Gli outfit dell'Australian Open 2022

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Gli outfit dell’Australian Open 2022

Promossi e bocciati del primo Slam della stagione. Tanti colori e nuovi brand

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È stato l’Australian Open del 21esimo Slam di Rafa Nadal, conquistato al termine di una epica finale di cinque set contro Daniil Medvedev, in cui la leggenda spagnola era sotto di due set a zero. È stato l’Australian Open di Ashleigh Barty, prima aussie a conquistare il Major di casa dopo 44 anni. È stato un Australian Open molto italiano, con due azzurri, Matteo Berrettini e Jannik Sinner, ai quarti di finale di uno Slam, e non accadeva da più di cinquant’anni. Ma è stato anche, e non va dimenticato, l’Australian Open dell’esclusione del n.1 al mondo Novak Djokovic, dalla quale lo stesso campione serbo così come gli organizzatori del torneo e le autorità australiane non sono usciti affatto bene.

Insomma è stato un Australian Open scoppiettante in tutti i sensi. Compreso per quanto riguarda gli outfit presentati dai tennisti e tenniste. Tanto colore come al solito a Melbourne e la presenza di nuovi brand che si affacciano al mondo del tennis, incrementando la varietà di completi per questa nuova stagione. Andiamo a commentare come si sono vestiti i protagonisti di questo Happy Slam edizione 2022.

Rafa Nadal (Nike)

 
Rafael Nadal – Australian Open 2022 (Twitter – @AustralianOpen)

Rafael Nadal scegli il viola per scrivere la storia del tennis. La maglietta, di un colore che a teatro nessuno avrebbe mai il coraggio di indossare, porta invece fortuna sul cemento di Melbourne ed entra di diritto nella leggenda poiché Rafa conquista il suo 21mo slam, dopo essere stato a un passo dal ritiro, come ha voluto sottolineare lui stesso commosso a fine torneo. Il pantaloncino è il classico bianco che su Nadal sta sempre benissimo. Si sa che l’Open d’Australia è il torneo dei colori e così Nike abbina polsini e fascia color Tiffany, non proprio in armonia con il viola. Sulla scarpa ormai è d’abitudine per Rafa ricordare con un cartiglio gli anni di vincita dello Slam che sta disputando. Le scarpe in questo caso riportavano solamente il 2009, quindi resteranno un modello da collezione, dal prossimo anno Nike dovrà aggiungere un nuovo cartiglio, quello del 2021. (Chiara Gheza)

Ashleigh Barty (Fila)

Ashleigh Barty all’Australian Open 2022 (Credit: @AustralianOpen on Twitter)

Personalità fantastica, Ashleigh Barty, dentro e fuori dal campo. E, proprio per questo, gli outfit dovrebbero rendere più giustizia al suo carisma, a maggior ragione quello indossato nell’edizione che l’ha vista consacrarsi campionessa nel proprio giardino. Intendiamoci, il completo Fila è molto delicato e “ordinato” nelle linee; un modello molto classico e senza tempo – una normale canotta abbinata al consueto gonnellino leggermente svasato – che garantisce sobrietà ed eleganza al tempo stesso. Ciò che lascia un po’ perplessi, però, è il tema del modello. Da lontano, ricorda d’emblée un patchwork di pagine di giornali, con quell’ammasso di linee nere e puntinate, oblique e orizzontali, su sfondo bianco. È originale, certo, ma esteticamente un po’ così. Ash meritava di meglio. Bella invece la trovata delle scarpe total red, che accendono un vestitino alquanto spento, e simboleggiano la spinta esplositiva del tennis della campionessa australiana. (Laura Guidobaldi)

Daniil Medvedev (Lacoste)

Daniil Medvedev – Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Federer ci aveva già presentato una polo in questa tonalità menta molto tenue nel 2019, poco dopo il suo passaggio ad Uniqlo. E non ci aveva convinto. Ci convince ancora quella messa addosso da Lacoste a Medvedev per la sua campagna australiana. Perché oltre al menta ci sono delle righe tono su tono e un colletto senza bottoni e zip che la fanno somigliare ad maglia di una squadra di calcio. Non a caso nel catalogo questa polo si chiama “team leader” e forse l’intenzione del brand del coccodrillo era proprio quella di ispirarsi al mondo del pallone. Un’idea poco azzeccata in un paese in cui l’unico football che conoscono si gioca con una palla ovale. Magari se la potevano tenere per Wimbledon dover per lo meno c’è di mezzo l’erba. Il completo si sarebbe salvato con dei pantaloncini scuri, a richiamare le scarpe e il bordo del colletto. Ma con gli short bianchi viene a mancare anche l’effetto spezzato. Ad essersi invece spezzato per davvero è stato il morale del moscovita dopo essersi fatto rimontare due set da Nadal in finale. (Valerio Vignoli)

Collezione Nike

Jannik Sinner – Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

La collezione di Nike per questo Australian Open, intitolata “Windrunner, vuole essere invece un richiamo al mondo della corsa e agli anni Ottanta. Questo riferimento vintage non si coglie proprio immediatamente. Quello che emerge dagli outfit è tuttavia una certa dinamicità grazie ai giochi di linee e all’utilizzo di colori che contrastano fortemente tra di loro. A farsi notare sono anche i particolari: la coreana con zip anni Novanta per i maschietti (già vista in realtà l’anno scorso sempre a Melbourne e poi anche a New York) e le gonne asimmetriche per le ragazze. Azzeccata la scelta cromatica del rosso tonalità “Ferrari” per staccare con il fondo blu del campo. Insomma nel complesso una collezione non trascendentale ma efficace. All’interno del nutrito drappello di atleti Nike c’è chi è stato più bravo a scegliere gli abbinamenti giusti e chi meno. Mentre Sabalenka sfrutta appieno il potenziale visivo della collezione, Sinner va con un all white un pò anonimo al quale abbina un calzino color rosa salmone totalmente non-sense. Sul rovescio Jannik andiamo già alla grande ma sul senso estetico ci si può lavorare ancora. (Valerio Vignoli)

Aryna Sabalenka – Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Collezione Adidas

