US Open: Halep, Kerber e Muguruza lanciano la sfida

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US Open: Halep, Kerber e Muguruza lanciano la sfida

Belle vittorie in tre set di Halep (che ormai sembra recuperata), Muguruza (sulla finalista in carica Azarenka) e Kerber, che doma Stephens alla distanza

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Simona Halep - US Open 2021 (dal suo profilo Twitter)

Un paio di ottavi e mezzo: questo è quanto ha delineato la prima parte del programma femminile di venerdì allo US Open, che si è conclusa attorno alla mezzanotte italiana. Hanno vinto in tre set e avanzato una discreta candidatura per arrivare in fondo Halep, Muguruza e Kerber, tutte e tre chiamate a impegni per nulla banali.

È stato un match dall’andamento ondivago quello che Simona Halep ha vinto su una Elena Rybakina capace di reagire a una prima partita persa nonostante il 5-3 e quattro set point complessivi, ma anche condizionata da un problema al piede nel terzo parziale. 7-6(11) 4-6 6-3 per Halep, apparsa del tutto recuperata dal punto di vista fisico e sempre più in fiducia, nonostante qualche breve pausa in cui ha concesso errori che non appartengono ai suoi momenti migliori.

Inizialmente imperfetta, Halep è finita sotto 3-0, ha recuperato e poi ha mandato l’avversaria a servire per il parziale – salvo poi annullare il set point con una risposta profonda che ha costretto Rybakina all’errore. Poi è stata lei a portarsi in vantaggio, senza riuscire a chiudere il set col servizio. In un tie-break godibilissimo, Elena ha annullato sei set point (quattro consecutivi), ne ha mancati tre e si è arresa con il doppio fallo al 24° punto. Il tentativo di allungare gli scambi limitando gli errori è riuscito solo a tratti alla rumena, capace di 16 errori, ma Rybakina ha finito per far peggio (ben 24 errori a fronte di 13 vincenti).

 

Elena non si è però disunita ed è ripartita a razzo, mentre Simona ha tirato il fiato ed è finita sotto 3-0 (pesante). Qui c’è stata un’altra rimonta, completata dopo l’intervento del fisio per fasciare il piede sinistro della ventiduenne nata a Mosca – MTO durante il quale Halep ne ha approfittato per farsi trattare la spalla destra, già fonte di guai lo scorso marzo.

In un replica del primo parziale, un brutto game rumeno ha mandato avanti Rybakina che questa volta è stata perentoria con il servizio e ha pareggiato il conto dei set. Dopo un break di vantaggio illusorio subito smarrito, il problema al piede e certo un po’ di stanchezza si sono fatti sentire e Rybakina ha faticato sempre più a tenere il campo – mentre l’atteggiamento di Halep passava dal “non ce la posso fare” al “sono ancora qui” Logico epilogo il 6-3 del set decisivo. Con tutt’altro spirito rispetto a quello dubbioso con cui ha probabilmente iniziato il torneo, agli ottavi Halep non giocherà da sfavorita contro Svitolina o Kasatkina. Se vi serve una prova del rinnovato vigore di Halep (e della disattenzione del cameramen sul primo recupero della rumena), ecco uno dei punti più spettacolari del duello.

Con gradi di fatica decisamente differenti – altini quelli della spagnola, quasi nulli per la ceca – Muguruza e Krejcikova sono riuscite a fissare il terzo appuntamento stagionale, dopo la vittoria di Muguruza in finale a Dubai e quella di Krejcikova agli ottavi di Cincinnati, mezzo mese fa. La campionessa in carica del Roland Garros ha approfittato di una Rakhimova (lucky loser) molto fallosa e ha perso solo sei game, e mai il servizio, mentre Muguruza è riuscita a estromettere la finalista in carica Vika Azarenka solo sulla lunga distanza.

Col senno di poi, ad Azarenka vanno fatti i complimenti per aver tenuto in piedi una partita che sembrava ben indirizzata dopo il primo set vinto (6-4) dalla spagnola, superiore un po’ in tutti i settori del gioco dopo un avvio incerto durato appena un paio di game. Si è ricordata di essere ancora una delle migliori ribattitrici del mondo e ha tolto il servizio alla sua avversaria per tre volte di fila, vincendo logicamente il set (6-3). Le energie profuse per vincerlo, ben canalizzate nell’avanzamento del baricentro soprattutto in risposta, non sono però state riproposte nel set decisivo nel quale invece Azarenka è apparsa più nervosa che concentrata. Quando servi peggio dell’avversaria, leggi meno bene il servizio e tiri anche meno forte (e preciso), non puoi che rassegnarti alla sconfitta. Megli per il torneo: Muguruza ha dato la sensazione di poter essere una contender più credibile.

E se parliamo di contender credibili per la vittoria finale, c’è sicuramente da fare il nome di Angelique Kerber, lei che non si è mai fermata prima della semifinale negli ultimi tre tornei disputati (Bad Homburg, Wimbledon e Cincinnati) e che in questo lasso di tempo è stata sconfitta solo da Ash Barty. Messa decisamente alle strette da Sloane Stephens nel primo set – quasi al punto di trovarsi dominata, a dire il vero – ha reso evidente la differenza tra una giocatrice a cui riesce tutto molto facile, tranne rimanere concentrata fino alla fine (Stephens) e una che quanto a talento nel colpire ha ricevuto in dote qualche grammo in meno, ma che la voglia di lottare non l’ha mai smarrita neanche nelle annate peggiori.

Kerber è rimasta lì e non era facile, perché pur giocando per nulla male ha perso un primo set che avrebbe dovuto perdere ancora prima se Stephens, dopo aver giocato un tennis di cristallina bellezza per mezz’ora, non fosse incappata in un doppio fallo. Poi Kerber ha approfittato del calo che ormai tutti ci attendiamo dall’ex vincitrice di questo torneo (correva l’anno 2017) quando la vediamo giocar bene per più di qualche game di fila e ha serrato i ranghi, difendendo con profitto il servizio nei due set conclusivi. Sempre più padrona del campo e capace di anticipare quelle traiettorie strette che le erano state fatali nel primo set, la tedesca ha completato la rimonta con un 6-2 6-3 che lancia anche un messaggio alle sue prossime avversarie: di qui non sarà facile passare.

Ha contribuito Michelangelo Sottili

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ATP Anversa: alle 16.30 Jannik Sinner sfida Arthur Rinderknech

Il teenager altoatesino prosegue nelle Fiandre la difficile caccia a uno degli ultimi due posti disponibili per le Finals di Torino

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Jannik Sinner- ATP Sofia 2021 (ph. Ivan Mrankov)

La corsa alle Finals torinesi si è fatta quantomeno complicata, ma Jannik Sinner conserva le possibilità di provarci. Fino all’ultimo quindici del torneo di Stoccolma occorrerà sbagliare pochissimo, e il primo ostacolo da saltare senza inciampi si paleserà nel pomeriggio odierno. Il kid di Sesto Pusteria alle 16.30 circa (in diretta su Sky e Supertennis) affronterà nei quarti di finale del torneo di Anversa il francese Arthur Rinderknech, avversario non banale, in buona forma e sicuramente cresciuto rispetto all’unico precedente, andato in scena lo scorso mese di maggio al torneo di Lione.

In quell’occasione il giocatore da Gassin, lucky loser, aveva inopinatamente sorpreso in rimonta un Sinner opaco e in grande difficoltà al servizio; servizio che invece aiutò e continua a fornire un grande contributo a Rinderknech, nel frattempo passato dalla centoventicinquesima alla sessantacinquesima posizione del ranking ATP. Battitore di quasi due metri dal dritto niente affatto disprezzabile, Arthur il provenzale in Belgio ha vinto due buone partite contro Federico Delbonis e Dusan Lajovic, per raggiungere quello che è addirittura il sesto quarto di finale di una stagione davvero notevole.

Contro Sinner, a Lione, Rinderknech ottenne la prima vittoria della carriera contro un top 50: da quel momento ne sono arrivate altre sei, con la perla del successo agli ottavi di finale di Gastaad contro Robert Bautista Agut, allora numero sedici del mondo. Un insieme di dati che restituisce l’immagine di un giocatore nel momento migliore della carriera. Ma le opzioni di Jannik non sono moltissime: urge una vittoria, per tenere acceso il lumicino della speranza.

 

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Krajinovic: “Djokovic guiderà la Serbia in Davis. Non andrò all’Australian Open in caso di quarantena”

Il numero due serbo è pronto a mettere le mani sull’Insalatiera, ma non andrà in Australia se dovrà rimanere in isolamento per più di cinque giorni

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Filip Krajinovic a Sofia 2021 (Credit: Ivan Mrankov)

Ci sono pochi dubbi che la quarantena australiana di inizio 2021 non sia un’esperienza che i tennisti smaniano di ripetere, soprattutto gli sfortunati che sono capitati sullo stesso aereo di un collega risultato positivo al COVID-19 e costretti al completo isolamento per due settimane, ma anche coloro che potevano uscire solo per il tempo prefissato per gli allenamenti e poi dovevano tornare nelle loro stanze con le finestre sigillate. A peggiorare l’umore c’è stata l’evidente disparità con i privilegiati di Adelaide che, tra l’altro, potevano godere del balcone. Tra quelli sicuramente non disposti a sottostare di nuovo a due settimane di quarantena c’è Filip Krajinovic, appena eliminato dalla Kremlin Cup (è stato battuto da Pedro Martinez dopo il bye al primo turno), evento a cui pensava di rinunciare per riposarsi dopo il Indian Wells per poi giocare in seguito “a Vienna e Parigi, ma Medvedev si è ritirato da Mosca, sono entrato come quarta testa di serie, un bye al primo turno, quindi ho deciso di andare”, spiega a Sport Blic il ventinovenne di Sombor.

IPOTESI AUSTRALIANE – È notizia degli scorsi giorni che solo i tennisti con doppia dose riceveranno il visto per volare a Melbourne, dove, secondo Martin Pakula, ministro (anche) del Turismo, Sport e Grandi Eventi dello Stato della Victoria, essere vaccinati darà ai tennisti l’opportunità di giocare al meglio l’Australian Open, con le minori limitazioni possibili“. Limitazioni che, come anticipato, hanno un… limite per Krajinovic. “Sono molto rigorosi lì e onestamente, se devo stare in quarantena per quattordici giorni dopo l’arrivo a Melbourne, non andrò in Australia. Sono stato vaccinato, ho fatto tutto ciò che era in mio potere per proteggere me stesso e le persone intorno a me, quindi non vedo davvero alcun motivo per sedermi lì per quattordici giorni in una stanza. Se dicono che dopo l’arrivo devo stare, diciamo, cinque giorni in isolamento, per me va bene, ma tutto ciò che va oltre è inaccettabile per me”. E ci sono anche i tempi piuttosto stretti, con la Coppa Davis che termina il 5 dicembre: “La stagione finisce tardi, avrò venti giorni per prepararmi e partire. Verranno ancora organizzati voli charter, l’ultimo dei quali è previsto per il 28 dicembre, l’ultima data utile per andare in Australia. Vedrò quale sarà la decisione finale di Melbourne, quindi deciderò la cosa migliore da fare”. In ogni caso, una decisione finale sulla durata di un’eventuale quarantena non è ancora stata presa da parte del governo locale.

IL RITORNO DI NOLE – Il numero 1 ATP ha dichiarato negli scorsi giorni che la sua programmazione di fine anno includerà Bercy, le Finals di Torino e la Davis. E proprio in quest’ultima manifestazione Krajinovic spera di ottenere un trionfo storico, con la compagine guidata da Djokovic in partenza il 25 novembre. “Avremo la formazione più forte perché vogliamo tentare di vincere l’Insalatiera come nel 2010”, rivela Filip, che userà i prossimi tre tornei per arrivare al meglio a Innsbruck (la Serbia è nel girone con Germania e Austria, prive rispettivamente di Zverev e Thiem) e a Madrid. Viaggiamo guidati da Novak e di certo non andremo lì per perdere. Eravamo già tutti d’accordo per giocare e provare a vincere”. In programma c’è una mini-preparazione a Belgrado prima di dirigersi verso l’Austria, “quattro o cinque giorni di allenamento insieme per rafforzare lo spirito di squadra, ma non so esattamente quando cominceremo perché dipende da chi gioca cosa da qui a fine stagione”.

 

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Challenger

Molto bene gli italiani al Challenger 80 di Lussino

Sono quattro gli azzurri che raggiungono i quarti nel torneo croato, Giannessi, Arnaboldi, Brancaccio e un nervosissimo Cecchinato

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Marco Cecchinato - Bercy 2020 (via Twitter, @RolexPMasters)

Altra grande settimana per il tennis italiano che piazza ben quattro atleti nei quarti di finale del Challenger 80 di Lussino, Losinj in croato (la splendida isola situata nella parte meridionale dell’arcipelago del Quarnaro). Davvero un ottimo risultato se pensiamo che gli azzurri al via erano solo cinque e che l’unico eliminato (Franco Agamenone) è caduto nel derby contro Giannessi.

Cominciamo da Marco Cecchinato che, dopo una stagione non troppo positiva, sta cercando in questi ultimi tornei Challenger quei punti che gli servono disperatamente per rimanere in Top 100 (al momento in cui scriviamo è N.104). Ma non lo fa con animo sereno come ha purtroppo dimostrato nel primo turno quando, durante il match contro il modesto Lopez San Martin (N.341 ATP), si è reso protagonista di un episodio veramente spiacevole. Sul 5-5 del primo set lo spagnolo ha servito un ace all’incrocio delle righe e Ceck, indicando polemicamente l’avversario, ha iniziato a lamentarsi ad alta voce dicendo “Mi prende anche per il culo, questa sega“. Forse l’arbitro non ha capito e quindi non ha preso provvedimenti, noi che invece abbiamo capito benissimo vorremmo ricordare all’azzurro che se non è stato capace di confermare i livelli stellari del 2018 non è certo per colpa del malcapitato Lopez San Martin. Certo, comprendiamo benissimo che giocare sul Centrale parigino contro Djokovic sia molto più gratificante, ma questa non è giustificazione sufficiente.

Comunque sia, portato a casa l’incontro con un doppio tie-break, il siciliano ha dovuto sudare non poco anche al turno successivo in cui ha avuto la meglio sul padrone di casa Nino Serdarusic (N.244 ATP) col punteggio di 6-7(4) 7-6(4) 6-1. Ora lo attende il bombardiere francese Mathias Bourgue (N.228 ATP), contro cui parte leggermente favorito.

 

Bravissimo Alessandro Giannessi che, nonostante i problemi al gomito che lo tormentano da un po’ di tempo, ha eliminato prima il veterano olandese Robin Haase col punteggio di 7-6(4) 7-5 e poi l’italo-argentino Franco Agamenone, che ha resistito stoicamente per oltre due ore e mezza ma alla fine è stato costretto alla resa 7-6(7) 3-6 6-1. Agamenone nel primo set ha recuperato dal 2-5 per poi avere anche due set point nel tie-break. Nel secondo parziale ha pareggiato i conti ed è anche sembrato in controllo, senonché nel set decisivo si è letteralmente sciolto, confermando di essere arrivato a questo finale di stagione con la spia della riserva accesa.

Ai quarti anche Raul Brancaccio che, senza troppi clamori, replica il risultato già ottenuto a Napoli, Forlì e Oeiras. Eliminati il turco Ergi Kirkin (N.303 ATP) e lo spagnolo Carlos Gimeno Valero (N.301 ATP), nei quarti lo aspetta il derby con Giannessi.

Ultimo a qualificarsi Andrea Arnaboldi, che batte nell’ordine Jay Clarke (N.194 ATP e settima testa di serie) e il ceco Jonas Forejtek (N.316 ATP), in entrambi i casi in tre set. Adesso lo attende lo spagnolo Carlos Taberner (N.111 ATP) che, dall’alto della sua seconda testa di serie, parte favorito. Ma, come già più volte detto, al tennista milanese non mancano certo i mezzi per confezionare una piccola sorpresa.

Nessun italiano in gara negli altri due Challenger 80 (entrambi su terra battuta) che si disputano questa settimana in Sudamerica, a Bogotà e Buenos Aires. Anche questi tornei si sono allineati ai quarti nel corso della notte tra giovedì e venerdì.

Grandi sorprese negli ottavi colombiani, dove sono caduti i primi due favoriti, il colombiano Daniel Elahi Galan Riveros (N.107 ATP out contro Gerald Melzer, fratello minore di nove anni del ben più blasonato Jurgen) e il tedesco Daniel Altmaier (N.110 ATP, battuto dal canadese Alexis Galarneau in tre). Il seed più alto rimasto in gioco è il quinto, vale a dire l’argentino Facundo Mena (N.234 ATP), ma se dovessimo esporci alle sabbie mobili dei pronostici indicheremmo il colombiano Nicolas Mejia (N.286 ATP), che quest’anno è già arrivato due volte in finale (Orlando e Salinas).

A Buenos Aires, invece, ben sette degli otto favoriti hanno raggiunto i quarti, ed è inevitabile indicare le prime due teste di serie, Thiago Monteiro (N.92 ATP e fresco vincitore a Braga) e Juan Manuel Cerundolo (N.102 ATP). In terra argentina la mina vagante è la settima testa di serie Sebastian Baez (N.124 ATP), il quale in stagione vanta già tre vittorie e tre finali. Un po’ in calo di condizione invece Francisco Cerundolo (il fratello maggiore di Juan Manuel) che è a secco dal Challenger di Cordenons. Ma il talento per sorprendere non gli manca di certo: il suo prossimo avversario sarà un altro “fratello d’arte”, vale a dire l’uruguagio Mario Cuevas.

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