Federer potrebbe non tornare mai più quello di prima

Flash

Federer potrebbe non tornare mai più quello di prima

Dopo un anno e mezzo di incertezza legata agli infortuni, quest’ultima battuta d’arresto potrebbe essere quella decisiva per la leggenda svizzera

Pubblicato

il

Roger Federer con il trofeo di Wimbledon 2017
 
 

Con il passare delle settimane dopo Wimbledon, le notizie su Roger Federer sono diventate sempre più preoccupanti agli occhi della sua vasta legione di fan sparpagliati per il mondo.

Lo svizzero aveva raggiunto i quarti di finale all’All England’s Club, già questa un’impresa non da poco. A circa un mese dal suo quarantesimo compleanno, Federer si è affermato come l’uomo più anziano a raggiungere i quarti di finale a Wimbledon nell’Era Open, e il secondo più anziano di sempre negli Slam alle spalle del quarantatreenne Ken Rosewall all’Australian Open nel dicembre del 1977.

Ma sto divagando. Nonostante la notevole prestazione in senso assoluto a Wimbledon, rimane il fatto che il Maestro svizzero abbia ceduto il passo in maniera netta verso la fine della schermaglia – durata tre soli set – con Hubert Hurkacz, perdendo il terzo e ultimo addirittura per 6-0. Pochi giorni dopo quella sconcertante giornata, Federer ha detto che le condizioni del ginocchio già martoriato sono peggiorate durante la stagione sull’erba, anche se alcuni addetti ai lavori suggeriscono che l’infortunio si sia verificato proprio durante la partita contro Hurkacz. Che sia così o meno, il ritorno di Federer dopo aver subito due interventi al ginocchio nel 2020 si è quindi interrotto. Di lì a poco si è ritirato da Toronto e Cincinnati, ed era evidente o che sarebbe arrivato allo US Open impreparato o che non ci sarebbe andato affatto.

 

Ora sappiamo che Federer non sarà tra i 128 giocatori del tabellone maschile dello US Open perché presto subirà l’ennesimo intervento chirurgico al ginocchio nella speranza di un improbabile rientro nel 2022. Nel rivolgersi alla sua moltitudine di follower sui social media pochi giorni fa, Federer sembrava realistico riguardo alle sue aspirazioni. Voleva semplicemente far sapere ai suoi fan cosa sta succedendo nell’ecosistema Federer e dare loro il vantaggio di vederlo davanti alla telecamera e sentire dalla sua viva voce le nuove sulla sua situazione attuale.

Federer non ha deluso i suoi ammiratori. Ha parlato gentilmente al pubblico sui social media evitando di usare lenti colorate di rosa. “Ho fatto molti controlli con i medici, ottenendo tutte le informazioni necessarie sull’infortunio occorsomi durante la stagione sull’erba e Wimbledon. Purtroppo mi hanno detto che per stare meglio nel medio-lungo termine avrò bisogno di un intervento chirurgico, quindi ho deciso di farlo. Starò con le stampelle per molte settimane e fuori dal gioco per molti mesi, ha concluso.

Ha parlato del suo desiderio di essere fisicamente sano, e poi ha aggiunto: Voglio darmi un barlume di speranza per tornare a giocare nel tour in qualche modo. Sono realista, non fraintendetemi. So quanto sia difficile a questa età sottoporsi ad un altro intervento chirurgico e provarci [a tornare]”.

Quelle sono state parole commoventi, provenienti da un campione consapevole di cosa stia affrontando e che tornare al grande tennis e giocare secondo i suoi standard sarà arduo – Roger comprende l’immensa dimensione della sfida che lo attende. Ascoltando lo svizzero esprimere i propri pensieri, ho avuto la netta sensazione che Federer si stia preparando alla possibilità che non sarà mai più nemmeno lontanamente quello che era una volta. Al di là di questo, Federer stava semplicemente affrontando una dura realtà che non avrebbe potuto immaginare quando ha lasciato Wimbledon dopo una prestazione ragionevolmente buona.

