Berrettini sempre verde. E Sinner va con coach Cahill (Crivelli). Berrettini più forte anche del vento (Giammò). Nadal verso Wimbledon: "Ormai non zoppico più"(Palliggiano). Berrettini cresce. Caccia alla finale (Bertellino). Il senso di Matteo per l'erba (Martucci).

Rassegna stampa

Berrettini sempre verde. E Sinner va con coach Cahill (Crivelli). Berrettini più forte anche del vento (Giammò). Nadal verso Wimbledon: “Ormai non zoppico più”(Palliggiano). Berrettini cresce. Caccia alla finale (Bertellino). Il senso di Matteo per l’erba (Martucci).

La rassegna stampa del 18 giugno 2022

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Berrettini sempre verde. E Sinner va con coach Cahill (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

L’ottovolante su cui sale Berrettini è un’altra dimostrazione di assoluta padronanza dell’erba e delle sue insidie, nonché della capacità di spremere ciò che serve per vincere anche nelle giornate di vena altalenante. […]. Ma dopo l’andamento lento dell’avvio, con il 4-1 per il ragazzo del New Jersey, mai vincitore di una partita sull’erba in carriera prima di domenica, Berretto ritrova la vigoria fisica e sistema il mirino del servizio, tornando a dettare legge: gli appena 5 punti concessi (su 28) con la prima in tutta la partita gli aprono la strada per un’agevole discesa (6-4 6-2) verso l’ottava vittoria di fila al Queen’s dopo il trionfo del 2021, la 18° su 19 match sui prati nell’ultimo anno (unica sconfitta, la finale di Wimbledon contro Djokovic): «Non ho iniziato nel modo in cui volevo, ho subito un break in malo modo ma sapevo di poter recuperare. C’era molto vento e faceva molto caldo, la palla si muoveva molto e non era facile giocare. Sono rimasto presente e ho-sentito il mio gioco crescere game dopo game». Oggi in semifinale (ore 14, Sky e Supertennis) affronta l’olandese Van de Zandschulp, battuto al secondo turno di Wimbledon 12 mesi fa: con un successo, Matteo è certo di rimanere il numero uno italiano del ranking almeno fino alla fine dello Slam londinese, respingendo l’assalto di Sinner. Rivoluzione A proposito di Jannik: la rivoluzione tecnica iniziata a febbraio con l’ingaggio di Simone Vagnozzi come coach al posto di Riccardo Piatti, perfezionata nei giorni scorsi con l’ingresso nello staff di un nuovo preparatore atletico, Umberto Ferrara, e di un nuovo fisioterapista, Jerome Bianchi, risposta ai problemi fisici degli ultimi mesi, si completa con un botto a sorpresa. Ad affiancare Vagnozzi, che resta il capo del team, arriva infatti il tanto sbandierato supercoach di cui Sinner aveva parlato per la prima volta addirittura agli Australian Open, per poi tenerlo in sottofondo allontanando l’ipotesi di una qualsiasi collaborazione immediata. Si era parlato di Becker (prima dei guai giudiziari), di McEnroe, soprattutto di Magnus Norman, e invece la scelta è ricaduta su Darren Cahill, uno degli allenatori più esperti ed apprezzati del circuito, che è già ad Eastbourne a fianco del giovane talento azzurro che la settimana prossima nel torneo inglese farà il debutto stagionale sull’erba in avvicinamento a Wimbledon. Australiano, 56 anni, numero 22 del mondo da giocatore, Cahill ha un curriculum sensazionale, sublimato da due record agli antipodi: ha fatto di Lleyton Hewitt il più giovane numero uno della storia del tennis (a 19 anni) e poi ha riportato Agassi al vertice del ranking a 33 anni nel 2003, allora il più vecchio leader di sempre della dassifica. Ma in carriera ha seguito anche Murray, la Ivanovic, Verdasco, la Hantuchova, prima della proficua relazione tecnica con la Halep, pure lei approdata al numero uno mondiale. Dopo sei anni, si sono lasciati nel settembre del 2021 e quindi Cahill era libero da impegni. Molto empatico con i giocatori, i suoi insegnamenti seguono tre direttrici: preparazione fisica, percentuale di prime, gioco di volo. ll sacro graal di cui Sinner è alla ricerca per entrare definitivamente in paradiso.

Berrettini più forte anche del vento (Roland Giammò, Il Corriere dello Sport)

 