Stefanos Tsitsipas - Australian Open 2022 (Instagram - @australianopen)
Stefanos Tsitsipas – Australian Open 2022 (Instagram – @australianopen)

Innanzitutto, come premessa, bisogna sottolineare che anche quest’anno Adidas punta tanto sulla sostenibilità in Australia, la nazione della barriera corallina. Tutto l’abbigliamento è infatti prodotto con plastica riciclata e la collezione è stata presentata con uno spettacolare evento in cui quattro noti atleti aussie di altre discipline hanno giocato a tennis su un campo galleggiante sopra l’oceano. I completi maschili e femminili richiamano le bellezze naturali della terra dei canguri con colori molto sgargianti e vivaci: verde smeraldo e arancione, come nel caso di Tsitsipas e Muguruza, ma anche azzurro e rosso come per Aliassime e Zverev. L’effetto vagamente tie-dye dà quel tocco anni Novanta che sembra indispensabile nel vestiario del tennis in questo ultimo paio di stagioni. In fin dei conti una collezione coerente e appropriata per l’happy slam. Facevamo solo a meno dei pantaloncini con fantasia che ha indossato Zverev, che già l’anno scorso in Australia ci aveva “deliziato” con lo smanicato largo effetto spaventapasseri. Uno Slam poco fortunato quello australiano per la medaglia d’oro olimpica di Tokyo, sia dal punto di vista della moda che dei risultati. (Valerio Vignoli)

Garbine Muguruza all’Australian Open (Credit: ausopen.com)

Matteo Berrettini (Boss)

2022 AUSTRALIAN OPEN, Matteo Berrettini (ITA), Photo © Ray Giubilo

L’esordio in uno Slam del binomio Matteo Berrettini e Hugo Boss è vincente. Il marchio di moda sa di avere per le mani un modello perfetto e decide di andare controcorrente abbandonando i colori e scegliendo il più elegante degli abbinamenti: bianco e nero. Il collo della maglia alla coreana dona un’ulteriore colpo di classe a un look che dire azzeccato è poco. Matteo alterna un outfit in total black con solamente la scritta Boss in bianco, davvero perfetto, a uno più leggero con la maglia bianca e il pantaloncino nero. Noi votiamo il total black che su Berrettini concorre a pieno titolo al miglior completo di questi Australian Open. Belli i colori, favolosi i fluo sotto il sole di Melbourne ma l’eleganza della scelta fatta da Hugo Boss è davvero di un altro pianeta. (Chiara Gheza)

Lorenzo Sonego (Mizuno)

Lorenzo Sonego all’Australian Open 2022 (Credit: @atptour on Twitter)I

I completi Mizuno per il nostro Sonego si assomigliano tutti, sempre all’insegna di colori sgargianti e disegni geometrici. Molto nipponici. Fin troppo a volte, tanto da cascare nell’effetto cartone animato e da far sembrare il piemontese una versione tennistica di Holly e Benji. Questa volta però funziona tutto. La scelta dei colori è più Happy Slam che non si può: turchese, navy e giallo canarino. La divisione in due della maglietta con una parte in tinta unita e l’altra con i motivi è originale. Il pantaloncino blu contrasta bene. Soprassediamo sul calzino turchese ma ormai questa cosa dei calzini colorati è sfuggita di mano e bisogna farsene una ragione, almeno quando sono in tinta con un qualche altro item del completo. Promosso. (Valerio Vignoli)

Camila Giorgi (Giomila)

Camila Giorgi – Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

Camila Giorgi in fatto di outfit in campo non sbaglia mai. Che dire di questo completo acceso e delicato al tempo stesso? Semplicemente azzeccato per rappresentare la delicatezza dei lineamenti di Camila e, al tempo stesso, il suo tennis “vulcanico”. Ritroviamo i temi ricorrenti delle collezioni Giomila con i bordi un po’ più chiari e a fantasia che spiccano sulla canotta a tinta unita color lavanda, semplice e piùttosto accollata. Di grande effetto il gonnellino fucsia, come sempre non troppo lungo, che si allarga nella parte inferiore. Energia e dolcezza. (Laura Guidobaldi)

Naomi Osaka (Nike)

Naomi Osaka all’Australian Open 2022 (Credit: @AustralianOpen on Twitter)

Naomi Osaka non riesce a difendere il titolo conquistato lo scorso anno a Melbourne, uscendo al terzo turno per mano di Anisimova. Peccato per la campionessa uscente e peccato per Nike, che come spesso è accaduto in passato, aveva disegnato un outfit originale per Naomi. I colori scelti sono le tonalità del rosa e del viola, alternate in forme geometriche su una tutina con gonnellino asimmetrico che Osaka sfoggia alla perfezione. Naomi sappiamo essere una vera appassionata di moda e, seppur in questo inizio anno sul campo non sia riuscita a dare il meglio di sé, in tema di completi non sbaglia mai un colpo. (Chiara Gheza)

Andy Murray (Castore)

Andy Murray – Australian Open 2022 (foto Facebook Australian Open)

Un bel celeste per la t-shirt di Andy Murray. La tinta è perfetta per giocare a Melbourne, tinta che, tra l’altro, rappresenta al meglio lo slam down under. Decisamente un colore fresco e vivace al tempo stesso, leggermente “mosso” da alcune strisce oblique e sottili, certe più chiare, altre bianche e nere. Il blu è dominante, certo, ma grazie a queste “pennellate” alternative, c’è l’idea del movimento e della fantasia. Ottima la scelta del logo bianco – ben visibile sulla maglietta celeste – e del cappellino blu notte, che conferiscono un tocco di eleganza alla grinta ruggente di Sir Andy. (Laura Guidobaldi)

Coco Gauff e Sorana Cirstea (New Balance)

Coco Gauff all’Australian Open 2022 (Credit: ausopen.com)
Sorana Cirstea – Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

