ATP Halle, Rublev e Auger-Aliassime in semifinale

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ATP Halle, Rublev e Auger-Aliassime in semifinale

Il russo (unico seed rimasto) se la vedrà con Basilashvili, mentre il classe 2000 canadese affronterà Humbert, venuto a capo di un match complicato con Korda

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Andrey Rublev al torneo di Halle 2021 (Credit: @atptour on Twitter)
 

Mentre Londra deve fare i conti con la pioggia e modificare l’ordine di gioco, il sole splende su Halle e il programma dei quarti di finale fila via liscio. Una sola testa di serie è rimasta in gara delle otto ai nastri di partenza; anzi, sette, perché Stefanos Tsitsipas ha prevedibilmente rinunciato non tante ore dopo aver richiesto e ottenuto la wild card. Con diversi gradi di sorpresa sono invece caduti Monfils, Goffin (letteralmente, facendosi male alla caviglia), Bautista Agut, Federer, Zverev e Medvedev. Andiamo allora a vedere chi si è guadagnato un posto tra gli ultimi quattro in Vestfalia.

Continua a fare bene sull’erba Félix Auger-Aliassime, dopo la finale di Stoccarda di domenica scorsa, identico risultato raggiunto nell’edizione 2019. Non c’è scampo per Marcos Giron, battuto 6-3 6-2 in 58 minuti durante i quali è emersa tutta la differenza di cilindrata tra i due. Chirurgico sui punti importanti (una palla break concessa e salvata, tre convertite su altrettante opportunità), pressoché ingiocabile sulla prima di servizio (28 punti su 30 e 14 ace), dominante negli scambi brevi e medi (rarissimi quelli oltre i nove colpi che fa comunque suoi), Felix mette a posto il piccolo fastidio del 30-40 del quinto gioco con la battuta. Nel game successivo, approfitta di quattro errori particolarmente brutti di Giron per distanziarlo senza poi concedergli spiragli di rientro. Il divario si allarga nel secondo set (“gli ho messo tanta pressione e ho comandato i punti”) e Auger-Aliassime vola a prendersi quella che è già la sua tredicesima semifinale nel Tour, dimostrando di non essersi accontentato della vittoria contro Roger Federer. A tal proposito, “lo scopo principale è di ritrovare la concentrazione”, ammette Felix dopo l’incontro. “Cose come questa possono essere complicate, distoglierti dallo stato di alta concentrazione, ma l’ho mantenuto, ho anche giocato bene ieri in doppio”. Doppio che al fianco di Hubert Hurkacz lo vedrà uscire ancora vincitore un paio di ore più tardi. Sabato, quindi, due semifinali per FAA.

In quella di singolare, Félix se la vedrà con Ugo Humbert, che ha invece avuto bisogno di due ore e mezza per venire a capo di Sebastian Korda, al suo primo torneo da professionista sull’erba, superficie su cui aveva giocato solo da junior (e ai giardinetti di Bradenton, immaginiamo). Arrivato ai quarti con gli scalpi di Sam Querrey e Sascha Zverev, Humbert era sparito dai radar durante la stagione rossa, ma sembra deciso a tornare a farsi valere sui prati. Nel primo set, Sebastian capitalizza poco quando mette la prima e subisce troppo sulla seconda. Perde addirittura i primi tre turni di battuta, ne recupera uno, ma il mancino francese è ormai troppo lontano, irraggiungibile. Nella seconda partita, Korda varia la direzione della prima da sinistra dopo i troppi punti persi mirando alla T e tiene il punteggio in equilibrio. il quasi ventitreenne di Metz subisce due risposte incisive e un nastro che riaprono il decimo game; un doppio fallo dona il set point a “Sebi” che però non controlla la seconda slice al corpo. All’inizio del tie-break il classe 2000 fallisce una buona occasione steccando il dritto dopo una perfetta apertura di campo con il rovescio. È di nuovo quel fondamentale a tradirlo vanificando il vantaggio ottenuto dopo il cambio, ma Korda ritrova subito la solidità necessaria e fa suo il parziale.

 

L’equilibrio prosegue nella partita finale, anche se Humbert deve affidarsi alla prima battuta per risalire risale da 15-40 nel settimo gioco. Chiamato a servire per restare nel match, Korda non si fa trovare pronto: l’ace non compensa i due errori in uscita dal servizio e al dritto fuori misura che manda a match point Humbert ne segue subito un altro completamente scarico.