A dire il vero, sapeva di essere infortunato, ma sperava che un altro intervento chirurgico non entrasse a far parte dell’equazione. Eppure, eccolo qui ad affrontare il futuro con cauto ottimismo, cercando di escogitare un percorso che lo riporti dove vorrebbe essere, sperando di potersi reinventare in modo convincente, determinato a riprendersi da un altro intervento chirurgico e tornare a giocare, almeno a tratti, alle sue maestose condizioni.

È opportuno tenere presente che Federer ha vissuto questa routine troppe volte nel corso degli ultimi anni. Nel 2016 stava giocando con i suoi figli il giorno dopo aver perso in semifinale dell’Australian Open contro Novak Djokovic, quando ha sentito qualcosa di strano al ginocchio. Ciò ha portato all’intervento chirurgico del 3 febbraio per un menisco lacerato. È tornato in primavera, ma ha dovuto chiudere quella stagione dopo la sconfitta in semifinale per mano di Milos Raonic a Wimbledon. Ha subito una strana caduta durante la sconfitta contro il canadese, ed è stato costretto alla riabilitazione al ginocchio.

Non ha più giocato nel 2016, ma si è fatto perdonare tornando a Melbourne per l’Australian Open del 2017, durante i quali ha ottenuto tre vittorie sulla distanza dei cinque set nella sua spettacolare marcia trionfante, battendo Kei Nishikori, Stan Wawrinka e Rafael Nadal in quelle memorabili partite. La sua rimonta da 1-3 nel quinto set della finale contro Nadal, nel quale ha catturato cinque game di fila nella corsa verso la quinta corona australiana, è stato un momento decisivo per la sua carriera e la sua immagine.

Il risorto Federer si è poi assicurato un ottavo titolo a Wimbledon nello stesso anno, e poi ha difeso il suo titolo all’Australian Open con un trionfo in cinque set su Marin Cilic all’inizio del 2018. Ha quasi raggiunto un risultato incredibile a Wimbledon nel 2019 quando ha raggiunto la sua dodicesima finale sul campo centrale eliminando Nadal con una strepitosa prestazione in semifinale. In finale ha servito per il match sull’8-7 nel quinto set, raggiungendo 40-15 e due match point più servizio contro Novak Djokovic nel sedicesimo game, solo per perdere quell’emozionante incontro con il serbo. Federer non aveva mai sconfitto Nadal e Djokovic nello stesso torneo del Grande Slam, e anche questa volta il suo tentativo è stato frustrato all’ultimo.

Novak Djokovic e Roger Federer – Wimbledon 2019 (foto via Twitter, @wimbledon)

Comunque sia, il suo corpo ha resistito sorprendentemente bene in quel periodo dal 2017 al 2019.

A inizio 2020, però, ha subito una battuta d’arresto all’inizio dopo aver perso contro Djokovic nelle semifinali dell’Australian Open, ed è rimasto fuori per il resto di quella stagione. In quel periodo ha subito altri due interventi al ginocchio, ma non era pronto per giocare all’Australian Open quest’anno. Ha fatto il suo ritorno a Doha quest’anno sul cemento, perdendo contro Nikoloz Basilashvili ai quarti. Il suo ginocchio era ancora pesante, quindi Federer ha aspettato fino a Ginevra sulla terra battuta per riapparire, perdendo il suo primo match agli ottavi con Pablo Andujar.

Di seguito Federer è riuscito a registrare tre vittorie nei match al Roland Garros mentre si avvicinava agli ottavi di finale, ma, preoccupato di potersi farsi nuovamente male, ha rinunciato a giocare contro Matteo Berrettini agli ottavi. Ad Halle è andato, ma ha vinto solo una partita prima di uscire contro Félix Auger-Aliassime. È riuscito a raggiungere i quarti di finale di Wimbledon, come detto non un’impresa da poco date le circostanze, ma il suo ginocchio stava di nuovo facendo i capricci. E così ora ci troviamo a questo punto, dopo tutte queste false partenze. Anche per qualcuno della statura e della stabilità di Federer, questi sono tempi scoraggianti – per più di un anno e mezzo, è stato gettato in un mondo di incertezza.

