Federer potrebbe non tornare mai più quello di prima

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Federer potrebbe non tornare mai più quello di prima

Dopo un anno e mezzo di incertezza legata agli infortuni, quest’ultima battuta d’arresto potrebbe essere quella decisiva per la leggenda svizzera

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Roger Federer con il trofeo di Wimbledon 2017

Con il passare delle settimane dopo Wimbledon, le notizie su Roger Federer sono diventate sempre più preoccupanti agli occhi della sua vasta legione di fan sparpagliati per il mondo.

Lo svizzero aveva raggiunto i quarti di finale all’All England’s Club, già questa un’impresa non da poco. A circa un mese dal suo quarantesimo compleanno, Federer si è affermato come l’uomo più anziano a raggiungere i quarti di finale a Wimbledon nell’Era Open, e il secondo più anziano di sempre negli Slam alle spalle del quarantatreenne Ken Rosewall all’Australian Open nel dicembre del 1977.

Ma sto divagando. Nonostante la notevole prestazione in senso assoluto a Wimbledon, rimane il fatto che il Maestro svizzero abbia ceduto il passo in maniera netta verso la fine della schermaglia – durata tre soli set – con Hubert Hurkacz, perdendo il terzo e ultimo addirittura per 6-0. Pochi giorni dopo quella sconcertante giornata, Federer ha detto che le condizioni del ginocchio già martoriato sono peggiorate durante la stagione sull’erba, anche se alcuni addetti ai lavori suggeriscono che l’infortunio si sia verificato proprio durante la partita contro Hurkacz. Che sia così o meno, il ritorno di Federer dopo aver subito due interventi al ginocchio nel 2020 si è quindi interrotto. Di lì a poco si è ritirato da Toronto e Cincinnati, ed era evidente o che sarebbe arrivato allo US Open impreparato o che non ci sarebbe andato affatto.

 

Ora sappiamo che Federer non sarà tra i 128 giocatori del tabellone maschile dello US Open perché presto subirà l’ennesimo intervento chirurgico al ginocchio nella speranza di un improbabile rientro nel 2022. Nel rivolgersi alla sua moltitudine di follower sui social media pochi giorni fa, Federer sembrava realistico riguardo alle sue aspirazioni. Voleva semplicemente far sapere ai suoi fan cosa sta succedendo nell’ecosistema Federer e dare loro il vantaggio di vederlo davanti alla telecamera e sentire dalla sua viva voce le nuove sulla sua situazione attuale.

Federer non ha deluso i suoi ammiratori. Ha parlato gentilmente al pubblico sui social media evitando di usare lenti colorate di rosa. “Ho fatto molti controlli con i medici, ottenendo tutte le informazioni necessarie sull’infortunio occorsomi durante la stagione sull’erba e Wimbledon. Purtroppo mi hanno detto che per stare meglio nel medio-lungo termine avrò bisogno di un intervento chirurgico, quindi ho deciso di farlo. Starò con le stampelle per molte settimane e fuori dal gioco per molti mesi, ha concluso.

Ha parlato del suo desiderio di essere fisicamente sano, e poi ha aggiunto: Voglio darmi un barlume di speranza per tornare a giocare nel tour in qualche modo. Sono realista, non fraintendetemi. So quanto sia difficile a questa età sottoporsi ad un altro intervento chirurgico e provarci [a tornare]”.

Quelle sono state parole commoventi, provenienti da un campione consapevole di cosa stia affrontando e che tornare al grande tennis e giocare secondo i suoi standard sarà arduo – Roger comprende l’immensa dimensione della sfida che lo attende. Ascoltando lo svizzero esprimere i propri pensieri, ho avuto la netta sensazione che Federer si stia preparando alla possibilità che non sarà mai più nemmeno lontanamente quello che era una volta. Al di là di questo, Federer stava semplicemente affrontando una dura realtà che non avrebbe potuto immaginare quando ha lasciato Wimbledon dopo una prestazione ragionevolmente buona.

