Roland Garros: Trevisan-Gauff mission impossible con una teenager in grande ascesa? Martina ha dimostrato che non ce ne sono

Editoriali del Direttore

Roland Garros: Trevisan-Gauff mission impossible con una teenager in grande ascesa? Martina ha dimostrato che non ce ne sono

La neo n.1 d’Italia ci prova contro Gauff più seguita negli USA di Osaka. Gauff e Graf. Marin Cilic batte Rublev, semifinalista in tutti e 4 gli Slam come solo i Fab Four in questi anni: un campione troppo poco considerato

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Martina Trevisan - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)
 
 

Alla vigilia della prima semifinale italiana a Parigi da 9 anni a questa parte (Sara Errani ebbe la sfortuna di imbattersi in una Serena Williams ingiocabile e fece due game) sono andato a rivedere l’articolo che Ubitennis pubblicò due anni fa sul primo confronto fra Martina Trevisan e Coco Gauff, quando Martina battè 7-5 al terzo la ragazzina d 16 anni che era n. 51 del mondo e si scrisse “Ha ottenuto la vittoria prestigiosa della carriera”. Magari andate a rileggerlo anche voi.

Eh, passarono solo due giorni e la vittoria più prestigiosa divenne un’altra. Infatti già al turno successivo Martina incontrò una n. 20 WTA, la greca Maria Sakkari – il cui cognome, mi ha detto Vicky Georgatos, giornalista di punta del tennis greco, si pronuncia mettendo l’accento sulla prima “a”, mentre per Tsitsipas va messo sulla penultima vocale –  e vinse Martina, 1-6,7-6,6-3.

Ma forse non ricorderete, e allora converrà leggere anche il nostro articolo, che Martina annullò due matchpoint in quell’occasione

 

Insomma oggi che ne  celebriamo questa splendida nuova cavalcata e sottolineiamo la sua serenità, la sua resilienza che le ha consentito di dimenticare, quasi facendo finta di niente, che aveva avuto e mancato un matchpoint per raggiungere la prima semifinale d’uno Slam nel secondo set  (con gloria e 600.000 euro annessi e connessi… anche gli essere umani più ricchi di fronte a 220.000 euro in più o meno che svaniscono in un secondo o due, magari ci fanna caso…anche se so bene che chi gioca a tennis in quei momenti pensa a tutto fuorchè ai soldi) e che si ritrovava a giocare un terzo set dopo un tiebreak interpretato malissimo, beh forse non avremmo più dovuto stupirci, sorprenderci, ripensando a quel che era stata capace di fare due anni fa quando era una ragazza che usciva dalle qualificazioni!

La semifinale che manifestamente più interessa noi italiani è anche quella che interessa di più gli americani e la TV NBC che ha i diritti del Roland Garros. Ecco perché Trevisan-Gauff verrà giocata a seguire dopo quella fra Kasatkina e Swiatek (inizio ore 15) sebbene la polacca sia la n.1 del mondo e la grande favorita del torneo dopo 33 partite vinte di fila e Dasha Kasatkina agli occhi degli americani più filo ucraini in questo particolare momento guerresco abbia il difetto di essere russa, ancorchè tennista piacevolissima da guardare perché – come ha potuto rendersi conto suo malgrado Camila Giorgi – ha un tennis vario, intelligente e per nulla banale, ma non abbastanza possente per entrare a vele spiegate fra le top 5. E’ stata top-ten, è scesa a top 20, è virtualmente top 12 e rientrerebbe fra le top10 (n.8…) solo se battesse Swiatek che però le ha fatto fare pochissimi game, fra tre e cinque, quelle tre volte che ci ha giocato quest’anno. 

Kasatkina ha osservato che erano partite sul cemento e che preferisce affrontarla sulla terra rossa “soprattutto ora che sto giocando così bene”, però non è che Swiatek, già campionessa del Roland Garros, su questa superficie si trovi così a malpartito. Con Pegula ha vinto 6-3,6-2 in un’ora e mezzo scarsa (1h e 29m), mentre Kasatkina con la coetanea e avversaria di tante lotte junior Kudermetova ha sofferto assai di più, 6-4,7-6 (2h e 8m).

Se il match Trevisan Gauff si fosse giocato alle 15 in California avrebbero dovuto svegliarsi alle 6 del mattino. Certo un orario poco televisivo, anche per i più appassionati. Verso le 8,30, ora del breakfast, andrà già meglio. In Florida, dove la ragazza nata il 13 marzo ad Atlanta, ormai vive, saranno le 11,30 e di sicuro sarà più semplice seguirla.

In Francia Coco non si trova davvero male. Vinse il torneo junior del Roland Garros già 4 anni fa, quando aveva 15 anni, battendo la compagna di doppio Cathy McNally. Ma Patrick Mouratoglou che ha l’occhio lungo, l’aveva già invitata nella sua Accademia nei pressi di Nizza, dacchè aveva tredici anni e lei era giunta in finale all’US Open junior, più giovane finalista di sempre.

Una storia che a me fa ricordare quella di Steffi Graf che io vidi qui al Roland Garros quando aveva 12 anni e giocò su un campo che ora non esiste più, ma andammo a vederla, Gianni Clerici, Rino Tommasi e io, perché tutti ci dissero che non potevamo perderci quell’enfant prodige dal fisico che pareva un giunco, le gambe esili come grissini, ma già in possesso di una frustata di dritto quasi imprendibile per le ragazze di sei anni più anziane. Se non ricordo male la vedemmo alle prese con una ragazza olandese.

Un anno dopo, sempre al Roland Garros, il 25 maggio 1983 Steffi, che si era qualificata per il tabellone principale vincendo due match su tre al terzo set, superò il primo turno del tabellone principale contro una qualificata svedese, Carina Karlsson, 6-4, 6-1. Steffi, nata il 14 giugno 1969, non aveva ancora 14 anni!

Attenzione, non dico che Coco Gauff diventerà n.1 del mondo per 377 settimane come Steffi, tant’è che sono abbastanza sicuro che Martina non farà contro di lei la fine che fece Sara Errani con Serena Williams, ma è certo vero che Coco Gauff è un tipo che in America fa ormai notizia da almeno 3 anni, dacchè quindicenne -15 anni e 122 giorni a voler essere pignoli –  battè Venus Williams a Wimbledon dopo essere uscita dalle qualificazioni di Roehampton. La ribattezzarono subito come “la nuova Williams”. Più Venus che Serena, certo, anche per via di una lontana somiglianza. Anche per il colore della pelle, certo, ma non solo. Giovanissima ma longilinea – più allora di oggi – leve sufficientemente lunghe (era già quasi un metro e 75 cm) grinta da vendere, recuperi impressionanti, una progressione continua in classifica mondiale: è già stata n.15, ora è n.23, ma è già virtualmente n.19…proprio il ranking che Martina raggiungerebbe stasera se riuscisse a batterla.

Sarà dura, durissima, perché Coco – che è in semifinale anche in doppio insieme a Pegula (le due amercane sono teste di serie n.8 , devono gocare contro Keys-Townsend) – nel torneo non ha ancora perso un set: 7-5,6-0 a Marino, 6-1,7-6 a Van Uytvanck, 6-3,6-4 a Kanepi, 6-4,6-0 a Mertens, 7-5,6-2 a Stephens (ex campionessa d’un US Open nonchè finalista d’un Roland Garros). Punteggi spesso netti. Di chi non si distrae facilmente. Sulla seconda di servizio di Stephens le ha fatto 11 punti su 13 con la risposta. E quando c’è stato da fare il break, su 10 palle break ne ha trasformate 6. Sono dati che riflettono personalità e coraggio.

Oggi negli USA la gente sembra quasi più interessata a lei che a Naomi Osaka che pure ha vinto 4 Slam, due in Australia e due negli Stati Uniti. Perché Naomi non ha rinunciato a essere giapponese? Forse. Ora si deve vedere se Coco, che lo scorso anno vinse uno dei suoi titoli a Parma – un torneo entrato nel circuito WTA per la porta di servizio del…COVID che liberò il calendario da alcuni tornei – e dove Coco si presentò anche per via del suo rapporto di “ambassador” per Barilla, è capace di smentire la naturale idiosincrasia degli americani per la terra battuta. Serena Williams ha sì vinto tre volte il Roland Graros (l’ultima nel 2015) – e Venus mai – ma 3 Slam su 23 trionfi dicono che anche lei era più forte altrove. Eppure anche lei aveva goduto dei servizi di Patrick Mouratoglou.

Coco ricordava i tanti doppi falli commessi contro Martina due anni fa “Finii in doppia cifra, ma non li farò più stavolta, statene certi.

Che tattica potrebbe usare Martina? Le palle alte e liftate che potevano dare noia – l’hanno data! – a Leylah Fernandez non daranno altrettanto fastidio a Coco. Non so se Coco ha imparato a scivolare sulla terra rossa, quando era da Mouratoglou. Probabilmente sì. Ma io sulla terra battuta non l’ho vista abbastanza per poterne essere sicuro. Ho visto però che Fernandez spesso non era capace di leggere le traiettorie dei diritti di Martina. E chissà che a Coco non possa creare qualche grattacapo il fatto di giocare contro una tennista mancina…qui non ne ha incontrate.

Magari più i rovesci slice che non si alzano troppo da terra, potrebbero essere più efficaci, ma la neo n.1 d’Italia Martina – è virtualmente n.26 davanti a Camila Giorgi n.27-  quelli li gioca semmai di rovescio, non certo di dritto. Mah, vedremo, di sicuro – anche se c’è l’incognita della stanchezza fisica e mentale che può pesarle dopo 10 vittorie consecutive (8 senza perdere un set) – Martina non si arrenderà facilmente se le cose dovessero mettersi male. Ha già dimostrato di essere una che lotta. Altro che. Ha dovuto lottare per ben altri e più seri motivi fuori dal campo. Queste sul campo da tennis sono quasi passeggiate. Dei problemi esistenziali che ha avuto, e che continua ad avere con papà Claudio che sta male e cui lei dedica ogni successo, hanno scritto tutto e di più. Non mi pare il caso di continuare a tornarci per scrivere storie strappalacrime che lei per prima non gradisce più. “E’ il passato, guardiamo avanti” dice saggiamente. Non le si può dare torto.

Per il resto sono molto contento che Marin Cilic abbia raggiunto la sola semifinale che gli mancava in uno Slam. Ora deve aggiungere un altro tassello il buon Marin da Medjugorje: centrare la finale anche a Parigi. Non sarà facile. Dovrebbe battere lo scandinavo emerso dal derby fra il norvegese Ruud e il danese Rune che si sono dati battaglia fino alle ore piccole, finchè ha prevalso il più esperto, il norvegese che è riuscito a far smuovere fino a Parigi quattro giornalisti norvegesi (che di solito seguono lo sci nordico) e che molti considereranno favorito anche contro Cilic. Sia per questioni anagrafiche sia perché recuperare i 5 set con Rublev non sarà semplicissimo a quasi 34 anni: mica tutti sono Rafa Nadal!  

Marin ha vinto un US Open (2014) “E’ la mia vittoria su Roger Federer, più che quella in finale con Kei Nishikori che aveva battuto Djokovic quella che io considero la mia vittoria più memorabile. Roger non aveva più vinto uno Slam da 2 anni e avevo tutto il pubblico contro…”, ha raggiunto finali piuttosto sfortunate sotto il profilo fisico sia a Wimbledon sia a Melbourne.

E, ex n.3 del mondo, ha vinto l’ultima vera Coppa Davis in Franciaprima di quella fake inventata dalla Kosmos e da un presidente americano dell’ITF, David Haggerty che voleva soprattutto mantenere la sua poltrona ben remunerata (800.000 euro l’anno) e che ha trovato nella Kosmos di Piquè tantissimi soldi per chissà quanti anni e di cui però non v’è in realtà alcuna certezza nel tempo.

Tant’è che un momento la si doveva giocare a Abu Dhabi, un altro momento a Malaga e per gli anni prossimi non si sa un bel nulla. I francesi, Moretton in testa, si sono messi in testa di convincere gli Slam a ritornare all’antica Coppa Davis, finanziandola nell’interesse comune del tennis. Anche l’ATP pare essersene convinta. Gli Slam dovrebbero mettere insieme 40 milioni di euro ciascuno per rispolverare la Coppa che Dwigth Davis comprò da Shreve&Low&Crump, la più famosa gioielleria di Boston, nel 1900.

I più difficili da convincere a cacciare i soldi necessari (10 milioni di euro per ciascuno Slam, per arrivare a 40, 20 di montepremi e 20 per le piccole federazioni che hanno votato la riforma Kosmos perché non hanno un euro ma bilanci disastrati) sono Craig Tiley e l’Open d’Australia che si sono inventati l’ATP Cup che serve solo ai loro interessi.

Ho chiesto a Marin, ragazzo delizioso e di una modestia senza pari come tutta la sua famiglia (non so se nella cattolicissima Medjugorje sono tutti così, ma quasi lo sospetto per quei pochi che ho conosciuto) se non si sentisse un po’ sotto considerato, quasi snobbato dal mondo del tennis, visti e considerati suoi straordinari risultati. Questa la mia domanda che (salvo un Not too bad pronunciato soltanto per la presenza dei giornalisti serbi…vi ho già tradotto)

Do you think that a player like you who made three finals in three different slams, four semifinals, won a Davis Cup, being No. 3 in the world, so not too bad, do you think that you have been a little underconsidered, overlooked, snubbed by the general media somehow? I mean, you belong to the best players of the last 10 years. Do you like the fact that you are a little under the shadow, because there were the Fab 4, Fab 3 or so? Do you like it or sometimes you’re a little not happy about it?

La risposta del palindromico MARIN CILIC“Sono contento di fare meno conferenze stampa (sorridendo), felice con meno giornalisti (e di nuovo mi ha sorriso…). E’ stato fantastico in questi ultimi due mesi, ogni torneo e nessun media..sto scherzando! No, erano sempre quei ragazzi sotto i riflettori, in cima al gioco per così tanti anni. Guardando la mia carriera ho avuto ovviamente grandi successi e vinto tanto. Ma se mi confronto con i top guys, non sono stato così continuo. Ho avuto tre o quattro stagioni che sono stati incredibilmente buone, incredibilmente costanti, ma sono stato un po’ dentro e un po’ fuori. Non mi interessa troppo essere al centro dell’attenzione o no. Cerco di sfruttare le opportunità che mi si presentano quando posso, nel corso della mia carriera, di dare il massimo, così che quando smetto sarò assolutamente orgoglioso di quel che ho fatto. Se dovrò fare qualche conferenza stampa in più, va bene , sì (e altro sorriso)”.

Un ragazzo, di 33 anni (34 a settembre), come ce ne sono pochi.

Il tabellone maschile del Roland Garros 2022

Il tabellone femminile del Roland Garros 2022

Le analisi tecniche di Marin Cilic a cura di Luca Baldissera – 20172018

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: Lorenzo Sonego cerca mancino prima del duello sul centre court con Rafa Nadal? “No, un mancino come Nadal tanto non esiste!”

Gipo Arbino è persuaso che il suo Lorenzo sia più in forma di sempre. “Gioca molto meglio di un anno fa, ha perso con Berrettini e Kudla due match che avrebbe meritato di vincere”

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Stamattina Lorenzo Sonego, reduce da una convincente prova contro Hugo Gaston, si è allenato con Cristian Garin, in preparazione al match di sabato e di terzo turno con Rafa Nadal programmato sul Centre Court. Mission impossible? In condizioni normali sì, però Rafa ha concesso un set a Cerundolo, un altro set a Berankis. Giocatori che non sono più forti di Lorenzo, che lo scorso anno qui giunse in ottavi (battè Sousa, Galan e Duckworth).

Ho chiesto al suo coach Gipo Arbino se non avevano pensato di “ingaggiare” uno sparring mancino… con vista Rafa, e lui ha risposto: “Lo faremo domani. Ma a Lorenzo serve in realtà uno che lo metta in palla sbagliando poco, perché tanto un mancino che gichi come Nadal non esiste. Ha giocato contro Gaston, mancino e con rovescio bimane, ma non è Nadal! L’altro giorno si è allenato con Gasquet che era perfetto: non sbagliava mai, giocava di ritmo ed è stato utilissimo. Per intendersi: se Lorenzo si scaldasse con Bublik sarebbe un disastro. Conta che trovi il ritmo, che senta bene la palla, che automatizzi i colpi per giocare la partita più solida possibile. Contro Gaston è stato solidissimo”.

Arbino è convinto che Lorenzo stia giocando benissimo, molto meglio dello scorso anno. “Ha perso due partite di misura, con Berrettini e con Kudla, e le ha perse per pura sfortuna, per pochissimi punti e mini-dettagli. Avrebbe meritato di vincerle lui…”.

 

Quindi il morale è buono, la fiducia c’è. Anche se si deve misurare con Nadal. “Il momento peggiore è stato il giorno dopo la sconfitta con Kudla, quando Lorenzo è andato ad allenarsi e a un certo punto, probabilmente a seguito di un dritto molto forte di Cerundolo che è rimbalzato male sul suo rovescio; lui ha cercato di adattarsi a quella traiettoria così cambiata e nel farlo ha sentito una fitta al polso sinistro. Ci siamo spaventati moltissimo. Con il polso, anche quello sinistro, non si scherza. Per fortuna un falso allarme!”

-E allora non si è allenato per un po’?

“No, no, ha continuato ad allenarsi e… a giocare il rovescio a una mano, allenando lo slice. Ed è andata bene così… perché ieri ha giocato lo slice anche in approccio contro Gaston meglio di sempre!”.

A volte il destino fa strani scherzi, non sempre brutti. Contro Nadal, Lorenzo non ha mai giocato. Nadal ha fatto i complimenti di prammatica a Lorenzo, al suo servizio, al suo dritto, ma è certo che gli farà giocare centinaia di rovesci.

Lorenzo però non sembra troppo intimorito. Vedremo sul campo. “Sul centrale ho già giocato…con Federer” aveva detto venerdì sera. E domenica, ultimo match, gli toccherà di nuovo il centrale. Non è Federer, è Nadal… una leggenda dopo l’altra, un mito dopo l’altro. Per sdrammatizzare in Toscana direbbero… se non è zuppa è pan bagnato.

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: la risposta di Sinner contro il servizio di Isner, ma sarà più bello il duello Kyrgios-Tsitsipas

A Nadal fa più paura il Covid che qualsiasi avversario, Sonego incluso… fino alla finale con Djokovic! Oppure Kyrgios che ha provocato i media che lo avevano preso di mira. Altri rimpianti per Matteo Berrettini

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Jannik Sinner - Wimbledon Credit- AELTC:Jon Super

Il COVID non fa distinzioni fra ricchi e poveri, fra campioni e Carneadi, ma è ancora ben vivo, purtroppo, miete ancora vittime un po’ in tutto il mondo e a Wimbledon i ritiri dei contagiati si susseguono – l’ultimo Bautista Agut, sulle… tracce di Berrettini e non solo – e Rafa Nadal, che a questo torneo tiene da morire con l’obiettivo (non palesato apertamente ma evidente) del Grande Slam, ha raccomandato grande prudenza a tutto il suo entourage.

Tutti, anche Benito Perez Barbadillo, che per il suo ruolo di communication manager deve appunto comunicare, e ha cominciato a girare con il viso coperto dalla mascherina.

Rafa Nadal si imbatterà nel suo terzo turno con Lorenzo Sonego, per un match inedito. A me Lorenzo contro Hugo Gaston, sul campo 14 è piaciuto molto. Ha vinto molto più nettamente di quanto dica il risultato, 7-6,6-4,6-4, contro un avversario che, salvo con qualche palla corta (peraltro poco riuscite in tutta la fase centrale del match), non era in grado di fargli male perché Lorenzo ha sempre servito bene, ha tirato dei gran bei dritti, ha giocato bei slice di rovescio e sui pallonetti di Gaston sulla sua spalla sinistra ha giocato delle gran veroniche stile Panatta. Bravo davvero. E davvero spettacolare, da tre circoletti rossi (spero riusciate a rivederlo in qualche highlights), il primo punto del terzo game del secondo set con tweener di Lorenzo che ha fatto su e giù per il campo tre volte per recuperare smorzate e pallonetti, con Gaston che si è concesso anche un dropshot di sottogamba per il gusto dello spettacolo ma che gli ha fatto giocare in salita un game che gli è costato l’unico break del secondo set, quindi caro assai.

 

Gaston è mancino e gioca il rovescio a due mani, ma per il resto non assomiglia proprio a Nadal. Non si può quindi dire che per Sonego sia stato un match di…preparazione a quello che affronterà domani certamente su un campo molto più importante del 14.

Lorenzo non si è concesso che un break di pausa quando era avanti di due nel terzo set. Invece Nadal si è regalato tutto un set, il terzo, con Berankis dal quale non aveva davvero paura di poter perdere.

Come detto gli fa certo più paura il Covid. La paura, si dice, fa novanta…come gli aces di Isner nei primi due turni di questi Championships. Quegli aces fanno tremare anche il freddo Jannik Sinner che non si illude per aver vinto 6-2 6-0 a Torino contro il gigante USA, né dice a se stesso che non ripeterà lo sfortunato errore che fece nel tiebreak del secondo set a Cincinnati quando al secondo round perse 5-7,7-6 (4)  6-4.

Che cosa ha detto Jannik lo troverete, parola per parola, nell’articolo che ho scritto dopo la mini-conferenza stampa che ha lui fatto con alcuni di noi giornalisti nella suite “Hydrangea” affittata da Lavazza all’interno del building del campo n.1.

Giocheranno ultimo match sul campo n.2, proprio quello che Jannik ha detto diventare assai scivoloso quando va via il sole. Penso che non sarà rimasto contento di questa programmazione.


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Intanto Matteo Berrettini è ancora qua, deve smaltire gli effetti del Covid, penso che sia tenuto anche a negativizzarsi prima di risalire su un aereo. Che abbia avuto il virus non è più certo un segreto per nessuno.

Mi dà francamente (e sciovinisticamente) un po’ fastidio vedere che colui che era il suo avversario di primo turno, il cileno Garin, è arrivato allegramente al terzo turno senza perdere un set – ieri ha dato 6-3,6-1,6-1 al lucky loser francese Grenier in un’ora e 33 minuti. Magari Matteo faceva ancora più alla svelta! Che rimpianto e che rabbia.

Come se non bastasse in quel settore dove era stato sorteggiato Matteo hanno perso ieri il sempre più deludente Shapovalov (in 4 set dal ventenne Nakashima che Steve Flink e io videointervistammo un anno fa convinti di avere a che fare con un ottimo giocatore) e anche Schwartzman (dalla wild card Brit Broady), e insomma l’approdo ai quarti (salvo inciampi in Brooksby o de Minaur) sarebbe stata poco più di una formalità. Che peccato.

Lì nei quarti, però, si sarebbe cominciato a fare sul serio, perché probabilmente più che Nakashima (o Galan) ci arriverà il vincente del duello di terzo turno decisamente più interessante: Tsitsipas-Kyrgios.

L’ateniese ha giocato il suo miglior match di sempre sull’erba con l’australiano Thompson, ma l’australiano che lo attende ha dato una stesa pazzesca – 6-2,6-3,6-1 in meno di un’ora e mezzo – a quel Krajinovic che era stato finalista al Queen’s contro Matteo e che ieri non è mai arrivato a 40 sul servizio di Nick (come potete leggere nella cronaca di Laura Guidobaldi).

Kyrgios era molto fiero di sé, “I am a pretty good player!”, e non aveva nessuna voglia di discutere dei 10.000 dollari di multa presi per aver combinato una delle sue al primo turno con l’inglese uscito dal North Carolina State Paul Jubb che ha alle spalle una doppia tragica storia (entrambi i genitori si sono suicidati).

I media inglesi non lo hanno risparmiato dopo il suo primo turno vinto a fatica, e giocando male, con Jubb. Anche perché, dopo il comportamento già esecrabile sul campo, Kyrgios si era presentato in conferenza stampa con un piatto di sushi e aveva risposto alla maggior parte delle domande con la bocca piena. “Non me l’hanno perdonato sui social – si è lamentato Kyrgios che certo non è mai stato un modello d’eleganza – ‘Oh my God, non ha alcuna educazione…’ hanno scritto- Ma avevo giocato 4 ore e avevo bisogno di mangiare qualcosa. Qualcuno di quelli che hanno scritto ha mai giocato quattro ore di fila? No!”

Appena entrato in sala conferenze Kyrgios era partito all’attacco: “Sono proprio curioso di vedere che cosa mi riservate voi giornalisti oggi…”.

E dopo: “Perché mi fate domande su quanto accaduto 2 giorni fa? Non c’è niente di succoso per oggi? Ho battuto Krajinovic e non vi interessa? Sono ancora in lizza per Wimbledon, parliamo di questo no? Il modo in cui ho giocato …contro un tennista che era in finale al Queen’s e che è uno dei primi 30 del mondo …vi rimetterò al vostro posto!” (qui ho messo insieme un paio di risposte…).

Beh, può piacere o non piacere come tipo, ma certo è unico. Ed è unico anche il suo modo di giocare a tennis quando è ispirato.

Di vederlo contro Tsitsipas sabato sono davvero curioso. Se la vittoria dovesse arrivare dalla solidità mentale scommetterei sul greco. Ma per il tennis invece sull’australiano. Sono curioso di leggere le quote che vi troverà il nostro Luca Chito indagando fra i vari better.

Mi fermo qui per oggi, e dopo aver ricordato quel che sul sito c’è già – tipo la vittoria n.37 di Iga Swiatek che eguaglia Martina Hingis ma anche che ha perso finalmente un set – ho già scritto abbastanza e chiudo con il solito elenco delle teste di serie battute in questi primi due turni fin qui. Il conto totale ve lo lascio fare. Mica posso fare tutto io!

Primo turno
Uomini
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne
7 Collins (Bouzkova)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)
31 Kanepi (Parry)



secondo turno

Uomini

3 Ruud (Humbert)
12 Schwartzman (Broady)
13 Shapovalov (Nakashima)
15 Opelka (van Rijthoven)
17 Bautista Agut (COVID)
26 Krajinovic (Kyrgios)
31 Baez (Goffin)
Donne 
2 Kontaveit (Niemeier)
6 Pliskova (Boulter)
9 Muguruza (Minnen)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

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Editoriali del Direttore

Wimbledon: senza Federer, Berrettini, Medvedev e Zverev, prevedo una finale Djokovic-Nadal

Sarà la delusione per il forfait di Matteo Berrettini, ma in questi Championships in tono minore, se non “esplode” Alcaraz, trionferà la vecchia guardia

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Incontro in sala stampa il collega svizzero Simon Graf, autore di diversi libri su Roger Federer, e all’unisono commentiamo: “Roger arrivava in semifinale nel secondo quarto della metà alta di questo tabellone anche con un ginocchio solo!”.

Gli otto approdati al terzo turno di quel settore sono, scendendo verso il basso, Humbert e Goffin, Tiafoe e Bublik, Norrie e Johnson, Paul e Vesely. La testa di serie più alta fra le sole tre superstiti (Norrie 9, Tiafoe 23 e Paul 30) è, per la gioia degli inglesi (sebbene disperati per le sconfitte di Murray e Raducanu), la n.9 Cameron Norrie che è riuscito a domare soltanto al quinto set lo spagnolo Munar che in 10 partite sull’erba non ne aveva mai vinta una.

Hanno perso Ruud n.3 e Baez n.31 questo mercoledì, Hurkacz n.7 e Dimitrov n.18 lunedì, fatto sta che in semifinale arriverà, probabilmente contro Djokovic che contro Kokkinakis ha giocato molto meglio che contro Kwon, una sorta di outsider, salvo che Norrie debba essere considerato un grande tennista. E francamente io non riesco a considerarlo tale.

 

Gli inglesi faranno il tifo per lui che è nato in Sud Africa (Johannesburg) e cresciuto in Nuova Zelanda a questo punto, perché non gli è rimasto molto altro.

Io comincio a chiedermi se la Raducanu non sia un UFO, un oggetto volante (sui campi da tennis e neppur tanto) non identificato. Ha preso 6-3 6-3 dalla Garcia e dal settembre scorso di quello straordinario US Open – straordinario per lei come per la Fernandez – non ci stati altri momenti di gloria, né per lei né per l’altra ragazza. Un doppio mistero davvero inesplicabile. Sono giovani, dicono tutti, abbiate pazienza.

E noi che ce l’abbiamo con i ripetuti infortuni di Berettini e Sinner, la pazienza abbiamo imparato a coltivarla. Mi sa proprio che dovranno coltivarla anche tutti coloro che pensavano imminente il cambio della guardia solo perché né Djokovic né Nadal sarebbero stati testa di serie n.1 e n.2 in questo torneo se Medvedev e Zverev fossero stati qui.

Io, anche se è dannatamente presto per sbilanciarsi perchè non si è neppure concluso il secondo turno, non riesco francamente a immaginare per questo Wimbledon in tono minore una finale diversa da un Djokovic-Nadal alle prese con la sessantesima sfida, con Nole che cerca di avvicinare i 22 Slam di Rafa e Rafa che vorrebbe raggiungere i 23 (di Serena Williams…ma lui non è superstizioso) e a New York lo Slam.

Se Rafa dice che lui al record degli Slam non ci pensa e non ci tiene, non credeteci. Ci tiene eccome, ma bleffa. Sarebbe anormale che non ci tenesse. Tutti gli sportivi, tutti i campioni, tengono ai record. I record fanno la storia. Rafa ha vinto 14 Roland Garros e sa bene che cosa significa. Facesse il Grande Slam, sfuggito per una partita all’US Open a Djokovic, e si portasse a 24 Slam, figuratevi un po’ che Rafa non ci tenga.


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Ma nella metà sotto gli avversari più temibili, Cilic e Aliassime, non ci sono più. Tsitsipas deve ancora provare di essere forte sull’erba. Un po’ come nella metà sopra Alcaraz. Infatti sia l’uno sia l’altro hanno sofferto al primo turno. Nel secondo Alcaraz ha giocato meglio, ma Greekspor non poteva impensierirlo.

Da chi può perdere Djokovic? Io non riesco a individuare un nome e un cognome. Forse, battuti Kecmanovic nel prossimo derby e uno fra Basilashvili e Van Rijthoven in quello dopo, dal quartetto Sinner-Isner (non è un’anagramma) Otte-Alcaraz, soltanto un Isner che gli servisse 70 aces potrebbe fargli paura. Impossibile? Beh, Isner ne ha serviti 54 al primo turno con Couacaud e 36 con Murray, dal quale aveva perso 8 volte su 8.  Ma stavolta, sebbene un tifoso avesse gridato “Com’on Andy he is older than you!”, perché in effetti il lungo John è due anni più anziano, ma non ha un’anca di metallo. Chissà se rivedremo Andy qua fra un anno. Ma è una domanda che potremmo porci anche per Rafa…

Ma, come accennato sopra, se Djokovic arriva in semifinale l’avversario più forte che può trovare è Norrie. Per questo lo vedo già in finale. Con Nadal. Il quale però forse con Fritz o Cressy (che mi piace molto come gioca su questi campi) potrebbe soffrire più che con Tsitsipas.

Intanto, mentre Elisabetta Cocciaretto non è andata oltre un doppio 6-4 con la Begu, e le nostre donne ce le siamo giocate tutte, Jannik Sinner ha colto la sua seconda vittoria erbosa. In 4 set su Mikael Ymer. Poteva vincere in 3. Avanti due set ha avuto una pausa nel terzo, che pure conduceva con un break di vantaggio, si è fatto riprendere sul 3 pari, ha mancato tante pallebreak… A fine match, dopo il quarto vinto 6-2, si sono contate 19 pallebreak, di cui appena 6 trasformate. Ma il dato forse più interessante è stato vederlo andare a rete 52 volte per fare 38 punti, giocando anche qualche pregevole volee. Certo 4 ace non sono molti, soprattutto se si pensa che Alcaraz ne ha fatti 39 in due partite fra Struff e Griekspoor.  

Io avevo posto ai lettori un quesito nell’editoriale di ieri: per Sinner meglio affrontare Isner o Murray? Ma non avevo espresso il mio parere. Lo faccio oggi. Sapendo che Jannik aveva perso un match su 2 con entrambi (ma anche che quello vinto in Coppa Davis a Torino con Isner è forse quello che conta di meno). Beh, io credo che sull’erba avrebbe sofferto di più i palleggi con Murray che lo aveva messo in difficoltà anche su superfici meno care allo scozzese dell’erba. Mentre sui servizi di Isner, che certamente di ace ne farà tanti, Jannik saprà rispondere quel tanto che basta per fargli qualche break. La risposta è forse il miglior colpo di Jannik…

Oggi intanto seguiremo, nel primissimo pomeriggio, Lorenzo Sonego contro il piccolo francese Hugo Gaston che sull’erba si vedrà parzialmente spuntata l’arma più letale, la sua smorzata (qui le quote del giorno). Lorenzo dovrà attaccarlo a tutto spiano per spuntargliela ancora di più. Lorenzo e Jannik, Jannik e Lorenzo, ci sono rimasti solo loro due. Non è granchè e non sembrano granchè neppure le loro prospettive. Se Sonego vincesse avrebbe poi Nadal. Se vincesse Sinner gli toccherebbe Alcaraz.

Sono saltate fin qui 23 teste di serie, 14 donne e 9 uomini. Le più alte la n.2 Kontaveit e la n.3 Ruud. Eppure non sono grandi sorprese.

primo turno
Uomini – sei
7 Hurkacz (Davidovich Fokina)
6 Aliassime (Cressy)
16 Carreno Busta (Lajovic)
18 Dimitrov (Johnson)
24 Rune (Giron)
28 Evans (Kubler)

Donne – dieci
7 Collins (Bouzkova)
9 Muguruza (Minnen)
14 Bencic (Wang)
18 Teichmann (Tomljanovic)
21 Giorgi (Frech)
22 Trevisan (Cocciaretto)
23 Haddad Maia (Juvan)
27 Putintseva (Cornet)
30 Rogers (Martic)

31 Kanepi (Parry)

secondo turno
Uomini (tre, nove in tutto)
3 Ruud (Humbert)
15 Opelka (van Rijthoven)
31 Baez (Goffin)
Donne  quattro, quattordici in tutto
2 Kontaveit (Niemeier)
10 Raducanu (Garcia)
26 Cirstea (Maria)
29 Kalinina (Tsurenko)

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