E così procederà un passo alla volta nei mesi a venire, riconoscendo che le cose potrebbero non andare come vuole. Ma Federer sa perfettamente che, fosse anche rimasto in salute, collezionare altri titoli importanti sarebbe stato tremendamente difficile alla sua età. Avesse la fortuna di emergere dal suo imminente intervento chirurgico al ginocchio con un buono stato di salute per la maggior parte del 2022, Federer potrebbe dover accettare uno standard che in passato non avrebbe mai contemplato. Dopo ogni vittoria a Wimbledon quest’anno, lo svizzero sembrava assaporare il momento più a fondo che mai, quasi sentendo dentro di sé che questo era quanto più poteva chiedere a sé stesso.

Cresce la sensazione che Federer non giocherà ancora a lungo. È del tutto possibile che in un modo o nell’altro non giocherà molto nel 2022. Anche nel migliore dei casi, è difficile immaginarlo giocare oltre il prossimo anno. Se anche così fosse, dovrebbe avere pochi rimpianti. Potrebbe essere un po’ deluso dal fatto che Djokovic e probabilmente Nadal lo supereranno nel computo dei Major nel prossimo anno e oltre. Tutte e tre le superstar si sono assicurate 20 Slam in carriera, ma questo pareggio a tre potrebbe essere spezzato da Djokovic allo US Open.

Eppure ci sono così tanti successi con cui Federer può “consolarsi”. Ha vinto 103 tornei nel corso degli anni, secondo solo a Jimmy Connors (109) nell’Era Open tra gli uomini. Detiene il record di titoli in singolare maschile a Wimbledon con otto. Ha vinto cinque titoli consecutivi sia a Wimbledon (2003-2007) che allo US Open (2004-2008), un’impresa senza precedenti nella storia del tennis.

C’è dell’altro. La costanza di Federer durante il suo periodo migliore ai Major non ha eguali. Ha stabilito un record sorprendente raggiungendo 23 semifinali consecutive agli eventi del Grande Slam (2004-2010) e ha anche raggiunto almeno i quarti di finale di 36 Major consecutivi (2004-2013). La sua costanza dai vent’anni ai trent’anni era sorprendente. La sua longevità è senza precedenti; Federer si è affermato come l’uomo più anziano di sempre a risiedere al n.1 nelle classifiche ATP all’età di 36 anni nel 2018.

Roger Federer numero 1 (foto via Twitter, @ATPWorldTour)

Il rovescio della medaglia è che Federer finirà quasi sicuramente dietro sia a Nadal che a Djokovic nel computo degli scontri diretti in carriera contro i suoi due principali rivali. Nadal attualmente è avanti a Federer 24-16 nella loro rivalità, comprese sei finali Slam su nove. Federer è dietro anche a Djokovic: il serbo è sul 27-23. Inoltre, Djokovic ha il vantaggio su Federer 4-1 nelle finali Slam.

Comunque sia, Federer dovrebbe sentirsi tremendamente orgoglioso di ciò che ha fatto, e non per nulla dispiaciuto se non sarà mai più in grado di competere di nuovo sui palcoscenici principali, o in qualsiasi altro posto. Roger Federer è stato un giocatore straordinariamente popolare per la maggior parte della sua carriera, acclamato a gran voce dal pubblico ovunque andasse, sostenuto dal suo vasto charme in quanto giocatore stilisticamente più elegante dello sport; lo svizzero ha sempre tratto ispirazione dalla consapevolezza che la sua abilità artistica non è mai stata data per scontata dagli spettatori.

Se Federer sarà in grado di continuare a giocare per un altro anno, dovrebbe considerarsi un uomo fortunato. In caso contrario, dovrà affrontare quel momento di partenza con equanimità e ricordare a sé stesso che svolgere un ruolo così trascendente nell’evoluzione del gioco in quanto figura del tennis più venerata dei tempi moderni è forse il più grande contributo di Federer a un gioco che ama visceralmente.