L’anno scorso sono arrivato qui con tanti match giocati sulla terra e in pieno ritmo. Ora lo sto acquisendo ma quest’anno ho più fame, sono stato fermo tanto tempo e ho tanta voglia di far bene: questo voglio, andare fino in fondo. Parola di Berrettini, campione in carica del Queen e giunto ieri a due partite dalla conferma del suo titolo. Il quarto contro Tommy Paul era di quelli che nascondevano diverse insidie, prima tra tutte la condizione con cui l’azzurro si sarebbe presentato in campo, reduce dalla faticosa vittoria ottenuta il giorno prima contro Kudla, la sesta consecutiva dal suo rientro in campo. Paul, che invece si era sbarazzato velocemente di Wawrinka e prima di lui di Shapovalox era prevedibile scendesse in campo avendo fiducia in se stesso; il 3-0 con cui si era portato in vantaggio nel primo set era parso l’ovvia conseguenza dei rispettivi stati di forma. […]. VENTO E SOLE. Vento e sole hanno infatti iniziato col confondergli le idee, e costretto a giocare in condizioni ancor più instabili, Paul non è più riuscito a trovare il feeling con il suo gioco. Ma é un calo, il suo, che da sola la meteorologia non spiega. Scrollatosi di dosso il torpore iniziale, Berrettini ieri è riuscito a ricongiungersi col suo gioco con un’armonia quasi del tutto priva di stecche. Il servizio ha ingranato in fretta regalandogli sicurezza nei game alla battuta e lucidità preziosa nei game di risposta. Il massimo dell’efficacia con il minimo dello sforzo, copione migliore davvero non si poteva sperare. «C’era molto vento ed era la prima volta che mi capitava di giocare in queste condizioni – ha spiegato Berrettini a fine match -. Non sono partito bene all’inizio ma mi sono scosso al momento giusto, sono riuscito a trovare la giusta energia e ho giocato meglio di lui nei momenti importanti. Un momento lungo, a giudicare dal parziale di 8 game a 2 messo a segno dall’italiano a cavallo dei due set, durante il quale l’azzurro ha dato sfogo a tutto il suo repertorio, concedendosi anche il secondo passante lungolinea di rovescio a una mano del suo torneo, un gesto che ieri ha strappato gli applausi di tutto il Centrale del Queen’s Club. Di fatto la partita è finita lì «Dopo aver vinto il primo set le mie armi hanno preso a funzionare sempre meglio mentre lui faceva sempre più fatica», ha sottolineato ancora l’azzurro, giunto alla sua 17a vittoria nelle ultime 18 partite giocate sull’erba. […]. «Sono un giocatore migliore, ho più esperienza, Wimbledon mi ha aiutato a gestire meglio le cose, ha chiosato infine Berrettini, atteso oggi in semifinale dall’olandese `Van De Zandschulp (n.29 ATP). Nel match vinto contro Davidovich-Fokina, tra i due terraioli, l’olandese, giunto alla sua terza vittoria nel torneo, è sembrato sempre più a suo agio sul verde ed è stato bravo a chiudere in crescendo e a qualificarsi anch’egli in poco più di un’ora. CAMILA. Sfumano invece i sogni di semifinale di Camila Giorgi. L’italiana nel WTA250 di Birmingham è stata battuta in due set dalla brasiliana Beatriz Haddad Maia (n.32 WTA). La sudamericana, ancora imbattuta quest’anno sull’erba, aveva iniziato la sua trasferta britannica vincendo il titolo a Nottingham una settimana fa. Eppure Giorgi si era portata avanti 3-0 nel primo set. Con tre break consecutivi Haddad Maia è riuscita invece a far girare l’inerzia del match dalla sua, e a nulla son poi valsi gli assalti con cui la n.26 del mondo ha cercato di rimpadronirsi di un match che alla vigilia sembrava essere molto più alla sua portata.

Nadal verso Wimbledon: “Ormai non zoppico più” (Davide Palliggiano, Il Corriere dello Sport)

L’avevamo visto zoppicare vistosamente dopo aver conquistato il 14° Roland Garros della sua straordinaria carriera, il suo 22° Slam. Rafa Nadal adesso ha un altro obiettivo nella testa fatta solo di pensieri positivi e vincenti: arrivare a Wimbledon. Magari anche vincerlo. […]. SENSAZIONI POSITIVE. Prima di comunicare le sue intenzioni, si era allenato un paio d’ore con l’amico e specialista dell’erba, Feliciano Lopez. Per tutta la settimana ha svolto intere sedute su superfici simili a quelle dell’All England Club, culla di Wimbledon. Insomma, il programma di recupero sta andando a gonfie vele e nei prossimi giorni sarà a Londra per continuare gli allenamenti e acclimatarsi. La sindrome di Müller Weiss, di cui soffre al piede sinistro, non è certamente scomparsa, ma il trattamento con radiofrequenze pulsate a cui si è sottoposto per due volte a Barcellona sta facendo effetto. «Sono stati giorni duri. Ho cominciato subito dopo il Roland Garros, non ho potuto riposare ma non avevo tempo da perdere. Noto già dei cambiamenti – ha ammesso Rafa – I dolori articolari sono diminuiti. Ho ancora qualche sensazione strana: il piede s’addormenta, a volte ho dei crampi, ma sono felice. Non zoppico più da una settimana». II programma è già stabilito: «La mia intenzione è quella di giocare a Wimbledon: manco da tre anni e sono emozionato. II trattamento e gli allenamenti che ho fatto mi danno speranze e non andrei in Inghilterra se non avessi buone sensazioni». IL PROGRAMMA. Nei prossimi giorni giocherà il “Giorgio Armani tennis Classic”, torneo d esibizione ad Hurlingham (21-26 giugno). Poi, dopo Wimbledon, farà una pausa prima di partecipare al Masters 1000 in Canada (5-14 agosto) e allo US Open (29 agosto-11 settembre). Dopo aver vinto in Australia e a Parigi, l’ipotesi Grande Slam è affascinante, anche se durante la sua carriera non c’è mai andato troppo vicino: «L’ultimo a riuscirci è stato Rod Laver nel 1969. È difficile pensare di potercela fare a 36 anni» ha ammesso Nadal, che nella conferenza di Maiorca s’è concesso anche un passaggio sulla sua vita privata, di cui non parla mai volentieri. «Se tutto va bene, diventerò padre. Non so come influenzerà la mia carriera perché non ho esperienza in materia, ma non mi aspetto che la paternità significhi un cambiamento nella mia vita professionale». La notizia della gravidanza di Mery Perello, moglie di Rafa, era stata anticipata qualche settimana fa dalla rivista “Hola”: il figlio, di cui Nadal non ha voluto anticipare il sesso, nascerà ad ottobre

Berrettini cresce. Caccia alla finale (Roberto Bertellino, Tuttosport)

Un avvio in sordina quello di Matteo Berrettini nei quarti di finale del 500 ATP del Queen’s anche per via delle scorie accumulate nella battaglia di ottavi contro Kudla. Così un altro americano, Tommy Paul, n° 35 ATP, è volato sul 4-1 grazie ad un break centrato in apertura di frazione. L’azzurro ha dovuto ricalibrare il suo tennis in ragione del vento che ieri ha imperversato sui centrale. Una volta ritaratosi è risalito fino al 4-4 e ha piazzato il colpo definitivo al decimo gioco della prima frazione. Nella seconda un altro break in suo favore lo ha catapultato sul 4-1, quindi la chiusura perentoria sul6-2 con un ace a sigillo, ieri solo il terzo in tutto l’incontro. Berrettini ha così rimesso in parità il computo dei precedenti (1-1) ed è salito in semifinale dove oggi troverà, dalle 14 con diretta Sky e Supertennis l’olandese Van de Zandschulp, giocatore in crescita e temibile per la completezza del bagaglio tecnico e la potenza dei colpi, che sull’erba trovano ancora più efficacia. I due si sono incontrati una sola volta in carriera, nel 2° turno di Wimbledon 2021, con successo di Matteo in tre set. ll tennista “orange’, ieri a segno Contro l’iberico Davidovich Fokina, ha fatto registrare a inizio settimana il best ranking di n° 29 ATP, è classe 1995 e in stagione ha raggiunto il terzo turno sia agli Australian Open che al Roland Garros, centrando la finale nel 250 ATP di Monaco di Baviera. […]. Jannik Sinner intanto è stato visto in campo con Darren Cahill, ex coach di Simon a Halep e Andy Murray, a Eastboume. Potrebbe essere lui il rinforzo nello staff dell’altoatesino o si tratta di una collaborazione occasionale? La situazione è da monitorare. Ieri Rafael Nadal ha convocato una conferenza stampa al Maiorca Country Club nella quale ha fatto sapere che molto probabilmente giocherà a Wimbledon e sarà a Londra da lunedì prossimo. Il trattamento al piede cui si è sottop osto a Barcellona la scorsa settimana pare stia dando nuove sicurezze al 22 volte campione Slam: «Il dolore articolare è diminuito – ha detto “Rafa” – anche se non è una cosa risolutiva al 100% nell’immediato. Sono però riuscito ad allenarmi negli ultimi cinque giorni e il piede ha risposto bene. Non gioco sull’erba da tre anni e bisognerà avere un po’ di pazienza». Confermata anche la prossima paternità. Camila Giorgi è stata fermata nei quarti a Birmingham, dalla brasiliana Haddad Maia.

Il senso di Matteo per l’erba (Vincenzo Martucci, Il Messaggero)

