Quando McEnroe, Lendl, Connors e Borg erano le rockstar del Madison Square Garden

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Quando McEnroe, Lendl, Connors e Borg erano le rockstar del Madison Square Garden

Negli anni ’70 e ’80 fu il famosissimo Madison Square Garden di New York ad ospitare per la prima volta nella storia le ATP Finals per più edizioni consecutive

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Bjorn Borg e John McEnroe (foto via Twitter, @Wimbledon)
 
 

Qui l’articolo originale di atptour.com

Il primo giovedì di gennaio del 1978 cambiò per sempre la storia del Masters, ora noto per motivi di sponsor come Nitto ATP Finals. Il torneo di fine anno dell’annata 1977, da disputarsi all’inizio della stagione successiva, aveva finalmente trovato una nuova casa: il Madison Square Garden di New York. Il direttore del torneo era Ray Benton e lo sponsor la Colgate. C’erano due match nella sessione pomeridiana, giocati secondo la formula del round robin, ma durarono più del previsto, fino a prolungarsi a ridosso dell’inizio della tanto attesa sessione serale, prevista per le 19 locali. Guillermo Vilas, il campione in carica agli US Open, affrontava proprio il suo avversario della finale di Forest Hills di qualche settimana prima, Jimmy Connors, nell’ultimo match previsto dal programma.

“Mi ricordo che salii fino all’ultimo piano del Madison Square Garden e mi trovai a guardare lungo la Settima Strada, erano circa le 20”, ricorda Benton. C’erano code di macchine per svariati isolati, tutti che cercavano di entrare al Garden. Il Masters non era soltanto un torneo di tennis, ma uno spettacolo ben più ampio. Nel suo primo anno alla “World’s Most Famous Arena”, i tifosi già si accalcavano. I biglietti furono esauriti in breve tempo, e più di 18.500 persone affollarono gli spalti del palazzetto che era la casa dei New York Knicks in NBA e dei New York Rangers in NHL, ruggendo come si fa ai migliori concerti rock. Curry Kirkpatrick di Sports Illustrated scrisse:È stato uno di quei momenti memorabili che ci regala lo sport di tanto in tanto, dove l’azione in campo è trascesa dalle emozioni e la suspense dell’evento”.

Chi l’avrebbe mai pensato che il soprannome dato a New York (la città che non dorme mai) sarebbe stato comprovato da un torneo di tennis. I giornali dell’epoca rimarcarono l’orario di conclusione dei match, 00:42 di notte, quando Guillermo Vilas convertì un match point per un risultato finale di 6-4 3-6 7-5. Era ciò di cui la competizione aveva bisogno per attirare l’attenzione del grande pubblico. L’era del Madison Square Garden era iniziata. Benton, che diresse il Masters al MSG per otto anni, era convinto che il torneo avrebbe dovuto disputarsi nel mese di gennaio per evitare la concorrenza negli ascolti del Football americano. E così approfittò della pausa nel calendario della NFL tra la fine dei playoff e il Super Bowl per piazzare il “suo” Masters.

Eravamo lo show più importante di quella settimana, letteralmente, afferma orgoglioso. Un altro importante cambiamento che assicurò un futuro roseo all’evento fu lo stabilirsi in modo permanente in un palazzetto designato, il MSG appunto. Benton ricorda di aver visitato il Madison Square Garden nell’estate del 1977. “Loro volevano davvero ospitare il Masters perché capirono che la posizione strategica nel calendario era una garanzia di successo, ci dice. “Scendendo in ascensore mi dissero, ‘qui è dove avviene l’intrattenimento aziendale’ subito prima che le porte si aprissero. Una volta aperte mi trovai di fronte al sedere di tre elefanti. C’era il circo lì all’epoca!”.

