Davis Cup, i tennisti vedono l’Italia favorita con gli USA. Io mica tanto, ma spero di sbagliarmi

Editoriali del Direttore

Davis Cup, i tennisti vedono l’Italia favorita con gli USA. Io mica tanto, ma spero di sbagliarmi

Tante incertezze sulle formazioni. Il gran dubbio Fognini-Sonego. Chi giocherà fra Isner e Tiafoe? E sì che Isner sarebbe il N.1, ma Opelka non lo si discute

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Ho sempre pensato che la Croazia fosse più forte di quest’Australia, anche se non mi aspettavo che Gojo battesse Popyrin. E a confermare il mio pronostico è arrivata la prima tristanzuola giornata di Coppa Davis a Torino, pochissimi spettatori nonostante i ragazzi portati dalle scuole, spalti vuoti salvo uno sparuto gruppo croato.

D’altra parte non si poteva pretendere che qualcuno arrivasse dall’Australia, fra i Paesi più difficili al mondo da raggiungere (o in cui rientrare) ma non semplice neppure da lasciare.

La Croazia, che ha chiuso sul 2-0 i singolari ancora prima di schierare il doppio n.1 del mondo Pavic-Mektic (che infatti hanno dominato gli aussies Peers-De Minaur) giocherà lunedì – ormai sono in vena di pronostici – contro chi emergerà già stasera dal duello Italia-USA.

 

Partita durissima, quella dei nostri, perché giocare indoor contro i giganti americani, Opelka 2 metri e 11, Isner 2 metri e 8, e senza l’apporto di Matteo Berrettini non è davvero un sorteggio ideale.

Oggi i giocatori con cui ho avuto la possibilità di parlare, Gojo, Popyrin, Cilic, hanno detto tutti che l’Italia doveva essere considerata leggermente favorita. Chi riferendosi alla gran forma di Sinner, chi al fattore campo, chi all’annata particolarmente felice del tennis italiano.

Io confesso di non essere stato in grado di capire se Filippo Volandri ha intenzione di schierare come secondo singolarista Fabio Fognini oppure Lorenzo Sonego. Non ho potuto verificare chi sia più in forma dei due, il “trispapà” Fabio o il torinese e torinista Lorenzo, perché a differenza di Jannik che si è allenato al PalaAlpiTour con un Volandri ancora in buone condizioni atletiche e tennistiche, loro due sono andati a giocare al Cral Reale Mutua.

Volandri in questi giorni sembra essere stato in maggiore sintonia con Fognini, che stamattina si è allenato sfoggiando una maglia azzurra con su scritto Italia. Forse Volandri ha più fiducia nell’esperienza di Fognini. Ma è anche vero che conosce tutto sommato meglio Fognini che Sonego, il quale avrebbe l’handicap di esordire con la maglia della nazionale (salvo che alle Olimpiadi…).

Il campo con i rimbalzi alti, e non particolarmente veloce – anzi…e poi ci sono le palle Wilson anziché le Dunlop delle ATP Finals – parrebbe dare a Fognini qualche margine di vantaggio. Tuttavia a me la scelta Fognini pare molto rischiosa: non so quanto abbia potuto allenarsi e non è che i suoi ultimi risultati siano stati entusiasmanti.

Bisogna vedere anche chi sceglierà capitan Mardy Fish: se decidesse di schierare i due giganti, Isner N.24 scenderebbe in campo da N.1 contro Sinner ma per secondo, mentre il primo match lo disputerebbero i numeri due, Opelka N.26 e Fognini N.37.

Però, se invece Fish volesse tenere fresco Isner, 36 anni e mezzo, per schierarlo in doppio al fianco di Sock o di Ram, allora Opelka diventerebbe il N.1 contro Sinner e Tiafoe giocherebbe contro Fognini.

Onestamente il doppio italiano non mi sembra forte come qualunque dei tre doppi che possono schierare gli Stati Uniti. La vittoria all’Open d’Australia di Fognini e Bolelli è ormai parecchio datata: 2015, sono passati quasi sette anni.

Ergo dobbiamo cercare di vincere i due singolari. E mentre Sinner deve essere considerato favorito, con le riserve del caso, nel singolare dei numeri uno, nell’altro match a me non pare che saremmo favoriti.

Quindi, augurandomi ovviamente di sbagliare, a differenza di quello che hanno detto tutti i tennisti ascoltati oggi, un leggerissimo margine per me ce lo ha il team USA.

Quanti break potranno mai subire Opelka e Isner se dovessero giocare i singolari? Di sicuro qualche set finirà al tiebreak. E magari perderanno un set 6-4 o 7-5. Se Fognini perdesse un servizio, come ne recupererebbe uno o due?