Per quanto riguarda la parte bassa del tabellone, Nikoloz Basilashvili prosegue la sua stagione altalenante che lo ha visto alzare due trofei e uscire ben undici volte all’esordio. Nel venerdì tedesco, supera in due set equilibrati il n. 51 ATP Lloyd Harris. Il finalista di Dubai ha raccolto poco nei tornei sulla terra battuta e anche sull’erba non pare particolarmente a proprio agio. Non che sia la superficie prediletta di Nikoloz, tutt’altro; però, se si tratta di scambiare mazzate da fondo, Basi è ben contento e, quando è in giornata, può dire la sua contro parecchi avversari.

Battute dominanti nel primo parziale che sembra diretto al tie-break. Al decimo gioco, tuttavia, Harris non chiude da 40-15: la prima non lo aiuta e subisce la risposta di Basilashvili che si prende il set. I servizi concedono qualcosa nella seconda partita e Lloyd breakka per il 5-4, ma si fa riprendere immediatamente. Nel tie-break, il ventinovenne di Tbisili si porta subito avanti replicando allo slice incrociato sudafricano con un rovescio tagliato corto e storto, una biscia insidiosa che lascia sul posto l’avversario. Solidissimo negli scambi da fondo nei propri turni di battuta, Basilashvili mantiene quel minimo vantaggio fino alla fine e chiude a rete dopo un bel rovescio in entrata. Sulla sua strada verso la finale rimane il quarto del seeding, Andrey Rublev, che ha avuto la meglio su Philipp Kohlschreiber, uno che sull’erba (e non solo) sa giocare. Autore di un ottimo primo set, il trentasettenne tedesco cala però nel tie-break che Andrey chiude con un passantino slice di rovescio. L’incontro prende poi la via veloce in direzione Mosca, con Rublev che compie un altro passo verso il suo primo titolo sui prati.

Sabato si parte alle 12 con Basilashvili contro Rublev e, non prima delle 14.30, Auger-Aliassime opposto a Humbert

Risultati:

[4] A. Rublev b. [WC] P. Kohlschreiber 7-6(4) 6-2
[Q] N. Basilashvili b. L. Harris 6-4 7-6(5)
F. Auger-Aliassime b. [Q] M. Giron 6-3 6-2
U. Humbert b. S. Korda 6-2 6-7(5) 6-4

Il tabellone completo

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Djokovic o Tsitsipas toglieranno il n. 1 ad Alcaraz: “Lo meritano più di me”

Lo spagnolo si è detto non preoccupato sulla temporanea fine del suo regno, durato venti settimane: ora tocca a Stefanos Tsitsipas o a Novak Djokovic

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Torino 16 Novembre 2022 ATP Finals Carlos Alcaraz premiato come n. 1 ATP nel ranking di fine anno Foto Giampiero Sposito

Dopo le vittorie su Karen Kachanov e Tommy Paul, Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas si apprestano a contendersi, nella nostra mattinata di domenica 29 gennaio, il titolo dell’Australian Open. Ma non solo. Chi dei due avrà la meglio, infatti, scalzerà Carlos Alcaraz dalla prima posizione mondiale.

Con la vittoria il greco, attualmente terzo a 6195 punti, passerebbe al primo posto con 6995 punti. Alle sue spalle, in ordine decrescente: Alcaraz, Djokovic, Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il primo successo slam per Tsitsipas, giunto alla sua seconda finale: nella prima, al Roland Garros 2021, aveva ceduto in cinque set da Djokovic stesso. Il greco diverrebbe anche il ventinovesimo numero uno della storia, posizione che già ha ricoperto nel circuito Junior. Nel caso in cui fosse il serbo a vincere, invece, passerebbe lui a condurre, con 7070 punti invece degli attuali 6270. A seguire Carlos Alcaraz, mentre Tsitsipas dovrebbe accontentarsi del terzo posto, seguito sempre da Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il ventiduesimo successo slam per il serbo, che raggiungerebbe così Rafa Nadal, e la trecentosettantaquattresima settimana di regno al primo posto della classifica mondiale. 

 

Terminerà dunque, qualunque sia l’esito della partita, il (temporaneamente) breve regno di Carlos Alcaraz, durato soltanto venti settimane: in ogni caso, più di Medvedev (per ora fermo a 16), Roddick (13) e Becker (12) e a pari merito con Mats Wilander

Nel corso di un evento a Murcia, nella sua città natale, lo spagnolo ha rilasciato, in proposito, queste dichiarazioni: “sto guardando cosa fanno Tsitsipas e Djokovic, ma non sono preoccupato. Se uno dei due mi toglie il numero uno sarà perché se lo merita più di me.” 

Lo spagnolo tornerà in campo per i tornei sulla terra rossa sudamericana, prima a Buenos Aires e poi a Rio, di cui detiene il titolo. 

