US Open, la Spagna ha un nuovo re Carlos: Alcaraz fa il fenomeno e batte Tsitsipas

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US Open, la Spagna ha un nuovo re Carlos: Alcaraz fa il fenomeno e batte Tsitsipas

La grande promessa è già una realtà: il diciottenne spagnolo elimina la testa di serie N.3 ed è il più giovane agli ottavi di uno Slam in 29 anni

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Carlos Alcaraz - US Open 2021 (Mike Lawrence/USTA)

C. Alcaraz b. [3] S. Tsitsipas 6-3 4-6 7-6(2) 0-6 7-6(5)

È un match di grandissimo livello quello che ha visto Carlos Alcaraz imporsi al tie-break del quinto set su Stefanos Tsitsipas. Ma a impressionare addirittura oltre il livello di gioco espresso – e c’è stato da rimanerne sconcertati – sono state la tenuta mentale e la freddezza del diciottenne Alcaraz che, sostenuto dal pubblico dell’Arthur Ashe Stadium, ha saputo reagire al 6-0 subito nel quarto parziale quando ormai la benzina pareva finita per un quinto set in cui ha fatto registrare 18 vincenti e 6 unforced di fronte a uno Tsitsipas che non si è certo fatto da parte (13-6 il suo saldo).

Un inizio di match travolgente per Carlos che, come poi per per larghi tratti dell’incontro, ha imposto un ritmo che ha reso pressoché impossibile a Tsitsipas girare attorno alla palle per incidere con il dritto – tanti rovesci per lui, che praticamente mai ha voluto variare con lo slice; e, a proposito di variazioni, a fare spesso la differenza sono state le smorzate di dritto di Alcaraz. Sotto di un set e un break, Stefanos ha pareggiato i conti e aveva il terzo parziale in pugno di fronte a un avversario che non poteva mantenere la lucidità a quei ritmi e che eppure non si è scoraggiato e si è fatto trovare pronto quando l’altro ha commesso l’errore di allentare la presa. È stato quello l’unico momento in cui si può imputare qualche colpa a Tsitsipas, oltre forse a un paio di punti in cui è stato poco deciso nel tie-break finale, ma lì è stato il carattere di Alcaraz a metterli a nudo.

IL MATCH – Il più forte 2003 in circolazione ha iniziato a vincere incontri anche sul duro e i tre set a zero su Norrie all’esordio sono stati una chiara dichiarazione di intenti. Cosa dire allora dei primi quattro giochi di questa sfida, con il n. 3 del seeding certo non perfetto, ma è davvero one-man show da parte di Carlos. Tsitsipas sembra trovare qualche contromisura e recupera uno dei due break subiti, ma l’illusione dura poco perché, tenuta la battuta, Alcaraz mette di nuovo in difficoltà l’avversario rispondendo aggressivo e trasforma il set point con una difesa stellare.

 

Stefanos chiede l’intervento del fisioterapista (il pubblico non apprezza) che gli sforbicia via le fasciature a protezione delle piante dei piedi, uno dei quali già in sofferenza contro Murray. L’allievo di Juan Carlos Ferrero continua a pestare come un forsennato, difende da belva e in un attimo gira lo scambio facendo un buco per terra con il dritto; è così che si procura l’opportunità del 2-0 che il ventitreenne di Atene decide di giocarsi con il cavallo di battaglia: servizio esterno e dritto inside-in sul quale però Alcaraz replica con un colpo anche più profondo e pesante che forza l’errore dell’altro. Un brutto dritto sulla palla game tiene vive le speranze di Stef, che diventano realtà dopo due passanti spagnoli falliti, il secondo non impossibile.

Sul 3 pari, nel momento più difficile fino a questo momento di fronte a un avversario che finalmente riesce a non andare sotto negli scambi, Alcaraz cerca di salvarsi tra una smorzata perfetta e alcune incursioni a rete, ma alla fine capitola. Time violation per Stefanos che con le palle nuove consolida agevolmente il vantaggio assicurandosi la possibilità di servire per il set. Possibilità che sfrutta nonostante lo 0-40 che rischiava di compromettere quanto raccolto negli ultimi giochi, salvandosi con la complicità di Carlos che non approfitta di tre seconde consecutive.

Alcaraz ha perso punch rispetto al primo set e mezzo e Tsitsipas ha tempo per organizzarsi al meglio sia nei colpi che dal punto di vista tattico. Si salva una prima volta, il teenager, ma un suo attacco poco lucido e un punto ben comandato da Stefanos valgono l’allungo. Tsitsipas ha ormai il gioco in mano e strappa un altro turno di battuta salendo 5-2, ma Alcaraz non dà alcun segno di resa, rimane attaccato al match – forse l’altro ha già la testa al quarto – e, annullati tre set point, si riappropria della fiducia che gli permette di accorciare lo svantaggio. Chiamato a ritrovare l’intensità che lo aveva portato a un passo dall’incamerare il parziale, Tsitsipas subisce invece la rinnovata veemenza di Carlos che estrae pure una mezza volata, probabilmente percepita dall’altro come un affronto.

Entrambi fanno sentire la propria voce, ma è il n. 55 ATP a prendersi il 5 pari, per poi assicurarsi il tie-break mentre ormai è lotta aperta. Nel mezzo del gioco decisivo, babbo Apostolos suggerisce qualcosa al maggiore dei suoi quattro figli che gli costa il warning per coaching e soprattutto un doppio fallo, mentre Alcaraz tira forte, smorza e lobba e passa, e torna avanti di un set. Un set che, sembra incredibile, è lo stesso che era saldamente nelle mani greche che poco hanno raccolto con la seconda di servizio.

Accompagnato da un ufficiale di gara e dal brusio di disappunto di alcuni spettatori, Stef va a cambiarsi, questa volta impiegando un tempo assolutamente ragionevole. Alcaraz paga lo sforzo mentale e sicuramente anche fisico del parziale recuperato e delle quasi tre ore di gioco. Il quarto set scivola via veloce verso il 6-0 per Tsitsipas senza peraltro alcun segnale di nervosismo da parte di Carlos, che chiede una valutazione del fisioterapista per quella che potrebbe essere una lieve contrattura alla coscia destra; arriva il medico con un pasticca e si può ricominciare con Stefanos alla battuta e l’altro che, ritrovando un ritmo sempre più intenso, gli resta incollato.

Gli scambi da applausi si susseguono, soprattutto per quello che vale l’unica palla break del set, che Stefanos si guadagna al sesto gioco raggiungendo e lobbando con gran mano una splendida volée di Alcaraz, il quale la annulla inchiodando l’avversario nell’angolo sinistro. Con una personalità che non ha bisogno di aggettivi, Carlos tiene a zero il dodicesimo gioco, come se la situazione fosse per lui abituale.

Nel tie-break, la rispostona vincente su una seconda trattenuta manda avanti Alcaraz, che continua a consegnare delicate smorzate di dritto dopo aver spaccato la palla. È di nuovo il terzo più forte del mondo a essere timoroso, questa volta con lo schiaffo al volo, ed è 6-3. La risposta greca accorcia e lo schema dropshot-lob manca il campo di un paio di millimetri. Un secondo match point che sfuma così deve rimanere nella giovane testa. Invece no, perché nello scambio successivo continua a mantenere il sangue freddo e, con nonchalance, buca ancora il campo con il dritto per poi gettarsi a terra con le mani sul viso per festeggiare la vittoria in quello che per adesso è il miglior match e, non si può non dirlo, una pietra miliare della carriera di Alcaraz.

Sono allora ottavi US Open per lui che a 18 anni e 130 giorni è il più giovane negli ultimi sedici di uno Slam da Andrey Medvedev (17 e 281) al Roland Garros. Al prossimo turno sarà duello originale con il qualificato Peter Gojowczyk, in quattro set vincitore di Laaksonen.

Il tabellone maschile dello US Open con tutti i risultati aggiornati

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Tennis Australia perde 100 milioni di dollari in un anno: quasi mezzo miliardo di spese per l’Australian Open 2021

Le spese aggiuntive dovute alle misure anti-COVID (e le perdite legate al pubblico contingentato) comportano un debito ingente: la speranza è che l’edizione 2022 possa risanarlo almeno in parte

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https://twitter.com/AnnaK_4ever/status/1467142104312958976

Lo straordinario sforzo organizzativo messo in atto per far disputare l’Australian Open 2021 costa caro a Tennis Australia, che ha dichiarato perdite da circa 100 milioni di dollari australiani (circa 62 milioni di euro) nel periodo che va dal 30 giugno 2020 al 30 settembre 2021. Il report annuale è consultabile pubblicamente a questo link, e quantifica le perdite in 75.182.525 dollari nei dodici mesi che vanno dal 30 settembre 2020 al 30 settembre 2021 più altri 24.837.411 dollari fra il 30 giugno 2020 e il 30 settembre 2020.

Trovatasi a dover organizzare il torneo in una delle aree più rigorose dal punto di vista della prevenzione anti-COVID, vale a dire lo stato del Victoria (Melbourne detiene il record mondiale per il lockdown più lungo), Tennis Australia e il governo locale hanno compiuto uno sforzo eccezionale per far sì che l’Happy Slam avesse luogo senza un numero eccessivo di forfait e senza rischiare di scatenare una nuova ondata pandemica.

Queste necessità si sono tradotte in grandi spese legate al testing di giocatori e dipendenti, alle prenotazioni alberghiere e all’utilizzo di voli charter per trasportare i giocatori a Melbourne (o ad Adelaide, nel caso di una ristretta minoranza di top players ed entourage annessi) da località come Doha, Dubai e Los Angeles. Per questo, nonostante circa 360 milioni di incassi (cifra già di per sé lontana dai 455 milioni del 2020, un calo dovuto al contingentamento del pubblico e al breve lockdown occorso durante il torneo che è risultato nelle porte chiuse per cinque giorni) a cui si sono aggiunti 25 milioni di introiti aggiuntivi, le spese totali hanno ammontato a circa 486 milioni.

 

Tennis Australia aveva inoltre a disposizione un tesoretto da 80 milioni che è stato interamente prosciugato dalla scorsa edizione dell’Happy Slam. Non solo: la federtennis Down Under ha dovuto chiedere un ulteriore prestito da 40 milioni per sostenere le spese aggiuntive. Ora la speranza degli organizzatori è che la capienza al 100% della prossima edizione del torneo (nonché di tutti gli eventi di preparazione, su tutte la ATP Cup in programma a Sydney) possa consentire di iniziare a colmare un gap davvero importante.

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Coppa Davis, Medvedev provoca il pubblico di Madrid: “Battere la Spagna è stato il momento migliore della settimana!”

“Dovete tifare per me, altrimenti continuerò a vincere!” Daniil non è nuovo a questo tipo di episodi, dalle monetine di Wimbledon 2018 al dito medio dello US Open 2019

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Che Daniil Medvedev sia un tennista oramai ai vertici del tennis mondiale nessuno osa metterlo più in dubbio, soprattutto dopo i risultati del 2021 (attualmente numero due nel ranking ATP). Che il russo però allo stesso tempo sia caratterialmente un provocatore nemmeno lo si può più nascondere.

Al termine della semifinale vittoriosa contro la Germania in cui ha battuto Struff nel secondo singolare, il numero uno russo ha esultato calpestando polemicamente il cemento della Madrid Arena:

Al momento dell’intervista post-partita, Daniil è stato subissato di fischi, e non ha fatto niente (ma proprio niente) per chetarli: “Sono felice che la squadra abbia raggiunto la finale. Sono state due settimane fantastiche: battere la Spagna a Madrid è stata la cosa migliore della settimana, in spogliatoio eravamo davvero contenti di aver eliminato la squadra di casa, è una bella sensazione”.

Ha poi aggiunto: “È molto divertente, e lo dico dal 2019, la gente non ha ancora capito come farmi perdere: dovete tifare per me, altrimenti continuerò a vincere; comunque va bene, continuate così!”. Dichiarazioni sicuramente pesanti che non porteranno molti spettatori neutrali dalla parte della RTF durante la finale di domani (domenica 5 dicembre, ore 16) contro la Croazia.

Medvedev non è nuovo a questi episodi. Allo US Open del 2019, impegnato da Feliciano Lopez, strappò letteralmente di mano un asciugamano ad un raccattapalle venendo beccato non solo in quel match, ma anche nel prosieguo del torneo, dal pubblico, che poi seppe però con astuzia portare dalla sua parte.

Contro il belga Bemelmans durante il secondo turno a Wimbledon 2017, dove fu sconfitto al quinto set, Medvedev a fine partita aprì il portafoglio e tirò delle monete al giudice di sedia.

Così come nel 2016 fu squalificato durante un match contro Donald Young per un commento che fu ritenuto razzista:

Insomma un campionario di mini-follie per un personaggio mai banale che sembra felice di essere considerato il cattivo del circuito.

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Iga Świątek si separa dal suo coach dopo cinque anni

L’annuncio tramite un post sui social: la campionessa del Roland Garros 2020 ha iniziato la pre-season senza l’allenatore Sierzputowski

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Ci sono cambiamenti importanti nella carriera di Iga Swiatek, che ha chiuso la sua stagione 2021 al nono posto nella classifica WTA. L’annata è stata tutt’altro che negativa (ha vinto il titolo agli Internazionali d’Italia), ma la polacca, campionessa al Roland Garros 2020, mira più in alto. Perciò, mentre si sta preparando per ripartire al meglio nel 2022, ha annunciato sui suoi profili social che ha deciso di interrompere la collaborazione con il suo coach Piotr Sierzputowskim, che la seguiva da oltre cinque anni.

“Ho iniziato la pre-season, ma vorrei dirvi qualcosa di importante” ha scritto Swiatek. “Dopo oltre cinque anni ho deciso di interrompere la collaborazione con il mio coach. Questo cambiamento è una vera sfida per me e la decisione non è stata facile. Noi tennisti incontriamo nel nostro percorso tante persone che danno valore al nostro lavoro e spesso anche alla nostra vita, perché passiamo quasi tutto l’anno assieme nel Tour. Ho capito però che per migliorare abbiamo bisogno di cambiare, evolvere e incontrare nuove persone con cui creare collaborazioni. Vorrei dirti grazie coach per quello che hai fatto per me. Ci siamo dati tanto e spero che continueremo a crescere e migliorare dopo questa esperienza. Ti devo tanto e questi anni assieme ci hanno permesso di essere nel punto in cui siamo ora”.

 

Sotto la guida di coach Piotr, Iga ha vinto tre trofei: il primo al Roland Garros 2020, per ora l’highlight della carriera della polacca. Quest’anno ha messo in bacheca i titoli di Adelaide e Roma ed è andata vicino anche a un secondo titolo Slam a Parigi, stavolta in doppio, insieme all’amica Mattek-Sands. Ancora non si hanno informazioni sul team che guiderà Swiatek da qui in avanti: “Immagino che abbiate delle domande su cosa accadrà ora. Ho tutto ciò che mi serve per potermi concentrare sulla pre-season senza alcuna pressione esterna. Spero che lo capiate”.

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