Traduzione a cura di Michele Brusadelli


Steve Flink si occupa di tennis a tempo pieno dal 1974, quando ha iniziato a lavorare per World Tennis Magazine, dove è rimasto fino al 1991. Ha poi lavorato per Tennis Week Magazine dal 1992 al 2007, mentre negli ultimi 14 anni ha scritto per tennis.com e tennischannel.com. Flink ha scritto quattro libri sul tennis: “Dennis Ralston’s Tennis Workbook”, pubblicato nel 1987; “The Greatest Tennis Matches of the Twentieth Century”, nel 1999; “The Greatest Tennis Matches of All Time”, nel 2012; e “Pete Sampras: Greatness Revisited”. Quest’ultimo è uscito nel settembre del 2020 e può essere acquistato in lingua originale su Amazon.com. Flink è entrato a far parte della International Tennis Hall of Fame nel 2017.

Continua a leggere
Commenti

ATP

ATP Lione: qualche segnale da Humbert e il tributo a Tsonga

Ai titoli di coda, Jo-Wilfried si arrende a Molcan. Humbert unico francese sopravvissuto alla giornata

Pubblicato

il

Ugo Humbert – ATP 250 Lione (foto vie Twitter @OpenParcARA)

Lontano dal livello a cui ci aveva abituato tra la fine del 2020 e la prima metà della stagione successiva a causa di problemi fisici, Ugo Humbert mette intanto a segno la quarta vittoria stagionale su 14 incontri del Tour. Sul Centrale dell’Open Parc Auvergne-Rhone-Alpes affollato di francesi, ne fa le spese il connazionale Gregoire Barrere, proveniente dalle qualificazioni, che ci ricordiamo perdere il duello a base di dritti steccati con Jannik Sinner un anno fa a Marsiglia. 6-3 6-4 per il ventitreenne di Metz, al prossimo turno atteso da Alex de Minaur che si è messo in testa di vincere degli incontri su terra battuta e ci sta pure riuscendo. Sarà quindi un buon banco di prova per Ugo.

È stata poi la volta di Lucas Pouille, anch’egli tradito dal fisico (chirurgia al gomito nel 2020) e sceso al n. 163 del ranking. Omaggiato di una wild card, non ha dimostrato un atteggiamento molto più combattivo rispetto ai suoi ultimi standard, facendosi rullare da tedesco Oscar Otte (senza alcun segno grafico sulle O). 6-3 6-1, ma almeno è durata più di un’ora.

Al suo penultimo appuntamento prima dell’addio a Parigi, Jo-Wilfried Tsonga si è arreso con un doppio 6-4 ad Alex Molcan. L’ostico mancino slovacco ha avuto vita piuttosto facile quando la prima francese mancava il campo, potendo così muovere un avversario non certo rapidissimo negli spostamenti laterali e che spesso ha addirittura rinunciato quando gli veniva proposta una smorzata, peraltro sempre ben nascosta. Falloso con il dritto, il classe 1985 ha perso il servizio sul 4 pari del primo parziale che Molcan ha chiuso sfoderando un paio di ottimi drop-shot di rovescio. Un break è stato sufficiente anche nel secondo set ed è arrivato al quinto gioco, emblematico delle difficoltà di Jo quando, non aiutato dalla prima battuta, veniva mosso dalle traiettorie del n. 47 ATP. Tsonga ha provato un’ultima zampata sul 4-5 ruggendo dopo il bel passante di dritto che valeva il 30 pari, ma i due successivi errori hanno decretato la vittoria di Molcan. Dopo l’incontro, tra la commozione generale, la moglie Noura, il figlio Shugar, il fratello brother e l’amico e coach Thierry Ascione gli hanno consegnato un trofeo simbolico.