New Balance esprime sempre al meglio la grande energia delle atlete. Lo fa anche stavolta con gli outfit di Coco Gauff e Sorana Cirstea. L’americana indossa un completo brillante, esplosivo, che sprigiona forte energia con il gonnellino arancione e il blu elettrico con tanto di sfumature violacee della canotta, che richiama il colore simbolo dell’Happy Slam. Per aggiungere ancora più colore e vivacità, ci pensano fascetta e polsini, color viola ciclamino. Sorana Cirstea ha scelto invece la versione che unisce energia psichedelica al bianco più vintage, con questo semplice ma bellissimo gonnellino tutto bianco, separato dal top multicolore da una vistosa fascia nera, una soluzione che conferisce ulteriore grinta e un pizzico d’eleganza al modello. La sottile striscia nera, a destra, nella parte bassa, accanto al logo del brand anch’esso nero, richiama con successo la fascia nera in vita. Promossi entrambi i modelli. (Laura Guidobaldi)

Nick Kyrgios e Thanasi Kokkinakis (Nike e senza sponsor)

Nick Kyrgios e Thanasi Kokkinakis all’Australian Open 2022 (Credit: @TKokkinakis on Twitter)

Le special K’s sono tornate. Purtroppo, verrebbe da dire ai tradizionalisti dei completi da tennis. La combinazione canotta-maglietta aderentissima di Kyrgios, di ispirazione NBA (a sdoganarla è stata l’ala dei Lakers Anthony Davis), è una chiara violazione del dress-code tennistico. Meno male che non c’ha aggiunto anche qualche manicotto. D’altronde però i tatuaggi si devono poter vedere. Altrimenti a cosa servono? Non essendo Kokkinakis più sponsorizzato da Nike, ci siamo evitati la doppia canotta (ma non il doppio orecchino e il doppio taglio di capelli “tamarro”). In realtà Kokkinakis non ha proprio più uno sponsor. Ma la voglia di stupire con i propri outfit rimane sempre e comunque tanta. E così ad una maglietta completamente nera, Thanasi ha abbinato degli short tremendamente short con un motivo che fanno tanto costume da spiaggia. Ma d’altronde con le special K’s in questo Australian Open l’atmosfera era quella: colpi spettacolari, scherzi e tanta birra. Una festa nella quale chi non dice di non essersi divertito sta probabilmente mentendo. A prendere il tennis seriamente ci hanno pensato Nadal e Medvedev d’altronde. (Valerio Vignoli)

Bonus Off-court: La polo che non si è mai vista

La scelta del bonus off-court 2022 non poteva che ricadere su quella che entrerà nella storia come “la polo mai indossata”. Lacoste, infatti, aveva fatto un ottimo lavoro per la sua punta di diamante Nole Djokovic. La polo sarebbe dovuta essere quella nella foto sovrastante, ma probabilmente declinata nella colorazione verde smeraldo utilizzata da Djokovic in Australia da alcuni anni. Le sfumature al centro disegnano una palla da tennis in movimento: un motivo già visto su vecchio outfit Sergio Tacchini del primo Djokovic, anche se in quel caso la palla, più definita, lasciava dietro di sé una appariscente fiamma. Sarebbe stato dunque l’ennesimo colpo a segno per il marchio del coccodrillo con il campione serbo. Peccato che le cose siano andate come tutti sappiamo e Nole non abbia giocato nemmeno un 15 in questo Slam. Dovremmo riuscire ad ammirare questa polo presto in altri tornei ma quasi certamente non nella colorazione verde prevista per Melbourne. Sempre che Djokovic si decida a vaccinarsi (Chiara Gheza).

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Flink sull’Australian Open 2022: l’impresa di Nadal e il rischio di auto-distruzione di Djokovic

Il pensiero del noto giornalista statunitense: “Forse Federer ha in serbo ancora un miracolo, ma non ci conterei”

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Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - Australian Open 2022)
Rafael Nadal - Australian Open 2022 (Twitter - Australian Open 2022)

Torniamo indietro di quindici giorni e ripercorriamo i temi lasciati ai posteri dall’Australian Open 2022: ecco l’analisi di Steve Flink, decano dei giornalisti statunitensi e membro della Hall of Fame del tennis. La traduzione è a cura di Michele Brusadelli.

Fino a quest’anno, la storia di Rafael Nadal agli Australian Open è stata essenzialmente una storia di sventure. A dire il vero, aveva vinto il titolo una volta nel 2009, battendo Roger Federer in una finale memorabile durata cinque set, a testimonianza che il suo gioco sul cemento era molto migliorato, e facendo credere agli osservatori più esperti che il suo nome sarebbe stato iscritto nell’albo d’oro del torneo molte volte negli anni a venire.

Ma da quel momento in poi, la sua fortuna in Australia pareva essersi esaurita. Infortunatosi durante il match dei quarti di finale contro Andy Murray nel 2010 si dovette ritirare dopo due set; l’anno successivo fu fermato dal connazionale David Ferrer. Infine fu sconfitto in una delle più grandi partite nella storia del tennis, la finale del 2012, da Novak Djokovic, perdendo dopo essere stato in vantaggio per 4-2, 30-15 al quinto set e dopo aver sbagliato un passante di rovescio che per lui sarebbe dovuto essere ordinaria amministrazione.

 

Due anni dopo, sembrava scontato che Nadal tornasse alla vittoria quando si trovò ad affrontare Stan Wawrinka in finale. Nadal era 12-0 nei confronti diretti e non aveva mai perso nemmeno un set contro il corpulento rivale.

Ma lo spagnolo si infortunò alla schiena nel corso del riscaldamento e durante la partita rimase l’ombra di se stesso, perdendo in quattro set.

Nel 2017, Nadal affrontò Federer per la seconda volta in una finale degli Australian Open, otto anni dopo il loro ultimo incontro per il titolo a Melbourne.

Questa volta, Nadal combatté ferocemente fino ad arrivare a costruirsi un vantaggio di 3-1 nel quinto set, ma perdendo poi cinque game di fila da un avversario in stato di grazia.

Nel 2019 infine, il maiorchino arrivò in finale senza perdere un set, per incocciare in un Djokovic sublime che lo liquidò in tre set.

L’elenco delle battute d’arresto di Nadal è quasi infinito, compreso un quarto di finale con Stefanos Tsitsipas un anno fa, quando il carismatico mancino è stato battuto in cinque set pur essendo stato in vantaggio per due set a zero.

Si è trattato solo della terza volta in carriera che Nadal ha scialacquato un vantaggio di due set.

