WTA Charleston: Bencic doma Alexandrova, Jabeur sulle montagne russe. Finale impronosticabile

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WTA Charleston: Bencic doma Alexandrova, Jabeur sulle montagne russe. Finale impronosticabile

Belinda mette in riga la russa, match da psicosi per la tunisina contro Anisimova. Finale imprevedibile

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Un sabato delle semifinali che, a livello di emozioni e di adrenalina, certamente non ha deluso nel torneo WTA 500 di Charleston, la Volvo Car Open, che dopo una settimana di pioggia fitta e fitte sorprese, si andrà a concludere domani alle 19(ora della Carolina del Sud) con una finale non di basso profilo, ma certamente inaspettata. Si affronteranno infatti la testa di serie numero Ons Jabeur, vincente su Amanda Anisimova e la numero 10 Belinda Bencic, che ha superato Ekaterina Alexandrova, entrambe alla prima finale su terra in carriera e alla ricerca del primo titolo stagionale. L’inizio per la tunisina non era certo stato dei migliori quest’anno, ma cerca di riscattarlo ora in questa settimana americana, ed è a due soli set dal farlo; per la svizzera l’inizio è stato buono, ma manca l’affermazione per renderlo ottimo e farle ritrovare lo slancio che aveva finalmente trovato negli ultimi mesi prima dello stop forzato dalla pandemia. Una finale dunque da vivere, apertissima, con l’unica certezza che riguarda la qualità del tennis di due tenniste molto diverse, che ci sono arrivate in modo diverso nettamente, come ora andiamo a vedere.

[10] B. Bencic b. E.Alexandrova 6-4 6-3

Il break da parte della svizzera arriva rapidamente, nel quarto game, trovando continuità da fondo e buoni numeri al servizio (chiuderà con il 70% di punti vinti quando la mette in campo), con la russa che affanna in scia. Il match procede rapidissimo, con 5 game in 15 minuti: da segnalare il quarto punto del quinto game, con una gran difesa e recupero in smorzata da parte di Bencic, che lo va a chiudere. Appariva serenamente in controllo la numero 21 al mondo, che soffre un po’ nel game in battuta ma sembra lontana da seri problemi, finché la russa non trova una riga impensabile su un punto quasi perso, e arriva a palla break; la seconda sarà però quella buona, con gli dei del tennis che le fanno l’occhiolino facendo diventare un timido dritto un vincente con l’aiuto del nastro. Belinda deve variare e osare un po’ più negli scambi. Game tenuto con sapienza e anche concedendo spunti ai fotografi da Alexandrova, che sembra aver preso le misure a Bencic, che non riesce più a trovare la giusta profondità e le variazioni che servono. Stavolta game tenuto tranquillamente dalla tds n.10, che chiede una mano al servizio e trova più certezze nei colpi di inizio gioco, in una partita che scorre in ogni caso equilibrata ma con scambi non lunghissimi. Con qualche difficoltà in più del previsto, alla fine Belinda porta a casa il primo set per 6-4 in una quarantina di minuti, in risposta: il primo è annullato con un bel chop e attacco dalla russa, che poi con un doppio fallo e due gravi errori di fila regala il parziale all’avversaria, che è andata un po’ calando dopo un ottimo inizio.

 

