Calendario ATP: gli Internazionali di Roma e la sfida dei 12 giorni

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Calendario ATP: gli Internazionali di Roma e la sfida dei 12 giorni

Gli Internazionali d’Italia a un passo dall’allargamento. I problemi di capienza del centrale e i pochi campi. Continua la saga del tetto

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Il campo centrale del Foro Italico a Roma 2019 (foto Twitter, @InteBNLdItalia)19 (foto Twitter @InteBNLdItalia)

Nelle pieghe della rivoluzione del calendario ATP anticipata da L’Equipe, e che sarebbe già stata approvata dal Board ATP durante le riunioni avvenute a New York nelle scorse settimane, si intravede anche il sogno degli Internazionali d’Italia che si avvera. Già da parecchi anni il torneo romano covava nemmeno troppo segretamente l’ambizione di diventare un evento simile a Indian Wells o Miami, ovvero con tabelloni da 96 giocatori e durata di 11-12 giorni. Si pensava che nel programma primaverile sulla terra battuta potesse esserci spazio solamente per un torneo di questa durata, e che quindi Roma avrebbe dovuto combattere con Madrid per un maggior numero di “giorni al sole”; tuttavia se saranno confermate le indiscrezioni trapelate nei giorni scorsi sembra che entrambi i tornei potranno “diventare grandi” insieme.

Infatti le carte dell’ATP visionate da L’Equipe parlano di altri cinque Masters 1000 di durata estesa, in aggiunta ai due già consolidati, e siccome sembra abbastanza improbabile che Montecarlo e Bercy possano allargarsi fino ad avere tabelloni da 96 giocatori, è probabile che sia Madrid sia Roma vedranno realizzato il loro desiderio.

Tutto ciò nonostante il Foro Italico abbia già oggi bisogno di qualche deroga per poter ospitare un Masters 1000, dato che il centrale è meno capiente dei 12.000 posti che sarebbero il requisito minimo, e i ground offrano solamente 14 campi anziché i 16 previsti dal regolamento. Senza poi parlare dell’annosa questione del tetto retrattile sul centrale, che nonostante le promesse ripetute da oltre sei anni ancora ha date certe per la sua costruzione.

 

Non chiedetemi nulla sulla copertura perché noi ne sappiamo niente – aveva detto Binaghi durante la conferenza stampa di fine torneo lo scorso ottobreSiamo sempre stati tagliati fuori e mai informati dalla società che detiene questi impianti, la Coni Servizi. Non ci ha mai informati e coinvolti in nessun processo relativo alla realizzazione del tetto del campo Centrale. L’unica segnalazione avuta, per fortuna, ce l’ha fatta l’assessore allo sport del Comune di Roma, Frongia, pochi giorni prima che venisse pubblicato il bando per la progettazione del tetto, cioè il primo step per avere l’opera compiuta. Per fortuna abbiamo avuto questa segnalazione perché nel bando, realizzato con la collaborazione della Coni Servizi, era previsto che fosse vietato progettare qualunque aumento della capienza del Centrale. Questo avrebbe fatto perdere alla Federazione e alla città di Roma il torneo Masters 1000, che oggi è qua con una deroga di 2 mila posti, perché il Centrale dovrebbe avere 12 mila posti. Questa deroga resta finché non costruiamo l’assetto definitivo del Centrale. Se l’assessore Frongia non ci avesse avvertito di questa problematica, oggi probabilmente noi staremmo parlando di un downgrade del torneo di Roma e sarebbe stata una follia”.

Binaghi, poi, era arrivato addirittura a ventilare l’ipotesi di uno spostamento del torneo: “Se fossi sicuro che il torneo non perderebbe appeal lo avrei già fatto – aveva detto il presidente FIT – Questo è un posto meraviglioso, ma ci sono anche le esigenze della federazione. Siamo affezionati a Roma pur non nascondendo i difetti che la romanità crea in termini di problematiche al nostro torneo. […] Ci sono 3-4 Regioni che percepiscono meglio di altre come il tennis sia attraente. A Roma ho trovato in vent’anni la peggiore collaborazione possibile”.

Roma 2018, Foro Italico (foto via Twitter, @InteBNLdItalia)

Il dilemma di Roma non è troppo diverso da quello che devono affrontare tanti eventi che si trovano limitati da una sede di grande tradizione ma piccola e complicata da gestire per le ambizioni di crescita del torneo: bisogna scegliere se mantenere la sede storica venendo inevitabilmente a compromessi con qualche rinuncia, oppure traslocare in una sede nuova, nella quale bisogna ricreare la storia e la tradizione ma dove si può agire con molti meno vincoli e approntare impianti all’avanguardia. Se si guardano i tornei dello Slam, lo US Open nel 1978 decise di abbandonare la storia a Forest Hills e riscrivere un nuovo libro a Flushing Meadows; gli australiani hanno fatto lo stesso con il loro Slam spostandosi dal Kooyong a Flinders Park (oggi Melbourne Park) nel 1988; il Roland Garros, invece, ha rinunciato all’idea di spostarsi a nord di Parigi vicino a Disneyland rimanendo al Bois de Boulogne ed accettandone tutti i limiti.