Nadal è incappato ripetutamente in infortuni o semplice sfortuna agli Australian Open, torneo nel quale il successo sarebbe dovuto arrivare in tante altre occasioni.

Ed ecco perché la sua sorprendente rimonta contro Daniil Medvedev in una finale emozionante avrà sempre un posto d’eccezione fra i suoi ricordi.

Nadal non solo si è trovato sotto due set a zero contro il russo, ma ha anche servito sul 2-3, 0-40 nel terzo set prima di iniziare la rimonta con quella tenacia e audacia che sono diventate il suo marchio di fabbrica nel corso di una carriera leggendaria, caratterizzata da uno spirito combattivo e una caparbietà che non hanno eguali in nessun altro tennista.

Nadal ha combattuto strenuamente per superare Medvedev 2-6, 6-7 (5), 6-4, 6-4, 7-5 in cinque ore e ventiquattro minuti, solo 29 minuti in meno rispetto alla battaglia record di dieci anni fa persa contro Djokovic. La vittoria su Medvedev è stata senza dubbio la più grande rimonta della carriera dello spagnolo.

Solo tre volte in precedenza il mancino era riuscito a rimontare uno svantaggio di due set: l’ultima volta era accaduto nel 2007 a Wimbledon contro un altro russo, Mikhail Youzhny.

Mai prima d’ora vi era riuscito in una finale di un torneo del Grande Slam.

A rendere la sua impresa ancora più straordinaria è stato il fatto che Nadal avesse avuto una stagione così tormentata nel 2021. Dopo aver perso contro Djokovic in semifinale al Roland Garros, aveva dovuto saltare Wimbledon per curare un piede malandato. Rientrato a Washington, era stato battuto da Lloyd Harris e poco dopo aveva annunciato che non avrebbe partecipato agli US Open. In seguito, dopo essere tornato a casa in Spagna, aveva confermato che non avrebbe giocato più per il resto dell’anno.

Nadal ha giocato alcune partite di esibizione nel mese di dicembre contro Andy Murray e Denis Shapovalov, ha contratto il Covid, rischiando di rimanere fuori dall’Australia, ma si è iscritto all’ATP 250 di Melbourne che si svolge poco prima degli Australian Open, aggiudicandosi il titolo contro Maxime Cressy, ma giocando solo tre partite.

Considerando il periodo da cui era reduce, Nadal non si aspettava molto da se stesso agli Australian Open. Tuttavia ha ritrovato un buono stato di forma partita dopo partita, perdendo solo un set prima dei quarti di finale. Il cattivo karma è sembrato sul punto di riaffiorare, quando ha dovuto affrontare un problema allo stomaco durante la partita con Shapovalov.

Nadal ha tenuto a bada il canadese facilmente nei primi due set, ma poi lo stomaco e il caldo estremo hanno rischiato di estrometterlo dal torneo. In qualche modo, Nadal, muovendosi con molta cautela durante il quarto set, ha recuperato sufficiente energia e mobilità per aver la meglio su Shapovalov con un punteggio finale di 6-3, 6-4, 4-6, 3-6, 6-3.

Ha poi sconfitto il numero 1 italiano Matteo Berrettini in una semifinale durata quattro set, resistendo anche a un ritorno di fiamma del settimo giocatore al mondo.

Nadal ha vinto facilmente i primi due set poiché Berrettini, forse esausto dopo le battaglie vinte in cinque set contro Carlos Alcaraz e Gael Monfils, è stato troppo passivo. Ma poi l’italiano ha alzato notevolmente il livello del suo gioco prima che Nadal riuscisse a prevalere 6-3, 6-2, 3-6, 6-3. Dalla metà del terzo set fino alla fine del quarto, Berrettini ha tenuto il servizio a zero per cinque game di fila prima di cedere.

E così Nadal si è presentato all’appassionante appuntamento contro il n. 2 della classifica ATP, Medvedev, uno dei personaggi più enigmatici e sconcertanti nel mondo del tennis. Medvedev era sopravvissuto a un drammatico quarto di finale con Felix Auger-Aliassime, salvandosi da un match point quand’era sotto 4-5 nel quarto set con un quanto mai opportuno servizio vincente, annullando sei break point nel quinto e tenendo due volte il servizio recuperando due volte da 15-40. Aveva infine vinto meritatamente 6-7 (7), 3-6, 7-6 (2), 7-5, 6-4.

Completamente prosciugato dopo questo trionfo, Medvedev si è fatto un regalo, eliminando senza eccessivo dispendio di energie il n. 4 Stefanos Tsitsipas con il punteggio 7-6 (5) 4-6, 6-4, 6-1 in una semifinale durata appena due ore e mezza, guadagnandosi così il diritto di incontrare Nadal in finale.

Nadal era in missione alla ricerca di uno storico 21° titolo dello slam e della possibilità di unirsi a Djokovic, Rod Laver e Roy Emerson, unici giocatori ad aver vinto almeno due titoli in ogni torneo del Grande Slam. Medvedev a sua volta ambiva ad essere il primo tennista nell’era Open a vincere di fila i suoi primi due slam.

Medvedev ha iniziato la battaglia con profonda fiducia e senza alcuna esitazione.

Dopo che Nadal era faticosamente salito 2-1 nel primo set, Medvedev ha portato a casa cinque game di fila, surclassando lo spagnolo dalla linea di fondo, rispondendo al servizio magnificamente, e lasciando disorientato il suo avversario.

Alla fine però Nadal ha aggiustato il tiro, migliorando la profondità del dritto, alternando con autorevolezza il rovescio lungolinea e incrociato, variando il servizio in maniera più efficace.

Nadal ha costruito un vantaggio di 5-3 nel secondo, e ha avuto un set point al servizio durante il nono game.

Medvedev l’ha annullato con un ficcante rovescio lungolinea, ingestibile per Nadal.

Andati al tie-break, ancora una volta Nadal si è posto al comando delle operazioni. Ha condotto fino a portarsi sul 5-3, ma Medvedev non si è arreso. Il russo a quel punto ha siglato quattro punti di fila, costringendo Nadal a due errori consecutivi a rete, utilizzando poi il drop shot per costruirsi un rovescio al volo vincente, e poi producendosi in un passante di rovescio lungolinea, anch’esso vincente.

