ATP Indian Wells: Bublik e il suo pazzo talento sfiancano Murray

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ATP Indian Wells: Bublik e il suo pazzo talento sfiancano Murray

Andy Murray non centra la 701esima vittoria ATP, Sasha lo ubriaca di palle corte. Avanzano Rublev sul mancino Koepfer, e Isner nel derby con Querrey. Out Karatsev

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Alexander Bublik - Montpellier 2022 (foto Twitter @atptour)
 
 

[31] A. Bublik b. [WC] A. Murray 7-6(9) 6-3

Scontro di stili che preannunciava un match molto divertente (e così è stato, soprattutto grazie al kazako); da una parte la concretezza mentale, la solidità tecnica e la capacità tattica sapiente e puntuale. Dall’altra genio e sregolatezza a tutto tondo: potenza, velocità, tocco sopraffino; ma anche discontinuità ed un certo grado di attitudine indifferente nei confronti di ciò che accade in campo. Alla fine la follia talentuosa, irrazionale e brillante ha prevalso sulla costante praticità unita alla stabilità mentale (da questo punto di vista oggi il britannico è mancato); è infatti Sasha Bublik ad accedere al terzo turno del Masters 1000 d’Indian Wells 2022. Centra la sua 15esima vittoria in un torneo di questa categoria, alla prima partecipazione nel main-draw del BNP Paribas Open (aveva preso parte solo alle qualificazioni nel 2017 e nel 2018).

Ora potrà pregustare un cammino importante in una parte di tabellone sicuramente molto meno competitiva rispetto alla parte alta, visto il forfait di Djokovic dopo la compilazione del seeding; a patto che riproponga questo tipo di prestazioni, già ammirate qualche settimana fa nella corsa al suo primo titolo Atp a Montpellier (annichilendo in finale Zverev). Murray, invece è costretto ad arrendersi, quando sullo Stadium 2 mancava un solo minuto allo scoccare delle 2 ore di partita, con il punteggio di 7-6(9) 6-3. Dopo un primo parziale in cui ha avuto le uniche chance in risposta (ben 4 palle break contro le 0 di Alexander), ed un tie-break in cui ha mancato tre set point; nella seconda frazione si è inesorabilmente sciolto alla distanza sia fisicamente che mentalmente. Inquadrando l’incontro con le statistiche; vediamo come Sasha abbia scagliato 11 ace, incappando però anche in 6 doppi falli, con l’83% di punti vinti con la prima e soprattutto un eccezionale 100% sui break point salvati. Per Murray 4 ace e 4 doppi errori. Mentre il computo vincenti-gratuiti dice +9 per il kazako e +1 per il britannico (37, di cui 19 di dritto, – 28; 18-17).

 

Il N.33 ATP, vestito dall’italiana Yoxoi, grazie a questa vittoria accorcia negli scontri diretti sul n.3 di Gran Bretagna – visto che il bilancio recitava: 5 set 0 Murray, con il primo consumatosi a Wimbledon 2017 ed il secondo invece molto più fresco poiché andato in scena a Rotterdam quest’anno – e affronterà al prossimo turno il vincente della sfida tra il bulgaro Grigor Dimitrov (tds.n.33, che ha preso il posto di Nole in tabellone) e l’australiano Jordan Thompson.

IL MATCH – L’ingesso nell’incontro rispecchia a pieno le caratteristiche dei due protagonisti. L’ex N.1 del mondo tiene a 30 il primo gioco del match; mentre il naturalizzato kazako mostra tutto il suo repertorio nel bene e nel male: va subito sotto 0-30; a causa di un rovescio strappato che si accomoda in rete dopo il servizio, e del primo doppio fallo della sfida con la seconda tirata a tutta. Alla fine riesce comunque ad impattare sul 1-1, nonostante qualche altro gratuito scaraventato sotto il nastro; grazie alle sassate con il fondamentale d’inizio gioco ed uno spettacolare smash a rimbalzo che mostra tutta la sua elasticità e potenza. Nel quarto gioco Sasha ci ricasca, approccia al gioco con una finezza troppo pretenziosa nei pressi della rete, poi il secondo doppio fallo della partita ed infine un dritto colpito lungo. 0-40, ma è ancora una volta lo spara-cannoni che si ritrova a tenerlo a galla. Bombarda il quadrato del servizio, cancellando le tre opportunità consecutive in ribattuta al finalista dell’edizione 2009 del torneo californiano.

Sir Andy, dal canto suo, non si fa irretire dal giocoliere di Gatcina e continua imperterrito nel guidare l’incontro verso lidi a lui favorevoli. Dopo il primo gioco al servizio in cui ha concesso due punti manifestando un po’ di rigidità; registra il colpo d’inizio gioco, senza concedere neanche più un 15 nei successivi due turni di battuta. Mentre, diversamente i game di servizio del “folle” (tennisticamente parlando) 24enne continuano ad essere una sofferenza immane; che però lui affronta con un misto tra arroganza e sfacciataggine attraverso colpi potenti che fanno i buchi sullo Stadium 2 del Tennis Paradise. Dopo l’ennesimo unforced dal lato destro del 24enne kazako, viene fuori tutta la sagacia tattica dello scozzese e la sua mano d’autore; ad una contro smorzata eccezionale fa seguire uno degli schemi più collaudati del suo arsenale: drop-shot incrociato di rovescio e pallonetto millimetrico con Bublik costretto ad un cambio d’impugnatura improvviso. In qualche modo Alexander si salva ancora, annulla la quarta palla break e impatta sul 3-3.

Ma il canovaccio ormai è chiaro; up and down seppur molto accattivanti da un lato; solidità e concretezza ai massimi livelli dall’altra. E cosi l’ex N.30 continua ad offrire possibilità una dietro l’altra; mentre il N.88 del ranking va sempre in scioltezza nei suoi turni di servizio. Si prosegue on-serve per i successivi sei game, con l’unico brivido al servizio (tra l’altro prime reali difficoltà in battuta per lui) per il tre volte vincitore Slam nel nono gioco; dove s’incarta il dritto ed è costretto al 30-30. Qui però Alexander non sfrutta la chance con una palla corta sconsiderata e Murray chiude il game venendo a prendersi il punto in avanti con un S&V chirurgico. In questa fase finale del primo set, il dritto di Andy (da sempre suo punto debole) è una fabbrica che sforna con costanza certosina errori non procurati; ma la consueta difesa arcigna del due volte oro olimpico gli permette comunque d’issarsi 6-5 e garantirsi il tie-break. Il circense kazako è una continua fonte di stupore; nel dodicesimo game prima s’intestardisce con lo strettino di rovescio, quando aveva il lungolinea completamente sguarnito; poi però rimedia grazie ad un capolavoro a rete, demi-volée giocata con un colpetto di polso da urlo. Bublik si proietta sempre di più in avanti e quindi riesce, nonostante i regali, a difendere i suoi turni di battuta; dunque inevitabilmente si giunge al gioco decisivo.