Riuscirebbe il Foro Italico ad accogliere un torneo con tabelloni da 96 giocatori (e probabilmente anche 96 giocatrici), più i doppi e tutto il resto, nelle strutture esistenti? Al momento sembra complicato immaginarlo, ma nel corso dell’ultimo decennio l’impianto ai piedi di Monte Mario è stato oggetto di trasformazioni incredibili e magari gli architetti potrebbero stupire di nuovo.

Forse però stiamo correndo troppo con la fantasia: prima bisognerà vedere effettivamente come sarà il calendario 2023, se i 12 giorni di durata saranno confermati, se il circuito WTA seguirà pedissequamente il sentiero tracciato dall’ATP e soprattutto come verranno incastrate tutte le date. Nel caso di un “double-header” Madrid-Roma con due tornei da 12 giorni, sembra inevitabile che ci saranno delle sovrapposizioni, che già hanno causato le ire del patron del Mutua Madrid Open Ion Tiriac. L’ipotesi di avere uno dei due tornei con le fasi finali a metà settimana sembra la più fattibile, anche se ciò porterebbe ad un inevitabile minore appetibilità per il pubblico, sia quello sugli spalti sia quello televisivo.

Per il momento la necessità di avere il tetto sul centrale non sembra essere una conditio sine qua non per i Masters 1000, ma potrebbe diventarla in fretta, come aveva ventilato già un paio d’anni fa il direttore del torneo di Montreal Eugene Lapierre: “Credo sarà sempre meno accettabile, per i tornei maggiori, avere ritardi dovuti alla pioggia, con decine di televisioni che aspettano ore e ore per trasmettere incontri ritardati a causa del maltempo”. A Roma, dove nel periodo nel quale solitamente si disputa il torneo la pioggia è spesso protagonista, il tetto sembra essere una priorità, mentre ci sono altri Masters 1000 per i quali la questione non è mai nemmeno stata sollevata, come nel caso di Toronto e Cincinnati.

Per il momento l’Italia sta brillantemente vincendo la sfida organizzativa intrapresa negli ultimi anni, con le NextGen Finals, le Nitto ATP Finals e diversi tornei ATP e WTA organizzati in brevissimo tempo. La partita più difficile potrebbe essere proprio quella del suo torneo più antico e più prestigioso, che nelle ultime tre edizioni ha dovuto affrontare situazioni molto complicate uscendone non sempre benissimo: pensiamo al disastro del mercoledì annullato nel 2019 e la gestione molto disinvolta dei rimborsi nel 2020 e 2021. Bisognerà farsi trovare pronti alla sfida perché i nostri giocatori che si stanno facendo così tanto onore in giro per il mondo possano, anche in Patria, trovare altre vittorie importanti in un contesto adeguato.

PODCAST – Il futuro calendario ATP, quale sarà il nuovo Masters 1000?

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ATP Vienna: il toro Alcaraz incorna un generoso Murray

Continua la corsa a Vienna dello spagnolo Carlos Alcaraz che non fa sconti e si prende la rivincita sullo scozzese Andy Murray

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Carlos Alcaraz (ESP) - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).

C. Alcaraz b. [WC] A. Murray 6-3 6-4

Altro britannico per il giovane spagnolo, che dopo essersi sbarazzato dell’attuale numero 2 Daniel Evans, si trova ora a giocare, anche se fa strano a dirsi, con Gran Bretagna 3, ovver Sir Andy Murray. Per lo spagnolo si tratta di vendicare la sconfitta patita a Indian Wells un paio di settimane fa, proprio per mano dello scozzese. Alcaraz parte favorito, ma mai dare per battuto in partenza Murray, che qua a Vienna è ancora imbattuto (vincitore nel 2014 e nel 2016) e che lunedì a sorpresa ha portato a casa lo scalpo di Hurcacz.

Un match sfibrante, che nelle prime fasi del primo set è stata un’autentica battaglia con Alcaraz dato per favorito, sia in funzione del ranking che per la maggiore freschezza; diamo solo alcuni numeri per dare la dimensione dell’intensità a cui abbiamo assistito nei primi 5cinque giochi, una media di 8 minuti per game, con i due che sono andati complessivamente 13 volte ai vantaggi. Una braccio di ferro clamoroso che vede prevalere alla fine lo spagnolo che finisce per filare via e chiudere il primo set 6-3 con un doppio break di vantaggio.

 

Secondo set in cui Murray riesce a risollevare la china e a mettersi in scia al giovane spagnolo, che poi produce il massimo sforzo con soluzioni di tigna (come il lob a pelo soffitto dello stadio che rimane in campo) e l’attacco a rete a seguire la risposta sulla seconda dello spagnolo che lo portano a conquistare addirittura a zero il break per il 2-1 Gran Bretagna.

Il murciano però non ci sta e come in una corrida carica a testa bassa con soluzioni sublimi (come il dritto a sventaglio al volo che pizzica la riga) e sciagurate (come lo smash a rimbalzo comodissimo che sparacchia fuori). Qui però il sapiente torero scozzese tira fuori il meglio dalla sua mano educata con un pallonetto in allungo e una deliziosa demi-volée smorzata di rovescio su una passante velenoso dello spagnolo (a proposito, il ragazzo oltre a menare dimostra anche una bella sagacia, confermando quanto visto lunedì con Evans; quando è in difficoltà il ragazzo è capace di proporre passanti complicati, che finiscono sulle stringhe del proprio avversario).

La battaglia va avanti quindi anche nel secondo set, con Murray che deve continuare a rispondere alle domande che gli presenta Alcaraz. Impressionante anche dall’alto della tribuna media constatare come viaggi la palla dell’iberico, anche se ovviamente andrebbe vista da bordo campo, come negli allenamenti. E con queste bordate Murray gioca in difesa come meglio riesce, e qua si vede il fatto che nelle ultime settimane sta trovando il ritmo partita: sicuramente non sarà la versione de luxe del 2016, ma almeno lo scozzese sente gli scambi e si muove in maniera più che adeguata. Ogni game di Murray è una lotta con palle break e tante spallate ai vantaggi, che riesce a salvare in qualche modo, fino all’ottavo game, dove finisce per crollare anche mentalmente (si veda in particolare un sanguinoso errore dello scozzese in uscita dal servizio e la penuria di prime palle nel game). Alcaraz così prende il comando delle operazioni e allo scoccare delle due ore si porta sul 5-4. Tutto all’attacco lo spagnolo anche nel successivo game di servizio di Murray (clamoroso un dritto d’attacco su una palla tagliata velenosissima di Andy) e a seguire un dritto in corsa vincente a tutto braccio dopo uno scambio da 24 colpi, che gli procura match point e poco dopo la partita, con l’ennesima risposta aggressiva che Murray non riesce a gestire.

Match insomma bellissimo ed estremamente combattuto, in cui però va fatto notare come per la seconda volta Alcaraz conceda parecchio sul proprio servizio: lunedì con Evans sono state ben 7 le palle break concesse; oggi nel solo primo set sono state 9 quelle concesse a Murray (saranno 10 in totale a fine partita). Un dato che si spiega con la scarsa incisività questi giorni con la prima di servizio da parte dello spagnolo (oggi addirittura 60% di successo sulla seconda, che è un ottimo dato, e 59% sulla prima, dato quest’ultimo che in queste condizioni di gioco di solito è ampiamente deficitario…); è chiaro che se il ragazzo riuscirà a migliorare il servizio (vi ricordate ad esempio un certo maiorchino come ha migliorato il servizio nel corso degli anni) allora saranno guai seri per il resto del circuito.

In termini di shot selection partita quasi a specchio, con Alcaraz che si è dimostrato disponibile a mantenere per larghi tratti la partita sulla diagonale di rovescio.

Lo scozzese ha cercato così di manovrare con giudizio, cercando di evitare di rimanere invischiato in palleggi troppo lunghi che spesso premiavano il suo avversario, ma non è bastato, contro l’aggressività tattica e l’esuberanza fisica del suo avversario.

Nell’intervista post partita lo spagnolo ha confermato di aver giocato a tutta cercando di non lasciare giocare Murray e cercando di essere il più possibile aggressivo. La differenza con Indian Wells è che stavolta non era la prima volta e il ragazzo sapeva cosa aspettarsi (c’era anche un discorso di emozione probabilmente, visto che in spagnolo ha detto che lo aveva visto un milion de veces, però solo in tv). Prossimo match con Berrettini – giocatore che lo spagnolo ovviamente rispetta molto, ben diverso come stile da Murray. Curiosamente poi, ma neanche tanto visto il gioco aggressivo dello spagnolo, il ragazzo ha affermato di non avere problemi con i campi rapidi, e anzi di gradirli, come sta avvenendo questa settimana

A seguire poi è arrivato Murray in sala stampa (pardon, nella stanza virtuale su zoom), nel quale si è detto dispiaciuto di essersi lasciato sfuggire il secondo set, dove il livello era un po’ sceso rispetto all’inizio spettacolare del primo. In ogni caso abbiamo visto parecchio bel tennis. “È stato sicuramente un match fisico, – ha spiegato l’ex n.1 del mondo – e nell’arena faceva veramente caldo, di solito indoor non è così; ma quando si giocano scambi e game come quelli che abbiamo giocato nel primo set il caldo diventa un fattore, in quanto fisicamente diventa complicato. Carlos è un gran ribattitore e il suo servizio non è definitivo, per cui gli scambi sono molti lunghi e lui ha fatto veramente pochi gratuiti, specie considerando la potenza dei suoi colpi; io avrei potuto e dovuto fare meglio, in quanto ho avuto le occasioni“.

Per quel che riguarda il resto della stagione – ha continuato Murray – sicuramente Stoccolma, e a Parigi Bercy è probabile che possa ricevere una wild card. La Davis non è una cosa che metto in conto, al momento direi di no, perché vorrei una off season come si deve. Sebbene il mio tennis stia migliorando, credo di aver bisogno di 3-4  settimane per sistemare con calma il mio gioco. E giocando in Davis Cup non potrei farlo. Infine credo che nel giro di qualche mese riuscirò a mettere insieme dei buoni risultati e risalire in classifica. Credo che se riesco ad essere un po’ più consistente e cinico comincerò a vincere e ad avere delle buone strisce. I sorteggi poi contano, e qua il tabellone era durissimo. Rispetto al futuro infine è qualcosa a cui non sto pensando parecchio, ho buttato Hurcacz che ha fatto semi a Wimbledon, Alcaraz ha fatto bene allo US Open, credo di poter ripetere delle buone prestazioni guardando a quei match. E so che posso giocare meglio“.

Infine tornando ad Alcaraz : “Credo che sicuramente abbia il potenziale potrebbeer diventare un campione Slam, ma non lo conosco, non ci lavoro tutti i giorni: il suo team e il suo coach che lo vedono tutti i giorni possono rispondere meglio di me, anche se per un diciotenne ha già un’ottima base, con pochi buchi“.

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WTA Cluj-Napoca 2: Halep avanti in scioltezza

Simona domina 6-1 6-2 il derby con Ruse e sfiderà Gracheva. Esordio agevole anche per Kontaveit contro Krunic

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Simona Halep - Cluj Napoca 2021 (foto Twitter @Transylvaniaopn)

Tutti incontri abbastanza a senso unico in questo mercoledì al Transylvania Open. Spicca la vittoria all’esordio di Simona Halep che si è aggiudicata il derby contro Elena Gabriela Ruse con un inequivocabile 6-1 6-2. Troppa la differenza nello scambio tra le due giocatrici con la più blasonata delle due che ha fatto suo il match in un’ora e 15 di gioco. Al secondo turno sfiderà Varvara Gracheva. Avanti senza problemi anche Anett Kontaveit, fresca vincitrice della Kremlin Cup di Mosca. L’estone ha superato Aleksandra Krunic 6-3 7-5, accusando un singolo passaggio a vuoto a metà del secondo set quando si è lasciata riprendere sul 4-4 con un controbreak a zero. Anett ha comunque prontamente ripreso in mano le operazioni e chiuso la partita senza ulteriori patemi. La sua prossima avversaria sarà Alison Van Uytvanck.

Si sono invece già qualificate per i quarti di finale Anhelina Kalinina e Lesia Tsurenko. La prima ha rifilato un doppio 6-2 a Ana-Lena Friedsam, mentre l’ucraina ha domato in due set le resistenze di Anastasia Gasanova (6-2 7-5).

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ATP Vienna, il programma di giovedì 28 ottobre: Sonego e Sinner in campo nel pomeriggio

Jannik Sinner secondo match sul centrale (ore 16 circa) contro Dennis Novak. Lorenzo Sonego cercherà di fermare Casper Ruud (ore 15 circa) sul #glaubendich

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Gael Monfils (FRA) - Vienna 2021 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Christian Hofer).

Si completano gli ottavi di finale all’Erste Bank Open di Vienna, con tre dei pretendenti agli ultimi posti per le Nitto ATP Finals di Torino ancora in corsa. Inizierà Cameron Norrie alle 13 sul campo #glaubendich contro il canadese Felix Auger Aliassime, poi a seguire ci sarà Casper Ruud che se la vedrà con il nostro Lorenzo Sonego.

Sonego potrebbe “fare gioco di squadra” vincendo il suo match perchè in quel modo aiuterebbe Jannik Sinner a raggiungere il norvegese in graduatoria. Sinner sarà sul campo centrale contro la wild card austriaca Dennis Novak, vincitrice al primo turno del nostro Gianluca Mager.

Le prime due teste di serie, Stefanos Tsitsipas e Alexander Zverev, saranno impegnate nella sessione serale non prima delle 17.30.

 

Questo il programma completo (cliccare l’icona in alto a destra per ingrandire l’immagine)

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