Con questa rimonta Medvedev si è portato a casa il tie-break 7-5 e un vantaggio di due set a zero. Le prospettive del trentacinquenne Nadal, a quel punto, sembravano poco incoraggianti contro il venticinquenne, e la situazione critica dello spagnolo è ulteriormente peggiorata quando si è trovato 0-40 sul 2-3 nel terzo set dopo un vincente di rovescio lungolinea in salto di Medvedev. Perdere il servizio sarebbe stata una catastrofe per Nadal. Tuttavia lo spagnolo ha piazzato una smorzata vincente di dritto sulla riga, e Medvedev ha poi pasticciato i due punti successivi.

In un attimo Nadal si era riportato sul 3-3. Dopo aver perso il game successivo, ne ha poi vinti tre di fila per aggiudicarsi il terzo set.

Medvedev a quel punto sembrava sempre più affaticato, mentre Nadal era rinvigorito nonché spronato dal pubblico interamente schierato dalla sua parte.

I giocatori si sono scambiati break di servizio nel terzo e quarto game del quarto set, ma Medvedev ha subito nuovamente il break in un game protrattosi ai vantaggi, quando Nadal ha convertito la settima palla break portandosi in vantaggio 3-2.

Nadal ha ostinatamente recuperato dal 15-40 sulla strada verso il 5-3 quando la partita ha superato le quattro ore e ha chiuso il set 6-4 dopo aver tenuto il servizio a zero.

Incredibilmente, la partita era arrivata al quinto set, con Medvedev sempre più sotto pressione, disturbato dal pubblico pro-Nadal e infuriato con se stesso per non aver chiuso il conto in tre set.

Un Nadal vivace ha brekkato Medvedev sul 3-2, è sopravvissuto ad un game di sei vantaggi per portarsi prima sul 4-2, poi agevolmente sul 5–3.

Sul 5-4, ha servito per il match ed è salito a 30-0, a due punti dalla tanto attesa seconda corona degli Australian Open, ma ha mancato un colpo incrociato di diritto, e di seguito ha commesso un doppio fallo. Medvedev si è preso il punto successivo e poi ha ottenuto il controbreak che gli ha dato il 5 pari, quando Nadal ha messo in rete un rovescio incrociato a due mani, solitamente un colpo di routine.

Sono riaffiorati I fantasmi del passato, ricordando a Nadal la storia delle sue delusioni nella Rod Laver Arena. Medvedev ha servito un ace portandosi sul 30-15 nell’undicesimo game, ma ha cercato poi una smorzata di rovescio lungolinea, un colpo che già gli si era ritorto contro troppe volte.

Non un brutto drop shot in realtà, ma Nadal è riuscito ad angolare un vincente di rovescio. Sebbene Medvedev sia riuscito a salvare due break point, al terzo Nadal ha sfondato, giocando una risposta al servizio alta e centrale e inducendo Medvedev a cercare un dritto lungolinea, sbagliandolo.

La seconda volta che ha servito per il match, Nadal è stato inarrestabile, piazzando   un ace a uscire per portarsi sullo 40-0, per poi concludere con una volée di rovescio lungolinea perfetta. Ha tenuto così il game a zero, portando a termine una straordinaria vittoria in cinque set.

Finalmente aveva conquistato il 21esimo titolo del Grande Slam, spezzando l’equilibrio con Djokovic e Federer, ritrovandosi da solo in testa per la prima volta.

È la seconda volta che ha battuto Medvedev in una finale slam in cinque set. Quando aveva sconfitto il russo nella finale degli US Open 2019 non si era trattato di una sorpresa, ma stavolta il risultato è stato davvero clamoroso.

Prima che Novak Djokovic venisse deportato dall’ Australia dopo il sorteggio, Nadal avrebbe dovuto incontrare il serbo in semifinale. Si profilava anche un confronto nei quarti con Sascha Zverev, ma il tedesco è incappato in una prestazione da dimenticare contro Shapovalov.

È improbabile che Nadal avrebbe battuto entrambi.

Ora Nadal ha portato il suo record nelle finali dei tornei del Grande Slam a 21-8.

Si tratta di un’impresa straordinaria. Djokovic e Federer sono entrambi 20-11.

Hanno giocato due finali in più rispetto allo spagnolo, ma hanno vinto un titolo in meno. Nadal è stato più performante.

Uno dei motivi, ovviamente, è la sua invincibilità al Roland Garros. Nonostante abbia perso tre partite nel corso degli anni agli Open di Francia (due contro Djokovic e una contro Robin Soderling), Nadal non ha mai perso una finale sulla terra battuta a Parigi. È 13-0 nei match per il titolo e 8-8 negli altri tre major.

Non ha bisogno di scusarsi, soprattutto dopo il suo ultimo trionfo a Melbourne, che ha impreziosito il suo record. Il prossimo torneo del Grande Slam, ovviamente, inizierà a fine maggio e sarà il Roland Garros. Nadal ha subito una delle sue rare sconfitte a Parigi nel 2021 contro Djokovic in semifinale, ma tornerà nel 2022 da favorito.

A dire il vero, il suo corpo è fragile e non c’è certezza che Nadal sarà in grado di esprimersi al massimo. Ma, a parità di condizioni, anche se non al top, lo spagnolo sarà comunque l’uomo da battere.

Al momento, il destino di Djokovic è incerto. Non si sa se si vaccinerà o meno nel prossimo futuro. Qualora decidesse di non farlo, potrebbe saltare tutti e quattro gli slam di quest’anno e non solo. Potrebbe distruggere la sua carriera.

Si spera che decida presto di vaccinarsi. Nel 2018 si è sottoposto a un’operazione per risolvere i problemi a un gomito malandato e questa decisione ha dato una svolta alla sua carriera, consentendogli di tornare a servire di nuovo nella maniera ottimale e di giocare senza sentire dolore. Ha vinto gli ultimi due major di quella stagione a Wimbledon e agli US Open, ha conquistato altri due slam nel 2019, ne ha aggiunto un altro nel 2020 e tre l’anno scorso. Djokovic si è reso conto che operarsi era l’unico modo per poter giocare ai massimi livelli e lottare per i tornei dello slam.

