Davis Cup: Herbert/Mahut regalano il successo alla Francia

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Davis Cup: Herbert/Mahut regalano il successo alla Francia

Il duo francese sconfigge in rimonta la giovane coppia ceca Lehecka/Machac nel doppio decisivo. Di Mannarino l’altro successo francese. Gasquet sconfitto in due set da Machac.

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Nicolas Mahut, Pierre-Hugues Herbert, Jiri Lehecka e Tomas Machac (Photo by Pedro Salado / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Francia b. Repubblica Ceca 2-1

Dopo aver perso il primo singolare ed essersi trovata sotto di un set sia nel secondo incontro sia nel doppio decisivo, la Francia ha ribaltato la sfida e conquistato il successo nel primo tie del gruppo C delle Davis Cup Finals.

Nel deserto dell’Olympiahalle di Innsbruck, a causa del lockdown imposto dal governo austriaco, Francia e Repubblica Ceca hanno inaugurato la loro campagna di Coppa Davis. La Francia ha rinunciato a schierare il proprio numero 1 Arthur Rinderknech, numero 58 del ranking mondiale. Infatti, il capitano Grosjean ha deciso di puntare sulla maggiore esperienza di Mannarino e Gasquet. La Repubblica Ceca, dal canto suo, ha deciso di schierare come singolarista, oltre all’esperto Vesely, il ventunenne Machac, al suo debutto in Davis.

 

T. Machac b. R. Gasquet 7-6 (3) 6-2

Inizio molto teso da parte del giovane ceco che si è trovato subito a fronteggiare tre palle break, ma scrollata la tensione di dosso e con l’aiuto poco cinico, il ceco è riuscito ad emergere dalla situazione di difficoltà. Il break era nell’aria. Partenza nuovamente ad handicap per Machac, sotto 40-0, ma stavolta non c’è stato nulla da fare per il ceco dato che un dritto lungolinea del francese ha messo il sigillo del 2-1. Al cambio campo, Gasquet ha restituito malamente il favore all’avversario commettendo diversi errori non appena abbia tentato di cambiare ritmo. Il controbreak Repubblica Ceca è divenuto realtà grazie al doppio fallo del francese.

Dopo i primi due games di sofferenza, Machac ha aumentato il proprio livello al servizio e per Gasquet le opportunità di essere aggresivo in risposta sono via via diminuite. Il match è scivolato velocemente verso l’inevitabile tie-break alterando scambi molto combattuti a errori di misura.

Il tie-break è gestito in pieno controllo dal ceco. Machac si è portato avanti di due mini break entrambi generati da due errori di diritto del francese. Gasquet è riuscito a recuperare un mini break, ma Machac in pieno controllo si è portato sul 6-2 colpendo una volée in allungo sul dritto lungolinea del francese. Gasquet ha annullato il primo set point con uno smash ma l’ennesimo errore di diritto ha consegnato il set al giovane ceco.

 Il secondo set si è aperto con il games più lungo del match, durato ben oltre 10 minuti e con ben venti punti giocati. Machac ha preso sempre più fiducia, approcciando la rete quando ne aveva l’occasione, con Gasquet, che ha faticato per riuscire ad annullare le tre palle break al ceco.

Dopo la strenua difesa nel primo game del secondo set, le difese di Gasquet sono crollate nel turno di servizio successivo. Machac ha convertito la prima delle tre palle break con una chirurgica risposta di rovescio sula seconda del francese.

Machac concede pochissimo al servizio, mentre Gasquet sbaglia molto soprattutto di diritto. E proprio un dritto di misura del francese finito a rete ha concesso a Machac la palla del doppio break. Break puntualmente realizzato grazie al doppio fallo di Richard.

Il caso fisico di Gasquet è evidente. L’ultimo sussulto è nel corso del sesto game quando il francese si è portato 0-30 provando ad attaccare di più l’avversario. Gli errori di dritto di Gasquet e due ottime prime di Machac hanno riportato il punteggio in una situazione di pieno controllo per il ceco.

