ATP Halle: Carreno Busta d’esperienza, Basilashvili vince il duello tra violenti picchiatori da fondo contro Rublev

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ATP Halle: Carreno Busta d’esperienza, Basilashvili vince il duello tra violenti picchiatori da fondo contro Rublev

Rune deve ancora farne di strada sull’erba. Albot continua a dimostrarsi un osso molto duro, ma finalmente il campione del 2021 Humbert si risveglia dal torpore cancellando anche un match point. La tds n. 3 Andrey sorpreso dalle sue stesse armi

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Pablo Carreno Busta - Barcellona 2022 (foto Twitter @bcnopenbs)
 

Il programma del Day 1 sul centrale del Terra Wortmann Open – meglio conosciuto come ATP 500 di Halle – si è aperto con la sfida tra la testa di serie numero 6 Pablo Carreno Busta e il rampollo della nuova dinastia tennistica scandinava Holger Rune. Un match tra due giocatori non particolarmente avvezzi all’erba; nel primo caso lo si desume dalla costatazione non lusinghiera dei piazzamenti ottenuti dallo spagnolo a Wimbledon. Infatti, nella carriera del 30enne asturiano, lo Slam sui sacri prati londinesi è stato di gran lunga il Major nel quale ha ottenuto i risultati peggiori; basti pensare che in sei partecipazioni al tabellone principale l’ex n. 10 ATP non ha mai superato il primo turno, a differenza degli ottimi traguardi raggiunti nelle altre prove del Grande Slam: in tre circostanze agli ottavi di Melbourne, due quarti al Roland Garros ed infine le due ciliegine delle semifinali conquistate a Flushing Meadows. Di tutt’altro contenuto, la poca abitudine a calcare questa superficie da parte del classe 2003 danese, visto che tra due settimane sarà al via per i suoi primi Championship.

L’ASTURIANO SI AFFIDA AGLI ANNI ACCUMULATI NEL CIRCUITO, NONOSTANTE NON AMI I PRATI – Alla fine ha prevalso l’esperienza e la, seppur minima, conoscenza dell’erba dell’iberico nonostante essa non si adatti alle sue caratteristiche tecniche. Pablo si è imposto per 6-3 7-6(5) in quasi un’ora e cinquanta di gioco. Il primo momento di svolta dell’incontro si è materializzato nel terzo game: il più lungo del match, dove si sono giocati ben 17 punti. In questo crocevia fondamentale del parziale inaugurale, il n. 19 del ranking ha cancellato addirittura 5 palle break – le prime della partita. La frustrazione per le occasioni mancate, ha innervosito parecchio il fumantino Next Gen del Nord Europa, che nel gioco immediatamente successivo ha concesso il break all’avversario. Il quale, ringraziando del gentile omaggio, non si è impietosito del più giovane contendente e senza fare sconti si è issato sul 4-1; assestando un parziale di tre game dall’1-1. Holger si è scosso e quantomeno ha interrotto l’emorragia, rimanendo in scia del n. 3 di Spagna. Ciò nonostante il 19enne di Copenaghen ha dovuto comunque fronteggiare altre due opportunità di allungo a marca spagnola, sforzo che però si è rivelato assolutamente futile visto che Carreno ha gestito abilmente il vantaggio fino ad incamerare la frazione dopo 47 minuti. Il secondo set è stato decisamente più equilibrato, con i servizi – come si conviene a scontri su questa superficie – maggiormente efficaci a tal punto dar far sì che sino alle fasi conclusive del parziale non si è vista neanche l’ombra di un break point e con i ribattitori che hanno raccolto le briciole: un solo game ai vantaggi.