Il secondo parziale si apre con tre game che scorrono via veloci, anche se Bencic deve subito fronteggiare palla break nel primo gioco, causa un innalzamento del livello di gioco di Alexandrova, che sta attaccando molto e con incisività. Segue un altro game che la russa tiene in scioltezza, quasi non facendo usare la racchetta a Belinda, che appare in svantaggio ora. Anche la svizzera veleggia con serenità al servizio, tenuto a 0, usufruendo di una mano della russa, che ovviamente cercando di forzare spesso e cercando il vincente è più portata all’errore. Arriva il break di Bencic nel sesto game, proprio nel momento in cui Alexandrova stava giocando un ottimo tennis: passaggio a vuoto iniziale che la porta 15-40 sotto, per risalire e crollare poi sulla terza palla break, che la svizzera finalizza aprendo bene il campo e chiudendo con una volée a due mani. Conferma il break risalendo da 0-30, con buoni servizi e una mano di Ekaterina, sempre all’ossessiva ricerca di un vincente su quasi ogni colpo. Bencic chiude poi 6-4 6-3 in 1h19 un match di buon livello tecnico, in cui è mancato lo spunto ad Alexandrova per fare quel passo in più; game finale in cui rischia un po’ la svizzera, andando sotto 15-30, per poi risalire facendosi aiutare dal servizio, arma che oggi spesso ha salvato la tds n.10 quando rischiava (chiude infatti con un ace). Dunque quattordicesima finale in carriera per Belinda Bencic, ma solo la prima sulla terra, alla terza semifinale raggiunta in tornei del genere. Sarà sicuramente almeno numero 15 al mondo da lunedì, se dovesse vincere la finale di domani salirebbe a 13, proseguendo il suo ottimo periodo di forma, dopo la semifinale raggiunta poche settimane fa a Miami.

[4] O.Jabeur b. [15] A.Anisimova 2-6 6-1 6-4

Ottimo avvio di Anisimova, che quasi ruba pagine del grande libro di Ons Jabeur, variando e non dando punti di riferimento, addirittura ottiene il break con una smorzata a regola d’arte, complice anche uno dei soliti inizi evanescenti della tunisina. Break confermato a 30, con un’ottima chiave tattica della giovane americana, che muove la numero 4 del seeding quasi rubandole il tempo per giocare slice e variazioni, e andando dunque favorita negli scambi sul ritmo. Continua in controllo Anisimova, che copre il campo che è una bellezza e non lascia neanche le briciole a Jabeur, specie al servizio; la tunisina almeno muove il suo punteggio evitando il doppio break, ma appare in balia dell’americana, specie perchè non riesce ad esprimere il suo tennis spumeggiante, condendo il tutto con qualche errore di troppo. Tiene un bel turno di battuta la numero 10 al mondo in seguito, in cui gioca a tutto braccio però la tds n.15. Deve accendere un cerino in chiesa alla tunisina dopo il settimo game Anisimova: certo lei ci mette il suo tirando forte e trovando buoni contropiedi, ma due punti apre il campo Jabeur e affonda in rete il colpo della chiusura (clamoroso lo smash sull’ultimo punto). Sta rientrando Ons, ma ancora troppo fallosa. Chiude il primo parziale addirittura 6-2 l’americana, anche se è un punteggio che non rende del tutto giustizia alla tunisina, che ha trovato belle giocate, ma paga i troppi errori banali, il suo solito limite; annulla anche il primo set point con un bel servizio e dritto Ons, ma si arrende al secondo mettendo largo lo slice in uscita. Da segnalare il punto che porta al secondo set point, probabilmente il punto del torneo: smorzata della tunisina con risposta in lob, tweener pazzesco e altri due recuperi da far impallidire, ma all’americana il braccio non trema mai.

Inizio pauroso nel secondo parziale per Ons Jabeur, che subito ottiene il break, alzando sensibilmente il livello del proprio gioco, tra variazioni e smorzate, che mettono in difficoltà la regolarità dell’americana, ora in rincorsa di addirittura due break, sprecando però l’occasione di recuperarla nel secondo gioco, sollecitata dalle fumate della tunisina. Il doppio break consumato nel terzo gioco è un manifesto del tennis della numero 4 del seeding: conquista una palla break con la smorzata vincente, chiude con uno slice sulla riga. L’americana nel quinto game prova, di forza e coraggio, a prolungare il set: annulla tre palle break di fila che avrebbero mandato la tunisina, che ormai in risposta gioca con il braccio ancora più sciolto del solito, sul 5-0 e servizio. Ma la 2001 di casa non cede niente che possa evitare, così risale tra servizi e colpi di inizio gioco profondi, cercando di minare le certezze di Jabeur, il suo vero tallone d’Achille. Ma non basta, perchè la tunisina tiene un ottimo game al servizio per andare sul 5-1. Chiude 6-1 un set a senso unico Jabeur, che ha comandato il parziale dall’inizio alla fine, senza far realmente giocare l’americana, che perdendo un po’ di profondità e incisività ha dato sempre il tempo all’avversaria di misurare e tagliare il campo, giostrando la racchetta a mo’ di bacchetta magica, non per niente ha chiuso con una smorzata di rovescio, specialità della casa.