 

Molcan ora dovrà vedersela con Karen Khachanov, vincitore per 6-1 6-4 di Gilles Simon, anch’egli all’ultima stagione da pro. L’incontro che andava via scontato a favore di Karen si è acceso nel finale quando Gilou ha annullato un primo match point con un gran passante bimane, che però non ha saputo replicare sulla palla del 5 pari. Sulla successiva parità, l’arbitro troppo frettoloso ha chiamato il vantaggio Khachanov per l’ace messo a segno; tuttavia, sceso a controllare su invito francese, ha dato la palla fuori scatenando le proteste di Khachanov. Rassicurato dall’avversario, ha tirato alcune martellate delle sue e chiuso la sfida.

Il tabellone dell’ATP 250 di Lione

Continua a leggere

Flash

Il Governo smentisce Binaghi: “Malagò non ha chiesto di intervenire sull’autonomia dello sport”

Alla secca replica di Palazzo Chigi alle parole del presidente della FIT si aggiunge a quella più articolata del presidente del CONI: “Attacco inelegante e non vero”

Pubblicato

il

Le frecciate lanciate da Angelo Binaghi nei confronti del presidente del CONI Giovanni Malagò non sono state lasciate passare né dal diretto interessato né dal Governo, indirettamente chiamato in causa. Nel corso della conferenza stampa di chiusura degli Internazionali d’Italia, infatti, Binaghi ha accusato il collega di aver tentato di impedire prima la partecipazione di Novak Djokovic e poi quella dei tennisti russi e bielorussi sulla base – secondo il presidente della FIT – di una lettura erronea del comunicato del CIO sulla questione. Il tutto facendo pressione sul governo.

Secondo quanto scrive Repubblica, durante la consegna del Premio Bearzot 2022, Malagò ha espresso stupore per l’attenzione riservatagli durante il discorso di Binaghi di domenica che avrebbe dovuto concentrarsi su “quello di particolarmente significativo che è riuscito a fare in questi giorni il torneo. È stato fatto, ma sicuramente in modo marginale rispetto al peso che è stato riconosciuto al tema di un attacco inelegante, sbagliato, profondamente non vero e anche sgrammaticato sotto il profilo dei ruoli nazionali e internazionali”.

Non si fermato qui il presidente del CONI che, dopo aver fatto generica menzione dei rapporti di Binaghi con la politica negli ultimi anni, ha aggiunto che, in quanto membro, lui deve rispondere al CIO e “il Comitato è molto, molto attento e fiscale anche con chi lo rappresenta. Ho sempre detto che era un invito e non c’era nessun obbligo, perché conosciamo perfettamente la specificità, l’autonomia, la natura privatistica dei sindacati dei giocatori professionistici del tennis ATP e WTA, per cui l’ultima parola spetta a loro”.

 

Su questo argomento, insiste Malagò, Binaghi “non conosce o è stato mal consigliato”. E chiude definendo “ineleganti” i paragoni fatti da Binaghi sul tema incassi con altri eventi come il GP di Monza che, peraltro, aveva già replicato: “Lo svolgimento del Gran Premio di Formula 1, come negli anni trascorsi, viene realizzato con le sole risorse di ACI, che notoriamente non riceve alcuna forma di sovvenzione pubblica, al netto di un contributo parziale garantito dalla Regione Lombardia” sono state le parole di Giuseppe Redaelli, Presidente di Autodromo Nazionale Monza.

Infine, fonti di Palazzo Chigi (sempre citate da Repubblica) riportano che “con riferimento alle dichiarazioni del presidente della Federtennis Angelo Binaghi riportate dalla stampa, si precisa non rispondere al vero che il Presidente del CONI Giovanni Malagò abbia ‘chiesto al Governo di intervenire sull’autonomia dello sport’ e si conferma che i rapporti tra la Presidenza del Consiglio dei Ministri e il Coni sono contraddistinti da collaborazione istituzionale e da rispetto per le reciproche competenze e funzioni”.

