Parigi Bercy, Zverev doma un gran Dimitrov. Assurda rimonta di Gaston su Alcaraz

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Parigi Bercy, Zverev doma un gran Dimitrov. Assurda rimonta di Gaston su Alcaraz

Medvedev ha ragione di Korda dopo aver smarrito il primo set. Autentica bolgia sul Centrale, in particolare durante il match del padrone di casa

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Alexander Zverev al Rolex Paris Masters 2021 (Photo: Roberto Dell'Olivo)

Una cosa è certa: al pubblico parigino è mancato il suo torneo indoor. Dopo che l’edizione 2020 si è disputata a porte chiuse, era ragionevole aspettarsi grande (e sonora) partecipazione, ed è proprio quello che è successo nel corso della giornata di ieri, quando nel bene e nel male il Centrale della Accor Arena si è trasformato in un fattore decisivo in almeno uno dei match ivi disputatisi, un trend già visto la scorsa settimana a Vienna. Ma procediamo con ordine.

[Q] H. Gaston b. C. Alcaraz 6-4 7-5

Partiamo all’ultimo match di giornata, conclusosi abbondantemente dopo la mezzanotte, fra il beniamino di casa Hugo Gaston, partito dalle qualificazioni e vincitore di un Carlos Alcaraz inebetito dalla partigianeria francamente inaccettabile degli astanti, che sono arrivati a cantare la Marsigliese durante i cambi di campo; l’iberico era avanti 5-0 nel secondo set ma ha perso 26 degli ultimi 29 punti dell’incontro (inclusi 16 di fila), subendo una rimonta che potrebbe segnarlo nelle prossime uscite. In ogni caso, Gaston è protagonista di un percorso non dissimile da quello dello scorso anno sempre nella Ville Lumière, anche se allora l’exploit arrivò al Roland Garros, dove batté Wawrinka prima di arrendersi in cinque set a Dominic Thiem negli ottavi.

 

Nel primo set Alcaraz è sembrato inizialmente padrone del campo, portandosi avanti 3-1 con un gran passante bimane in cross, ma Gaston (non certo dispiaciuto per l’ambiente da Coppa Davis, con gli “appassionati” che applaudivano le prime sbagliate dal teenager) si è riportato subito in partita grazie ad un errore, sempre di rovescio, del rivale. Nel game successivo è arrivato il terzo break consecutivo, sempre a favore dell’iberico, ma a quel punto è arrivato il primo blackout di giornata: in svantaggio 2-4, Gaston ha vinto otto dei successivi nove punti, e sul 4-4 ha vinto un game lunghissimo alla quinta palla break con un dritto inside-in che Alcaraz non è riuscito a gestire, girando completamente il parziale. La poca sicurezza dell’iberico si può riassumere in questa serie di smash non chiusi:

Per la verità, dopo questo bislacco interludio Alcaraz aveva dimostrato che il determinismo causale è una cosa complessa ed era sembrato scrollarsi di dosso tutte le problematiche del caso, trovando una splendida smorzata e iniziando a far valere prepotentemente la propria maggior cilindrata, portandosi rapidamente sul 5-0 30-30 sul servizio Gaston, a due punti dal terzo set.

E proprio in quel frangente si è verificato il patatrac: improvvisamente gli slice e le palle corte del transalpino hanno iniziato nuovamente ad incidere, mentre dagli spalti gli “Hugo! Hugo!” si facevano sempre più assordanti. Alcaraz ha completamente perso il filo del discorso, regalando uno dei due break con una seconda tirata a tutta potenza in rete, e si è sciolto del tutto chiudendo il set con appena quattro punti vinti a rete su quindici e sei soli vincenti, ammassando errori man mano che il rivale si faceva sempre più vicino. E più Gaston rimontava e più vocalmente scorretto il pubblico diventava, applaudendo sempre più veementemente le prime sbagliate dall’iberico che ha quindi concesso anche il secondo break, stavolta a zero, e poi il terzo, ancora senza vincere un punto, abbandonando la partita ed il torneo dopo aver affondato il volto nell’asciugamano, giustamente scioccato dalle bassezze dello sciovinismo.

Piuttosto probabile che la rivincita possa aver luogo già la prossima settimana, visto che Gaston è diventato ufficialmente l’ottavo e ultimo giocatore a qualificarsi per le Intesa Sanpaolo Next Gen Finals di Milano (dove Alcaraz sarà la prima testa di serie) grazie al forfait di Jannik Sinner.

[4] A. Zverev b. [16] G. Dimitrov 7-6(4) 6-7(3) 6-3

Partita di livello davvero alto quella fra Alexander Zverev e Grigor Dimitrov, incrocio limitato all’ottavo di un 1000 dalla neghittosità di quest’ultimo, capace di vincere un punto in più del rivale ma comunque sconfitto dopo due ore e tre quarti. Alla fine hanno prevalso la freschezza atletica e la maggior potenza di Zverev, che ha infilato 17 ace e 37 vincenti pur tradendo una certa mancanza di iniziativa per larghi tratti.

Nel primo set Zverev è apparso decisamente più in controllo, pur mancando una situazione di 0-40 nel terzo gioco. Il break era però questione di tempo (il teutonico stava concedendo le briciole nei suoi turni), ed è infatti arrivato sul 3-3, quando si è procurato altre due opportunità su un errore di dritto di Grisha, stavolta passando grazie ad un gran passante di dritto stretto condito dal “come on” belluino. Al momento di chiudere il set, però, Zverev non è riuscito a vincere punti diretti, e, con il pubblico tutto dalla parte del rivale, ha scelto traiettorie conservative che hanno demandato l’iniziativa nello scambio, finendo passato dal rovescio del bulgaro prima di perdere uno scambio lungo sulla diagonale sinistra. Al tie-break è però riuscito a ritrovare nerbo, vincendo quattro punti di fila per il 6-2 prima di chiudere al terzo set point, procedendo poi a provocare il pubblico dell’Accor Arena.

Il secondo parziale è stato decisamente più segnato dai servizi, risultando parco di chance. Dimitrov, in particolare, ha messo in campo addirittura 33 prime su 36, convertendone l’82%. Mancata una palla break sul 4-4, però, Grisha si è trovato con le spalle al muro, concedendo due match point sul 5-6. Esteta nel cuore, il campione delle Finals 2017 li ha salvati a rete (volée in allungo di dritto e schiaffo al volo dopo una buona botta esterna), allungando il parziale nuovamente al tie-break: stavolta è stato lui a prevalere, e molto nettamente, portandosi sul 5-0 in un attimo (con il pubblico che ha applaudito una prima fallita da Zverev) e chiudendo sul 7-3.

Nel terzo, però, il deficit di killer instinct di Dimitrov è riemerso in tutta la sua debilitante portata: nei primi sei game sembrava fluttuare sul campo, perdendo solo due punti al servizio e procurandosi ben sei palle break, senza però sfruttarne nessuna. Le prime tre sono arrivate sull’1-0, ma anche un po’ di sfortuna l’ha colpito, in particolare sulla terza: dopo aver giocato una bella smorzata, ha messo lungo di un niente il passante appoggiato di dritto, tenendo in partita l’avversario. Sul 3-2, si è addirittura portato avanti 0-40, ma Zverev si è salvato molto bene a rete e poi con il servizio. Perso il treno, Dimitrov ha perso gli ultimi tre game, senza più riuscire ad incidere al servizio contro uno Zverev più propositivo e freddo; al prossimo turno lo aspetta Casper Ruud.

[2] D. Medvedev b. S. Korda 4-6 6-1 6-3

Successo non semplice anche per il campione dello US Open Daniil Medvedev, che ha dovuto rimontare un set di svantaggio ad un eccellente Sebastian Korda, prevalendo in un’ora e 49 minuti. Per la verità il vantaggio del classe 2000 è stato circostanziale e dettato da un unico passaggio a vuoto di un Medvedev incapace di sfruttare le diverse chance avute a propria disposizione ad inizio partita, ma ciò non toglie che un giocatore dalla facilità propriocettiva di Korda sia destinato a fare grandi cose, anche perché la cattiveria agonistica messa in dubbio da molti, scettici in virtù di un atteggiamento alle volte un po’ placido, ha iniziato ad emergere durante questa settimana parigina.

Nel primo parziale Medvedev ha pagato una scarsa efficienza (solo quattro vincenti contro nove non forzati) e un po’ di passività, e questi aspetti sono emersi sulle palle break: portatosi 30-40 nel quarto gioco, non è riuscito a mettere in campo la risposta di dritto pur rispondendo da lontano (come da costume), e quando sul 3-2 in suo favore si è procurato tre chance consecutive ha sempre lasciato il pallino del gioco al giovane rivale, che sulle ali di alcuni buoni servizi (il passaggio dalla platform alla pinpoint stance sembra stare funzionando per Korda) non ha avuto problemi a mettere i piedi in campo e pareggiare.

Il corollario è stata la poca sicurezza di Medvedev nel gestire il primo momento di difficoltà, occorso sul 4-4: avanti 40-15, ha giocato una malaccorta palla corta e commesso un errore di dritto, trovandosi a dover annullare una palla break in seguito ad un doppio fallo. In quella circostanza ha trovato un bel servizio centrale, ma quando Korda si è procurato una seconda chance ha cercato un altrettanto nefasto serve-and-volley, finendo passato dal dritto in scivolata del suo avversario, che non ha avuto ambasce a chiudere il set.

La reazione del russo è stata tuttavia rabbiosa: nel secondo si è subito portato avanti 3-0, vincendo 16 punti su 20 con la prima e concedendo soli tre vincenti al rivale a fronte di 12 unforced – le cifre di un parziale dominato. La partita si è dunque decisa al terzo, in cui Medvedev si è portato sul 3-2 e servizio con il colpo più bello della partita, un passante di dritto in corsa (flessione dolcissima del polso che gli ha consentito di spingere la sfera quel tanto che basta oltre la rete) che ha suscitato un’esultanza decisamente fuori personaggio per lui in quella che è la sua seconda patria:

Preso l’abbrivio (e divertito dalla lunga ola del Centrale, applaudita da entrambi i giocatori), Medvedev ha conquistato anche il secondo break, ma come nel match contro Ivashka ha esitato al momento di chiudere, smarrendo parte del vantaggio. Non particolarmente turbato, ha di nuovo strappato il servizio al figlio d’arte (che di sua arte ne ha, e tanta), accedendo ai quarti. Se l’atmosfera durante questo match è stata decisamente euforica, quella dell’incontro con un altro classe 2000, Hugo Gaston, sarà probabilmente piuttosto diversa.

Qui il tabellone completo del Rolex Paris Masters 2021

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Il torneo di Rotterdam si giocherà a porte chiuse anche nel 2022

Già lo scorso anno l’ATP 500 olandese si era disputato senza pubblico. Entry list di lusso con Sinner, Medvedev, Rublev e Tsitsipas

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Rotterdam (foto via Twitter, @abnamrowtt)

Ondata dopo ondata, il tennis ricomincia ad andare in sofferenza a causa di nuove chiusure, ed è scontato che siano i tornei indoor (naturalmente più portati a diffondere il virus) a pagare lo scotto maggiore. L’ABN AMRO World Tennis Tournament di Rotterdam, evento principale della stagione indoor europea di febbraio giunto all’edizione N.49, si disputerà infatti a porte chiuse per il secondo anno di fila, come ha comunicato il direttore del torneo Richard Krajicek nei giorni scorsi.

È una grossa delusione“, sono state le parole del vincitore di Wimbledon ’96. “Per i giocatori, per noi, ma soprattutto per gli appassionati. Per il secondo anno di fila avremo un gruppo fantastico di giocatori ma nessuno sugli spalti per via delle misure attualmente in vigore. La consolazione, seppur piccola, è che il torneo può comunque essere seguito attraverso Ziggo Sport e NOS nei Paesi Bassi e su Tennis TV e altre piattaforme nel resto del mondo“. Chi ha comprato i biglietti li potrà automaticamente riutilizzare nel 2023.

Secondo il comunicato stampa del torneo, la decisione scaturisce da due fattori: da un lato le misure anti-Covid vigenti nel Paese; dall’altro il poco tempo a disposizione degli organizzatori per preparare soluzioni alternative per quello che è il più grande evento sportivo al chiuso organizzato nei Paesi Bassi. Jolanda Jansen, CEO della Rotterdam Ahoy (il complesso dove si svolge il 500) ha infatti detto: “Anche qualora ci fosse accordata una piccola percentuale di pubblico all’ultimo minuto, non saremmo in grado di offrire il tipo di evento a cui i nostri visitatori sono abituati. Non è realistico pensare di organizzare un VIP Village o altre attività pensate per gli avventori in così poco tempo. L’ABN AMRO World Tennis Tournament è molto più che un torneo, è un’esperienza completa che assorbe i tifosi per tutta la giornata“.

 

QUASI UN MASTERS 1000

E come ha detto Krajicek, il dispiacere è doppio perché una corte dei miracoli era (ed è) attesa al via del torneo. Fra gli iscritti figurano infatti Daniil Medvedev, Stefanos Tsitsipas, il campione uscente Andrey Rublev, Jannik Sinner, Hubert Hurkacz, Felix Auger-Aliassime, Denis Shapovalov e Gael Monfils, vincitore delle ultime due edizioni con il pubblico nel 2019 e 2020. Ben cinque Top 10 e undici Top 20 per un torneo sempre ben frequentato.

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ATP Adelaide 2, prima gioia in carriera per Kokkinakis: battuto Rinderknech

Il tennista di casa conquista il primo titolo della carriera in singolare sconfiggendo in rimonta il francese dopo oltre due ore e mezza di partita

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Thanasi Kokkinakis - ATP Adelaide 2 2022 (Twitter - @AdelaideTennis)
Thanasi Kokkinakis - ATP Adelaide 2 2022 (Twitter - @AdelaideTennis)

Thanasi Kokkinakis si consacra re nel 250 di Adelaide 2. Lo fa nella sua città natale, conquistando il tanto desiderato primo titolo nel circuito maggiore, nella finale delle sorprese. Dall’altra parte della rete Arthur Rinderknech (N.58 ATP), battuto dal tennista di casa in rimonta 6-7(6) 7-6(5) 6-3. Una battaglia durata 2h e 38 min e dominata dai servizi: alla fine del match si conteranno 15 ace per il francese contro i 18 di Kokkinakis. E proprio il rendimento alla battuta è stata una delle chiavi della vittoria per il classe 1996, che ha conquistato il 90% dei punti con la prima in campo (contro il comunque alto 81% dell’avversario).

Il primo set è proceduto on-serve senza che nessuno dei due giocatori concedesse neanche una palla break all’altro. Arrivati all’inevitabile tie-break, Kokkinakis ha avuto anche un set point sul 6-5, annullato da Rinderknech (neanche a dirlo) grazie ad un’ottima prima al centro. Alla fine è il francese a spuntarla 8-6 approfittando del dritto finito sotto il nastro dell’australiano. Nuovo set, stessa storia. I due tennisti non concedono nulla e Kokkinakis arriva anche mettere 29/36 prime palle in campo. Ma la storia cambia nel tie-break quando, dopo una serie di mini-break il N. 145 del ranking si aggiudica il parziale al terzo set point. 1-1 e partita nuovamente in parità.

L’equilibrio si spezza nel terzo e decisivo set quando Rinderknech inizia a concedere qualcosa di troppo. Il transalpino offre nel game di apertura una palla break, la prima della partita, che Kokkinakis sfrutta per la gioia del pubblico di casa, che sin dai primi punti ha esultato a ogni suo colpo vincente. Il secondo break ottenuto sul 5-3 è quello decisivo: Thanasi quasi non ci crede ma il suo sorriso è eloquente, è lui il campione. Una grande gioia per il tennista di casa che conquista così il primo titolo in carriera nel circuito maggiore, alla seconda finale dopo quella del 2017 a Los Cabos persa contro Querrey.

 

Non avrei voluto vincere il mio primo titolo altrove” – ha detto Kokkinakis al termine della partita – “Per la mia famiglia, i miei amici e lo staff, che viaggio che è stato. Mi avete visto ai miei minimi termini e ora al punto più alto. Adesso sono così felice. Ho giocato e mi sono allenato su questo campo da quando avevo otto o nove anni, venendo qui prima di scuola ogni giorno. Amo così tanto questo campo“.

Questa vittoria conferma l’ottimo stato di forma di Kokkinakis, che già aveva raggiunto la semifinale nel primo torneo giocato ad Adelaide perdendo dal futuro campione Monfils. Il venticinquenne è adesso atteso dall’appuntamento più importante per proseguire l’eccellente periodo sui campi di casa: l’Australian Open (qui il tabellone maschile). Kokkinakis ha ottenuto una wild card per l’accesso al main draw e se la vedrà al primo turno contro Yannick Hanfmann, N. 126 del ranking che ha battuto nelle qualificazioni l’azzurro Giannessi.

IL TABELLONE COMPLETO DELL’ATP 250 DI ADELAIDE 2

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Si ritira Sergiy Stakhovsky: 4 titoli ATP e quell’indimenticabile vittoria su Federer

A 36 anni ha deciso di chiudere la sua carriera il giocatore che eliminò a Wimbledon Federer al secondo turno. Lascia con 4 titoli e best ranking al n. 31

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Con un post su Twitter ha comunicato il suo addio al tennis professionistico Sergiy Stakhovsky. Il giocatore nativo di Kiev gravita attorno alla 200esima posizione del ranking ATP e ha faticato tanto a trovare continuità nelle ultime due stagioni. I migliori risultati tra 2020 e 2021 sono state due semifinali ai tornei Challenger di Pau e Porto nel corso della scorsa stagione. Stakhovskiy aveva iniziato il 2022 giocando le qualificazioni all’Australian Open, dove ha perso al primo turno contro lo statunitense J.J. Wolf 6-3 6-4. Probabilmente la decisione di appendere la racchetta al chiodo era stata già presa, ma il giocatore ucraino ha voluto comunque provare a qualificarsi per l’Open d’Australia prima di dare l’annuncio del forfait.

“Grazie tennis. È stata una raffica di emozioni. Vorrei ringraziare i due brand che mi hanno supportato in tutti questi anni, Lotto e Head Tennis”. Queste le poche parole con cui ha voluto salutare. Stakhovsky ha pubblicato anche qualche foto che lo ritrae nei momenti più belli della sua avventura nel circuito maschile, iniziata a livello professionistico quasi 20 anni fa, nel lontano 2003. L’ucraino ha messo in bacheca 4 titoli in singolare, conquistati in altrettante finali disputate. Il primo a Zagabria nel 2008: batté il numero 1 del torneo Ivan Ljubicic. Poi conquistò un secondo titolo sul cemento di San Pietroburgo nel 2009, al termine di una finale tiratissima contro Zeballos. Infine i suoi ultimi due trofei risalgono alla stagione 2010, anno in cui conquistò anche il best ranking al numero 31. Vinse a ‘s-Hertogenbosch e New Heaven.

 

Stakhovsky ha dimostrato negli anni di essere anche un ottimo giocatore di volo, adatto all’erba. La sua vittoria nel secondo turno di Wimbledon 2013 contro Roger Federer ne è la massima prova. Si tratta di una partita che resterà per sempre impressa nella memoria degli appassionati, anche perché quel giorno Stakhovsky (allora numero 116 del mondo) fermò una striscia di 36 quarti di finale consecutivi negli Slam da parte di Federer. Vinse 6-7 7-6 7-5 7-6 spingendosi continuamente a rete, anche dietro il servizio, esaltando il Campo Centrale che di solito non si permette di fare il tifo contro Re Roger. Purtroppo Sergiy non ha mai migliorato il terzo turno (che raggiunse quell’anno) come migliore risultato nella sua carriera Slam. E pur non essendo tutto, quella vittoria su Federer lo terrà a lungo nella memoria degli appassionati sportivi.

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