ATP Halle: Carreno Busta d’esperienza, Basilashvili vince il duello tra violenti picchiatori da fondo contro Rublev

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ATP Halle: Carreno Busta d’esperienza, Basilashvili vince il duello tra violenti picchiatori da fondo contro Rublev

Rune deve ancora farne di strada sull’erba. Albot continua a dimostrarsi un osso molto duro, ma finalmente il campione del 2021 Humbert si risveglia dal torpore cancellando anche un match point. La tds n. 3 Andrey sorpreso dalle sue stesse armi

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Pablo Carreno Busta - Barcellona 2022 (foto Twitter @bcnopenbs)
 
 

Il programma del Day 1 sul centrale del Terra Wortmann Open – meglio conosciuto come ATP 500 di Halle – si è aperto con la sfida tra la testa di serie numero 6 Pablo Carreno Busta e il rampollo della nuova dinastia tennistica scandinava Holger Rune. Un match tra due giocatori non particolarmente avvezzi all’erba; nel primo caso lo si desume dalla costatazione non lusinghiera dei piazzamenti ottenuti dallo spagnolo a Wimbledon. Infatti, nella carriera del 30enne asturiano, lo Slam sui sacri prati londinesi è stato di gran lunga il Major nel quale ha ottenuto i risultati peggiori; basti pensare che in sei partecipazioni al tabellone principale l’ex n. 10 ATP non ha mai superato il primo turno, a differenza degli ottimi traguardi raggiunti nelle altre prove del Grande Slam: in tre circostanze agli ottavi di Melbourne, due quarti al Roland Garros ed infine le due ciliegine delle semifinali conquistate a Flushing Meadows. Di tutt’altro contenuto, la poca abitudine a calcare questa superficie da parte del classe 2003 danese, visto che tra due settimane sarà al via per i suoi primi Championship.

L’ASTURIANO SI AFFIDA AGLI ANNI ACCUMULATI NEL CIRCUITO, NONOSTANTE NON AMI I PRATI – Alla fine ha prevalso l’esperienza e la, seppur minima, conoscenza dell’erba dell’iberico nonostante essa non si adatti alle sue caratteristiche tecniche. Pablo si è imposto per 6-3 7-6(5) in quasi un’ora e cinquanta di gioco. Il primo momento di svolta dell’incontro si è materializzato nel terzo game: il più lungo del match, dove si sono giocati ben 17 punti. In questo crocevia fondamentale del parziale inaugurale, il n. 19 del ranking ha cancellato addirittura 5 palle break – le prime della partita. La frustrazione per le occasioni mancate, ha innervosito parecchio il fumantino Next Gen del Nord Europa, che nel gioco immediatamente successivo ha concesso il break all’avversario. Il quale, ringraziando del gentile omaggio, non si è impietosito del più giovane contendente e senza fare sconti si è issato sul 4-1; assestando un parziale di tre game dall’1-1. Holger si è scosso e quantomeno ha interrotto l’emorragia, rimanendo in scia del n. 3 di Spagna. Ciò nonostante il 19enne di Copenaghen ha dovuto comunque fronteggiare altre due opportunità di allungo a marca spagnola, sforzo che però si è rivelato assolutamente futile visto che Carreno ha gestito abilmente il vantaggio fino ad incamerare la frazione dopo 47 minuti. Il secondo set è stato decisamente più equilibrato, con i servizi – come si conviene a scontri su questa superficie – maggiormente efficaci a tal punto dar far sì che sino alle fasi conclusive del parziale non si è vista neanche l’ombra di un break point e con i ribattitori che hanno raccolto le briciole: un solo game ai vantaggi.

