpresa in giugno a Forlì. In questo modo risale al n.193 ATP, a una cinquantina di posizioni dal suo best (n.148) raggiunto nel luglio 2018. Il 20enne mancino francese conferma il proprio talento, ma anche la sua incapacità di fare quell’ultimo passa verso il traguardo. Infatti aveva già perso in aprile a Roma, in luglio a Iasi, per non parlare della finale dell’ATP 250 di Gstaad sempre in luglio, contro Casper Ruud. Non sappiamo se il nuovo best al n.118 ATP sia sufficiente a consolarlo. Ricordiamo con piacere che il nostro Andrea Vavassori, in coppia con Dustin Brown, ha vinto il torneo di doppio, prendendosi la rivincita (7-6 6-1) sui brasiliani Matos/Meligeni che lo avevano battuto la settimana precedente nella finale di Como.

A Cassis (Challenger 80, cemento) il titolo se lo sono giocato due francesi: Benjamin Bonzi (n.94 ATP), forse il giocatore più caldo del circuito, e Lucas Pouille, oggi n.133 ATP ma già n.10 e semifinalista Slam agli AO 2019. Poi un 2020 come minimo drammatico con l’operazione al gomito destro e la positività al Covid. Ha vinto in scioltezza Bonzi 7-6(4) 6-4 che sale così a cinque vittorie stagionali, nessuno come lui. Per il nativo di Nimes anche il nuovo best ranking al n.76 ATP.

 

Al Challenger 80 di Banja Luka (Bosnia, terra battuta) finale tra il favorito argentino Juan Manuel Cerundolo e il 26enne serbo Nikola Milojevic (n.160 ATP) che è arrivato all’atto conclusivo senza smarrire per strada un solo set. Li ha però smarriti tutti in una finale dove non è mai riuscito a impensierire (6-3 6-1) il 19enne talento argentino che, grazie a questo successo (il secondo consecutivo dopo Como, il terzo in stagione), migliora il proprio best ranking raggiungendo il posto n.108, a un passo da quel fatidico numero 104 che ti garantisce l’accesso diretto ai tornei dello Slam. Non abbiamo dubbi che saprà centrare il traguardo a breve perché il ragazzo, pur avendo già cittadinanza nel circuito maggiore (vittoria in febbraio nell’ATP di Cordoba), non esita a sporcarsi le mani al piano di sotto. E la scelta sta pagando ottimi dividendi.

A Siviglia (Challenger 100, terra battuta), eliminati i tre italiani nei quarti, i padroni di casa hanno monopolizzato la finale. Pedro Martinez (n.75 ATP) ha facilmente prevalso sul connazionale Carballes Baena (n.95 ATP) col punteggio di 6-4 6-1. Un match in realtà più combattuto di quanto non dica il punteggio, come dimostrano le quasi due ore di partita, ma che non ha mai offerto al 28enne isolano (viene da Tenerife) una vera chance. Per il valenciano Martinez nuovo best ranking al n. 59 ATP.

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