Alzi la mano chi aveva dei dubbi che, dopo aver vinto il Roland Garros con un piede solo, irridendo anche Djokovic, al secondo miracoloso trionfo stagionale dopo gli Australian Open, Lazzaro-Rafa Nadal non si sarebbe presentato lunedì a Londra. Per l’esibizione di Hurlingham, l’ultimo test prima di Wimbledon, non per rilanciare la caccia di altri Slam dopo i 22-record ma per puro amore dello sport, come sostiene lui. Alzi la mano chi – a cominciare proprio dal tennista che ci ha fatto amare l’erba – avrebbe mai pensato che Matteo Berrettini sarebbe arrivato agli ultimi straordinari risultati sul verde che lo candidano ulteriormente fra i primi tre favoriti ai Championships. NUMERI RECORD Al Queen’s, dov’è campione in carica, battendo anche Tommy Paul per 6-4 6-2 dopo un colpo d’acceleratore dall’1-4 iniziale, e qualificandosi per le semifinali contro Van De Zandschulp, l’allievo di sempre di Vincenzo Santopadre è arrivato a 18 partite vinte delle ultime 19 sulla superficie, con l’unica sconfitta negli ultimi due anni della storica finale di Wimbledon contro Novak Djokovic. E, con 31 vittorie e 6 sconfitte in carriera su questi campi, partendo dal torneo di Stoccarda del 2019, che ha appena rivinto, il numero 10 del mondo vanta un impressionante 29-3 (incluso il successo su Gunneswaran in Davis), con le 3 sconfitte in 3 anni subito contro Goffin e Federer nel 2019, e 12 mesi fa contro il numero 1 del mondo sotto il traguardo dei Championships. Così, il 26enne romano, a oggi, ha la percentuale complessiva dell’83,8%, terzo migliore tra i giocatori in attività dietro Roger Federer (87%) e Novak Djokovic (85%), come Andy Murray (83%). ALTRE ARMI […]. «Non ho iniziato come avrei voluto», ha ammesso Berrettini dopo lo sconcertante 0-3 contro Paul. A corto di match dopo 84 giorni lontano dal Tour per l’operazione alla mano destra, disturbato «un po’ dal caldo e un po’ dal tanto vento», non ha avuto lo stesso contributo decisivo dalla sua arma paralizzante dopo i 21 ace contro Evans e i 22 contro Kudla, il terzo di giornata l’ha messo giù solo sul match point. «Ma sono stato lì a lottare, il mio gioco è cresciuto game dietro game e sono riuscito a trovare la giusta dimensione». Così, dall’1-4, ha infilato 10 prime di servizio consecutive, insistendo con attenzione e precisione sul debole dritto dell’americano, chiudendo il primo set conl’88% di prime, dando quindi una sterzata decisiva al match con un parziale di 9-0 e tenendo costantemente sotto pressione l’avversario. Oltre a risparmiare energie rimanendo in campo un’ora e un quarto. «La prossima settimana spero di riposare poi spero di fare anche meglio dello scorso anno ai Championships». Oggi (diretta Supertennistv alle 14) ritrova il 29 del mondo, il gran battitore olandese Botic Van De Zandschulp (6-2 6-4 a Davidovich Fokina), che ha battuto in 3 set nel 2` turno di Wimbledon 2021; nell’altra semifinale: Krajinovic-Cilic. Ad Halle, semifinali Medvedev-Otte e Kyrgios-Hurkacz. Nei quarti donne di Birmingham, Camila Giorgi (n. 26 del mondo) cede 6-3 6-2 alla brasiliana Haddad Maya (32), neo campionessa a Nottingham, che aveva recuperato in giornata anche il match sospeso giovedì.

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Accademia Lagnasco (Bertellino). Intervista ad Angelo Binaghi – “Finals, Davis e Roma: ci siamo” (Catapano)

La rassegna stampa di giovedì 1 dicembre 2022

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Accademia Lagnasco (Roberto Bertellino, Tuttosport)

La struttura è imponente, sobria e funzionale e si presta perfettamente ad una proposta di tennis e sport al passo con i tempi. Parliamo di Vehementia Tennis Team che ha sede al Tennistadium di Lagnasco, paesino di poco più di 1000 abitanti situato a pochi chilometri da Saluzzo. Le parole d’ordine sono coinvolgimento, professionalità e servizio. Lo scorso 10 novembre è andato in scena un Convegno nel corso del quale è stata presentata l’attività nelle sue svariate accezioni e gli sponsor del centro hanno potuto interagire e conoscersi in una sorta di B2B molto apprezzato da tutti. La VTT, forte di uno staff consolidato e composito, guarda all’oggi ma soprattutto al futuro, come hanno sottolineato i suoi massimi dirigenti, Duccio Castellano ed Enrico Gramaglia. Il centro, nato per volontà della famiglia Rosatello, ha cambiato pelle negli anni e oggi spicca nel settore per la qualità che offre ai suoi frequentatori.[…] Gli oltre 100 ragazzi che frequentano i corsi hanno a loro disposizione il doposcuola sportivo con tanto di servizio pranzo, assistenza compiti, tennis e multisport. In più possono godere di un servizio navetta da scuola al Tennistadium con ritorno nel proprio comune che sta facendo la differenza: «E’ molto apprezzato – sottolinea Duccio Castellano – perché le famiglie ci affidano i loro piccoli atleti certi del fatto che verranno seguiti nella loro giornata tipo che, sul modello delle migliori accademie mondiali, cui ci ispiriamo, ha come obiettivo la loro crescita armonica, nello sport e non solo». Il centro presenta tre campi da tennis indoor in greenset, 2 campi da tennis outdoor in terra rossa, una palestra attrezzata, una palestra per il corpo libero, una pista di atletica della lunghezza di 70 metri lineari, una sala wellness, l’area shopping nella quale è possibile trovare abbigliamento e attrezzatura sportiva. Tra gli spazi anche quello dedicato ad una sala riunioni. In primo piano alla VTT la salute e il benessere, grazie alla presenza di una biologa nutrizionista, di un fisioterapista, un osteopata, un chinesiologo, un preparatore atletico, una psicologa, un mental coach per il tennis, un personal trainer e una sezione indirizzata alla prevenzione degli infortuni. Per avviare al tennis i più giovani c’è anche il corso gratuito per i bambini di età compresa tra i tre e i cinque anni. Servizi dunque a 360° che vedono anche la possibilità di utilizzare l’incordatore in sede, professionalmente preparato secondo gli standard della Federazione Italiana Tennis. Sono molti gli eventi organizzati nel corso dell’anno, dai tornei FIT ai campionati a squadre di serie C e D, dalla VTT Cup per adulti alla VTT Cup Young, dalla Festa di carnevale a quella di fine corso, ed ancora dalla Festa Estatennistadium, quella di Halloween, di Natale, le Feste di compleanno, le gite ai tornei internazionali. Particolari e molto sentiti altri momenti di tennis e “goliardia” quali “Tennis e Bollicine’; i laboratori genitori e figli, il babysitting serale. Il venerdì sera è nato anche un torneo di tandem dal titolo “Doppiamo” con coppie ad estrazione in 2 livelli (da 8 a 12 persone il numero dei partecipanti). Insomma di tutto e di più per far sentire a casa chi ama il tennis e i momenti di aggregazione troppo spesso dimenticati nei club di tennis. Gli obiettivi futuri sono chiari e ben delineati: «E’ già stato approvato un progetto di ampliamento della struttura – precisano Castellano e Gramaglia – che vedrà nascere altri due campi da tennis, uno da padel e uno da beach tennis con sabbia riscaldata. Prenderanno forma anche cinque studi medici interni perché riteniamo che il servizio in struttura sia ormai imprescindibile. La voglia di continuare a crescere è tanta e ogni giorno viene supportata dall’appoggio dei nostri partner, molti dei quali sono con noi fin dall’inizio di questa splendida avventura. Nel 2023 celebreremo le dieci stagioni di vita della struttura e fin da questo momento prefiguriamo un anno speciale sotto tutti i punti di vista».

Intervista ad Angelo Binaghi – “Finals, Davis e Roma: ci siamo” (Alessandro Catapano, Il Messagero)

 

Presidente [..], il tennis italiano sta per mandare in archivio un 2022 di successi sul campo, vittorie politiche e risultati economici. Ne scelga uno. «Premesso che è difficile collegare le grandi vittorie dei giocatori, che sono loro esclusivo patrimonio, alle opere di rilancio che abbiamo messo in campo in questi venti anni, la più clamorosa è la vittoria di Berrettini al Queen’s, per come è maturata, a seguito dell’ennesimo infortunio: un’impresa». La ciliegina sulla torta sarebbe stata…? «La finale di coppa Davis, o la qualificazione di Sinner alle Finals, sfuggita per quel punto perso con Alcaraz. Ma è stata una stagione costellata di infortuni, fare più di così era francamente molto difficile». Lei è tra quelli che si sono stupiti nel vedere Berrettini impiegato nel doppio decisivo con il Canada? «Francamente sì, io non sapevo nemmeno che fosse in grado di giocare. Mi aspettavo l’impiego di Sonego, pensavo fosse la soluzione più logica, soprattutto perché era in palla, come Aliassime che infatti, pur non essendo un doppista, ha trascinato il Canada alla vittoria finale. Ma io non ho tutte le informazioni che aveva a disposizione Volandri per decidere». Si aspettava di vedere anche Sinner al fianco dei suoi compagni? «Diciamo così: quello che ha fatto Berrettini è encomiabile, ma anche le vittorie di squadra nel tennis sono la somma di quelle individuali e se Sinner ha preso la sua decisione, come accaduto quando rinunciò alle Olimpiadi, perché riteneva di prepararsi meglio altrove, io la rispetto». Cosa dicono al Paese il successo di pubblico e l’indotto generato dalle Atp Finals di Torino? «Che ci sono sport e sport, alcuni per loro natura necessitano di investimenti pubblici relativamente bassi, ma creano un indotto per il territorio e un introito fiscale nettamente superiore agli altri. E il caso delle nostre finals torinesi. Ci si aspetterebbe, dunque, che gli investimenti dello Stato tenessero conto di questo aspetto per una gestione più giusta e più efficiente delle risorse». E invece? «E invece manca un criterio di valutazione dei ritorni degli investimenti fatti nelle manifestazioni sportive, uno strumento che ci aiuti a stabilire se ne valeva la pena, finanziare o meno quel determinato evento». Ne ha parlato con il nuovo ministro dello Sport Andrea Abodi? «Certo, ma ne avevo già parlato con la Vezzali e prima ancora con Spadafora, li ho sollecitati più volte. Eppure, è un ragionamento che qualunque padre di famiglia farebbe: cosa succede quando si investe un euro in una manifestazione? Siamo una buona pratica da reiterare? Da qualche mese sento parlare di merito ed efficienza, la mia richiesta va esattamente in quella direzione». Il tennis italiano si autofinanzia perlopiù, siete quasi un unicum nel panorama sportivo italiano. «Levi il quasi: 85% di autofinanziamenti, 15% di contributi statali. Di questo campa il tennis italiano». Tra gli impegni del nuovo governo, c’è anche quello di far convivere serenamente Sport e salute e Coni. «Tutti sanno come la penso: con Sport e salute c’è finalmente una gestione trasparente delle risorse statali, che però continua ad essere inficiata dall’inserimento di soglie che ne riducono l’efficacia». E il Coni? Non sfugga alla domanda. Qualcuno la vuole ancora candidato alle prossime elezioni, per il dopo Malagò. «Non ci penso nemmeno. Perché il Coni possa liberare tutte le energie che ci sono nello sport italiano, bisognerebbe prima dare ampia riforma del sistema rappresentativo all’interno del Consiglio nazionale, nel quale il pensiero di oltre un milione di calciatori vale tanto quanto quello di poche migliaia di atleti di altri sport. In assenza di questa riforma ogni tentativo è vano». Il segreto del successo delle Finals? «Ci hanno permesso di lavorare con serenità, anche perché non ci sono stati condizionamenti dall’esterno, che anche nell’ultima edizione degli Internazionali sono stati clamorosi e pesanti. Perciò, bene così». Vent’anni fa, il tennis italiano toccava il fondo, oggi piazziamo 19 giocatori nei primi 200, di cui dieci under 21: come ci siete riusciti? «Nessuno se ne era accorto fino a un paio di anni fa, ma ci lavoriamo da un po’. Diciamo che applichiamo in ogni settore della nostra vita quotidiana la continua ricerca di efficienza, e questi sono i risultati». Avete assicurato un futuro al tennis italiano. «I numeri lo dicono, andate a vedere cosa c’era prima. Abbiamo creato una televisione unica nel panorama sportivo italiano, messo in campo un numero impressionante di Challenger e Futures per consentire ai nostri tennisti di crescere, e ora c’è questa grande scommessa vinta del padel, che esalta e crea sinergie con i nostri asset». Il 2023 sarà l’anno di…? «Non saprei, io sarò felice di continuare ad occuparmi di amministrazione, rapporti con le istituzioni, organizzazione aziendale. Ma se dovessi darle un nome, scommetterei su un ragazzo che ho visto a Milano alle Next Gen, Matteo Arnaldi, è divertente come gioca». Il 2023 sarà anche, forse innanzitutto, l’anno degli ottantesimi Internazionali d’Italia, mai così grandi, mai così ricchi. «In termini patrimoniali la promozione degli Internazionali è il più grande risultato della nostra gestione, tenuto conto che quando siamo arrivati perdevano 4 miliardi di vecchie lire l’anno, non si trovavano sponsor, erano sull’orlo del fallimento e la federazione stava pensando di venderli, per sopravvivere. Adesso, invece, sono diventati il driver più importante della nostra crescita». Lei invece cosa chiede al nuovo anno? «Che nel maschile cominciamo a fare quello che le ragazze hanno fatto dieci anni fa, vorrei che vincessimo qualcosa di grossissimo, lascio scegliere ai giocatori cosa, per me è indifferente. Per il resto, vivo alla giornata, ho troppe cose da fare, non ci si può distrarre un attimo perché le regole dello sport italiano combattono le federazioni che vogliono crescere, anziché assecondarle».

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Sanguinetti: «Entro cinque anni la Davis sarà nostra» (Andreoli)

La rassegna stampa di mercoledì 30 novembre 2022

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Sanguinetti: «Entro cinque anni la Davis sarà nostra» (Lorenzo Andreoli, Corriere dello Sport)

«Con questo gruppo mi stupirei se non riuscissimo a vincere la Davis nei prossimi cinque anni». Parole e musica di Davide Sanguinetti, protagonista di quell’Italia che nel 1998 raggiunse la sua ultima finale. Coach dei fratelli Ryan e Christian Harrison e del doppista neozelandese Michael Venus (n.16 ATP di categoria), Sanguinetti si è detto ottimista su presente e futuro. II Canada ha vinto sua prima Coppa Davis dopo aver eliminato gli azzurri in semifinale. Possiamo parlare di rimpianto? «Il Canada ha ottimi giocatori. Per Auger-Aliassime gli ultimi due mesi sono stati quelli della svolta. Poi c’è Shapovalov, una mina vagante. Qualora avessimo avuto a disposizione Sinner e Berrettini avremmo vinto a mani basse. In realtà dopo la vittoria di Sonego con Shapovalov ero convinto che potessimo farcela. Senza dubbio il problema fisico di Bolelli ha complicato i piani, il nostro è un doppio molto forte. Vedere Matteo in campo nella sfida decisiva mi ha stupito».

Cosa può fare l’Italia per costruire une coppia affiatata?

 

In questo momento la coppia Bolelli-Fognini è ancora molto affiatata. Mi auguro che il prossimo anno Fabio scelga di giocare con Simone un numero maggiore di tornei perché quest’anno, con qualche torneo in più, avrebbero potuto disputare le Finals. Vedo molto bene anche Andrea Vavassori, può diventare un punto fermo della nazionale. L’ideale per lui sarebbe trovare un ottimo giocatore di singolare come compagno che abbia voglia di sacrificarsi, consentendogli così di prendere punti importanti in classifica.

Jannik Sinner e Lorenzo Musetti: chi dei due vede meglio in doppio?

Sinner è pronto a entrare stabilmente in top-10 e credo che in doppio non si specializzerà mai. Musetti è quello che ha più talento ma anche lui si sta avvicinando all’élite dei singolaristi e immagino che il doppio non rientri nei suoi piani. Il mio consiglio per i giovani è quello di cimentarsi in questa specialità. Il doppio aiuta molto, soprattutto in fondamentali come servizio e risposta. Senza dimenticare la pressione che si vive sul punto decisivo, la concentrazione deve essere massima. […]

Tra poco inizierà una nuova stagione. Cosa si aspetta dal 2023?

L’Italia ha giocatori fortissimi, mi stupirei se non riuscissimo a vincere la Davis nei prossimi cinque anni. Il segreto? La Federazione ha fatto un lavoro straordinario quanto al numero di tornei a disposizione. In America, da questo punto di vista, si lamentano tutti. Quanto al circuito, invece, mi aspetto un Novak Djokovic in grado di vincere ovunque. È pronto a battere tutti i record.

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Intervista ad Auger-Aliassime: “Voglia di Slam” (Cocchi). Intervista a Corrado Barazzutti: ” É stata un’ottima Italia” (Fiorino). Capodanno in Australia con la UnitedCup (Giammò)

La rassegna stampa di martedì 29 novembre

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Col vento in coppa. Mister Davis Auger-Aliassime: “Voglia di Slam contro Alcaraz” (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

La prima volta del Canada porta in maniera indelebile la sua firma. Felix Auger Aliassime ha vinto quattro partite su quattro tra singolare e doppio senza cedere nemmeno un set. La chiusura perfetta per la stagione della consacrazione […] Felix, il suo è stato un anno irripetibile, prima a livello individuale, poi ha condotto il suo Paese alla prima vittoria Davis della storia. «Penso che mi sognerò per anni quell’ultimo colpo. Ho solo pensato “tira più forte che puoi”, quando ho capito che la palla di De Minaur sarebbe uscita è come se avessi perso i sensi, le gambe mi hanno abbandonato, sono crollato a terra e ricordo solo tutti che mi venivano addosso. Mi piace ricordare il successo nella Coppa Davis Junior, è come se avessimo chiuso un cerchio io e Denis. La speranza è che questa generazione possa andare ancora lontano» […] Intanto le ha suonate all’Italia e al suo amico Berrettini: lo ha battuto in doppio e ci ha eliminati… Vi siete parlati in questi giorni? «Sì, ci siamo incrociati prima di affrontarci in campo. Peccato che lui non fosse ancora in piena forma, sarebbe stato un bel duello ad armi pari. Però sono sicuro che il peggio per lui sia passato e in Australia sarà tra gli avversari da battere. Anche l’Italia, insieme a noi e agli Stati Uniti, nei prossimi anni sarà tra le contendenti della Davis». Ora si merita un po’ di vacanza, ma II 2023 per lei sarà ricco di nuovi traguardi da tagliare. «[…] Voglio confermarmi e possibilmente migliorare ancora, inseguendo i tornei più importanti con l’obiettivo di vincere nei Masters 1000 e negli Slam». Lei è un ragazzo del 2000, ma Alcaraz e Rune, nati nel 2003, hanno già fatto sfracelli. Sarà con loro la rivalità? «Carlos l’ho già battuto ed è un giocatore davvero forte, con grandi potenzialità, impressionante se si considera che a 19 anni ha già vinto uno Slam ed è numero 1 al mondo. E anche Rune ha fatto un exploit incredibile. Sarà bello sfidarsi per i trofei più importanti». E i nostri tre moschettieri? «La forza e la potenza di Matteo sono impressionanti e poi è una bella persona, siamo amici ed è una rivalità positiva. Sinner sta ancora crescendo, ma penso che sia uno dei candidati a vincere Slam nel futuro. Musetti è più giovane, sta anche lui facendo esperienza e il suo tennis è davvero spettacolare» […] Lei ha iniziato presto ma le soddisfazioni più importanti se le sta prendendo ora, a 22 anni e mezzo. «Ognuno ha i propri tempi di maturazione, io ci ho messo nove finali prima di vincere un titolo. A 22 anni rispetto ai ragazzi del 2003 sono un veterano». Tornando a quelle finali perse, come ha vissuto quella striscia negativa? Non si è mai abbattuto? «Certo che quando giochi una finale è sempre meglio vincere. Però bisogna anche vedere il lato positivo: arrivare a giocarsi il titolo è comunque un buon risultato. Dispiace che in alcune occasioni non abbia giocato abbastanza bene da meritare la vittoria, ma non mi sono mai abbattuto e penso che la resilienza sia una delle mie qualità fondamentali» […] C’è qualcosa in particolare che l’ha colpita nell’approccio dello Zio Toni al tennis? «Al di là del gioco, della tattica, della tecnica, è un grande motivatore. È un mentore, un consigliere, sa tutto ciò che serve per essere ai massimi livelli. Per me è una grande persona da cui apprendere». Lei è molto fiero delle origini togolesi di suo padre, e ha anche un progetto benefico legato al tennis. «Sì, per ogni punto che faccio dono 10 dollari per progetti legati all’istruzione e alla sanità in Togo. Questa stagione è andata piuttosto bene, per fortuna Diciamo che questo progetto è una spinta in più per dare tutto».

Intervista a Corrado Barazzutti: “É stata un’ottima Italia e il futuro è tutto suo” ( Luca Fiorino, Corriere dello Sport)

 

«Alla luce delle assenze, l’Italia ha raggiunto un ottimo risultato. Per quello che è stato l’epilogo di questa edizione, Italia-Canada si è rivelata la finale anticipata». Corrado Barazzutti non nasconde un pizzico di amarezza dopo la sconfitta subita dall’Italtennis al penultimo atto di Coppa Davis. Dopo aver estromesso da sfavoriti gli Stati Uniti, gli uomini guidati da Filippo Volandri hanno tenuto testa ai futuri vincitori della competizione cedendo il passo soltanto al doppio decisivo. «Il Canada si è dimostrata una squadra forte in singolare e con un doppio estremamente competitivo – commenta Barazzutti, ex capitano della Nazionale azzurra -. Nonostante siano stati eliminati nello spareggio di qualificazione alle fasi finali, hanno trionfato capitalizzando al meglio l’opportunità del ripe raggio. Bravi loro». Come reputa II cammino degli azzurri? «L’Italia si è presentata a Malaga senza i due giocatori di punta (Sinner e Berrettini ndr), ma ha ritrovato Sonego in grande spolvero. Andando a vedere il bicchiere mezzo vuoto è lecito avere un piccolo rimpianto. Simone Bolelli è stato messo fuori causa sul più bello da una lesione al polpaccio, alcune delle concorrenti, come la stessa Italia, non potevano contare su tutti gli effettivi (Spagna e Germania, ndr) e la Russia è stata esclusa dalla competizione per le note vicende. Si è aperta una finestra in cui l’Italia poteva intrufolarsi e magari sfruttare l’occasione». Ci sono state molte discussioni sulla scelta di schierare Berrettini in doppio. «Non so se Berrettini fosse la scelta migliore per sostituire Bolelli. Matteo è stato generoso [..]. Con Fognini avrei visto meglio un giocatore in salute e in fiducia come Sonego, anche se poi nessuno può sapere come sarebbe andata a finire. Posso limitarmi a fare una semplice considerazione, bisognerebbe infatti essere informati su tutte le dinamiche […]». Essere capitano non è affatto semplice. «Qualcuno dice che non serve a niente, eppure non è affatto vero. Trovo che ci sia spesso troppa esagerazione nei giudizi, […] Quando le cose girano nel verso giusto se ne parla poco, quando si perde invece è il primo contro cui la gente va a puntare il dito. Filippo sono convinto che sarà un grandissimo capitano. É ancora giovane e avrà modo di accumulare tanta esperienza». Come vede II futuro della nostra Nazionale? «Abbiamo tutte le carte in regola per recitare un ruolo da protagonisti […] Se negli anni a venire altre nazioni non produrranno un gruppo assortito di giocatori cosi forti e al contempo giovani, credo che ci prenderemo grandi soddisfazioni. Il Canada continuerà ad essere un’antagonista, così come la Spagna con Alcaraz. Tuttavia senza Rafa Nadal perdono tanto». II format della competizione la convince? «Non mi piace. È come se prendessimo uno Slam e lo modificassimo in un torneo da dieci giorni. Una volta la Coppa Davis era considerata il quinto Slam, mentre adesso l’hanno ridimensionata […] Quando la vincemmo noi nel 1976 contre il Cile fu un’impresa gigantesca in un contesto difficile. Ormai questa è la nuova formula e bisogna accettarla così com’è stata concepita»

Capodanno in Australia con la UnitedCup (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Stagione di sorprese e di addii, di promesse mantenute e decisioni prese in corso d’opera. La favola del Canada che da ripescata è riuscita a Malaga a conquistare la sua prima Coppa Davis è stato l’epilogo coerente di una delle annate più emozionanti che il tennis ricordi. Al saluto di Ash Barty, Serena Williams e Roger Federer è seguita l’ascesa irresistibile di Alcaraz. Russia e Cina, per ragioni diverse, sono sparite dalla mappa dell’ITF […] Nel frattempo, per i giocatori è ora tempo di off season e caccia all’estate. Una volta rientrati dalle rispettive vacanze, i protagonisti del circuito cominceranno a lavorare In vista della ripresa delle ostilità, fissata per II 29 dicembre con la United Cup […] Diciotto nazioni, sei gironi e tre città ospitanti più un ricco montepremi e punti validi per il ranking ad ingolosire i partecipanti. L’Italia giocherà a Brisbane, inserita nel gruppo E con Brasile e Norvegia, e sarà guidata da Matteo Berrettini, Lorenzo Musetti e Martina Trevisan. Completano il gruppo per un torneo articolato in un singolare maschile, uno femminile e un doppio misto, Andrea Vavassori, Marco Bortolotti, Lucia Bronzetti, Camila Rosatello e Nuria Brancaccio. Assente Jannik Sinner, il cui 2023 prenderà invece il via da Adelaide, città natale del suo coach, Darren Cahill, e sede dell’omonimo torneo International (2-8/01), alla cui entry list dovrebbe aggiungersi Djokovic mentre già certa sarà la presenza di Andy Murray. La settimana successiva, ancora Adelaide, così come Sydney, costituirà l’ultima occasione per completare i rispettivi rodaggi. Il sedici gennaio a Melbourne iniziano gli Australian Open, e da Iì si comincerà a fare sul serio.

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