Per certi versi, anche il Masters diventò nel tempo un “circo” di atleti con forti personalità che rivaleggiavano; da John McEnroe a Jimmy Connors, passando per Vitas Gerulaitis e Bjorn Borg. Ivan Lendl fu il dominatore dell’evento durante la permanenza a New York, raggiungendo la finale per nove anni di fila. “Giocare di fronte a 19.000 persone a New York in ogni inverno, tra cui alcune delle persone più influenti al mondo, creava un’atmosfera vibrante. Il tabellone del punteggio che scendeva dal tetto era enorme e riduceva il margine per poter effettuare i lob”, ha scritto Lendl per ATPTour.com.

A volte l’aria veniva contaminata dal fumo delle sigarette, e i tifosi erano vicinissimi al campo per supportare i loro beniamini, come Connors, che aveva un seguito incredibile al Masters, o ‘Mr. New York’ Gerulaitis, che era un grande personaggio. Con tutta quella storia che aveva il palazzetto, diventava intimidatorio. I giocatori tornavano a nuova vita. Il Masters era una cosa importante! Al di là dei titoli e delle classifiche, era un traguardo ragguardevole. Non era mai facile vincere, e non si poteva mai essere sicuri di farlo. Ancora oggi, quando vado al Garden, vedo lo stupore negli occhi delle persone”.

Lendl alzò il trofeo per cinque volte in quel periodo, dominando sul veloce indoor. Nonostante alcuni match memorabili, furono altri i momenti che resero quell’evento magico. Alcuni di essi totalmente inaspettati. Il due volte vincitore degli Australian Open, Johan Kriek, ci racconta la sua sfida a John McEnroe al Garden nel gennaio 1984. “Si arrabbiò talmente tanto in quel match che scagliò la racchetta a terra e questa scalfì il campo; gli volò letteralmente dalle mani, e lo stesso successe anche dopo, quando la scagliò in direzione del pubblico e questa per una ventina di metri circa proseguì a salire le scale facendo capovolte, ricorda Kriek, scoppiando a ridere. “Fu divertentissimo. E lui guardava incredulo la racchetta nel mentre. Erano cose stupide come questa a rendere il Garden così speciale”.

McEnroe vinse il match 6-4, 6-2, un punteggio abbastanza netto, ma di certo gli spettatori non si annoiarono. Nella sua autobiografia, But Seriously, l’americano parla della sua sfida a Guillermo Vilas nella semifinale del Masters dell’annata 1982, disputatosi nel gennaio ’83. “Durante il cambio campo qualcuno iniziò a picchiettarmi sulle spalle. Inizialmente provo ad ignorarlo, perché sono concentrato sul match, ma quel ragazzo non si fermava! ‘John, John’. Stavo quasi per rispondergli male, ma quando mi giro vedo che si tratta di Ronnie!”. Ronnie Wood e Keith Richards dei Rolling Stones erano lì con i loro pantaloni in pelle ad assistere al match.

Un altro elemento che rese l’era del MSG speciale era il numero di tennisti che giocavano in casa. Il pubblico di New York è storicamente molto rumoroso. Con i propri beniamini locali a primeggiare, la cosa divenne ancor più evidente. McEnroe ed il suo caro amico Gerulaitis erano di New York. Ivan Lendl, che aveva comprato casa a Connecticut, dove ancora risiede, faceva avanti e indietro. “Mi piaceva il letto di casa”, ha detto recentemente Lendl a Tim Henman in un’intervista per ATPTour.com. “Mi piaceva il cibo, ma New York è troppo caotica per me, per questo non mi piaceva viverci”.

Quell’atmosfera calorosa era la norma per McEnroe. Per chi non vive quelle zone non è facile sapere che il Garden si trova in prossimità di Penn Station, il centro principale della città per quanto riguarda il trasporto pubblico. E per John, stando a quanto ci racconta il fratello minore Patrick, a sua volta vincitore di un Masters in doppio nel 1989, era consuetudine passare di lì ogni giorno in direzione della Trinity High School, dove il nostro si era iscritto. Si fermava sempre a prendere un hot dog da Nathan’s”, continua Patrick, citando la famosa catena di fast food che si trova proprio di fronte al MSG, “durante tutti i quattro anni di liceo”.

