Tokyo 2020, la solita strana Olimpiade. Un po’ della sua storia fino a Djokovic che dice: “Stavo male”

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Tokyo 2020, la solita strana Olimpiade. Un po’ della sua storia fino a Djokovic che dice: “Stavo male”

TOKYO – L’edizione di Londra 2012 la migliore fra tutte. Djokovic confessa ai colleghi serbi di aver dovuto prendere dei medicinali, consentiti, per scendere in campo, ma Carreno Busta, vittorioso sul n.1 e il n.2 del mondo, ha meritato di vincere giocando benissimo. E Bencic riesce dove ha fallito Federer

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Succede in tante discipline, le sorprese in queste Olimpiadi sembrano all’ordine del giorno, i favoriti spesso perdono, semi sconosciuti si affermano, gli strascichi della pandemia – fra chi ha subito il Covid, chi non si è potuto allenare come al solito, chi si è trovato addosso al certificato anagrafico un anno di troppo, chi un anno di meno – hanno inciso su tanti risultati.

Eppoi il torneo olimpico di tennis è decisamente un torneo sui generis, lo è quasi sempre stato, non lo si scopre oggi. Dacché, dopo 60 anni di Purgatorio (1924 Parigi sì con la medaglia per De Morpurgo,1928 Anversa no fino al 1988 Seul sì), il tennis è ridiventato sport olimpico ne abbiamo viste un po’ di tutti i colori e quest’edizione non smentisce l’assunto.

Il fatto che, ed è solo un esempio, Nuova Zelanda (doppio maschile: Venus-Daniell) e Brasile (doppio femminile: Stefani-Pigossi che sembrano tanto italiane ma non lo sono) abbiano vinto una medaglia in quest’Olimpiade e tante nazioni di maggior tradizione e consistenza tennistica – Italia compresa in oltre 30 anni eh – non riescano a vincerla da decenni, la dice lunga.

 

Del resto se scorriamo l’albo d’oro del tennis basterebbe già quello delle medaglie d’oro per far arricciare il naso in diverse edizioni.

Consentitemi qui – prima di un commento su quest’edizione ancora in corso – di fare un brevissimo ripasso, anche se ho chiesto alla redazione di preparare un articolo che uscirà domenica e raccolga l’elenco di tutte le medaglie olimpiche del tennis, nelle cinque specialità. Nell’88 vinse Steffi Graf, di cui si è scritto quest’anno più di sempre per via del Golden Slam (mancato…) di Djokovic, ma “Gattone” Mecir non era un campionissimo anche se è stato per un breve periodo n.4 del mondo. Né erano campionissimi i finalisti di Barcellona ’92, lo svizzero Rosset (best ranking n.10) e lo spagnolo Jordi “Medalla” Arrese, ma almeno la sedicenne Jennifer Capriati che sorprese Steffi Graf dette vita a una finale degna d’esser ricordata anche per il nome delle protagoniste.

Nel ’96 ad Atlanta almeno i due campioni furono invece di grande noblesse, Andre Agassi (che battè Bruguera, l’attuale capitano di Coppa Davis spagnola che ho intervistato qui oggi a Tokyo per essere anche il “capo” di Carreno Busta) e Davenport (che sconfisse Arantxa Sanchez)

Nel 2000 vinse a Sydney il “principino” di Sochi Yevgeny Kafelnikov sul tedesco d’America cresciuto da Nick Bollettieri Tommy Haas (battendo Khachanov Sasha Zverev potrebbe diventare il primo tedesco di sempre a conquistare una medaglia d’oro in singolare uomini (Becker-Stich vinsero il doppio a Barcellona, Boris aveva perso in singolo da Santoro al terzo turrno e Stich da Steeb al secondo… ma d’altra parte gli anni migliori di Boris Becker erano venuti a metà anni ’80). Fra le donne l’oro andò a Venus Williams (su Elena Dementieva, la mia tennista russa prediletta… prima dell’avvento di Maria Sharapova) che ne conquistò un altro in coppia con Serena (che avrebbe vinto il suo in singolare 12 anni dopo, a Londra).