Il primo mini-break è per il nativo di Glasgow, “rispostina” in giravolta e rovescio di Sasha in corridoio. Successivamente l’inaspettabile diviene nuda e cruda realtà per Andy, doppio fallo e tutto da rifare; e di certo non finisce qui. Dritto che rimane sulle corde della racchetta del britannico e secondo mini-break consecutivo per Alex. Dal 2-1, tre punti consecutivi Bublik. Ma quando c’è il kazako in campo non è mai finita anche quando potrebbe esserlo e l’equilibrio è un sottile concetto sconosciuto al russo. Ma Andy è più falloso rispetto agli inizi del match. Terzo mini-break Kazakistan. Il lottatore scozzese, non ci sta, prima costringe l’avversario ad una demi-volée complicatissima e poi ancora dal lato sinistra passa. Così in men che non si dica vola via il primo set ball per il N.33 ATP, in seguito anche il secondo sfuma con la prima vincente esterna della wc britannica. Dopo i primi due set point annullati, Il servizio&volée rende realtà la prima opportunità d’incamerare il parziale per il N.88 del ranking. Ma anche Bublik cancella la chance, 7-7. Poi però, ancora una volta si affossa da solo con il secondo doppio fallo, che significa secondo set point Murray. Ma non ne vuole sapere di mettersi alla porta questo primo parziale. Incredibilmente dopo uno scambio lungo sulla diagonale sinistra il primo ad andare fuori giri e Sir Andy. 8-8. Arriva anche il terzo set point per il britannico a causa di un’orrenda volée di rovescio lunga che vanifica un pallonetto difensivo micidiale del genio senza mezze misure di origini russe. Sasha è sui generis-lo sappiamo bene – un freddo pazzo, frantuma il terzo set ball al 34eene di Glasgow con attacco in chop di dritto sulla riga. 9-9. Nel punto successivo urlaccio dell’ex n.1 del mondo che non trova il campo sul passante di rovescio. E alla fine dopo 16 minuti e 23 secondi di tie-break Sasha attacca in controbalzo sulla riga e chiude con il dritto successivo dopo un’ora e undici di lotta forsennata, ciò nonostante il finalista del torneo di Sydney abbia vinto due punti in più del più giovane contendente di 10 anni (addirittura 5 in più prima del tie-break)

L’apertura del secondo set è altrettanto densa di emozioni come il deciding game. Sasha è sempre lui, tennis caotico ma finora proficuo; due doppi falli gli complicano la vita maledettamente e così ci sono due break point subito per Andy, per rialzare immediatamente la testa. Due ace e smorzata totalmente illogica che fa la barba al nastro ma alla fine muore nella metà campo del nativo di Glasgow. Frustato dalla situazione e dalla piega nella quale il match si è incanalato dopo le chance mancate nel primo set e nel tie-break, unite a quelle del game precedente; lo portano a scollarsi parzialmente dal match. Approccia anche lui con un doppio fallo, poi colpo perso in lunghezza ed infine smorzata di giustezza del kazako sulla quale il N.88 del ranking arriva, ma il recupero non trova il campo. Il tennista di sua maestà con la sola determinazione a non voler accettare l’inerzia che l’incontro ha imboccato annulla il break point; ma dall’altro lato del campo la racchetta del N.33 delle classifiche continua a far scintille di palle corte, in special modo di dritto.

Andy però vuole lottare con tutto il cuore per centrare la 701esima vittoria in carriera e così gettatosi in avanti con due smash da manuale si garantisce l’1-1 pari. Inizio di set durissimo, due giochi da 13 minuti. Andy inizia ad andare in totale confusione sulle variazioni del kazako; risposte in back di dritto lungolinea, smorzate che piovono incessantemente e “l’uomo dall’anca d’acciaio” costretto a remare dal fondo del campo in avanti e ritorno. Questa situazione tattica produce la seconda palla break, ancora attraverso una smorzata con taglio esterno nel quarto gioco. Andy si sgretola definitivamente con un dritto in rete su una palla morta del proprio avversario. Infatti ora il kazako si limita a sciorinare di puro polso, non ricercando mai accelerazioni o potenza nei suoi colpi. Su queste palle senza peso, sulle quali non può appoggiarsi, la wc britannica non riesce mai a trovare il tempo giusto e così senza neanche avere la possibilità di realizzare ciò che sta accadendo; è 4-1 con break confermato a zero dallo scintillante tennista di Gatcina. Evidente distacco mentale dello scozzese in questo pesante allungo di Bublik nella seconda frazione. Il detentore di 14 titoli 1000 continua ad essere ubriacato dai tocchi fenomenali di Sasha. Ma è pur sempre Andy Murray, è un Fab Four (o almeno lo è stato), e di conseguenza con il servizio e le discese a rete cancella ben due occasioni per il doppio break.