A dire il vero, sapeva di essere infortunato, ma sperava che un altro intervento chirurgico non entrasse a far parte dell’equazione. Eppure, eccolo qui ad affrontare il futuro con cauto ottimismo, cercando di escogitare un percorso che lo riporti dove vorrebbe essere, sperando di potersi reinventare in modo convincente, determinato a riprendersi da un altro intervento chirurgico e tornare a giocare, almeno a tratti, alle sue maestose condizioni.

È opportuno tenere presente che Federer ha vissuto questa routine troppe volte nel corso degli ultimi anni. Nel 2016 stava giocando con i suoi figli il giorno dopo aver perso in semifinale dell’Australian Open contro Novak Djokovic, quando ha sentito qualcosa di strano al ginocchio. Ciò ha portato all’intervento chirurgico del 3 febbraio per un menisco lacerato. È tornato in primavera, ma ha dovuto chiudere quella stagione dopo la sconfitta in semifinale per mano di Milos Raonic a Wimbledon. Ha subito una strana caduta durante la sconfitta contro il canadese, ed è stato costretto alla riabilitazione al ginocchio.

Non ha più giocato nel 2016, ma si è fatto perdonare tornando a Melbourne per l’Australian Open del 2017, durante i quali ha ottenuto tre vittorie sulla distanza dei cinque set nella sua spettacolare marcia trionfante, battendo Kei Nishikori, Stan Wawrinka e Rafael Nadal in quelle memorabili partite. La sua rimonta da 1-3 nel quinto set della finale contro Nadal, nel quale ha catturato cinque game di fila nella corsa verso la quinta corona australiana, è stato un momento decisivo per la sua carriera e la sua immagine.

Il risorto Federer si è poi assicurato un ottavo titolo a Wimbledon nello stesso anno, e poi ha difeso il suo titolo all’Australian Open con un trionfo in cinque set su Marin Cilic all’inizio del 2018. Ha quasi raggiunto un risultato incredibile a Wimbledon nel 2019 quando ha raggiunto la sua dodicesima finale sul campo centrale eliminando Nadal con una strepitosa prestazione in semifinale. In finale ha servito per il match sull’8-7 nel quinto set, raggiungendo 40-15 e due match point più servizio contro Novak Djokovic nel sedicesimo game, solo per perdere quell’emozionante incontro con il serbo. Federer non aveva mai sconfitto Nadal e Djokovic nello stesso torneo del Grande Slam, e anche questa volta il suo tentativo è stato frustrato all’ultimo.

Novak Djokovic e Roger Federer – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Comunque sia, il suo corpo ha resistito sorprendentemente bene in quel periodo dal 2017 al 2019.

A inizio 2020, però, ha subito una battuta d’arresto all’inizio dopo aver perso contro Djokovic nelle semifinali dell’Australian Open, ed è rimasto fuori per il resto di quella stagione. In quel periodo ha subito altri due interventi al ginocchio, ma non era pronto per giocare all’Australian Open quest’anno. Ha fatto il suo ritorno a Doha quest’anno sul cemento, perdendo contro Nikoloz Basilashvili ai quarti. Il suo ginocchio era ancora pesante, quindi Federer ha aspettato fino a Ginevra sulla terra battuta per riapparire, perdendo il suo primo match agli ottavi con Pablo Andujar.

Di seguito Federer è riuscito a registrare tre vittorie nei match al Roland Garros mentre si avvicinava agli ottavi di finale, ma, preoccupato di potersi farsi nuovamente male, ha rinunciato a giocare contro Matteo Berrettini agli ottavi. Ad Halle è andato, ma ha vinto solo una partita prima di uscire contro Félix Auger-Aliassime. È riuscito a raggiungere i quarti di finale di Wimbledon, come detto non un’impresa da poco date le circostanze, ma il suo ginocchio stava di nuovo facendo i capricci. E così ora ci troviamo a questo punto, dopo tutte queste false partenze. Anche per qualcuno della statura e della stabilità di Federer, questi sono tempi scoraggianti – per più di un anno e mezzo, è stato gettato in un mondo di incertezza.