Deve guardare al vaccino allo stesso modo.

Il serbo ha detto di aver pianto pensando a quell’operazione. Non voleva assolutamente farlo, ma allo stesso tempo capiva che era fondamentale. Adesso si ritrova nella stessa situazione. Senza vaccinarsi si troverà ad essere escluso dal circuito e distruggerà gran parte del duro lavoro che ha svolto per poter avere la meglio nella corsa al maggior numero di slam e candidarsi ad essere il più grande tennista di tutti i tempi.

Chiaramente, i titoli del Grande Slam da soli non risolveranno la questione. Djokovic ha concluso sette stagioni al numero 1 al mondo, un’impresa senza precedenti. Nadal e Federer vi sono riusciti cinque volte ciascuno mentre Pete Sampras ha messo a segno un record di sei anni consecutivi al vertice dal 1993 al 1998. Djokovic ha anche occupato per 358 settimane il numero 1 del ranking, molto più di chiunque altro nel tennis maschile. E ha un vantaggio negli scontri diretti di 27-23 su Federer e 30-28 contro Nadal.

Il duello tra il serbo e lo spagnolo per la supremazia storica rimane estremamente combattuto, e anche il terzo membro dell’iconico trio vanta notevoli credenziali. Federer è stato il più continuo dei “Big Three” nei tornei più importanti, avendo raggiunto 23 semifinali di fila nei major e 36 quarti di finale consecutivi.

Ma è anche possibile che Federer non vinca più nessun torneo dello Slam. Spera di rientrare per Wimbledon quest’anno, ma questo potrebbe anche non accadere.

Compirà 41 anni ad agosto. Il tempo non si ferma. Forse Federer ha in serbo ancora un miracolo, ma non ci conterei.

A partire dal Roland Garros nel 2018, Djokovic ha vinto otto dei quindici Slam disputati, e Nadal cinque. Federer ha vinto l’ultima volta un titolo del Grande Slam agli Australian Open 2017. La prossima edizione del Roland Garros sarà cruciale. Se Nadal riuscisse a trionfare di nuovo sulla terra rossa del Roland Garros e si assicurasse il titolo del Grande Slam n. 22, ne avrebbe due di vantaggio su Djokovic. Non ho dubbi sul fatto che Djokovic vincerà altri major dopo aver risolto il suo attuale dilemma, ma chi può dire che l’infaticabile Nadal non vincerà un’altra corona del Roland Garros nel 2023?

A mio avviso, l’Open di Francia del 2022 sarà un torneo fondamentale sia per Nadal che per Djokovic. Djokovic non può permettersi di rimanere due titoli dietro a Nadal, ma potrebbe benissimo accadere. La mia sensazione è che si renderà conto di dover fare il vaccino per assicurarsi di poter giocare dove e quando vorrà nel 2022 e nei prossimi due anni. Eppure, anche se dovesse farlo, riuscirà davvero a spodestare Nadal per due anni di seguito al Roland Garros? Questo è un compito arduo. Dubito che accadrà. Credo che Djokovic sia un grande giocatore sulla terra battuta e il tennista più forte complessivamente su tutte le superfici.

Detto questo, Nadal sulla terra battuta è un gigante, e quest’anno rivorrà la sua corona. Allo stato attuale, credo che ce la farà.

Nel frattempo, sebbene le storie principali a Melbourne siano state quelle di Djokovic che non ha giocato e di Nadal che ha ottenuto il suo secondo titolo, sarebbe un errore ignorare i progressi degli altri. Tsitsipas veniva da un periodo difficile a causa dell’infortunio al gomito e qui si è reso protagonista di una bella corsa che si è arrestata solo in semifinale. Sarà una grande minaccia anche quest’anno a Parigi dopo aver raggiunto la finale nel 2021 e aver condotto su Djokovic per due set a zero. Sono ottimista sul suo futuro. Sinner ha fatto un ottimo lavoro raggiugendo un altro quarto di finale in un torneo del Grande Slam. Nonostante sia stato spazzato via da uno Tsitsipas in gran spolvero, Sinner sta migliorando costantemente all’età di 20 anni. Berrettini ha dimostrato a Melbourne di appartenere alle ultime fasi dei major. Nel 2019 ha perso contro Nadal nella semifinale degli US Open. L’anno scorso è stato battuto da Djokovic nei quarti di finale del Roland Garros, nella finale di Wimbledon e ancora nei quarti degli US Open. Ormai frequenta regolarmente i piani alti.

Così pure Auger-Aliassime. Era a un punto dalla seconda semifinale importante consecutiva. Non avrebbe potuto comportarsi meglio nella sconfitta di quanto non abbia fatto a Melbourne. La sua abilità a tutto campo è una gioia da vedere e gioca con serenità.

Uno di questi giorni arriverà a vincere uno dei trofei più importanti di questo sport.

Per il momento, però, l’attenzione resta su Nadal e Djokovic. Djokovic stabilirà le proprie priorità e presto capirà dove vuole andare. Nadal è proprio dove vuole essere. Reduce da una lunga pausa ha portato a termine l’impresa a fronte di qualsiasi avversità, rivitalizzato dopo una tormentata stagione chiusa prima del tempo nel 2021.

Alla fine, Rafael Nadal è in cima alla classifica delle vittorie nei Grande Slam. Questo significa molto di più per lui di quanto non dirà mai. Non una volta si è vantato di alcuno dei suoi trionfi più importanti. Ecco un uomo che ha la propria vita e conquiste pienamente in prospettiva, che si conosce molto bene, che riconosce che vincere senza onore non è affatto vincere. Agli Australian Open 2022, Nadal come sempre ha indossato il suo successo con eleganza.

Traduzione di Michele Brusadelli

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Australian Open

Gli ultimi drammatici minuti della finale maschile dell’Australian Open Junior: resistere o desistere?