Sasha, invece ripropone costantemente il suo monologo attraverso una produzione di palle corte irrisoria, complice un Murray che non riesce più a trovare profondità con i colpi da fondo e l’incisività sulla seconda-veramente troppo lenta- permettendo a Bublik di entrare con il rovescio in nonchalance. Andy si ribella alla sconfitta come può e proprio con la spada di Damocle che ha dovuto avere sulla testa per tutto il match, ovvero il drop-shot, vince un infinito sesto game. Siamo 4-2. Ora si fa sentire anche il pubblico, non appagato dalla rimonta di Rafa di ieri, ne vuole un’altra; come-on e let’s go a non finire. Andy da tutto, le smorzate del kazako ogni tanto vanno un po troppo lunghe, ma Alex oggi è in fiducia e ancora con lo schema consolidato: palla corta e passante di rovescio, scaccia il pericolo. Poi viene fuori il punto della partita. Fantastici entrambi, Bublik vola a rete e para tutto, sul secondo colpo al volo della tds.n.31; Murray gioca di tocco sulla riga, ma Bublik ci arriva e letteralmente con il solo ausilio della mano-baciata dal talento- va 40-30. S&V e siamo 5-2 (recuperando dallo 0-30). Andy fa il suo e tiene il servizio a 30. Ed ecco arrivare il momento decisivo.

Sasha serve per centrare la 15esima vittoria nei tornei 1000. La partenza è delle migliori, ace numero 11 del match, alcune volte il kazako è un po’ troppo narcisista e le “palettate” (finta la smorzata e poi gioca il back) in slice di tanto in tanto vengono proposte in maniera esasperata. Ma oggi ciò avviene solo sporadicamente, sono più le volte in cui queste esecuzioni sono efficaci, e così aggrappandosi al servizio scaturiscono due match ball. E come poteva chiudere se non con la smorzata. Grazie Alex, show ed efficacia per una volta sono andati di pari passo. Emblematico delle difficoltà fisiche e mentali della partita di Andy: il penultimo punto; passante con il rovescio tagliato di Sasha, con Murray che ha una comoda volèe da spingere aldilà della propria metà campo ma le gambe non sono più quelle dei due trionfi a Wimbledon e la palla non supera la rete. Il campione solido è dunque sorpreso dal mago tutto talento e follia.

ALTRI INCONTRI – Ora facciamo una rapida carrellata dei risultati che hanno dato il via a questa domenica 13 marzo sui campi dell’Indian Wells Tennis Garden. Negli incontri di apertura del programma odierno al maschile abbiamo assistito a tre partite vinte per due set a 0. Partiamo dall’affermazione del padrone di casa Steve Johnson nel primo incontro sullo Stadium 4 (N.115 ATP) per 7-6(5) 6-4 in più di un’ora e quaranta di gioco sulla tds.n.22 Aslan Karatsev, esito finale non sorprendente visto lo stato di agonia dal quale il russo non sembra essere in grado di uscirne (che ha preso piede dopo il titolo in quel Sydney) con 6 sconfitte nelle ultime 7 partite disputate. Accede ai sedicesimi di finale, invece un altro russo; la tds.n.7 del torneo Andrej Rublev che supera non senza difficoltà il mancino tedesco Dominik Koepfer (N.51 ATP) 7-5 6-4 dopo un’ora e quarantasei minuti di gioco.

Un altro giocatore a stelle e strisce, oltre al baffuto Steve, che spazza l’ostacolo del secondo turno è John Isner (tds.n.23); il gigante residente a Dallas, nel match che preceduto quello tra Bublik e Murray, ha la meglio nel derby casalingo su un altro veterano del circuito: l’ex N.11 del mondo Sam Querrey grazie ad un doppio tie-break, 7-6(6) 7-6(2) in un’ora e ventinove minuti… potremmo dire di ace (in totale 36, 15 per il nativo di San Francisco e 21 per Long John). Infine citiamo la prima sfida sullo Stadium 5, che è stata l’unica di quelle iniziate alle 11.00 locali ad essersi conclusa al terzo parziale. Marin Cilic, tds.n.24, non è riuscito a piegare la resistenza del serbo Miomir Kecmanovic (N.61 del mondo), che dopo quasi tre ore di scontro epico ha trionfato in rimonta con lo score di 6-7(7) 6-3 7-6(6); nonostante i 12 ace scagliati dall’avversario. Il dato che però ha realmente rappresentato lo spartiacque del match è stato il 92% sulle palle break salvate (12/13) da parte dell’allievo di David Nalbandian.