Due ace consecutivi hanno messo la firma sul 7-6 (3) 6-2 finale con cui il giovane ceco ha suggellato il suo esordio in Davis Cup.

Per mantenere vive le speranze in questa Coppa Davis, la Francia necessitava di un successo di Adrian Mannarino nella sua sfida con Jiri Vesely.

  • A. Mannarino b. J. Vesely 6-7 (1) 6-4 6-2

Inizio di set con livello di gioco non altissimo, entrambi tengono bene il proprio turno di servizio, con il ceco che si lascia preferire. L’equilibro si è incrinato nel corso del sesto game durante il quale Mannarino ha incrementato notevolmente il livello in risposta. Il francese è riuscito a conquistare due palle break. La prima è stata sprecata con un rovescio a rete, la seconda viene convertita grazie ad una risposta di rovescio che bacia la riga: 4-2 Francia. La svolta nel set si realizza nel nono game con Mannarino al servizio per chiudere il set. Il francese appare teso ma con un ace riesce a conquistare una palla set. Da quel momento in poi il dritto di Mannarino lo ha abbandonato commettendo due errori. Vesely, dal canto suo, è stato efficace con un dritto in avanzamento a piazzare il break. L’inerzia del set si è spostata verso il ceco grazie al recupero da 2-5 a 5-5. Si arriva al tie-break, momento nel quale Mannarino è sparito dal campo. Il 7-1 è eloquente da questo punto di vista, con l’unico punto a favore del francese rappresentato da un doppio fallo di Vesely.

Il secondo set si è aperto con un Vesely leggermente in difficoltà. Primo game chiuso ai vantaggi e terzo, invece, caratterizzato da errori di diritto banali e non in spinta che hanno concesso il break a Mannarino. Vesely ha continuato a servire bene mentre Mannarino è iniziato ad andare incontro a delle difficoltà. Nell’ottavo game, il francese da 40-0 si è ritrovato sul 40 pari prima di tenere il servizio, game fotografia di un momento in cui si è vista la tensione da parte di entrambi. Il decimo game ha visto Mannarino i fronteggiare due palle break, annullate rispettivamente con un dritto sulla linea e con un ace. Superato il pericoloso il francese, alla seconda opportunità, ha messo in cassaforte il secondo set.

Game maratona da ben venti punti ha aperto il terzo set, con il ceco che ha fronteggiato e annullato ben quattro palle break. Il livello in risposta di Mannarino è cresciuto sempre di più e nel terzo game una risposta profonda di rovescio in allungo concretizza il break. Il ceco non è più il giocatore del primo set, soprattutto al servizio, nel quinto game un dritto vincente in spinta di Mannarino ha regalato due palle break al francese. Vesely ha annullato la prima con una volèè, ma di dritto Mannarino si è issato sul 4-1 pesante. In un terzo set di maggiore qualità, Mannarino ha convertito la prima palla match con una volée alta di diritto.

Herbert/Mahut b. Machac/Lehecka 3-6 6-4 6-3

Il doppio decisivo ha visto Grosjean confermare i “maestri” Herbert e Mahut, recenti vincitori delle NITTO ATP Finals torinesi. Navratil, invece, ha schierato il vincitore del pomeriggio Machac, preferendolo a Kolar, al fianco del ventenne Lehecka.

Primo set in cui il giovane duo ceco ha affrontato i propri turni di servizio senza alcuna difficolta. Non si può dire lo stesso per i francesi, costretti a fronteggiare una palla break nel corso del quarto game con Mahut al servizio. Herbert a rete è stato reattivo nell’annullarla. Meno fortunato nel sesto game lo stesso Herbert al servizio. Il francese è riuscito ad annullare la prima palla break con una volée alta dopo un’ottima seconda, ma un doppio fallo di Herbert, ha regalato alla coppia ceca l’opportunità di piazzare il break. Palla break prontamente convertita grazie allo smash di Lehecka. Conquistato il break di vantaggio, Lehecka e Machac sono riusciti agevolmente a chiudere il set per 6-3, concedendo complessivamente solo tre punti sul proprio servizio alla coppia francese.