Sulle prime mi ero rallegrato che il campo di questa Coppa Davis non fosse così veloce come quello delle ATP Finals.  Però poi ho sentito Mardy Fish dire che ai suoi giocatori il campo più lento piaceva: “Gli aces e i servizi vincenti li fanno ovunque, anche se un campo è lento. Ma se è troppo veloce non riescono a recuperare sugli angoli. Forse per Isner il campo in terra  battuta è quello ideale…”.

E in effetti mi sono ricordato di Isner che battè Federer sulla terra rossa in Svizzera in Coppa Davis o che fece una gran battaglia con Rafa Nadal al Roland Garros nel 2011. Rafa vinse 6-4 6-7 6-7 6-2 6-4. Quest’anno al Roland Garros Isner ha lottato per 4 set con il finalista del torneo Tsitsipas.

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Australian Open

Australian Open: Sinner con Tsitsipas, Berrettini contro Nadal e quei pronostici così difficili da indovinare

I bookmakers si coprono e non perdono mai. I critici o non si espongono o se lo fanno spesso sbagliano. Nel femminile Keys e Collins semifinaliste a sorpresa. Bene per Matteo che sia nato il caso Bernardes

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Jannik Sinner ha subìto una dura lezione dal miglior Tsitsipas che io abbia mai visto. Il greco non sembrava neppure lontano parente di quello visto con Fritz. Il tennis è così, nessuna giornata è davvero mai uguale all’altra.

Lo testimoniano del resto la maggior parte dei confronti diretti fra i grandi giocatori. Una volta vince uno e un’altra volta l’altro, se i livelli sono lì lì e oscillano di poco a seconda della giornata di vena del giocatore A o di quello B.

Per questo può accadere che i bookmakers, che avevano dato per favorito Sinner, prendano un granchio, anche se loro hanno sempre modo di coprirsi e di conseguenza guadagnano sempre.

Io invece non avevo nulla da…coprire e così come ho azzeccato il pronostico di Berrettini su Monfils – e avrei dubitato di quello all’inizio del quinto set – ho sbagliato quello di Sinner Tsitsipas.

Ma Tsitsipas era in quella che i tennisti chiamano “The Zone”, gli riusciva tutto. Sparava dritti che pareva il miglior Sampras, ma ha giocato anche alcuni rovesci vincenti da far paura. Sempre sulla riga. Mats Wilander ha fatto vedere un grafico su Eurosport-Discovery secondo cui Tsitsipas ha colpito il 67% per cento delle palle quando erano ancora in ascesa, mentre salivano. E Stefanos non si limitava ad anticipare tutto. Ma tirava fortissimo, spesso di controbalzo. Colpi debordanti sui quali Sinner non riusciva a opporsi e tantomeno poteva tentare di prendere l’iniziativa. Il pallino del gioco è stato costantemente nelle mani del greco.

E Sinner ha mostrato senza tema di smentita quanto ancora oggi lui sia migliore come attaccante in pressing da fondocampo rispetto al difensore costretto ai recuperi. Non è ancora Djokovic, insomma, e neppure Nadal. Difficile intuire se potrà diventarlo, anche se a occhio ad oggi il suo fisico sembra meno elastico rispetto a Nole, meno possente rispetto a Rafa.

Ma lui, dopo aver detto per primo “Mi ha dato una lezione” è un tipo che ha voglia di imparare, che lavora per imparare, che ha le qualità per imparare. Quindi imparerà certamente. Quanto potrà migliorare però, e fino a che punto, nessuno può saperlo.

Ma restiamo sui fatti: a 20 anni non sono tanti quelli che giocando solo 9 Slam hanno raggiunto 2 volte i quarti di finale, se è vero che dai tempi di del Potro (2008-2009) non c’era più riuscito nessuno. Sono trascorsi più di una dozzina d’anni.

Quindi seconda me ci vuole pazienza. Non è il caso di decretare sentenze negative, come è tipico dei leoni da tastiera. Il fatto che Jannik sia perfettamente consapevole per primo di dover fare tanto lavoro per migliorare tutti gli aspetti del suo gioco, garantisce che si applicherà per curare tutti i dettagli necessari per arrivare dove vuole. Chi gli sta accanto oggi e chi affiancherà il team Piatti domani lo aiuterà a farlo. Intanto lui ha confermato che qualcuno noto arriverà “Io so chi è ma non posso dirlo”. Io non credo che possa essere McEnroe. Almeno non John. Patrick? Boris Becker? Se ne dicono tanti. Per quanto mi riguarda spero solo che non si tratti di una mossa di marketing. Francamente Riccardo Piatti non mi sembra tipo portato a quel genere di mossa. Vedremo.