Il tabellone maschile completo di Indian Wells 20

Il tabellone femminile aggiornato con tutti i risultati

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Gestaccio di Elias Ymer a Salisburgo: con una pallata rompe la telecamera

Ancora episodio di intemperanza nel circuito ATP, con protagonista il maggiore dei fratelli svedesi

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Elias Ymer - Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Abbiamo tutti ancora negli occhi la partita di sabato tra Nick Kyrgios e Stefanos Tsitsipas, uno spettacolo dal punto di vista del gioco, una vergogna per quello che hanno combinato entrambi. Se ormai le multe e le intemperanze di Kyrgios sono all’ordine del giorno (già due multe in questo Wimbledon, la prima per lo sputo verso uno spettatore dopo il match con Jubb) aveva sorpreso l’improvvisa perdita della ragione di Tsitsipas. Il greco infatti, dopo aver perso il secondo set, ha scagliato una pallina in tribuna, e ciò gli è valso 10.000 dollari di multa.

Senza entrare nei meriti di chi abbia ragione tra i due, anche perché hanno più probabilmente entrambi torto, ieri c’è stato un altro episodio che con lo sport ha poco a che fare. Elias Ymer, il più grande dei due fratelli svedesi, ha avuto un accesso d’ira dopo un errore non forzato a fine primo set nella sua partita (poi persa 2-0), al Challenger di Salisburgo contro Corentin Moutet. Ancora una volta, preso dalla rabbia, si vede il giocatore scagliare violentemente la pallina verso le tribune… solo che in questo caso la corsa si è fermata prima. Ymer infatti riesce a colpire, e chiaramente anche a rompere, la videocamera di Challenger TV posta in alto, spargendo vetri sul campo e causando l’interruzione del match da parte dell’arbitro, per verificare la praticabilità.

Ora, chiaramente si può sindacare sulla volontà o meno di centrare proprio la telecamera da parte di Ymer, ma resta il gesto di scagliare una pallina con tanta forza e veemenza verso l’alto, alla cieca, e spesso anche verso il pubblico: celebre tra questi episodi poco edificanti per professionisti come questi, quello di Djokovic allo US Open 2020, che colpendo una giudice di linea con una violenta pallata, fu anche costretto a subire la squalifica dal torneo. Dunque, al di là del livello o del nome del giocatore, sempre meno raramente accade che gesti di rabbia per un errore o un punto perso generino reazioni di questo genere, che alla lunga possono essere pericolose. E, più che procedere con delle multe, il modo migliore per iniziare ad eliminare questo fastidioso vizio sarebbe passare direttamente alle squalifiche.

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Wimbledon, Goffin vince una maratona di 4h30′ contro Tiafoe e va ai quarti: troverà Norrie, la speranza Brit

Il belga torna nei quarti a Wimbledon dopo averli raggiunti anche nel 2019. Sfiderà Cameron, il primo suddito della Regina nei quarti da Murray 2017

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Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

D. Goffin b. [23] F. Tiafoe 7-6 5-7 5-7 6-4 7-5

David Goffin eguaglia il suo miglior risultato a Wimbledon (e negli Slam). Il belga ha superato al quinto set (7-6 5-7 5-7 6-4 7-5) dopo una maratona di oltre 4 ore e mezza Frances Tiafoe ed è così tra gli ultimi 8 giocatori in gara ai Championships 2022: aveva raggiunto questo traguardo a Londra anche nel 2019 e altre due volte (una a Parigi e una a Melbourne). È stato un match a tratti entusiasmante, con continui colpi di scena. David è stato nel complesso più continuo e spesso anche più propositivo rispetto all’avversario che ha comunque mostrato un livello di attenzione costante, a dimostrazione della maturità ormai raggiunta dall’americano. Goffin si conferma però un raffinato interprete dell’erba. Contro Norrie avrà una grande occasione per conquistare la prima semifinale Slam della carriera.