Palla dunque rispedita al mittente che ci auguriamo eviti di ribatterla a sua volta perché il Roland Garros è alle porte – anzi, già sono partite le qualificazioni – e preferiremmo concentrarci sul tennis vero piuttosto che dover riportare battibecchi di chi pare giocare a chi ha il Palazzo più grosso.

Continua a leggere

Flash

Roland Garros, qualificazioni: avanti Agamenone, Cobolli, Giannessi, Giustino, Zeppieri ed Errani

Nel primo turno di qualificazioni subito fuori Gaio, Fabbiano, Bonadio e Di Sarra. Gojo sorprende Mager. A Zeppieri il derby con Seppi

Pubblicato

il

Agamenone - Uff.Stampa Forlì

Oggi lunedì 16 maggio, è partita ufficialmente la 121esima edizione del Roland Garros, con l’inizio delle qualificazioni sia maschili che femminili. In questa prima giornata dell’Open di Francia 2022, sono già scesi in campo ben 12 tennisti azzurri, di cui dieci nel tabellone cadetto maschile e due in quello femminile.

SORPRESA AGAMENONE – Tra i giocatori che hanno aperto le danze del programma odierno, ci sono stati tre nostri alfieri: Gaio, Agamenone e Fabbiano. Nessuno dei tre godeva dei favori del pronostico, visto che il sorteggio lì aveva abbinati a tre teste di serie; ciò nonostante una vittoria è stata raccolta. Ma andiamo con ordine e partiamo dal Campo 5. Federico Gaio, attualmente n. 184 del mondo, si è arreso 6-1 7-6(7) alla forza n. 23 delle quali, il ceco Zdenek Kolar. Il faentino ha ceduto al n. 136 ATP, dopo oltre un’ora e quaranta di gioco, perdendo nettamente il primo set; ma riuscendo poi nella seconda frazione ha forzare il tie-break. Ed è proprio nel gioco decisivo, che sono riscontrabili i maggiori rimpianti per il tennista romagnolo. Il quale ha, infatti, sprecato un vantaggio di 5 punti a 2, subendo un parziale di quattro punti consecutivi del suo avversario, e ha abbandonato qualsiasi speranza di prolungare la partita al terzo match point nel sedicesimo punto del deciding game. Invece spostandoci sul Campo 9, troviamo la prima gioia azzurra che corrisponde anche alla prima sorpresa di giornata.

Franco Agamenone, n. 155 del ranking, aveva di fronte a sé un compito assai gravoso; quel Daniel Galan che l’Italia tennistica ha imparato a conoscere durante le Finals di Davis torinesi. Il colombiano, secondo favorito per accedere al main-draw, si è portato a casa il secondo set; ma nulla ha potuto contro la furia – derivante dalla totale fiducia e consapevolezza nei propri mezzi, scaturite dopo il trionfo al Challenger di Roma Garden – agonistica del 29enne di origini argentine. Il risultato finale recita 7-5 3-6 6-3 in favore dell’italiano, dopo una battaglia durata quasi tre ore (2h47 per l’esattezza) e che ha visto inoltre Franco cancellare due set point nel decimo game del secondo set. Da evidenziare il numero incredibile di palle break avute dal nostro giocatore, addirittura 23 di cui però solo 6 concretizzate. Sul Campo 2 altro scontro decisosi alla frazione finale, che però in questo caso ha visto Thomas Fabbiano soccombere alla tds n. 20 Nuno Borges. Il portoghese, n. 126, si è imposto con lo score di 6-3 1-6 6-2 dopo un’ora e tre quarti. Peccato per il pugliese, non aver avuto la capacità di amministrare il break di vantaggio maturato in apertura di partita. Il giovane portoghese ha fornito un’ottima prestazione al servizio, con 5 ace scagliati e il 70% di punti vinti con la prima.

 

COBOLLI CONFERMA LA SUA ASCESA – A pareggiare i conti, nel computo tra successi e ko per i rappresentati del Bel Paese, ci ha pensato Flavio Cobolli. Il toscano, ma romano d’adozione, dopo aver assaggiato per la prima volta l’atmosfera inconfondibile del Foro Italico, si è sbarazzato facilmente della wild-card locale Gueymard Wayneburg con il punteggio di 6-3 6-4 dopo poco più di un’ora e venti di match. Le 436 posizioni, che dividevano i due giocatori in classifica, si sono viste tutte nei momenti decisivi dell’incontro ed in particolar modo nei 39 non forzati commessi dal 18enne francese. Niente da fare invece per Riccardo Bonadio, che non è riuscito a dare seguito all’impresa di Agamenone sul Campo 9 con un altro exploit. Il friulano, n. 239 delle classifiche, pur lottando ha lasciato il passo all’australiano Jason Kubler. Il n. 161 del mondo ha trionfato per 6-4 3-6 6-3 in un match molto duro, che ha sfondato il muro delle 2ore di gioco. Riccardo ha purtroppo mancato due opportunità di contro-break sul 4-3 del primo set, che avrebbero rimesso in equilibrio il parziale. Inoltre il tennista aussie ha mostrato un fondamentale d’inizio gioco in grande spolvero: gli 8 ace, il 64% di prime in campo e il 75% di conversione sono lì a dimostrarlo.

GIANNESSI E GIUSTINO CONVINCENTI, NONOSTANTE IL PRONOSTICO – Dopo una mattinata abbastanza incolore per gli azzurri; ecco che a partire dall’ora di pranzo la giornata ha decisamente cambiato rotta. Sotto il solo cocente, che picchia forte all’ora di punta, sul mattone tritato parigino si sono registrate la seconda e la terza vittoria di un nostro tennista. Prima Alessandro Giannessi e poi Lorenzo Giustino hanno staccato il pass per il secondo turno delle qualificazioni, e lo hanno fatto entrambi in due set e contro avversari meglio classificati di loro. Il 31enne spezzino, numero 173 del ranking mondiale, ha battuto la tds n. 15 Mats Moraing (n. 117) 7-6(6) 6-0 in una sfida dai due volti. Ad una prima frazione scandagliata da un sottilissimo equilibrio, sempre sul filo del rasoio, e conclusasi solamente al tie-break per 8 punti a 6; ha fatto da contro altare una seconda senza storia dove il tedesco non ha racimolato neanche un gioco e ha chiuso così la sua esperienza a Bois De Boulogne con tanto di bagel. Determinante a fini del risultato il divario nel numero degli unforced (46 contro 16) e la percentuale di prime in campo (50% contro il 75% del ligure). Mentre il 30enne napoletano ha dovuto superare un avversario veramente ostico, come l’austriaco Dennis Novak – 150° giocatore della classifica ATP. Giustino, n. 205 al mondo, ha centrato il successo contro la tds n. 27 dopo quasi due ora di partita per 7-5 7-6(4). Una prova veramente convincente del campano, che ha fatto suo il primo set trasformando l’unico break point avuto nel parziale dai ribattitori. Bravo Lorenzo, soprattutto nel secondo parziale, a resettare dopo aver mal gestito un break di vantaggio e dopo aver concesso immediatamente un mini-break nel punto inaugurale nel tie-break, chiudendo poi al secondo match ball. Uno straordinario 84% di concretizzazione con la prima palla di servizio, rappresenta il dato statistico fondamentale che ha permesso al tennista italico di uscire vittorioso dal campo.

