ATP Halle: Medvedev e le sue sette vite, anche Otte è costretto a piegarsi. A Hurkacz la battaglia dei servizi con Kyrgios

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ATP Halle: Medvedev e le sue sette vite, anche Otte è costretto a piegarsi. A Hurkacz la battaglia dei servizi con Kyrgios

Il n. 1 Medvedev è un rullo compressore che sa alzare il livello quando gli viene richiesto, esce a testa alta Otte. Nick Kyrgios si arrende, pur non perdendo mai la battuta, ad un Hubert Hurkacz scatenato nei tie-break

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Daniil Medvedev - ATP Halle 2022 (foto via Twitter @ATPTour)
 
 

[1] D. Medvedev b. O. Otte 7-6(3) 6-3

Il n. 1 del mondo Daniil Medvedev fornisce un’ulteriore conferma della sua indomabile capacità di resistere alle intemperie. Anche oggi nella semifinale del Terra Wortmann Open di Halle, ha dato un’altra dimostrazione dell’infinita forza nel rigenerarsi di cui è in possesso ogni qual volta si trova sull’orlo di un precipizio. Il russo ha infatti superato l’erbivoro di casa Oscar Otte dopo 1h36 per 7-6(3) 6-3, annichilendo la proverbiale spavalderia del n. 51 ATP – tipica degli interpreti del gioco offensivo sui prati – cancellando le prime cinque palle break offerte al teutonico con una magistrale provvidenzialità del servizio. Sicuramente il tedesco ripenserà a lungo a quel doppio fallo commesso sul set point, ma almeno lui potrà dire di essere stato – finora – l’unico a strappare al moscovita la sua rullante battuta; visto che prima del match odierno Med aveva frantumato tutti e 17 i break point offerti. L’allievo di Gilles Cervara centra dunque la terza finale del 2022, dopo quella di settimana scorsa in Olanda e soprattutto quella ad inizio anno in Australia, e lo fa vincendo la 13esima semifinale delle ultime 15 disputate nel Tour maggiore – una delle due sconfitte è arrivata nel 2022 ad Acapulco con Nadal. Oscar grazie alla seconda cavalcata consecutiva, dopo quella di Stoccarda, in terra natia potrà festeggiare il best ranking a partire dalla prossima settimana: n. 37 con una scalata di 14 posizioni.

IL MATCH – Otte non si lascia per nulla intimorire al cospetto del numero 1 del mondo e rinvigorito dalla carica del pubblico di casa si guadagna immediatamente delle chance per breakkare. Medvedev però, come ha dimostrato ampiamente anche ieri contro Bautista, quando i suoi avversari si procurano opportunità di break diventa letteralmente ingiocabile attraverso un servizio con il quale si dà sempre la possibilità di comandare, senza mai permettere che siano gli altri a prendere l’iniziativa e a determinare il destino dei punti. Lo spavento iniziale per il russo si rivela essere – per sua sciagura – non un fulmine a ciel sereno, ma invece una costante negativa preoccupante. Nel terzo gioco infatti parte malissimo: rovescio a metà rete in uscita dal servizio e subito dopo doppio fallo. Oscar è sempre lì, pronto in agguato a cogliere il passaggio a vuoto e lo dimostra con l’ennesima sontuosa risposta, grazie alla quale costringe Daniil ad accorciare per poi mandare a referto il dritto in contropiede vincente.

 

Il problema per il tedesco è che il 26enne moscovita, ancora una volta rimedia ad un 15-40, non dando la minima opportunità al tennista teutonico di giocarsi le sue chance. La sensazione infatti di questa prima parte della sfida, è che nello scambio non sembra esserci quasi mai partita, con il n. 51 troppo ispirato e contestualmente con il campione dello US Open troppo falloso. Ma come detto, c’è San Servizio a tenere a galla Medvedev e che gli permette anche di entrare nel match con calma facendo in modo che il suo livello cresca gradualmente senza che l’avversario scappi nel punteggio. E così nonostante un ottimo tennis, costantemente aggressivo e con una spiccata attitudine a verticalizzare, il n. 2 di Germania non riesce a prendere il largo.

Sul 3-3, sospensione forzata a causa di un problema con una telecamera posta alla base della rete; dopo alcuni minuti il gioco riprende e il 28enne di Colonia sembra essersi raffreddato eccessivamente. Per la prima volta, infatti, il russo vola a palla break complici anche delle scelte un po’ confusionarie del giocatore tedesco come la decisione alquanto spericolata di seguire una seconda non irresistibile a rete, oppure cadendo preda di gratuiti piuttosto evitabili cercando esasperatamente l’anticipo. Anche lui, però, come l’avversario non perdona sul break point, ritrova il servizio (un doppio fallo aveva aperto il game) e supera indenne il primo momento di difficoltà del suo incontro. Il tennista di casa si affida maggiormente alle variazioni, specialmente con lo slice di rovescio ma anche con il lob. La sua maggiore capacità nel diversificare le soluzioni tecniche viene premiata da un dritto che sale in cattedra, prima con uno strettino fantasmagorico e poi subito dopo con un chirurgico inside-out. La resistenza del n. 1 del ranking a furia di concedere chance prima o poi sarà destinata a cadere ed infatti alla sesta occasione utile per Otte, la prima di servizio non entra e il successivo rovescio vola via.

I nervi del russo iniziano a scricchiolare dopo il break subito, continua incessantemente ad imprecare nei confronti del suo angolo; mentre dall’altra parte della rete l’erbivoro di Colonia è in totale trance agonistica: si esibisce addirittura in una veronica in salto. Ecco che arriva il set point, ma incredibilmente sul più bello Oscar commette doppio fallo. Daniil allora sente l’odore del sangue, non si fa pregare e con accelerazioni magnifiche in contemporanea ad un Otte che perde sempre più metri, si riporta in parità. Le sette vite del russo non sono ancora esaurite e dopo aver riacciuffato il set, il verdetto si deciderà al tie-break. Dopo un scambio di mini-break in apertura, il set viene indirizzato da un diritto strappato e mandato in rete dal tedesco nell’ottavo punto, a cui segue immediatamente anche un secondo mini-break. La risposta del russo fa la differenza, Medvedev non si guarda più indietro e dopo oltre un’ora è avanti.

Alla ripresa delle ostilità, il n. 51 continua a sfornare colpi sublimi e schermi assolutamente ideali per questa superfice, come la smorzata seguita dal passante. Ma nonostante il tedesco dimostri maggiore manualità portandosi anche a casa i punti più spettacolari, alla fine è il russo a tirare sempre fuori dal cilindro le soluzioni più efficaci. Ebbene proprio grazie alle traiettorie piatte e alle esecuzioni al fulmicotone in lungolinea, tratti caratteristici del suo gioco, Daniil piazza lo strappo sul 3-2. Nel successivo turno di servizio, è costretto ad affrontare l’ultimo sussulto della partita dovendo rimontare dallo 0-30. Ma superato anche questo pericolo, scrive la parola fine al match: 6-3 e terza finale stagionale per lui.

Il tabellone completo dell’ATP 500 di Halle

[5] H. Hurkacz b. N. Kyrgios 4-6 7-6(2) 7-6(4)

Il secondo finalista, che si giocherà la possibilità d’inserire nella propria bacheca l’alloro del ‘500’ tedesco, è Hubert Hurkacz. La tds n. 5 del seeding è riuscito ad uscire vittorioso da uno scontro titanico tra bombardieri. Perché sì, esattamente una battaglia di servizi si è rivelata la semifinale della parte bassa tra il polacco e Nick Kyrgios. Nonostante non si tratti di tennisti che superino i 2 metri di altezza – come Isner e Opelka – Hubi e l’australiano (rispettivamente 1,97 e 1,93) sono dotati di un eccezionale cannone a propulsione. Un’arma che su questa superfice, può ancor di più creare un differenziale con il proprio avversario. Per descrivere su che binari si è svolta la partita, basta semplicemente menzionare il numero degli ace: 30 per Nick e 27 per l’ex n. 9.

Ma se invece vogliamo effettivamente rilevare l’aspetto più determinante ai fini del risultato, dobbiamo evidenziare il rendimento in risposta del 25enne di Wroclaw. Hurkacz ha infatti innestato una marcia superiore nelle ribattute dei tie-break, specialmente nel primo con delle esecuzioni bimani da togliere il fiato. Anche se il punto che ha veramente permesso al dinoccolato polacco di raggiungere la quinta finale ATP della carriera – le precedenti 4 tutte vinte e tutte giocate sul cemento – è stata la risposta bloccata – anche fortunosa – nel gioco decisivo del terzo set. Dunque nonostante il 27enne di Canberra non abbia mai perso il servizio in tutto il match, si è dovuto arrendere subendo la rimonta per 4-6 7-6(2) 7-6(4) in poco più di due ore. Il n. 12 del ranking si conferma quindi uno dei tennisti più temibili su questa superfice, con un bilancio che da quando è professionista recita 15 vittorie e soltanto 10 ko. Rimane invece, al momento, insuperabile l’ostacolo dei penultimi atti per il n. 65 con la terza sconfitta in fila giunta a questo punto negli ultimi tre tornei, ma può comunque consolarsi con il rientro in Top 50, dovrebbe essere n. 41 con 24 posizioni guadagnate.

