WTA Montreal: Bianca Andreescu abdica. Si ferma la corsa di Collins

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WTA Montreal: Bianca Andreescu abdica. Si ferma la corsa di Collins

Ons Jabeur, un infortunio e la pioggia costringono la campionessa in carica alla resa. Jessica Pegula chiude a 12 la striscia di successi di Danielle

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Ons Jabeur a Montréal 2021 (Credit: @OBNmontreal on Twitter)

Ons Jabeur inizia a preoccupare. Le avversarie, s’intende. Ventiquattro ore dopo aver rimontato un set a Daria Kasatkina, la maghetta tunisina ha inflitto il medesimo trattamento a Bianca Andreescu, provocando un piccolo dramma sportivo nazionale. Bianca, eroina di casa e campionessa in carica, ha ceduto di botto alla distanza anche per colpa dell’immancabile infortunio di giornata, ma va detto che la sconfitta è stata persino più netta di quanto i numeri potrebbero lasciare intendere nella loro nuda esposizione. La seconda testa di serie ha vinto al tredicesimo gioco il primo set solo dopo aver per due volte recuperato un break di svantaggio, ma dal 4-4 del secondo le è riuscito di conquistare appena un game su nove. I trentasette vincenti piazzati da Jabeur, infiocchettati da nove ace, completano il quadro di un successo davvero scintillante, considerati avversaria e contesto ambientale.

La chiave di volta dell’incontro, che non suoni come una giustificazione, si è materializzata sul quattro pari nel secondo set, quando Andreescu è ricaduta molto male sul suo piede sinistro. Ne è seguita una pausa medica, la seconda interruzione dell’incontro dopo quella forzata dalla pioggia. “Sono arcistufa di infortuni e ritiri, non volevo abbandonare anche questa volta“, ha detto una sconsolata Bianca ai giornalisti. “Ero determinata a proseguire, ma il piede non era messo bene. È ancora gonfio, livido, mi faceva molto male quando mi spostavo lateralmente“. Come anticipato, l’ennesimo guaio articolare patito dalla campioncina di Mississauga non è sufficiente a scusare il rumoroso rovescio, ed è Bianca stessa a confermarlo. “Infortunio a parte, non sono molto contenta di come ho giocato, e le varie pause non mi hanno certo aiutata. Lei però è stata spettacolare, soprattutto nel terzo set, secondo me può anche vincere il torneo“.

Ons gongola, con la solita educazione, ma gli occhi in conferenza stampa brillavano. “Ho deciso di muoverla cercando angoli acuti e provando molti drop, per capire la situazione dopo lo stop con il fisioterapista, anche se in realtà la pausa mi è stata soprattutto utile a capire cosa non stesse funzionando della mia strategia. Mi sono messa a leggere le statistiche, e ho capito che con percentuali così basse al servizio e una resa in risposta tanto povera sulla sua prima non ce l’avrei fatta. Mi sono concentrata su quegli aspetti, per fortuna è andata bene“.

 

Per la prima volta ai quarti di un torneo appartenente alla nuovissima categoria WTA 1000, Jabeur al prossimo turno se la vedrà con Jessica Pegula, la quale, non senza sudare sette e più camicie, ha infine interrotto la strisciona di Danielle Rose Collins a dodici vittorie consecutive. Vinto il primo set rimontando dall’1-4 e perso il secondo 6-3, Pegula ha chiuso il terzo al sesto match point avendo rischiato di dilapidare un vantaggio notevole. Sopra 5-2, la tennista dal Jersey ha sprecato un’occasione per chiudere in risposta nell’ottavo gioco e altre quattro al servizio nel nono. Riagguantata sul cinque pari, Pegula ha dovuto addirittura salvare due palle break nell’undicesimo game, per poi chiudere sul 7-5 in due ore e ventinove minuti di aspra battaglia quando l’una di notte nel Québec era passata da un pezzo. “Difficile portare a casa i match se la tua avversaria si rifiuta di perdere anche quand’è sull’orlo del burrone“, ha dichiarato Jessica. “Vittorie come questa aumentano la fiducia in modo esponenziale“. Sarà un bel quarto tra due giocatrici in grande spolvero, potremmo giurarci.

Gli altri risultati di ieri (qui la cronaca della vittoria di Camila Giorgi):
[1] A. Sabalenka b. [WC] R. Marino 6-1 6-3
[8] V. Azarenka b. [11] M. Sakkari 6-4 3-6 7-6(2)
[4] Ka. Pliskova b. [Q] A. Anisimova 6-1 7-6(8)
S. Sorribes Tormo b. K. Siniakova 6-7(4) 6-0 6-3

Qui il tabellone dell’Open del Canada 2021

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Elina Svitolina si separa dal suo allenatore dopo cinque anni

Andrew Bettles non è più il coach della n. 6 del mondo, ancora nessun nome per il sostituto

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Elina Svitolina - Australian Open 2021 (via Twitter, @AustralianOpen)

Negli ultimi anni il ruolo degli allenatori nel tennis femminile, considerando i ritmi con i quali vengono sostituiti, è diventato simile a quello degli allenatori di certe squadre di calcio che faticano a trovare risultati e quindi si vedono rimpiazzati con un cambio in panchina. Ad andare decisamente contro tendenza è stata Elina Svitolina che si è tenuta stretta per ben cinque stagioni il suo storico allenatore Andrew Bettles, insieme al quale ha ottenuto 11 trofei e raggiunto la posizione n. 3 del ranking mondiale. Tuttavia negli ultimi tempi si è fatto fatica a trovare dei miglioramenti nel gioco dell’ucraina e quest’anno ha vinto ‘solamente’ la medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Tokyo e il WTA 250 di Chicago, mentre la settimana scorsa è stata battuta un po’ a sorpresa dalla n. 53 Osorio Serrano a Tenerife. Forse proprio questa ennesima battuta d’arresto l’ha spinta a prendere la decisione di separarsi dal suo allenatore a poche settimane dal termine della stagione.

Questo il breve messaggio pubblicato dall’attuale n. 6 del mondo sui suoi canali social per annunciare la notizia: Dopo 5 anni e 11 titoli insieme, Andy [Bettles] ed io siamo stati entrambi d’accordo che era il momento giusto per cambiare le nostre strade. Sono molto grata per tutto il suo duro lavoro e il suo infinito supporto. Gli auguro solo il meglio per la sua futura carriera!”

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ATP Anversa, Schwartzman: “Il ritmo di Sinner è troppo alto per il tennista medio”

Il tennista argentino dopo la terza sconfitta in finale ad Anversa: “Nulla ha funzionato, per lui è stato un match facile”

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Jannik Sinner e Diego Schwartzman - Anversa 2021 (via Twitter, @EuroTennisOpen)

All’European Open di Anversa, Diego Schwartzman ha disputato la sua dodicesima finale della carriera ma il numero di tornei vinti è rimasto fermo a quattro, e quella di ieri è stata la terza sconfitta nell’atto conclusivo del torneo belga. Dopo aver perso nelle due edizioni del torneo nel biennio 2015-16 dai francesi Gasquet e Tsonga, l’argentino ieri è stato battuto 6-2 6-2 da Jannik Sinner, il quale ha giocato un torneo impeccabile senza perdere neanche un set. La netta superiorità del suo avversario è stata confermata anche da Schwartzman nella conferenza dopo la premiazione.“Jannik si muoveva molto e credo che abbia servito un po’ meglio rispetto al suo match precedente, con percentuali molto alte. Per me la risposta è molto importante; sento molta fiducia quando gioco bene con questo colpo quindi credo che oggi lui abbia fatto tutto meglio di me. In una finale è fastidioso quando non hai nessuna chance ma è stata una buona settimana. Oggi nulla ha funzionato e per lui è stato un match facile ma è andata così”.

Il Direttore Scanagatta è intervenuto cercando di approfondire il discorso sul tennista italiano n. 11 del mondo.“Jannik ha avuto finora una grande carriera ed è solo 20enne” ha confermato Diego. “Ha già vinto quattro titoli quest’anno ed è pazzesco come stia migliorando. Ad ogni modo anche giocatori come Zverev e Tsitsipas, che ora sono ai piani alti del tennis, erano così competitivi a quell’età. Io comunque non voglio paragonarli a quello che sta facendo Jannik. Lui resterà nei piani alti per tanti anni; sta facendo tutto alla perfezione. Prima del match stavo cercando a dei modi per batterlo guardando le sue vecchie partite, e ci sono stati un paio di match nella stagione in cui lui avrebbe potuto perdere e sono sceso in campo pensando ‘ok, forse oggi non avrà una buona giornata’, ma se giocherà così vincerà ancora tanti, tanti tornei. L’anno prossimo per lui sarà importantissimo perché potrà riuscire a battere i top player e se ci riuscirà con continuità settimana dopo settimana non sarà un top 10 ma si avvicinerà molto alla top 5.

Poi tornando sull’argomento ha aggiunto un altro dettaglio, sottolineando qual è secondo lui il suo vero punto di forza. Il ritmo di Sinner è troppo alto per il tennista medio, ma non solo quando gioca anche quando è fuori dal campo. E poi ha un grande team che lo consiglia e lui sa come ascoltare le persone che gli sono attorno”.

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Challenger

ATP Challenger: a Lussino, Cecchinato si ritira prima della finale e trionfa Taberner

Il siciliano, costretto al forfait per un problema fisico, riesce comunque a rientrare in top 100. A Buenos Aires, Luciano Darderi vince il torneo di doppio

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Marco Cecchinato - Bercy 2020 (via Twitter, @RolexPMasters)

Marco Cecchinato, a causa di un problema al gomito, non è riuscito a giocare la finale del Challenger 80 di Lussino (Croazia, terra battuta), lasciando la vittoria allo spagnolo Carlos Taberner. L’ha costretto al forfait una forte epicondilite (Questa mattina non riuscivo nemmeno a sollevare la tazzina del caffè. Devo per forza fermarmi e chiudere qui questa stagione, ha affermato l’azzurro), probabilmente aggravata da un sovraffaticamento dovuto al doppio impegno di sabato quando Ceck ha dovuto giocare ben due incontri, per colpa del maltempo che aveva fatto saltare la sessione del giorno prima. Prima la vittoria sul francese Mathias Bourgue (n.228 ATP) dopo oltre due ore di gioco col punteggio di 6-0 2-6 7-5, poi quella sul bosniaco Nerman Fatic 7-6(6) 6-2 in un incontro tutt’altro che scontato. In totale quattro ore di gioco che, come visto, hanno poi presentato un conto molto salato.

Buon per Taberner che alza così il suo quarto trofeo ed entra, per la prima volta in carriera, in top 100, esattamente al n.93. Cecchinato, pur rimanendo fermo a cinque vittorie Challenger (l’ultima a Santiago nel 2018), si consola guadagnando nove posizioni in classifica e risalendo al n.95 ATP, centrando così quello che in fin dei conti era il suo vero obiettivo di questa settimana.

Si era fermato in semifinale Alessandro Giannessi che, costretto pure lui a due match consecutivi, prima ha superato Raul Brancaccio 6-3 6-7(6) 6-1, sprecando però un match point sul 6-5 del secondo parziale e altri tre nel tie-break. Costretto al terzo set, ha così sprecato energie importanti che poi gli sono mancate in semifinale. Infatti contro Taberner è partito forte andando a condurre 3-1, poi gli è finita la benzina e il 6-4 6-3 finale è stato quasi inevitabile. Andrea Arnaboldi nei quarti non aveva offerto grande resistenza (6-2 6-0) allo stesso Carlos Taberner (sempre lui, vero giustiziere degli italiani in questo torneo croato) che, dall’alto della sua classifica, partiva certo favorito ma che il match potesse finire in soli 50 minuti non ce l’aspettavamo proprio.

Al Challenger 80 di Buenos Aires (terra battuta) il padrone di casa Sebastian Baez ha battuto nettamente (6-4 6-0) in poco più di un’ora il brasiliano Thiago Monteiro (n.97 ATP) che probabilmente è arrivato un po’ scarico alla finale dopo un torneo per lui durissimo che lo ha costretto per ben tre volte al parziale decisivo. Poi è chiaro che perdere con Baez ci sta eccome, se consideriamo che il quasi sosia di Diego Schwartzman (sono connazionali, alti entrambi 1,70 e molto simili nella gestualità) ha disputato una stagione straordinaria con quattro vittorie Challenger e tre finali. Grazie a questo successo Baez stabilisce il suo nuovo best ranking alla posizione n.112 e la top 100 non sembra molto lontana.

Nel torneo di doppio c’è stata la bella sorpresa della vittoria del 19enne italo-argentino Luciano Darderi che, in coppia con il coetaneo Juan Bautista Torres, ha battuto 7-6(5) 7-6(10) gli argentini Hernan Casanova e Santiago Rodriguez Taverna (che curiosamente aveva già perso contro di lui in singolo la finale del Future di Monastir). Per il teenager italo-argentino è la prima vittoria a livello Challenger e, raggiunto telefonicamente grazie alla collaborazione di Valerio Ridolfi, ci ha detto: “Giocare in casa, davanti ai propri genitori, è stata un’esperienza fantastica. Soprattutto considerando che sono entrato in tabellone solo all’ultimo momento. Adesso spero di poter giocare i Challenger anche in singolo, ma sono consapevole di come la strada sia lunga e difficile“.

A Bogotà la finale dell’altro Challenger 80 sudamericano (terra battuta) se la sono giocata l’austriaco Gerald Melzer (n.421 ATP ma n.68 nel 2016 prima che un grave infortunio ai legamenti della caviglia lo costringessero ad uno stop di due anni) e l’argentino Facundo Mena (n.234 ATP). Al termine di un incontro tormentato dalla pioggia e più volte rinviato, ha vinto Melzer 6-2 3-6 7-6(5). Per il 31enne austriaco è l’ottavo successo Challenger (l’ultimo era stato nel 2017 a Guayaquil), certo niente di memorabile in confronto a quello che ottenne il fratello Jurgen, che fu anche top 10, ma una buona base per regalarsi un soddisfacente ultimo scorcio di carriera.

 

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