Sinner guarda indietro, ma non troppo: "Ho perso alcune partite che potevo vincere"

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Sinner guarda indietro, ma non troppo: “Ho perso alcune partite che potevo vincere”

Due buone vittorie a Washington e chance di arrivare in fondo: così riparte Jannik Sinner dopo il periodo negativo. Sulle Olimpiadi: “Non so se ho fatto la scelta giusta. Forse la scelta giusta non esiste”

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Jannik Sinner - ATP Washington 2021 (ph. Ryan Loco)
 
 

Non ci si tira fuori dalle difficoltà senza difficoltà, è banale sottolinearlo. Figurarsi a 19 anni, quando i risultati ti portano a un passo dalla top 15, raggiungi la finale di un Masters 1000 e inizi a sentir dire attorno a te che sei ormai pronto per vincere qualcosa di importante. Poi arrivano quattro sconfitte di fila, un piatto già poco appetibile condito dalla scelta di non disputare le Olimpiadi che ti procura quasi soltanto critiche – interne ed esterne al mondo del tennis.

A leggere certi commenti, in meno di due mesi Jannik Sinner sembrava passato da sicuro vincitore Slam (e in quanto tale salvatore della patria) a oggetto opaco, polveroso e già quasi sacrificabile del tennis italiano. ‘Gioca sempre uguale, non serve così bene, e poi non gliene frega nulla di competere con la maglia della nazionale‘ – dicevano un po’ tutti in giro, distratti e (giustamente) abbagliati dalla luce emessa da Matteo Berrettini che nel frattempo arrivava in finale a Wimbledon. Torneo al quale Sinner partecipava appena per quattro set, sconfitto subito da Fucsovics.

Come spesso accade, serviva solo un po’ di pazienza. Jannik Sinner non è guarito, anche perché forse non si era mai ammalato davvero, ma a Washington ha vinto due buone partite e ha discrete possibilità di arrivare in fondo. Che ci riesca o meno interessa il giusto, rileva di più il fatto che questo periodo di appannamento lo abbia accusato forse anche oltre i reali demeriti sul campo. Lo prova il fatto che Jannik – con il quale siamo in contatto via Zoom, nel corso del torneo – tende a tornare sempre sull’argomento anche quando la domanda non verte direttamente sulla questione, quasi a voler essere sicuro che questa volta la comunicazione non risulti fraintendibile nei modi e nei tempi come quella che ha riguardato la scelta di non giocare le Olimpiadi di Tokyo.

 

Come ho già detto, non ci voglio pensare. Non so dirti se ho fatto la scelta giusta“, è stata la risposta di Jannik alla domanda sugli eventuali rimpianti per non aver preso parte alla spedizione olimpica. “Forse in una situazione del genere la scelta giusta non esiste [Jannik aveva già raccontato al Tennis Italiano che la verità sulla sua decisione la conoscono in pochi, ndr]. Ovviamente sono felice per qualsiasi italiano quando vince una medaglia, è sempre bello vedere atleti che raggiungono certi traguardi dopo anni di sacrifici. Sì, è vero che il tennis è alle Olimpiadi, ma i grandi tornei sono più frequenti“. Nell’enunciare un concetto piuttosto evidente, ossia che per alcuni sport le Olimpiadi rappresentano un’acme senza eguali mentre il tennis è strutturato diversamente, forse Jannik sta spiegando parzialmente la sua scelta. Ma come dice lui, non ha senso pigiare sul tema troppo a lungo.