Ripercorriamo la pazzesca finale del torneo junior maschile sulla Rod Laver Arena tra Kuzuhara e Mensik, con quest’ultimo costretto a uscire su sedia a rotelle

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Bruno Kuzuhara - Australian Open 2022 (Twitter - @AustralianOpen)
Bruno Kuzuhara - Australian Open 2022 (Twitter - @AustralianOpen)

Finale di singolare “Junior Boys”, Australian Open 2022, Melbourne: il diciassettenne statunitense Bruno Kuzuhara batte il sedicenne ceco Jakub Mensik 7-6(4) 6-7(6) 7-5 in tre ore e quarantatré minuti. 283 punti giocati, gli stessi della sfida dei quarti tra Nadal e Shapovalov, durata 25 minuti in più ma su cinque set. Senza dimenticare che una cosa è essere preparati ad affrontare la lunga distanza, altra è correre gli 800 metri per poi scoprire in… corsa che in realtà sono i 5.000. Una gran battaglia conclusasi con quello che è stato definito un gesto di grande sportività del vincitore, il quale, incassato l’errore definitivo, è andato dall’altra parte della rete a dare la mano all’avversario steso a terra in preda ai crampi.

Mettiamo però in pausa i due ragazzi e rispolveriamo rapidamente un argomento che in alcuni casi provoca qualche discussione: il ritiro a un passo dalla sconfitta. Se il problema non si pone quando l’infortunio è evidente e il tennista non riesce neanche a raggiungere la panchina senza aiuto, in circostanze diverse c’è chi storce il naso: non poteva rimanere in campo per altri due punti, subendo un paio di “ace” in modo da completare l’incontro e dare piena soddisfazione all’avversario? Perché, per alcuni, è esattamente questo il nodo cruciale – la mancanza di sportività insita nel negare al vincitore la soddisfazione di trasformare il match point. E, visto che di questi “alcuni” può benissimo far parte il giocatore (o la giocatrice) che si ritira, l’opinione ha un suo fondamento. Da un’altra angolazione, si può invece obiettare che il ritiro a match quasi concluso non scalfisce affatto la vittoria, anzi, altro non è che una conferma della superiorità, fosse anche solo (solo?) atletica.

A titolo di esempio, ci sembra particolarmente calzante la sfida tra Lorenzo Musetti e Novak Djokovic al Roland Garros 2021 proprio per gli opposti giudizi scaturiti dall’episodio. Dopo aver mostrato per due set il tennis che può aspirare a raggiungere, il teenager azzurro è crollato di schianto all’inizio della terza partita per poi ritirarsi sul punteggio di 0-4 al quinto, quando il parziale recitava un fin troppo eloquente 16 giochi a 1 per il futuro campione di Parigi. Sarebbe dovuto restare ancora in campo o, viceversa, avrebbe stato meglio a ritirarsi anche prima? Di sicuro, l’abituale frase “non c’è più partita” era ormai diventata “non è più una partita” e in quelle condizioni le probabilità di infortunarsi aumentano in misura preoccupante. Comunque la si veda, tra i sostenitori del fino alla fine a qualunque costo possiamo certamente annoverare il succitato Jakub Mensik, per quanto lui, a differenza di Musetti, poteva almeno scorgere il traguardo.

 

Torniamo dunque alla finale junior, riavvolgendo il nastro di una manciata di minuti, quando Mensik si ritrova a due punti dalla sconfitta: 30 pari, 5 giochi a 6 nella partita finale. Limitato dai crampi alle gambe dal nono game, Mensik si prende dall’arbitro una violazione di tempo perché, invece di servire entro i 25 secondi previsti, si è attardato prima nel tentativo di scrostarsi dal terreno di gioco su cui era crollato e poi di reggersi in piedi senza l’ausilio della racchetta. Ricordiamo che le regole prevedono esplicitamente l’uso di una sola racchetta per volta, quindi è facile indovinare cosa accade nel momento in cui per battere devi usare quella che ti sta facendo da stampella. Avendo con evidente scarsa lungimiranza già commesso un’infrazione di tempo, Mensik viene ora punito con la perdita della prima di servizio. Bruno lancia uno sguardo eloquente all’arbitro perché il sedicenne ci ha messo un po’ a riguadagnare la posizione eretta (più o meno); fatica peraltro non ricompensata perché la battuta si infrange sul nastro. Un “singolo fallo”, anche se il punto viene ufficialmente registrato come double fault. Il ragazzo è di nuovo carponi, dolorante, si rialza in qualche modo, le gambe sono rigidissime.

I crampi possono essere trattati solo al cambio campo (il fisio lo ha massaggiato durante quello precedente) e, se un tennista proprio non riesce a giocare, può rinunciare ai punti fino alla pausa successiva. Tuttavia, stante la situazione di punteggio detta opzione non è praticabile. Perché sono tre ore e tre quarti che sta lottando e, anche se “junior”, è pur sempre una finale Slam e il ritiro non è neanche vagamente preso in considerazione. “Non ho tempo di sanguinare” diceva durante uno scontro a fuoco uno della squadra di Arnold Schwarzenegger nel film Predator. Bravo, ma sono capaci tutti di fare i duri quando non c’è l’arbitro che ti sta addosso con il cronometro. “Code violation, delay of game” annuncia appunto dalla sedia provocando il malumore sonoro del pubblico. Se non riprendi a giocare a causa di una medical condition, si tratta di violazione del gioco continuo e rientra tra le infrazioni del Codice, quindi il ceco riceve un warning perché è la prima che commette. Kuzuhara alza la mano, educato ma perplesso, per interrogare l’arbitro: “Perché non è punto perso?”. Ella risponde che è codice, non tempo. “Ma non è la terza? Ne aveva avuta una prima”, incalza l’americano. “No, quella era di tempo”. Non del tutto convinto, forse anche per la pronuncia violéscion, domanda ancora se sia primo servizio e riceve conferma.

Potrebbe averne anche tre di servizi, Jakub, ma in quelle condizioni le probabilità di superare la rete e centrare il giusto rettangolo di battuta sono appena superiori a quelle di osservare lo zucchero uscire dalla tazzina di caffè bollente per tornare alla forma di zolletta. Doppio fallo, allora, e gioco-partita-incontro-JuniorChampionships, Mr. Kuzuhara. Steso sul greenset, intanto, l’avversario puà finalmente smettere di preoccuparsi dello shot clock. “Lasciatemi qui fino alla ricomposizione della zolletta” forse dice. Macché, arrivano con la sedia a rotelle a sgomberarlo dal campo, non prima però che il vincitore abbia attraversato la rete per andare a stringergli la mano. Un gesto di grande sportività… da parte di Mensik, il quale, pur in condizioni disperate e senza più alcuna chance di vittoria, non si è ritirato così che l’avversario potesse conquistare l’ultimo punto sul campo. O forse Jakub avrebbe fatto meglio a…?