Apertura di secondo set ancora in affanno per Herbert, con i francesi che hanno concesso subito due palle break non consecutive agli asservari. Mahut in entrambi i casi ha risolto i problemi a rete. Superato il momento di difficoltà, il livello dei francesi si è alzato soprattutto nei game di risposta, conquistando la prima palla break in occasione del quarto game, sul servizio di Machac. Il ventunenne ceco si è trovato ancor più sotto pressione nell’ottavo game sotto 0-40, ma due ottime prime e il gioco a rete di Lehecka hanno tolto le castagne dal fuoco al duo ceco, che poi è stato bravo ad annullare anche una quarta occasione. Nel decimo game, con Lehecka al servizio per rimanere nel set, i francesi salgono in cattedra approfittando di un leggero calo degli avversari. La volée al corpo di Mahut ha convertito la palla break e rimesso il match in equilibrio.

Nel terzo e decisivo set, si va ai vantaggi in due dei primi tre games. Il momento chiave è stato il quarto game. Lehecka ha annullato la prima palla break del set con un servizio vincente sulla T, ma poi è stato costretto a capitolare a causa di due errori: un dritto finito lungo e un doppio fallo sanguinoso, che regalano il break ai francesi. Da quel momento Herbert e Mahut hanno mantenuto il controllo del set non lasciando nessuna occasione ai giovani cechi per rientrare in corsa, nonostante l’ottimo livello espresso dalla giovane coppia contro un doppio collaudato come quello francese. Lo smash di Mahut ha messo sul sigillo 6-3 che ha chiuso la sfida e ha regalato il successo alla Francia.

La Francia ritornerà in campo sabato alle 10 contro la Gran Bretagna per ipotecare il passaggio del turno. I cechi affronteranno sempre i britannici nell’ultimo match del gruppo C, domenica alle 10.

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L’Italia ancora candidata a ospitare un girone di Coppa Davis, ma tante le incognite

Perché le wild card a Serbia e Gran Bretagna. Le quattro probabili sedi dei gironi eliminatori. Anche la fase finale sarà indoor. Australia e USA cinque anni senza match in casa. Il problema del pubblico a Abu Dhabi. Tanti bei discorsi, anche di Gaudenzi, ma vincono gli interessi

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PalaAlpitour Torino - Finale Coppa Davis 2021 (Photo by Jose Manuel Alvarez / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

La Coppa Davis 2021 si è conclusa a fine anno tennistico con lo stesso prevedibile risultato con cui si era aperto insieme con l’ATP Cup: la vittoria dello squadrone russo, il solo a schierare due top-five, Medvedev 2 e Rublev 5, un recente ex top-ten, Khachanov e un top-20 come Karatsev, N.18 (ma con un best ranking ancora ad agosto di N.15). Si tratta della terza vittoria della squadra della federazione russa dopo quelle del 2002 (3-2 alla Francia) e del 2006 (3-2 all’Argentina) con Safin e Kafelnikov prima, con Youzhny, Davydenko e Tursunov poi; il merito di quest’ultimo successo va ascritto soprattutto ad un Medvedev che ha vinto i suoi 5 incontri senza perdere un solo set. In cinque incontri la Russia ha perso solo due partite, ma una – quella del doppio ceduto ai tedeschi – a risultato acquisito, quando non contava nulla ed erano scese in campo le riserve Khachanov e Karatsev. “Avevo giocato una sola volta la vecchia Coppa Davis, ma insomma due anni fa qui l’aveva vinta Nadal, questa volta c’era Djokovic, a me sembra sempre una manifestazione di cui si può essere orgogliosi a vincerla”.

Forse davvero la sola squadra che avrebbe potuto competere per la vittoria poteva essere la nostra, se gli azzurri avessero potuto schierare sia Berrettini sia Sinner, perché sull’eventuale 1-1 il doppio russo non sarebbe stato imbattibile, chiunque lo avesse giocato.

La Madrid Arena di Casa de Campo – stadio praticamente riaperto per l’occasione dopo che un incendio avvenuto il 31 ottobre del 2012, quando si erano radunate 16.600 persone per una festa chiamata “Thriller Music Park”, aveva provocato la morte di 5 ragazze (3 di 18 anni) e 29 feriti gravemente nel disperato fuggi fuggi generale; è poi seguita una serie di azioni legali connesse all’assenza di un sufficiente numero di vie di fuga per tutta quella gente, e nel marzo 2018 Miguel Angel Flores, l’impresario ritenuto “responsabile” della festa e della mancata sicurezza, è stato condannato a 4 anni di reclusione – ha comunque registrato una più che discreta affluenza di pubblico nelle giornate finali, da 6.000 a 9.000 spettatori, nonostante la Spagna non fosse presente. Forse il De Profundis questa gara non lo merita. Semmai vedremo ad Abu Dhabi.

 

Questo mi fa credere che a competere per essere una delle quattro città prescelte a ospitare uno dei 4 gironi a 4 (e non più a tre) della Coppa Davis 2022 ci saranno nuovamente:
1) Madrid, perché è difficile che la Kosmos di Pique e soci ci rinuncino;
2) probabilmente Torino (o comunque un’altra città italiana, visto che Torino ha già le Nitto ATP Finals…però la situazione logistico-organizzativa resta favorevole e l’Italia ha una squadra super-competitiva in grado di vincere il proprio girone, salvo che ci sia un altro…Gojo che improvvisa dispetti o che la Slovacchia ci faccia lo sgambetto a Bratislava il 4-5 marzo);
3) quasi certamente Londra o Manchester (entrambe candidate nel 2019 a ospitare le ATP Finals)
4) chissà che la quarta non sia Mosca, cui certo non mancherebbero i mezzi economici per venire incontro alle pretese di Kosmos e ITF. Mosca, anzi, avrebbe potuto essere la candidata con più chances per poter ospitare anche la fase finale. Per i prossimi 5 anni la RTF sarà sempre fra le primissime squadre favorite per la riconquista della nuova Davis.

Tutto ciò ipotizzato, mi pare che la principale novità emersa dalla conferenza stampa del presidente ITF David Haggerty e del chief executive office della Kosmos Enric Rojas possa essere – quantomeno rispetto ai dubbi e alle prime critiche emerse a seguito delle indiscrezioni dei giorni scorsi e da noi riprese – sta nell’annuncio che anche i quarti di finale, le semifinali e la finale che si disputeranno in sede neutra, verranno giocati in uno stadio indoor.

Dalle prime indiscrezioni non era subito sembrato così. Era evidente che soltanto in stadi indoor si sarebbero potute ospitare in pieno inverno le fasi eliminatorie nelle quattro città europee che organizzeranno i 4 gironi da martedì 22 novembre 2022. E a tutti era apparso incredibile che si potesse pensare di fare giocare i gironi eliminatori per quasi una settimana al coperto per poi pretendere di far giocare invece le fasi finale su campi all’aperto.

Ciò anche se il clima consentirebbe ovviamente ad Abu Dhabi di giocare tranquillamente outdoor. Che sarà Abu Dhabi la sede della fase finale, checchè se ne dica, è però quasi scontato. Manca solo la firma. Non so perché ancora essa manchi, ma al momento non sarebbero emerse alternative serie…data la montagna di soldi che serve per accaparrarsi la fase finale della Coppa Davis nuovo formato per 5 anni. Come accennavo prima, forse solo la Russia potrebbe garantirne altrettanti (soprattutto ora che la Cina, dopo il caso Peng Shuai, con la presa di posizione della WTA ben più coraggiosa di quelle di ATP e CIO, sembra proprio fuori causa).

Comunque sia, questa notizia ci rassicura sul piano sportivo e cancella quella che a prima vista era apparsa una incongruenza tecnica intollerabile.

Però alcuni difetti restano. E non sono pochi. Se è vero che il tennis di vertice da qualche anno è soprattutto europeo – a Torino gli otto “maestri” qualificati per le ATP Finals erano tutti europei, così come le due riserve – tutti i Paesi extra europei per i prossimi 5 anni non potranno vedere neppure un match casalingo di Coppa Davis, almeno per quanto riguarda la fase finale. Non è un difetto da poco lasciar fuori per un quinquennio Paesi dalle indiscutibili grandi tradizioni in Davis.

Come gli Stati Uniti che hanno vinto 32 Coppe Davis, come l’Australia che ne ha vinte 28. I due Paesi a lungo capaci di monopolizzare Challenge Round e grandi sfide non potranno più assistere per 5 anni a un match giocato in casa nelle fasi finali, quelle che più contano, davanti al proprio pubblico. Per loro saranno solo trasferte e zero promozione at home. Idem per le altre due nazioni extra europee che hanno vinto la Davis, anche se una volta sola: Argentina e Sud Africa.

Nei giorni scorsi abbiamo pubblicato qui su Ubitennis le pesanti critiche di Lleyton Hewitt, di Isner e altri tennisti americani al nuovo format di questa coppa rimodellata nel 2019. Certamente adesso non avranno cambiato idea. Intensificheranno, semmai, i loro strali.

Direi che è soprattutto in Australia che la Coppa Davis ha continuato ad essere molto sentita, per via della sua grandissima tradizione – dal ’50 al ’67 con capitano Harry Hopman la vinsero 15 volte in 18 anni grazie ai formidabili Sedgman, Rosewall, Hoad, Laver, Newcombe, Roche, Emerson, Stolle – anche se poi gli aussies non l’hanno più vinta che per altre sole 6 volte dopo il ’67 (’73, ‘77, ’83 ,’86 e ‘99, l’ultima nel 2003, 18 anni fa, quando la finale la giocarono in casa vincendola 3-1 contro la Spagna).

In Australia l’ATP Cup potrebbe finire per avere il sopravvento sulla Coppa Davis nell’immaginario collettivo, anche per questioni meramente logistiche. Difatti quando la si è giocata ha avuto ovunque un notevole successo di pubblico. Anche all’Australian Open del resto, in tempi pre-Covid, la presenza straniera è sempre stata massiccia. Grazie a tanti appassionati desiderosi di trasferirsi al caldo abbinando spirito turistico, più i tanti emigrati che lavorano Down Under.

Continuando a riferirsi all’altra delle due potenze che più di tutte hanno scritto la storia della Coppa Davis, oggi come oggi nel Nord America la Davis sembra essere molto meno sentita che in Australia (e anche in Argentina). Media compresi. Si avverta dalla East alla West Coast una sostanziale indifferenza. Per anni i network americani hanno perfino snobbato l’acquisto dei diritti tv, anche perché il tennis USA non era mai protagonista.

Ero a Mosca quando gli USA di Sampras, Courier e Martin vinsero nel 1995 sui russi che, persa la finale dell’anno precedente con la Svezia con la complicità del presidente i Boris Yeltsin e del ministro dello sport Tarpishev, avrebbero fatto carte false pur di vincerla per la prima volta. Pete Sampras fu l’eroe di quei tre giorni. Vinse due singolari e il doppio con Todd Martin…ma soprattutto un singolare 6-4 al quinto contro Chesnokov su un lentissimo campo in terra battuta  con un dritto vincente sul matchpoint… tirato il quale cadde vittima di crampi terribili, urlando come fosse ferito a morte. Pete uscì dal campo a braccia, trasportato dai compagni. Un finale drammatico. Ma proprio Sampras raccontò poi assai deluso, e lamentandosene non poco, che negli USA le sue tre epiche vittorie erano passate quasi inosservate, finendo nelle “brevi” dei giornali di maggior tiratura.

Forse anche per questo scarso interesse, oltre che per la crisi tecnica attraversata dal tennis americano dalla “scomparsa” agonistica del loro ultimo numero uno (per 13 settimane) Andy Roddick, gli USA hanno catturato la Davis l’ultima volta nel 2007 (con Roddick e Blake a Portland, nell’Oregon, proprio sulla Russia) dopo averla conquistata nel ’78, ’79, ’81, ’82, 90, e ’95. Insomma una sola volta negli ultimi 15 anni, dopo 31 trionfi ben più remoti.

E devono molte delle loro vittorie fra il ’78 e l’82 a John McEnroe, che adorava il clima di quella Coppa Davis e che a quell’epoca era uno dei più forti tennista del mondo, quasi…un Djokovic quanto ad amor patrio.

Quella del ’79, qualcuno anziano come me ricorderà, avvenne contro l’Italia: McEnroe, Gerulaitis, Smith e Lutz in doppio non lasciarono un set in 5 match a San Francisco agli azzurri Panatta, Barazzutti, Bertolucci e Zugarelli (ahinoi c’era anche il pachidermico tifoso Serafino con le sue urla a non farci fare una gran bella figura) dei quali abbiamo rivissuto in questi giorni una anticipazione della Docuserie firmata da Domenico Procacci in occasione del Torino Film Festival (che vedremo uscire su SKY verso aprile-maggio) e che non si limita a raccontare la contrastata spedizione 1976 nel Cile di Pinochet alla volta dell’unica vittoria italiana nella manifestazione creata da Dwight Davis nel 1900.

A pagina 2: la wild card alla Serbia assicura la presenza di Djokovic, ma perché darne una anche alla Gran Bretagna (la seconda di fila)? Le chance dell’Italia di ospitare un girone, le problematiche di un viaggio ad Abu Dhabi per gli appassionati e i proclami di Gaudenzi

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Coppa Davis

Coppa Davis: Medvedev batte Cilic, RTF campione

Marin Cilic regge un set poi Medvedev corre tranquillo verso la vittoria. È la terza Coppa Davis per la formazione russa

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Daniil Medvedev - Finale Coppa Davis Madrid 2021 (Photo by Mateo Villalba / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

Era la squadra favorita dall’inizio della manifestazione e ha confermato le previsioni: la Russian Tennis Federation si aggiudica la Coppa Davis 2021 battendo la Croazia per 2-0. La rivelazione di queste Finals, il ventitreenne di Spalato Borna Gojo, non è riuscito nell’impresa di battere anche Andrey Rublev, in realtà arrivato all’appuntamento di Madrid in condizioni ben diverse da quelle espresse nella prima parte della stagione, ma pur sempre numero 5 del mondo e autore di un’ottima prestazione in semifinale contro Dominik Koepfer. Mancata la ciliegina quasi impossibile sulla torta confezionata dal campione a squadre NCCA 2018, il tie ha imboccato ancor più inesorabilmente la strada di Mosca; subito dopo, infatti, Daniil Medvedev ha superato come da copione Marin Cilic, portando l’Insalatiera in Russia per la terza volta dopo i successi del 2002 e del 2006.

D. Medvedev b. M. Cilic 7-6(7) 6-2

Tocca a Daniil Medvedev il compito di sigillare la finale con il secondo singolare per evitare che la sfida si prolunghi al doppio, situazione che invertirebbe i favori del pronostico in virtù della formidabile coppia croata Pavic/Mektic. Il numero 2 del mondo non delude e batte Marin Cilic in un’ora e mezza, peraltro confermando l’esito dei due precedenti – l’ultimo quest’anno a Wimbledon rimontandogli due set. Sceso per la prima volta in campo sullo 0-1 in queste Finals, Cilic ha offerto una prestazione complessivamente buona, ma sarebbe stato necessario raggiungere e mantenere quei momenti migliori visti contro Jannik Sinner per poter davvero avere una chance contro un Medvedev che ha concesso una sola palla break, prontamente annullata. Un primo set di buon livello con Marin che ha creato qualcosa di più, ma ha regalato qualcosa di troppo con il dritto, il fondamentale che gli porta vincenti ma che tende anche a risentire dei momenti di tensione. Percentuale di prime croate in calo e secondo parziale molto più agevole il secondo parziale per un Medvedev che, viepiù solido e tranquillo, si è diretto quasi indisturbato verso la vittoria.

 

IL MATCH – Si comincia con entrambi tengono con estrema facilità i propri turni di battuta, nonostante Medvedev non metta tante prime in campo. Come d’abitudine, il russo sceglie di rispondere da parecchio lontano, ben oltre la scritta Davis Cup. Al settimo game, due dritti steccati di Cilic e un altro gratuito con lo stesso fondamentale danno all’avversario un’opportunità del sorpasso, ma senza tremare il trentatreenne di Medjugorje si affida alle accelerazioni per risolvere la situazione. Rincuorato da quanto appena fatto, Marin cerca ancora qualche cambio di ritmo – idea in genere sempre ottima contro il ventiquattrenne moscovita – e al gioco successivo è lui a procurarsi il 30-40, ma una buona seconda esterna rimette a posto le cose. Buona l’interpretazione del match da parte di Cilic che propone qualche slice con il rovescio, finge di rifugiarsi in una remata per poi accelerare senza preavviso, cerca angoli con il dritto, non teme di cambiare in lungolinea né, pur facendolo meno di quanto potrebbe, di prendere la rete. Medvedev è nei panni sé stesso, ottiene indispensabili punti diretti con il servizio, mette a segno qualche dritto storto, spaventa quando si allunga lo scambio sul ritmo.

Arriva così il tie-break, caratterizzato dalla posizione particolarmente conservativa di Daniil, tanto che sono interamente lasciati nelle mani croate un paio di scambi di mini-break. Medvedev si affida a due prime che non tornano indietro per arrivare a set point che si vede annullato da uno smash non banale. Una seconda palla per chiudere, gentilmente offerta da un comodo dritto in corridoio a campo sguarnito, se ne va con il doppio fallo russo, ma è buona la terza: errore in palleggio di Cilic con il rovescio (sarà forse il primo con quel fondamentale?) e RTF a un solo set dal trionfo.

Si riparte allo stesso modo del primo parziale, con i turni di battuta che vanno via veloci. In realtà, però, il quarto gioco che pareva confermare la tendenza si complica; un bel dritto profondo, un rovescio lungolinea e Daniil si prende il 3-1, subito confermato. La salita per Cilic e la sua squadra si è ormai fatta ripidissima e neppure lui sembra crederci di fronte a un Medvedev che, com’è ovvio, lascia partire i suoi colpi senza più alcuna pressione. Altro break ed è 6-2: la vittoria numero 63 in stagione di Daniil vale la Coppa Davis alla RTF.

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Coppa Davis

COPPA DAVIS, Finale: troppo Rublev per Gojo, 1-0 Russia

Il russo concede le briciole sul suo servizio e chiude in due set, 6-4 7-6(5). Gojo comunque encomiabile. Ora Medvedev può conquistare il titolo battendo Cilic

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(Photo by Mateo Villalba / Quality Sport Images / Kosmos Tennis)

COPPA DAVIS, Finale
RUSSIA-CROAZIA 1-0

A. Rublev b. B. Gojo 6-4 7-6(5)

Come da previsioni la finale 2021 della Coppa Davis inizia con la sfida tra Andrey Rublev e Borna Gojo, i due numeri 2 di Russia e Croazia.

 

Martic non rinuncia a quello che potremmo definire l’MVP di queste Finals. Un solo precedente tra i due, quello delle Finals 2019 con la vittoria con un doppio 6-3 di Rublev. C’è curiosità nel vedere come Gojo, dopo aver fatto fuori il nr. 61 Atp Popyrin, il numero 27 Sonego e il numero 33 Lajovic, si comporterà con il numero 5 del mondo. L’asticella si alza e non poco.

Il primo gioco con Gojo al servizio è già una battaglia. Scambi infiniti da fondo campo, con il tennista croato che risponde con veemenza alle bordate del suo avversario. Rublev risale dal 40-15 e si procura una palla break ma poi sbaglia un comodo rovescio e Gojo con due servizi vincenti porta a casa la battuta. Rublev non batte ciglio, tiene la battuta a zero e si procura una nuova palla break nel terzo gioco. Ancora bravo il tennista croato che piazza due ace intervallati da un servizio vincente e va sul 2-1. Seguono tre giochi consecutivi tenuti a zero da chi serve, sul 3-3 però Rublev mette la freccia. Il russo riesce a rispondere meglio, tiene gli scambi lunghi, cambia anche un po’ il ritmo degli scambi e mette in difficoltà Gojo che commette tre gratuiti e concede il break. Il numero 2 del mondo procede spedito sul proprio servizio, cede il primo punto alla risposta commettendo un doppio fallo nell’ottavo gioco e il secondo sul 5-4 40-0 complice una risposta incredibile di Gojo che pizzica la linea del corridoio. Ma è troppo poco, il secondo set point è quello buono, Rublev piazza il secondo ace del set e chiude in 35 minuti 6-4. Gojo fa quel che può ma al momento il suo avversario non gli sta concedendo alcuna possibilità di entrare in partita.

Rublev prova a dare la mazzata definitiva alla partita all’inizio del secondo set ma Gojo grazie ad uno splendido servizio si salva alla grande. Il russo ha due palle break nel gioco d’apertura, ma il suo avversario gliele annulla e tiene la battuta grazie anche a 4 ace. E poi ne ha 3 consecutive sullo 0-40 nel terzo gioco, ma Gojo si riporta in parità e poi mette altri due ace per il 2-1. Rublev concede sempre pochissimo al servizio, ma il numero 2 croato nemmeno scherza e soffre solo nel nono game quando si trova 15-30 prima di recuperare nuovamente e issarsi sul 5-4. Rublev serve per rimanere nel set e tiene la battuta a 15 (solo 4 punti concessi alla risposta sin qui nel secondo parziale). Rublev serve per rimanere nel set e tiene la battuta a 15 (solo 4 punti concessi alla risposta sin qui nel secondo parziale). Gojo va ancora una volta sotto 15-30 nell’undicesimo gioco ma Rublev stecca due diritti e facilita il compito del tennista croato che non molla e si garantisce il tie break. Il russo non concede tanto per cambiare nulla e tie break sia.

Il croato lo inizia nella maniera peggiore, doppio fallo, probabile figlio della tensione che sale sempre di più. Gran voleé di Rublev in allungo, 2-0. Ma Gojo non ci sta, si difende alla grande con il diritto e costringe il suo avversario all’errore, 2-1. Il croato serve benissimo ma lascia una risposta di Rublev nettamente dentro, errore sanguinoso, 3-1 Russia. Gratuito di rovescio di Rublev, Gojo resta attaccato al match, 3-2 Rublev. Stavolta il gratuito di rovescio lo commette il croato, 4-2 Rublev e si cambia campo. I due tennisti stanno profondendo il massimo sforzo, fisico e psicologico. La tensione attanaglia anche il tennista russo che commette ancora un gratuito e Gojo recupera un altro minibreak, 4-3 Croazia, che diventa 4-4 con un servizio vincente, primo aggancio nel tie break per il nr. 279 del mondo. Il quale non si ferma e con un ace sigla il 5-4, davvero bravo Gojo. Rublev si salva alla grandissima da un attacco di Gojo con un diritto lungolinea vincente, 5-5. Arriva il primo match point Russia dopo l’ennesimo diritto vincente di Rublev, 6-5. Gojo sbaglia un rovescio incrociato e dopo 1 ora e 33 minuti. 1-0 Russia ma tanti applausi a Borna Gojo, davvero encomiabile

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