IL MATCH – Dopo il break in apertura di Goffin, nel quarto game gli standard di gioco si alzano decisamente: Goffin cerca spesso la rete, Tiafoe fa il tergicristallo anche da molto lontano rispetto alla linea di fondo campo ma riesce a trovare un paio di guizzi che gli permettono di effettuare il contro break alla seconda opportunità. Dopo aver chiuso il punto che vale il 2-2 con una volée colpita in risposta a un passante di ovescio quasi a botta sicura di Goffin, l’americano dà un primo assaggio delle sue doti di showman avvicinandosi e stringendo le mani ad alcuni spettatori che si complimentano con lui. Nei giochi successi non mancano le occasioni di break da entrambe le parti, ma nessuno riesce a concretizzarle più per meriti dell’avversario che per demeriti propri. Dopo oltre un’ora di set molto equilibrato si arriva così al tie-break, da cui esce vincitore il più propositivo dei due: Goffin.

 

Tiafoe non ha però intenzione di arrendersi dopo solo un set. Sull’1-1 Goffin non sfrutta ben sei occasioni per tenere il servizio in un gioco in cui era avanti 40-0 e l’americano, più propenso a prendere in mano le redini dello scambio, brekka. Pochi minuti dopo ha anche diverse occasioni per operare il doppio break e andare in fuga. Il belga, però, non regala nulla e dopo essersi salvato ha la forza e il cinismo per riagganciare l’avversario sul 3-3. In ogni game è battaglia: Tiafoe dà l’impressione di avere il potenziale per accelerare ma sbaglia spesso sul più bello. Non, però, all’ennesima palla break del set sul 5-5: Frances entra bene in campo e chiude con una volée a campo aperto. È lo strappo decisivo per vincere un parziale che poteva finire con più di venti minuti di anticipo. Invece, dopo 2 ore e 15 inizia una partita al meglio dei tre set.

Il match rimane equilibrato anche nel terzo. L’unica novità è che i giochi scorrono molto più rapidamente (soprattutto quelli in cui batte il belga) e le palle break sono meno frequenti. Fino al 5-5 le uniche, nel sesto game, sono appannaggio di Goffin che però non sfrutta una percentuale bassissima di prime in campo dell’avversario. Nell’undicesimo gioco, però, Tiafoe cambia passo e trasforma la prima opportunità di break in suo favore del set. Sul 6-5 Frances si conferma solido e aggressivo e porta a casa il parziale.

Inaspettatamente Tiafoe ha bisogno di un medical time out nella pausa tra terzo e quarto, pur non mostrando particolari problemi fisici. In ogni caso, l’avvio del nuovo parziale è a tinte belghe: David vince 12 dei primi 15 punti e si porta rapidamente sul 3-0 in virtù di una ritrovata spinta che così mancava dal primo set (e di un calo d’attenzione dell’americano). Goffin va anche vicino a mettere un’ipoteca sul parziale quando ha l’occasione per portarsi sul 4-0, ma un dritto lungo linea che sarebbe stato vincente finisce per pochi centimetri in corridoio. La fuga del belga arriva pochi minuti dopo, ma sul 5-1, quando anche Tiafoe era probabilmente già con la testa al quinto set, inizia il black-out di David. Frances non può credere ai suoi occhi e così ne approfitta per recuperare i due break di svantaggio e servire per agganciare l’avversario sul 5-5. Ma qui arriva un altro colpo di scena: Tiafoe sente il momento, commette due doppi falli, sbaglia una chiamata con il falco e non riesce a completare la rimonta. Goffin, senza essersi ripreso più di tanto dal passaggio a vuoto, riesce quindi a chiudere sul 6-4 e a portare la partita al quinto.

Nonostante le quattro ore di match nelle gambe, nel set decisivo il livello di gioco torna ad alzarsi dopo un quarto set piuttosto negativo per entrambi. Le occasioni di break, però, latitano: la stanchezza si fa comunque sentire e i giocatori, dopo essersi concentrati sui rispettivi turni di servizio, si lasciano un po’ andare in risposta. Il punto che porta l’americano sul 5-5, con un botta e risposta di colpi difensivi che diventano offensivi, è uno dei più belli del match. Frances si carica e capisce che deve cogliere l’attimo, ma Goffin tira fuori non uno ma tre jolly (ovvero altrettanti servizi vincenti) per annullare due palle break e salire sul 6-5. L’americano accusa il colpo, mentre il belga è un muro e sul match point ha il coraggio di attaccare. Quando il timer sul campo segna 4 ore e 37, David taglia il traguardo di questa divertente maratona.

