Il difficile rapporto tra il tennis e le sue regole

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Il difficile rapporto tra il tennis e le sue regole

Il lancio di racchetta contro un raccattapalle da parte di Jenson Brooksby riporta alla ribalta il problema dell’amministrazione della disciplina nel tennis

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Jenson Brooksby - Indian Wells 2022 (Twitter - @BNPPARIBASOPEN)
Jenson Brooksby - Indian Wells 2022 (Twitter - @BNPPARIBASOPEN)
 
 

Dopo l’increscioso episodio che ha visto protagonista Alexander Zverev al torneo di Acapulco e la pena comminata al campione tedesco dall’ATP, giudicata da molti troppo morbida, un altro episodio che farà discutere è arrivato a turbare le prime giornate del Miami Open in corso di svolgimento sui campi dell’Hard Rock Stadium di Miami Gardens.

Nel corso del match di primo turno tra il giovane americano Jenson Brooksby e l’argentino Federico Coria, Brooksby ha ricevuto due penalità per condotta antisportiva che sono risultate nella perdita di un punto, ma la gravità degli episodi mostrati dalle telecamere sembrano suggerire che sarebbe stata più appropriata una pena molto più severa.

Nel corso del primo set, Brooksby era in svantaggio per 3-5 e stava affrontando un set point sul 30-40. Dopo aver messo in rete la volée che ha consegnato il parziale a Coria, Brooksby ha raccolto la palla che stava tornando indietro dalla rete e l’ha spedita fuori dal Grandstand; pochi secondi dopo, camminando verso la propria panchina, ha poi provveduto a gettare la racchetta per terra, facendola rimbalzare in modo tale che è terminare nella metà campo avversaria.

 

In quella occasione il giudice di sedia Carlos Bernardes ha immediatamente sanzionato una condotta antisportiva con l’annessa ammonizione.

Successivamente Brooksby ha vinto il secondo set ed è andato avanti di due break nel terzo parziale, servendo sul 4-1. Sul punteggio di 40-40, l’americano ha sbagliato un diritto di palleggio e, in una reazione rabbiosa, ha tirato la racchetta verso il telone di fondo, andando a colpire il raccattapalle. Il giudice di sedia Bernardes ha comminato immediatamente un’altra condotta antisportiva, risultando quindi nella perdita del punto e di conseguenza del game, visto che il punteggio era “vantaggio Coria”.

Tuttavia, il fatto che la racchetta lanciata da Brooksby abbia colpito indiscutibilmente il raccattapalle potrebbe suggerire che sarebbe stata necessaria una misura più dura, ovvero una squalifica immediata del giocatore americano.

La mente è corsa immediatamente all’episodio che ha visto sfortunato protagonista Novak Djokovic allo US Open 2020, quando durante il suo incontro di ottavi di finale contro Carreno Busta una palla tirata dal campione serbo verso i teloni di fondo ha colpito alla gola una giudice di linea causando la sua squalifica immediata dal torneo.

Le similitudini tra i due casi sono piuttosto evidenti, così come è altrettanto evidente la differenza più fondamentale: i tornei dello Slam non si svolgono sotto l’egida dell’ATP, che ultimamente sembra essere sempre più in difficoltà nel far rispettare i propri stessi regolamenti.

Bisogna dire, peraltro, come in questo ambito le regole ATP permettano un enorme margine di discrezionalità nell’amministrazione della disciplina, e la formulazione delle specifiche regole sia diversa rispetto a quelle dei tornei dello Slam. Tuttavia il fatto di colpire un giudice o un raccattapalle con una pallina o con un attrezzo è sempre stato assimilato all’abuso fisico (che le regole definiscono come il semplice atto di toccare un giudice o un’altra persona nei pressi del campo), che sia secondo le regole ATP sia secondo quelle dei tornei dello Slam può far scattare una squalifica immediata e anche prolungata da parte del Supervisor.

In questo caso Bernardes non ha voluto chiamare il Supervisor, giustificando la sua decisione con il fatto che il raccattapalle non era stato ferito, e non ha nemmeno accolto la richiesta di Coria di interpellare personalmente il raccattapalle che aveva ricevuto il colpo.

Nel primo set ha tirato una palla fuori dallo stadio, poi ha tirato la racchetta dalla mia parte del campo, poi ha colpito il raccattapalle con la racchetta – ha detto Coria dopo la partita – secondo me solo un punto di penalità era troppo poco. Anche perché [Brooksby] ha preso solamente un warning per la pallata e per la racchetta”.

Credo che sia sbagliato quello che ha fatto Bernardes anche perché il ragazzo ha solo 21 anni – ha proseguito l’argentino – e le misure disciplinari servono anche per educare i giocatori. In questo caso, ha fatto tutte quelle cose è non è successo nulla”.

Brooksby non si è nascosto dietro un dito ed ha ammesso di essersi comportato in maniera inappropriata: “Sono molto frustrato con me stesso e con la mia scarsa capacità di competere. Sono ormai alcune partite che non riesco a portare la giusta energia in campo, ma il comportamento che ho mostrato oggi non è un comportamento che voglio sia associato alla mia persona. Sono molto dispiaciuto di come mi sono comportato e mi impegnerò al massimo perché ciò non accada più.

Al di là delle dichiarazioni più o meno sentite da parte di tutti i protagonisti, rimane l’amaro in bocca per un incidente che sembra aver condonato un fatto grave che avrebbe potuto avere conseguenze ancora più gravi per una delle persone che gravita nelle immediate vicinanze del campo. Il regolamento ATP permette al Supervisor di rivalutare gli eventi e stabilire sanzioni più severe nel caso in cui venga ritenuto opportuno, ma rimane comunque la spiacevole idea che il tennis sembra largamente disposto a lasciar passare comportamenti che in altri sport non sarebbero mai tollerati.

E il diverso metro di giudizio che sembra applicato all’interno dello stesso sport dalle varie “sigle” che lo governano contribuisce a rafforzare l’idea di un far west in cui sembra che le regole vengano interpretate di volta in volta secondo criteri piuttosto aleatori.

Sarebbe auspicabile che il tennis (o le varie sigle, se proprio non si vuole adottare una politica unitaria) si dotassero di un regolamento chiaro con tanto di casistica che renda automatica l’applicazione di norme disciplinari severe nel caso in cui ci siano racchette, palline o suppellettili varie tirate dai giocatori che vanno a colpire chiunque stia nei pressi del campo. Al momento si naviga a vista secondo regole non scritte e in base agli eventi del passato (Henman, Nalbandian, Pescosolido, Shapovalov,…), ma una serie di regole più deterministiche per regolare quest’ambito del codice disciplinare contribuirebbe sicuramente tanto ad aumentare la percepita equità delle norme e, in definitiva, di tutto il tennis.

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WTA multa Wimbledon e LTA per l’esclusione di russi e bielorussi: da pagare 1 milione

La Federazione britannica dovrà sborsare 750 mila dollari. Mentre per l’All England Club la multa è di 250 mila dollari

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Secondo quanto riportato dal Daily Mail, la WTA ha deciso di sanzionare la Lawn Tennis Association (che gestisce i tornei di Nottingham ed Eastbourne) e l’All England Club con una multa di un milione di dollari nel complesso, spartita in questo modo: 750 mila dollari per la Federazione britannica e 250 mila all’All England Club per l’esclusione di atleti russi e bielorussi da Wimbledon e dagli altri tornei in Gran Bretagna. Come confermato dalla BBC, il club ha presentato ricorso contro la decisione; nonostante questo le multe andranno comunque pagate interamente prima che inizino le udienze per l’appello.

Sally Bolton, amministratore delegato del club che organizza Wimbledon, ha detto ai giornalisti che l’organizzazione è “profondamente delusa” dalla reazione del tour. Alla domanda sulle multe, ha detto: “Penso che la prima cosa da dire sia che è oggetto di un procedimento legale, quindi non posso commentarlo in modo specifico”. Ma ha aggiunto: “Rimaniamo fedeli alla decisione che abbiamo preso, siamo profondamente delusi dalle reazioni dei tour a quella decisione e probabilmente non posso dire altro al riguardo in questo momento”. Alla domanda se l’AELTC avrebbe presentato ricorso, ha risposto: “Sì, abbiamo presentato ricorso”.

 

Come è noto la LTA (federazione tennis britannica) ha seguito la scia di organizzazioni sportive – come la FIFA o la UEFA – che hanno optato per l’esclusione delle nazionali e delle squadre di club russe e bielorusse dalle competizioni internazionali. L’All England Club si era giustificato a suo tempo sulla decisione attraverso un comunicato “Abbiamo la responsabilità di fare la nostra parte per favorire lo sforzo generale del governo, dell’industria, delle istituzioni dello sport e dello spettacolo per limitare l’influenza globale della Russia. E sarebbe inaccettabile che il regime russo ottenga benefici di qualunque genere dalla presenza di atleti russi e bielorussi a Wimbledon“.

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ATP

Gestaccio di Elias Ymer a Salisburgo: con una pallata rompe la telecamera

Ancora episodio di intemperanza nel circuito ATP, con protagonista il maggiore dei fratelli svedesi

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Elias Ymer - Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Abbiamo tutti ancora negli occhi la partita di sabato tra Nick Kyrgios e Stefanos Tsitsipas, uno spettacolo dal punto di vista del gioco, una vergogna per quello che hanno combinato entrambi. Se ormai le multe e le intemperanze di Kyrgios sono all’ordine del giorno (già due multe in questo Wimbledon, la prima per lo sputo verso uno spettatore dopo il match con Jubb) aveva sorpreso l’improvvisa perdita della ragione di Tsitsipas. Il greco infatti, dopo aver perso il secondo set, ha scagliato una pallina in tribuna, e ciò gli è valso 10.000 dollari di multa.

Senza entrare nei meriti di chi abbia ragione tra i due, anche perché hanno più probabilmente entrambi torto, ieri c’è stato un altro episodio che con lo sport ha poco a che fare. Elias Ymer, il più grande dei due fratelli svedesi, ha avuto un accesso d’ira dopo un errore non forzato a fine primo set nella sua partita (poi persa 2-0), al Challenger di Salisburgo contro Corentin Moutet. Ancora una volta, preso dalla rabbia, si vede il giocatore scagliare violentemente la pallina verso le tribune… solo che in questo caso la corsa si è fermata prima. Ymer infatti riesce a colpire, e chiaramente anche a rompere, la videocamera di Challenger TV posta in alto, spargendo vetri sul campo e causando l’interruzione del match da parte dell’arbitro, per verificare la praticabilità.

Ora, chiaramente si può sindacare sulla volontà o meno di centrare proprio la telecamera da parte di Ymer, ma resta il gesto di scagliare una pallina con tanta forza e veemenza verso l’alto, alla cieca, e spesso anche verso il pubblico: celebre tra questi episodi poco edificanti per professionisti come questi, quello di Djokovic allo US Open 2020, che colpendo una giudice di linea con una violenta pallata, fu anche costretto a subire la squalifica dal torneo. Dunque, al di là del livello o del nome del giocatore, sempre meno raramente accade che gesti di rabbia per un errore o un punto perso generino reazioni di questo genere, che alla lunga possono essere pericolose. E, più che procedere con delle multe, il modo migliore per iniziare ad eliminare questo fastidioso vizio sarebbe passare direttamente alle squalifiche.

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Jannik Sinner, un tennista così a 20 anni non l’abbiamo mai avuto. Sono stati 2 match in uno

I Championships dovrebbero aver spazzato via le perplessità sul suo conto. Lui e Berrettini, che fortuna per il tennis italiano. Peccato che Sinner e Djokovic non abbiano giocato al meglio nello stesso tempo

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

Jannik ha perso, ma evviva Jannik. Un giocatore così a 20 anni non l’abbiamo mai avuto. So quel che dico. Lui ci ha fatto sognare la vittoria più importante di sempre di un tennista italiano a Wimbledon contro un supercampione. E ciò dovrebbe bastare per applaudirlo con tutto il cuore e l’entusiasmo che merita.

È vero che questo era “solo” un match di quarti di finale e che Pietrangeli qui ha fatto semifinale (1960) e Berrettini finale (2021), ma nessuno di loro due aveva battuto lungo il cammino un giocatore con lo status di Djokovic.

Non lo ha battuto nemmeno Jannik, alla fine, quindi il discorso va rimandato a tempi migliori. Ma quando uno è capace di giocare così, sia contro Alcaraz sia contro Djokovic, a soli 20 anni, anche se non ancora per tre ore e mezzo, beh merita certamente fiducia e non solo rispetto. Se poi Berrettini avrebbe potuto fare ancora meglio, nessuno può saperlo. Ma avere due giocatori così è una vera grande fortuna, lasciatevelo dire da chi per 40 anni non ne ha visto uno di questo livello.

 

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

Il modo in cui Sinner ha giocato per un set e mezzo – dall’1-4 e palla break per l’1-5 del primo set fino al 7-5, 6-2 conquistando 11 game su 13 – contro il più forte tennista visto a Wimbledon negli ultimi 4 anni, giunto alla vittoria n.26 consecutiva sui prati dell’All England Club e in piena corsa per il settimo trionfo nei Championships che lo porterebbe a eguagliare il record del suo idolo di gioventù Pete Sampras, non può non aver chiarito le idee a tutti sull’enorme potenziale del ragazzo della Val Pusteria. Lui per primo sa di avere ancora grossi limiti. Lo sa anche Simone Vagnozzi, lo sa Darren Cahill che ha già cominciato a dare il suo concreto apporto. Tutti sembrano avere la necessaria umiltà, tutti sono consapevoli che soltanto con il duro lavoro – e non sono parole al vento – i progressi arriveranno. Così come sono arrivati nel tempo anche agli altri grandi talenti precoci, i Nadal, i Djokovic, i Federer.

E’ certo vero che abbiamo assistito a due match in uno. Sinner ha giocato molto bene da quel “quasi” 1-5 fino al 7-5, ma Djokovic era stranamente falloso perfino nella risposta che è per solito il suo colpo migliore, e poi invece dal terzo set in poi mentre cresceva a dismisura Novak, che ha servito in maniera pazzesca, Jannik ha sofferto un deciso calo. Al servizio e non solo. Secondo me anche di condizione fisica, non solo mentale come sembra aver suggerito Novak quando ha detto: “Fino al 7-5, 6-2 Jannik non aveva nulla da perdere, ma avanti due set a zero invece si è trovato all’improvviso con molto da perdere”.

La percentuale delle sue prime palle è infatti calata vistosamente, e la media, il 54%,  è chiaramente insufficiente se vuoi competere con un fenomeno come Djokovic che al contrario di Jannik è andato in costante crescendo. Nel quinto set ha servito il 71% di prime palle, la media era stata il 66%.

Invece, trascurando altri aspetti che sono più difficile da contabilizzare, Sinner nel primo set ha vinto sulla seconda palla il 65% dei punti, nel secondo il 56%, nel terzo il 40% e nel quarto il 33%. Una bella differenza no?


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Io poi mi sono proprio segnato nel mio bloc notes, all’inizio del quarto set quando Jannik ha esordito perdendo il servizio nel primo game a seguito di due doppi falli e di un primo errore su una risposta profonda ma non irresistibile di Djokovic e poi un secondo errore con una palla malamente steccata, che Jannik era improvvisamente diventato lento, poco reattivo. Ho scritto proprio su quei due errori: LENTO, a caratteri maiuscoli, in mezzo ai due punti persi.

Se sia stato tale per stanchezza o per calo di concentrazione – come i due doppi falli potrebbero far pensare – non so. Dico però che tale stanchezza sarebbe più che comprensibile, perché il tennis sull’erba, che costringe a stare sempre molto bassi, è faticosissimo. E di certo Jannik non era abituato a vincere quattro partite e mezzo di fila. Con tutto quel che segue, perché la stanchezza fisica si accompagna anche quella mentale. Lo stress, le interviste, le attenzioni, la gente che improvvisamente chiede e pretende spazio.

Certo è che negli ultimi 3 set Nole non ha mai dato l’impressione di essere sotto stress. Una performance impressionante, la sua. Una vittoria dell’esperienza, certo, ma non solo quella. E non è stata soltanto la visita nella toilette con lui che si guardava allo specchio e si chiedeva: “Ma dove sei Nole? Quello visto fin qui non è il vero Nole”.

Anche se da lì è ripartita la settima vittoriosa rimonta da sotto 2 set a zero.

Jannik ha più volte detto dopo il match, insieme al solito “non mi piace mai perdere”, di essere contento del suo torneo e anche del suo quinto set:  “Lui stava dettando il gioco, io ho tentato di riprenderlo in mano. Sono orgoglioso di quel che ho fatto in questo torneo, ma penso che potrò fare in futuro ancora meglio”.

Ed è stato proprio così. Sull’1 pari ha subito il break che ha di fatto deciso il set e il match. Ha sbagliato un dritto abbastanza semplice e si è trovato sotto 0-30, poi sul 15-30 ha fatto tutto giusto attaccando, ma ha messo in rete la volee. Annullata una prima palla break ha giocato una smorzata, che secondo me aveva fatto benissimo a giocare, ma purtroppo la palla non è andata oltre la rete.

Ma era tutto giusto. Fra un anno o due Jannik non sbaglierà più quelle volee, non sbaglierà neppure quella smorzata, anche se magari non gli verrà così naturale come capita a Alcaraz o, oggi, a Djokovic che ne ha giocate di stupende. Però io mi ricordo Novak ragazzino: non è che la palla corta di rovescio gli riuscisse così bene come adesso. E certamente non serviva allora come serve oggi.

Rivedo in Sinner un po’ me stesso” mi aveva detto Novak Djokovic nel corso di quella simpaticissima risposta in cui mi fa un po’ il verso e che è diventata virale sul nostro TikTok di Ubitennis avendo superato a ieri sera già le 300.000 visualizzazioni!

Ricordo sempre che cosa mi aveva detto in Slovacchia Gipo Arbino, il coach di Lorenzo Sonego: “Lorenzo ha giocato sia con Sinner sia con Djokovic e mi ha sempre detto che Nole ha maggiore varietà, angolazioni e fisicità, oltre a un miglior servizio, ma Jannik ha una potenza, un peso di palla, superiore a quello di Nole. Quando si scambia Jannik ti toglie la racchetta di mano”.

Sono convinto che Nole farà un sol boccone di Norrie – che ha battuto 7-5 al quinto un encomiabile Goffin – perché la verà semifinale della metà del tabellone è stata Djokovic-Sinner. Così come sono sicuro che nel prossimo duello fra Djokovic e Sinner i bookmakers non pagheranno più la vittoria di Jannik 6 volte e mezzo la posta.

Per oggi sono curioso di vedere come se la caverà Nadal con Fritz che non ha ancora perso un set, ma penso che Rafa vincerà perché ha troppa più personalità e carisma di Fritz, così come – salvo che gli faccia male la spalla come ha detto – son certo che Kyrgios batterà il già appagato cileno Garin.

E allora poi la semifinale Nadal Kyrgios sarà un bel vedere. Con Djokovic che se la potrà gustare senza troppo stress. Per chi tiferà Nole? Proverò a chiederlo ai suoi amici, perché lui non lo dirà facilmente neppure a me. Voi intanto provate a dirlo…

Buon tennis a tutti con un unico piccolo rimpianto: vedo la Maria n.103 WTA in semifinale (contro la Jabeur… evviva Ons, troppo brava e simpatica, magari vincesse il torneo!) per aver battuto la Niemeier n.97. In quella zona c’erano Trevisan e Cocciaretto, purtroppo non Camila Giorgi che sull’erba di solito gioca meglio… Ma non poteva arrivarci una delle nostre ragazze? O i tempi di Pennetta-Schiavone, ieri battute nel torneo delle leggende da Radwanska e Jankovic, non torneranno tanto presto?

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