Gli abitanti di New York chiamano il Garden “The Mecca”, in virtù del fatto che in quel luogo le persone si riuniscono in gran numero per assistere alle performance dal vivo delle loro squadre preferite, così come per i concerti. Il tennis era la nostra vita, ma siamo cresciuti con i Rangers, andando a vedere le partite di play-off”, ricorda Patrick. “Era incredibile andare a vedere quelle partite. Ovviamente volevamo che fossero delle belle sfide, ma già soltanto il fatto di esserci per noi ragazzini era una grande cosa!”. McEnroe si impose all’attenzione del pubblico battendo in finale Arthur Ashe, in una battaglia epica nel 1978 al Masters di fine anno, a soli 19 anni. Da quel trionfo divenne una presenza fissa al Garden, partecipando alla competizione per ben nove volte. “Era davvero speciale” continua Patrick. “Il tennis in quel periodo iniziava ad essere veramente popolare, e quell’evento in particolare. Per cui quella vittoria era importante quanto uno Slam”.

Alcune delle sfide più memorabili di John al MSG furono contro Bjorn Borg, che lo sconfisse per due anni consecutivi (entrambe le volte al tie-break del set finale) per poi andare a prendersi il titolo. Nell’edizione del 1980, fu Borg ad avere una crisi di nervi sul campo, a causa di alcune chiamate arbitrali. Lo stesso svedese ammise di essere “molto arrabbiato”. D’altronde la pressione di vincere al Garden era tanta, per tutti.

La storia dei Masters al Madison Square Garden non è ovviamente stata scritta solo dai vincitori. C’erano anche giocatori che ambivano a giocare il torneo per il solo piacere di assaporare quell’atmosfera magica: José Higueras, ex numero 6 del mondo, trovava la motivazione proprio nel fatto di poter giocare in quell’arena storica. Credo sia uno dei punti più alti nella carriera di qualsiasi sportivo, per la storia della città e del palazzetto, che ha ospitato i più importanti eventi non solo legati allo sport, ma anche alla musica; è La Mecca per qualsiasi persona che lavora nel mondo dell’intrattenimento”, ci dice Jose, che ha partecipato al Masters nel MSG per tre volte. “Ogni volta che si pronuncia il nome dell’arena, si respira la storia di essa. Per me è stata una grandissima esperienza e resterà per sempre uno dei miei ricordi più belli”.

Forse il nome Gerulaitis non suonerà familiare a tutti, ma molto probabilmente avrete utilizzato nella vita di tutti i giorni una variante della sua celeberrima risposta, coniata appena dopo aver interrotto la striscia di 16 sconfitte consecutive contro lo stesso avversario, Jimmy Connors, nell’edizione del 1979 del Masters: “Che vi serva da lezione. Nessuno batte Vitas Gerulaitis per 17 volte di fila!”.

Dopo il Masters del 1989, l’evento fu spostato in Germania, anche grazie alla presenza nel circuito di giocatori del calibro di Boris Becker, Michael Stich e compagnia. Ma i momenti più belli restano legati al Madison Square Garden. Dal basket all’hockey, passando per i concerti: in un certo senso, il Master di fine anno, e in particolare i personaggi che lo hanno disputato, erano un compendio di tutto ciò. “È stata la tempesta perfetta”, conclude Benton.

Traduzione a cura di Antonio Flagiello

 

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Alla scoperta di Sasnovich, l’ostacolo tra Martina Trevisan e il bis ai quarti del Roland Garros [VIDEO]

Aliaksandra Sasnovich sarà l’avversaria di Martina Trevisan negli ottavi di finale. La terra non è la sua superficie preferita ma ha appena battuto due campionesse Slam

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Aliaksandra Sasnovich - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Tra Martina Trevisan ed il suo secondo quarto di finale al Roland Garros, dopo quello del 2020, c’è la bielorussa Aliaksandra Sasnovich, nata nel marzo del 1998 a Minsk, che in questo torneo si è specializzata nell’eliminare campionesse Slam.

Dopo aver superato al primo turno la cinese Wang, si è trovata dinanzi la campionessa degli US Open Emma Raducanu, riuscendo a sorprenderla per la seconda volta, dopo che l’aveva battuta ad Indian Wells dello scorso anno al primo match giocato dalla britannica dopo la clamorosa vittoria di New York.

 

Oggi invece, nel suo primo terzo turno a Bois de Boulogne, Aliaksandra ha superato in due set molto lottati la ex numero uno del mondo e campionessa di tre Slam Angelique Kerber, raggiungendo per la seconda volta in carriera la seconda settimana in un torneo del Grande Slam, dopo Wimbledon 2018.

La ventottenne bielorussa, attualmente numero 47 del mondo e con un best ranking di numero 30 raggiunto due volte, nel 2018 e nel 2019, è allenata da Dzmitry Klimenko.

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Ha un gioco che si adatta meglio alle superfici rapide e difatti le sue quattro finali giocate nel tour WTA, tutte perse, si sono disputate sul cemento. Sulla terra non ha mai particolarmente brillato ed il suo miglior risultato sino ad oggi è stata una semifinale raggiunta a Mosca nel 2018.

Il suo colpo preferito è il rovescio lungo la linea ed il suo torneo sono gli US Open anche se il sogno nel cassetto resta Wimbledon dove ha raggiunto il miglior risultato in carriera in uno slam (ottavi 2018), eguagliato qui a Parigi..

Da quando è entrata per la prima volta in top100 nel 2014, ha stazionato per quattro stagioni intorno alla novantesima posizione del ranking, senza particolari sussulti.

Insomma un ostacolo non proprio insormontabile per Martina, sebbene l’esperienza sia dalla parte della bielorussa che è alla ventottesima partecipazione ad un torneo dello Slam, contro le solo otto dell’azzurra.

Dopo le dichiarazioni di rito – “ È una giocatrice molto consistente che gioca bene sia di diritto che di rovescio, usa molto bene il cambio di ritmo con una palla carica e si muove molto bene” Martina si è lasciata andare ad un sorriso di fronte alla constatazione fatta dal Direttore Scanagatta secondo il quale non ci si può lamentare di trovare Sasnovich agli ottavi di uno slam. “No… no non mi lamento mica!”.

Sa bene anche lei che con la moria di teste di serie nella sua parte di tabellone e con la fiducia acquisita dalle otto vittorie di fila, potrebbero schiudersi squarci di gloria a Parigi…

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

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Roland Garros: Zverev e Auger-Aliassime a suon di tie-break, facile Schwartzman con Dimitrov, fuori Isner

Schwartzman e Auger pronti per Djokovic e Nadal. Sascha in tre set lottati su Nakashima Nuova impresa di Miralles che fa tripletta contro gli USA

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Felix Auger-Aliassime - Roland Garros 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

Nadal e Djokovic avranno sicuramente lasciato i campi del Roland Garros soddisfatti per le loro vittorie arrivate senza sprecare troppe energie. Tuttavia, i risultati dei loro prossimi rivali non possono farli stare troppo tranquilli. Sia Auger-Aliassime, che domenica affronterà il 13 volte campione a Parigi, che Schwarztman, che se la vedrà con il campione in carica, hanno infatti vinto e convinto nei loro match odierni. Il canadese si è lasciato alle spalle un avversario ostico come Krajinovic, sconfitto per 7-6 7-6 7-5, mentre l’argentino ha giocato probabilmente la miglior partita dell’anno contro Dimitrov, eliminato con il punteggio di 6-3 6-1 6-2. La sorpresa del giorno è invece ad opera di Zapata Miralles che ha sconfitto al quinto set Isner: dopo Mmoh e Fritz si tratta del terzo americano eliminato dal qualificato spagnolo in quella che è ormai senza dubbio alcuno la settimana migliore della sua carriera.

[9] F. Auger-Aliassime b. F. Krajnovic 7-6 (3) 7-6 (2) 7-5

 

Prosegue il percorso in crescendo di Aliassime nel corso di questo torneo. Dopo la partenza con il freno a mano tirato contro Varillas al primo turno, in cui era stato costretto a rimontare due set di svantaggio, e la prestazione senza infamia e senza lode contro il qualificato Ugo Carabelli, il numero 9 del mondo ha sfruttato un’ottima giornata al servizio (16 ace e 85% di realizzazione con la prima in campo) per portare a casa la prima vittoria convincente del torneo. Ottimo anche il bilancio vincenti-errori non forzati, chiuso con un incoraggiante +25 (mentre con Carabelli era stato un magro +4). Il canadese, che non aveva mai vinto nemmeno un match nel main draw del Roland Garros prima di quest’anno, giocherà così il suo sesto ottavo di finale in uno Slam, dopo aver già raggiunto questo livello in tutti gli altri Major tra il 2020 e il 2021. Al 2019 risale invece l’unico precedente – perdente – con Nadal (3-6 3-6 a Madrid). Per la prima volta Rafa affronterà indirettamente suo zio Toni che oggi allena il canadese ma che mercoledì sera era nell’angolo dello spagnolo durante il match con Moutet: sarà quasi una sfida in famiglia

[15] D. Schwartzman b. G. Dimitrov [18] 6-3 6-1 6-2

Ci si aspettava un match molto aperto tra la testa di serie numero 15 e la numero 18. I pronostici erano dalla parte del bulgaro, se non altro perché Grigor aveva schiantato “el Peque” (6-0 6-3) meno di un mese fa a Madrid. Invece Schwartzman ha disputato il miglior match della sua stagione archiviando la pratica dopo tre set. Il primo parziale, durato più di un’ora, è stato l’unico in cui Dimitrov è riuscito a resistere agli scambi prolungati imposti dall’argentino, ma i suoi gratuiti sono stati comunque troppi (in totale ben 59 contro i soli 20 di Diego). Come Aliassime, anche Schwartzman sta alzando il suo livello di gioco con l’avanzare del torneo: i primi due turni contro Kuznetsov e Munar non erano stati esaltanti. Oggi, invece, il numero 16 del mondo ha giocato il suo miglior tennis, mettendo in mostra tutte le sue doti difensive e macinando punti con il rovescio lungo linea. Contro Djokovic, l’argentino disputerà il suo quarto ottavo di finale al Roland Garros: nei precedenti tre ha sempre vinto. Mentre ha sempre perso con il serbo, una volta anche a Parigi, nel 2017 al quinto.

B. Zapata Miralles b. J. Isner [23] 6-4 3-6 6-4 6-7 (5) 6-3

Questo Roland Garros 2022 è il torneo della vita per Bernabe Zapata Miralles. Lo testimoniano le lacrime dello spagnolo numero 131 del ranking e proveniente delle qualificazioni che aveva vinto allo US Open dell’anno scorso la sua prima partita in un main draw Slam (contro Feliciano Lopez). Domenica scenderà in campo per il primo ottavo di finale della carriera in un Major. Per capire il valore di questo traguardo, basti pensare che Miralles era arrivato tra gli ultimi 16 di un torneo ATP solo in cinque occasioni (quattro in un 250 e una in un 500), non riuscendo mai a raggiungere i quarti. Grazie a questo risultato il classe 1997 entrerà per la prima volta tra i primi 100 della classifica. Oggi Zapata Miralles ha sconfitto al quinto set Isner, dopo aver sprecato cinque match point nel quarto. Nel parziale decisivo lo spagnolo ha però messo in campo sin da subito la sua forza mentale (brekkando nel primo gioco) e soprattutto una tenuta fisica nettamente migliore di un Isner in grande difficoltà ma rimasto in partita fino all’ultimo grazie ad esperienza, servizio e grande supporto del pubblico. Per Zapata al prossimo turno ci sarà Zverev o Nakashima. Quest’ultimo sarebbe il quarto americano sulla sua strada dopo averne battuti tre nei primi tre turni.

[3] A. Zverev b. B. Nakashima 7-6(2) 6-3 7-6(5)

Dal nostro inviato a Parigi, Ilvio Vidovich

Dopo lo spavento provato contro Sebastian Baez (due set sotto e match point annullato al quinto), Sascha Zverev fatica un po’ anche contro un altro giovane rampante, il 20enne statunitense Brandon Nakashima, anche lui reduce da una vittoria in rimonta al quinto, nel primo turno contro Majchrzak. Il n. 3 del mondo ha bisogno di due tie-break e quasi tre ore di gioco per qualificarsi agli ottavi, confermando i (grossi) dubbi sul suo stato di forma.

Le due palle break che deve annullare all’inizio del match, nel secondo gioco, sembrano un segnale di pericolo per il tedesco, in realtà saranno le uniche del set insieme a quella che Nakashima annullerà nel nono gioco. Si arriva così al giusto – per l’equilibrio visto in campo – tie-break, dove Zverev si dimostra nettamente più solido, come certificato dal netto 7-2 finale. Nel set successivo – o forse dopo l’ora di gioco, le letture potrebbero essere valide entrambe – il semifinalista delle NextGen Finals 2021 comincia a far fatica a reggere il ritmo del n. 3 del mondo. Del resto, lo 0-6 nelle sfide contro i Top 20 prima di questo match era un indizio del fatto che il tennista di San Diego ha ancora bisogno di lavorare per confrontarsi con successo con i migliori. Il break al quarto gioco è sufficiente al tennista di Amburgo – anche se rischia di complicarsi la vita un po’ da solo nel game successivo e deve annullare due palle del controbreak non consecutive – per portare a casa anche il secondo set, per 6-3.

Il n. 75 del mondo non molla però, come dimostra il quarto game del terzo parziale, quando sul servizio di Sascha impatta da 40-0 e costringe il tedesco a giocare altri sei punti prima di portare a casa il gioco. Sono passate da poco le due ore di gioco e la sensazione è che Zverev abbia un po’ bisogno di rifiatare. Nel game successivo però è Nakashima ad avere un passaggio a vuoto dal 40-15 (doppio fallo compreso), e cede per la seconda volta nel match il servizio. Come nel set precedente, il finalista di Madrid  concede all’avversario la possibilità di rientrare, ma stavolta l’ex n. 3 del mondo a livello juniores non se la fa scappare. Il livello del gioco è sceso: gli scambi lunghi sono aumentati, ma soprattutto sono aumentati gli errori da entrambe le parti. Si arriva così di nuovo al tie-break, che inizia con un doppio fallo per parte a certificare il calo di qualità del match. Ma è un qualcosa che dà fiducia a Brendon che sale 4-2, anche con il colpevole aiuto di Zverev. Il tedesco però si scuote e nonostante un altro brutto errore che porta il suo avversario a due punti dal set, infila poi un parziale di 3punti a 0. Chiuso con l’unico vincente del tie-break per il 7-5 decisivo.  E nonostante continui a non convincere, Sascha ha molte possibilità di approdare per la quarta volta ai quarti dello Slam parigino, dato che nel prossimo turno affronterà il qualificato (e coetaneo) spagnolo Zapata Miralles, che ha battuto al quinto John Isner.