Molte persone dicono che è un periodo negativo; è vero, ho perso un paio di partite che potevo e forse dovevo vincere, ma ho sempre dato il massimo. Magari ho commesso degli errori, ma a livello mentale sono sempre lo stesso Sinner“, ha detto invece dopo la vittoria su Sebastian Korda, la voce virtuale resa più ovattata dalla mascherina che l’organizzazione gli impone di indossare davanti al microfono. “Anche le partite che ho perso, le ho perse 6-4, 7-5 o 7-6, insomma non ho mai preso una ‘stesa’ [per la verità un 6-0 è arrivato, ma era il terzo set dell’ottavo del Roland Garros con Nadal, e ovviamente perdere male con Rafa a Parigi non fa molto testo, ndr]. Io provo sempre a imparare dai miei errori, poi qualche volta funziona e qualche volta no, ma l’importante è dare il 100% di quello che ho. Servo bene, servo male, alla fine provo sempre a vincerla in qualche modo“. Poi, orgoglioso, si lascia sfuggire anche che “alcune partite che ho perso le potevo vincere“.

Jannik Sinner – Wimbledon 2021 (credit to AELTC_Jon Super)

A Washington con lui non c’è Riccardo Piatti, e non ci sarà neanche a Toronto e Cincinnati. Arriverà in tempo per lo US Open. Con Jannik, in queste settimane, viaggia Andrea Volpini, a cui spetta l’onere di aggiornare telefonicamente Piatti su quanto accade dentro e fuori dal campo. “Dopo la partita, di solito Riccardo mi dice subito detto quello che avrei dovuto fare, o comunque quello che secondo lui avrei dovuto fare; ci confrontiamo, magari a volte io non sono d’accordo e parliamo, perché io voglio capire. Robe da allenatore-allievo, no? Riccardo e Andrea sono sempre in contatto, ovviamente quando Andrea si accorge di una cosa la facciamo [vuole intendere ‘in autonomia’, ndr], ma Riccardo sa praticamente tutto quello che faccio in una giornata“.

Il match con Steve Johnson, che potrebbe portarlo in semifinale, funziona anche da macchina del tempo. Riporta Jannik al maggio di due anni fa, quando era ancora poco più che un adolescente dai capelli rossi e arruffati alla sua prima esperienza al Foro Italico, proprio contro il tennista statunitense. “Sono cambiate tante cose da allora, tante… e allo stesso tempo poche, perché il mio approccio è sempre lo stesso. Proviamo a fare le cose semplici, ma questa semplicità comporta un lavoro duro e un processo molto lungo. Sono ancora giovane, ma vivo le partite in modo un po’ diverso. Il lavoro è importantissimo, in allenamento provi cose nuove, ma in partita devi cercare di vincere – sono due cose diverse“.

Sembra che la differenza stia nel fatto che due anni fa c’era solo da imparare, mentre oggi la vittoria è entrata a far parte degli obiettivi a tutti gli effetti. Tra i piccoli correttivi che Jannik sta provando ad applicare alla sua routine tennistica c’è anche quello di giocare più spesso il doppio. Ad Atlanta con Opelka è arrivato addirittura il titolo, qui a Washington sta facendo coppia con l’avversario appena sconfitto in singolare, Sebastian Korda. “Il doppio lo giochiamo perché è sicuramente meglio fare una partita in più e poi perché è meglio servire sul 40-40, con il punto secco che ti mette pressione, rispetto a un servizio in allenamento. Lo stesso vale per la risposta. Poi qualche volta fai delle volée, insomma mi può aiutare abbastanza“. Appuntamento alle 21:30 italiane (circa) per la sfida di quarti di finale.

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Medvedev: “Non importa se Nadal e Djokovic non ci sono, vincere è sempre una sensazione particolare”

Un rilassato Daniil Medvedev ha incontrato la stampa a Montreal: “Visto che non ho potuto giocare Wimbleodn ho fatto una intensa preparazione fisica”

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Daniil Medvedev - Los Cabos 2022 (foto Twitter @AbiertoLosCabos)

Un abbronzatissimo Daniil Medvedev, reduce dalla vittoria all’Abierto de Tenis Miftel di Cabo San Lucas, si è presentato per la consueta conferenza stampa pre-torneo all’Omnium Banque Nationale di Montreal con circa due ore di anticipo, dal momento che la pioggia aveva cancellato la sua sessione di allenamento e quindi si è “liberato” molto prima del previsto.

La mancata partecipazione a Wimbledon a causa del ban nei confronti dei giocatori russi ha permesso al n. 1 del mondo di prendersi un po’ di pausa in questo periodo che solitamente è molto intenso, e anche di lavorare molto dal punto di vista fisico. “Ho fatto una settimana di vacanza a Maiorca dopo il mio ultimo torneo, poi mi sono riposato a Monaco per qualche altro giorno, e successivamente ho fatto un blocco di preparazione fisica piuttosto intensa di circa tre settimane. Quando si hanno 16, 18 anni è bene lavorare sulla tecnica del gioco, perché è in quell’area che si possono fare miglioramenti importanti. Quando invece si è un po’ più vecchi è bene lavorare più sull’aspetto fisico, perché non ci sono più molti margini sull’aspetto tennistico. Mi sento molto bene fisicamente, sono contento di aver vinto a Los Cabos e spero di poter giocare delle buone partite qui”.

L’assenza di Nadal e Djokovic in questo torneo non fa troppa differenza per Medvedev: “Sono qui per vincere. Ho sempre fame di vittorie, l’obiettivo è quello di vincere tutti i tornei ai quali partecipo. Ovviamente è più semplice se non ci sono loro, dato che vincono quasi tutti i tornei ai quali partecipano, ma l’obiettivo per me rimane vincere, sia che dall’altra parte ci sia il n. 2 del mondo, sia che ci sia un qualificato o una wild card. Certo le sensazioni sono diverse se si batte uno dei Big 3, anche se non ho mai battuto Federer, però vincere un torneo importante come questo è comunque un’ottima sensazione”.

 

Ora che la stagione si appresta a lanciare la sua tornata finale, con l’ultimo Slam alle porte che poi tirerà la volata verso le Nitto ATP Finals di Torino, si inizia a guardare con interesse chi può essere in corsa per il n.1 di fine anno, che oltre a costituire un titolo di grande prestigio tende anche a garantire bonus importanti nei contratti di sponsorizzazione. “Non seguo troppo le classifiche – ha detto Medvedev – per esempio quando a Los Cabos sono arrivato in finale l’intervistatrice sul campo mi ha detto che sarei arrivato sicuramente allo US Open da n. 1. Non ne avevo idea… In ogni modo ci sono 4000 punti in palio in questi tre tornei, e l’obiettivo è ottenere il massimo. So che Nadal e forse anche Alcaraz sono piuttosto lontani nella Race, tuttavia proverò ad ottenere il massimo che posso raggiungere”.

Medvedev esordirà probabilmente mercoledì dopo aver usufruito di un bye al primo turno e se la dovrà vedere con il vincente della sfida tra Sebastian Baez e Nick Kyrgios.

Il tabellone completo dell’ATP di Montreal

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WTA Toronto: una commovente Serena Williams torna al successo dopo un’astinenza di 430 giorni

Primo turno positivo per la due volte campionessa Halep e per la finalista in carica Pliskova, a cui va il derby ceco con Krejcikova. Rybakina fa sua una battaglia disumana con Bouzkova, Ostapenko in scioltezza

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Serena Williams – WTA Toronto 2022 (foto via Twitter @WTA)

Day 3 al National Bank Open presented by Rogers di Toronto, ma prima giornata di gare dedicata al tabellone principale dell’edizione 2022 della versione femminile del Canadian Open. Quest’anno il torneo di categoria ‘1000’ riservato alle donzelle del circuito è di scena nella metropoli che si estende lungo le rive del lago Ontario, un appuntamento del tennis femminile mondiale giunto alla 120esima edizione nel Paese della foglia d’acero.

Ad aprire il programma della sessione diurna, alle 11.00 locali – le 17.00 italiane – sul Centre Court è stata la testa di serie numero 15 e due volte campionessa del torneo (2016 e 2018, entrambe le volte a Montreal) Simona Halep. L’attuale n. 15 WTA si è imposta nettamente, quando l’orologio aveva appena visto scoccare il secondo minuto successivo alla prima ed unica ora di gioco del match, concedendo soltanto due giochi6-0 6-2 – alla qualificata croata Donna Vekic. Era il terzo confronto diretto tra le due giocatrici e, così come quello odierno, anche i primi due si erano tenuti in Nord America ma soprattutto in tutti e tre i casi si è sempre materializzato un risultato senza storia per l’ex n. 1 del mondo: nel 2013 allo US Open la rumena cedette soltanto un gioco in più rispetto allo scontro canadese, mentre la n. 82 del ranking riuscì a rendere meno amaro il ko subito ad Indian Wells cinque anni fa arrendendosi per 6-4 6-1.

UNA SOLIDA HALEP PARTE BENE NEL TORNEO – Primo set a dir poco a senso unico, con l’unico momento di equilibrio rappresentato dal primo game del match: Simona infatti dopo aver tenuto ai vantaggi il suo primo turno di servizio, ha lasciato per strada solamente cinque punti infliggendo il bagel alla 26enne di Osijek. Rapporti di forza che non sono per nulla cambiati nella seconda frazione, un 6-2 che poteva essere un altro cappotto se solo la giocatrice balcanica non avesse cancellato tre palle break nel secondo gioco e quattro sul 1-4. A fare la differenza la resa del servizio: Halep ha fatto registrare l’87% di punti vinti con la prima e il 63% con la seconda, al contrario Vekic rispettivamente il 52% e il 23%. Questi numeri testimoniano come la 30enne di Costanza oggi sia stata invalicabile alla battuta, difatti non ha offerto neanche un break point nell’intero scontro. Inoltre hanno pesato anche i quattro doppi falli della croata, commessi in momenti cruciali della partita.

 

IL CUORE DI SERENA – Ma la grande notizia di giornata, che non può che riempire di felicità il cuore degli appassionati della racchetta, è il ritorno alla vittoria dopo la bellezza di 430 giorni di astinenza dell’irriducibile Serena Williams, che ha superato la qualificata spagnola Nuria Parrizas Diaz con lo score di 6-3 6-4 dopo una battaglia di poco meno di due ore. L’ultima gioia era arrivata il 4 giugno 2021 al terzo turno del Roland Garros con un doppio 6-4 su Danielle Collins. La 23 volte campionessa Slam era ritornata alle competizioni, dopo più di un anno di assenza con l’ultimo match disputato a Wimbledon 2021 contro la bielorussa Aliaksandra Sasnovich – nel quale la 40enne statunitense si ritirò uscendo dal campo in lacrime dopo uno strappo muscolare -, lo scorso 21 giugno in doppio affianco di Ons Jabeur nel WTA 250 di Eastbourne.

Quel rientro non è stato che l’antipasto, prima di ricalcare nuovamente in singolare il sacro prato dei Championships e subire però l’amara sconfitta in rimonta al tie-break finale per mano della francesina Harmony Tan. Oggi, invece, 8 agosto prendeva il via un nuovo capitolo della saga di Serena: probabilmente quello conclusivo della sua strabiliante carriera, con l’ultima apparizione nello swing sul cemento estivo e la last dance sui campi di casa a Flushing Meadows.

Lo spartiacque del duello, che ha letteralmente esondato gli argini del match spianando la strada verso il successo della minore delle Williams, è l’infinito ottavo game del secondo set. Un gioco che definire banalmente maratona o fiume è assolutamente inopportuno, dato che abbiamo assistito ad una lotta furibonda con pochi eguali nel recente passato: 18 minuti e mezzo la durata, 24 punti contesi, 4 palle break frantumate e sono servite addirittura 6 palle game alla leggenda a stelle e strisce per porre fine alla resistenza iberica. Come era abbastanza facile prevedere, gli strascichi di questo turning point si sono risentiti pesantemente indirizzando, difatti, l’esito della sfida. Questo perché la campionessa americana ha poi approfittato della scia favorevole e con il vento in poppa ha breakkato nel game successivo, piazzando così la spallata conclusiva alla partita, la quale è stata sigillata senza patemi con il fondamentale d’inizio gioco. Molto bene in battuta Serena, 7 ace scagliati per lei e un buon 67% con la prima sia per presenza in campo che per capacità di farla fruttare.

Ma ciò che ha avuto più impatto nell’incontro, è stata l’abilità di Serena di farsi trovare pronta quando la palla pesava maggiormente: 7 break point salvati su 8. Un dato che dimostra come l’ex n. 1 mondiale abbia fatto la differenza nelle fasi delicate del match, tant’è vero che ha vinto entrambi i parziali in volata. In conclusione possiamo dire di aver ammirato una commovente Williams, capace ancora di pressare le avversarie attraverso il peso specifico del suo nome, della sua storia e di quello che rappresenta. Non la miglior versione di sempre della “Regina”, non quella dominante in lungo e largo del prime della carriera, ma una tennista ancora vogliosa di combattere, di non piegarsi ai limiti fisici che l’età e i pochi match giocati nell’ultimo periodo le impongono: una splendida tennista, che è in grado tutt’ora di far emergere in toto il proprio invidiabile carisma, che ha l’umiltà di soffrire per superare le avversità come una qualunque e che più di tutto vuole che il microcosmo del tennis la ricordi nel modo più luccicante e non sbiadita e arrancante. Ora per la tre volte campionessa del torneo, fra l’altro vittoriosa sempre a Toronto – 2001, 2011 e 2013 – la vincitrice del confronto tra Bencic e Martincova.

RYBAKINA VINCE LA LOTTA TITANICA CON BOUZKOVA – Sul secondo campo per importanza dell’Aviva Centre, la National Bank Grandstand, la prima sfida di giornata vedeva fronteggiarsi la fresca trionfatrice a Church Road Elena Rybakina e la talentuosa ceca Marie Bouzkova. La kazaka che a causa della mancata assegnazione dei punti a SW19 non ha potuto fare il proprio ingresso nella Top Ten mondiale, dopo la sorprendente cavalcata che le aveva garantito il primo Major della sua giovane carriera, era rientrata nel circuito la scorsa settimana al WTA 500 di San José. Ma proprio per via dell’attuale classifica di cui dispone (n. 27) si è trovata a dover affrontare un primo turno molto ostico, venendo eliminata con tanto di 6-0 nel terzo set dalla futura campionessa del torneo – nonché finalista in carica – Kasatkina. Ebbene anche in Canada il sorteggio non è stato benevolo nei suoi confronti, mettendola subito di fronte ad una delle giocatrici più in forma del momento, che da poco aveva firmato il primo titolo nel Tour a Praga.

Ne è venuto fuori uno scontro titanico, degno delle imprese di Leonida e dei suoi 300 fedeli spartani sull’eroico suolo del passo delle Termopili: 3h3 di match, con due set durissimi e decisi sul filo del rasoio che di conseguenza hanno dato vita ad una frazione finale condizionata dalla fatica accumulata. Elena alla fine si è imposta per 7-5(3 )6-7 6-1, prevalendo con il proprio tennis fluido e pulito e facendo leva sulla stanchezza della n. 47, che è dovuta passare anche dalle qualificazioni. La 23enne di Mosca ha mostrato le sue solite doti in battuta: 6 ace scaraventati ed un ottimo 70% di realizzazione con la prima, Marie eliminata nonostante un più che dignitoso 68% sulle palle break salvate (15/22).

OSTAPENKO SI CONFERMA CON KALININA – Ritrova il sorriso anche la campionessa del Roland Garros 2017 Jelena Ostapenko, che non calcava un campo da tennis dagli ottavi di Wimbledon quando si arrese alle affettate di mamma Maria. La lettone, tds n. 16, ha battuto nel secondo match sul Court 1 per la seconda volta in meno di tre mesi l’ucraina Anhelina Kalinina, con il punteggio di 6-4 6-2 in poco oltre l’ora di gioco. Le due infatti si erano già incrociate a Eastbourne, anche in quel caso comoda affermazione dell’ex n. 5 del mondo. Jelena ha messo in cascina il set iniziale nel rush finale, strappando quando l’avversaria serviva per rimanere nel set. Partenza invece a razzo nel secondo per la 25enne di Riga, che però poi si fa riprendere dal 3-0 salvo risvegliarsi dal torpore in tempo e rimettere tutto apposto con altri due break tra il sesto e l’ottavo game, l’ultimo della gara. Uno straordinario 81% di realizzazione con la prima per Ostapenko, ed un altrettanto meraviglioso 83% (5/6) sul salvataggio delle palle break.

NON C’E’ DUE SENZA TRE, ANCORA PLISKOVA – Altro incontro che prometteva spettacolo, e che certamente suscitava un appetitoso languorino d’interesse era il derby ceco – secondo incontro in programma sulla Grandstand – tra la tds n. 14 Karolina Pliskova e la vincitrice dello scorso Open di Francia Barbora Krejcikova. S’incontravano per la terza volta, dopo proprio un duello a Bois De Boulogne nel 2018 vinto da Karolina in due set ed uno l’anno passato alle Finals di Guadalajara, con affermazione sempre dell’ex n. 1 ma in rimonta dopo aver subito un bagel. La 26enne di Brno non ce l’ha fatta neanche questa volta, quasi succube della più esperta connazionale: 6-3 6-4 in un’ora e mezza per la due volte finalista Slam.

Non sono tuttavia mancati vari ribaltamenti dell’inerzia, mai sopita, con la quattordicesima forza del seeding che è salita immediatamente 3-0, in seguito la furia inondante di Barbora ha rimesso il tutto sui binari dell’equilibrio. Infine a chiusura di una frazione dove ci sono stati addirittura 5 break su 9 game totali, Pliskova ha saputo trovare dentro di sé la forza per l’ultimo scatto verso il traguardo. Stesso identico avvio nella ripresa, ancora parzialotto della 30enne di Louny e di nuovo break nell’ottavo gioco, quello che aveva deciso il primo set. La differenza è che quest’ultimo, stavolta, viene messo a referto dalla mancina in campo; ma è soltanto un acuto che non può mettere in discussione l’esito della partita. Ragguardevole bottino di ace (7) per Karolina, ma anche importante dato sui break point sventati: 67% (6/9). Continua quindi la crisi di Krejcikova, che a Praga difendeva il titolo ma ha abdicato ad Hibino (n. 251) mentre Pliskova risentendo l’aria canadese riparte da dove si era fermata, ovvero dalla finale persa contro la nostra Giorgi.

IL TABELLONE DEL WTA 1000 DI TORONTO

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WTA Toronto, Trevisan subito eliminata da Haddad Maia

Non riesce la rimonta a Martina Trevisan, sconfitta in tre set dalla brasiliana

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Martina Trevisan - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

B. Haddad Maia b. M. Trevisan 6-2 2-6 6-2

Finisce subito il National Bank Open presented by Rogers di Martina Trevisan. L’azzurra si arrende in tre set alla brasiliana Beatriz Haddad Maia che la precede di due posizioni nel ranking (è n. 24 WTA), ma è certamente più a suo agio della nostra sulle superfici rapide. Brava Martina a reagire nel secondo parziale approfittando di un calo nella percentuale di prime dell’avversaria (comunque appena sopra il 50% nel corso dell’intero match) e a farle perdere sicurezza da fondo soprattutto con il dritto spedendo colpi carichi e profondi con abbondante margine sopra la rete. Nulla da fare però nel terzo set, contraddistinto da un inizio estremamente falloso di Trevisan.

PRIMO SET – Nel primo game Martina annulla ben quattro palle break prima che Haddad Maia le strappi il servizio alla quinta occasione utile. Nel gioco successivo Trevisan ha possibilità di tornare in parità nel punteggio ma la brasiliana è brava ad annullare le due chances di break. L’italiana è molto fallosa da fondo campo, pare non reggere l’intensità messa in campo dall’avversaria che nel frattempo si è portata avanti di un altro break; si gira sul 4-1. Il servizio di Haddad Maia ha fatto soffrire Martina per tutta la durata del primo set che si è chiuso con il punteggio di 6-2.

 

SECONDO SET – Haddad Maia continua imperterrita nella sua marcia anche in apertura di secondo set, macinando punti con la sua prima di servizio alla quale Trevisan non riesce a rispondere. Martina comunque è dentro alla partita e adesso tenta di tenere l’avversaria lontana dalla linea di fondo cercando di toglierle le soluzioni più comode. L’azzurra riesce nell’intento di breakkare Haddad Maia nel quarto gioco complice un turno di battuta con poche prime della brasiliana. Qualche brivido per Trevisan arriva sul 4-2 quando da sotto 15-40 riesce a riaggiustare un game che poteva rimettere la brasiliana in corsa per il set. L’azzurra chiude il secondo 6-2 strappando nuovamente il servizio alla brasiliana. Si deciderà tutto nel terzo.

TERZO SET – Dopo aver conquistato il secondo set, una doccia fredda risveglia Trevisan riportandola alla magra realtà che aveva contraddistinto l’intera frazione inaugurale. Martina complice delle evidenti difficoltà al servizio, in particolar modo un fastidioso fallo di piede, sprofonda in una spirale negativa di errori grossolani messi in fila in serie. L’azzurra va costantemente fuori giri con entrambi i fondamentali, ha totalmente perso le misure del campo, e se ciò non bastasse si dimostra alquanto provata dall’aver smarrito sicurezza nel suo gioco. Così i nervi della mancina toscana non possono che gradualmente ed inesorabilmente iniziare a vacillare: s’inginocchia dopo i gratuiti come segno di disprezzo nei confronti delle proprie maldestre esecuzioni, oltre ad esibirsi in continui dialoghi introspettivi, i quali a volte sfociano verso il suo angolo nel tentativo, da parte della 28enne fiorentina, di trovare supporto alle proprie tesi.

Haddad Maia si limita a rimandare la palla dall’altra parte e a spingere maggiormente la risposta, forte del vantaggio accumulato. Infatti la n. 24 WTA parte nel set decisivo con un parziale a lei favorevole di 16 punti a 5, che fa da contro altare a quello con cui l’italiana aveva chiuso la seconda partita – filotto di 8 punti consecutivi – e che a livello di punteggio corrisponde ad un inequivocabile 4-0, frutto di due break di vantaggio. La n. 1 del tennis italico però non molla, rimane nel match, e anche grazie a qualche verticalizzazione in più ma soprattutto per via della tensione che colpisce la brasiliana al momento di dare la spallata definitiva all’incontro; prima interrompe l’emorragia e poi aiutata da due doppi falli della giocatrice verdeoro si riporta in scia a due game di distanza. Ma purtroppo Trevisan non sfrutta la chance per accorciare ulteriormente e dopo due unforced in uscita dal servizio, a completare la frittata è un comodo dritto in avanzamento affossato malamente in rete, che regala di nuovo il doppio break di vantaggio a Beatriz. La nativa di San Paolo non trema, e a 30 chiude i giochi dopo poco più di due ore di partita.

Ha collaborato Cipriano Colonna

Il tabellone del WTA 1000 di Toronto

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