Nel 2004 a Atene il torneo più…inattendibile, quello che decretò lo storico doppio oro cileno, in singolare per Nicolas Massu (il coach oggi un po’ discusso di Thiem battè in finale Mardy Fish, non una finale di prime stelle) e in doppio per lo stesso Massu con Fernando “Mano de Pedra” Gonzalez. Il modesto torneo maschile (con Federer battuto inopinatamente al primo turno da Tomas Berdych) fu riscattato da quello femminile, grazie a Justine Henin che conquistò l’oro a spese di Amelie Mauresmo.

Nel 2008 a Pechino beh, Rafa Nadal è riuscito dove non sono riusciti né Roger Federer né, a questo punto, Nole Djokovic. Nole ha detto di volerci riprovare a Parigi 2024 quando avrà 37 anni! Ma sulla terra battuta del Roland Garros si può giurare che Rafa Nadal a 38 anni non sarà più in circolazione e competitivo? Nadal battè in finale Gonzalez (mica male il curriculum olimpico di Mano de Pedra: un oro, un argento e un bronzo), ma fu molto più dura – e bella – la sua semifinale contro Novak Djokovic. Fra le donne ci fu una tris russa e vinse la Dementieva, che negli Slam non la spuntò mai, ma lì si tolse la sua più bella soddisfazione dopo l’argento di 4 anni prima.

Direi che in campo maschile l’edizione più bella di sempre sia stata quella di Londra 2012, e non solo perché giocata nel tempio di Wimbledon. Ma, al di là della sede super-prestigiosa, sia la finale, sia le semifinali, sia il nome dei quattro protagonisti, la fecero brillare più di qualunque altra: i britannici esultarono alla grande per il trionfo di Andy Murray in finale su Roger Federer che era arrivato a quel traguardo sfinito dopo una vittoriosa maratona con del Potro 3-6,7-6,19-17 d’oltre 4 ore. Quel match fra Roger e Juan Martin lo ricordo come uno dei migliori cui ho ho avuto la fortuna di assistere. Federer aveva vinto il suo 17° Slam e il settimo Wimbledon poche settimane prima. Murray aveva battuto in semifinale Djokovic. Ma non aveva ancora vinto il Wimbledon “vero”, quello che avrebbe vinto l’anno successivo e poi anche nel 2016, e le celebrazioni britanniche del 2012 furono entusiaste perché si temeva la maledizione di Fred Perry, campione all’All England Club nel triennio 1934-1936. Andy sfatò il tabù 77 anni dopo. Ho già detto che l’oro donne andò a Serena Williams: battè Maria Sharapova dalla quale aveva perso un paio di volte nel 2004 (proprio a Wimbledon e poi a Los Angeles nelle finali WTA: per l’appunto ero presente ad entrambe, e se per Wimbledon era normale che fosse così, invece allo Staples Center di Los Angeles ci andai solo quella volta e non ricordo più perchè…forse stavo facendo il giro del mondo da quella parte per andare o tornare dalla Nuova Zelanda e dall’America’s Cup di vela, di Prada, Alinghi etcetera) ma poi mai più.

Rio 2016 è storia recente: cominciò tutto con Djokovic che perse al primo turno da del Potro…e furono calde, struggenti lacrime. L’oro in quel memorabile 2016 che lo condusse a chiudere l’anno da n.1 del mondo con un sorpasso ai danni di Djokovic nell’ultimo match delle ATP Finals, lo prese per la seconda volta consecutiva Andy Murray. Andy lo abbiamo rivisto anche qui a Tokyo, sia pur rinunciatario in singolare – faceva davvero troppo caldo e troppo umido per uno scozzese! – ma ci ha provato in doppio al fianco di Salisbury…senza troppo successo.

Quanto accadde nel singolare femminile, con il successo assolutamente sorprendente della portoricana Puig, capace di battere fra le altre, Pavluychenkova, Muguruza, Kvitova e Kerber in finale, quindi di venir fuori da un percorso accidentato, mi aveva dato speranze quest’anno per un percorso analogo di Camila Giorgi una volta che aveva sconfitto due finaliste di Slam, sia la Brady (runner-up in Australia) sia la Pliskova (idem poche settimane fa a Wimbledon). Purtroppo Camila è incappata in una Svitolina – poi premiata dal bronzo – in giornata di vena.

E lei, Camila, purtroppo meno soprattutto all’avvio dei due set. In uno è stata sotto 4-0 e 5-1, nell’altro 4-1 e due break. Insomma, anche nel tennis femminile dove il servizio e i break non hanno tutta questa importanza, sono handicap troppo pesanti…se l’avversaria quel giorno non è disponibile a darti una mano. Io avevo detto, per l’appunto, a Camila il giorno prima… che Svitolina era stata capace di perdere il primo set con Sakkari pur essendo stata avanti per 5-1…ma non mi aspettavo che per tutta risposta Camila la lasciasse salire a 5-1 per provarsi a fare la stessa rimonta! Scherzo, naturalmente.

E, dall’88 al 2021, siamo così arrivati a oggi. All’ennesima delusione olimpica patita da Novak Djokovic. Va subito precisato, a scanso di equivoci, che Carreno Busta ha giocato benissimo, stando sempre con i piedi sulla riga di fondo – mentre Novak invece “remava” un metro e mezzo oltre – e tenendo il pallino del gioco. Chiudendo tantissimi punti con il dritto che non è sempre così incisivo. In questo aspetto il suo match ha ricalcato un pochino quello di Zverev ieri, perché anche il tedesco di dritto era stato molto più incisivo del solito.

Pablo Carreno Busta – Olimpiadi Tokyo 2020 (via Twitter, @ITFTennis) (1)

Avrete forse già lettà nell’articolo di cronaca di Vanni Gibertini le prime dichiarazioni che ho registrato andando a porre una delle due domande concesse a tutto il contingente di lingua non serba ai giornalisti qui a Tokyo in mixed zone.

Mi era parso giusto congratularmi con lui per la scelta di essere venuto comunque a Tokyo, quando tanti glielo avevano sconsigliato. E gli avevo detto: -Penso che tu debba essere orgoglioso della scelta che hai fatto anche se i risultati non sono stati quelli che speravi e mi auguro che tu non sia pentito di averla fatta – E lui: “Sono molto dispiaciuto per non aver vinto neppure una medaglia per il mio Paese…Non ho portato a termine l’incarico che avevo, sia ieri che oggi. Il mio livello di tennis è calato, anche a causa della stanchezza fisica e mentale. Ma non rimpiango il fatto di essere venuto alle Olimpiadi. Credo che nella vita non ci siano cose che accadono per caso, ma tutto accada invece per un motivo. Ho sofferto alcune sconfitte molto dolorose alle Olimpiadi, ma anche nei grandi tornei e so che quelle mi hanno in genere reso più forte, solitamente e sotto tutti i punti di vista. So che mi riprenderò…”.

Ancora Djokovic: “So quindi che recupererò da questa delusione. Proverò ad esserci a Parigi 2024 per vincere una medaglia. Mi dispiace aver deluso molti tifosi in Serbia, ma questo è lo sport, ho dato tutte le energie che avevo, che non erano molte. Spero che le conseguenze fisiche non siano un problema in vista dello US Open. Non ne sono sicuro al momento…ma non ci sono rimpianti: quando c’è la tua patria in ballo, bisogna dare tutto…”

Un collega gli ha poi chiesto del suo lancio di racchetta in tribuna all’inizio del terzo set, poi della racchetta fracassata con rabbia sul paletto di sostegno della rete sul 3-0 per Carreno Busta. Sul primo episodio Novak sorprendentemente non era stato ammonito. Forse perché non era sembrato tanto un gesto rabbioso ma semmai di resa per una palla al volo giocata da Carreno e irrecuperabile. Tuttavia quel lancio d’istinto era stato pericoloso. E se avesse colpito qualcuno? Poteva ripetersi quel che gli era successo con il lancio di palla che colpì la giudice di linea americana all’US Open e che gli procurò la squalifica proprio mentre giocava anche quella volta contro Carreno Busta!

“E’ stato un crescendo di emotività… Succede. Sentivo della pressione sul campo in piena lotta. Non è stata la prima volta, di sicuro non sarà l’ultima. Non è simpatico, ma fa parte di quel che sono, penso. Non mi piace fare quelle cose e sono dispiaciuto di mandare questo tipo di messaggi, ma siamo esseri umani. A volte è difficile controllare le proprie emozioni…”.

Con gli amici serbi Nole si è trattenuto un poco di più, ma nel giustificare le sue cattive prestazioni – e giustificandosi anche per il ritiro nel misto e con Nina Stojanovic che non era presente al suo percorso in mezzo alle troupes televisive – ha però aggiunto qualcosa che non era emerso riguardo alle sue condizioni fisiche: ”. “So che non ho giocato bene, soprattutto ieri, ma ho dato tutto e non credo di dovermi rimproverare nulla. Anche se tre insuccessi su quattro tentativi olimpici sono tanti in rapporto al mio standard abituale. Ho tuttavia fatto quel che potevo, date le circostanze. Magarici riuscirò a Parigi, dove vorrei proprio esserci…chissà? Ho dovuto prendere delle medicine per poter giocare…e non ero quindi nelle condizioni migliori. Né fisiche, né poi mentali. Purtroppo il mio corpo questa volta mi ha tradito, non avevo un dolore ma più d’uno – non ha però specificato quali – ma io sono comunque orgoglioso di quello che ho scelto di fare per il mio Paese anche se mi spiace aver deluso i miei tifosi…”

I colleghi serbi con i quali ho sviluppato ottimi rapporti durante Wimbledon – e cui ho inviato il nastro della intervista registrando anche quella in serbo, piccoli trucchi del mestiere… – mi hanno detto che Djokovic ha dovuto prendere antidolorifici in questi giorni per dolori molto forti che però non ha voluto specificare. E a fine serata, dopo le 23,30 per un torneo che avrebbe dovuto rispettare una sorta di coprifuoco – almeno stando alle intenzioni degli organizzatori che avevano programmato tutto al mattino e al primo pomeriggio fino alla protesta “sindacale” di Djokovic (beffato dalla sua stessa iniziativa), ecco che la Bencic vince quell’oro che aveva vinto a Barcellona nel ’92 un altro svizzero, Marc Rosset, e in doppio a Pechino Roger Federer e Stan Wawrinka in doppio, ma che neppure Sua Maestà Roger era stato capace di vincere in singolare. 7-5 2-6 6-3 per Belinda – il cui best ranking è stato n.4 nel febbraio 2020 – su Vondrousova che sul 4-4 al terzo ha pensato bene di perdere il servizio a zero.

Questa domenica Belinda, figlia di genitori slovacchi come era anche Martina Hingis – e proprio la mamma di Martina, Melanie Molitor è stata la sua prima coach dall’età di 7 anni – potrà cercare addirittura la doppietta in doppio. Lei e Golubic non sono davvero favorite contro Krejcikova e  Siniakova, n.1 del mondo e del seeding, ma – come detto – nei tornei olimpici può accadere di tutto. Anche che Bencic vinca un torneo da testa di serie n.9, il più importante torneo della sua carriera. Ne aveva vinti solo quattro da ‘adulta’, dope essersi imposta da junior in due Slam, a Wimbledon e Roland Garros. Ma il nostro esperto di tennis femminile AGF, su Belinda ha scritto di tutto e di più. E sono sicuro che lo farà ancora questo martedì.

Belinda Bencic – Olimpiadi Tokyo 2020 (via Twitter, @ITFTennis)

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Australian Open, il programma di sabato 22 gennaio: Sinner-Daniel non prima delle 7 italiane

L’azzurro di scena sulla KIA Arena. Medvedev e Tsitsipas non prima delle 4, Swiatek-Kasatkina dalle 9

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Jannik Sinner all'Australian Open 2022 (Credit: @atptour on Twitter)

Sabato 22 gennaio si concluderà il terzo turno dell’Australian Open 2022, e l’attenzione degli appassionati italiani non potrà che concentrarsi di nuovo su Jannik Sinner. Il classe 2001 affronterà il giapponese Taro Daniel nel quarto match in programma sulla KIA Arena: la sfida inizierà non prima delle 07 italiane.

Fra le altre sfide si segnalano:

  • Tsitsipas-Paire, terzo match sulla Rod Laver Arena in programma non prima delle 04 italiane
  • Vondrousova-Sabalenka, seconda sulla MCA
  • Medvedev-Van De Zandschulp, terza sempre sulla MCA e non prima delle 04 italiane
  • Swiatek-Kasatkina, stesso campo ma non prima delle 09 italiane
  • Evans-Aliassime, ultima sfida sulla John Cain Arena in programma non prima delle 07 italiane.

Di seguito gli orari completi (NOTA: basta scorrere il file per vedere tutti i match con l’orario locale, ricordando che Melbourne è 10 ore avanti rispetto all’Italia, quindi “11:00 AM” significa le 01 della notte italiana, “7:00 PM” significa 09 di mattina e così via):

 

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Australian Open, Lorenzo Sonego battuto in quattro set da Miomir Kecmanovic [VIDEO]

Il N.3 d’Italia gioca una partita altalenante e si spegne quando il quinto set sembrava possibile. Il serbo agli ottavi di un Major per la prima volta: affronterà Gael Monfils

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Miomir Kecmanovic all'Australian Open 2022 (Credit: @atptour on Twitter)

M. Kecmanovic b. [25] L. Sonego 6-4 6-7(8) 6-2 7-5

La volée di rovescio a campo aperto affossata in rete sul match point assurge ad amaro simbolo della partita di Lorenzo Sonego, sconfitto in quattro set da Miomir Kecmanovic al terzo round dell’Australian Open. Mai il giocatore torinese si era spinto così avanti a Melbourne, e l’approdo alla seconda settimana in un Major per la terza volta in carriera non sembrava ipotesi così peregrina. Il tabellone, sconvolto dall’affaire Djokovic, si era messo benino dalle sue parti, e l’avversario, quel Kecmanovic dispensato dal derby fratricida con il concittadino fenomeno al primo turno, evocava lieti ricordi. Nei due precedenti l’aveva sempre spuntata Lorenzo, e nel secondo di questi, finale di Antalya 2019, aveva persino sollevato il primo trofeo in vita sua nel Tour maggiore.

Ma i corsi storici, ci perdonerà Giambattista Vico, non sempre ricorrono: favorito dal pronostico e opposto ad un rivale che non vinceva due partite di fila in un tabellone principale da aprile, Sonego ha giocato una partita molto altalenante, ci perdonerete l’eufemismo temerario, e colma di brutti errori: la proverbiale grinta non è stata – e non poteva essere – sufficiente a emendarli. Il numero tre italiano è partito contrattissimo, persuaso a prendere decisioni sbagliate da una fretta inspiegabile e incline a giocare male i punti importanti. Subìto il break, poi rivelatosi decisivo per le sorti del primo set, nel terzo gioco dell’incontro a causa di tre imprecisioni evitabili, Sonego ha fallito le prime quattro chance di togliere il servizio all’avversario nel quinto, inaugurando un copione che si sarebbe riprodotto per l’intera durata della contesa (alla fine due su tredici sulle palle break).

 

Lorenzo non è riuscito a cambiare marcia nemmeno in avvio di seconda frazione, iniziata perdendo il servizio nel primo gioco vittima della fretta e di un lato sinistro ballerino, e ha proseguito lo scialacquio di occasioni in risposta con altre due palle break gettate al vento nel quarto game, pure procurate da una favolosa combinazione dritto in corsa-demi volée. Dopo una nuova chance non sfruttata su servizio Kecmanovic nell’ottavo gioco, Sonego si è imposto una scossa, esibendosi in un significativo soliloquio volto a mettere in palese e cruenta discussione la qualità delle proprie scelte. I frutti si sono visti di lì a poco: al termine di uno scambio da venti colpi l’allievo di Gipo Arbino si è procurato l’ottava palla break dell’incontro, centrando finalmente l’obiettivo grazie a una bella difesa coronata da un vincente di dritto.

