Sinner guarda indietro, ma non troppo: "Ho perso alcune partite che potevo vincere"

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Sinner guarda indietro, ma non troppo: “Ho perso alcune partite che potevo vincere”

Due buone vittorie a Washington e chance di arrivare in fondo: così riparte Jannik Sinner dopo il periodo negativo. Sulle Olimpiadi: “Non so se ho fatto la scelta giusta. Forse la scelta giusta non esiste”

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Jannik Sinner - ATP Washington 2021 (ph. Ryan Loco)

Non ci si tira fuori dalle difficoltà senza difficoltà, è banale sottolinearlo. Figurarsi a 19 anni, quando i risultati ti portano a un passo dalla top 15, raggiungi la finale di un Masters 1000 e inizi a sentir dire attorno a te che sei ormai pronto per vincere qualcosa di importante. Poi arrivano quattro sconfitte di fila, un piatto già poco appetibile condito dalla scelta di non disputare le Olimpiadi che ti procura quasi soltanto critiche – interne ed esterne al mondo del tennis.

A leggere certi commenti, in meno di due mesi Jannik Sinner sembrava passato da sicuro vincitore Slam (e in quanto tale salvatore della patria) a oggetto opaco, polveroso e già quasi sacrificabile del tennis italiano. ‘Gioca sempre uguale, non serve così bene, e poi non gliene frega nulla di competere con la maglia della nazionale‘ – dicevano un po’ tutti in giro, distratti e (giustamente) abbagliati dalla luce emessa da Matteo Berrettini che nel frattempo arrivava in finale a Wimbledon. Torneo al quale Sinner partecipava appena per quattro set, sconfitto subito da Fucsovics.

Come spesso accade, serviva solo un po’ di pazienza. Jannik Sinner non è guarito, anche perché forse non si era mai ammalato davvero, ma a Washington ha vinto due buone partite e ha discrete possibilità di arrivare in fondo. Che ci riesca o meno interessa il giusto, rileva di più il fatto che questo periodo di appannamento lo abbia accusato forse anche oltre i reali demeriti sul campo. Lo prova il fatto che Jannik – con il quale siamo in contatto via Zoom, nel corso del torneo – tende a tornare sempre sull’argomento anche quando la domanda non verte direttamente sulla questione, quasi a voler essere sicuro che questa volta la comunicazione non risulti fraintendibile nei modi e nei tempi come quella che ha riguardato la scelta di non giocare le Olimpiadi di Tokyo.

 

Come ho già detto, non ci voglio pensare. Non so dirti se ho fatto la scelta giusta“, è stata la risposta di Jannik alla domanda sugli eventuali rimpianti per non aver preso parte alla spedizione olimpica. “Forse in una situazione del genere la scelta giusta non esiste [Jannik aveva già raccontato al Tennis Italiano che la verità sulla sua decisione la conoscono in pochi, ndr]. Ovviamente sono felice per qualsiasi italiano quando vince una medaglia, è sempre bello vedere atleti che raggiungono certi traguardi dopo anni di sacrifici. Sì, è vero che il tennis è alle Olimpiadi, ma i grandi tornei sono più frequenti“. Nell’enunciare un concetto piuttosto evidente, ossia che per alcuni sport le Olimpiadi rappresentano un’acme senza eguali mentre il tennis è strutturato diversamente, forse Jannik sta spiegando parzialmente la sua scelta. Ma come dice lui, non ha senso pigiare sul tema troppo a lungo.

Molte persone dicono che è un periodo negativo; è vero, ho perso un paio di partite che potevo e forse dovevo vincere, ma ho sempre dato il massimo. Magari ho commesso degli errori, ma a livello mentale sono sempre lo stesso Sinner“, ha detto invece dopo la vittoria su Sebastian Korda, la voce virtuale resa più ovattata dalla mascherina che l’organizzazione gli impone di indossare davanti al microfono. “Anche le partite che ho perso, le ho perse 6-4, 7-5 o 7-6, insomma non ho mai preso una ‘stesa’ [per la verità un 6-0 è arrivato, ma era il terzo set dell’ottavo del Roland Garros con Nadal, e ovviamente perdere male con Rafa a Parigi non fa molto testo, ndr]. Io provo sempre a imparare dai miei errori, poi qualche volta funziona e qualche volta no, ma l’importante è dare il 100% di quello che ho. Servo bene, servo male, alla fine provo sempre a vincerla in qualche modo“. Poi, orgoglioso, si lascia sfuggire anche che “alcune partite che ho perso le potevo vincere“.

