Parigi Bercy, Djokovic rimonta Hurkacz: sarà N.1 di fine anno per la settima volta!

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Parigi Bercy, Djokovic rimonta Hurkacz: sarà N.1 di fine anno per la settima volta!

Battuto il record di Sampras. Hurkacz si arrende solo al tie-break del terzo: domani Nole proverà a staccare Nadal vincendo il trentasettesimo Masters 1000

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Novak Djokovic - Bercy 2021 (foto Roberto Dell'Olivo)
 
 

Ennesimo record per Novak Djokovic, che batte un eccellente Hubert Hurkacz per 3-6 6-0 7-6(5) nella semifinale del Rolex Paris Masters e si assicura il titolo di numero uno di fine anno per la settima volta in carriera, un record per il tennis maschile nell’Era Open: Pete Sampras si era fermato a sei volte, nel suo caso consecutive. Djokovic era già sicuro di finire il 2021 in cima al ranking in virtù delle modifiche apportate dall’ATP durante la pandemia, ma con di finire l’anno con più punti di tutti, risultato raggiunto con questo successo. Hurkacz ha giocato un grande terzo set, rimontando da 2-4 e salvando un match point sul 4-5, ma si è dovuto arrendere al fotofinish, subendo la terza sconfitta in altrettanti confronti diretti; non esce tuttavia ridimensionato da questo match, ben lungi: alle Nitto ATP Finals di Torino saranno in pochi a volerlo affrontare.

Per Djokovic è la finale N.123 in carriera, la N.54 in un Masters 1000 (36 titoli, top assoluto a pari merito con Nadal). Sarebbe inoltre la settima dell’anno (quattro titoli), la seconda in un 1000 dopo quella persa a Roma con Nadal. Per quanto riguarda il torneo di Bercy, si tratta della settima finale: ha vinto il titolo cinque volte (record del torneo), compresa l’ultima partecipazione nel 2019.

PRIMO SET

Seconda semifinale 1000 per Hurkacz dopo quella di Miami (dove vinse il titolo battendo Sinner in finale); ricordiamo che il polacco ha festeggiato ieri la qualificazione per le Nitto ATP Finals di Torino in virtù del successo riportato contro James Duckworth in un incontro in cui Hubi ha tradito tutta la comprensibile tensione del momento. C’era pertanto grande interesse sull’Hurkacz che si sarebbe visto in campo oggi: avrebbe avuto la meglio l’appagamento per il grande traguardo raggiunto o la libertà di colpire liberamente una volta svanite tutte le pressioni che avevano accompagnato queste ultime settimane?

 

Il polacco ha cercato di tenere grande profondità, mentre Djokovic ha variato il più possibile per non dargli ritmo, utilizzando lo slice e la palla corta fin da subito. Già nel terzo game, Hubi si è trovato in difficoltà con un doppio fallo ed un errore di rovescio ma è riuscito a reagire, solo per trovarsi nella medesima situazione nel turno successivo. Il polacco ha cercato di stare molto vicino al campo, e questo l’ha portato a soffrire la profondità delle risposte di Djokovic e ad osare tantissimo sia con la seconda che con il rovescio lungolinea – lasciare l’iniziativa all’avversario sarebbe stato fatale. La grafica conferma l’eye test:

Djokovic però non è stato precisissimo, almeno all’inizio: dopo un errore sul 2-2 15-30, il numero uno del mondo ha iniziato a mostrare un po’ di nervosismo, lamentandosi a gran voce in più di una circostanza. Sul 3-4, è stato quindi il suo turno di trovarsi ad inseguire, sul 15-30, a causa di due errori di dritto in cross. Nole ha reagito con un ace, ma ha poi commesso un doppio fallo che ha regalato ad Hubi la prima palla break dell’incontro. Il polacco l’ha sfruttata splendidamente, mettendo due dritti sulla riga e prendendo la rete. Djokovic, da passatore esperto, l’ha obbligato a giocare una non semplice demi-volée, ma al momento di avanzare ha optato per un bizzarro lob che gli è rimasto sulla racchetta, permettendo a Hurkacz di breakkare con una volée alta di rovescio in sicurezza.

