Djokovic: "Ad oggi non posso giocare a Indian Wells, ma le cose possono cambiare..."

Flash

Djokovic: “Ad oggi non posso giocare a Indian Wells, ma le cose possono cambiare…”

Nole parla dell’accoglienza dei colleghi ed in particolare del rapporto con Medvedev: “Mi ha mandato un messaggio dopo la finale persa in Australia”

Pubblicato

il

Novak Djokovic - ATP Finals 2021 (Twitter - @atptour)
 

Non si aspettava certo di dover aspettare Dubai per iniziare la sua stagione, ma la prima partita di Novak Djokovic ha avuto risvolti positivi, non solo dal punto di vista del risultato: “Devo dire che ho ricevuto un’ottima accoglienza. È stato bellissimo ottenere quel tipo di accoglienza dal pubblico. Li ringrazio molto di cuore.

Parlando della sfida:Sono molto contento di come sono riuscito a mantenere i nervi saldi, soprattutto nei momenti cruciali in cui ho dovuto fronteggiare dei break point. In quei momenti ho servito bene. So che posso fare sempre meglio in termini di livello di gioco . Ci sono stati alcuni momenti in cui mi sentivo come se stessi giocando davvero bene, altri nei quali stavo perdendo il ritmo sul servizio. Ho avuto una bassa percentuale di prime di servizio. Per la prossima partita c’è altro su cui lavorare e migliorare. Tutto sommato è stata un’esperienza molto positiva in termini di sensazioni, di come ho giocato e per l’atmosfera in campo.

Sul nervosismo prima di scendere in campo: “Ero sia eccitato sia nervoso come prima di qualsiasi altra partita dopo una lunga pausa. Sono stato due mesi e mezzo, quasi tre senza giocare una partita ufficiale nel tour. Di certo le circostanze sono diverse, considerando tutto quello che è successo nell’ultimo mese e mezzo. Quindi non vedevo davvero l’ora di scendere in campo“.

 

Non avendo ricevuto la vaccinazione contro il Covid-19 la programmazione di Djokovic è tutto fuorché ben definita: “Sulla base della situazione attuale non giocherò Indian Wells. Non posso andare, non posso entrare negli Stati Uniti. Ma vediamo cosa succede. Voglio dire, forse le cose cambieranno nelle prossime settimane.

Sull’accoglienza da parte dei colleghi negli spogliatoi:La maggior parte dei giocatori che ho incontrato qui negli ultimi due giorni sono stati molto amichevoli con me. Alcuni dei giocatori mi hanno chiesto come mi sento in questo momento. La maggior parte di loro mi ha effettivamente accolto bene e ha detto che è bello rivedermi nel circuito. Ovviamente questo mi fa sentire benissimo. Sono molto grato per questa accoglienza perché avere la comprensione, il supporto dei miei colleghi, è molto importante per me perché sono le persone che vedo più spesso della mia famiglia. Quindi, ovviamente, tengo molto alle relazioni che abbiamo tra di noi.

Nole ha parlato anche di colui che potrebbe spodestarlo dal numero 1 del ranking e della sua reazione con il pubblico durante la finale degli Australian Open: “Abbiamo parlato. In realtà mi ha mandato un messaggio dopo la partita. Mi sono sentito davvero triste per il fatto che stesse provando quel tipo di emozioni perché il bambino che è all’interno di ognuno di noi è il motivo per cui giochiamo a tennis. La maggior parte dei giocatori impugna la racchetta da giovane perché ama questo sport. Hanno la passione per lo sport e sognano di ottenere alcune delle cose più importanti che questo sport può offrire loro.

Situazione del pubblico avverso familiare per il serbo: “Ovviamente perdere, essendo avanti di due set in finale, è difficile da digerire. Capisco come si sente. Ho giocato un sacco di partite in cui ho avuto il pubblico dalla mia parte e altre con il pubblico contro di me. Questo fa parte dello sport. Non puoi aspettarti di avere sempre il supporto del pubblico.”

Sulla disavventura australiana: Ovviamente sono rimasto deluso dall’esito del mio breve soggiorno in Australia. Ho dovuto lasciare il paese senza poter competere in un torneo del Grande Slam. Questo è il vero motivo per cui ero lì in Australia.”