Jannik Sinner – Wimbledon 2021 (credit to AELTC_Jon Super)

A Washington con lui non c’è Riccardo Piatti, e non ci sarà neanche a Toronto e Cincinnati. Arriverà in tempo per lo US Open. Con Jannik, in queste settimane, viaggia Andrea Volpini, a cui spetta l’onere di aggiornare telefonicamente Piatti su quanto accade dentro e fuori dal campo. “Dopo la partita, di solito Riccardo mi dice subito detto quello che avrei dovuto fare, o comunque quello che secondo lui avrei dovuto fare; ci confrontiamo, magari a volte io non sono d’accordo e parliamo, perché io voglio capire. Robe da allenatore-allievo, no? Riccardo e Andrea sono sempre in contatto, ovviamente quando Andrea si accorge di una cosa la facciamo [vuole intendere ‘in autonomia’, ndr], ma Riccardo sa praticamente tutto quello che faccio in una giornata“.

Il match con Steve Johnson, che potrebbe portarlo in semifinale, funziona anche da macchina del tempo. Riporta Jannik al maggio di due anni fa, quando era ancora poco più che un adolescente dai capelli rossi e arruffati alla sua prima esperienza al Foro Italico, proprio contro il tennista statunitense. “Sono cambiate tante cose da allora, tante… e allo stesso tempo poche, perché il mio approccio è sempre lo stesso. Proviamo a fare le cose semplici, ma questa semplicità comporta un lavoro duro e un processo molto lungo. Sono ancora giovane, ma vivo le partite in modo un po’ diverso. Il lavoro è importantissimo, in allenamento provi cose nuove, ma in partita devi cercare di vincere – sono due cose diverse“.

Sembra che la differenza stia nel fatto che due anni fa c’era solo da imparare, mentre oggi la vittoria è entrata a far parte degli obiettivi a tutti gli effetti. Tra i piccoli correttivi che Jannik sta provando ad applicare alla sua routine tennistica c’è anche quello di giocare più spesso il doppio. Ad Atlanta con Opelka è arrivato addirittura il titolo, qui a Washington sta facendo coppia con l’avversario appena sconfitto in singolare, Sebastian Korda. “Il doppio lo giochiamo perché è sicuramente meglio fare una partita in più e poi perché è meglio servire sul 40-40, con il punto secco che ti mette pressione, rispetto a un servizio in allenamento. Lo stesso vale per la risposta. Poi qualche volta fai delle volée, insomma mi può aiutare abbastanza“. Appuntamento alle 21:30 italiane (circa) per la sfida di quarti di finale.

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Ubaldo a 90° minuto: “Caso Djokovic? Espulsione non sorprendente”

Il Direttore di Ubitennis ospite dello storico programma RAI commenta l’ultimo episodio della telenovela legata al N.1 del mondo che non potrà difendere il titolo a Melbourne

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Australian Open

Australian Open: dieci azzurri in tabellone, è record. Senza Djokovic, le chance di Berrettini e Sonego

Non solo Caruso si avvantaggia dell’assenza di Novak Djokovic, ci sono anche Berrettini e Sonego in quella zona di tabellone.

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Matteo Berrettini - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

E venne il giorno… in cui si ricominciò a parlare di tennis. Ci affidiamo al titolo di un film non memorabile per ricordare che si è finalmente concluso il caso Djokovic (o, almeno, è arrivata la decisione definitiva sul suo visto) e tra poche ore andrà in scena l’Australian Open. Sì, proprio il primo torneo del Grande Slam della stagione, l’evento sul quale dovrebbero essere puntate le più intense luci dei riflettori e le principali attenzioni tennistiche di gennaio. Riposte dunque nel cassetto le competenze giuridiche con tanto di Master in Immigrazione Australiana, si può tornare sul rettangolo di gioco, quello azzurro dell’Happy Slam, una denominazione che ultimamente traballa. A scanso di equivoci, ci riferiamo all’aggettivo, dopo il facilmente evitabile “episodio” di quest’anno, la quarantena (anzi, i tre diversi regimi di quarantena) del 2021 e gli incendi dell’edizione 2020.