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Da Nardi a Cobolli: la settimana Challenger non va per niente bene per gli azzurri

Il solo Darderi supera il primo turno mentre tutti gli altri, anche Arnaldi e Arnaboldi, devono fare prematuramente le valigie

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Luca Nardi al Challenger di Forlì 2022 (Foto gentilmente concessa dall'ufficio stampa del torneo)

Il resoconto dei tre Challenger attualmente in svolgimento è impietoso: tutti gli azzurri fuori all’esordio con la sola eccezione di Luciano Darderi, un 1-6 un pò imbarazzante.

Cominciamo dal Challenger 125 di Quimper (Bretagna, cemento indoor), quello con la migliore entry list, che vedeva in tabellone i nostri giovani migliori. Molta curiosità suscitava soprattutto il big-match tra il 19enne Luca Nardi e il francese, di un anno più giovane, Luca Van Assche, uno dei talenti emersi in maniera più prepotente nella seconda parte della scorsa stagione (una vittoria Challenger e tre finali). Nel terzo gioco i piedi veloci del francese propiziano subito un break che, purtroppo per il tennista pesarese, sarà sufficiente per portare a casa il primo set. Infatti Van Assche in tutto l’incontro non perderà mai il servizio, pur dovendo annullare nel decimo game una pericolosissima palla break che forse avrebbe potuto scrivere una storia diversa. Anche nel secondo parziale è il terzo gioco ad essere fatale all’azzurro che alla fine deve arrendersi 6-4 6-3 in poco meno di un’ora e mezza di gioco. Grande delusione per il nostro bel talento che non ha iniziato per niente bene questo 2023 che al momento gli presenta un bilancio di una sola vittoria contro quattro sconfitte. In questo caso bisogna però concedergli l’attenuante di un sorteggio veramente maligno perché il francesino è uno davvero forte e, non appena riuscirà a mettere un po’ di potenza nei colpi, sarà un osso duro per tutti. Noi ci consoleremo pensando che in fin dei conti è mezzo italiano per parte di madre.

Fuori anche Matteo Arnaldi che si è fatto rimontare 3-6 6-2 6-1 da Sebastian Ofner (n.193 ATP) e il risultato è decisamente sorprendente, perché il sanremese, molto più maturo della sua età, non dovrebbe più permettersi passi falsi con un giocatore di media caratura come l’austriaco, che pure è in ottima forma e reduce dalla finale di Tenerife.

 

Flavio Cobolli si ferma anche lui all’esordio (6-3 6-4) contro un Lucas Pouille (n.367 ATP) che, nonostante si trovi chiaramente in parabola discendente, può ancora riservare dei pericolosi colpi di coda. Flavio che aveva iniziato benissimo l’anno all’ATP 250 di Pune si è poi invece trovato in difficoltà a livello Challenger. Vedremo quale sarà il suo punto di equilibrio.

Al Challenger 125 di Ottignies (cemento indoor) Raul Brancaccio si fa battere all’esordio 6-0 7-6(4) dal portoghese Frederico Ferreira Silva (n.202 ATP), mentre Andrea Arnaboldi, proveniente dalle qualificazioni, ha finito per perdere nettamente (6-2 6-1) contro l’ungherese Fabian Marozsan (n.174 ATP) in un match che giocava contro pronostico.

Si giocava anche al Challenger 100 di Concepcion (Cile, terra battuta outdoor) dove Luciano Darderi riesce, almeno lui, a superare il turno battendo 6-3 6-2 l’argentino Guido Andreozzi, per poi cedere al cileno Alejandro Tabilo (n.102 ATP) col punteggio di 6-4 7-5. Non ce la fa invece Franco Agamenone che perde 6-1 6-4 dal non irresistibile spagnolo Oriol Roca Batalla (n.273 ATP), confermando di aver smarrito quel tocco magico che negli ultimi due anni gli aveva regalato importanti successi.

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ATP, eletti Dimitrov e Rublev nel nuovo Consiglio dei Giocatori. Si allarga il Board

Grigor e Andrey sostituiscono Roger Federer e Rafa Nadal. Torna Chris Kermode nell’organo direttivo

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Grigor Dimitrov - Vienna Erste Bank Open 2022 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Martin Steiger).

È stato eletto il nuovo Player Advisory Council, l’organo dell’ATP che si fa portavoce delle istanze dei tennisti quando l’associazione dei pro prende decisioni che riguardano il Tour. Nel Council uscente spiccavano i nomi di Roger Federer e Rafael Nadal in rappresentanza dei tennisti top 50. I loro posti sono ora stati presi da Andrey Rublev e Grigor Dimitrov, ma sono tutti nuovi nomi che rappresentano i tennisti nel consiglio, al quale è stato anche rifatto il look e non solo per l’aggiunta di “Advisory” al nome. Scendono infatti da quattro a due i rappresentanti dei top 50 (oltre a Rafa e Roger, c’erano Millman e Auger-Aliassime, ma la posizione di Felix era vacante già dalla scorsa primavera) e, di conseguenza, il numero di componenti dell’organo. Inoltre, i due portavoce dei doppisti top 100 diventano uno per i top 25 e uno per i primi 75 del ranking. Ecco allora i nomi del Player Advisory Council, la cui prima riunione si è tenuta Melbourne lo scorso 12 gennaio:

  • 1-50 Singles: Andrey Rublev & Grigor Dimitrov
  • 51-100 Singles: Pedro Martinez & Bernabe Zapata Miralles
  • 1-25 Doubles: Wesley Koolhof
  • 1-75 Doubles: Harri Heliovaara
  • At-Large: Pedro Cachin & Matt Ebden
  • Coach Representative: Daniel Vallverdu
  • Alumni Representative: Nicolas Pereira

A votare i nuovi rappresentanti sono naturalmente i loro colleghi, con Rublev e Dimitrov eletti dai top 50 e via così per categorie. L’unico nome presente nel consiglio ornai decaduto è quello di Dani Vallverdu, scelto dagli allenatori ATP in loro rappresentanza.

“Mi era stato chiesto diverse volte in passato, ma all’epoca non avevo sentito che il momento e la soluzione fossero giusti per me” ha dichiarato Grigor. “Ora credo di essere in una posizione in cui ho anni alle mie spalle, esperienza in campo e con i giocatori e aspetto con impazienza di mettermi all’opera”.

 

Secondo Wesley Koolhof, numero 1 di fine 2022 in coppia con Skupski, “è importante per i giocatori avere una voce e qualcuno che li ascolti e provi a fare dei cambiamenti dove ne abbiamo bisogno. Personalmente, sento che sarebbe un bene ascoltare i giocatori e combattere per le nostre posizioni, specialmente per i doppisti, ovviamente, e rendere il tennis un posto migliore in generale”.

Una voce, evidentemente non abbastanza ascoltata secondo Novak Djokovic e Vasek Pospisil, che nell’agosto 2020 ebbero l’idea della PTPA, la Professional Tennis Player Association, dimettendosi dal Player Council (Nole era presidente), salvo poi tentare di rientrarvi. La loro candidatura fu respinta dall’ATP, in virtù di una contestata nuova regola volta a impedire a chi si pone in un conflitto potenzialmente distruttivo con la tua organizzazione di farne parte. La PTPA ha iniziato effettivamente a prendere forma nel giugno dell’anno successivo, mentre è recentissima la nomina del suo primo Comitato Esecutivo dei giocatori e la diffusione dei principi guida.

Tornando all’ATP, se il Player Council è preposto ad ascoltare e raccogliere le voci e le istanze dei giocatori, l’organo che decide è il Board, che può essere anche visto come una sorta di luogo di composizione di interessi spesso contrapposti, vale a dire quelli dei tennisti e quelli dei direttori dei tornei. Perché, se tutti beneficiano di un aumento di interesse per il tennis e, come spesso fatto notare da Andrea Gaudenzi, la vera concorrenza viene da fuori, per esempio gli altri sport o Netflix (alla quale l’ATP si è affidata per una docuserie), restano innegabili le divisioni interne.

Fra i tornei, nel senso che il Masters 1000 di Indian Wells ha problematiche diverse dall’ATP 250 di Marrakech (e, infatti, esiste anche un Tournament Advisory Council con rappresentanti per categorie di tornei e zone geografiche) e, allo stesso modo, tra i giocatori – basti pensare a un top 100 e a chi si barcamena tra ITF e Challenger o alla ripartizione dei montepremi. E, naturalmente, la classica contrapposizione tra tornei e giocatori quando si tratta di spartirsi la torta, di oscura quantificazione, dell’incasso totale.

Forse proprio nell’ottica di una maggiore rappresentanza, da quest’anno il Board si allarga da sei a otto componenti (oltre al Presidente, Gaudenzi). Diventano dunque quattro i rappresentanti dei giocatori – Pablo Andujar, Nick Basing, Mark Knowles e Eno Polo – e altrettanti quelli dei tornei: Gavin Forbes, vicepresidente senior alla IMG, Christer Hult, ex direttore e ora CEO dell’ATP di Bastad, Chris Kermode, ex presidente del Board e CEO dell’ATP, e Herwig Straka, direttore del torneo di Vienna ed ex manager di Dominic Thiem.

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