GOJO ANCORA BESTIA NERA, FUORI MAGER – Ma probabilmente gli incontri più affascinanti ed intriganti, con tennisti italiani protagonisti, erano le ultime due sfide a chiusura del programma. Per mortivi diversi, ma con la stessa curiosità che aleggiava attorno ad essi alla vigilia, gli scontri che suscitavano più interesse erano quelli che vedevano fronteggiarsi Gianluca Mager opposto a Borna Gojo da un lato e dall’altro il derby tra Giulio Zeppieri e Andreas Seppi. Per quanto riguarda il match tra il sanremese e il croato, il duello stuzzicava perché si aveva voglia di rivedere all’opera il 24enne di Spalato dopo l’incredibile percorso che lo aveva reso celebre al grande pubblico e non solo, al Pala Alpitour, iniziato con lo scalpo Sonego e proseguito trascinando la sua nazionale fino a Madrid dove solo Rublev è stato in grado di fermarlo. Ebbene la partita non ha tradito le attese, anche se ancora una volta il gigante balcanico n. 222 del mondo sì è rivelato bestia nera del tennis italiano. Gojo ha superato in rimonta Gianluca – al momento n. 119 del ranking – per (3)6-7 6-2 6-4 in poco più di due ore. Eccezionale rendimento con il servizio per il croato, in particolare per ciò che concerne i punti diretti, con 21 ace scaraventati ed un meraviglioso 82% di punti vinti con la prima (42/51).

UN DERBY PIENO DI SIGNIFICATI – Altrettanto gustosa si presagiva potesse essere il derby di casa nostra fra il mancino romano e l’esperto regolarista di Bolzano. Ma più che per il match in sé, la suggestione veniva data dallo scontro generazionale che questo incontro portava in dote. Da una parte un classe 2001, 20 anni lo scorso dicembre, mancino talentuoso alla ricerca della giusta ricetta per aprire le porte del grande tennis mondiale dopo una carriera da junior di livello molto alto ed una da pro, che adesso stenta a decollare. Dall’altra un classe classe ’84, 38 anni lo scorso febbraio. Ormai agli sgoccioli della sua diciottenale carriera. Nella quale ha fatto del lavoro, dell’intelligenza tattica; strumenti essenziali per potersi issare fino al best ranking di n. 18 della classifica ATP, pur non potendo contare su un talento così sviluppato o su un colpo definitivo. La sfida non ha detto molto, due palle break in tutta la partita, entrambe a marca Zeppieri e decisive per i due allunghi nei parziali. Un 6-3 6-4 in 1h10 con poco da dire, ma sicuramente Andreas alla stretta di mano sarà stato prodigo di consigli per dare il suo contributo nel lanciare un altro giovane gioiello della nostra collezione.

DI SARRA SPRECA L’IMPOSSIBILE, ERRANI RISPONDE PRESENTE Chiuso il capitolo uomini, passiamo ad occuparci del tabellone femminile. La prima giornata di qualificazioni recita un bilancio in pari per le donne azzurre. A scendere in campo per prima è stata la n. 213 del ranking WTA Federica Di Sarra, la quale è stata eliminata subito all’esordio dall’australiana Jaimee Fourlis (n. 235) con il punteggio di 7-6(7) 6-3. La 31enne, originaria del Lazio, esce di scena con grandissimi rimorsi poiché nel set d’apertura ha addirittura gettato alle ortiche per quattro volte un break di vantaggio, restituendo puntualmente il favore. Al tie-break Federica è riuscita a trovare la forza per battagliare, cancellando due set ball, ma sul terzo nulla ha potuto. La seconda frazione, come era lecito aspettarsi, ha visto la nostra andare sotto immediatamente 2-0 e da lì la giocatrice aussie ha condotto in porto la vittoria senza patemi. Troppi i 6 doppi falli e i 41 gratuiti per Di Sarra, che sicuramente rifletterà e ripenserà a lungo all’andamento del primo set. Per fortuna ci ha pensato Sarita Errani ha pareggiare i conti. La 35enne bolognese ha lasciato per strada soltanto tre giochi contro la coreana Jang (n. 156 WTA) in 1h18. Il 6-1 6-2 finale è stato frutto dei 5 doppi falli accompagnati dai 30 errori non forzati dell’asiatica, mai entrata veramente in partita; ma anche per merito dei 20 vincenti di Errani e del suo 76% di punti con la prima – dato non banale conoscendo la debolezza della battuta dell’ex n. 5 del mondo.

Il tabellone maschile delle qualificazioni

Il tabellone femminile delle qualificazioni

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement