Berrettini: "Il livello di consapevolezza raggiunto a Wimbledon non si perde, è scolpito dentro di me"

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Berrettini: “Il livello di consapevolezza raggiunto a Wimbledon non si perde, è scolpito dentro di me”

Intervistato dal Corriere della Sera, Matteo dice la sua sulla questione GOAT: “I numeri dicono Djokovic, io tifo Federer”. E sui vaccini non ha dubbi: “Mi fido della medicina”

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Matteo Berrettini - Wimbledon 2021 (credit AELTC/Jed Leicester)
 

Ad accendere la miccia dei grandi successi sportivi italiani di questa estate è stato senza dubbio Matteo Berrettini, il quale a Wimbledon circa due mesi ha raggiunto l’ultimo atto, giocato lo stesso giorno della finale degli europei di calcio. Una giornata storica tanto per il pubblico quanto per il tennista romano. “Che giornata surreale e bellissima” ricorda il diretto interessato, intervistato dal Corriere della Sera. Ma in fin dei conti quello era solo un lietissimo antipasto di quanto sarebbe poi accaduto alle Olimpiadi di Tokyo, ed è inevitabile che uno sportivo si lasci trasportare dall’entusiasmo di suoi colleghi di altre categorie.

“Io non credo alle cose che succedono per caso: ho visto motivazioni fortissime negli sport olimpici che hanno aspettato tanto per vincere, tipo l’atletica, risultato di una gestione del lockdown evidentemente migliore di altre nazioni, ho notato un lavoro enorme delle Federazioni del Coni, per il quale faccio i complimenti al presidente Malagò” ha commentato Matteo.

Tornado al presente, o ancora meglio all’immediato futuro, c’è un nuovo Slam da disputare. E a questo US Open il n. 8 del mondo non si presenta nelle stesse condizioni di Londra. “A Wimbledon arrivavo con tante partite nelle gambe, prima sulla terra di Parigi poi sull’erba del Queen’s. Qui a New York rientro da un infortunio, una lesione al quadricipite, ho bisogno di giocare, di stare in campo il più possibile. Anche se a dare la giusta spinta è la fiducia accumulata in precedenza. Il livello di consapevolezza dei miei mezzi raggiunto a Wimbledon non si perde, è ancora lì bello scolpito dentro di me. Sono un finalista Slam, punto. Poi c’è la sicurezza che si costruisce match dopo match: quello è un cantiere sempre aperto”.

 

Recentemente Berrettini ha avuto il piacere di incontrare da vicino un ex grande tennista, John McEnroe, il quale non perso occasione per lanciargli un monito. “Mi sono allenato con Jannik Sinner alla sua accademia in un giorno di pioggia. John è stato gentile: a Londra ero dentro la bolla e non sono riuscito ad avvicinarmi, mi ha detto ‘sei stato bravo e occhio perché d’ora in poi nessuno ti regalerà più niente’. Fa piacere”.

Inevitabile poi che anche lui venisse coinvolto nell’eterna diatriba su chi sia il più grande tennista di tutti i tempi.I numeri dicono che [Djokovic] probabilmente lo è già. Ma al di là dei record, che a me interessano poco, ci sono le emozioni. Di certo Nole è lassù, tra i grandissimi. Io non ho mai nascosto di tifare per Federer: lo facevo da ragazzino, lo faccio oggi. Ma il bello di Djokovic, Federer e Nadal è che sono diversissimi, hanno qualità enormi tra cui si fa fatica a scegliere. È ovvio che stiamo assistendo al tramonto di Roger per limiti di età, ma godiamoci questi tre campioni straordinari finché ci sono”.

Infine l’intervista si chiude con uno dei temi centrali di questo torneo imminente, ovvero la questione vaccini. Matteo ancora una volta si dimostra una persona equilibrata e coscienziosa, e il suo pensiero è chiaro. Io sto dalla parte della medicina di cui mi fido. Non mi nascondo: sono vaccinato. Non mi piace parlare degli altri ma il vaccino è di sicuro la scelta giusta per me. Io poi sto sempre attento: mascherina, distanziamento, gel per le mani. Così mi sento sicuro”.

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Coppa Davis, Barazzutti: “Italia con le carte in regola per vincere, ma la formula non mi piace”

L’ex capitano azzurro in un’intervista al Corriere dello Sport evidenzia il rammarico per l’occasione non sfruttata pur manifestando ottimismo per il futuro: “: “È lecito avere un piccolo rimpianto, ma credo che ci prenderemo grandi soddisfazioni”

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Corrado Barazzutti - Italia-Corea del Sud, Coppa Davis 2020 (foto Felice Calabrò)

L’amarezza per come è finita l’avventura in Coppa Davis della nazionale italiana è molto alta. Il successo da sfavoriti con gli Stati Uniti avevano fatto sognare gli appassionati italiani, poi la sconfitta con il Canada al doppio decisivo ha lasciato il rammarico per un’occasione che poteva essere d’oro, visto l’esito della finale tra i nordamericani e l’Australia.

Non vi sono tuttavia solo lati negativi, ma anche solide basi per pensare che la nazionale italiana possa essere competitiva appieno per conquistare nuovamente la prestigiosa insalatiera dopo l’unica vinta nel lontano 1976 in Cile.

Tra coloro che trionfarono a Santiago del Cile vi era Corrado Barazzutti, ex capitano della nazionale italiana, che in un’intervista al Corriere dello Sport ribadisce come la spedizione Italiana non sia stato un fallimento e che il futuro del tennis del bel paese è roseo.

 

Un percorso nella Final Eight di Malaga che l’Italia ha dovuto affrontare con un roster non al completo ma con Sonego rientrato dalle Maldive che ha gettato il cuore oltre l’ostacolo. “L’Italia si è presentata a Malaga senza i due giocatori di punta, ma ha ritrovato un Sonego in grande spolvero” ha dichiarato l’ex capitano della nazionale, che non ha nascosto il suo pensiero: “Andando a vedere il bicchiere mezzo vuoto è lecito avere un piccolo rimpianto.”

Rimpianto che deriva dal fatto dall’infortunio di Bolelli ma anche dal fatto che in terra spagnola molte squadre si erano presentate con delle importanti assenze: “Simone Bolelli è stato messo fuori causa sul più bello da una lesione al polpaccio, ma alcune delle concorrenti, come la stessa Italia, non potevano contare su tutti gli effettivi e la Russia è stata esclusa dalla competizione per le note vicende. Si è aperta una finestra in cui l’Italia poteva intrufolarsi e magari sfruttare l’occasione

Sulla scelta di schierare Berrettini in doppio che tante polemiche ha sollevato, sebbene il capitano Volandri avesse le idee chiare sin dall’inizio, anche Barazzutti si dimostra dubbioso: “Non so se Berrettini fosse la scelta migliore per sostituire Bolelli. Matteo è stato generoso ed è evidente che abbia fatto tutto il possibile nonostante non fosse al top. Con Fognini avrei visto meglio un giocatore in salute e in fiducia come Sonego, anche se poi nessuno può sapere come sarebbe andata a finire.”

Se quest’anno a trionfare è stato il Canada, Barazzutti è certo che il futuro può essere roseo per l’Italia: “Abbiamo tutte le carte in regola per recitare un ruolo da protagonisti perché siamo la squadra più attrezzata in assoluto. Se negli anni a venire le altre nazioni non produrranno un gruppo assortito di giocatori così forti e al contempo giovani, credo ci prenderemo grandi soddisfazioni”.

Sulle possibile avversarie per l’Italia negli anni a venire le idee sono chiare: “Il Canada continuerà ad essere un’antagonista, così come la Spagna con Alcaraz. Tuttavia senza Rafa Nadal perdono tanto”.

Sul format della competizione, giudicato positivamente da ITF e Kosmos (come dichiarato dal CEO Rojas al Direttore Scanagatta), Barazzutti è lapidario: “Non mi piace. È come se prendessimo uno Slam e lo modificassimo in un torneo da dieci giorni. Una volta la Coppa Davis era considerata il quinto slam, mentre adesso l’hanno ridimensionata”.

Critiche che riguardano non solo il formato in sede unica : “Si gioca al meglio dei tre set, gli incontri sono diventati tre, il doppio ha un’incidenza ben diversa e il fattore campo non esiste quasi più. Quando la vincemmo noi nel 1976 contro il Cile fu un’impresa gigantesca in un contesto difficile. Ormai questa è la nuova formula e bisogna accettarla così come è stata concepita”.

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ATP

Ruud, la terza è quella buona. All’esibizione di Quito batte Nadal e pensa all’Australian Open

Dopo Quito il tour d’esibizione si sposterà prima a Bogotá, e poi sarà la volta di Ciudad da Messico.

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Casper Ruud - Nitto ATP Finals Torino 2022 (foto Twitter @atptour)

Continua il tour di esibizioni in Sudamerica di Nadal e Ruud: dopo le due sconfitte a Buenos Aires e Belo Horizonte, Casper centra la prima vittoria contro Rafa nel match di esibizione a Quito, con il punteggio di 6-4 6-4. Davanti a circa 12.000 spettatori che hanno praticamente riempito il Coliseo Rumiñahui, Nadal e Ruud hanno offerto uno spettacolo degno della loro classifica ATP.

Le condizioni del campo in sintetico erano piuttosto veloci, favorendo così il tennis propositivo del norvegese. Con questi presupposti Ruud ha saputo sfruttare i suoi potenti servizi e ha vinto molti punti con il suo diritto mettendo Rafa più volte in difficoltà. Certo non sono mancati anche i momenti piacevoli: ad esempio quando Nadal ha portato fuori dal pubblico un bambino per disputare un punto contro Ruud. Il norvegese alla fine ha portato a casa l’agognata vittoria senza essere mai breakkato. A proposito della nuova stagione imminente il norvegese ha dichiarato: “In questa stagione non sono stato in grado di giocare l’Australian Open; quindi, per me sarà come una rivincita e spero vivamente di poter fare bene. Non vedo l’ora di andare in Australia, sperando di ottenere buoni risultati. Non vedo l’ora di iniziare una nuova stagione e di poter tornare a giocare i cinque set. Sono affamato per ottenere un buon risultato anche lì e sono curioso di vedere come andranno le cose il prossimo anno.

Il tour d’esibizione di Nadal proseguirà attraverso l’America Latina che lo ha già portato nei giorni scorsi a Buenos Aires, Santiago del Cile e Belo Horizonte. Adesso dopo Quito toccherà a Bogotá e Città del Messico.

 

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Coppa Davis

Félix Auger-Aliassime: “Avrei preferito affrontare Berrettini al top della forma. Io e lui siamo amici”

“Nei prossimi anni l’Italia sarà tra le contendenti per la Coppa Davis. Sinner può vincere Slam in futuro” – così Auger-Aliassime alla Gazzetta dello Sport

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Felix Auger-Aliassime - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Felix Auger-Aliassime - Coppa Davis 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Domenica scorsa il Canada ha riscritto la storia del suo paese, conquistando la prima Coppa Davis della sua storia grazie a Denis Shapovalov e Félix Auger-Aliassime, che nel 2015 avevano portato a casa anche la Davis Cup junior. Mattatore assoluto della settimana a Malaga è proprio stato il numero 6 del mondo, che ha mostrato ancora una volta i suoi incredibili miglioramenti in un 2022 da favola e nei 4 match disputati non ha mai perso il servizio.

“Penso che mi sognerò per anni quell’ultimo colpo. Ho solo pensato ‘tira più forte che puoi‘, e quando ho capito che la palla di De Minaur sarebbe uscita è come se avessi perso i sensi: le gambe mi hanno abbandonato, sono crollato a terra e ricordo solo tutti che mi venivano addosso. Mi piace ricordare il successo nella Coppa Davis Junior, è come se io e Denis avessimo chiuso un cerchio. La speranza è che questa generazione possa andare ancora molto lontano”.

In un’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, Auger-Aliassime è tornato sulla sfida all’Italia, esprimendo un po’ di rammarico sulle condizioni del suo amico Matteo Berrettini, che avrebbe voluto affrontare al top della forma. I due si sono già scontrati cinque volte nel circuito ATP, con quattro vittorie dell’azzurro (due sull’erba e due alla Laver Cup). L’unico successo del canadese è arrivato l’anno scorso a Cincinnati.

 

“Io e Matteo ci siamo incrociati prima di affrontarci in campo – prosegue FAA – peccato che lui non fosse ancora in piena forma, sarebbe stato una gran bella sfida se tutti fossimo stati al 100%. Sono certo però che il peggio per lui sia passato: in Australia sarà tra gli avversari da battere. Anche l’Italia, insieme a noi e agli Stati Uniti, nei prossimi anni sarà tra le contendenti alla Coppa Davis“.

Come detto in precedenza, Auger-Aliassime ha chiuso la stagione da numero 6 del ranking, in un 2022 che ha dato ampio spazio a risultati straordinari dei giovani. Oltre a lui, impossibile non menzionare il n°1 del mondo Carlos Alcaraz, vincitore di uno Slam e di due Masters1000, così come anche Holger Rune, che se non fosse stato per una manciata di punti persi per un Challenger giocato lo scorso anno avrebbe chiuso l’anno in top10.

“Ho già battuto Carlos, è un giocatore davvero forte. Ha enormi grandi potenzialità ed è impressionante pensare che a 19 anni sia già il numero 1 ATP abbia vinto uno Slam. C’è poi anche Holger, che ha fatto un exploit incredibile: sarà bello sfidarsi per i trofei più importanti. I miei obiettivi da qui in avanti sono chiari, ovvero vincere i Masters 1000 e gli Slam. Gli italiani? La forza e la potenza di Matteo Berrettini sono impressionanti, poi è una bella persona: siamo amici ed è una rivalità positiva. Sinner sta ancora crescendo, ma penso che sia uno dei candidati a vincere Slam nel futuro. Musetti è il più giovane, sta anche lui facendo molti progressi e il suo tennis è davvero spettacolare“.

Per il 22enne di Montréal, che rispetto ai due 19enni citati in precedenza si sente già un “veterano”, non è però stato sempre tutto facile. Prima di questa stagione, infatti, non aveva mai vinto nemmeno un titolo ATP, vedendosi sempre più spesso attribuita l’etichetta di eterno secondo. Delle otto finali disputate prima del 2022, infatti, non era mai riuscito ad imporsi. Certo non è facile accettare la sconfitta, ma il canadese non si è mai dato per vinto:

“Quando giochi una finale è sempre meglio vincere. Però bisogna anche vedere il lato positivo: arrivare a giocarsi il titolo è comunque già un buon risultato. In alcune occasioni non ho giocato abbastanza bene da meritare la vittoria, ma non mi sono mai abbattuto. Penso che la resilienza sia una delle mie qualità più grandi”.

C’è poi un aspetto molto importante di cui forse pochi sono a conoscenza, ovvero la grande generosità di Auger-Aliassime. Anche senza farne proclami, il giovane canadese è sempre impegnato in un importante progetto benefico legato al tennis:

Per ogni punto che faccio dono 10 dollari per progetti legati all’istruzione e alla sanità in Togo (il paese originario del padre, ndr). Questa stagione devo dire che è andata piuttosto bene, per me questo progetto è una spinta ulteriore per dare tutto quello che ho sul campo“.

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