Tornando alla difficoltà di indovinare i pronostici di una partita fra due top-ten, vi chiedo: ma quanti avrebbero pensato che Aliassime fosse in grado di impensierire o addirittura battere Medvedev dopo il 6-4,6-0 patito dieci giorni fa in ATP Cup, o i tre set a zero della semifinale dell’US Open?

Eppure Aliassime ha vinto i primi due set, ha avuto il matchpoint sul 5-4 nel terzo – che Daniil gli ha annullato con una bomba di servizio a 216 km orari – e poi ha cancellato 3 pallebreak importanti anche nel quinto set. Se vinceva Aliassime, come poteva benissimo per un centimetro o due, tutti quelli che avessero dato per scontata la vittoria di Medvedev, avrebbero sbagliato pronostico. Sì, lo avrebbero sbagliato, ma…sarebbe stato giusto sbagliarlo…se capite quel che sto provando a dire.

E i tre set a zero di Shapovalov a Zverev qualcuno li aveva previsti?

Tornando a Tsitsipas…ma che dritti ha tirato? Impressionanti. Perché di fantastici rovesci ne avrà tirati 5 o 6, ma di dritti vincenti e in tutti gli angoli, davvero tanti. Vorrei averli contati.

Nel singolare femminile …non ne parliamo. Abbiamo visto arrivare nei quarti la n.115 Kanepi che dopo aver fatto fuori Kerber e Sabalenka ha messo in difficoltà anche la Swiatek e nella stessa metà tabellone la n.30 Collins e la n.61 Cornet che, a 32 anni, non si era mai spinta così lontano in uno Slam.

E anche nella metà superiore del tabellone, a parte la n.1 Ashley Barty che fino alla semifinale ancora da giocare con la Keys ha letteralmente passeggiato, proprio la Keys n.51 WTA – sia pur finalista d’un US Open – ha eliminato via via la campionessa 2020 Kenin, la Wang che aveva sopreso la Gauff, per lasciare 4 game a Badosa e 5 a Krejcikova. Erano forse pronostici prevedibili?

Allo stesso modo come si fa a pronosticare il vincitore del duello Nadal-Berrettini? Lo si fa con un atto di fede perché Matteo è sembrato fisicamente e mentalmente in una condizione eccezionale, mentre Rafa non ha giocato benissimo contro uno Shapovalov piuttosto sciupone?

E perché Rafa, a 35 anni, potrebbe non aver recuperato altrettanto bene che Matteo, lo sforzo di 5 set molto duri in condizioni climatiche più pesanti?

Se mi sbilanciassi in tal senso e Matteo perdesse, ecco che salterebbero fuori i soliti del senno di poi a sentenziare la “scelta provinciale di Scanagatta”.

Stessa critica verrebbe rivolta a un mio collega spagnolo che avesse pronosticato la vittoria di Nadal e avesse invece vinto Berrettini.

Ho già scritto nell’ultimo editoriale che il dritto mancino di Rafa sembra fatto apposta per …crocifiggere Matteo sul suo rovescio che non vale nemmeno da lontano, nonostante i progressi, quello di Roger Federer.

E anche che Matteo dovrà forzarsi a giocare… contro natura perché il suo dritto a sventaglio prediletto, quello di solito indirizzato nell’angolo sulla sinistra dell’avversario, non potrà giocarlo con la stessa insistenza.

E, infine, che anche al servizio dovrà cercare gli angoli opposti a quelli che è abituato a cercare. Qualcuno può immaginare se pure dovendo comportarsi così Matteo riuscirà a mantenersi su percentuali di prime palle più vicine all’80 per cento che al 65%?

Sarà “in the zone” come Tsitsipas cui tutto riusciva? E se Rafa riuscirà a rispondere anche al 70% dei servizi di Matteo, poi Matteo riuscirà a chiudere con il secondo colpo il punto, pur tirandolo dalla parte opposta rispetto a quella cui è abituato a fare, onde evitare di esporsi ai missili mancini di Rafa?

A tutti questi interrogativi è impossibile rispondere con cognizione di causa da decine di migliaia di chilometri di distanza, senza conoscere il meteo e, al momento, neppure l’orario di gioco. Per non parlare delle condizioni fisiche dei due contendenti.

Un piccolo vantaggio per Matteo può essere quel che è successo fra Nadal e Shapovalov. Sia che avesse ragione oppure torto a lamentarsi il canadese per via dei tempi dilatati e oltre i 25 secondi regolamentari concessi dall’arbitro Carlos Bernardes a Rafa fra un punto e l’altro, chiunque arbitrerà Nadal-Berrettini, sarà inevitabilmente più fiscale.

Nadal è stato spesso accusato di prendersi più tempo del dovuto. Se il codice di condotta è stato pensato e istituito per via delle intemperanze di Ilie Nastase e John McEnroe, l’orologio segnatempo è stato messo per Rafa Nadal e pochi altri.

Nel 2015 Carlos Bernardes affibbiò qualche warning per “time violation” a Nadal. Nadal non gradì e fece quel che facevano un tempo le squadre di calcio più potenti: chiede di non essere più arbitrato da Bernardes.

Vittima della ricusazione Bernardes rischiò di perdere la possibilità di arbitrare tutte le finali dei tornei più importanti sulla terra rossa, dove quasi sempre c’era Nadal fra i duellanti.

Quando in una conferenza stampa di un Roland Garros di qualche anno fa io dissi a Rafa che l’opzione di poter ricusare gli arbitri non mi sembrava assolutamente giusta da esercitare il suo media manager non gradì e mi dette del provocatore.

Forse me lo direbbe anche adesso se io sostenessi pubblicamente, e lo faccio come potete vedere, che adesso Bernardes potrebbe essere un po’ condizionato da quanto successe. Probabilmente è anche quel che ha pensato Shapovalov. Penso anche che, così come le squadre di calcio più importanti, negano che un arbitro possa essere condizionato dal loro maggior peso mediatico e politico, Bernardes non ammetterà mai di aver un occhio di riguardo per i giocatori più importanti.

Di certo comunque, Bernardes, non arbitrerà Berrettini-Nadal

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Australian Open

Australian Open: Berrettini può battere Rafa Nadal, ma deve servire meglio che con Monfils. E non solo…

Perché ha battuto Monfils. Forse sono sfuggiti alcuni degli straordinari progressi di Matteo. Perché sono andato a letto sognando anche Sinner in semifinale

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Confesso che me l’ero vista brutta per Matteo Berrettini quando sembrava si fosse accesa la spia rossa della benzina in riserva a metà del quarto set e lo vedevo tirarsi la racchetta sulle gambe e lamentarsi con il proprio angolo: “Non ho gambe, non ho gambe…”.

L’inerzia della partita sembrava decisamente passata nelle mani di Monfils. Sennonchè, come per la verità ho visto tante volte accadere nel tennis in tutti questi anni, quando un giocatore che si crede spacciato riesce a rimontare 2 set di handicap, ecco che proprio nel momento in cui la rimonta è riuscita c’è quel momento di rilassamento che lo punisce. Basta poco, pochissimo, per ridare fiato ed energie all’avversario rimontato che sembrava in crisi.

È proprio quello che è successo nel primo game del quinto set quando Monfils, avanti 30-0, si è concesso un paio di errori gratuiti. Poi c’è stato quel gran lob di Matteo e Monfils che ha tentato il tweener che non ha sorpreso Matteo, felicemente vigile a rete. E da lì è cambiato tutto. 4-0 con due break addirittura e match in mano al nostro gladiatore.

 

Del gladiatore Matteo ha un po’ anche l’aspetto, almeno per come ce lo si può immaginare attraverso la cinematografia. Russel Crowe? Magari no anche se al paragone nell’enfasi del momento mi ci sono lasciato andare, nel mio quotidiano video di un minuto per Instagram. Però non trovate che un po’ il viso dell’antico romano Matteo lo abbia?

Matteo è parso per anni un guerrier fragile. Ha patito mille infortuni il nostro dacchè gioca a tennis, polso, caviglie, schiena, polpacci, muscoli addominali. Quel fisico, così alto e longilineo, non poteva non essere fragile. Per liberarsi da tanti, troppi infortuni, Matteo ha dovuto lavorare duro, molto duro, giorno dopo giorno, anno dopo anno. Altrimenti non sarebbe arrivato dove è arrivato.

Oggi è n.6 virtuale del mondo e domani chissà. Ma chiuse il 2018 da n.54 del mondo! Sembra un secolo fa e invece non sono passati 4 anni. Eppure a me pareva che avesse qualità tennistiche e di temperamento straordinarie già allora e non ho mai mancato di sostenerlo (sia lui, sia le mie teorie su lui).

I risultati parlano per lui. Sette volte è arrivato a giocare cinque set: ebbene, in sei occasioni è stato lui a vincere. Ha perso solo quella strana partita con Sandgren due anni fa a Melbourne. Invece tanto con Alcaraz che con Monfils ha saputo vincere al quinto set dopo aver perso terzo e  quarto set. Reagendo da campione a una serie di momenti difficili.

Probabilmente – come mi ha detto Matteo in conferenza stampa e mi ha confermato anche il suo bravissimo allenatore Vincenzo Santopadre – il nostro eroe, primo azzurro di sempre in semifinale Down Undersi è reso conto non appena si è trovato sotto di un break a metà quarto set che non era il caso di spendere tutte le residue energie (poche) per cercare di recuperare quel set,.

Ha capito intelligentemente – quando si dice l’esperienza! – che era meglio tenere un po’ di riserva per il quinto e cominciarlo subito con grande attenzione. Proprio quell’attenzione – chissà se Matteo l’ha pensato – che Monfils sulle ali dell’entusiasmo forse non avrebbe saputo tenere. Monfils è stato tenerissimo quando nella sua conferenza stampa ha poi detto: “Nei momenti decisivi Matteo fa sempre la cosa giusta, io mai…ma non ho ancora perso la speranza di riuscirci un giorno anche in uno Slam

Negli Slam, che è il tennis vero, dove la qualità tecnica deve accompagnarsi anche alla tenuta atletica e alla sagacia tattica per tutte le circostanze che si possono verificare in match che superano sempre le due ore e mezzo e non di rado sfiorano (o superano) le tre e quattro ore, Matteo Berrettini ha imparato a gestirsi alla grande. Lo ha ormai dimostrato in parecchie occasioni.

Non a caso ha vinto dal gennaio 2021 qualcosa come venti partite contro tutti i diversi avversari che ha incontrato. E ne ha perse solo tre, tutte e tre con il solo Djokovic, al Roland Garros, a Wimbledon e all’US Open. Ma senza essere dominato dal n.1. Sempre in 4 set. Insomma, dopo aver battuto tutti gli altri che gli si erano parati contro sul suo cammino ha tenuto testa alla grande anche al n.1 del mondo, due volte strappandogli il primo set e un’altra il terzo (facendolo sudare freddo anche nel quarto).

Ha insomma dimostrato di essere un tennista completo con una continuità notevolissima – quattro quarti di finale consecutivi – su quattro superfici diverse. E, come ho ricordato nei giorni scorsi  il re dei tiebreak, ha mostrato una solidità mentale a prova di bomba, vincendo quasi sempre i tiebreak anche con quei giocatori con i quali ha perso. Ho già ricordato più volte che ne ha vinti due su due con ciascuno dei primi due del mondo, Djokovic e Medvedev, sebbene abbia perso 4 volte con Novak e 3 con Daniil.

Non sono andato a rivedere tutti i risultati con i tiebreak vinti, ma di sicuro, oltre a quelli contro i top-2, alcuni me li ricordo: Alcaraz, Aliassime, Carreno, Ivashka…

Potrà ripetersi contro Rafa Nadal? Per i corsi e ricorsi vichiani lo ritrova per l’appunto dopo avere battuto Monfils nei quarti all’US Open 2019. Due anni e mezzo fa.

Quel giorno Berrettini giocò un gran primo set, migliore di quanto molti lo considerassero allora capace. Berrettini è sempre stato un po’ sottovalutato…tranne che da Ubitennis. Matteo arrivò infatti al doppio setpoint, 6-4 nel tiebreak, ma non riuscì a sfruttarli. Sbagliò una volee e gioco una palla corta… troppo corta e  che non avrebbe dovuto tentare. Perse 8 punti a 6 il tiebreak…quando ancora li perdeva!  

Ma l’attuale Berrettini non è più quello, non è più un novizio. È un altro Berrettini. E anche Nadal è probabilmente – certezze non se ne possono nutrire – un altro Nadal. Solo che il romano è cresciuto in tutto, fiducia, colpi, testa, fisico e Nadal no. Rafa, anzi, forse è un tantino in calo. Anche se ha vinto 9 partite di fila in Australia dall’inizio dell’anno e dopo un break agonistico di oltre 4 mesi (dal torneo di Washington in poi). Ma a giugno avrà 36 anni e…un po’ umano è anche lui.

Matteo ha finito di giocare i suoi 5 set diverse ore dopo Nadal, ma anche se entrambi godranno di due giorni di riposo, i 10 anni che li separano potrebbero farsi sentire sulle articolazioni di Nadal che durante il suo match con Shapovalov non è stato nemmeno tanto bene.

Non credo insomma che possa essere quello stesso Nadal che battendo Roger Federer vinse l’Australian Open 2009 – il suo unico Australian Open – dopo aver lottato inesauribilmente per 5 ore e 14 minuti contro Verdasco in una semifinale che non dimenticherò mai. Anche se il punteggio sono andato a ricercarlo ora: 6-7,6-4,7-6,6-7,6-4.

Quella partita battè in durata il record di 18 anni prima, quel memorabile 14-12 al quinto con cui Boris Becker (che avrebbe poi vinto il torneo diventando n.1 del mondo) superò il nostro Omar Camporese nel 1991. Forse la miglior partita in assoluto che io abbia visto giocare a Omar.

Quell’extraterrestre d’allora, Rafa Nadal, contro ogni pronostico battè poi a distanza di 24 ore anche Roger Federer nonostante tutti pensassero che il maiorchino sarebbe stato semi-moribondo per via della maratona con Verdasco. Ma, il tempo passa per tutti, anche per il fenomeno Nadal, e avere quasi 36 anni non è come averne 23.

Se ci fosse stato un solo giorno di intervallo come allora -. Federe aveva goduto di un giorno di riposo in più, questo è il primo anno in cui le semifinali a Melbourne si giocano nello stesso anno – allora Matteo sarebbe stato secondo me addirittura favorito, oggi come oggi.

Con due giorni per recuperare forse però l’irriducibile Nadal si sarà ripreso. E per quanto Rafa continui a dire “Sono contento così, che io vinca uno Slam in più o in meno rispetto a Federer o Djokovic, non cambia nulla per me, sono contento comunque e mi considero comunque molto fortunatoad avere la vita che ho vissuto”, l’occasione di conquistare lo Slam n.21 staccando i rivali di sempre fino all’amato Roland Garros, sarà certamente per Rafa uno stimolo e una motivazione motivo in più per non arrendersi fino all’ultima palla. Non che ne abbia bisogno, almeno in genere.

Contro Monfils Matteo ha servito meno bene che contro Carreno Busta. Con lo spagnolo aveva messo il 77% di prime palle, con il francese  appena il 61%. E ciò sebbene in molte occasioni Matteo abbia preferito mettere la prima a velocità più basse per scegliere semmai l’angolo piuttosto che l’ace. Oppure anche per seguire la battuta a rete approfittando della lontananza dalla riga di fondo di Monfils.  Ha fatto serve&volley 7 volte (più del solito) e ha fatto 5 punti. Cercando meno gli ace ne ha fatti molto meno, 12 ace invece dei 28 nei tre set con Carreno.

 E soltanto un terzo delle volte che ha servito è riuscito a non far rispondere Monfils. Mentre Carreno Busta non aveva risposto due volte su tre (o 49%).

Curioso il fatto che contro Alcaraz, nell’altro match di 5 set, Matteo avesse vinto 159 punti (come lo spagnolo) e questa volta contro Monfils 156, tre di meno (ma sei più di Monfils). In entrambi i match l’equilibrio è stato notevolissimo, nonostante il 6-2 dell’ultimo set con Monfils.

Ma quel che volevo significare è che stavolta ha dovuto impegnarsi e soffrire molto più da fondocampo, sia per le caratteristiche tecniche di Monfils, ma soprattutto perché il servizio di Matteo è stato inferiore al solito.

Se vuol battere Nadal – è qui dove volevo arrivare –  Matteo dovrà servire meglio. Anche Nadal a volte decide di rispondere da molto dietro la riga di fondo. Quindi anche con lui Matteo potrebbe tentare la carta del serve&volley, sia per togliergli la tranquillità nella risposta, sia per sottrarsi ad estenuanti palleggi che in linea di principio favoriscono Rafa. Solo che il serve&volley dovrà farlo negli angoli opposti a quelli usati per Monfils.

La traiettoria esterna in kick seguita dal serve&volley dovrà essere usata nei punti pari, anziché nei vantaggi. Con Monfils Matteo l’ha usata su un paio di pallebreak. Contro Rafa non funzionerebbe con altrettante probabilità. Sul 15-40 allora? Beh, meglio non ritrovarcisi però, perché anche se annullasse la prima pallabreak ci sarebbe comunque la seconda.

Nadal non ha mai avuto alcun problema quando doveva affrontare i giocatori che basano il loro tennis sul ritmo, sui palleggi. Ma quelli che battono bene come il miglior Berrettini – quello visto con Carreno – li soffre. Per questa ragione penso che quella di Matteo non sia una “mission impossible anche  se il dritto mancino pesantissimo e arrotato di Rafa che ha fatto sempre patire Roger Federer certamente raccoglierà decine e decine di puntia spese del rovescio di Matteo. Inevitabilmente. Il rovescio di Matteo è ancora oggi, nonostante gli indubbi progressi, assai inferiore a quello dello svizzero nei suoi panni. L’unica differenza a suo favore nei confronti di Federer sono quegli 11 centimetri in più d’altezza: il dritto di Nadal, pesante com’è, gli piegherà spesso la racchetta impegnata disperatamente a reggere quei topponi con lo slice, ma la palla di Rafa non supererà la spalla di Matteo come invece accadeva con la spalla di Roger.

Per finire quest’articolo ribadisco la sensazione che Sinner possa battere Tsitsipas, anche se quando leggerete questo articolo pubblicato non molto prima della mezzanotte, probabilmente saprete già il risultato e magari sarò stato smentito. Ma i pronostici, come diceva il grande Rino Tommasi che penso sempre, li sbaglia solo chi li azzarda.

I precedenti, come ricordiamo nell’articolo di presentazione scritto da Tommaso Mangiapane dicono che l’ateniese ha vinto 2 incontri su 3 e che tutti e tre si sono giocati sulla terra rossa, due con esito opposto proprio a Roma.

Beh, intanto, così come per Berrettini contro Nadal, Sinner negli ultimi 12 mesi ha certamente fatto più progressi piuttosto che Tsitsipas. Il greco poi è reduce da una lotta di 5 duri set con Fritz che dopo la recente operazione al gomito non si sa che riflessi possa aver comportato, sebbene lui abbia detto l’altro giorno di non avvertire più alcun dolore. E glielo auguro. Ma poi, almeno secondo me, Sinner è certamente più forte su questi campi in cemento piuttosto che sulla terra rossa, anche se il suo primo quarto di finale in uno Slam lo conquisto al Roland Garros e questo sarà soltanto il secondo.

Vedremo. Certo anche solo poter andare a letto sognando di avere due italiani in semifinale ad uno Slam come quell’unica volta nel 1960 a Parigi quando i nostri eroi furono Nicola Pietrangeli (battè Haillet e poi Ayala) e Orlando Sirola (perse da Ayala) mi farà dormire benissimo fino a dopo le cinque quando Sinner scenderà in campo. Aggiungo però una postilla che vi prego di non riferire – resti tra noi! – a Nicola Pietrangeli. Nel ’60 i professionisti erano banditi dal circuito dei dilettanti, Alcuni di loro, penso a Rosewall, Hoad, Gonzales, Sedgman, erano assai più forti di quasi tutti i dilettanti..che poi, anche queto resti tra noi, tanto dilettanti non erano. Erano semmai professionisti di Stato.

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Editoriali del Direttore

Australian Open- L’Italtennis ha scoperto un campione che tutto il mondo ci invidia: Berrettinner!

A Melbourne nella Rod Laver Arena l’Italia sarà rappresentata alla grande, prima nei quarti di finale e poi – io credo – anche in semifinale. Monfils e Tsitsipas non fanno paura al nostro n.1

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Jannik Sinner - Matteo Berrettini (foto Facebook/Twitter @atpcup)

Era l’ora. L’Italia ha finalmente il più forte tennista del mondo. Si chiama Mattjannik Berrettinner. Di nickname, o diminutivi, ne ha due, Matt e Jann. Berrettinner ha una personalità complessa. Ha decisamente qualcosa del tennista robot. Con lui dall’altra parte della rete gli avversari subiscono il carisma, restano disorientati, non sanno come affrontarlo perché non ha alcun punto debole. Che attacchi o si difenda, il risultato non cambia, lui ne esce vincente. E’ come se in sé Berrettinner avesse meccanicamente concentrato ed assemblato almeno le carratteristiche di due essere umano. Diversissimi tra loro, ma vincenti, irresistibili.

Il suo cognome tradisce in evidenza le origini internazionali, i genitori si sono adeguati ai costumi angloamericani al momento di battezzarlo, Matteo sarebbe in realtà il primo name e Jannick il middle name, ma lui non se ne dà per inteso, è comunque italiano purosangue anche se parla il tedesco e l’inglese come l’italiano, tanto da sembrare quasi… trimadrelingua.

Dall’Alto-Alto Adige alla capitale del Lazio, scendendo giù fino al più profondo Sud, dalle nostre parti non era proprio mai nato un simile fenomeno con una racchetta in pugno. L’Italia ne è entusiasta, i tricolori sventolano ovunque, perfino sui giornali color rosa il tennis spazza via il calcio… dalle ultime pagine.

 

Il destino è segnato, il futuro è suo e Angelo Binaghi, fortunato presidente della nostra Federtennis gode come un picchio, sognando di restare su quella amata poltrona per almeno un altro ventennio, in modo da organizzare le finali ATP e di Coppa Davis – via via – in tutte le città della Sardegna. Ma, in alternativa ove mancassero sedi sufficientemente attrezzate nell’isola, anche nel resto della Penisola.