Poco felice lo è però sempre stato per i nostri rappresentanti: dopo i quarti di finale nel tabellone da 32 partecipanti raggiunti da Giorgio De Stefani nel 1935 e Nicola Pietrangeli nel 1957, nell’era open il solo Cristiano Caratti è riuscito ad arrivare negli ultimi otto, quando Patrick McEnroe gli negò la semifinale battendolo in cinque set. Era il 1991 e l’anno successivo veniva stabilito il record di nove presenze azzurre, poi eguagliato nel 2020 e nel 2021. Un record di nuovo superato grazie all’ingresso di Salvatore Caruso, primo nella lista dei lucky loser e appunto decimo italiano pronto a dare battaglia. E sarà certamente battaglia per Sabbo che, suo malgrado, entrerà in campo a malapena visibile dietro quell’enorme bersaglio che, immaginiamo, gli ha incollato addosso Miomir Kecmanovic, il suo prossimo avversario che un anno fa lo ha battuto in tre set tirati all’ATP 250 di Melbourne 1. Il ventiduenne concittadino di Djokovic, n. 78 ATP, ne ha commentato l’esclusione con un post su Instagram:

“L’amara pillola è stata presa addirittura prima che il torneo iniziasse! Non riesco neanche a immaginare come si senta Novak, cosa abbia passato negli ultimi dieci giorni. Ero felicissimo di avere l’onore di aprire il torneo di quest’anno con il numero uno del mondo sulla Rod Laver Arena.
Purtroppo, ciò che ho pensato negli ultimi sette giorni, da quando è stato compilato il tabellone, ora non ha più senso. La nostra piccola squadra serba qui a Melbourne è indignata e delusa e penso che dovrebbe fare un’ulteriore sforzo e in qualche modo vendicare con il nostro gioco il nostro miglior rappresentante che non può essere qui. Credo che vincerai altri Slam e che questo non ti impedirà di creare un successo storico. Siamo tutti con te.”

 

Impressionato il giusto (“non sarà un match facile, ma in uno Slam non ci sono partite facili”), Caruso ha commentato con queste parole alla Gazzetta dello Sport il suo ingresso nel main draw: “Sono diventato il lucky loser più famoso di sempre. Mi dispiace per tutto quello che è successo, mi dispiace anche per Nole, ma sono qui per giocare e darò tutto. Fa uno strano effetto, ma io penso solo a me stesso perché per me è una grande chance. Un’occasione che non devo sprecare”. Ricapitoliamo quindi i nomi dei nostri dieci alfieri, partendo dalla prima riga in alto del tabellone: Salvatore Caruso, Lorenzo Sonego, Fabio Fognini, Matteo Berrettini, Andreas Seppi, Lorenzo Musetti, Jannik Sinner, Stefano Travaglia, Marco Cecchinato e Gianluca Mager. Quattro di loro, insieme ad altrettante tenniste italiche, saranno impegnati nella prima giornata.

In ogni caso, non solo Salvo approfitta dell’uscita di Nole. A prescindere dalle opinioni di ognuno dei partecipanti riguardo alla vicenda, l’assenza del nove volte vincitore, senza dimenticare la tempistica della sentenza rispetto alla pubblicazione dell’ordine di gioco che non ha permesso l’aggiustamento delle teste di serie, offre opportunità a tutti coloro che potenzialmente lo avrebbero trovato lungo il percorso. Concentriamoci però sugli italiani – due, per la precisione –, chiaramente partendo dal presupposto che i risultati sul campo siano in linea con i rispettivi ranking.

Lorenzo Sonego, 25° del seeding, avrebbe dovuto scontrarsi con Djokovic al terzo turno, mentre ora rimane l’unica testa di serie in quello spicchio di tabellone. Il ventiseienne torinese è atteso all’esordio da Querrey, poi si prospetta un secondo round con Otte o la WC Tseng; per quanto un derby ai sedicesimi di finale non sarebbe disprezzabile, l’avversario con classifica più alta che potrebbe trovarsi davanti è il n. 41 ATP Tommy Paul, affrontato due vole lo scorso anno: dopo la sconfitta di Rotterdam, Lorenzo si è preso la rivincita al Masters 1000 di Cincinnati. A quel punto, toccherebbe a Garin o Monfils mettersi di traverso sulla strada di Sonego.

Sempre confidando sottovoce in una zampata di Fabio Fognini, è Matteo Berrettini colui che in teoria può maggiormente approfittare della situazione. Per arrivare all’appuntamento in quel quarto di finale, si va da Nakashima fino a Norrie passando anche per Alcaraz. Un viaggio non privo di scossoni che mai come in questo caso vale la pena di intraprendere. Rammentiamo infatti che, dopo il forfait di Melbourne per infortunio prima dell’ottavo contro Tsitsipas, la scorsa stagione ha visto il nostro sempre fermato da Djokovic negli Slam: quarti a Parigi, finale a Wimbledon, di nuovo quarti a New York; da una certa angolazione, insomma, possiamo affermare che Berretto si è guadagnato sul campo il diritto di farsi scappare un “finalmente” senza sentirsi troppo in colpa.

Qui il tabellone aggiornato dell’Australian Open 2022

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Il direttore Ubaldo Scanagatta ospite di 90° Minuto su Rai 2 oggi alle 19:25 (alle 15 su Radio Sportiva)

Nel giorno dell’espulsione di Djokovic, il Direttore ospite di Radio Sportiva e poi del programma calcistico. Commenterà la clamorosa decisione e il percorso più favorevole per Sonego e Berrettini

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Novak Djokovic - Olimpiadi Tokyo 2021 (via Twitter, @ITFTennis)

La domenica che precede l’inizio del primo slam della stagione è stata caratterizzata dall’esclusione di Novak Djokovic dal tabellone degli Australian Open. Mancano meno di ventiquattro ore dai primi match dello slam australiano con quattordici italiani al via (dieci uomini e quattro donne). Il direttore di Ubitennis.com, Ubaldo Scanagatta, sarà ospite alle 19:20 del famoso programma di Rai Due, 90° Minuto, condotto da Marco Lollobrigida.

Il direttore ritorna sui canali Rai, dopo essere stato ospite durante le ATP Finals a fianco di Omar Camporese e Nicola Sangiorgio per commentare i match giocati al PalaAlpitour.

Ubaldo, nel corso del suo intervento, commenterà l’esito della controversa vicenda che ha visto coinvolto il numero 1 del ranking ATP per poi focalizzarsi sulle speranze italiane nel primo torneo del Grande Slam stagionale. Senza più Djokovic nella parte alta del tabellone, con Salvatore Caruso n.150 al suo posto contro Kecmanovic, potrebbero avvantaggiarsene altri due azzurri. Infatti Lorenzo Sonego che esordirà nella notte contro l’ostico Querrey avrebbe teoricamente potuto incontrare Djokovic al terzo turno e ora è lui la testa di serie più alta nel suo settore fino ai sedicesimi. Al secondo avrebbe eventualmente Tseng o Otte e al terzo chi esce dal quartetto Kecmanovic-Caruso, Paul-Kukushkin. Insomma al momento Sonego sarebbe favorito per raggiungere un posto in ottavi di finale, forse contro Monfils o magari Bublik. La nuova situazione potrebbe alla lunga favorire anche Berrettini che nei quarti avrebbe potuto scontrarsi con Djokovic, ma invece adesso se superasse Nakashima, poi o Vesely o Kozlov, quindi forse il giovane portento Alcaraz con il quale Matteo ha perso l’ultimo match e poi o Norrie (Korda?) o Carreno Busta, nei quarti potrebbe scontrarsi con Monfils o Sonego….Magari!!!

 

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