In svantaggio, Djokovic ha trovato due grandissime risposte (una su una violenta botta ad uscire) e si è portato a palla break quando Hurkacz ha messo lungo un lob, ma è stato nuovamente tradito da un’insolita incertezza: al momento di mettere a segno il passante che l’avrebbe riportato in partita (dopo una pessima smorzata di Hubi) ha messo il fidato rovescio in rete, concedendo il set dopo 32 minuti.

Curiosamente, Hurkacz ha vinto solo quattro punti in più rispetto all’avversario, una sorpresa per un set finito 6-3. La differenza l’ha fatta la sua capacità di vincere qualche punto rapido in più: 18-14 negli scambi sotto i quattro colpi, con cinque ace, diversi servizi vincenti e 83% di punti vinti con la prima con una distribuzione molto equa fra servizi esterni e al centro.

SECONDO SET

Senza perdere tempo, Djokovic ha deciso puntare molto più di frequente il dritto di Hurkacz, il quale ha puntualmente iniziato a commettere qualche errore di troppo con il colpo che generalmente lo tradisce di più. Il settimo seed ha concesso il break nel secondo gioco mettendone uno in rete ed uno lungo contro un Djokovic determinato a tenere la sfera in gioco: 20 punti su 36 giocati nel set sono andati sopra i quattro colpi, con un parziale di 15-5 per Nole. E a proposito di quei punti rapidi vinti da Hurkacz al servizio: nel primo set 20 punti su 32 giocati sul servizio del polacco si erano chiusi rapidamente (Hubi ne aveva vinti 16), mentre nel secondo sono stati solo sette su diciannove.

Quasi a secco con il servizio, Hurkacz ha rischiato di sbandare ulteriormente, trovandosi 0-3 15-40 al termine di un lungo scambio chiuso da un ulteriore errore di dritto; è inizialmente riuscito a salvarsi trovando anche il primo e unico ace del set, ma a quel punto Djokovic ha messo a segno un lob difensivo di precisione robotica nell’angolo sinistro dell’avversario, girando lo scambio e portandosi nuovamente a palla break:

Stavolta l’ha sfruttata sull’ennesimo unforced di dritto del rivale, progressivamente più in difficoltà negli spostamenti laterali. Hurkacz è sceso ulteriormente di livello, arrivando in doppia cifra con gli errori di dritto, e così per Djokovic è stato semplice infornare il bagel e portare la partita al terzo.

TERZO SET

Proprio quando il piano inclinato della partita sembrava pendere definitivamente dalla parte del cinque volte campione di Bercy, il nervosismo del primo set ha ricominciato ad affiorare: nel primo game, Djokovic si è trovato 0-30 con un doppio fallo; portatosi avanti 40-30, si è rivolto in maniera eufemisticamente accesa ad un raccattapalle a suo dire troppo lento nel porgergli le palline; si è quindi trovato a salvare palla break dopo due errori di dritto, ma si è infine ricomposto trovando botta esterna e schiaffo di dritto. Montagne russe del tutto inspiegabili e ingiustificate sia dall’inerzia dell’incontro che dal rendimento dell’avversario, ridotto quasi a spettatore dal miasma interiore di Nole.

E che Hurkacz non fosse al centro delle preoccupazioni del numero uno al mondo lo dimostrano le difficoltà patite subito dopo, quando Djokovic si è portato a palla break su un errore di rovescio del polacco, un po’ esitante ma infine efficace nel salvarsi a rete con una volée in contropiede di rovescio che ha causato una brutta caduta di Nole, molto pronto a gettare via la racchetta per non rischiare infortuni peggiori.

In quella circostanza Hubi è riuscito a rimanere a galla, applicando un cerottino per le vesciche ad un’emorragia interna di sette game, ma nel turno successivo si è trovato in svantaggio 15-30 con un doppio fallo. Djokovic è stato un po’ fortunato, trovando un nastro imparabile ed un pallonetto che ha scheggiato la riga di fondo, guadagnandosi due palle break per allungare. Sulla prima ha cercato un altro lob, stavolta lungo, mentre sulla seconda sembrava pronto ad avventarsi su un altro colpo deviato dal nastro solo per mandare largo lo slice.

Se n’è però procurata una terza con un classico punto vinto in manovra, alternando gli angoli mentre Hurkacz annaspava senza riuscire a fare null’altro che ributtare la pallina di là, ma il polacco ha giocato un punto molto coraggioso, anticipando il rovescio lungolinea prima di mettere a segno il vincente di dritto dal centro. Djokovic ha trovato allora un ottimo cambio di direzione in spaccata sull’attacco di rovescio in contropiede dell’avversario, e stavolta il break è arrivato, e con il punto esclamativo di uno scambio dai mille cambi d’inerzia – Djokovic ha giocato un cambio di dritto lungolinea apparentemente risolutivo, ma Hurkacz è riuscito a ribaltare lo scambio con il rovescio lungolinea solo per trovarsi costretto ad accorciare sul recupero rasonastro di dritto del serbo, il quale non ha avuto problemi a chiudere in avanzamento. Qui il punto:

A prescindere dall’esito finale dello scambio, però, era evidente che il livello di Hurkacz fosse risalito, come testimoniato dai 20 vincenti messi a segno contro i 3 del set precedente, e infatti le opportunità sono arrivate: avanti 4-2, Djokovic ha commesso un errore di dritto e un doppio fallo, offrendo due palle break, e Hubi, sospinto dal pubblico, ha trovato un bel recupero in chop che gli ha dato lo spazio e il tempo per infilare un poderoso dritto lungolinea, riaprendo la partita. Ringalluzzito, Hubi ha ricominciato a trovare i punti gratuiti che gli hanno permesso di cavarsi da un game potenzialmente complicato, impattando sul 4-4.

Djokovic è stato però bravo ad affidarsi a sua volta alla battuta, tenendo rapidamente e obbligando l’avversario a servire per rimanere nel match: avanti 30-15, Hurkacz ha sbagliato scelta optando per la palla corta su cui Djokovic si è avventato portandosi a due punti dalla vittoria, arrivando a match point al termine di un altro scambio agonico da 25 colpi in cui Hubi ha preso tutto ma si è dovuto arrendere alle accelerazioni controllate del rivale. Il polacco è stato però molto coraggioso a cercare tanti lungolinea per obbligare Djokovic ad un passante difficile e sbagliato, ed è stato anche un pochino fortunato quando Nole ha sbagliato una risposta sulla sua seconda, raggiungendolo sul 5-5.

La partita è quindi arrivata al tie-break decisivo senza troppi scossoni. Djokovic sembrava pronto a prendersi il mini-break, ma dopo un altro gambetto fantastico ha messo lungo un approccio, allargando le braccia sconsolato, e Hurkacz si è così portato in vantaggio 2-1 con un ace. Il polacco ha colpito per primo, giocando un bell’attacco in controtempo sulla diagonale di sinistra, smashando per il 3-2 e servizio; sfortunatamente per lui, ha immediatamente steccato un dritto in uscita dal servizio, restituendo il mini-break. Arrivati al 5-5, è stato Hurkacz il primo a sbagliare, mettendo in rete un dritto che ha offerto a Djokovic il secondo match point.

Qui il tabellone completo del Rolex Paris Masters 2021

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C’è Holger Rune in Danimarca (e questa sera anche a Parigi)

Il giovane danese, che stasera giocherà il terzo turno del Roland Garros contro Gaston, sarà in futuro il grande rivale di Alcaraz? Nell’attesa, una digressione sul tennis danese

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Holger Rune - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Secondo Shakespeare c’è del marcio in Danimarca, o almeno c’era quando scrisse “Amleto”.

A oltre 400 anni di distanza da quei giorni possiamo dire che nel presente e soprattutto nel futuro del regno di Danimarca c’è anche il tennis grazie a un ragazzo di 19 anni che fisicamente assomiglia così tanto al protagonista di Titanic, che se non avessimo visto più volte il film saremmo inclini a credere che Jack Crawford sia riemerso incolume dai fondali dell’Atlantico.

Ci riferiamo a Holger Vitus Nodskov Rune, numero 40 della classifica mondiale che questa sera scenderà in campo a Parigi per affrontare al terzo turno Hugo Gaston.

 

Sarà Rune il giocatore in grado di lanciare il guanto della sfida a Carlos Alcaraz e a dare vita nei prossimi lustri – magari in compagnia di Jannik Sinner e Lorenzo Musetti – a una saga all’altezza di quella a cui hanno dato vita Federer, Nadal, Djokovic e Murray negli ultimi 15 anni?

Ce lo auguriamo per il bene del tennis, ma per il momento a suo proposito ci sentiamo solo di dire che ci sembra un buon giocatore, dotato di notevole temperamento, che studia per diventare un campione.

E dove studia il giovane Holger? Studia nella piccola, civilissima nazione citata in apertura di articolo e abitata da sei milioni di anime, che nei secoli scorsi ha dato i natali a illustri letterati e filosofi, ma che è sempre stata parca di tennisti. 

Caroline Wozniacki – numero 1 del tennis femminile tra il 2010 e il 2012 – rappresenta la classica eccezione alla regola.

Ma cosa risponderebbe Rune a un novello Farinata degli Uberti che gli chiedesse: “chi fuor li maggiori tuoi?” o, per dirla in prosa, “chi furono i tuoi predecessori?”

Nonostante Rune non ce lo abbia chiesto ci prendiamo la libertà di rispondere in sua vece.

Holger Rune è il giocatore danese arrivato più in alto nella classifica del singolare da quando l’ATP la introdusse nel 1973.

Scorrendo a ritroso l’album di famiglia del tennis danese, subito dietro di lui ci imbattiamo in un nome che non ci suona nuovo, ovvero quello di Kenneth Carlsen (ma forse ci confondiamo con il Diavolo, al secolo Kent Carlsson) che nel giugno del 1993 sull’onda degli ottavi di finale raggiunti in Australia toccò la posizione numero 41.

Carlsen è il solo danese insieme a Rune –  a maggio vincitore a Monaco del suo primo torneo –  ad avere vinto tornei ATP e quello che sino ad oggi ne ha conquistati di più: 3.

Oltre a Rune e Carlsen gli unici tennisti danesi ad essere riusciti ad entrare tra le prime 100 posizioni mondiali in singolare sono stati Kristian Pless (65), Frederik Fetterlein (75) e un giocatore di cui parleremo in chiusura di articolo.

La Danimarca vanta però un giocatore che nella specialità del doppio nel 2012 vinse il torneo di Wimbledon, ovvero Frederick Nielsen.

Al trionfo di Frederick non poté assistere suo zio Kurt poiché era  morto l’anno precedente. E chissà quante emozioni e quanti ricordi avrebbero attraversato quel giorno il cuore di Kurt Nielsen nel vedere il nipote giocare sullo stesso campo in cui aveva disputato e perduto la finale del singolare nel 1953 e nel 1955, prima contro Vic Seixas e poi contro Tony Trabert.

Kurt Nielsen alla luce dei risultati è il tennista più forte che la Danimarca abbia mai avuto. Per restare ai quattro major, oltre alle finali di Wimbledon già citate, Nielsen arrivò una volta ai quarti dello US Open e 5 volte agli ottavi del Roland Garros.

Non disputò mai l’Australian Open e non volle mai unirsi al circuito dei professionisti.

Quasi altrettanto forte fu il mancino Jan Leschly che nel 1967 fu sconfitto da Clark Graebner nella semifinale dello US Open .

Avevamo promesso di citare in chiusura di articolo il nome del quinto danese capace di raggiungere la top 100 nell’era Open.

Fedeli alla promessa  sveliamo il suo nome: Torben Ulrich, che insieme al fratello Jorgen nei ricordi del nostro Direttore costituiva una coppia di hippy ante litteram.

Ulrich fu un campione di longevità tennistica; nel 1968 a 40 anni arrivò sino agli ottavi di finale degli US Open e a 45 suonati al numero 96 della classifica ATP.

Non è però questa la ragione per la quale lo abbiamo tenuto a guisa di dulcis in fundo, bensì perché è il padre di Lars Ulrich; Lars Ulrich è il fondatore e batterista di uno dei più importanti gruppi della scena rock mondiale degli ultimi 40 anni,  i “Metallica” e concittadino di Holger Rune: entrambi sono infatti nativi di Gentofte. 