Poi giunti al nono game, ecco che all’improvviso le battute iniziano nuovamente a scricchiolare; in verità però è sempre il medesimo turno di servizio ad essere in difficoltà, quello di Rune. Il n. 28 del mondo si salva sia sul 4-4, che sul 5-5, riuscendo a prolungare il match. Ma in realtà si rivelerà, semplicemente, un protrarre il proprio stato agonizzante; poiché al tie-break l’ex Top Ten chiuderà la contesa portandosi rapidamente sul 5-2, come accaduto nel punteggio regolare del set d’apertura, per poi sigillare definitivamente la vittoria al primo match point per 7 punti a 5, dopo aver sfondato la durata dell’ora di gioco nella frazione. Molto curiosa la questione relativa alle statistiche, dati perfettamente identici con la prima di servizio: entrambi hanno messo in campo il 72% di prime, di cui ne hanno convertite il 73%. Sembra assurdo, ma anche i numeri, per ciò che concerne la risposta alla prima; sono uguali: 27%. Ciò che ha fatto realmente la differenza, e dove difatti si riscontrano delle diversità numeriche; sono i dati sia in battuta che in risposta con la seconda: a favore del vincitore; il 61% contro il 50% di punti vinti con il fondamentale d’inizio gioco; il 50% a fronte del 39% di punti ottenuti in ribattuta. Infine, altro carattere statistico accomunante, la poca capacità di trasformare le palle break: 1/7 per l’iberico contro il terrificante 0/5 del danese. Prima dello sconto odierno, un solo confronto diretto: quarti di finale dell’ATP 250 di Metz (veloce al coperto) con gioia del tennista di Gijon per 6-4 al terzo.

 

A seguire sono scesi in campo, sempre in una condizione di gioco indoor dovuta alla chiusura del tetto, la tds n. 3 Andrey Rublev e il bollente colpitore georgiano Nikoloz Basilashvili. Il favorito della vigilia era sicuramente il 24enne moscovita, sia per il fatto di aver raggiunto un ottavo di finale in quel di Church Road lo scorso ma soprattutto per via della finale ottenuta esattamente un anno fa sugli stessi campi della Renania Settentrionale. Dall’altra parte, invece, un giocatore capace di qualificarsi al massimo per un terzo turno a Wimbledon, ma nel lontano 2015. Inoltre anche i precedenti spingevano per un successo dell’ex n. 5, considerando che dopo che il 30enne di Tbilisi ha vinto i primi due confronti diretti: nel 2019 al ‘250’ di Doha ed in particolare sempre nella stessa stagione, nell’ultimo atto del ‘500’ di Amburgo; il tennista senza bandiera si è portato a casa i restanti tre: tre anni fa nel Masters 1000 di Cincinnati; nel 2020 nel ‘500’ di Rotterdam; ed infine nel loro ultimo H2H, certamente il più attendibile, proprio nelle semifinali della passata edizione del torneo della Wesfalia con affermazione in tre set per Rublev.

NIKOLOZ CONTRO I PRECEDENTI, SI VENDICA DELLA SCONFITTA DELL’ANNO SCORSO – A discapito di tutte queste motivazioni che lo vedevano recitare il ruolo dell’underdog; il n. 25 ATP si è preso la rivincita della sconfitta di un anno fa accedendo al secondo round con lo score di 7-6(1) 6-4 in oltre un’ora e venti. A partire meglio dai blocchi, in verità, è stato il n. 8 delle classifiche; che pronti via si è issato sul 2-0. Non è tardata ad arrivare la reazione del finalista di Indian Wells 2021, che non solo ha ha rimesso in careggiata la sfida; ma si è permesso perfino di ribaltare l’inerzia vincendo 5 giochi consecutivi e strappando per due volte di fila il servizio al proprio avversario. Prima frazione indirizzata? Macché, tutt’altro: altro filotto di game, questa volta di matrice russa che dal 2-5 sotto si riporta in parità. Inevitabile, a quel punto, che l’epilogo fosse il gioco decisivo; dove però non c’è stata partita: un totale assolo del georgiano, che veleggia velocemente sul 6-0, suggellando un tie-break letteralmente dominato al secondo set point dopo 51 minuti di partita.