[9] C. Norrie b. [30] T. Paul 6-4 7-5 6-4

La prima volta in un quarto Slam non potrebbe essere più dolce per Cameron Norrie: l’inglese centra questo traguardo proprio a Wimbledon, dimostrando la sua solidità con una vittoria in tre set su Tommy Paul. In due ore e 21 minuti Cameron, che non aveva mai oltrepassato il terzo turno in uno Slam prima di questo torneo, è il primo britannico a finire nei Last 8 da Andy Murray nel 2017 ed il quinto suddito della Regina ad avercela mai fatta. Per farcela, nella sua quinta apparizione all’All England Club, ha superato Munar in una battaglia di cinque set, ma poi non ha concesso nulla a Pablo Andujar e a Steve Johnson così come a Paul. Tommy abbandona così quello che è stato per lui un ottimo torneo: agli USA, vista anche l’eliminazione di Frances Tiafoe, restano le carte Brandon Nakashima e Taylor Fritz. Norrie, invece, ha l’occasione della vita: David Goffin è un avversario decisamente ostico, ma in quarti di finale a Wimbledon si può trovare di peggio.

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John Isner nuovo primatista mondiale di aces: superato Ivo Karlovic

L’americano ha commentato così il suo record: “Continuando a giocare il numero totale salirà ancora: potrei restare lassù molto a lungo”

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John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

L’ace con cui è salito 30-30 nel terzo gioco della partita contro Jannik Sinner poteva sembrare un ace qualunque, per John Isner. Ma non lo era: con quella bordata centrale l’americano ha battuto il record mondiale per il numero totale di aces messi a segno in carriera, salendo a quota 13.729. Il primato precedente del dato, che l’ATP registra dal 1991, apparteneva al croato Ivo Karlovic. Isner, che contro Sinner ha tirato in tutto 24 aces, ha dichiarato in merito: “È davvero fantastico. È una cosa di cui sono molto orgoglioso. Sarò il leader di tutti i tempi. Continuerò a giocare, continuerò ad aumentare il mio totale… E non so se la cifra finale sarà battuta. Potrei restare in vetta davvero per molto tempo”.

Il 37enne originario della North Carolina, diventato professionista nel 2007, ha ottenuto risultati notevoli nell’arco della sua carriera (tra cui una semifinale a Wimbledon nel 2018, due quarti agli US Open nel 2011 e nel 2018, con il quarto turno raggiunto in tutte le prove dello Slam) sfruttando il servizio come arma principale. Oltre al record messo a segno contro Sinner a Wimbledon, l’americano è anche in testa alla classifica degli ace del 2022 con 629 in 28 partite. Isner si è classificato al primo posto dell’ATP Tour per numero di ace in sette stagioni e ha superato la soglia dei 1000 ace per sette volte, compreso il record di carriera di 1260 del 2015.

Se è vero che i record sono fatti per essere battuti, sarà di certo difficile trovare un servizio migliore di quello di John: è evidente che Isner sia aiutato dalla sua altezza (è uno spilungone di 208 cm e alzando la racchetta scaglia la pallina a terra da quasi 4 metri), ma è altrettanto chiaro che ciò non basta per tirare fuori dal servizio ciò che ha saputo ottenere lui, che in carriera ha vinto il 92% dei suoi game di servizio, compreso il 79% dei punti con la prima palla. Subentrano infatti altre qualità tecniche e mentali. E lo ha confermato anche un altro grande battitore come Andy Roddick. “Isner, sempre Isner. Ci sono stati grandi servitori che sono stati giocatori più forti, ma il suo servizio è il migliore di sempre”. Come dargli torto.

 

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