Il nostro fenomeno ce lo stanno già invidiando in tanti. Ne parlano tutti da Melbourne a Sydney e non solo. Perché dal ’73, 49 anni fa quando a Parigi ci fece far bella figura Panattucci non avevamo più vissuto questi stessi momenti di gloria, chariots of fire, che stiamo provando in questi giorni. Quarti di finale per ora, ma tutti parlano già di semifinali. E ne hanno più d’un motivo. Se lo dicono i bookmakers…

Oggi come oggi c’è un solo rivale che può temere il nostro Berrettinner. E’ nato in Canada, è più o meno un coetaneo in progresso come lo è lui, ma è un cittadino del mondo: si chiama Shapolassime e non teme di competere con il nostro supercampione. Forse perché è il solo tennista capace di impugnare con successo la racchetta sia con la mano destra che con la mancina. Quelle non sono doti che hanno tutti, anche se si è sempre saputo che Toni Nadal si piccò di impostare il nipotino da mancino sebbene Rafa fosse destro. Aveva visto lungo zio Toni. Era come se avesse immaginato che un campione svizzero del futuro quel dritto mancino non lo avrebbe mai digerito e assorbito.

Ma, torniamo a noi e  state tranquilli cari lettori di tennis e Ubitennis: per 8/10 anni sentiremo parlare di lui, di Berrettinner, dei suoi trionfi, un’infinità di volte, fin dai primi quarti di finale aussies del 2022…Vedrete se il mondo non lo vedrà protagonista anche delle prime semifinali, tramite Discovery (e dove altro sennò?) con le immagini provenienti live dalla terra dei canguri, laggiù Down Under. Io mi sento di scommetterci, anche se non potrei. L’ho detto anche nel mio quotidiano lancio d’ogni pomeriggio su Instagram …A proposito, volete decidervi a diventare Ubitennis follower se vorrete saperne di più su Berrettinner? Ne parlerò quasi ogni giorno. Per anni.

Berrettinner è il tennista più completo che sia mai esistito, tant’è che si è proposto di allenarlo perfino John McEnroe insieme a Boris Becker – mica male come accoppiata! –  e sembra assolutamente in grado di oscurare la fama e i risultati di Roger Federer, Rafa Nadal e Novak Djokovic. Non c’è mai stato tennista più completo di lui.

Roger Federer ha sempre servito bene, ma insomma di rovesci ne abbiamo visti anche di migliori. Tant’è che riconoscevi le sue grandi giornate proprio da quanto fosse centrato il suo colpo decisamente più debole.

Se non fosse mai arrivato coach Ljubicic a insegnargli il rovescio coperto anziché quello pervicacemente bloccato con il taglio sotto alla palla su cui andava nozze quel terribile mancinaccio maiorchino, Roger avrebbe smesso di vincere poco dopo i 30 anni, con Wimbledon 2012.

Rafa Nadal come serviva e come volleava prima di diventare un over 30 pure lui? Per carità bravo, anzi bravissimo sulla terra rossa – e chi lo discute? – ma insomma gli altri suoi Slam around the world in bacheca sono stati solo 7, proprio come un McEnroe qualsiasi. Bravo Rafa a centrare 14 quarti di finale in Australia, certo, ma un solo Slam a Melbourne dice che ‘sto gran fenomeno ovunque e dovunque non è poi stato’.

Novak Djokovic? Mah,  insomma, di partite, tornei, Slam, ne ha vinti anche lui – mi pare 20 come gli altri due – ma uno che abbraccia gli alberi per farsi forza dove vuoi che vada, soprattutto se è così testone da non vaccinarsi quando il 97% degli altri tennisti lo fa e finisce per pagar cara la sua gran testardaggine? Contento lui…

In attesa che Luca Baldissera proponga qui la sua celeberrima rubrica lanciata da Ubitennis e felicemente intitolata gli “Spunti Tecnici”, ecco che da International Coach quale sono e mi onoro d’essere, mi accingo a spiegare quelle caratteristiche tecniche, atletiche e mentali di Berrettinner che ne fanno un assoluto fenomeno.

Berrettinner è un tipo molto particolare, estroso, parrebbe quasi che avesse due personalità, anche nel modo di vestire, di acconciarsi, di truccarsi. Un giorno si tinge i capelli di rosso, si veste con i completini orribili della Nike e si fa chiamare Jann. Un altro giorno se li tinge di nero, si mette la roba più classica tutta bianca oppure tutta nera della Boss e preferisce che lo si chiami Matt, quasi che gli desse fastidio quel nome assai più originale, meno banale con cui lo battezzarono i genitori: Mattjannick. Un nome che sa di matto…o di extraterrestre?

Rispetterò, senza capire ma adeguandomi, questa debolezza del nostro SuperEroe Berrettinner, per addentrarmi nell’analisi tecnica del suo tennis assolutamente irresistibile.

A pagina 2 Berrettinner al microscopio, colpo per colpo

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