L'azzardo di Wimbledon: ATP e WTA raccoglieranno il guanto di sfida?

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L’azzardo di Wimbledon: ATP e WTA raccoglieranno il guanto di sfida?

Wimbledon ha preso l’iniziativa: nel 1968 lanciò il tennis Open, ma in questo caso gli altri non hanno seguito. Le potenziali cause legali e la possibile reazione di ATP e WTA

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Daniil Medvedev - Wimbledon 2021 (credit to AELTC_Florian Eisele)
 
 

Non c’è dubbio che nella giornata di mercoledì l’All England Club abbia preso una di quelle decisioni che verranno ricordate negli anni a venire, a patto che non ci sia un rapidissimo dietrofront, al momento comunque molto improbabile. Se i posteri la considereranno buona o cattiva, quello lo deciderà la Storia nelle prossime settimane.

Nonostante la sua meritata reputazione di “ultimo bastione della tradizione”, fino ai limiti dell’anacronismo (si veda la strenua resistenza del bianco come unico colore da indossare per giocare a tennis), Wimbledon ebbe il merito nel 1968 di porre fine all’era dell’ipocrisia, quella nella quale si distinguevano i tennisti professionisti che prendevano soldi alla luce del sole da quelli dilettanti che li prendevano sotto banco, aprendo le porte al tennis Open. La decisione di escludere i tennisti russi e bielorussi dalla prossima edizione dei Championships in risposta alle atrocità perpetrate dalla Russia in Ucraina potrebbe avere un impatto simile, anche se di respiro sicuramente più ampio perché non coinvolge solamente il microcosmo del tennis, ma ha ramificazioni geopolitiche di non secondaria importanza.

La decisione del 1968 divenne la goccia che scatenò una reazione a catena da parte di tutti gli altri tornei del mondo, a partire da quelli dello Slam, che si accodarono a Wimbledon nel permettere ai professionisti di partecipare ai loro eventi, cambiando per sempre il volto del circuito tennistico mondiale. Forse nel buio della loro cameretta i dirigenti dell’All England Club speravano di essere seguiti dai loro “colleghi” nella stessa maniera, ma hanno evidentemente fatto male i conti. Solo la Lawn Tennis Association (la federtennis inglese), che per quasi il 90% è finanziata dai proventi di Wimbledon, ha deciso di appoggiare la decisione di bandire russi e bielorussi dai propri tornei, mentre il resto del mondo tennistico è rimasto alla finestra a osservare gli sviluppi oppure si è scagliato apertamente contro questa iniziativa, come hanno fatto prontamente ATP e WTA oltre ad alcuni giocatori di punta come Novak Djokovic.

 

La situazione venutasi a creare è certamente delicata e paragonata dal Daily Telegraph a una “guerra civile” del tennis, che oltretutto presta il fianco a sviluppi legali di non poco conto. Come era già stato sottolineato da varie testate nelle scorse settimane, l’All England Club, in qualità di “club privato”, ha uno status che lo pone maggiormente al riparo da rappresaglie legali nel caso in cui adotti misure apertamente discriminatorie (come certamente è questa) per regolare l’accesso alle proprie strutture e ai propri eventi. Non è questo il caso, invece, per la LTA, che potrebbe trovarsi in acque molto più agitate in un aula di tribunale, sia in quanto federazione sia in quanto detentrice di tornei all’interno dei due Tour.

Questa situazione pone anche gli altri Slam in una posizione leggermente diversa rispetto a Wimbledon: se da una parte è vero che anche gli altri tre Majors, essendo formalmente entità indipendenti, hanno una maggiore autonomia rispetto agli altri tornei dei Tour, dall’altra sono comunque di proprietà delle rispettive Federazioni nazionali (Tennis Australia, la FFT e la USTA) che sono associazioni non-profit orientate alla promozione del tennis e i cui statuti potrebbero mal sopportare l’emanazione di esclusioni apertamente discriminatorie come questa.

Non è difficile, in questo scenario, immaginare una serie di cause legali, individuali o di classe, che potrebbero far precipitare il tennis in una situazione di grande incertezza non dissimile a quella vissuta il gennaio scorso con la vicenda della partecipazione di Novak Djokovic all’Australian Open: ingiunzioni e contro-ingiunzioni a pochi giorni dall’inizio di un grande torneo che creerebbero il caos nei tabelloni inficiando senza dubbio la regolarità della competizione.

Nel suo commento alla vicenda, il tennis correspondent del Daily Telegraph, Simon Briggs, ha fatto opportunamente notare come al vertice dell’All England Club ci sono manager relativamente inesperti: dopo la recente dipartita dello storico presidente Phil Brook e dell’amministratore delegato di lungo corso Richard Lewis, alla plancia di comando del Club più prestigioso del mondo sono arrivati la 47enne Sally Bolton, che viene dal rugby e non ha grande esperienza tennistica, e il 74enne avvocato Ian Hewitt, che tra un anno dovrà lasciare la carica di presidente per raggiunti limiti di età. Tanto loro quanto il presidente della LTA Scott Lloyd non hanno le conoscenze e i contatti a livello internazionale che sarebbero stati opportuni in una situazione così delicata.

Per trovare una presa di posizione tanto radicale quanto impopolare da parte di un torneo dello Slam bisogna tornare indietro di due anni, quando nel pieno della pandemia di COVID-19 la Federazione Francese decise in maniera totalmente unilaterale di spostare il Roland Garros dalla primavera all’autunno, senza nessun tipo di coordinamento con ATP e WTA a livello di calendario e scatenando una catena di reazioni negative. Alla fine la devastazione provocata dalla pandemia nel solitamente rigidissimo programma annuale dei tornei fece ammorbidire la posizione nei confronti del Roland Garros, che comunque accettò di spostare il torneo una settimana avanti rispetto alle date che si era “accaparrato”, portando da una a due le settimane di distanza dallo US Open e portando comunque a casa la disputa del proprio torneo nonostante un numero molto esiguo di spettatori permessi sugli spalti a causa della seconda ondata di COVID-19.

Sulla questione Wimbledon ora bisogna vedere come risponderanno le altre parti in causa. I giocatori esclusi potrebbero passare per vie legali, con possibilità di successo che al momento sono piuttosto nebulose, ma non dubitiamo che possa esserci qualche studio legale londinese che sia disposto a buttarsi a pesce sulla questione, magari per farsi un nome. Come detto, al momento gli eventuali querelati potrebbero essere l’All England Club e la LTA, con il secondo in una posizione un po’ più traballante del primo per quanto già spiegato.

I due tour hanno emanato comunicati di fuoco a stretto giro di… internet (la posta non si usa più per questi scopi), usando senza mezzi termini le parole discriminazione ed etichettando la decisione come “ingiusta” e che rischia di creare “un pericoloso precedente” per il tennis.

A livello contrattuale, se un torneo ATP dovesse escludere un giocatore sulla base della sua nazionalità sarebbe in violazione del Regolamento ATP, regola 8.01B che sancisce come “i tornei si impegnano ad accettare le iscrizioni sulla base della Classifica ATP”, con l’unica eccezione consentita nel caso in cui il torneo si disputi in un Paese nel quale è necessaria la vaccinazione contro il COVID-19 come condizione per l’ingresso degli stranieri.

In caso di violazione sono previste sanzioni fino a 250.000 dollari e un “cambiamento di status del torneo, previa approvazione del Board ATP. Ciò significa che potrebbe essere intaccata la quantità di punti assegnata dai tornei stessi, fino ad essere potenzialmente azzerata.

Per quel che riguarda gli eventi WTA, nella Sezione XII del Regolamento, il punto C3 prevede le “pari opportunità”, specificando che il torneo deve “essere aperto a tutte le categorie di donne senza alcuna discriminazione”.

La pena per una violazione del regolamento potrebbe arrivare anche alla “squalifica” del torneo, ovvero la perdita della settimana in calendario e l’esclusione dal circuito WTA. Un caso analogo fu sul punto di verificarsi nel 2010 quando alla israeliana Shahar Peer fu negato il visto per partecipare al Dubai Duty Free Open in un periodo in cui la situazione nella Striscia di Gaza erano particolarmente calda. Alla fine l’intervento deciso della WTA a livello diplomatico risolse la situazione, anche se Peer fu costretta a giocare sempre sui campi secondari, con il pubblico tenuto a debita distanza, e a cambiarsi in spogliatoi separati per poter essere sempre controllata dalle guardie di sicurezza.

È evidente che l’unica arma a disposizione di ATP e WTA nei confronti di Wimbledon, oltre che degli altri tornei “ribelli”, sia quella della distribuzione dei punti. In quella che sarebbe a tutti gli effetti un’istanza di separazione (se non di divorzio), i due tour potrebbero “declassare” gli eventi che adottano pratiche discriminatorie e trasformarli in esibizioni, seppure ricchissime come Wimbledon che quest’anno distribuirà un prize money superiore ai 35 milioni di sterline (circa 42 milioni di euro). Proprio questa montagna di soldi dovrebbe mettere lo Slam londinese al riparo da un altro possibile boicottaggio simile a quello del 1973, quando 81 degli ammessi in tabellone, comprese 12 delle 16 teste di serie, decisero di non giocare per mostrare la loro solidarietà allo yugoslavo Niki Pilic, che era stato squalificato dalla sua federazione per non aver partecipato a un incontro di Coppa Davis.

Quell’episodio fu il seme che fece poi nascere la Association Tennis Professionals (ATP) che nacque come “sindacato” dei tennisti prima di trasformarsi nell’animale ibrido che conosciamo. Se il sentimento della maggior parte dei giocatori nei confronti di questo “ban” dovesse essere unanime, la claudicante Professional Tennis Players Association (PTPA) di Djokovic e Pospisil potrebbe approfittare di questo episodio per raccogliere consensi e ottenere un profilo superiore a quello marginale che ricopre oggi, anche se gli obiettivi dichiarati della associazione sono piuttosto differenti.

Tuttavia non sembra che arrivare al muro contro muro possa portare alcun vantaggio al tennis nel suo complesso: uno degli sport più divisi al mondo non ha certo bisogno di altri scismi, e soprattutto non ha bisogno di altri asterischi nel caso in cui Wimbledon 2022 non dovesse essere considerato valido per la classifica mondiale e il suo vincitore si trovasse fuori dai Top 10 o escluso dalle Nitto ATP Finals. La speranza è che la diplomazia riesca a prevalere. E non soltanto nel tennis.

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Wimbledon, preview quarti: Halep-Anisimova, Nadal-Fritz e Garin-Kyrgios

LONDRA – Due semifinali anticipate fra Simona e Amanda, e fra Rafa e Taylor. Più la curiosità per Nick contro Cristian, fisico dell’australiano permettendo

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(da Londra il nostro inviato)
Simona Halep – Amanda Anisimova
Dal punto di vista di Simona, una partita molto molto simile a quella vinta in modo nettissimo su Paula Badosa, che è una giocatrice di tipologia quasi sovrapponibile ad Amanda. Bei fisici, belle botte con tutti i fondamentali, tendenza a cercare le palle filanti e semipiatte. Purtroppo per loro, davanti a una maestra della corsa e del contrattacco come la Halep in forma vista qui a Wimbledon, o realizzano percentuali straordinarie, o non ne escono. Favorita Simona, quindi, a meno di una prestazione straordinaria di Anisimova.
Consigliata a chi apprezza le battaglie fra violenza e manovra.

Taylor Fritz – Rafael Nadal
Il match del giorno, perchè Taylor è arrivato ai quarti giocando bene, in crescendo, e mettendo in mostra un bell’adattamento all’erba. Mi perdoneranno gli avversari precedenti, a cominciare da Lorenzo Sonego, ma questo sarà il primo vero test per Rafa, e se lo supererà probabilmente la semifinale con chi vincerà tra Garin e Kyrgios sarà meno pericolosa, dati i problemucci fisici e di affaticamento accusati dal favorito di quella sfida Nick. Se poi dovesse uscirne Garin, insomma, immaginarlo battere Nadal sul centrale mi riesce difficile. Ma prima, per lo spagnolo ci sono da affrontare i gran servizi, i drittoni, i rovesci ficcanti e l’ottima fisicità di Fritz, che a Indian Wells l’ha battuto, anche se era stata una partita fra infortunati vinta dal meno malconcio.
Consigliata ai tifosi di Rafa, e pure a quelli di Djokovic che potranno monitorare lo spauracchio.

Cristian Garin – Nick Kyrgios
Il simpatico Cristian piace un po’ a tutti, è un ragazzone allegro e davvero forte (è stato nei primi 20, ora è 43 ATP), ma decisamente quello che gli sta succedendo quest’anno a Wimbledon ha del miracoloso, considerato che è un picchiatore da terra e cemento prestato ai prati con diverse perplessità tecniche. Qualche giorno fa ha dichiarato: “quando ho visto che avrei dovuto giocare contro Berrettini ero furibondo. Lui e Djokovic per me erano i più forti del torneo, mi sembrava una vera sfortuna avere Matteo al primo turno“. Sono d’accordo con lui, i rimpianti per Matteo vengono fuori ogni volta che scrivo il suo nome. Dovrebbe bastare una versione di Nick appena sufficiente per far valere la differenza di talento e propensione all’erba, ma con l’australiano fare pronostici è semplicemente inutile. Speriamo che Kyrgios stia bene atleticamente, e che sia un confronto divertente.
Consigliata a tutti, come sempre quando scende in campo Nick.

 

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Wimbledon, Maria: “Mi piace che si parli di me come madre. Cambiare il rovescio non è stato semplice”

La veterana tedesca raggiunge la prima semifinale Slam della carriera. Dopo i 34 anni, solo altre cinque campionesse sono riuscite nell’impresa a Wimbledon

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Tatjana Maria - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)
Tatjana Maria - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)

Non si ferma l’incredibile corsa di Tatjana Maria, che a quasi 35 anni (li compirà l’8 agosto) ottiene la prima semifinale Slam della carriera. La tedesca fa suo il derby contro la connazionale Jule Niemeier, che al secondo turno aveva eliminato la testa di serie numero due Anett Kontaveit. “È fantastico, ho cercato di mantenere la calma nello spogliatoio e capire quello che avessi fatto, ma è ancora difficile da realizzare!”. Queste sono state le primissime parole della numero 103 del mondo all’esordio in conferenza stampa, lei che è soltanto la quarta giocatrice dal 1984 a raggiungere le semifinali a Wimbledon nonostante fosse fuori dalla top100 ad inizio torneo (le altre sono Mirjana Lucic, n°134 nel 1999; Jie Zheng, n°133 nel 2008 e Serena Williams, n°181 nel 2018).

D: Ti sei attenuta alla tua solita routine questa mattina, con la solita lezione di tennis con tua figlia? E oltre a ciò, ci racconti che cosa vuol dire vivere queste emozioni insieme alla tua famiglia?

Tatjana Maria: “Sì, era tutto uguale. Questo mattina siamo arrivati ​​alle 8:30 e Charlotte (sua figlia, ndr) aveva una lezione. Continuiamo alla stessa maniera: fuori dal campo per me non cambia nulla, quindi cerco di continuare così. Anche se giocherò le semifinali (sorride)!”

 

D: Si parla molto del fatto che sei madre di due bambine e quanto tutto ciò sia incredibile. Ti piace essere descritta così o preferiresti, semplicemente, che si parlasse di te come una tennista?

Tatjana Maria: Mi piace assolutamente che si parli di me come madre. Penso che questa sia la cosa più importante della mia vita. Sono in semifinale di Wimbledon ed è incredibile, ma sono pur sempre una mamma. Dopo questo torneo vedrò i miei figli e farò le stesse cose che vedo e faccio ogni singolo giorno”.

D: Hai appena detto che è incredibile quello che hai raggiunto. Come mai?

Tatjana Maria: “Sicuramente perché questo è il miglior Grande Slam della mia carriera. In passato avevo soltanto raggiunto una volta il terzo turno qui, mentre negli altri Major non ero mai andata oltre il secondo turno: ora sono in semifinale a Wimbledon. Ho sempre creduto di avere qualcosa dentro, però essere arrivata a questo punto, specialmente dopo che un anno fa ho dato alla luce la mia secondogenita, è qualcosa di incredibile.

D: Che cos’ha detto Charlotte della tua vittoria?

Tatjana Maria: Charlotte è felice di poter stare altri due giorni qui! Ha capito che è qualcosa di davvero speciale, è molto orgogliosa di me e questo è fantastico”.

D: Posso chiederti qualcosa sul cambiamento del tuo rovescio? Dev’essere molto rischioso cambiarlo ad un punto già avanzato della tua carriera: quanto è stato difficile? Ha funzionato fin dall’inizio oppure no?

Tatjana Maria: “È stato molto complicato, perché dalla parte del rovescio giocavo soltanto lo slice. Non avevo mai giocato un rovescio a due mani, nemmeno quando la mia avversaria veniva a rete. Mio marito mi ha detto di voler provare a cambiare il mio rovescio e farmelo giocare a una mano: è stato rischioso, certo, ma mi sono totalmente fidata di lui. Ora mi sembra di non aver mai giocato un colpo diverso da questo. Ovviamente all’inizio non era facile, avevo bisogno di fiducia e di giocarlo quante più volte possibile. Con il tempo è sempre andato meglio.

D: La lista delle donne che sono riuscite ad approdare in semifinale a Wimbledon dopo i 34 anni comprende Billie Jean King, Martina Navratilova, Chrissie Evert, Venus Williams, Serena Williams e ora Tatjana Maria. Che effetto fa far parte di questo gruppo?

Tatjana Maria: È incredibile, davvero. Non riesco ancora a credere che il mio nome appartenga a questo gruppo, senza dubbio mi rende orgogliosa.

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Wimbledon, Sinner: “Allenarsi con Djokovic ha vantaggi e svantaggi. Credo di poter essere orgoglioso di quello che ho fatto”

Jannik Sinner non aveva mai vinto un match sull’erba a livello ATP prima di questo torneo. Oggi è andato ad un solo set dalla vittoria contro Djokovic, ma non è bastato

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Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)
Jannik Sinner - Wimbledon 2022 (Twitter @Wimbledon)

Jannik Sinner è andato ad un passo dalla gloria, ha cullato l’idea di poter eliminare Novak Djokovic (che non perde a Wimbledon dal 2017), ma si è dovuto arrendere al rientro in partita del serbo, che lentamente ha girato il match a suo favore. Una partita che certamente lascia qualche rimpianto visto come si era messa, ma dalla quale certamente l’azzurro saprà ricavare le cose positive. Che non sono assolutamente poche.

“È stato un match molto duro, ma lo sapevo già prima di scendere in campo. Stavo giocando bene, ma lui ha alzato il suo livello di gioco nel quarto set. Penso di aver giocato bene nel quinto, ho soltanto sbagliato alcuni colpi alla fine, ma penso di poter essere orgoglioso di quanto ho fatto. Comincia così la conferenza stampa di Sinner, che si dice poi “fiducioso per il futuro prossimo”.

D: Al termine del match Novak ha detto che era convinto di vincere la partita. A che punto del match invece tu hai pensato che l’incontro di stesse scivolando via?

 

Jannik Sinner: “È una partita al meglio dei cinque set. Quando sei in vantaggio di due set giochi ogni parziale nel miglior modo possibile. Nel terzo quando stavo servendo ed ero 0-15, ho mandato in rete un dritto semplice e sono andato sotto 0-30. Poi dopo lui ha giocato un buon punto e, invece di essere, 15-30 eravamo 0-40, poi ho subito il break. A quel punto lui ha iniziato a giocare meglio. Come ho detto, nel quinto set credo di aver giocato bene. Dovevo probabilmente fare qualcosa in più perché, alla fine, era lui a dettare gli scambi“.

SPUNTI TECNICI: Il nostro coach analizza colpo per colpo, foto per foto, Jannik Sinner al microscopio

D: Visto il modo in cui hai giocato a Wimbledon quest’anno e i diversi giocatori che hai battuto, pensi di poter tornare qui in futuro e fare nuovamente bene? E, chissà, magari un giorno vincere il torneo?

Jannik Sinner: Penso di aver giocato ogni partita meglio rispetto alla precedente, anche se gli avversari erano sempre diversi. Penso anche al futuro, tornare qui l’anno prossimo può aiutami molto. Ho imparato molte cose sull’erba e questo è stato il motivo per cui abbiamo scelto di giocare su questa superficie. Ho dimostrato di saper giocare un buon tennis, chissà che un giorno non riuscirò ad esprimermi ancora meglio. Cercherò di continuare a lavorare sodo, perché questa alla fine è la cosa più importante. Ora magari avremo qualche giorno libero, ma subito dopo torneremo a spingere di nuovo. Poi vediamo come andranno i prossimi mesi”.

D: Hai avuto la possibilità di allenarti spesso con Novak: in che modo ciò ti ha permesso di migliorare? E come ti ha aiutato oggi, in particolare, visto che nei primi due set colpivi veramente bene la palla?

Jannik Sinner: Credo che abbiamo uno stile di tennis simile, per certi versi. Mi piace sempre allenarmi con lui, ovviamente ti offre una buona palla da colpire. Penso di avercela anch’io, quindi riusciamo a mantenere un buon ritmo. In un certo senso può aiutarti, perché quando giochi contro sai che cosa aspettarti. Dall’altra parte, chiaramente si conoscono le debolezze reciproche. Dopo il primo turno ci siamo allenati insieme e, il giorno dopo, abbiamo vinto entrambi. È sempre una sensazione speciale poter soltanto allenarsi con lui. Poi il torneo è diverso, ci sono tante cose diverse, come la tensione e il pubblico, che è sempre speciale”.


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D: Quando Nick Kyrgios era qui l’altro giorno (in sala stampa, ndr), ha parlato di te e di come ti non abbia paura nonostante tu sia giovane. Ti ha paragonato a lui, quando a 19 anni ha battuto Nadal qui, rendendo evidente che lui e Djokovic non erano degli dei, potevi far loro del male. Come ti senti a scendere in campo contro Novak Djokovic a livello psicologico?

Jannik Sinner: “Sicuramente quando scendi in campo sai di essere sul Centre Court con molta gente che ti guarda. Questo è quanto di buono sai prima della partita. Quando affronti questo tipo di giocatori è un po’ diverso dal solito, ma mi piace sfidare me stesso: sono un ragazzo a cui piace la competizione. Questo è ovviamente anche il motivo per cui mi alleno, ossia per poter arrivare a giocare partite speciali e in turni importanti, come i quarti di finale di oggi. So di avere ancora molto da migliorare, ma credo di poter essere felice dopo questo Wimbledon. Dopo che Djokovic ha perso il secondo set ha dovuto alzare il suo livello, altrimenti probabilmente avrebbe perso. Ma so bene che lui è uno dei migliori giocatori di tutti i tempi.

D: Ci potresti parlare degli aspetti che secondo te sono andati bene e di quelli che sono andati male in questa partita e che lavoro si fa con il tuo team per trarre insegnamenti da questo match?

Jannik Sinner: “Oggi non era semplice, perché lui [questo] campo lo conosce bene. Tutti e due eravamo tesi, tutti e due sapevamo che era una partita molto importante, soprattutto lo era per me, per capire tante cose. Mi sentivo che oggi avrei fatto una bella partita, poi non è andata come volevo. Ci sono state alcune cose nel terzo set che hanno cambiato la situazione, lui mi ha messo in difficoltà, poi nel quinto set ho fatto quello che dovevo fare. Dovevo andare io a comandare, poi sbaglio ancora le volée, sbaglio ancora le smorzate, sbaglio ancora un po’ il modo di servire, ma il modo di affrontare la partita è giusto. E si sbaglierà ancora tanto nella vita, ma non dubito che quello che ho fatto oggi sia giusto, poi ci saranno tante cose da analizzare, stasera o domani, della partita, ma la cosa più importante è quella di continuare a lavorare.”

D: Novak ha detto che i suoi 20 anni di esperienza sul circuito lo aiutano a gestire il flusso di emozioni nella partita e che questo gli ha permesso di rovesciare partite che erano molto compromesse. Credi che questa potrebbe essere una tua area di miglioramento?

Jannik Sinner: “Lui in questa situazione ci è stato tante volte, ha tanti anni nel circuito, ha giocato tante partite importanti, e questo sicuramente aiuta. È una domanda difficile, non so come lui si senta in quelle situazioni. Però i migliori al mondo hanno modo di cambiare la partita molto velocemente, tante scelte diverse. Alla fine sto provando anch’io a fare la stessa cosa: questo è giocare a tennis, cambiare il momentum della partita.”

D: Si è avuta l’impressione che negli ultimi tre set ti abbia abbandonato un po’ il servizio, la tua percentuale di prima sia calata e Djokovic è riuscito a prendere lui il comando delle operazioni.

Jannik Sinner: “Ti porta anche lui a cambiare il servizio, non è che sparisce di colpo. C’era una parte del campo nella quale si giocava a favore di vento e una nella quale si giocava contro vento, e io facevo molta fatica a giocare contro vento. Poi lui entrava molto bene, tirando piatto e molto profondo, però parlando del servizio credo di essere migliorato molto, anche nelle partite scorse, quindi il lavoro fatto è quello giusto.”

D: Cosa ti sei detto quando hai visto sul tabellone 7-5, 6-2 contro Djokovic? E cosa ha fatto Djokovic dal terzo set in poi per cambiare la partita?

Jannik Sinner: “Alla seconda domanda non rispondo, perché magari giochiamo ancora un po’ di volte l’uno contro l’altro. Lui lo sa, ma non voglio che gli altri avversari lo sappiano. Per quel che riguarda il punteggio, non guardo tanto il punteggio, ma il livello di gioco, e il mio era molto alto. Ho servito bene, ho mosso la palla io, volevo continuare in quel modo, poi lui ti porta a giocare il match nel modo che piace a lui, è molto bravo a fare questo.
Credo di poter essere contento di quello che ho fatto oggi. A me non piace perdere, ma è successo, tuttavia ho fatto tante cose positive nell’ultima settimana e mezzo, cose che magari non mi aspettavo perché non mi sentivo bene su erba, e spero che tutto questo mi possa aiutare per il prossimo anno e per le prossime edizioni. C’è un po’ la delusione per la sconfitta, ma alla fine lui ha vinto sei volte qui, e c’è un motivo, e lui ha giocato molto bene perché l’ho portato a giocare bene.

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