IN UNO SCONTRO TRA GIOCATORI CON CARATTERISTICHE SIMILI, HA PREVALSO CHI HA AVUTO MENO PASSAGGI A VUOTO – Come nel precedente incontro, anche in questo caso, l’andatura del secondo set è molto più tirata: una sola palla break maturata nel quinto game, però decisiva per l’esito finale della partita. L’ex n. 16 ha amministrato con dovizia il break di vantaggio, senza andare in iper-confidenza con le sue mattonate da fondo, situazione che quando si verifica lo manda fuori giri e gli costa diversi momenti di blackout; e poteva anche mettere fine al match in risposta sul 5-3. Ma Andrey con orgoglio ha frantumato il match point, che però ha rimandato solo di qualche minuto un ko che oramai era pura formalità, all’interno di un parziale dispiegatosi in poco più di 30 minuti. Il differenziale sul piano statistico è stato definito dalla resa con la seconda di servizio: solamente il 27% per la tds n. 3 a fronte di un buon 55% di Nikoloz. Percentuale, invece, speculare sui punti ottenuti con la prima (80% Russia, 81% Georgia). Nonostante una maggiore corposità di prime scagliate in campo (61% contro 54%) e perfino la doccia cifra a livello di ace (10), Rublev si è arreso alla freddezza di Basilashvili; quest’ultimo capace di opporsi a quattro break point su 6 e comunque in grado di mandare a referto un numero rilevante di ace (6). Dunque oltre ad essersi preso la vendetta; il Top 30, cresciuto negli States, pareggia il computo dei faccia a faccia sul 3-3. Probabilmente ha anche influenzato, l’andamento dell’incontro, la maggiore confidenza con la superficie del georgiano; avendo lui giocato il Boss Open; – ha superato Musetti al debutto, per poi venire eliminato in rimonta per mano di Nick Kyrgios mentre per il russo era il primo evento del 2022 sui prati.

HUMBERT: LA CRISI SENZA SOLUZIONE DI CONTINUITÀ TROVA FINALMENTE LA PROPRIA INTERRUZIONE, O QUANTOMENO UNA TREGUA – In calce all’articolo, dobbiamo darvi conto di una doverosa segnalazione: il ritorno alla vittoria dopo tre sconfitte consecutive del campione in carica Ugo Humbert, garantendo così la presenza di almeno uno dei due finalisti della passata stagione al secondo turno. L’aria tedesca e trionfale di Halle – dove lo scorso anno il francese si era imposto con un percorso fantascientifico eliminando nell’ordine Sascha Zverev, Seb Korda, un erbivoro d’eccezione come Felix Auger-Aliassime e dulcis fundo, come ricordato poc’anzi , il rullante mazzolatore russoriesce a porre fine alla crisi senza ritorno della stagione in corso o quantomeno a dare una tregua alle peripezie dell’ex n. 25, – tra le quali, anche il Covid post Australian Open – nell’ambiente che finora gli ha dato più soddisfazioni nella carriera e nel quale proverà ad avviare un percorso di continuità positivo e vincente. Nel frattempo, con il successo odierno ha raccolto la sesta vittoria – nessuna consecutiva – in 21 match disputati nel 2022. Ebbene, proprio sull’amata erba, il 23enne di Metz si ritrova, riuscendo a spuntarla rimontando in tre set il moldavo Radu Albot che aveva già ben figurato e per certi versi impressionato contro un finalista di Wimbledon come Berrettini, la scorsa settimana a Stoccarda per (4)6-7 7-6(4) 7-5 in un autentica battaglia senza mezze misure di oltre due ore e quaranta di partita. Nel primo set, i servizi sono stati dominanti con un solo turno di battuta difficoltoso; quello a metà parziale del qualificato n. 116 ATP, fra l’altro anche l’unico ad essersi deciso ai vantaggi. Giunti poi al tie-break, Ugo è partito molto deciso e determinato; ma sul 2-0 la scarsa fiducia derivante dalle tante sconfitte stagionali e il non saper più riconoscere e assaporare il gusto della vittoria sono riaffiorati tutti in una volta.

UGO TORNA A VINCERE, NEL SUO GIARDINO PREDILETTO, E NEL MODO PIU GODURIOSO: CANCELLANDO UN MATCH POINT – Dopo aver sprecato un mini-break di vantaggio, essere scivolato sotto e aver rimesso nuovamente in equilibrio il punteggio; nel nono punto del tie-break ha fornito su un piatto d’argento l’opportunità al 32enne di Chisinau – che non ci ha pensato due volte, nel concretizzare la ghiotta occasione concessagli – di portarsi avanti di un set dopo 48 minuti. Sicuramente l’aspetto maggiormente positivo della prestazione del n. 50 del mondo, al di là del vitale ritorno al successo, è stata la capacità di lottare e provarci sino alla fine – non si è fatto prendere dallo sconforto quando si è trovato ad inseguire – restando nel match per tutta la sua durata. Il talentuoso mancino – a dimostrazione di questo spirito combattivo messo sul campo – cancella due palle break sul 4-4 ed una pericolosissima sul 5-6, che dunque corrispondeva ad un match point. Al gioco decisivo è questa volta lui il primo ad andare sotto, ma allo stesso tempo anche a rimontare poco dopo per il 5-2. Tenuti gli ultimi due servizi del tie-break ha rimandato il verdetto alla terza frazione (sfondato il muro dell’ora di gioco in questo set). Il terzo set si rivela una battaglia psicologica, uno scontro tremendo; dove nessuno vuole azzardare per non rischiare di scoprire il fianco all’avversario e subire il colpo definitivo: 0 palle break, un solo game ai vantaggi – Albot, sul 1-0 Humbert – fino al momento clou. Nel dodicesimo gioco, la volontà spasmodica del n. 2 di Francia di avvertire di nuovo l’ebbrezza del trionfo, piega la resistenza dell’agile moldavo. Humbert può finalmente esultare e lasciarsi andare alla gioia più irrefrenabile e sconfinata, ma nonostante l’insuccesso continuano le buone prestazioni da parte dell’ex n. 39, che si conferma cagnaccio inossidabile su questa superficie.

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Ferrero: “Alcaraz è come un altro figlio per me”. “Djokovic? Uno stimolo averlo in Australia”

Intervistato da Eurosport, Juan Carlos Ferrero ha le idee chiare sul percorso con il suo pupillo Carlos Alcaraz: “Lavorare ancora di più perché, per rimanere al top, bisogna vincere regolarmente Slam e Masters 1000”

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Carlos Alcaraz e Juan Carlos Ferrero - Montecarlo 2022 (foto Roberto dell'Olivo)
Carlos Alcaraz e Juan Carlos Ferrero - Montecarlo 2022 (foto Roberto dell'Olivo)

La trionfale stagione 2022 ha visto il diciannovenne Carlos Alcaraz diventare il giocatore più giovane di sempre a raggiungere la vetta della classifica ATP. Alcaraz ha vinto il primo titolo del Grande Slam allo US Open di settembre, in assenza di Djokovic, che quest’anno ha dovuto saltare due dei quattro major per non essersi vaccinato.

Il suo allenatore, Juan Carlos Ferrero, ha affermato in un intervista rilasciata a Eurosport che la potenziale opportunità per Alcaraz di confrontarsi con il 21 volte campione slam è un grande stimolo. “Abbiamo bisogno di lui”, ha detto Ferrero, riferendosi a Djokovic. “Penso che Carlos per migliorare il suo tennis abbia bisogno di giocare contro uno dei migliori della storia. Ovviamente Rafa è lì per giocare contro di lui e Novak, abbiamo bisogno di lui. A Madrid Carlos ha giocato contro Novak e lui ha aumentato il suo livello per provare a vincere la partita, quindi è quello che ci serve, per giocare negli Slam contro di lui, penso che sia molto importante per Carlos migliorare”.

 

Ferrero non si reputa sorpreso del ritorno in grande stile del serbo, che giova ricordarlo, ha vinto 18 delle sue ultime 19 partite della stagione, inclusa la striscia alle finali ATP. “Penso che dopo lo US Open, che non ha potuto giocare, fosse molto concentrato per dimostrare a se stesso che è in grado di vincere quasi tutti i tornei a cui partecipa. Abbiamo visto di nuovo che è in grado di farlo“, ha detto Ferrero del serbo . “Avrà la possibilità di giocare in Australia; penso che ne sia molto contento e penso anche il resto dei giocatori lo sia. Carlos e io stavamo parlando del fatto che siamo felici di vedere Novak lì perché se vuoi vincere l’Australian Open devi vincere contro i migliori, e ovviamente è una buona notizia. Ma ovviamente non mi ha sorpreso affatto che abbia vinto a Torino”.

Tornando ad Alcaraz il nativo di Murcia ha iniziato il suo allenamento pre-stagione in palestra lunedì e dovrebbe tornare a fare pratica sul campo in settimana .Al momento Alcaraz non è iscritto a nessun evento di preparazione prima dell’Australian Open, che inizierà il 16 gennaio. Nonostante le brillanti vittorie allo US Open e nei due Masters 1000, Ferrero lesina consigli utili per il suo pupillo in vista del 2023: “Gli dico che ora deve lavorare ancora di più perché se ora vuole rimanere al top, deve vincere costantemente gli Slam e i Masters 1000“, ha detto Ferrero, che è lui stesso un ex numero 1 del mondo. “Quindi è ancora più difficile di prima, quando magari vincendo un ATP 500 e ottenendo un ottimo risultato nel Masters 1000 potevi salire più in alto in classifica, ma ora, se vuoi rimanere al vertice, devi battere i migliori e devi vincere i migliori tornei, quindi è ancora più importante lavorare allo stesso modo o più duramente di prima”.

Il sodalizio tra Juan Carlos e Alcaraz è iniziato nel settembre del 2018, alcuni mesi dopo la fine della collaborazione del coach spagnolo con Alexander Zverev. Ferrero ha aiutato Alcaraz a costruire una squadra stabile attorno a lui.È come un altro figlio per me, il più grande“, ha detto Ferrero di Alcaraz. “È il mio secondo giocatore da allenatore e penso di continuare a imparare da lui e lui sta imparando da me. Stiamo entrambi crescendo insieme allo stesso tempo. È un ragazzo molto simpatico ed è molto facile lavorare con lui. “Quello che so è che avevo bisogno di qualcosa del genere perché dopo aver lavorato con Sascha non è stato così facile per me, non è la stessa cultura, lui capisce in modo leggermente diverso [il significato di] essere professionale, avevo bisogno di ripartire e lavorare con qualcuno con cui potevo lavorare in sintonia anche per il futuro; e in Carlos penso di averlo trovato.

Nell’agenda di Alcaraz in vista del 2023 figura – per ora – solo l’evento d’esibizione del Mubadala World Tennis Championship ad Abu Dhabi, dove sabato 17 dicembre esordirà contro Andrey Rublev o Frances Tiafoe. Come a dire l’Australia è lontana, ma nemmeno poi tanto.

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Rendimento Slam 2022: Nadal e Alcaraz davanti a tutti, Djokovic resiste. Sinner e Berrettini in top 10, in calo Medvedev

Ottima annata per i colori azzurri, la Spagna fa la voce grossa. Varie sorprese come Ruud e Kyrgios, ma anche tanti delusi, guidati dal russo

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Rafael Nadal - Roland Garros 2022 (foto Roberto Dell'Olivo)

Nel tennis, si sa, il metro di paragone principale per giudicare un giocatore è la costanza che questo sa tenere negli Slam, i grandi eventi per antonomasia, nei quali la cronaca si intreccia alla storia per diventare leggenda. E il 2022, con tutte le variabili del caso, tra la questione del vaccino di Djokovic e la guerra dichiarata da Putin che ha portato all’esclusione dei russi da Wimbledon (e la conseguente scelta dell’ATP di non assegnare punti), non può in ogni caso fare eccezione, pur facendo dovute proporzioni. Infatti, molti giocatori, anche di alto livello, non hanno potuto disputare tutte e quattro le prove Major (alcuni anche per motivi fisici), con un rendimento in termini di punti che chiaramente va a calare, premiando alcuni piuttosto che altri. Per valutare con accuratezza chi siano stati i migliori, i più costanti, nei quattro Slam della stagione appena conclusasi, abbiamo quindi stilato un’ipotetica top 20, che tiene conto solo dei punti guadagnati tra Australian Open, Roland Garros, Wimbledon e US Open.

 Da notare che vengono calcolati anche i punti dei Championships, non assegnati dall’ATP, e che tra parentesi viene riportata anche la classifica reale dei giocatori rientranti nella speciale classifica (dopo i punti è segnalato anche il numero di Slam giocati per coloro che ne abbiano saltato almeno uno). Di seguito i migliori venti nei Major del 2022:

  1. Rafa Nadal (2): 4900
  2. Carlos Alcaraz (1): 2630
  3. Casper Ruud (3): 2445 *3 Slam*
  4. Novak Djokovic (5): 2360 *2 Slam*
  5. Nick Kyrgios (22): 1605 *3 Slam*
  6. Daniil Medvedev (7): 1560 *3 Slam*
  7. Jannik Sinner (15): 1260
  8. Matteo Berrettini (16): 1080 *2 Slam*
  9. Marin Cilic (17): 1020 *3 Slam*
  10.  Stefanos Tsitsipas (4): 1000
  11.  Cameron Norrie (14): 1000
  12.  Karen Khachanov (20): 990 *3 Slam*
  13.  Frances Tiafoe (19): 990
  14.  Alexander Zverev (12): 900 *2 Slam*
  15.  Andrey Rublev (8): 810 *3 Slam*
  16.  Felix Auger-Aliassime (6): 595
  17.  Taylor Fritz (9): 595
  18.  Christian Garin (85): 585
  19.  Denis Shapovalov (18): 505
  20.  Holger Rune (11), David Goffin (53): 470

La risposta alla domanda principe “chi è stato il migliore?” appariva già abbastanza scontata, anche senza stilare una classifica che tenesse conto dei punti, dato che Rafa Nadal ha vinto i primi due Slam della stagione ed è arrivato in semifinale nel terzo, con un piccolo calo allo US Open dovuto a qualche acciacco fisico. E proprio alla luce di ciò, dei problemi che aveva accusato sul finire del 2021, e che ha dovuto sostenere lungo tutto il 2022, gli oltre 2000 punti in più nei Major ottenuti rispetto a Carlos Alcaraz sono anche una piccola sorpresa, oltre che una grande impresa. Il n.1 al mondo, nel primo anno con aspettative contro cui combattere, è andato in crescendo, passando dal terzo turno dell’Australian Open (contro Berrettini) alla vittoria a Flushing Meadows, mostrandosi ancora un po’ acerbo sull’erba, e non del tutto avvezzo alla pressione sulla terra di Parigi, in un Roland Garros che ha incoronato una delle più grandi rivelazioni, almeno a livelli così alti, del 2022: Casper Ruud. Il norvegese, infatti, ha chiuso la stagione con 2 finali su 3 Slam giocati (in Australia diede forfait alla vigilia), guadagnando ben 2120 punti in più in queste prove rispetto al 2021, mettendo a tacere tutti coloro che ne criticavano la poca propensione ai grandi appuntamenti. La finale alle ATP Finals ha mostrato come il norvegese sia prossimo alla sua maturazione completa, che non può prescindere da una grande affermazione. Specie considerando che ha perso l’atto conclusivo del torneo di fine anno solo contro il quarto migliore per rendimento negli Slam 2022, nonché ex n.1 e noto cannibale, cioè Novak Djokovic.

 

Infatti il serbo, pur non avendo potuto competere in Australia e negli USA per motivi legati al vaccino, ha comunque portato a casa il settimo Wimbledon della carriera, riaprendo la questione GOAT (quantomeno nel caso se ne faccia un discorso legato alle vittorie Slam, dato che il serbo è a quota 21, contro i 22 di Nadal), e soprattutto mostrandosi ben lontano dall’abbandonare certi palcoscenici. Dunque sono questi i quattro migliori giocatori negli eventi che contano, coincidenti con i primi tre al mondo e il solito Djokovic (che con i punti di Wimbledon sarebbe stato tra i primi 4 al posto di Tsitsipas), che hanno anche messo un certo distacco tra loro e gli altri. E, procedendo per gradi, analizziamo chi c’è tra questi altri, chi ha sorpreso, chi deluso, e chi è stato piegato solo dalla sfortuna.

Le sorprese e i grandi delusi – il primo risultato che balza all’occhio, che non può che far esultare gli amanti del talento allo stato puro e di un tennis fuori dagli schemi, è certamente il rendimento di Nick Kyrgios, quinto assoluto negli Slam, grazie alla finale a Wimbledon e ai quarti allo US Open. L’australiano sembra aver finalmente trovato la giusta quadratura al suo tennis, avendo anche battuto l’allora n.1 al mondo, nonché campione in carica, agli ottavi dello Slam americano, cioè Daniil Medvedev. Il russo, “solo” sesto per punti negli Slam (l’anno scorso era stato il secondo miglior giocatore per rendimento in questi tornei) è certamente una delle sorprese in negativo, nonché il gran deluso, di quest’anno nei Major. L’impressione è che ancora debba riprendersi dalla finale dell’Australian Open, in cui sprecò un vantaggio apparentemente incolmabile, permettendo a Nadal di strappargli un titolo che lo ha segnato per tutta la stagione, dove mai ha trovato il suo miglior tennis. Discorso analogo, per quanto riguarda la delusione, coinvolge Stefanos Tsitsipas: il greco ha totalizzato solo 1000 punti negli Slam, con un buon inizio dato dalla semifinale in Australia, andando però sempre a calare, e pur chiudendo l’anno da 4 al mondo, si trova solo decimo per rendimento tra le quattro prove.

Altro aspetto che un po’ lascia stupiti è l’assenza dai primi 20 di Hubert Hurkacz (n.10 al mondo), che dopo la semifinale a Wimbledon 2021 ha mostrato ancora una certa tensione nei grandi eventi, con soli 280 punti totalizzati nei 4 Major. Gran sorpresa, invece, è certamente Christian Garin. Il cileno, scivolato al n.85 al mondo (ancora pagando dazio per la questione Wimbledon), ha raggiunto i quarti sui prati inglesi, miglior risultato della carriera negli Slam, eventi in cui in quest’anno ha raccolto ben 585 punti, attestandosi addirittura al diciottesimo posto di questa speciale classifica, mostrandosi un avversario da non sottovalutare sulla lunga distanza. Nella formula su 3 su 5, un altro che quest’anno ha fatto la voce grossa è stato senza dubbio Marin Cilic. Il veterano croato, infatti, ha raggiunto almeno gli ottavi in tutti e 3 gli Slam giocati, uscendo sempre a testa alta, e raggiungendo addirittura la semifinale al Roland Garros, divenendo l’unico giocatore in attività (tolti i Fab 4) ad aver centrato almeno il penultimo atto in tutti e 4 gli Slam. E infatti il n.17 al mondo chiude come nono miglior giocatore nei Major del 2022, della serie “il lupo perde il pelo, ma non il vizio”.

Scorrendo non c’è nessun’altra grande sorpresa, con i vari Rublev, Fritz, Auger-Aliassime tutti quasi allo stesso livello, ancora incapaci di compiere quell’ultimo salto verso l’alto quando la pallina inizia a scottare (per il russo sei quarti di finale su sei persi in carriera, ma per la seconda volta, dopo il 2020, ne ha raggiunti due nello stesso anno), e ondeggianti tra l’impresa e l’avercela quasi fatta. Molto bene invece Norrie, Khachanov e Tiafoe, rispettivamente tra i posti 11 e 13 di questa top 20, spinti verso l’alto dalla storica semifinale di Wimbledon per l’inglese (che, avesse assegnato punti, gli avrebbe permesso di chiudere l’anno tra i primi 10), e quelle incredibili allo US Open per Karen e Frances. Certamente sorprendono la presenza tra i primi 10 di Berrettini (che a breve tratteremo nel dettaglio insieme a Sinner, settimo migliore nei Major) e alla quattordicesima piazza di Alexander Zverev, che avendo chiuso la stagione a giugno ha potuto giocare solo due prove Slam, comunque totalizzando 900 punti. Una pista da seguire per una grande vittoria che potrebbe finalmente essere vicina, chissà…Chiudono i migliori 20 negli Slam Shapovalov, Rune e un redivivo Goffin, almeno nelle due settimane di Wimbledon. Un quarto a testa, tra Australia, Parigi e Londra per i tre, con i primi due, nel pieno delle loro carriere (Rune in piena ascesa e con le idee ben chiare) che puntano a far ancora meglio nel 2023.

I nostri alfieri – ancora una volta, nonostante i tristemente noti problemi fisici susseguitisi, Matteo Berrettini si è dimostrato un giocatore da grande partita, da palcoscenico importante, in breve da Slam. Il romano infatti, che ha saltato tutta la stagione sulla terra rossa a causa del problema al polso, e ha dovuto rinunciare per il Covid a Wimbledon, è stato comunque capace di risultare ottavo in questa speciale classifica, avendo portato a casa ben 1080 punti in due sole prove Slam, tra Australian Open (semifinale persa da Nadal, futuro vincitore) e US Open (quarto di finale, sconfitta per mano del finalista Ruud). Dunque una grande costanza quando il gioco si fa duro mostrata da Matteo, che è apparso pronto per dire la sua a livelli altissimi, e con l’augurio che il fisico lo lasci in pace, può sognare in grande. Ancora meglio ha fatto invece Jannik Sinner, risultato come settimo miglior giocatore negli Slam, giungendo tre volte su quattro tra gli ultimi 8, e in due casi arrendendosi solo al quinto set contro i futuri vincitori (Djokovic a Wimbledon, dopo due set di vantaggio, Alcaraz nell’epica partita dello US Open). Segnali di grande maturità per l’altoatesino, che dunque ha già raggiunto almeno i quarti in tutte e quattro le prove dello Slam (al Roland Garros ci era già riuscito nel 2020), con il lavoro da fare ora che riguarda la parte mentale, il riuscire a fare quel passo in più di cui certamente Jannik è capace.

Dopo i primi due giocatori italiani meglio classificati, però, c’è ancora da lavorare per gli azzurri subito successivi. Lorenzo Musetti, n.23 al mondo, ha infatti racimolato solo 120 punti in tutti e 4 i Major, uscendo per ben tre volte al primo turno. Certo, spesso i sorteggi non sono stati proprio dei più fortunati (Tsitsipas a Parigi, Fritz a Wimbledon), ma il carrarino, talento allo stato puro, ha ancora molto da lavorare nei grandi eventi. Un po’ meglio Lorenzo Sonego, con 280 punti totalizzati e una quasi impresa contro Ruud al Roland Garros, che ne certificano comunque un buon livello, abbastanza costante, a livello Slam, con la concreta chance di poter sperare nuovamente almeno in qualche ottavo in futuro.

Dunque è questa la fotografia delle prove Major di questo 2022, con la Spagna a dominare, e l’Italia che ha saputo comunque farsi largo nonostante i tanti problemi e gli infortuni. Tante conferme, alcune delusioni, varie sorprese, ma emozioni a non finire e partite epiche, di quelle da raccontare. Questo, ogni anno, ci lasciano in dote gli Slam, quei tornei che ogni appassionato in cuor suo attende tutto l’anno e mai vorrebbe che finissero. Il 2023 si avvicina, e con esso la prima grande prova, l’Australian Open, a meno di due mesi. Alla luce dei risultati dell’anno appena trascorso, potrebbe essere tanto semplice quanto impossibile fare pronostici… ma almeno in Australia tutti dovrebbero essere sulla griglia di partenza, salvo noie fisiche dell’ultimo minuto. E, come abbiamo visto, già questa è una grande vittoria.

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Nadal batte Ruud a Bogotà e ammicca al pubblico: “Un giorno tornerò con Federer”

Prosegue il tour sudamericano di Rafa Nadal: grande successo in Colombia. E l’accenno a una sfida con Roger Federer che sembra una promessa

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Rafael Nadal - Torino 2022 (Twitter @atptour)
Rafael Nadal - Torino 2022 (Twitter @atptour)

Dopo la sconfitta di Quito, Rafa Nadal torna a battere Casper Ruud. A Bogotà, lo spagnolo vince 7-5 6-4 contro il norvegese, uscito sconfitto anche a Buenos Aires e Belo Horizonte, ma avrà la possibilità di rifarsi nell’ultima tappa di questa serie di esibizioni a Città del Messico. I due hanno offerto al pubblico un ottimo spettacolo, con grandi colpi e un gioco offensivo.
Prima del grande clou tra Nadal e Ruud, sono scesi in campo per un doppio misto gli idoli di casa Cabal e Osorio contro Lizarazo e Farah. Una sorta di intrattenimento prima dei due protagonisti attesi che è stato molto apprezzato dagli spettatori della capitale colombiana.

Una partita che non ha disatteso le aspettative: molto equilibrata specie nel primo set, mentre nel secondo ha preso il sopravvento il 22 volte campione Slam. Ruud dopo la partita ha detto di essere rimasto stregato per l’atmosfera e l’accoglienza ricevuta a Bogotà: “Abbiamo fatto del nostro meglio. Grazie a tutti per essere venuti”.

Anche Nadal ha dispensato parole al miele per il pubblico colombiano, aprendo anche ad un clamoroso scenario: “So che alcuni anni fa il mio collega Roger Federer non ha potuto giocare la sua partita qui a causa di un problema. Mi ha sempre detto quanto fosse entusiasta di giocare qui, e spero di tornare con lui un giorno”.

 

Rivedremo ancora una volta un Fedal in un campo da tennis, seppure come esibizione?

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