IL MATCH – I servizi partono alla grande, lasciando poco o nulla alla risposta. I turni in battuta scorrono via velocemente risolvendosi nell’arco di due, massimo tre colpi. Entrambi appena possono cercano di accelerare cercando il vincente, o alternativamente un’esecuzione talmente profonda da costringere l’altro giocatore ad accorciare e perdere inevitabilmente campo. Pur in un avvio di match molto equilibrato, sicuramente il più pericoloso in risposta in questi primi scampoli si rivela essere Kyrgios; che quando può spingere da fermo e dal centro del campo è in grado di trovare qualsiasi angolo attraverso una delle sue innumerevoli soluzioni balistiche presenti nel suo eccezionale repertorio. Certamente una chiava tattica, da cui dipenderà molto dell’esito della sfida, è la diagonale sinistra sulla quale Hurkacz dovrà riuscire nell’intento di tenere sempre alta la soglia della profondità dei suoi colpi per provare a pizzicare il bimane australiano; un colpo che potrebbe incorrere in alcune problematiche se costretto ad affrettare le operazioni. Bisogna comunque considerare la straordinaria velocità di braccio da quel lato di Nick, grazie alla quale riesce a sopperire anche ad eventuali soluzioni negli ultimi centimetri di campo dell’avversario.

Perciò deve essere assolutamente perfetto il polacco da sinistra, poiché dalla parte destra pare abbastanza netto il divario in favore del 27enne di Canberra. Il n. 65 del mondo vede i sorci verdi nell’ottavo gioco, – al quale si è giunti dopo soli 20 minuti a riprova della rapidità dell’incontro e del rendimento dei servizi – s’incarta in uscita dal servizio, troppo lento a preparare il colpo ed è 0-30. Ma a quel punto il tennista di origine greche, non fa più vedere palla al campione di Miami 2021. Brivido corso lungo la schiena dell’ex n.13, che dà una svolta al set. Infatti nel game successivo, contestualmente alla prima di servizio del 25enne di Wroclaw che d’improvviso scompare, l’australiano alza i giri del motore della risposta ed il dritto inizia far sfracelli. Hubert spegne totalmente la spina, attacca in maniera sconsiderata e Nick lo perfora con un passante di diritto da cineteca. La seconda palla break è quella buona, il n. 12 del ranking prova a variare lo spartito tagliando un rovescio ma su quel piano non c’è partita; il colpo finisce lungo. Lo strappo viene consolidato, nonostante ogni tanto il giocatore aussie si specchi un po’ troppo nel suo talento con qualche palla corta eccessivamente pretenziosa, e mette in ghiaccio il primo set dopo 31 minuti.

Nick rischia di pagare un lieve calo d’attenzione in avvio di secondo set, – e come abbiamo visto con il polacco, basta un minimo momento di disattenzione per dire addio ad un intero parziale – ma di fronte alla prima palla break concessa in tutto il match a Hurkacz; il nativo di Canberra si risolleva dal piccolo passaggio a vuoto facendo i buchi per terra con il devastante servizio che si ritrova. I ritmi della sfida continuano ad essere elevatissimi, appena 52 minuti e si sono già completati 6 game nella seconda frazione. La percezione che il campo sta dando è che sia tutto nelle mani dell’australiano, sembra che Nick stia attendendo solamente il momento propizio per piazzare l’allungo finale. E questo turning point può già materializzarsi sul 4-3, ma l’allievo di Craig Boynton non ci sta e rimonta dallo 0-30. Si arriva così al decimo game, nel quale si parte con una grande paura accorsa a tutti i presenti sulle tribune della Owl Arena; nel primo 15 Kyrgios dopo aver eseguito un twinner perde gli appoggi e cade. Inizialmente rimane dolorante a terra, a tal punto che sia il giudice di sedia che Hubert si avvicinano a lui. Ma per fortuna Kyrgios rassicura sulle sue condizioni e si rialza. In campo l’equilibrio continua a farla da padrona ed inevitabilmente il punto d’arrivo è il gioco decisivo: nei primi tre punti altrettanti mini-break, il primo a tenere il servizio è Hurkacz. Il polacco è incontenibile in ribattuta con il fondamentale bimane, strappa per la terza volta il servizio con altrettante rispostone folgoranti ed è semplicemente perfetto in questo tie-break: 7 punti a 2, si va al terzo.

La frazione finale parte con un’altra scivolata, questa volta del n. 5 del tabellone, che da una pulita all’erbaccia spelacchiata di Halle nello stesso punto in cui si era adagiato il suo avversario. Per fortuna, anche per lui, non si tratta di nulla di grave. Kyrgios adesso dà l’impressione di essere molto nervoso dopo il set perso, ma è bravo a riemergere dalle difficoltà annullando una palla break sul 1-1 dopo essersi inceppato con due doppi falli. La grande battaglia dei servizi continua imperterrita e di conseguenza non ci si può esimere dal secondo tie-break di fila. Anche nel deciding game le bombardate in battuta non ne vogliono assolutamente sapere di abdicare dal ruolo di protagoniste indiscusse del match; il filo sottile dei nervi in questa lotta mentale senza quartiere viene tagliato nell’ottavo punto: una risposta bloccata di Hubi decide un match che il buon Nick perde dopo 2h6 di partita, nonostante non abbia mai concesso il proprio turno di servizio.

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ATP Montreal, ad Alcaraz è fatale la tds n.2: “È la prima volta che non riesco a gestire la pressione”

Tommy Paul: “La chiave di volta del match? Quando ho compreso che la fuga di Carlos era dipesa da un vistoso calo del mio livello, e non da un innalzamento del suo”

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Alcaraz in conferenza stampa a Umago 2022
Alcaraz in conferenza stampa a Umago 2022

Dopo essersi dati battaglia per oltre tre ore e venti di partita, Carlos Alcaraz e Tommy Paul si sono presentati in sala stampa, ovviamente con stati d’animo diametralmente opposti. Di seguito i passaggi più rilevanti delle loro conferenze post partita, partendo da quella di Carlitos

ALCARAZ CONTRO SE STESSO – Pur riconoscendo la grande prestazione di Paul, in alcuni tratti della partita si è avuta la sensazione di assistere ad una lotta dello spagnolo contro sé stesso: “In parte sì. Direi che non ho potuto mostrare la mia migliore prestazione qui. Ma come ho sempre detto, nei primi round di ogni torneo, devi combattere contro i tuoi avversari e, naturalmente, anche contro te stesso. Ovviamente è stato difficile gestire quei momenti, sapendo che non mi stavo esprimendo al massimo delle mie possibilità. Naturalmente, quindi, è stata anche una lotta con me stesso”.

Quale sarà stato il punto di svolta del match, l’eccezionale livello mostrato dall’americano o gli errori di Carlos? L’allievo di Ferrero sembra avere le idee chiare: “Ho avuto delle possibilità. Ovviamente sono stato un break sotto nel secondo set, ma ho avuto l’opportunità di vincere la partita. Però mi è mancato molto. Ovviamente lui ha giocato davvero bene nei momenti difficili. In conclusione quindi direi, un mix di entrambi: lui ha giocato alla grande e io non ho mostrato il mio meglio”.

 

Il 19enne murciano ha sicuramente fatto vedere le migliori cose, nella fase conclusiva del match, quando ha cancellato quattro match point. Quindi quantomeno, potrà comunque portarsi a casa degli aspetti positivi da questa sconfitta, ma la delusione e la rabbia per la prestazione messa in campo non possono lasciare tranquillo il giovane iberico: Sono arrabbiato in questo momento. Ho avuto concrete possibilità per strappargli il servizio all’inizio del terzo set. Ricordo ad esempio alcuni punti, in quel frangente di gara, che stavo dominando e che alla fine però ho perso prendendo decisioni sbagliate. Questo chiaramente mi ha provocato parecchia frustrazione. Forse solo alla fine del terzo set, quando ho annullato quei match point sul 5-3 con Tommy al servizio, ho giocato alla grande. Probabilmente quella è stata l’unica parte della partita in cui ho visto veramente il mio gioco”.

Il n. 4 del mondo si rivela come sempre, molto sincero, riconoscendo caldamente che questa prima volta da n. 2 del tabellone in un torneo così importante gli è costata un brutto scherzo, facendo sì che si trovasse impreparato nel gestire la pressione derivante da un simile status: “In questo momento quello che posso dire, è che si tratta della prima volta in cui non sono riuscito a gestire la pressione. Ho sentito la pressione di essere la testa di serie n. 2 in questo tipo di tornei, da n. 4 al mondo. Era la prima volta che sentivo quella pressione e non sono riuscito a gestirla. Tutto quello che posso affermare, dopo questa partita è che devo allenarmi, devo essere pronto ad avere questa pressione, ad avere questo tipo di momenti e ad imparare a gestirli. Questo è tutto ciò che posso dire in questo momento”. Sulla programmazione a medio termine, il modus operandi è modello Berrettini: ancora qualche dì nella città dell’Ontario e poi dritti verso l’Ohio per il Wester&Southern : “In questo momento penso di passare qualche giorno qui a Montreal e poi concentrarmi su Cincinnati. Devo allenarmi, come ho detto, per prendere delle lezioni da questa partita, cercando di essere al mio massimo a Cincinnati”.

PAUL BRAVO A RITROVARSI NEL MOMENTO PIU’ DIFFICILE – Per il campione del Roland Garros junior 2015, la vittoria su Alcaraz rappresenta un scalpo di enorme prestigio, tuttavia ci tiene a ricordare il valore di ogni singola vittoria, le quali sono propedeutiche a costruire quell’indispensabile stato di fiducia per un tennista: “Sì, voglio dire, penso che ogni vittoria crei fiducia. D’altro canto si sente di giocatori, che abbassano il livello delle competizioni a cui partecipano, per sfidare avversari di livello inferiore e costruire fiducia nei loro mezzi. Penso che ogni vittoria aggiunga fiducia e la costruisca. Ovviamente più batti i migliori giocatori, più grande sarà la soddisfazione e il prestigio del successo”. Tommy con questa vittoria ha centrato la terza vittoria della carriera contro un Top Ten, descrive come si sente ad affrontarli: “Sicuramente è difficile non essere pieni di adrenalina. Quando gioco, ad esempio, contro avversari di questo livello sono davvero eccitato, mi sveglio la mattina alle 6:45 e non penso che sia così male (sorridendo).

Anche al 25enne del New Jersey viene chiesto un parere su quale potrebbe essere stato il momento di rottura dell’incontro. Questa la disamina di Paul: “Probabilmente il momento di svolta è stato molto prima del match point che ho cancellato, direi quando era sopra 4-1. Ero dalla parte del mio allenatore, mi ha detto che avevo abbassato il mio livello. Allora mi ha indicato la strada per rialzarlo. E mi è bastato pochissimo per rendermi conto subito, che rispetto all’equilibrio del primo set ero calato, lui aveva solo mantenuto quel livello ma non era salito esponenzialmente. Questa era la differenza. Quindi ho cambiato mentalità, ho ripreso il mio livello e gli ho fatto davvero guadagnare il secondo set: qui il match è svoltato, se voleva vincere doveva sudare, io non gli avrei regalato la partita”.

In conclusione viene chiesto al n. 34 ATP se in campo ha percepito la frustrazione di Alcaraz nel vedersi scippare l’incontro, subendo la rimonta. L’americano scherza sulle parole del baby prodigio di El Palmar, in merito al peso di ricoprire il ruolo di secondo favorito dell’evento, dichiarando che spera un giorno di poter godere anche lui della tds n. 2 in torneo così importante: “No, non è qualcosa a cui stavo pensando in campo. Immagino che probabilmente aggiunga un pò di pressione in più. Voglio dire, mi piacerebbe essere il n. 2 qui un giorno e quando lo sarò potrò dirvi cosa si prova (sorridendo). Chiunque poi abbia un set e un break di vantaggio e finisce alla fine per perdere, sarà frustrato”.

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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ATP Montreal e Jannik Sinner: la notte delle stelle cadenti e un tabellone chiamato desiderio

Fuori tre delle quattro prime teste di serie, il tabellone di Montreal si apre in più punti: vediamo quali e in che modo potrebbe aiutare l’azzurro

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Jannik Sinner - Montreal 2022 (foto Ubitennis)

Quella tra mercoledì e giovedì è stata la notte di San Lorenzo, la notte delle stelle cadenti, la notte che ha rivoluzionato il tabellone di un Masters 1000, quello di Montreal, che delle prime quattro teste di serie, agli ottavi, ne vede ancora in gioco una soltanto, Casper Ruud, e per di più la quarta del lotto.

Ma andiamo per ordine: fuori Medvedev nell’incredibile match con Kyrgios, fuori Alcaraz battuto per 2-1 da Paul e nella notte fuori anche Tsitsipas sconfitto dal rampante Draper. Insomma se non è un cataclisma poco ci manca. Basti pensare che l’ultima volta che in un torneo di questo livello le prime tre teste di serie del torneo caddero all’esordio fu nel 1999 a Indian Wells: a farne le spese furono Sampras (che perse da Mantilla), Kafelnikov (ko con Kuerten) e Corretja (battuto da Philippoussis).

E dunque, cosa succede adesso? Vediamolo nel dettaglio.

 

Nella parte alta del tabellone i primi due favoriti, per un passaggio verso i quarti di finale, sono Kyrgios, che affronterà un De Minaur particolarmente brillante e carnefice di uno dei beniamini di casa Shapovalov, prima e di Dimitrov dopo, e il polacco Hurkacz uno dei tre giocatori ancora rimasti in tabellone, insieme a Fritz e Norrie ad aver vinto un 1000 in carriera, che se la vedrà con lo spagnolo Ramos: non proprio una missione impossibile per Hubi. 

Molto più incerto l’ipotetico accoppiamento del secondo quarto della parte alta del tabellone che vede la presenza dell’unica delle quattro teste di serie ai nastri di partenza del torneo, Ruud, giocare con Bautista Agut che sarà pure un terraiolo ma sul veloce ha sempre detto la sua in maniera più che egregia. Il vincente affronterà uno tra Norrie e Auger-Aliassime in un match di sicuro interesse. Ecco, questa è la parte di tabellone che non ha subito particolari sconvolgimenti. Se ci avessero detto, all’inizio del torneo che questi sarebbero stati gli ottavi, non avremmo avuto nulla da dire. 

Ci saremmo sicuramente sorpresi, invece, nel vedere gli ottavi della parte bassa del tabellone. In quella di Sinner nello specifico. Ma qui forse tocca fare un passo ulteriormente indietro. In molti, tra addetti ai lavori e tifosi, forse in un eccessivo slancio di patriottismo applicato al tennis e sulla spinta dell’entusiasmo italico, parlavano di un derby al secondo turno tra Berrettini e Fognini, e di un ipotetico quarto tra Berrettini e Sinner. Il risultato è che Matteo e Fabio non hanno superato il primo turno e che Jannik è arrivato agli ottavi soffrendo nel match con Mannarino. Soffrendo ma vincendo; tanto gli basta per affrontare quel Carreno Busta che ha eliminato Berrettini al primo turno. Ci vorrà un Sinner migliore di quello visto in campo ieri, ma le carte in regola per andare avanti ci sono tutte. 

L’altro ottavo è quello orfano della testa di serie numero tre, il greco Tsitsipas battuto, come scritto, da Draper che quindi affronterà, nel suo ottavo, Monfils. Per Sinner sicuramente una opportunità da non lasciarsi sfuggire, anche perché l’ultimo spicchio di tabellone vede la mancanza dei due favoriti per un posto nei quarti, Alcaraz e Rublev, subito stoppati nella rincorsa al titolo. 

I due ottavi di finale, di questa parte finale del draw, vedranno opposti Evans a Fritz (che comunque quest’anno ha vinto Indian Wells) e l’unico vincitore di Slam ancora presente in tabellone, Cilic, all’americano Paul. Tutti giocatori molto tosti ma contro i quali Sinner non scende in campo battuto. A questo punto del torneo Jannik con un tabellone così aperto, non può non sognare in grande. Le stelle nella notte di San Lorenzo, sono cadute. Di solito si dice che per ogni stella che si vede si debba esprimere un desiderio. In tal senso Sinner ha solo l’imbarazzo della scelta. 

QUI IL TABELLONE AGGIORNATO DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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ATP Montreal, Kyrgios: “La vittoria su Medvedev? Non è la prima volta che batto un n.1”

L’australiano aggiunge: “L’aver battuto il n. 1 del mondo non eleverà la mia classifica portandomi in Top 10, è solo una partita”

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Nick Kyrgios - Montreal 2022 (foto Twitter @atptour)

E’ un Nick Kyrgios consapevole dei suoi mezzi (la sicurezza in sé stesso, in realtà, l’ha sempre avuta) oltre che totalmente determinato per quanto riguarda i piani futuri, quello che si presenta in sala stampa dopo aver centrato la 27esima vittoria della carriera contro un Top 10 nonché la 14esima contro un Top 5 superando il n. 1 del tabellone dell’Omnium Banque National presented by Rogers Daniil Medvedev. L’obbiettivo è chiaro, quello di arrivare ad essere una delle teste di serie più importanti a Flushing Meadows, e per questo c’è un torneo da vivere da protagonista a Montreal, nel quale si candida ad arrivare in fondo. L’attuale n. 37 del ranking sembra consapevole del fatto che nel tennis ci si dimentichi facilmente di quello che accade, visto che ci sarà sempre una nuova partita o un nuovo evento a soddisfare l’insaziabile passione degli appassionati e a catturarne l’interesse, oltre che il proprio sport richieda grande continuità. Ecco le parole dell’australiano, dopo il successo sul moscovita.

IL MODERATORE: Nick, grande partita. Hai battuto il numero 1 del mondo. Come ti senti?

Nick Kyrgios: “Sì, è stata una partita difficile. Voglio dire, non sono andato sul campo pensando che fosse il numero 1 del mondo. Ci eravamo già affrontati tre volte. Mi aveva battuto l’ultima volta, io l’ho battuto due volte. Sapevo che si sentiva sicuro, quindi dovevo mettere in pratica uno stile di gioco che non gli avrebbe dato troppo ritmo. Ho fatto il serve&volley praticamente su ogni punto. Ho servito bene, prendendo la rete nel modo giusto e ho avuto anche oggi un ottimo atteggiamento. Nonostante la stanchezza, mi sono procurato due set point nel primo set. Sono stato in campo focalizzato fin dall’inizio. Quindi sono davvero contento di come ho espresso il mio tennis, della mia attitudine. Per quanto riguarda l’aver vinto contro il n. 1, alla fine è solo una partita, non modifica l’ordine delle cose. Anche questo è il tennis. Questo successo da solo non eleverà la mia classifica portandomi in top 10. È solo una partita, quindi devo prepararmi per la prossima”.

 

D: Dopo il primo set, come hai reagito psicologicamente? Hai semplicemente svuotato la mente? Come hai affrontato il secondo set?

Nick Kyrgios: “Ho avuto delle occasioni nel primo set. Sono andato vicinissimo a vincerlo. Ma lui ha eseguito due incredibili servizi sui set point. Mi sentivo come se fossi in totale controllo della partita, come se meritassi di vincere il primo set. Dopo averlo perso, ho soltanto avuto una specie di reset. Ho guardato la mia squadra e ho detto loro: ‘Vedete cosa abbiamo fatto la scorsa settimana. Abbiamo trascorso una settimana fantastica’, questo mi ha permesso di caricarmi e di togliermi un po’ di pressione. Ero in un mood del tipo: ‘Divertiamoci, giochiamo totalmente liberi nei game di risposta, senza schemi predefiniti’. Così sono riuscito a partire molto bene nel primo gioco del secondo set. Gli ho tolto subito il servizio e con lo slancio derivante dal break, da quel momento in poi sono riuscito a cambiare l’inerzia per tutto il resto del match. Oggi ho giocato bene i grandi punti, quelli decisivi. Sento che il mio gioco e la mia fiducia sotto pressione sono ai massimi storici. Questo è tutto ciò che ho davvero fatto”.

D: Ti è piaciuta la reazione della folla? Hai mandato alcune palle fuori dallo stadio, dopo averli rallegrati con le tue giocate, e ti hanno fischiato. Era una situazione di amore-odio?

Nick Kyrgios “Voglio dire, faccio tutto quello che voglio fare in campo. Cerco di giocare nel modo in cui voglio giocare. Che alla folla non piaccia o piaccia… Lo stadio era di nuovo pieno. Questo è tutto ciò che so”.

D. Fisicamente come ti senti? Sei arrivato piuttosto tardi da Washington. Sei ancora a posto, al 100%?

Nick Kyrgios: “ A questo punto della stagione, penso che tutti siano costretti a scendere in campo con alcuni fastidi, non sentendosi fisicamente al massimo. Sicuramente mi sento un po’ stanco, i miei riscaldamenti sono ora più brevi. Sto cercando di fare il minimo indispensabile per preservare la mia energia in vista delle prossime partite. Oggi mi sono riscaldato letteralmente per circa 10 minuti, poi sono tornato negli spogliatoi, per andare a posizionarmi sul tavolo del fisioterapista. Questa volta è un enorme sollievo avere con me il mio fisioterapista a tempo pieno. Non ho potuto farlo l’anno scorso a causa del Covid-19. È stato difficile gestire il mio corpo. Ora sto effettuando due, tre ore di fisioterapia ogni giorno. Inoltre sono in grado di analizzare le partite molto meglio di quanto probabilmente abbia mai fatto. In generale sto vivendo un periodo, di buona mentalità. La mia attitudine è positiva. La mia ragazza mi aiuta a mantenermi positivo. Il mio team intorno a me lo fa, tutti sanno che il tennis presuppone un buon approccio mentale. Se mi svegliassi ogni giorno e fossi in uno stato del tipo: ‘non ho voglia di giocare oggi’ sarei mentalmente lento, di conseguenza probabilmente sarei anche fisicamente piuttosto lento. Devo rimanere da un punto di vista mentale positivo, ricordandomi solo che sto vivendo un buon momento di forma, e ho avuto modo di capitalizzarla già la settimana scorsa, quindi …”.

D: Hai parlato della fatica. Ovviamente mentalmente non sembra che tu sia stanco. Andando verso lo US Open, sei chiaramente molto motivato, giusto? Come hai intenzione di assicurarti di non esagerare sul piano dello sforzo agonistico? Hai qualcuno a cui appoggiarti per quel tipo di consiglio, come i giocatori del passato o i giocatori attuali? Ne parli con qualcuno?

Nick Kyrgios: “Mi sento come se dovessi continuare a fare le cose giuste. Non giocherò la settimana prima degli US Open. Ho sicuramente quella settimana per riposare. L’anno scorso ho giocato a Winston-Salem. Ho firmato per il torneo, ma certamente mi ritirerò. Quest’anno ho intenzione di mantenere quella settimana libera dagli impegni nel circuito per essere fresco ed arrivare a New York, potendo gestire al meglio la mia routine. Tuttavia non lascerò nulla nel serbatoio in queste due settimane, pensando a New York. Soprattutto l’ho detto prima, senza i punti a Wimbledon, la mia classifica non mi garantisce di essere testa di serie in tutti i tornei. Ho bisogno di capitalizzare in queste due settimane, di fare più punti possibili. Queste sono due settimane fondamentali. Ho avuto successo a Cincinnati in passato. Ho fatto la finale lì, ed ora mi sento molto fiducioso nei miei mezzi. Ma, voglio dire, non c’è nulla di garantito. Non ci sono mai garanzie nella vita. Potrei andare agli US Open, sentirmi fresco, giocare contro qualcuno nel giorno in cui è semplicemente troppo forte ed uscire subito comunque. In quel caso mi pentirei se non avessi lasciato tutto quello che avevo nel serbatoio a Montreal e Cincinnati. Sto affrontando il tutto, un giorno alla volta, non guardo troppo avanti. C’è così tanto sforzo nella mia routine quotidiana ora, non penso minimante a quello che verrà dopo. Penso che il modo migliore per vivere la mia vita sia semplicemente affrontare giorno per giorno, cercando di migliorarmi quotidianamente. Quando arriverò agli US Open, allora ci penserò. Mancano ancora tre settimane. Ci sono così tante cose che possono andare storte. Potrei farmi male alla caviglia, ad esempio. Come, toccando ferro, potrei piegarmi la caviglia camminando verso la macchina o qualcosa del genere. Non ho intenzione di pensarci. È così lontano”.

D: Cosa hai imparato su di te dalla partita di oggi?

Nick Kyrgios: “Voi ragazzi vi state comportando come se non avessi mai battuto i numeri 1 del mondo prima o qualcosa del genere. Ma l’ho già fatto prima. Avevo già battuto Medvedev. Ho battuto Roger, Novak, Rafa. Io sento che la mia fiducia in me stesso c’è sempre stata. Potrei perdere cinque partite di fila e so per certo che manterrei intatta la convinzione dentro di me, di essere in grado di battere chiunque. Non so se ho imparato qualcosa su me stesso oggi. So che sto giocando molto di più per me stesso ora, rispetto al passato. Guardo oggi e vedo che sono a Montreal, sul campo centrale, uno dei campi più belli del mondo contro Medvedev. Sarei un po’ egoista, se non andassi là fuori e cercassi di dare al pubblico una buona prestazione, di darla a me stesso, alla mia squadra, oltre che a tutti la possibilità di guardare un grande spettacolo. Se non mi fossi presentato al top della forma oggi, avrei fatto un cattivo servizio a molte persone. Questo è ciò di cui lo sport ha bisogno, lo sport ha bisogno di partite come questa. Guarda il pubblico. Sono sicuro che tutti i giocatori la stavano guardando. E’ importante che i grandi giocatori e i giocatori iconici si presentino a partite come questa perché mantiene vivo lo sport”.

IL TABELLONE DEL MASTERS 1000 DI MONTREAL

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