Poi giunti al nono game, ecco che all’improvviso le battute iniziano nuovamente a scricchiolare; in verità però è sempre il medesimo turno di servizio ad essere in difficoltà, quello di Rune. Il n. 28 del mondo si salva sia sul 4-4, che sul 5-5, riuscendo a prolungare il match. Ma in realtà si rivelerà, semplicemente, un protrarre il proprio stato agonizzante; poiché al tie-break l’ex Top Ten chiuderà la contesa portandosi rapidamente sul 5-2, come accaduto nel punteggio regolare del set d’apertura, per poi sigillare definitivamente la vittoria al primo match point per 7 punti a 5, dopo aver sfondato la durata dell’ora di gioco nella frazione. Molto curiosa la questione relativa alle statistiche, dati perfettamente identici con la prima di servizio: entrambi hanno messo in campo il 72% di prime, di cui ne hanno convertite il 73%. Sembra assurdo, ma anche i numeri, per ciò che concerne la risposta alla prima; sono uguali: 27%. Ciò che ha fatto realmente la differenza, e dove difatti si riscontrano delle diversità numeriche; sono i dati sia in battuta che in risposta con la seconda: a favore del vincitore; il 61% contro il 50% di punti vinti con il fondamentale d’inizio gioco; il 50% a fronte del 39% di punti ottenuti in ribattuta. Infine, altro carattere statistico accomunante, la poca capacità di trasformare le palle break: 1/7 per l’iberico contro il terrificante 0/5 del danese. Prima dello sconto odierno, un solo confronto diretto: quarti di finale dell’ATP 250 di Metz (veloce al coperto) con gioia del tennista di Gijon per 6-4 al terzo.

 

A seguire sono scesi in campo, sempre in una condizione di gioco indoor dovuta alla chiusura del tetto, la tds n. 3 Andrey Rublev e il bollente colpitore georgiano Nikoloz Basilashvili. Il favorito della vigilia era sicuramente il 24enne moscovita, sia per il fatto di aver raggiunto un ottavo di finale in quel di Church Road lo scorso ma soprattutto per via della finale ottenuta esattamente un anno fa sugli stessi campi della Renania Settentrionale. Dall’altra parte, invece, un giocatore capace di qualificarsi al massimo per un terzo turno a Wimbledon, ma nel lontano 2015. Inoltre anche i precedenti spingevano per un successo dell’ex n. 5, considerando che dopo che il 30enne di Tbilisi ha vinto i primi due confronti diretti: nel 2019 al ‘250’ di Doha ed in particolare sempre nella stessa stagione, nell’ultimo atto del ‘500’ di Amburgo; il tennista senza bandiera si è portato a casa i restanti tre: tre anni fa nel Masters 1000 di Cincinnati; nel 2020 nel ‘500’ di Rotterdam; ed infine nel loro ultimo H2H, certamente il più attendibile, proprio nelle semifinali della passata edizione del torneo della Wesfalia con affermazione in tre set per Rublev.

NIKOLOZ CONTRO I PRECEDENTI, SI VENDICA DELLA SCONFITTA DELL’ANNO SCORSO – A discapito di tutte queste motivazioni che lo vedevano recitare il ruolo dell’underdog; il n. 25 ATP si è preso la rivincita della sconfitta di un anno fa accedendo al secondo round con lo score di 7-6(1) 6-4 in oltre un’ora e venti. A partire meglio dai blocchi, in verità, è stato il n. 8 delle classifiche; che pronti via si è issato sul 2-0. Non è tardata ad arrivare la reazione del finalista di Indian Wells 2021, che non solo ha ha rimesso in careggiata la sfida; ma si è permesso perfino di ribaltare l’inerzia vincendo 5 giochi consecutivi e strappando per due volte di fila il servizio al proprio avversario. Prima frazione indirizzata? Macché, tutt’altro: altro filotto di game, questa volta di matrice russa che dal 2-5 sotto si riporta in parità. Inevitabile, a quel punto, che l’epilogo fosse il gioco decisivo; dove però non c’è stata partita: un totale assolo del georgiano, che veleggia velocemente sul 6-0, suggellando un tie-break letteralmente dominato al secondo set point dopo 51 minuti di partita.

IN UNO SCONTRO TRA GIOCATORI CON CARATTERISTICHE SIMILI, HA PREVALSO CHI HA AVUTO MENO PASSAGGI A VUOTO – Come nel precedente incontro, anche in questo caso, l’andatura del secondo set è molto più tirata: una sola palla break maturata nel quinto game, però decisiva per l’esito finale della partita. L’ex n. 16 ha amministrato con dovizia il break di vantaggio, senza andare in iper-confidenza con le sue mattonate da fondo, situazione che quando si verifica lo manda fuori giri e gli costa diversi momenti di blackout; e poteva anche mettere fine al match in risposta sul 5-3. Ma Andrey con orgoglio ha frantumato il match point, che però ha rimandato solo di qualche minuto un ko che oramai era pura formalità, all’interno di un parziale dispiegatosi in poco più di 30 minuti. Il differenziale sul piano statistico è stato definito dalla resa con la seconda di servizio: solamente il 27% per la tds n. 3 a fronte di un buon 55% di Nikoloz. Percentuale, invece, speculare sui punti ottenuti con la prima (80% Russia, 81% Georgia). Nonostante una maggiore corposità di prime scagliate in campo (61% contro 54%) e perfino la doccia cifra a livello di ace (10), Rublev si è arreso alla freddezza di Basilashvili; quest’ultimo capace di opporsi a quattro break point su 6 e comunque in grado di mandare a referto un numero rilevante di ace (6). Dunque oltre ad essersi preso la vendetta; il Top 30, cresciuto negli States, pareggia il computo dei faccia a faccia sul 3-3. Probabilmente ha anche influenzato, l’andamento dell’incontro, la maggiore confidenza con la superficie del georgiano; avendo lui giocato il Boss Open; – ha superato Musetti al debutto, per poi venire eliminato in rimonta per mano di Nick Kyrgios mentre per il russo era il primo evento del 2022 sui prati.

HUMBERT: LA CRISI SENZA SOLUZIONE DI CONTINUITÀ TROVA FINALMENTE LA PROPRIA INTERRUZIONE, O QUANTOMENO UNA TREGUA – In calce all’articolo, dobbiamo darvi conto di una doverosa segnalazione: il ritorno alla vittoria dopo tre sconfitte consecutive del campione in carica Ugo Humbert, garantendo così la presenza di almeno uno dei due finalisti della passata stagione al secondo turno. L’aria tedesca e trionfale di Halle – dove lo scorso anno il francese si era imposto con un percorso fantascientifico eliminando nell’ordine Sascha Zverev, Seb Korda, un erbivoro d’eccezione come Felix Auger-Aliassime e dulcis fundo, come ricordato poc’anzi , il rullante mazzolatore russoriesce a porre fine alla crisi senza ritorno della stagione in corso o quantomeno a dare una tregua alle peripezie dell’ex n. 25, – tra le quali, anche il Covid post Australian Open – nell’ambiente che finora gli ha dato più soddisfazioni nella carriera e nel quale proverà ad avviare un percorso di continuità positivo e vincente. Nel frattempo, con il successo odierno ha raccolto la sesta vittoria – nessuna consecutiva – in 21 match disputati nel 2022. Ebbene, proprio sull’amata erba, il 23enne di Metz si ritrova, riuscendo a spuntarla rimontando in tre set il moldavo Radu Albot che aveva già ben figurato e per certi versi impressionato contro un finalista di Wimbledon come Berrettini, la scorsa settimana a Stoccarda per (4)6-7 7-6(4) 7-5 in un autentica battaglia senza mezze misure di oltre due ore e quaranta di partita. Nel primo set, i servizi sono stati dominanti con un solo turno di battuta difficoltoso; quello a metà parziale del qualificato n. 116 ATP, fra l’altro anche l’unico ad essersi deciso ai vantaggi. Giunti poi al tie-break, Ugo è partito molto deciso e determinato; ma sul 2-0 la scarsa fiducia derivante dalle tante sconfitte stagionali e il non saper più riconoscere e assaporare il gusto della vittoria sono riaffiorati tutti in una volta.

UGO TORNA A VINCERE, NEL SUO GIARDINO PREDILETTO, E NEL MODO PIU GODURIOSO: CANCELLANDO UN MATCH POINT – Dopo aver sprecato un mini-break di vantaggio, essere scivolato sotto e aver rimesso nuovamente in equilibrio il punteggio; nel nono punto del tie-break ha fornito su un piatto d’argento l’opportunità al 32enne di Chisinau – che non ci ha pensato due volte, nel concretizzare la ghiotta occasione concessagli – di portarsi avanti di un set dopo 48 minuti. Sicuramente l’aspetto maggiormente positivo della prestazione del n. 50 del mondo, al di là del vitale ritorno al successo, è stata la capacità di lottare e provarci sino alla fine – non si è fatto prendere dallo sconforto quando si è trovato ad inseguire – restando nel match per tutta la sua durata. Il talentuoso mancino – a dimostrazione di questo spirito combattivo messo sul campo – cancella due palle break sul 4-4 ed una pericolosissima sul 5-6, che dunque corrispondeva ad un match point. Al gioco decisivo è questa volta lui il primo ad andare sotto, ma allo stesso tempo anche a rimontare poco dopo per il 5-2. Tenuti gli ultimi due servizi del tie-break ha rimandato il verdetto alla terza frazione (sfondato il muro dell’ora di gioco in questo set). Il terzo set si rivela una battaglia psicologica, uno scontro tremendo; dove nessuno vuole azzardare per non rischiare di scoprire il fianco all’avversario e subire il colpo definitivo: 0 palle break, un solo game ai vantaggi – Albot, sul 1-0 Humbert – fino al momento clou. Nel dodicesimo gioco, la volontà spasmodica del n. 2 di Francia di avvertire di nuovo l’ebbrezza del trionfo, piega la resistenza dell’agile moldavo. Humbert può finalmente esultare e lasciarsi andare alla gioia più irrefrenabile e sconfinata, ma nonostante l’insuccesso continuano le buone prestazioni da parte dell’ex n. 39, che si conferma cagnaccio inossidabile su questa superficie.

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ATP Cincinnati, Nadal: “Devo entrare in modalità Slam per essere pronto a New York”

“Adesso farò qualche test per vedere se l’addome è nello stato in cui dovrebbe essere”. Dopo la terza sconfitta patita in carriera contro Borna Coric, il n. 3 ATP si proietta verso l’ultimo Slam dell’anno non dimenticando però di salvaguardare sempre il suo corpo

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Rafael Nadal - Cincinnati 2022 press conference

Rafael Nadal al ritorno alle competizioni dopo più di un mese di assenza forzata, per via dell’infortunio all’addome subito in occasione dei quarti di finale di Wimbledon contro Taylor Fritzvinti eroicamente nonostante l’evidente menomazione – e il recente forfait di Montreal a causa di un leggero riacutizzarsi del problema, è stato immediatamente eliminato all’esordio dal croato Borna Coric dopo quasi tre ore di partita per 6-3 al terzo set. Il n.152 ATP in gara grazie la ranking protetto, non è la prima volta che sorprende il maiorchino e peraltro neanche la prima al Western & Southern Open: il finalista 2016 di Shanghai s’impose infatti a Basilea nel 2014 e a Cincinnati due anni più tardi, mentre Rafa ebbe la meglio allo Us Open 2015 e a Montreal 2017.

Proprio l’imminente Slam newyorchese è stato il principale tema di dibattito con i giornalisti presentatisi in sala stampa nel post match; con il 22 volte campione Major che è conscio di dover alzare il livello in vista di Flushing Meadows. Una tematica ricorrente è stata poi la situazione fisica del campione spagnolo, da monitorare costantemente, il quale si è detto fiducioso ma comunque cauto poiché sente ancora dolore e quindi inevitabilmente ci saranno altri esami di routine a cui sottoporsi. Per ciò che concerne il KO rimediato in Ohio, secondo Nadal pesano i due set point non sfruttati nel tie-break del 1° set e in generale la poca aggressività messa in campo, una sconfitta che lo estromette immediatamente da un torneo con il quale non ha mai trovato un grande feeling: in 16 partecipazioni, soltanto in tre occasioni ha raggiunto la semifinale, trionfando nel 2013 in una delle migliori stagioni della sua carriera. Probabilmente le condizioni umide e rapide, a livello di superficie, come gli è sempre accaduto anche a Miami non hanno mai permesso di ammirare in Ohio la miglior versione del Toro di Manacor.

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D: Cos’hai trovato incoraggiante e cosa scoraggiante nel tuo gioco, dopo la performance di oggi?

Rafael Nadal: “È difficile da dire, sicuramente però prenderò un sacco di cose positive, ma ho bisogno di migliorare. Devo allenarmi perché ho bisogno di tornare al meglio e per farlo ho bisogno solamente di gironi da dedicare alle sedute di allenamento. Per quanto riguarda il match, ovviamente ho avuto le mie possibilità, soprattutto all’inizio. Nel tiebreak ho avuto due importanti opportunità con due set point che ho giocato terribilmente. E poi, sì, ho giocato un brutto terzo set. Questo è il tennis, specialmente in queste circostanze contro un giocatore che ha servito così bene, nonostante ciò ho avuto la mia occasione per andare avanti all’inizio del terzo con quel 30-30 ma ho giocato un paio di punti terribili. Dunque sarebbe stato certamente meglio per me vincere, perché quando torni dopo un periodo di lontananza dalle competizioni, se riesci a vincere già la prima partita, poi le cose vanno meglio. Ma purtroppo non è stato il caso di oggi [ieri, ndr]. Un giorno accadrà.

Ovviamente sono tornato tantissime volte a competere dopo aver affrontato degli infortuni e ho sempre raccolto aspetti positivi. Tuttavia nel caso specifico, nella partita odierna non ero abbastanza pronto per vincere e come ho già detto, credito a Borna [Coric, ndr] che ha giocato con molto coraggio. Lui ha servito davvero bene, io non altrettanto perché se non sei in grado di giocare il più aggressivo possibile e di prendere un vantaggio che poi porta a crearti un’opportunità, è davvero dura portare a casa l’incontro. Ma fa parte di questo sport, ho semplicemente perso un match, si va avanti. Conosco la strada e la cosa principale per me è rimanere in salute. L’ultimo periodo è stato difficile da gestire, onestamente. In particolare l’ultimo mese e mezzo non è stato affatto facile, perché avendo questa lesione all’addome, non sai mai quando sarai al 100% e supererai definitivamente il problema, e certamente ciò influisce sulla tua sicurezza nel servire. Quindi mi ero detto prima del torneo, che avrei dovuto fare un passo avanti ed è successo, il gioco è stato fatto come si doveva, ma ben fatto da parte sua“.

D: Come ti senti fisicamente? Ovviamente hai servito molto oggi. Come ti sei sentito in campo?

Rafael Nadal: “Per certi versi è difficile d’analizzare, perché quando hai la cicatrice, allora la linea è molto sottile. Poiché quando hai quel tipo di cicatrice non hai abbastanza flessibilità, e senti anche di più il dolore. Ma non sai se lo senti per questo motivo, o perché qualcosa non è andato come sarebbe dovuto andare. Quindi devi prenderti cura del tuo corpo, in ogni singolo momento. Così probabilmente farò qualche test dopo questo torneo, per confermare che tutto rimanga come io e il mio team vogliamo. Ma io sono positivo, sono stato in grado fisicamente di avere una settimana di allenamento qui, facendo del mio meglio in ogni singolo giorno e migliorando il mio livello di girono in giorno, e sinceramente mi sono allenato per tutta la settimana ad un livello superiore di quello espresso oggi. Ma sì, non succede nulla. Certo che è meglio vincere, tuttavia allo stesso tempo rimane ovviamente ancora una settimana e mezza prima di New York. Poi dire che sono triste di non aver giocato bene qui, è ovvio visto che questo torneo è abbastanza importante per me ma al momento devo andare avanti mentalmente. Dal punto di vista dell’allenamento, ho bisogno d’iniziare a proiettarmi verso lo Us Open, devo entrare in modalità Slam allenandomi nel modo in cui ho bisogno affinché possa essere competitivo fin dall’inizio lì, e spero di essere in grado di farlo accadere”.

D: Questo è stato un torneo difficile per te in passato in termini di risultati. New York invece ti ha visto avere un grande feeling recentemente con lo US Open. Come pensi che Flushing Meadows tiri fuori da te il meglio? Non vedi l’ora di riprovare quelle sensazioni?

Rafael Nadal: “È difficile parlarne. Ma è vero che questo torneo non è stato mai il più facile per me durante tutta la mia carriera tennistica, anche se sono riuscito a vincere un anno, però era l’anno in cui stavo ottenendo quasi tutto. Poi ho disputato un altro paio di semifinali. È vero comunque, per qualche strana ragione, che in questo torneo non ho mai avuto le migliori sensazioni, ma dall’altra parte mi sono sempre sentivo ben accolto qui in tutti l’edizioni a cui ho preso parte. Non potrò ringraziare mai abbastanza l’organizzazione per avermi sempre reso le cose molto facili. Io cerco di fare del mio meglio, ogni volta che scendo in campo; loro lo sanno e mi dispiace di essere fuori già al primo turno, ma questo è il tennis, questo è il nostro sport. L’altro avversario gioca bene, e se gioca meglio di te vai a casa.

Per quanto riguarda New York, non lo so. È un Grande Slam, è un torneo diverso dagli altri. Ma allo stesso tempo è sempre tennis, se non giocherò bene, probabilmente avrò lo stesso destino di qui. Tuttavia conosco perfettamente il modo in cui mi devo comportarmi per ottenere un risultato diverso. È vero che quando arriverò allo Us Open, avrò già due settimane e mezzo nel Tour allenandomi con gli altri i ragazzi, e questo mi permetterà di essere pronto per battaglie al quinto set. Ero in grado di giocare solo due set, prima di questa partita negli ultimi 40 giorni. Quindi, sì, questa è la chiave. Poi non bisogna dimenticarsi che oggi ho giocato contro un avversario duro, il quale mi aveva già battuto in passato, quindi sapeva come farlo. E’ un tennista estremamente coraggioso in campo, un lottatore. Ha attraversato alcuni momenti difficili, nell’ultimo periodo, con anche degli infortuni, perciò sono felice di rivederlo a questo livello. Per quanto riguarda me, devo andare avanti e iniziare a pensare all’energia, che saprà darmi la folla a New York. So che è un posto molto speciale per me, e mi piace. Ho vissuto alcuni momenti della mia carriera lì indimenticabili e farò del mio meglio ogni singolo giorno per essere pronto per questo evento”.

D: Lo US Open è l’unico dei tornei del Grande Slam che ha le palline diverse per uomini e donne. Alcune tenniste non sono particolarmente felici di questo. Vorrebbero giocare con la stessa pallina degli uomini. Mi chiedevo se mai avessi davvero provato le palle femminili…

Rafael Nadal: “Non lo so. Non ne ho idea onestamente. Vedo che la pallina femminile ha il numero in rosso. Le nostre hanno il numero in nero. Ma ovviamente non ho mai utilizzato quelle femminili, perché mi alleno con la palla con cui giocherò in partita. Ma non credo sia affatto un argomento importante (sorridendo)”.

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Andy Murray: “Non so se annuncerei il ritiro o se mi fermerei e basta”

“Serena William? È il momento di festeggiarla e celebrare tutto quello che ha fatto”. Intanto Murray perseguitato dai crampi: “Sono preoccupato, non so perché si verifichino”

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Andy Murray in allenamento all'ATP Sydney 2022 (Credit: @AustralianOpen on Twitter)

Come Fognini contro Rublev, in contemporanea Andy Murray ieri ha subìto un trattamento simile per mano del suo connazionale Cameron Norrie. Lo scozzese infatti ha perso 3-6 6-3 6-4 dopo un gran match lottato. “Da parte mia ritengo che in certi momenti abbia giocato molto bene, in altri no” ha commentato subito Murray in conferenza stampa. “La mia consistenza forse non è stata come avrei voluto. Ma a tratti c’è stato del tennis positivo. Ho sicuramente avuto diverse opportunità per vincere la partita”. In ogni caso è stato il numero 11 del mondo a spuntarla, lasciando allo scozzese solo la soddisfazione per la bella prestazione e qualche preoccupazione per il problema crampi, sempre più insistente nelle ultime settimane.

“Non so il perché. Penso che praticamente ogni giocatore di tennis nella sua carriera abbia avuto problemi di crampi in questo tipo di condizioni, specie a Newport, Washington e qui. Ma il fatto che si ripresentano per me è una grande preoccupazione. Non è qualcosa che ho veramente sperimentato in passato; non costantemente in numerosi tornei. Non è facile giocare quando ti prende così male com’è stato alla fine. Credo che abbia avuto un impatto sulla fine della partita. Non dico che avrei vinto di sicuro la partita, ma sicuramente ha influito un po’ sul modo in cui ho giocato proprio alla fine, sai, dalla metà di quel set. Lo stesso è successo contro Stan, e sono stato fortunato a superare la cosa. A Newport poi, sono stato davvero fortunato perché è successo nell’ultimo set ed ero in vantaggio. È una grande preoccupazione per me, qualcosa che devo affrontare e trovare una soluzione. Nessuno sa esattamente perché si verificano i crampi, ci sono molte ragioni, se è idratazione, se è il cibo che hai ingerito, se è stanchezza e mancanza di condizionamento, stress. Quindi devo cercare di capire cosa sta succedendo”.

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Ben presto il discorso si sposta su Serena Williams, campionessa che ha da poco annunciato il ritiro. A Cincinnati è stata sconfitta dalla britannica Emma Raducano, ed Andy le ha fatto i complimenti per come ha affrontato la veterana battendola 6-4 6-0. Sulla notizia del ritiro dal tennis da parte di Serena – decisione sulla quale anche lui aveva meditato parecchio in passato – Murray si è espresso così: “È ovviamente triste, ma poi succede a tutti i giocatori a un certo punto. Non ha giocato molto negli ultimi anni, quindi era qualcosa di prevedibile. Ma quando ascolti la notizia, è sempre triste quando succede a dei grandi giocatori – perché anch’io penso che non sembrino normali quei giocatori – ti aspetti che siano in grado di andare per sempre. Quindi quando si fermano è ovviamente un giorno triste. Si spera che nei prossimi 10 giorni, o due, tre settimane insomma, la sua carriera venga davvero ben celebrata e non che sia necessariamente un momento triste; bensì probabilmente è il momento di festeggiarla e celebrare tutto quello che ha fatto per lo sport, perché è stata immensa. Non so quanti altri giocatori abbiano avuto quel tipo di impatto sul gioco. Forse Billie Jean King probabilmente. Ma sì, è stata fantastica per il tennis e, come ho detto, sarà triste. Ma sì, speriamo che tutti si mettano dietro di lei e celebrino la sua carriera nelle prossime settimane”.

Come detto, all’Australian Open 2019 Andy Murray aveva di fatto annunciato il suo ritiro, salvo poi ricorrere all’operazione all’anca che gli permette di stare in campo anche ora. Dunque in qualche modo lo scozzese ha provato sulla sua pelle la sensazione del ritiro e la domanda esce spontanea: come vorrebbe ritirarsi un giocatore? “È difficile. Ovviamente quando ho avuto problemi di infortunio qualche anno fa e non sapevo se sarei stato in grado di giocare, forse avevo sempre pensato di finire la mia carriera nel Regno Unito o cose simili. Ma quando ho giocato quella partita contro Bautista, come ho detto alla mia squadra, se era davvero così e non avrei potuto giocare di nuovo, sarei stato più che felice che quella fosse stata la mia ultima partita, perché sì, è stata un’atmosfera fantastica, è stata una grande partita, sai, ho pensato a questo fino alla fine, fino a quando alla fine non riuscivo letteralmente a camminare e ho lasciato tutto in campo. Per me sarebbe andato bene se fosse finita così“.

“Penso che quando annunci che ti ritirerai immagino che anche psicologicamente sia abbastanza difficile. C’è molta pressione, anche perché vuoi giocare bene e tutti – visto che sono gli ultimi due tornei – probabilmente aggiungono molto stress sulla prestazione, anche solo l’intera situazione. Quindi non lo so. Non lo so davvero, ad essere onesti. Non so se annuncerei qualcosa o se mi fermerei e basta. Non lo so.”

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ATP Cincinnati, Sinner: “Sono io che mi metto pressione perchè voglio sempre vincere”

Jannik Sinner dopo la vittoria contro Miomir Kecmanovic: “Non è bello vincere per ritiro, ma penso di essermi mosso bene”

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Jannik Sinner - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

(dal nostro inviato a Cincinnati)

Buona vittoria oggi per te Jannik. Sei riuscito a rispondere con costanza e a metterlo spesso sotto pressione. Quali sono state le tue sensazioni in campo oggi rispetto alla partita contro Kokkinakis?

Sicuramente non è il modo più bello vincere per ritiro del tuo avversario, penso in generale di essermi mosso bene. Solamente un game che ho giocato mi ha fatto arrabbiare quando mi ha fatto il break a zero all’inizio. In generale comunque è stata una partita positiva.

 

È successo tutto abbastanza velocemente. Hai saputo la ragione per cui Kecmanovic si è ritirato? Sei riuscito a parlargli?

Sono riuscito a scambiarci due parole dopo la partita ma preferisco non dire nulla e che rimanga una cosa tra giocatori.

Prima volta per te in ottavi a Cincinnati e domani troverai Auger Aliassime. Avete giocato solo una volta a Madrid qualche mese fa, come vedi questa sfida?

Con lui è sempre una partita difficile. La scorsa volta a Madrid ha giocato sicuramente bene lui, non mi ha lasciato alcuna chance ma domani saranno condizioni diverse in una superficie differente. Oggi ha fatto una gran partita contro De Minaur, mi farò trovare pronto.

In Italia le aspettative sono sempre molto alte. Inoltre si fa molto presto a passare da entusiasmo a delusione e viceversa. Leggi ciò che viene scritto o cerchi di isolarti da tutto e tutti?

La pressione c’è e alla fine non è nemmeno un problema. Io cerco di vedere sempre il lato positivo delle cose, se ricevo molta attenzione vuol dire che sto facendo le cose in maniera giusta. Io conosco il percorso da seguire, oggi ho sbagliato delle cose che già da domani cercherò di migliorare. La pressione me la metto io perché voglio sempre vincere. È chiaro che in Italia c’è tanta pressione ma ora non mi addentro in questa questione.

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