Finale del torneo australiano che Nole avrebbe fatto a meno di vedere:Non avrei voluto guardare il torneo sapendo di non poter competere. Quindi le fasi finali, stavo cercando di non guardarle, ma poi la mia famiglia ha deciso di vedere la finale, praticamente tutti la stavano guardando, mia moglie e i miei figli, quindi ho dovuto seguirle.”

Djokovic, tuttavia, rende onore a Nadal per il successo: Congratulazioni a Rafa. Voglio dire, è stata una prestazione incredibile. Lui è un combattente straordinario . Lo ha detto anche lui che è stata sicuramente una delle più grandi vittorie della sua vita, date le circostanze, al rientro da un infortunio. Quattro, cinque mesi prima delle finale era con le stampelle e poi ha vinto uno slam. È incredibile. Ho un sacco di rispetto per lui. Non voglio togliere nulla alla sua vittoria. Ovviamente non è stata una sensazione piacevole per me lasciare il Paese e guardare il torneo da lontano.”

Continua a leggere
Commenti

Flash

Raffaella Reggi su Bollettieri: “Entrava nell’anima di ogni suo giocatore, sapeva sempre dire la parola giusta”

Ubaldo Scanagatta e Raffaella Reggi ricordano Nick Bollettieri. Reggi si è allenata con lui da quando aveva 15 anni. “L’ho sentito l’ultima volta poche settimane fa”

Pubblicato

il

Nick Bollettieri

Poche ore dopo la scomparsa di Nick Bollettieri, il Direttore di Ubitennis Ubaldo Scanagatta è stato interpellato da Radio Sportiva insieme con una delle sue allieve storiche, la faentina Raffaella Reggi, che è stata seguita dall’accademia del grande coach italo-americano a Bradenton in Florida da quando aveva 15 anni.

Stavo giocando lo US Open junior nel 1981 e sapevo che un mese dopo sarei andata in Florida ad allenarmi da lui nell’ambito di un contratto di sponsorizzazione che avevo firmato – ha ricordato Reggi – Arrivai in Florida un giorno più tardi perchè avevo perso la coincidenza a New York, e mi catapultarono subito in campo. Venti minuti dopo, con quelle sue quattro-cinque parole in italiano maccheronico che conosceva venne in campo e mi disse ‘Facciamo una scommessa io e te? Tra un anno tu sarai entrata nelle Top 50’. Sei mesi dopo ero già arrivata al n. 47, quindi ci aveva visto lungo“.

Qui sotto l’audio integrale della conversazione andata in onda su Radio Sportiva il 5 dicembre.

 

Le frasi celebri di Nick Bollettieri

Il ricordo dei campioni del tennis

Continua a leggere

ATP

Luca Van Assche, il primo 2004 a vincere un torneo Challenger: ecco il dato che può renderlo ottimista

Il diciottenne francese di origini italo-belghe iscrive il suo nome in un elenco che lo vede in compagnia anche di Alcaraz e Sinner

Pubblicato

il

Luca Van Assche – Maia Open 2022 (foto via Twitter @ATPChallenger)

Era in agguato da un paio di mesi, Luca Van Assche. Una, due, tre prede gli erano state soffiate all’ultimo momento da Cecchinato, Barrere e Krutykh. Era ormai solo questione di tempo, ma il tempo stava per scadere. O, meglio, il calendario era arrivato all’ultimo foglio da strappare, quello con i nomi di Maspalomas, nella Canarie, e Maia, in Portogallo. È stata quest’ultima la destinazione scelta da Luca per l’ultimo torneo della stagione, il Maia Open, categoria Challenger 80. Così, dopo tre finali perse, il diciottenne francese ha messo le mani sul suo primo trofeo a questo livello. Ora francese, ma nato a Woluwe-Saint-Lambert, comune nei pressi di Bruxelles, da padre belga e madre italiana, per poi trasferirsi con la famiglia a Aix-en-Provence all’età di tre anni.