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Roland Garros: Rafa Nadal passeggia su Van de Zandschulp

Il campione spagnolo Rafa Nadal supera anche l’ostacolo olsandese Van de Zandschulp, regalandosi l’ottavo di finale contro Felix Auger-Aliassime

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

[5] Nadal b. Van de Zandschulp 6-3 6-2 6-4

Vittoria comoda per Rafael Nadal, che contro l’olandese Botic Van de Zandschulp soffre solo in avvio e in chiusura di match per poi dominare e regalarsi una vittoria piuttosto confortevole in poco più di due ore. Il campione spagnolo non ha patito molto il gioco del tennista olandese, privo di armi in grado di far male con costanza a Nadal e che giusto nel finale di partita è sembrato poter mettere in difficoltà. Il tredici volte campione del Roland Garros si prende così gli ottavi di finale e una sfida un po’ romantica con il canadese Felix Auger-Aliassime, allenato da suo zio ed ex allenatore Toni Nadal.

IL MATCH – L’inizio del campione spagnolo è ad handicap, con un break subito già nel primo game. Nadal però non si fa prendere dal panico e controbreakka immediatamente sfruttando qualche errore di troppo da fondo del tennista olandese. Dal controbreak in poi il primo set diventa una formalità per il tredici volte campione del Roland Garros, che si conquista due palle break nel sesto game. La prima palla break vola via dopo un pregevole scambio a rete tra i due, con Nadal che manca di pochissimo la chiusura dell’ultima volée, ma sulla seconda è decisivo l’errore di dritto di Van de Zandschulp che vale il break decisivo del primo set, chiuso poi comodamente da Nadal sul suo servizio.

 

Per l’olandese non va meglio l’avvio del secondo set, con Nadal avanti di un break subito e con Botic a doversi difendere dal doppio break anche nel quinto game dopo uno splendido dritto lungolinea dello spagnolo. Nadal non lascia scampo a Van de Zandschulp e con un dritto carico diagonale trova anche il doppio break, avviandosi verso un secondo set che sembra sempre più una formalità. L’unico sussulto dell’olandese arriva sul primo set point di Nadal, annullato con una bella salita a rete, ma sul suo servizio lo spagnolo è implacabile e in poco più di mezz’ora conquista il secondo set.
Il terzo set inizia come una fotocopia del secondo, Botic manca la palla del game e viene punito da Nadal nella prima parità, complice una scelta sbagliata a rete che permette al mai domo tennista spagnolo di bucarlo a rete con un passante. Per annulla la palla break serve una palla corta dall’alto coefficiente di difficoltà, un sintomo anche di come l’olandese sia costretto a strafare nello scambio pur di vincere un punto. La conseguenza è il break, dato che nella nuova parità Botic ritenta con insuccesso la palla corta precedente e poi subisce il break sparando fuori di metri il dritto. L’incubo per Van de Zandschulp continua anche nel turno di battuta successivo, Nadal mostra la difesa dei bei tempi nella prima delle due palle break e costringe il tennista olandese ad una volée complicata che termina fuori e consegna il secondo break consecutivo al campione spagnolo.

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Per la disperazione di Van de Zandschulp però Nadal non molla la presa, e si conquista un’altra palla break che molto probabilmente significa bagel. Per annullarla serve un coraggioso ace di seconda dell’olandese, che poi allontana ai vantaggi lo spettro del 6-0. A questo punto Botic si mette a tirare senza più freni e così facendo si prende la prima palla break del terzo set, con Nadal a servire per andare 5-1, concretizzato dall’olandese con un rovescio sbagliato dal suo avversario. Il set diventa così molto più equilibrato, con Botic che fa meno fatica nei suoi turni di servizio e con Nadal a servire per il match prima annulla un match point con un bel rovescio e poi si guadagna palla break grazie ad un errore di Nadal, sprecato però da Van de Zandschulp che spedisce la risposta di dritto lontana dal campo. È l’ultima chance per l’olandese, Nadal riprende il comando delle operazioni e chiude con uno smash una partita dominata per larghi tratti ma che si stava improvvisamente complicando. Ora per lui una sfida affascinante contro il numero nove del tabellone, il canadese Felix Auger-Aliassime.

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