Proseguono le montagne russe di Jabeur nel terzo set, che concede gentilmente il break in apertura all’avversaria, sprecando anche due palle per il game, pieno di errori: una risposta vincente crea la chance ad Anisimova, poi finalizzata da un dritto in rete della tds n.4, che sembra aver già riperso smalto. Dopo che l’americana conferma il break Jabeur rischia tantissimo di andare sotto di due: 15-40 in favore della classe 2001, che però non finalizza l’occasione e alla fine, dopo un game tribolato e pieno di rischi, la tunisina se la cava, tra vincenti e buoni servizi. Altro game che poteva mettere un punto al match, sul 3-1 Anisimova: tre palle break di fila, e almeno in due l’americana poteva fare di meglio e portarsi a casa un altro break, che avrebbe avuto il sapore di ineluttabilità. Rischia di pagare a caro prezzo queste tante occasioni sprecate. E come volevasi dimostrare le occasioni sprecate divengono un pesante dazio da pagare: break a 0 di Jabeur nel sesto game, che prende in mano e ricama una smorzata sul rovescio in salto per andare a palla break, concretizzandola con un rovescio vincente, che può sparigliare le carte in tavola. Ma questa partita si dimostra ancora una gita a uno di quei luna park che ti lasciano il mal di testa: due palle di un immediato contro break per Anisimova, che sembra ritrovare coraggio e grandi colpi, chiudendo sulla seconda palla break con una deliziosa volée in controtempo nello stile più tipico della sua avversaria.

Partita che definire “senza padrone” sarebbe un timido eufemismo. Inutile dire che il valzer della follia prosegue inesorabile con un altro break malamente restituito, da parte di Anisimova: un paio di errori, insieme a una bella spinta di Jabeur, e soprattutto un dritto vincente sulla palla break, riaprono per l’ennesima volta una partita in cui il gioco sembra essere chi riesce a non vincere per più tempo. Finalmente, dopo tre break di fila, il servizio torna a fare la voce grossa, con Jabeur che tiene il suo game comodamente a 15, e appare leggermente più convinta, ben sapendo di essere stata più volte sull’orlo del baratro riuscendo sempre a rientrare. E proprio la consapevolezza di aver rischiato ed esser risaliti alla fine dà lo strappo decisivo al match nel verso della tunisina, che ottiene l’ennesimo break di un terzo set che è la conclusione ideale di un vero psicodramma, che ha dato però momenti di tennis da incorniciare. Tanti, tantissimi rimpianti per Anisimova, protagonista di un grandissimo torneo, che avrebbe potuto vederla anche la domenica protagonista, ma l’inesperienza e la tensione hanno avuto la meglio (doppio fallo sul match point come ciliegina sulla torta). Comunque vanno i meriti a Ons Jabeur, che ha saputo sempre restare in scia e non demordere, giocando un tennis spumeggiante e che valeva il prezzo del biglietto da solo. Sale a numero 9 con questa vittoria, diventerebbe n.8 se portasse a casa il torneo; alla terza semifinale a Charleston coglie la prima finale, in cerca del primo titolo sulla terra rossa. E chissà che domani non sia la volta buona, per iniziare a mettere qualche titolo in cascina oltre ai sentimenti dei tifosi, che in fondo è proprio la caratteristica dei poeti maledetti come Ons: belli, amati, sempre con quello sguardo dolcemente malinconico che trasmette nostalgia…ma perdenti, per ora.