E così procederà un passo alla volta nei mesi a venire, riconoscendo che le cose potrebbero non andare come vuole. Ma Federer sa perfettamente che, fosse anche rimasto in salute, collezionare altri titoli importanti sarebbe stato tremendamente difficile alla sua età. Avesse la fortuna di emergere dal suo imminente intervento chirurgico al ginocchio con un buono stato di salute per la maggior parte del 2022, Federer potrebbe dover accettare uno standard che in passato non avrebbe mai contemplato. Dopo ogni vittoria a Wimbledon quest’anno, lo svizzero sembrava assaporare il momento più a fondo che mai, quasi sentendo dentro di sé che questo era quanto più poteva chiedere a sé stesso.

Cresce la sensazione che Federer non giocherà ancora a lungo. È del tutto possibile che in un modo o nell’altro non giocherà molto nel 2022. Anche nel migliore dei casi, è difficile immaginarlo giocare oltre il prossimo anno. Se anche così fosse, dovrebbe avere pochi rimpianti. Potrebbe essere un po’ deluso dal fatto che Djokovic e probabilmente Nadal lo supereranno nel computo dei Major nel prossimo anno e oltre. Tutte e tre le superstar si sono assicurate 20 Slam in carriera, ma questo pareggio a tre potrebbe essere spezzato da Djokovic allo US Open.

Eppure ci sono così tanti successi con cui Federer può “consolarsi”. Ha vinto 103 tornei nel corso degli anni, secondo solo a Jimmy Connors (109) nell’Era Open tra gli uomini. Detiene il record di titoli in singolare maschile a Wimbledon con otto. Ha vinto cinque titoli consecutivi sia a Wimbledon (2003-2007) che allo US Open (2004-2008), un’impresa senza precedenti nella storia del tennis.

C’è dell’altro. La costanza di Federer durante il suo periodo migliore ai Major non ha eguali. Ha stabilito un record sorprendente raggiungendo 23 semifinali consecutive agli eventi del Grande Slam (2004-2010) e ha anche raggiunto almeno i quarti di finale di 36 Major consecutivi (2004-2013). La sua costanza dai vent’anni ai trent’anni era sorprendente. La sua longevità è senza precedenti; Federer si è affermato come l’uomo più anziano di sempre a risiedere al n.1 nelle classifiche ATP all’età di 36 anni nel 2018.

Roger Federer numero 1 (foto via Twitter, @ATPWorldTour)

Il rovescio della medaglia è che Federer finirà quasi sicuramente dietro sia a Nadal che a Djokovic nel computo degli scontri diretti in carriera contro i suoi due principali rivali. Nadal attualmente è avanti a Federer 24-16 nella loro rivalità, comprese sei finali Slam su nove. Federer è dietro anche a Djokovic: il serbo è sul 27-23. Inoltre, Djokovic ha il vantaggio su Federer 4-1 nelle finali Slam.

Comunque sia, Federer dovrebbe sentirsi tremendamente orgoglioso di ciò che ha fatto, e non per nulla dispiaciuto se non sarà mai più in grado di competere di nuovo sui palcoscenici principali, o in qualsiasi altro posto. Roger Federer è stato un giocatore straordinariamente popolare per la maggior parte della sua carriera, acclamato a gran voce dal pubblico ovunque andasse, sostenuto dal suo vasto charme in quanto giocatore stilisticamente più elegante dello sport; lo svizzero ha sempre tratto ispirazione dalla consapevolezza che la sua abilità artistica non è mai stata data per scontata dagli spettatori.

Se Federer sarà in grado di continuare a giocare per un altro anno, dovrebbe considerarsi un uomo fortunato. In caso contrario, dovrà affrontare quel momento di partenza con equanimità e ricordare a sé stesso che svolgere un ruolo così trascendente nell’evoluzione del gioco in quanto figura del tennis più venerata dei tempi moderni è forse il più grande contributo di Federer a un gioco che ama visceralmente.

Traduzione a cura di Michele Brusadelli


Steve Flink si occupa di tennis a tempo pieno dal 1974, quando ha iniziato a lavorare per World Tennis Magazine, dove è rimasto fino al 1991. Ha poi lavorato per Tennis Week Magazine dal 1992 al 2007, mentre negli ultimi 14 anni ha scritto per tennis.com e tennischannel.com. Flink ha scritto quattro libri sul tennis: “Dennis Ralston’s Tennis Workbook”, pubblicato nel 1987; “The Greatest Tennis Matches of the Twentieth Century”, nel 1999; “The Greatest Tennis Matches of All Time”, nel 2012; e “Pete Sampras: Greatness Revisited”. Quest’ultimo è uscito nel settembre del 2020 e può essere acquistato in lingua originale su Amazon.com. Flink è entrato a far parte della International Tennis Hall of Fame nel 2017.

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ATP Vienna: il toro Alcaraz incorna un generoso Murray

Continua la corsa a Vienna dello spagnolo Carlos Alcaraz che non fa sconti e si prende la rivincita sullo scozzese Andy Murray

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Carlos Alcaraz (ESP) - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).

C. Alcaraz b. [WC] A. Murray 6-3 6-4

Altro britannico per il giovane spagnolo, che dopo essersi sbarazzato dell’attuale numero 2 Daniel Evans, si trova ora a giocare, anche se fa strano a dirsi, con Gran Bretagna 3, ovver Sir Andy Murray. Per lo spagnolo si tratta di vendicare la sconfitta patita a Indian Wells un paio di settimane fa, proprio per mano dello scozzese. Alcaraz parte favorito, ma mai dare per battuto in partenza Murray, che qua a Vienna è ancora imbattuto (vincitore nel 2014 e nel 2016) e che lunedì a sorpresa ha portato a casa lo scalpo di Hurcacz.

Un match sfibrante, che nelle prime fasi del primo set è stata un’autentica battaglia con Alcaraz dato per favorito, sia in funzione del ranking che per la maggiore freschezza; diamo solo alcuni numeri per dare la dimensione dell’intensità a cui abbiamo assistito nei primi 5cinque giochi, una media di 8 minuti per game, con i due che sono andati complessivamente 13 volte ai vantaggi. Una braccio di ferro clamoroso che vede prevalere alla fine lo spagnolo che finisce per filare via e chiudere il primo set 6-3 con un doppio break di vantaggio.

 

Secondo set in cui Murray riesce a risollevare la china e a mettersi in scia al giovane spagnolo, che poi produce il massimo sforzo con soluzioni di tigna (come il lob a pelo soffitto dello stadio che rimane in campo) e l’attacco a rete a seguire la risposta sulla seconda dello spagnolo che lo portano a conquistare addirittura a zero il break per il 2-1 Gran Bretagna.

Il murciano però non ci sta e come in una corrida carica a testa bassa con soluzioni sublimi (come il dritto a sventaglio al volo che pizzica la riga) e sciagurate (come lo smash a rimbalzo comodissimo che sparacchia fuori). Qui però il sapiente torero scozzese tira fuori il meglio dalla sua mano educata con un pallonetto in allungo e una deliziosa demi-volée smorzata di rovescio su una passante velenoso dello spagnolo (a proposito, il ragazzo oltre a menare dimostra anche una bella sagacia, confermando quanto visto lunedì con Evans; quando è in difficoltà il ragazzo è capace di proporre passanti complicati, che finiscono sulle stringhe del proprio avversario).

La battaglia va avanti quindi anche nel secondo set, con Murray che deve continuare a rispondere alle domande che gli presenta Alcaraz. Impressionante anche dall’alto della tribuna media constatare come viaggi la palla dell’iberico, anche se ovviamente andrebbe vista da bordo campo, come negli allenamenti. E con queste bordate Murray gioca in difesa come meglio riesce, e qua si vede il fatto che nelle ultime settimane sta trovando il ritmo partita: sicuramente non sarà la versione de luxe del 2016, ma almeno lo scozzese sente gli scambi e si muove in maniera più che adeguata. Ogni game di Murray è una lotta con palle break e tante spallate ai vantaggi, che riesce a salvare in qualche modo, fino all’ottavo game, dove finisce per crollare anche mentalmente (si veda in particolare un sanguinoso errore dello scozzese in uscita dal servizio e la penuria di prime palle nel game). Alcaraz così prende il comando delle operazioni e allo scoccare delle due ore si porta sul 5-4. Tutto all’attacco lo spagnolo anche nel successivo game di servizio di Murray (clamoroso un dritto d’attacco su una palla tagliata velenosissima di Andy) e a seguire un dritto in corsa vincente a tutto braccio dopo uno scambio da 24 colpi, che gli procura match point e poco dopo la partita, con l’ennesima risposta aggressiva che Murray non riesce a gestire.

Match insomma bellissimo ed estremamente combattuto, in cui però va fatto notare come per la seconda volta Alcaraz conceda parecchio sul proprio servizio: lunedì con Evans sono state ben 7 le palle break concesse; oggi nel solo primo set sono state 9 quelle concesse a Murray (saranno 10 in totale a fine partita). Un dato che si spiega con la scarsa incisività questi giorni con la prima di servizio da parte dello spagnolo (oggi addirittura 60% di successo sulla seconda, che è un ottimo dato, e 59% sulla prima, dato quest’ultimo che in queste condizioni di gioco di solito è ampiamente deficitario…); è chiaro che se il ragazzo riuscirà a migliorare il servizio (vi ricordate ad esempio un certo maiorchino come ha migliorato il servizio nel corso degli anni) allora saranno guai seri per il resto del circuito.

In termini di shot selection partita quasi a specchio, con Alcaraz che si è dimostrato disponibile a mantenere per larghi tratti la partita sulla diagonale di rovescio.

Lo scozzese ha cercato così di manovrare con giudizio, cercando di evitare di rimanere invischiato in palleggi troppo lunghi che spesso premiavano il suo avversario, ma non è bastato, contro l’aggressività tattica e l’esuberanza fisica del suo avversario.

Nell’intervista post partita lo spagnolo ha confermato di aver giocato a tutta cercando di non lasciare giocare Murray e cercando di essere il più possibile aggressivo. La differenza con Indian Wells è che stavolta non era la prima volta e il ragazzo sapeva cosa aspettarsi (c’era anche un discorso di emozione probabilmente, visto che in spagnolo ha detto che lo aveva visto un milion de veces, però solo in tv). Prossimo match con Berrettini – giocatore che lo spagnolo ovviamente rispetta molto, ben diverso come stile da Murray. Curiosamente poi, ma neanche tanto visto il gioco aggressivo dello spagnolo, il ragazzo ha affermato di non avere problemi con i campi rapidi, e anzi di gradirli, come sta avvenendo questa settimana

A seguire poi è arrivato Murray in sala stampa (pardon, nella stanza virtuale su zoom), nel quale si è detto dispiaciuto di essersi lasciato sfuggire il secondo set, dove il livello era un po’ sceso rispetto all’inizio spettacolare del primo. In ogni caso abbiamo visto parecchio bel tennis. “È stato sicuramente un match fisico, – ha spiegato l’ex n.1 del mondo – e nell’arena faceva veramente caldo, di solito indoor non è così; ma quando si giocano scambi e game come quelli che abbiamo giocato nel primo set il caldo diventa un fattore, in quanto fisicamente diventa complicato. Carlos è un gran ribattitore e il suo servizio non è definitivo, per cui gli scambi sono molti lunghi e lui ha fatto veramente pochi gratuiti, specie considerando la potenza dei suoi colpi; io avrei potuto e dovuto fare meglio, in quanto ho avuto le occasioni“.

Per quel che riguarda il resto della stagione – ha continuato Murray – sicuramente Stoccolma, e a Parigi Bercy è probabile che possa ricevere una wild card. La Davis non è una cosa che metto in conto, al momento direi di no, perché vorrei una off season come si deve. Sebbene il mio tennis stia migliorando, credo di aver bisogno di 3-4  settimane per sistemare con calma il mio gioco. E giocando in Davis Cup non potrei farlo. Infine credo che nel giro di qualche mese riuscirò a mettere insieme dei buoni risultati e risalire in classifica. Credo che se riesco ad essere un po’ più consistente e cinico comincerò a vincere e ad avere delle buone strisce. I sorteggi poi contano, e qua il tabellone era durissimo. Rispetto al futuro infine è qualcosa a cui non sto pensando parecchio, ho buttato Hurcacz che ha fatto semi a Wimbledon, Alcaraz ha fatto bene allo US Open, credo di poter ripetere delle buone prestazioni guardando a quei match. E so che posso giocare meglio“.

Infine tornando ad Alcaraz : “Credo che sicuramente abbia il potenziale potrebbeer diventare un campione Slam, ma non lo conosco, non ci lavoro tutti i giorni: il suo team e il suo coach che lo vedono tutti i giorni possono rispondere meglio di me, anche se per un diciotenne ha già un’ottima base, con pochi buchi“.

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WTA Cluj-Napoca 2: Halep avanti in scioltezza

Simona domina 6-1 6-2 il derby con Ruse e sfiderà Gracheva. Esordio agevole anche per Kontaveit contro Krunic

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Simona Halep - Cluj Napoca 2021 (foto Twitter @Transylvaniaopn)

Tutti incontri abbastanza a senso unico in questo mercoledì al Transylvania Open. Spicca la vittoria all’esordio di Simona Halep che si è aggiudicata il derby contro Elena Gabriela Ruse con un inequivocabile 6-1 6-2. Troppa la differenza nello scambio tra le due giocatrici con la più blasonata delle due che ha fatto suo il match in un’ora e 15 di gioco. Al secondo turno sfiderà Varvara Gracheva. Avanti senza problemi anche Anett Kontaveit, fresca vincitrice della Kremlin Cup di Mosca. L’estone ha superato Aleksandra Krunic 6-3 7-5, accusando un singolo passaggio a vuoto a metà del secondo set quando si è lasciata riprendere sul 4-4 con un controbreak a zero. Anett ha comunque prontamente ripreso in mano le operazioni e chiuso la partita senza ulteriori patemi. La sua prossima avversaria sarà Alison Van Uytvanck.

Si sono invece già qualificate per i quarti di finale Anhelina Kalinina e Lesia Tsurenko. La prima ha rifilato un doppio 6-2 a Ana-Lena Friedsam, mentre l’ucraina ha domato in due set le resistenze di Anastasia Gasanova (6-2 7-5).

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ATP Vienna, il programma di giovedì 28 ottobre: Sonego e Sinner in campo nel pomeriggio

Jannik Sinner secondo match sul centrale (ore 16 circa) contro Dennis Novak. Lorenzo Sonego cercherà di fermare Casper Ruud (ore 15 circa) sul #glaubendich

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Gael Monfils (FRA) - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).

Si completano gli ottavi di finale all’Erste Bank Open di Vienna, con tre dei pretendenti agli ultimi posti per le Nitto ATP Finals di Torino ancora in corsa. Inizierà Cameron Norrie alle 13 sul campo #glaubendich contro il canadese Felix Auger Aliassime, poi a seguire ci sarà Casper Ruud che se la vedrà con il nostro Lorenzo Sonego.

Sonego potrebbe “fare gioco di squadra” vincendo il suo match perchè in quel modo aiuterebbe Jannik Sinner a raggiungere il norvegese in graduatoria. Sinner sarà sul campo centrale contro la wild card austriaca Dennis Novak, vincitrice al primo turno del nostro Gianluca Mager.

Le prime due teste di serie, Stefanos Tsitsipas e Alexander Zverev, saranno impegnate nella sessione serale non prima delle 17.30.

 

Questo il programma completo (cliccare l’icona in alto a destra per ingrandire l’immagine)

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