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Australian Open

Pagelle: 21 modi per dire Rafa, l’im-Barty…bile

Il miracolo di Nadal, Barty profeta in patria. Il Djokovic respinto e Grand’Italia con Berrettini e Sinner

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Rafael Nadal - Australian Open 2022 (foto Twitter @AustralianOpen)

(Ci scusiamo con i lettori per il ritardo nella pubblicazione delle al solito imperdibili “pagelle” di Antonio Garofalo, ritardo dovuto a un disguido. Spesso l’ora più bella è al di là del muretto, ma in questo caso il piacere vero – certo aumentato dall’attesa – risiede effettivamente nella lettura.)

Si sa, il tennis è uno sport noioso come dice tale Criscitiello. E pensare che c’è gente che si è svegliata alle 04.30 in un giorno lavorativo per guardare un match di tennis. Chissà se il prode esperto (?) di calciomercato sarà riuscito a rimanere sveglio durante le cinque ore e passa della finale, vuoi mettere con le emozioni di Avellino-Juve Stabia?

Comunque la versione mainstream che il tennis ha oramai raggiunto nel nostro paese ha di fatto indebolito questa rubrica. Che pagelle vuoi dare più? Di cosa dobbiamo parlare oramai? Si parla di tennis a reti unificate, si discetta di diritti e rovesci con la stessa nonchalance con la quale si pontifica di virus e vaccini… figuriamoci quando i due temi sono combinati, potenza del genio di Novak Djokovic (0) il cui voto va chiaramente diviso con il prode Tiley (0). Non è il caso di sparare sulla croce rossa, si è detto e scritto di tutto sulla mancata partecipazione al torneo del numero 1 del mondo e non vi tedieremo oltre. Chissà però cosa avrà in… serbo Nole per i prossimi tornei, chissà se avrà ancora la forza di concentrarsi sul campo.

 

Ashleigh Barty (10) ha trionfato in patria dimostrando di essere la più forte, la più brava e la più completa di tutte. Ora la WTA ha chiaramente una dominatrice ed il suo modo di giocare dimostra che anche tra le ragazze può esserci un tennis fatto non solo di potenza ma anche di intelligenza, classe, variazioni d capacità di utilizzare tutto il campo. Collins (9) si è arrampicata fino alla finale ma la montagna era troppo dura.

E poi c’è Rafael Nadal (10 e lode): poche settimane fa era in stampelle, poi ha avuto il covid, ma ha saggiamente evitato di andare in giro a concedere interviste o a premiare ragazzini. “21 rose, 21 re, 21 diamanti nella mia mano… 21 colpi davanti a me, è così facile morire…in nome dell’amore io combatterò, per amore…”. Pareva in difficoltà con Mannarino, pareva morto con Shapovalov (7,5) e invece abbiamo visto tutti come è finita. Ha spostato ancora una volta più in là i limiti dell’impossibile – 21 come i grammi che pesa l’anima – ed ora ripartirà il ritornello del Goat. Intanto dalla Svizzera è arrivato il messaggio di felicitazione di Roger Federer, messaggio proprio uguale uguale a quello inviato a Nole dopo il ventesimo hurrà del serbo… Ah, a proposito di reazioni social, geniale quella di Dzhumur (1): “Chiunque può vincere uno Slam senza Djokovic, il vero goat”

Come avrà preso invece la vittoria di Rafa il buon Nole? Avrà fatto il tifo per colui che aveva infranto il suo sogno di Grande Slam in quel di New York Medvedev? Daniil (9) era il grande favorito del torneo, si è trovato ad un set dal completare l’opera ma forse ha detto (piccolo) gatto prima di averlo messo nel sacco. Si è trovato ad un punto dalla sconfitta già con Aliassime (8) e stavolta ha dovuto arrendersi ai poteri sovrannaturali maiorchini, ma il futuro è indiscutibilmente suo. 

Una domanda intanto ci gira in testa: ma quelli che hanno avuto il barbaro coraggio di criticare Matteo Berrettini (9) dopo la sconfitta con Rafa, cosa avranno detto dopo la finale? Qualcuno dimentica come era messo Matteo dopo le Finals, ma il modo in cui è venuto a capo di un paio di match in questo torneo (Alcaraz e Monfils) ha dimostrato a tutti di che pasta è fatto il nostro. E anche Jannik Sinner (8) si conferma trai grandi, pur se impazza il toto-SuperCoach: da Becker, a Edberg, passando per Schiavone, Panatta e Ljubicic tutti i nomi sono stati fatti. Alla fine, all’esito di lunghe settimane di discussioni, si arriverà al Piatti-bis, in fondo la Costituzione non vieta il doppio mandato (anzi dalle parti della federazione è ammessa la ricandidatura a vita).

Poteva fare qualcosa in più Tsitsipas (8), apparso irresistibile con Jannik e poi arresosi a Medvedev nonostante i suggerimenti del papà. Per non farsi scoprire dai suoi avversari, Stefanos la prossima volta si farà dare consigli dal papà durante un toilet-break. La delusione del torneo è sicuramente Zverev (4,5) dato per secondo favorito e spazzolato via da Shapo già in ottavi: sarà, ma dopo l’oro olimpico e il master, il tedesco si candida a iscriversi al club della lost generation negli Slam.

Infine, Kyrgios e Kokkinakis (7,5) hanno vinto il torneo di doppio maschile: bene, bravi, bis e pubblico australiano in delirio. Entrati come wildcard hanno eliminato in scioltezza i numeri 1 del mondo Metkic e Pavic e vari altri “specialisti”: ecco, se uno che non ha alcuna voglia di giocare a tennis e un altro appena ritornato ad un buon livello dopo anni di infortuni decidono di impegnarsi un pochino, non ce n’è per nessuno. E dunque, ha ancora senso il doppio?

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