Il tabellone completo del WTA 500 Charleston

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John Lloyd, intervistato da Scanagatta, presenta l’autobiografia “Dear John” [ESCLUSIVA]

Intervistato in esclusiva per Ubitennis, l’ex-tennista britannico Lloyd si racconta tra aneddoti e ricordi. “Avrei dovuto vincere quel match” a proposito della finale all’Australian Open con Gerulaitis

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L’ex tennista britannico John Lloyd, presentando la sua autobiografia “Dear John”, viene intervistato in esclusiva dal direttore Ubaldo Scanagatta e racconta tanti aneddoti relativi alla sua carriera, inclusi i faccia a faccia con l’Italia in Coppa Davis. Le principali fortune di Lloyd arrivarono in Australia dove raggiunse la finale dello Slam nel 1977: “All’epoca era un grande torneo ma non come adesso” ricorda il 67enne Lloyd. “Mancavano molti tennisti perché si disputava a dicembre attorno a Natale, ma ad ogni modo sono arrivato in finale. Avrei dovuto vincerlo quel match– ammette con franchezza e una punta di rammarico –ho perso in cinque set dal mio amico Vitas (Gerulaitis). Fu una grande delusione ma se dovevo perdere da qualcuno, lui era quello giusto. Era una persona fantastica”.

Respirando aria di Wimbledon, era impossibile tralasciare l’argomento. Lo Slam di casa fu tuttavia quello che diede meno soddisfazioni a Lloyd, infatti il miglior risultato è il terzo turno raggiunto tre volte.Sentivo la pressione ma era davvero auto inflitta, da me stesso, perché giocavo bene in Davis e lì la pressione è la stessa che giocare per il tuo paese” ha spiegato l’ex marito di Chris Evert. “Ho vinto in doppio misto (con Wendy Turnbull, nel biennio ’83-’84) ed è fantastico ma sono sempre rimasto deluso dalle mie prestazioni lì. Ho ottenuto qualche bella vittoria: battei Roscoe Tunner (nel 1977) quando era testa di serie n.4 e tutti si aspettavano che avrebbe vinto il torneo. Giocammo sul campo 1. Ma era una caratteristica tipica delle mie prestazioni a Wimbledon, fare un grande exlpoit e poi perdere il giorno dopo. In quell’occasione persi contro un tennista tedesco, Karl Meiler”. In quel match di secondo turno tra i due, Lloyd si trovò due set a zero prima di perdere 2-6 3-6 6-2 6-4 9-7. Insomma cambieranno anche le tecnologie, gli stili di gioco, i nomi dei protagonisti… ma certe dinamiche nel tennis non cambieranno mai.

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Le sette meraviglie di Novak Djokovic: tutte le sue rimonte da uno svantaggio di due set a zero

Quella di oggi contro Jannik Sinner è stata soltanto l’ultima grande rimonta di Djokovic con le spalle al muro. E in tre casi ha poi vinto il torneo

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Novak Djokovic – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @rolandgarros)
Novak Djokovic – Wimbledon 2022 (foto via Twitter @rolandgarros)

Jannik Sinner, nonostante una grande partita nei primi due set, non è riuscito a prevalere su un mai domo Novak Djokovic. Quella odierna è soltanto l’ultima rimonta da 0-2 che lo ha visto protagonista, che va ad aggiungersi alle altre sei realizzate in passato.

Sono sette in totale dunque, tre delle quali arrivate contro un italiano. Inoltre, è curioso il fatto che per tre volte, dopo essere riuscito a sopravvivere a match che quasi tutti avrebbero perso, Nole abbia poi vinto il torneo.

1. Wimbledon 2005 – Guillermo García López

Tutto ebbe inizio proprio a Wimbledon, quando l’allora 18enne Novak Djokovic perse i primi due set contro Guillermo García López, allora numero 81 del ranking (con un futuro da n°23 nel febbraio 2011). Il serbo riuscì ad approdare al tabellone principale dopo essere passato attraverso le qualificazioni. Furono particolarmente dure, perché nell’ultimo turno l’allora numero 128 del mondo la spuntò 6-3 al quinto contro Wesley Moodie.

 

Al primo turno nel tabellone principale Djokovic superò in tre set Juan Monaco, ma la sua prima impresa avvenne due giorni dopo. Al secondo turno, il futuro vincitore di 20 Slam recuperò un doppio 6-3 contro García López, vincendo il terzo e il quarto grazie a due tiebreak e imponendosi 3-6 3-6 7-6 (5) 7-6 (3) 6-4. La sua corsa si interruppe la partita seguente contro la testa di serie numero nove Sebastien Grosjean, a sua volta fermato da Andy Roddick ai quarti. L’americano perse poi in finale contro Roger Federer.

2. US Open 2011 – Roger Federer

Nell’arco di sei anni le prospettive di Novak Djokovic sono radicalmente cambiate. Da poco, infatti, il serbo si era issato per la prima volta in carriera al numero uno del mondo, traguardo ottenuto grazie alla vittoria su Rafael Nadal in finale a Wimbledon (in quello che rappresentò anche il suo primo trionfo sull’erba tennistica più prestigiosa). Poco meno di due mesi dopo Djokovic arrivò allo US Open da primo favorito del seeding, ma in semifinale venne seriamente impensierito da Roger Federer, numero tre del mondo.

Il campione elvetico vinse un primo set tiratissimo al tiebreak, conquistando anche il secondo. Da quel momento, però, Djokovic cambiò marcia, prendendosi i successivi tre parziali e raggiungendo l’ultimo atto grazie al definitivo 6-7 (7) 4-6 6-3 6-2 7-5. Due giorni più tardi arrivò anche il primo titolo negli Stati Uniti, grazie alla vittoria in quattro set ancora su Nadal.

3. Roland Garros 2012 – Andreas Seppi

Il primo italiano a dover subire un comeback di Djokovic fu Andreas Seppi. L’altoatesino veniva da due vittorie al quinto nei turni precedenti, ottenute contro Mikhail Kukushkin al secondo turno e Fernando Verdasco al terzo. L’attuale numero 162 del ranking (allora era n°25) tentò l’impresa, mettendo a dura prova la resistenza del suo avversario.

Seppi strappò i primi due set, ma nel terzo perse ben quattro volte il servizio, contribuendo al rientro in partita di Djokovic, che alla fine si impose 4-6 6-7 (5) 6-3 7-5 6-3. Il serbo spese molte energie anche ai quarti contro Tsonga – sconfiggendolo 6-1 al quinto – e forse pagò il grande sforzo in finale contro Rafael Nadal, che non aveva ancora perso un set e lo sconfisse 6-4 6-3 2-6 7-5.

4. Wimbledon 2015 – Kevin Anderson

Novak Djokovic e Kevin Anderson sono stati protagonisti di alcune partita particolarmente importanti a Wimbledon, su tutte la finale del 2018, quando il serbo si impose 6-2 6-2 7-6 (3), certificando il suo definitivo ritorno ai massimi livelli. Tre ani prima, tuttavia, il gigante sudafricano ha rischiato di eliminare il nativo di Belgrado al quarto turno. Anderson vinse infatti i primi due set sul filo del rasoio, annullando anche un set point nel secondo.

Due tiebreak pressoché identici che avrebbero steso praticamente chiunque. Chiunque, sì, ma non Djokovic, che rispose subito con un 6-1 senza appello e chiuse poi 6-7 (6) 6-7 (6) 6-1 6-4 7-5. Nei successivi tre turni il serbo perse soltanto un set, nel trionfo in finale contro Roger Federer, che gli permise di bissare la vittoria dell’anno prima.

5. e 6. Roland Garros 2021 – Lorenzo Musetti e Stefanos Tsitsipas

Il vero capolavoro della carriera di Novak Djokovic è probabilmente il Roland Garros 2021. I sui successi sono tantissimi e svariati, certo, ma quello Slam parigino rientra senza dubbio tra le sue migliori opere d’arte. Se non è la più prestigiosa in assoluto, poco ci manca. La spedizione francese di Djokovic era cominciata in maniera piuttosto soft, con tre comode vittorie su Sandgren, Cuevas e Berankis, tutte in tre set.

Agli ottavi di finale si presenta la prima, grande – e un po’ inaspettata – minaccia: Lorenzo Musetti. Il classe 2002 di Carrara esprime un tennis divino per i primi due set, vinti entrambi al tiebreak (il primo molto lottato, il secondo dominato), ma poi crolla fisicamente. Djokovic se ne rende conto e aumenta i giri del motore, non lasciando scampo al povero italiano che deve lottare anche contro un fisico spremuto al massimo. La lotta diventa impari e Musetti, a due game dalla sconfitta, non ha più energie e decide saggiamente di ritirarsi, crollando 6-7 (7) 6-7 (2) 6-1 6-0 4-0 rit.

Ai quarti di finale Nole prevarrà anche su Matteo Berrettini, ma è in semifinale che il serbo dà il meglio di sé. La vittoria in quattro set su Nadal è una delle partite più clamorose, epiche e devastanti (positivamente) degli ultimi anni. Steve Flink ha definito il terzo set “il più bello della loro rivalità“, mentre per Djokovic è stata la sua “miglior partita di sempre al Roland Garros“.

La ciliegina sulla torta arriverà due giorni più tardi nell’ultimo atto contro Stefanos Tsitsipas. In che modo? Ovvio, ancora rimontando da 0-2. Il greco ha disputato un torneo fantastico, eliminando Medvedev e Zverev sulla strada verso la sua prima (e finora unica) finale Slam in carriera. Una partita disputata ad altissimi livelli dall’ateniese, in cui ha strappato il primo set al tiebreak e si è portato a casa il secondo con un netto 6-2. Djokovic però – abbiamo imparato a capirlo non solo da questo articolo – non va dato per vinto nemmeno quando sembra finito. E così, anche in questo caso, la lenta e inesorabile rimonta del serbo lo ha condotto al 6-7 (6) 2-6 6-3 6-2 6-4 grazie al quale ha sollevato il 19esimo Slam, diventando il primo giocatore nell’Era Open a vincere tutti i Major almeno due volte.

7. Wimbledon 2022 – Jannik Sinner

L’ultima vittima speciale di Djokovic è Jannik Sinner, in una memoria ancora tristemente vivida. Il 20enne di San Candido è diventato il terzo italiano a portarsi in vantaggio di due set contro il serbo senza riuscire a vincere la partita (dopo i già menzionati Seppi e Musetti).

L’andamento del match è noto ai più, con Sinner stellare per i primi due set che, però, poco ha potuto dinnanzi al dirompente rientro in carreggiata del fenomeno di Belgrado. L’amaro risultato dei quarti di finale di questa edizione di Wimbledon recita 5-7 2-6 6-3 6-2 6-2 in favore della testa di serie numero uno, che ha saputo far sfogare il suo rivale per poi ingranare e non dargli più alcuna possibilità di reazione. In tre occasioni su sei, nello stesso torneo in cui è riemerso da 0-2 Djokovic ha poi vinto il titolo (US Open 2011, Wimbledon 2015 e Roland Garros 2021). Sarà la volta buona per il quarto?

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Wimbledon: splendore nell’erba per Ons Jabeur, prima tennista araba in semifinale Slam

Giornata da sogno per Ons Jabeur che raggiunge per la prima volta la semifinale in un major: “Spero che il mio viaggio continui”

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[3] O. Jabeur b. M. Bouzkova 3-6 6-1 6-1

Giornata storica per Ons Jabeur e il tennis arabo. La 27enne tennista tunisina, n. 2 del mondo, continua a splendere sulla sacra erba dei Championships issandosi per la prima volta in carriera in una semifinale slam. Supera la brillante outsider Marie Bouzkova, 23 anni e 66 WTA, tennista di Praga ma con una lunga esperienza a Bradenton, presso l’Accademia di Nick Bollettieri. Dopo essere stata stordita, nel primo set, dall’intraprendenza e aggressività di Marie, Ons riesce ad alzare il livello del suo tennis, dà sfogo a tutte le variazioni di cui è capace, verticalizzando continuamente il gioco, aggredendo l’avversaria e facendole fare innumerevoli corse in avanti ricorrendo alla smorzata. Nulla può Marie che, nonostante la grande grinta ed energia dimostrate in campo, nel secondo e terzo parziale si fa travolgere dalla tunisina. Jabeur chiude la partita con lo score di 3-6 6-1 6-1.

Anche per l’avversaria della semifinale, la tedesca Tatjana Maria, è la prima esperienza al penultimo round di un major. Si annuncia un match all’insegna del tocco e delle variazioni perché, come Ons, anche la 34enne tedesca è amante della varietà ed è dotata di una mano raffinata.

 

LA PARTITA

Si tratta del primo scontro diretto tra le due e Ons comincia subito a manovrare abilmente, mandando l’avversaria da una parte all’altra del campo; ma la Bouzkova è brillante, veloce e aggressiva. Sorprende Ons al servizio mettendo a segno il break sul 2-2, sale 3-2 e poi è ancora lei a comandare il gioco. La tunisina è fallosa, il servizio non le funziona al meglio (mette soltanto il 50% di prime palle) e, alla fine, in poco più di 40 minuti, concede la prima frazione per 6-3, commettendo ben 15 gratuiti. L’avversaria ha grinta da vendere, si sposta come una gazzella e mette in campo il 77% di prime palle, nonché il 65% di punti con la prima di servizio.

Tuttavia, nel secondo parziale, la musica cambia, e in fretta. Ons continua ad attaccare ed il 2-0 arriva in un lampo. Marie è tonica, si sposta rapida su ogni palla, il gioco va veloce. La tunisina cerca di variare ed entra con i piedi dentro il campo.

Continua ad essere fallosa Jabeur, a volte anche in attacco, cacciando una volé facile di rovescio, permettendo così a Bouzkova di avvicinarsi sull’1-2. Le ragazze in campo hanno fretta, il gioco è frizzante, non solo per il ritmo, ma anche per le variazioni in campo e l’energia delle due atlete. Ons continua a mantenere il controllo nel secondo parziale, prendendo il largo sul 4-1. Ricordiamo che la ceca (che ha vinto lo US Open da junior nel 2015 e tre titoli in doppio), è un’ottima doppista e dunque è abile nel verticalizzare il gioco e prendere la rete. Finora sono 16 le discese e le hanno fruttato 10 punti.

Ons, però, la sorprende spesso con la smorzata e non le dà tregua in attacco. Finora, raggiunge la rete ben 23 volte. Non solo. “Ubriaca” l’avversaria di smorzate e volé, sfiancandola con corse in avanti e laterali. E funziona, perché ora può prendere il largo sul 5-1 per chudere poi 6-1 con un altro game lampo a zero, dopo 56 minuti. 

Tutto da rifare e Marie si concede un toilet break.

Parte bene, Ons, nel terzo set, intascando non solo il game d’apertura con l’ennesima volé, ma anche il secondo, superando l’avversaria ai vantaggi (Bouzkova era 40-0 e servizio). Ancora una smorzata per la tunisina, che infligge a Marie corse estenuanti in avanti. Ons si assicura anche il 3-0, chiudendo in un lampo il suo turno di servizio.

Anche Bouzkova è capace di soluzioni pregevoli, come la smorzata per chiamare in avanti Ons e rispedirla indietro con pallonetto al volo, e chiudere poi il punto con una stop volley. Stringe i denti e le strappa la battuta a zero, facendo un passo sull’1-4. Il controbreak, però, è un attimo e la tunisina scappa via sul 5-1. Niente da fare per la ceca. Dopo il primo set di assestamento, la n. 2 del mondo è travolgente nel secondo e terzo parziale, staccando il pass per la semifinale in un’ora e 48 minuti.

Il repertorio messo in campo dalla Jabeur delizia il Centrale che le riserva lunghi e calorosi applausi. Accede per la prima volta in carriera ad una semifinale slam, diventando la prima tennista araba a compiere tale impresa. Al penultmo round del torneo l’attende l’outsider “veterana” Tatiana Maria, 34 anni e mamma di due bimbi che, nonostante da anni nel circuito, non era mai andata oltre il secondo turno negli slam.

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