Nessuno scossone si è palesato prima del tie-break e tie-break discretamente cinematico è in effetti stato. Per massima colpa di erroracci con il dritto, Sonego si è trovato a dover fronteggiare tre set point, ma qui è riemersa l’immagine del guerriero che molti, non a torto, gli disegnano addosso. Il primo l’ha annullato resistendo a uno scambio da colpi trentadue; sul secondo ha approfittato di un clamoroso errore di Kecmanovic, sciagurato nello sbagliare un elementare rovescio a campo spalancato in uscita dal servizio. Poi ha tenuto i suoi due turni in battuta procurandosi un primo set point, peraltro ben cancellato dal serbo. Sul 7-7 un fortunato nastro torinese ha servito a Lorenzo un nuovo set point, ma Lorenzo ha servito un doppio fallo. Alla terza occasione di pareggiare i conti, dopo una buona battuta, Sonego ha raccolto il secondo set insieme a un errore di dritto di Kecmanovic: considerata l’evoluzione della faccenda, ci sarebbero stati gli estremi per ipotizzare l’inversione di tendenza del match, ma le ipotesi mal si conciliano con lo sport della racchetta, soprattutto negli Slam.

Il terzo set è stato un pianto, dopo un avvio invero equilibrato. Ripiombato nel sinistro vortice odierno fatto di errori e scelte avventate, Sonego ha perso il servizio nel sesto gioco avendo concesso tre palle break consecutive, e dopo aver annullato le prime due ha offerto il fianco con un esiziale doppio fallo, prodromo a un parziale di otto punti a zero in favore di Kecmanovic che poco dopo ha chiuso con agio la terza frazione (tredici punti a tre negli ultimi tre giochi). Lorenzo è comunque ripartito molto determinato nel quarto, e dopo aver immancabilmente fallito altre tre palle break ha strappato il servizio al serbo nel gioco inaugurale, veleggiando poi abbastanza tranquillo fino al quattro a due. Ma quando il quinto set sembrava più di un’opzione il Nostro si è nuovamente disunito, ha sbagliato tutto quello che non si può sbagliare ed è finito sotto prima 5-4, poi 6-5. Al momento di servire per riparare al tie break Sonego ha concesso tre consecutivi match point, cancellato con grande coraggio i primi due ma è crollato al momento di annullare l’ultimo, quando la palla alta sul rovescio a campo spalancato era solo da spingere di là, eppure è finita in mezzo alla rete.

Queste partite mi insegnano sempre qualcosa“, ha dichiarato Lorenzo in conferenza stampa. “I giocatori che tirano così forte usano molto bene le gambe, hanno una grandissima stabilità, devo migliorare questi aspetti in futuro. Il rammarico per non aver approfittato del buco in tabellone c’è, sicuramente è meglio trovare Kecmanovic che Djokovic al terzo turno, ma oggi lui ha giocato bene, io non abbastanza. Ho commesso troppi errori e non ho sfruttato il momento all’inizio del terzo set, quando lui ha accusato il colpo dopo aver perso il secondo in quel modo. Adesso andrò in Sudamerica, non so ancora se direttamente a Buenos Aires o già per il torneo prima [Cordoba, ndr]”.

Un gran peccato per Lorenzo, l’occasione per fare tanta strada c’era davvero, anche se Gael Monfils, il prossimo avversario di Kecmanovic in ottavi (il francese ha battuto Garin in tre set), non avrebbe mancato di offrire i consueti rompicapi.


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Australian Open: Azarenka avanza senza problemi, Krejcikova e Badosa senza brillare [VIDEO]

Vika lascia solo due game a Svitolina, serve il terzo set a Paula e Barbora. Bene Sakkari, Keys passa per un soffio

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Barbora Krejcikova - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

In attesa di Barty-Giorgi e Anisimova-Osaka, i match di cartello del Day 5, facciamo una carrellata dei risultati femminili della notte (terzo turno della parte alta).

[4] B. Krejcikova b. [26] J. Ostapenko 2-6 6-4 6-4

Sotto di un set e un break, Barbora Krejcikova recupera e batte una Jelena Ostapenko che ha colpito tanto forte quanto pressoché indisturbata fino al 3-1 del secondo parziale. Scrollatasi di dosso la tensione quanto basta, senza per questo avvicinarsi alla modalità Roland Garros 2021, la ceca è riuscita a far giocare qualche colpo più all’avversaria che ha iniziato a concedere gratuiti in misura eccessiva.

 

Sono passati quasi cinque anni dalla vittoria di Ostapenko a Parigi, mentre Barbora è la campionessa in carica; per dire che una ha già ampiamente smaltito la pressione della riconferma a ogni appuntamento (sempre che l’abbia mai avuta), l’altra non appare proprio liberissima. Jelena tira come suo solito, centra il campo con continuità più che sufficiente; Barbora è confusa, soffre particolarmente il sole in faccia, mette davvero poche prime, vorrebbe giocare più palle, ma l’altra non è affatto d’accordo e trovare fiducia a queste condizioni non è affatto facile. Il primo parziale le scappa via senza possibilità di incrinare le certezza di Ostapenko che tira dritto come un treno incamerando il 6-2.

Non si ferma nel secondo parziale, almeno fino al 3-1, quando un doppio fallo e un dritto inutilmente lungo rimettono in corsa Krejcikova. La ventiseienne di Brno ora si prende tempo e spazio per rispondere, tiene lo scambio, dà finalmente all’avversaria la possibilità di sbagliare – possibilità che suo malgrado la lettone coglie e cede velocemente la battuta anche al nono gioco. Barbora non si fa pregare e, con il servizio che comincia a girare, pareggia il conto dei set.

Otto minuti di pausa (ne sono ammessi cinque per il cambio di abbiglaimento dal momento di entrata a quello di uscita dallo spogliatotio, tre per andare in bagno) costano il warning a Barbora che tuttavia mantiene l’inerzia partendo 2-0. Risale da 15-40 al quinto gioco, poi annulla una palla del 4-4 spuntata servendo una seconda perfettamente nella strike zone destra dell’avversaria, o meglio la spreca Jelena con il solito errore gratuito. Game tutt’altro che perfetto quando serve per chiudere, Ostapenko però sbaglia abbastanza e Krejcikova fa allora suo un match tutt’altro che godibile, ma che serve come ogni vittoria arrivata in una giornata ben lontana da quelle migliori. Prossimo turno contro Azarenka.

[24] V. Azarenka b. [15] E. Svitolina 6-0 6-2

Non c’è niente da vedere fino all’ultimo game: sarebbe stato un utile avviso ai naviganti che hanno avuto la ventura di incrociare la sfida che ha visto Victoria Azarenka prevalere per 6-0 6-2 su una spenta Elina Svitolina. Vika ha sempre fatto la cosa giusta (“sento di aver giocato davvero bene tatticamente”, dirà alla fine, “cercando di starle sopra per quanto possibile, senza lasciarla respirare”), anche perché al suo piano non ha trovato contromisure Elina, in giornata davvero storta.

Il match è partito subito in discesa per Azarenka che strappa la battuta all’avversaria, certo non il suo colpo migliore. Il pallino del gioco è quasi sempre nelle mani bielorusse, mentre Elina non si aggiudica neanche i pochi scambi in cui si crea l’opportunità per chiudere, magari affossando un dritto al volo, neanche considerato punto a rete dalle stats, o sbagliando la direzione dell’attacco. Con il 35% di prime in campo e 3 punti su 13 sulla tremolante seconda e poco incisiva in risposta, Svitolina non può che soccombere 6-0 di fronte a un’Azarenka che detta il ritmo senza strafare. La ventisettenne di Odessa si iscrive a referto dopo otto game, ma la partita non cambia direzione. Solo quando Vika serve per chiudere sul 5-2, Elina si desta, inizia ad annullare match point tirando vincenti in libertà e dando vita a un bel game che tuttavia Azarenka fa suo alla sesta occasione utile.

[21] J. Pegula b. N. Parrizas Diaz 7-6(3) 6-2

Jessica Pegula fatica un set per poi prendersi agevolmente il secondo e la vittoria contro la trentenne spagnola Nuria Parrizas Diaz, n. 63 WTA. 7-6(3) 6-2 in un’ora e mezza per la ventisettenne di Buffalo che mette così fine all’avventura di Nuria, qui al suo secondo Slam dopo l’ultimo US Open, allora sconfitta da Gracheva dopo aver superato le qualificazioni. Un primo parziale equilibrato che potrebbe svoltare dopo quattro break consecutivi quando Pegula tiene salvando lo 0-40 al settimo gioco, ma Parrizas si lascia il game alle spalle, trova un equilibrio tra la ricerca della spinta specie con il drittone carico e il contenimento degli errori e la partita si immette sui binari dei turni di battuta. La N.21 WTA prova un paio di smorzate che, per quanto inguardabili nella loro lunghezza, svelano che la corsa in avanti dell’avversaria non è granché.

Nel tie-break, Pegula risponde bene a due servizi innocui prendendosi il 3-0, ma poi regala un punto che risveglia l’avversaria. Il momento decisivo arriva con uno scambio in cui nessuna fa la cosa giusta fino all’errore con il dritto al volo di Nuria. Ace statunitense a rimarcare la comoda palla fallita e il set finisce nelle mani di Pegula. Secondo parziale mai in discussione con Pegula che vola 4-0 – c’è anche un MTO per Parrizas che si fa fasciare le dita del piede sinistro – e si prende gli ottavi di finale dove sfiderà la tds N.5 Maria Sakkari, che ha regolato Kudermetova con un netto 6-4 6-1 vincendo 11 degli ultimi 13 game dell’incontro perdendo appena sette punti al servizio.

[8] P. Badosa b. M. Kostyuk 6-2 5-7 6-4

Paula Badosa raggiunge per la prima in carriera gli ottavi di finale all’Australian Open, piazzando anche l’ottava vittoria consecutiva nella striscia che l’ha portata al titolo WTA 500 di Sydney, L’avversaria battuta con il punteggio di 6-2 7-5 6-4 è l’amica Marta Kostyk, N.66 del ranking, in una sfida che è stata per un set e mezzo in mano a Badosa, finché la reazione quasi in extremis di Kostyuk l’ha allungata al terzo, deciso dai troppi sbagli della diciannovenne ucraina.

Una svolta arrivata all’ottavo gioco del secondo set, quando un attacco imperfetto e un doppio fallo rimettono in corsa Marta che sfodera anche un paio di bei vincenti. Il match ora è equilibrato e piuttosto godibile al netto di qualche errore di troppo, qualcuno molto evidente nei pressi della rete. Paula annulla un set point al servizio con un coraggioso ma ineludibile vincente di dritto, Kostyuk continua a fare buchi con il rovescio e il secondo set point è quello buono grazie al brutto errore bimane spagnolo.

Marta è in vena di regali alla ripresa, è così che perde subito la battuta e una buona occasione – uno smash giocato proprio male – per tentare l’immediato rientro che arriva comunque al quarto game. Scambio di break, poi un turno di servizio in cui la teenager sbaglia tanto e di parecchio; la numero 5 del mondo ha due match point in risposta sul 5-3, ma il solito micidiale rovescio lungolinea e una scelta sbagliata richiedono un ulteriore game e altri tre match point, il primo mancato con una roba inguardabile (dritto anticipato vicino alle rete, forse colpito con il manico), ma alla fine ci pensano i gratuiti dell’altra. Per Badosa ora c’è Madison Keys, vincitrice al super-tiebreak di Qiang Wang.


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