Da numero 501 del ranking, a inizio anno ha giocato il suo ultimo torneo ITF, vincendolo. Ha così continuato la sua rapida ascesa (un anno prima era fuori dai primi 1500) fino all’attuale n. 138, l’ultimo (ma certo non ultimo) best ranking conquistato. Vincitore del Roland Garros 2021, per l’ATP misura 178 cm, un’altezza che, se confermata e definitiva, non è molto promettente, per quanto i due top 20 più bassi vantino appena cinque centimetri più di lui – e parliamo di Alcaraz e Ruud, numero 1 e 3 del mondo.

Di sicuro, almeno per adesso, non possiede il colpo che lascia fermo l’avversario, né a destra, né con il rovescio bimane, né con il servizio. Riservandoci di capire meglio nel prossimo futuro le qualità su cui può puntare per continuare un’ascesa che si fa sempre più ripida, ci sono un paio di dati che paiono di buon auspicio e, forse, anche per questo Luca sembra essersi avventato con particolare urgenza sul trofeo portoghese. Innanzitutto, l’elenco dei vincitori francesi under 18 a livello Challenger vede Richard Gasquet, Gael Monfils, Fabrice Santoro e Sébastien Grosjean. Vabbè, anche Corentin Moutet.

 

Inoltre, ci svela un tweet di Luca Fiorino, c’era una casella vuota in corrispondenza della classe 2004 nella lista dei primi vincitori Challenger di ogni annata ed è stata occupata appunto da Van Assche. Non che la concorrenza fosse agguerritissima, con il solo connazionale Fils (quello che aveva battuto Fognini nelle quali di Bercy per poi perderci al primo turno) a frequentare abitualmente la categoria. In ogni caso, considerando i nomi che lo precedono – Auger-Aliassime, Sinner, Musetti e Alcaraz – il giovane francese ha un motivo in più per essere ottimista riguardo alla propria carriera da pro.

Continua a leggere

Flash

Connors: “Sanzioni ITIA a Fish e Bryan da Medioevo: le scommesse fanno comodo al tennis”

L’ex campione statunitense dice la sua sul rapporto tra lo sport e il betting. Un punto di vista di chi confessa di essere stato uno scommettitore compulsivo

Pubblicato

il

Jimmy Connors, US Open 2017 - Raccolta fondi della Croce Rossa per le vittime dell'uragano Harvey (foto Art Seitz)

Jimmy Connors dice la sua sul rapporto tra tennis e scommesse e, come spesso accade quando parla, ciò che afferma non lascia indifferenti. Durante il suo podcast trasmesso dalla Apple e condotto insieme al figlio Brett, “Advantage Connors”, Jimmy ha parlato anche delle recenti sanzioni inflitte dalla ITIA a Mardy Fish e Bob Bryan, entrambi membri della nazionale americana, per aver promosso sui social una società di gioco d’azzardo. Per le regole ITIA, qualsiasi persona in attività nel tennis non può incoraggiare in alcun modo le scommesse. Ma Connors è di tutt’altro parere.

“Sanzioni così sono da Medioevo – ha detto Jimbo -. Le scommesse possono fare il bene del tennis ed è ora di capirlo, invogliando le persone a guardare le partite e tenersi aggiornati sui giocatori. Io sono un appassionato di tennis, ma l’idea di poter fare delle scommesse su baseball o basket mi rende interessato a quegli sport. Vogliamo dare alla gente un motivo in più per guardare il tennis? Inoltre, il tennis potrebbe avere dei benefici economici nello stringere rapporti con società di scommesse sportive”.

Come è ovvio, il tema è ampio e il mondo delle scommesse può anche avere degli influssi negativi, dal fenomeno del match fixing a quello delle ludopatie. Però Connors dice tutto questo rivelando di essere stato a sua volta uno scommettitore accanito. Secondo quanto riporta tennis365.com, infatti, Connors ha affermato di aver scommesso più volte su sé stesso persino quando giocava. Puntando sempre, ha precisato, su sé stesso vincitore. Grazie alla moglie, Jimbo ha poi superato il vizio del gioco ma tuttora si ritiene convinto che tennis e scommesse possano andare a braccetto.

 

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement