Until next year, Cincinnati! La finale vista dal vivo: a Rublev manca qualcosa

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Until next year, Cincinnati! La finale vista dal vivo: a Rublev manca qualcosa

Racconto del giorno conclusivo del torneo, tra allenamenti, impressioni, opinioni degli spettatori e poco pathos. Zverev è sembrato molto più forte di Rublev, a cui serve un palleggio più solido

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Alexander Zverev (sinistra) e Andrey Rublev (destra) - Cincinnati 2021 (foto Twitter @cincytennis)
 

A day in the life: un martedì al Western & Southern Open di Cincinnati


TENNIS ON FIRE

Finalmente è la mattina della finale. Questa volta guidando da nord s’imbocca l’Interstate 65 e, guidando attraverso piccole cittadine dell’Ohio, risulta incredibile a pensarci bene che un torneo di queste dimensioni e importanza si svolga in una piccola cittadina del Midwest, in mezzo alla campagna. A proposito della particolarità della location, in conferenza stampa venerdì hanno chiesto ad Andrey Rublev (che gioca oggi la finale maschile) dopo la vittoria contro Benoit Paire cosa gli piaccia fare quando si trova a Mason: “Sono andato a Cincinnati solo un paio di volte per mangiare qualcosa, ma generalmente preferisco stare vicino all’hotel qui a Mason”. A quel punto gli è stato chiesto se avesse avuto l’occasione di andare al parco dei divertimenti di King’s Island situato dall’altra parte dell’Interstate 71, ma il russo ha candidamente ammesso di non avere mai avuto tempo nei quattro anni precedenti.

 

Come accennato nel precedente articolo il Western & Southern Open ha “free parking” per tutti i possessori di un biglietto ma oggi rispetto a martedì’ la prima differenza che risalta è nella logistica. Bisogna camminare ben più a lungo per arrivare ai cancelli. La pioggia torrenziale del martedì è un lontano ricordo, il sole spacca le pietre e la temperatura poco prima di mezzogiorno è già di trenta gradi. Senza considerare l’umidità dell’Ohio che, essendo lontano dai grandi laghi o dall’oceano, rende la temperatura percepita ancora più alta. Oggi per tutti i giocatori le condizioni saranno estreme.

LE MEMORIE DEL PASSATO

L’aria che si respira dopo aver varcato i cancelli è diversa. Oggi è il giorno delle finali. I piccoli campi che pullulavano di spettatori durante la settimana ora sono vuoti e quasi tutti i giocatori hanno lasciato il torneo. Camminando si percepisce un po’ di nostalgia pensando che questi campi dovranno aspettare un altro anno prima di essere calcati dai migliori tennisti del mondo. Nostalgia che certamente non viene acuita guardando le foto dei passati campioni del torneo che giganteggiano all’entrata. Senza nulla togliere a Rublev e Zverev (i finalisti di oggi), è un peccato che quest’edizione del torneo non abbia visto partecipare Federer, Nadal e Djokovic.

Non tutti i giocatori però lasciano il torneo immediatamente dopo la sconfitta. Guardando il programma dei campi d’allenamento dei giorni scorsi, Matteo Berrettini, dopo la prematura sconfitta agli ottavi, il giorno seguente ha fatto quasi due ore d’allenamento. Garbine Muguruza, sconfitta anche lei negli ottavi, ha un campo d’allenamento prenotato addirittura il giorno della finale. Scelta che ha senso dal momento che i giocatori, piuttosto di lasciare immediatamente Mason, possono affinare la condizione in vista di New York allenandosi con un giocatore di alto livello ancora presente nel torneo. Sul campo quattordici è in programma dalle 12.30 alle 14 l’allenamento di Andrey Rublev, che non prima delle 16.30 giocherà la sua seconda finale in un Masters 1000 contro l’amico e coetaneo Alexander Zverev.

Campo Centrale – Cincinnati 2021 (foto Twitter @cincytennis)

OSCURI PRESAGI

Un buon numero di spettatori si apposta sotto il sole cocente nonostante il russo abbia scelto, probabilmente per mantenere la concentrazione, il campo più lontano dalla zona accessibile per il pubblico. Mi guardo intorno e vedo un padre con il figlio piccolo che sembrano molto eccitati dal vedere Andrey allenarsi. “È la vostra prima volta in una finale?” chiedo loro sorridendo, “Sì, mai visto una partita di tennis dal vivo in vita mia” risponde il padre mentre il figlio non stacca gli occhi dal giovane russo. Penso che, nonostante il loro entusiasmo contagioso, non sono gli spettatori adatti a cui chiedere un pronostico sulla finale.

Rublev è in campo con il suo storico allenatore Fernando Vicente che segue attentamente l’allenamento a bordo campo. Per prima cosa Andrey lavora sul suo marchio di fabbrica, il dritto. Oggi se vuole avere qualche chance contro il più quotato avversario deve cercare di essere il più aggressivo possibile con quel fondamentale. È piuttosto impressionante vedere le sue accelerazioni in allenamento dove il braccio è sicuramente più sciolto. Molto interessante quando il suo sparring partner si posiziona oltre il rettangolo del servizio verso la rete e attacca Rublev sul dritto. La capacità di contrattaccare sarà molto importante dal momento che il tedesco visto negli ultimi mesi è piuttosto aggressivo.

Rublev sembra cavarsela molto meglio dalla parte del dritto mentre con il rovescio, soprattutto su palle basse, gli errori sono più frequenti. Mentre Vicente pare abbastanza rilassato Andrey sembra teso come mi fa notare un signore di mezz’età con la maglietta “Roland Garros 1999”. Impossibile dimenticare quell’edizione del torneo parigino in cui Andre Agassi rimontò due set in finale contro un altro russo Andrei Medvedev per il suo primo e unico titolo a Bois De Boulogne.

Non mi stupirei di una finale molto breve“, mi dice “il ragazzo è meno esperto e Zverev viene dall’oro a Tokyo”. “Speriamo di no” gli rispondo sorridendo anche se effettivamente Rublev non pare avere molte armi per dare fastidio al tedesco. Mi stupisce che non stiano facendo nessun tipo di allenamento particolare in risposta, dal momento che sicuramente una delle chiavi del match sarà come Rublev risponderà al servizio del nativo di Amburgo. Poco prima delle 14, l’allenamento finisce e Vicente per ringraziare gli spettatori rimasti sotto il sole cocente lancia quattro palline con cui si sono allenati.

Una volta uscito dal campo, Andrey si ferma vicino al player patio a firmare autografi e fare foto. Player patio in cui Ashleigh Barty, assieme al suo team, sta ultimando il riscaldamento con una palla da rugby pochi minuti prima della sua finale. Dopo l’allenamento di Rublev cerco il campo in cui si allena Zverev ma non risulta che Sascha abbia prenotato un campo. Probabilmente ha preferito risposarsi dopo la lunga ed estenuante semifinale della sera precedente vinta contro Stefanos Tsitsipas.

Fa veramente molto caldo. Nonostante New York abbia un alto livello d’umidità, sicuramente questo è il torneo più duro dal punto di vista del clima della stagione estiva sul cemento. È tempo di bere qualcosa prima di andare a vedere la finale maschile.

Andrey Rublev – Cincinnati 2021 (foto Twitter @cincytennis)

BACK TO THE DRAWING BOARD

Sul centrale c’è il pubblico delle grandi occasioni per la finale del torneo maschile. Lo stadio non è completamente “sold out” ma la folla vuole vedere una bella finale soprattutto dopo la rapida vittoria di Barty nella finale femminile contro la sorpresa del torneo Jil Teichmann. La temperatura è leggermente più gradevole rispetto a qualche ora precedente. Sin dal riscaldamento Zverev appare molto sicuro dei propri mezzi mentre Andrey pare un pochino spaesato davanti a quest’elettrica atmosfera. D’altronde è “solamente” alla sua seconda finale in un Masters 1000 e ha davanti un giocatore con cui ha sempre perso nei precedenti quattro scontri diretti, senza mai racimolare neppure un set.

Rublev inizia a servire e le paure mie e del signore incontrato ai campi d’allenamento si rivelano fondate. Innanzitutto Sascha legge molto bene il servizio del russo che non ha molte variazioni, e quando si entra nello scambio la profondità Zverev non permette mai ad Andrey di prendere in mano il gioco. Così immediatamente Alexander ottiene il break. Mi colpisce come in allenamento il diritto di Rublev, seppur piatto e senza rotazione, pareva impressionante mentre in partita è spesso corto e poco penetrante.

Zverev è ingiocabile al servizio, prime a 135 miglia all’ora di velocità che lasciano il pubblico attonito e seconde di servizio cariche di spin su cui Rublev fa veramente fatica a impattare. Dopo soli diciotto minuti il russo è sotto quattro a zero con doppio break, il set è virtualmente chiuso. Ogni volta che gli scambi si allungano Andrey non vince praticamente mai il punto. Il servizio è l’unico colpo che a tratti funziona e un paio di ottime prime gli permettono di evitare un severo bagel. Ma Zverev, in grande fiducia, non concede nemmeno l’ombra di una palla break e dopo soli 25 minuti il tedesco chiude 6-2.

Rublev si concede una piccola pausa per scuotersi, ma il copione non cambia. Sascha legge sempre meglio il servizio del russo. Gli risponde tre volte sui piedi e così inizia il secondo set con un nuovo break. Partita virtualmente chiusa. Mi colpisce il modo in cui Zverev gioca con il dritto, colpo con cui in passato tendeva a essere troppo passivo, soprattutto nei momenti di tensione. Oggi gioca profondo e non appena ne ha l’occasione è aggressivo. Anche dal punto di vista fisico si muove e piega sui colpi in maniera incredibile. Quando attacca Rublev sul rovescio, il russo perde campo mentre Sascha si piega perfettamente e mantiene un’ottima profondità.

Andrey è chiaramente in confusione e, quando dopo un ottimo servizio sbaglia un dritto da posizione comoda, la partita è finita. Doppio break Zverev. Una signora di fronte a me si sgola per incitare il russo “C’mon Andrey, you can do it”. La folla esulta a ogni suo punto ma c’è poco da fare. Il tedesco perde il servizio solo quando chiamato a chiudere sul 5-2, ma ottiene un altro break nel game successivo: 6-2 6-3 Zverev in soli 58 minuti. Finale e prestazione da parte di Rublev deludente.

Alexander Zverev (sinistra) e Andrey Rublev (destra) – Cincinnati 2021 (foto Twitter @cincytennis)

GUARDANDO LE STATISTICHE

Purtroppo le sensazioni della vigilia sono state confermate. Sascha è apparso ingiocabile e Rublev ancora troppo inesperto per questi palcoscenici. Vedendolo giocare dal vivo mi ha confermato quello che si percepisce in televisione. Il dritto è il colpo con cui fa più male ma è migliorabile così come ogni altro colpo. Con il suo team dovrebbe inserire qualche variazione in più nel servizio e soprattutto dare più spin alla palla con il dritto, così da avere una palla “da palleggio” con più effetto e profondità. In questo modo non sarebbe costretto a spingere su ogni singola palla.

Per quanto riguarda Zverev, è lecito pensare che sia il secondo favorito allo US Open, un gradino davanti a Medvedev e Tsitsipas e uno sotto a Djokovic che nonostante le incognite ha pur sempre vinto tre Slam consecutivi e a New York giocherà per la storia.

Zverev ha vinto il suo quinto Masters 1000, ma senza nulla togliere al tedesco bisogna anche saper leggere le statistiche. Grandi giocatori come Wawrinka, Tsonga, Berdych e Ferrer tutti insieme hanno vinto lo stesso numero di Masters 1000 che Alexander ha già conquistato a soli ventiquattro anni. Ma è bene precisare che loro ogni volta che arrivavano alle fasi finali dovevano sempre affrontare i Fab Four che non saltavano mai un 1000, mentre da quattro-cinque anni a questa parte i big si concentrano più sugli Slam e cosi c’è molto più spazio per tutti gli altri. Nonostante sia un grande giocatore con un grande futuro, affrontare Rublev nell’ultimo atto di un “1000” non è la stessa cosa che affrontare uno dei Fab Four. 

Una finale deludente non cancella un torneo memorabile. Prossimo appuntamento: New York.

Reportage a cura di Marco Lorenzoni

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Volandri: “Simone si era infortunato ieri, avevo già deciso di puntare su Berrettini”

Berrettini: “Filippo mi ha chiesto di metterci il cuore e dare tutto quello che avevo”. Shapovalov: “Farò tutto il possibile per giocare la finale”

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Photo by Silvestre Szpylma / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Primi a presentarsi in sala stampa sono i canadesi, capitanati da un Auger che si è guadagnato sul campo i galloni di leader, anche in virtù del fatto di aver salvato la baracca a settembre in quel di Valencia.

Frank, ovviamente un giorno di cui andare orgogliosi, cosa ci puoi dire?

[DANCEVIC]: Qualsiasi cosa può succedere in Davis, bisogna sempre combattere. È duro perdere il primo. Felix ci ha messo in parità nel doppio hanno giocato molto bene. Incredibile lo sforzo prodotto dal team. Ma domani c’è un altro match.

 

Felix, come ti senti? Qual è stato il momento più difficile?

[AUGER] Mi sento bene anche se ho giocato due partite, ma in Davis non c’è tempo di sentirsi stanchi. Nel doppio abbiamo subito due break ma poi siamo stati bravi a reagire e tornare in partita. In generale sono contento del “viaggio” che abbiamo fatto in questa Coppa Davis.

Frank, ci puoi raccontare come è stata la decisione di cambiare il doppio?

[DANCEVIC]. fortunatamente siamo molto flessibili, Vasek gioca benissimo con entrambi. Denis ha giocato tanto 3:15 mentre Felix era fresco, per cui avevamo quest’opzione, a seconda di come andavano i singolari.

Denis come giudichi la tua prestazione? Come ti sei gestito visto che la stagione per te era finita 3 settimane fa?

[SHAPOVALOV] Chi ha visto il match ha visto che il livello era molto alto. Ho fatto tutto il posibile, ne è sempre uscito bene nei momenti importanti. Ha mostrato perché ha vinto un torneo quest’anno e ha vinto contro grandi giocatori. A livello di preparazione credo di aver fatto un buon lavoro, mi sono preparato una settimana in Marbella per arrivare pronto. Farò tutto il possibile domani. Ho giocato due match tirati, ho perso, ma il livello era alto, ci sono cose positive da portare a casa

A seguire poi è arrivato Volandri, accompagnato da Fognini e Bolelli;

Filippo, come è stata la decisione per cambiare il doppio? Perchè hai puntato su Matteo?

[VOLANDRI] Simone si è infortunato ieri; abbiamo provato a recuperarlo, ma contemporaneamente ho cercato soluzioni alternative. Ieri ho chiesto a Matteo di essere pronto in caso di doppio; si è allenato due volte ieri e stamattina; ogni componente del team ha fatto quello che gli ho chiesto e sono orgoglioso di come si sono comportati. Matteo poi è abituato a giocare su questi palcoscenico. Sonego oggi aveva dato tutto e anche di più. Muso era un’opzione, ma ho preferito puntare su Matteo. Brucia, sarebbe stupido dire che non brucia, perdere per così poco, ma non avrei potuto chiedere nulla in più a quanto hanno dato i ragazzi; loro sono una squadra forte, Auger è in gran fiducia ma io sono stra contento della squadra a disposizione. Stiamo molto più avanti di quanto pensassi nel percorso di crescita

Matteo, quest’anno ti successo di tutto; vorrei sapere cosa provi e come valuti la tua stagione?

[BERRETTINI] È complicato, tante cose positive, purtroppo tanti momenti difficili, alcune volte sfortuna; secondo me viste le difficoltà non è stato un anno negativo, con tutto quelle che è successo. Ho veramente sforzato la mente per pensare positivo, è stato mentalmente difficile da gestire. Ho provato, mi sono messo a lavorare, non ho rimpianto di aver giocato. La squadra ha ritenuto che fosse la soluzione migliore. Anche se sarà difficile sono orgoglioso. Non bisogna nascondersi dietro un dito; so di poter giocare molto meglio di così; quello che mi ha chiesto Filippo era di metterci il cuore e dare quello che avevo; ovviamente mi sono sentito meglio in carriera, ma in Davis quello che serve è dare tutto. Nonostante tutto siamo arrivati vicino, ma stiamo mettendo delle ottime basi per il futuro e Fabio sono sicuro starà con noi anche negli anni a venire.

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Coppa Davis

Coppa Davis: “Ancora una volta il Canada ci rispedisce a casa. È la terza volta”

Il direttore commenta la sconfitta in semifinale contro il Canada: “Rimpiangiamo il forfait di Bolelli, se Sonego avesse vinto in due set forse avrebbe giocato lui e non Berrettini”

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Coppa Davis

Coppa Davis, il doppio canadese spegne i sogni dell’Italia: battuti Berrettini e Fognini [AUDIO e VIDEO COMMENTO]

Matteo sostituisce a sorpresa l’infortunato Bolelli ma chiaramente non è in grado di incidere sul match. Auger-Aliassime e Pospisil portano il Canada in finale

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Photo by Pedro Salado/ Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Coppa Davis – Semifinali

Italia-Canada 1-2

F. Auger-Aliassime/V. Pospisil (CAN) b. M. Berrettini/F. Fognini (ITA) 7-6(5) 7-5

 

Dal nostro inviato a Malaga

Dovrà aspettare ancora il tennis italiano per vedere la propria rappresentativa in finale di Coppa Davis, dove manca dal 1998: il doppio è vinto con merito dalla coppia canadese composta da Auger-Aliassime e Pospisil. I tennisti nord-americani hanno giocato meglio di Fognini e di Berrettini, schierato a sorpresa a pochi minuti dall’ingresso in campo da Volandri, a causa delle incerte condizioni fisiche di Bolelli. A posteriori una scelta non felice (non sappiamo quanto inevitabile): il tennista romano -che per forza di cose non poteva essere al meglio- ha giocato, specie nella seconda parte del primo set, una brutta partita.La coppia composta da Berrettini e Fognini non era però del tutto inedita: aveva già giocato nel circuito in quattro tornei (vincendo anche un titolo a San Pietroburgo nel 2018, uno dei due sin qui raccolti in questa specialità da Matteo) ed aveva già rappresentato l’Italia sia in Coppa Davis (vincendo nelle Finals del 2019 la sfida proprio col Canada di Shapovalov e Pospisil) che in ATP Cup (nel 2021,ultima apparizione ufficiale della coppia, che in quella circostanza si impose su Thiem e Novak). Da sottolineare come dal punto di vista tecnico della disposizione della coppia in campo Fognini con Matteo in risposta si mette a destra, a differenza di quanto di solito accade quando con lui gioca Bolelli.

Photo by Pedro Salado/ Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Il primo set illude gli appassionati italiani: i due tennisti azzurri entrano molto velocemente in partita e nel terzo game con Pospisil al servizio ci sono prima due palle break consecutive annullate dai canadesi, poi una terza sulla quale la potente risposta di dritto di Berrettini costringe Pospisil all’errore con la volee. L’italia si porta sul 3-1 giocando un tennis che lascia presagire buone chances per i nostri colori. Tuttavia sul 3-2, quando Matteo è chiamato per la seconda volta a servire, inizia improvvisamente a giocare male: sulle prime due palle break ci pensa il servizio di Berrettini a cavare d’impaccio gli azzurri. Sulla terza la risposta di dritto di Felix Auger-Aliassime viene lasciata a rete da Fognini che la giudica fuori, ma rimbalza in campo. Una volta equilibratosi il punteggio non ci sono ulteriori scossoni nel punteggio: nessun gioco arriva ai vantaggi e così le sorti del set sono decise dal tie-break. In questa fase del gioco a tenere su la coppia azzurra è Fognini, autore di bei colpi e bravo nell’incappare in pochi gratuiti, mentre nella coppia canadese è Auger Aliassime a trascinare Pospisil. Il tie-break è dominato dai nord-americani: da un lato tra ace e servizi vincenti sono ingiocabili quando sono alla battuta, dall’altro sono aiutati da Berrettini che sbaglia un paio di colpi decisamente alla sua portata. I canadesi lo vincono per 7 punti a 2 quando è passata un’ora dall’inizio di una partita non bella che -a differenza di quanto accaduto ieri per la semi tra Australia e Croazia- tiene comunque attaccati al sediolino la quasi totalità dei 9423 spettatori paganti (record sinora di questa edizione).

Il secondo set parte in maniera analoga al primo: nel secondo gioco, nuovamente con Pospisil al servizio, la coppia italiana riesce a guadagnare una palla break, che Fognini con un bel passante lungolinea di dritto converte positivamente. I tifosi azzurri presenti al palasport Carpena di Malaga non fanno a tempo ad esultare che subito devono tornare con i piedi per terra nel gioco successivo: Fabio va alla battuta e si incarta con due doppi falli che portano alla palla break i canadesi, aiutati nel convertirla da Berrettini, che sbaglia una stop volley di dritto non certo impossibile. Superata una alquanto insolita pausa per un guasto ai led pubblicitari a bordo campo, il successivo momento clou arriva all’undicesimo gioco quando tre errori piuttosto marchiani della coppia azzurra danno tre palle break consecutive ai canadesi: le prime due vengono annullate, sulla terza la risposta di dritto piuttosto scentrata di Auger-Aliassime viene giudicata lunga da Berrettini, ma termina in campo. Il match sembra finito, anche perché a servire è il 6 del mondo in singolare, decisamente il migliore in campo, tanto da non fare mai arrivare ai vantaggi gli italiani sino a quel momento quando era al servizio. Invece succede l’imponderabile e Fognini e Berrettini si portano sul 15-40. Tale situazione di punteggio è però solo l’ennesima illusione di una serata amara: Auger-Aliassime annulla le due palle break con un servizio vincente e un ace. Si arriva in un attimo al match point e a quel punto un dritto inside-in di Berrettini che finisce largo regala al Canada la finale di Coppa Davis, la seconda dopo quella del 2019.

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