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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Roland Garros, Djokovic: “Felice perché i rifugiati di Melbourne sono stati rilasciati. Tornare in Australia? Lo farei subito”

Il numero uno del mondo spiega: “Non porto rancore nei confronti dell’Australia, mi piacerebbe molto giocare di nuovo l’Australian Open”

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Novak Djokovic - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Novak Djokovic non spreca energie per passare alla seconda settimana del Roland Garros 2022: la vittoria in tre set contro Aljaz Bedene è facile e così in conferenza stampa, più che della partita in sé, si è parlato di argomenti collaterali (come anche il capitolo Boris Becker, che riportiamo a parte). Ecco cosa ha detto Nole Djokovic.

D: Sei passato ancora una volta agli ottavi. Cosa pensi del tuo prossimo avversario, Diego Schwartzman?

Djokovic: “Si tratta di uno dei giocatori più rapidi che abbiamo sul circuito, e i suoi migliori risultati in carriera sono arrivati sulla terra; quindi, senza dubbio è un avversario tosto. Lo conosco bene. Abbiamo giocato contro diverse ottime partite su superfici diverse. Quando giochi contro di lui devi sempre aspettarti che la pallina torni indietro. Sono pronto per una battaglia molto fisica. Non ho speso molto tempo fin qui in campo. E sto colpendo la palla molto bene, quindi non vedo l’ora di giocare”.

 

D: Arsene Wenger stava guardando la tua partita oggi, non so se lo sai, così come Zidane e Woody Harrelson. Hai avuto la possibilità di parlare con qualcuno di loro? Cosa pensi del fatto che queste persone vengono a vederti?

Djokovic: “Ho visto Arsene e Seedorf. E’ un onore che queste leggende del calcio vengano a guardare le mie partite. La maggior parte di noi giocatori di tennis è tifoso di calcio, guardiamo i club, le nazionali, tutte le competizioni. Quindi è un bel feeling vedere gente del loro livello e del loro palmares venire al campo. Ti dà ulteriori motivazioni. Ho visto Arsene a inizio match oggi. Questo ha avuto un buon impatto su di me, avevo ancor più motivazioni nel fare bene”.

D: Una domanda su Bedene. Ha iniziato con la Slovenia, poi ha rappresentato la Gran Bretagna, ma ha avuto problemi nel cambio di nazionalità e dunque è tornato indietro. Sono curioso di sapere come la pensi tu su queste regole.

Djokovic: “Non so bene i dettagli della sua vicenda, ma è una buona domanda. Non ho una chiara opinione in merito, perché da un lato mi piace vedere un giocatore rimanere della sua nazionalità, ma dall’altro non mi sento di giudicare se qualcuno vuole cambiare nazionalità, perché ci sono un sacco di motivi per cui uno lo può fare. Non si tratta solo di soldi, a volte ci sono ragioni familiari o di vita. Quindi, se un giocatore decide di cambiare paese, può avere le sue ragioni per farlo e dovrebbe avere la possibilità di riuscirci. Ora, parlando di questa regola, non sono sicuro di come funzioni nei dettagli; quindi, non so dire se è troppo severa o no. So che se giochi la Davis Cup o la Fed Cup per un paese allora è più difficile cambiare, ci vuole più tempo. Difficile per me dire ora cosa sia giusto e cosa sia sbagliato. Io mi sono trovato in una situazione simile quando avevo 14 anni. C’è stato un dialogo con la Gran Bretagna ma insieme ai miei genitori ho deciso di stare in Serbia e sono felice che abbiamo preso questa decisione. Ma ci sono molti giocatori in tutto il mondo che cercano migliori opportunità e non posso giudicarli. Tutti cercano di ottenere le migliori condizioni possibili per sé stessi e la famiglia”.

D: I rifugiati che erano nel centro di detenzione con te a Melbourne sono stati tutti rilasciati nelle ultime settimane. Mi chiedo cosa pensi di questo e se pensi che la tua esperienza abbia a che fare qualcosa con questo. E inoltre in Australia abbiamo un nuovo governo. Secondo te questo avrà qualche effetto sul tuo ritorno a Melbourne nel 2023?

Djokovic: “Tutti i rifugiati hanno lasciato il centro?”

D: “A quanto mi risulta sì”

Djokovic: “Se questo è vero sono ovviamente molto felice, perché so quanto le condizioni fossero difficili per loro. Particolarmente per coloro che erano lì da nove anni. Sono rimasto lì per una settimana, e non posso immaginare cosa voglia dire starci per nove anni. Non hanno fatto nulla di sbagliato, cercavano asilo e basta. Questo è qualcosa che non ho mai capito, ma se ho portato un po’ di attenzione sulla questione in un modo positivo per loro ne sono molto felice. Ho visto una foto di Ali, un ragazzo con cui parlavo, so che è andato negli Stati Uniti. Sono molto felice di sapere che è vivo e libero. A volte sottovalutiamo la libertà. Finchè non vivi una situazione così, non sai quanto sia importante. Per quanto riguarda il governo australiano, sì, ho sentito la news, ma non so dire se il mio visto sarà restituito e se sarò autorizzato ad entrare in Australia. Mi piacerebbe. Vorrei andarci e giocare l’Australian Open. Non porto rancore. E’ successo quel che è successo. Se avessi l’opportunità di tornare in Australia per giocare in un posto dove ho ottenuto i miei migliori risultati, sarei felice di farlo”.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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Roland Garros, Alcaraz: “Ferrero mi ha reso il giocatore che sono”

Adesso per lo spagnolo la sfida con il russo Khachanov: “Avversario tosto ma mi piacciono queste partite”

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Carlos Alcaraz - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Dopo aver rischiato di salutare Parigi nel match di secondo turno contro il connazionale Ramos-Vinolas, Alcaraz ritorna a giganteggiare sulla terra battuta, sconfiggendo in tre set lo statunitense Korda, l’unico avversario che era riuscito a sconfiggere in questa stagione sul mattone tritato il diciannovenne di Murcia.

Alcaraz, grazie al successo ai danni di Korda, è diventato il più giovane giocatore a raggiungere il quarto turno al Roland Garros dal 2006 quando il diciannovenne Novak Djokovic si spinse fino ai quarti. L’obiettivo dello spagnolo, tuttavia, è andare molto più avanti come dichiarato nella consueta conferenza stampa post-partita.

D. Dal tuo punto di vista qual è la cosa più importante che ti rende diverso dagli altri giocatori?

 

CARLOS ALCARAZ: “Direi che gioco sempre in maniera aggressiva. Non importa se sto perdendo, vincendo, se si tratta di un momento difficile, di una partita difficile, manterrò il mio stile per l’intero incontro. Direi che è questa la differenza.”

D. Questa settimana secondo molte persone potresti essere il ragazzo che detronizza Novak Djokovic e batte Rafa sulla terra battuta. Sei pronto per questa sfida?

CARLOS ALCARAZ: “Beh, se continuo a vincere, giocherò contro uno di loro. Penso di essere pronto. È diverso giocare contro di loro in un Masters 1000 o in un altro torneo al meglio di tre rispetto a farlo in un torneo del Grande Slam, ma direi che sono pronto.

D. C’è un libro e un film intitolato Charlie and the Chocolate Factory (La fabbrica di cioccolato), nel quale Charlie ottiene un biglietto d’oro e tutti i suoi sogni diventano realtà. Quale sarebbe per te il biglietto d’oro? Qual è il tuo grande sogno e cosa vorresti realizzare?

CARLOS ALCARAZ: ”Se vincessi questo torneo direi di aver preso il biglietto d’oro o se diventassi il numero 1 al mondo direi di essere in possesso del mio biglietto d’oro.”

D. Ti piacerebbe parlare di come Juan Carlos [Ferrero,ndr] ti ha aiutato a crescere, qual è la cosa più significativa che ti ha dato come allenatore?

CARLOS ALCARAZ: “Beh, sono cresciuto con lui, mi ha reso il giocatore che sono in questo momento. Quindi direi l’intensità che devo mantenere per due, tre ore per poter giocare i Grandi Slam o queste partite contro i migliori giocatori del mondo, il fatto di continuare a concentrarmi in ogni torneo, in ogni allenamento. Che io stia giocando un torneo o mi stia allenando, devo rimanere concentrato durante tutta la sessione di allenamento o tutta la partita”.

D. Cosa sai di Khachanov?

CARLOS ALCARAZ: “Beh, mi sono allenato con lui solo una volta, ma ho visto delle sue partite; quindi, so che sarà una sfida difficile. Ma allo stesso tempo è anche un avversario tosto e mi piacciono queste partite.”

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

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