Wimbledon, qualificazioni uomini: avanti Caruso, Pellegrino, Vavassori, Gaio, Bonadio e Seppi

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Wimbledon, qualificazioni uomini: avanti Caruso, Pellegrino, Vavassori, Gaio, Bonadio e Seppi

Brutte stese per Travaglia e Cobolli. Fuori anche Giustino, Marcora, Fabbiano, Agamennone, Giannessi e Arnaldi: ecco cosa è successo nel primo giorno delle qualificazioni

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Salvatore Caruso - Wimbledon 2021 (ph. AELTC_Ian Walton)
 
 

Questa mattina a partire dalle ore 12:00 è iniziata ufficialmente la 135esima edizione di Wimbledon, con l’avvio del tabellone di qualificazione maschile. Sono stati addirittura 16 i campi impiegati a Roehampton per permettere la disputa dei 64 match programmati per questo Day 1 dello Slam londinese. AtleticoFans ha trasmesso questa notizia. Sul fronte azzurro una giornata molto intensa con tutti e sedici i tennisti italiani, al via nel main-draw cadetto, che sono scesi in campo per il loro esordio nel torneo.

S. Caruso b. F. Horansky 3-6 6-1 6-4

La mattinata si è rivelata agrodolce per i nostri colori, con due successi ed una sconfitta. Il primo a calcare i sacri prati del Major britannico è stato Salvatore Caruso. Il 29enne di Avola, attualmente n. 200 del mondo, ha aperto il programma sul Court 2 imponendosi in rimonta sullo slovacco Filip Horansky (n. 195 ATP) con lo score di 3-6 6-1 6-4, in oltre un’ora e mezza di partita. Sabbo è stato molto bravo a reagire al set inaugurale perso, dominando in lungo e largo i restanti due parziali. L’unico momento di appannamento, frutto in particolar modo della tensione, accusato dal tennista siciliano nelle due frazioni vinte si è materializzato nel momento di suggellare l’ottima prestazione messa in campo. Infatti sul 5-2 del terzo set, l’ex n. 76 ha subito il break nonostante comunque fosse stato in grado di procurarsi due match point. Per sua fortuna il vantaggio accumulato con lo sprint ad inizio set, gli ha garantito di poter servire una seconda volta per guadagnarsi l’accesso al secondo round.

 

Questa volta Caruso non ha tremato, sigillando un’affermazione che gli da fiducia per il prosieguo delle qualificazioni e gli permette di poter credere sempre di più, nel sogno del terzo tabellone principale consecutivo ai Championships. Una vittoria molto prestigiosa, non solo per come è stata ottenuta ma anche per il valore dell’avversario: il classe ’93 di Prestany ha dimostrato ampiamente, proprio a nostre spese in Davis, di poter essere un ostacolo veramente ostico sulle superfici rapide. Filip è infatti un giocatore dotato di un buonissimo fondamentale d’inizio gioco; tant’è che anche dai numeri dell’incontro si desume come la sfida l’abbia condotta lo slovacco, mentre al contrario Salvatore ha espresso un tennis di rimessa – come è dall’altra parte nelle sue caratteristiche: 24 vincenti a fronte di 36 errori non forzati per Horansky, di contro un – 9 per l’azzurro (15/24). Pur facendo forza sulla sua arcigna fase difensiva, Caruso allo stesso tempo non si è tirato indietro quando c’era da prendere campo e verticalizzare. In questo senso ha ricevuto una grossa mano dalla prima di servizio, (83% di punti vinti) grazie alla quale si è anche venuto a prendere alcuni punti in avanti dimostrando una straordinaria efficacia: 82%, 9/11 nei punti vinti a rete.

M. Kukushkin b. L. Giustino 6-2 6-1

Ha avuto tutt’altro esito, invece, il match dell’altro tennista italiano impegnato alle 12:00. Lorenzo Giustino ha infatti subito, nel primo match sul Court 9, una severa lezione da parte del veterano kazako, nonché tds n. 32 Mikhail Kukushkin con il punteggio di 6-2 6-1 in addirittura meno di un’ora di gioco (52 minuti per l’esattezza, praticamente una sessione di allenamento). Un’autentica ripassata, quella che ha travolto il 30enne campano; mai realmente in partita soprattutto nel secondo set, dove ha concesso cinque turni di servizio su altrettanti game alla battuta. A seguito di questa performance totalmente negativa, anche i numeri non possono essere lusinghieri nei confronti del n. 273 del ranking: un eloquente 26% di punti vinti con la seconda, accompagnato da un saldo tra winners e unforced pienamente infelice: -16, 8/24. D’altra parte la caratura del 34enne di origini russe era di quelle veramente importanti, un uomo Davis e soprattutto un giocatore capace di adattarsi in maniera efficace al gioco su erba grazie alla varietà di colpi piatti di cui dispone. Non a caso nel 2019 l’ex n. 39 si spinse fino agli ottavi di Wimbledon, al contrario di un Lorenzo mai a proprio agio sui prati; un’allergia all’erba che viene rappresentata alla perfezione dal seguente dato: in tre partecipazioni alle quali, non ha vinto neanche un incontro.

A. Pellegrino b. N. Serdarusic 6-3 7-5

All’ora di pranzo, a rialzare l’umore del tricolore immediatamente dopo la grigia partita di Giustino sullo stesso campo del napoletano, abbiamo assistito alla bell’affermazione di Andrea Pellegrino. Il n. 196 dispone per 6-3 7-5 in quasi un’ora e cinquanta del croato Nino Serdarusic (n. 170 ATP). Da evidenziare nel trionfo del 29enne di Bisceglie uno straordinario dato sul salvataggio delle palle break (8/10), sintomo della freddezza coadiuvata dalla lucidità messe in mostra dal pugliese. Altrettando strepitosa la resa nei pressi della rete di Andrea, con 10 punti vinti su 10 discese complessive nel match.

J. Menezes b. S. Travaglia 6-3 6-4

Purtroppo il pomeriggio, dopo una prima parte di giornata comunque positiva, è iniziato nel peggiore dei modi con l’eliminazione a sorpresa della tds n. 18 Stefano Travaglia per mano del brasiliano Joao Menezes (n. 474 ATP). Il tennista marchigiano, nel secondo incontro di giornata sul Court 15 ha ceduto il passo senza colpo ferire per 6-3 6-4 in poco più di un’ora di partita. Una sconfitta dolorosa e che impedisce al nativo di Ascoli Piceno di poter andare a caccia del suo quarto tabellone principale, dopo quelli del 2017, 2018 e 2021 (dove è sempre uscito al primo turno). Un ko che diventa ancora più pesante da digerire, se si considera che il carneade sudamericano era alla sua prima partecipazione in assoluto a Wimbledon. Un solo break a fare la differenza nel primo parziale, mentre nel secondo un po’ di rammarico per Stetone che non è riuscito a piazzare la zampata per allungare il match dopo aver centrato il contro-break a metà frazione. Invece di dare vita ad un avvincente set finale, l’ex n. 66 delle classifiche si è sciolto definitivamente nel nono game. Chirurgico il giocatore verdeoro, con 6 ace scagliati e un plus di +1 nel computo tra vincenti e gratuiti (19/18).

A. Vavassori b. B. Klahn 6-7(5) 6-2 6-3

Approda invece al secondo turno, con una prova maiuscola, Andrea Vavassori che nella seconda partita programmata sul Court 5 si sbarazza non senza soffrire dello statunitense Bradley Klahn (n. 460 ATP) per 6-7 6-2 6-3 in 2h11. Di certo non trascendentale l’avversario superato, però dopo il primo set perso in volata non era per nulla semplice risalire la china. Ottimo il numero degli ace scagliati dal 27enne torinese (10), vero fiore all’occhiello del suo match, abbinato ad un sostanzioso gruzzoletto di esecuzioni risolutive: un meraviglioso +12, dettato dai 45 dirompenti winners messi a segno, a dimostrazione dell’atteggiamento aggressivo e sempre propositivo del compagno di doppio di Sonego.

F. Gaio b. Y. Sugita 6-4 6-2

Debutto coi fiocchi anche per Federico Gaio, che batte nel secondo duello del Court 1 il giapponese Yuichi Sugita (n. 272) per 6-4 6-2 in una partita esauritasi in 74 minuti. Il 30enne faentino ha potuto contare sul sostegno di una prima di servizio a dir poco letale, con l’81% di punti vinti e la ciliegina dei 4 ace mandati a referto, a cui si aggiungono anche 25 colpi vincenti. Il cammino da intraprendere è chiarissimo nella testa del n. 211, ripercorrere le orme della stagione passata (dove arrivò al terzo turno delle quali) e se è possibile migliorare quel risultato cercando di ottenere il traguardo prestigioso della prima qualificazione al main-draw principale del torneo di tennis più famoso al mondo.

N. Kicker b. F. Cobolli 6-2 6-1

Finisce prima del previsto anche il percorso di uno degli enfant prodige del tennis nostrano: la tds n. 25 Flavio Cobolli. Il 20enne romano di adozione, ma toscano di origine, ha racimolato soltanto tre giochi al debutto contro l’argentino Nicolas Kicker (n. 223 ATP) in quella che era la sua prima esperienza a Wimbledon. Un 6-2 6-1 – maturato nella terza sfida sul Court 8 – che ha il sapore amaro di una bocciatura, ma siamo certi che Flavio imparerà da questa partita e si farà trovare pronto quando gli toccherà nuovamente scendere in campo sui prati inglesi. Il n. 145 del mondo ha certamente pagato un numero troppo elevato di errori, ben 39 mitigati da un esiguo bottino di 17 winners. Partita molto più conservativa quella dell’albiceleste, che si è limitato ad aspettare il momento propizio per accogliere il non forzato altrui (9/12).

A. Seppi b. M. Basic 6-2 4-6 6-0

Non bisogna certo spiegare come si gioca sull’erba ad Andreas Seppi, che a Wimbledon raggiunse il quarto turno nel 2013. Il veterano azzurro ha ancora l’energia e la voglia di cimentarsi con le qualificazioni dopo una bellissima carriera, longeva e piena di soddisfazioni. Il 38enne di Caldaro, tds. 23, ha iniziato bene il proprio torneo superando il bosniaco Mirza Basic in tre set, con il punteggio di 6-2 4-6 6-0 in 1h25. La sua prestazione è stata un po’ discontinua, ma a far la differenza sono stati i punti importanti: 5 palle break trasformate sulle altrettante avute a disposizione, 7 salvate sulle 8 che ha dovuto affrontare. Per l’altoatesino al prossimo turno ci sarà la wild card McHugh.

Escono invece immediatamente Thomas Fabbiano, estromesso dalla wild-card di casa Arthur Fery (n. 692 ATP) portando a casa solo 6 game in 65 minuti; l’oriundo Franco Agamenone superato dal tedesco Cedric-Marcel Stebe (n. 215 ATP) per 7-6(2) 6-4 in 2h12; il 32enne lombardo Roberto Marcora, battuto nettamente da Radu Albot (6-1 6-4); il mancino spezzino Alessandro Giannessi asfaltato con un doppio 6-1 dal francese Hugo Grenier (n. 136 ATP); e il sanremese Matteo Arnaldi sconfitto dal portoghese e tds n. 13 Nuno Borges per 6-3 (2)6-7 6-2 in oltre due ore e 24 di gioco. Purtroppo eliminato anche Giulio Zeppieri, eliminato per 7-6 4-6 6-3 dal tedesco Daniel Masur, mentre in serata il derby italiano è andato a Riccardo Bonadio, che ha sconfitto in tre set combattutissimi (4-6 7-6 7-5) l’esperto Andrea Arnaboldi.

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Gestaccio di Elias Ymer a Salisburgo: con una pallata rompe la telecamera

Ancora episodio di intemperanza nel circuito ATP, con protagonista il maggiore dei fratelli svedesi

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Elias Ymer - Roland Garros 2018 (foto Roberto Dell'Olivo)

Abbiamo tutti ancora negli occhi la partita di sabato tra Nick Kyrgios e Stefanos Tsitsipas, uno spettacolo dal punto di vista del gioco, una vergogna per quello che hanno combinato entrambi. Se ormai le multe e le intemperanze di Kyrgios sono all’ordine del giorno (già due multe in questo Wimbledon, la prima per lo sputo verso uno spettatore dopo il match con Jubb) aveva sorpreso l’improvvisa perdita della ragione di Tsitsipas. Il greco infatti, dopo aver perso il secondo set, ha scagliato una pallina in tribuna, e ciò gli è valso 10.000 dollari di multa.

Senza entrare nei meriti di chi abbia ragione tra i due, anche perché hanno più probabilmente entrambi torto, ieri c’è stato un altro episodio che con lo sport ha poco a che fare. Elias Ymer, il più grande dei due fratelli svedesi, ha avuto un accesso d’ira dopo un errore non forzato a fine primo set nella sua partita (poi persa 2-0), al Challenger di Salisburgo contro Corentin Moutet. Ancora una volta, preso dalla rabbia, si vede il giocatore scagliare violentemente la pallina verso le tribune… solo che in questo caso la corsa si è fermata prima. Ymer infatti riesce a colpire, e chiaramente anche a rompere, la videocamera di Challenger TV posta in alto, spargendo vetri sul campo e causando l’interruzione del match da parte dell’arbitro, per verificare la praticabilità.

Ora, chiaramente si può sindacare sulla volontà o meno di centrare proprio la telecamera da parte di Ymer, ma resta il gesto di scagliare una pallina con tanta forza e veemenza verso l’alto, alla cieca, e spesso anche verso il pubblico: celebre tra questi episodi poco edificanti per professionisti come questi, quello di Djokovic allo US Open 2020, che colpendo una giudice di linea con una violenta pallata, fu anche costretto a subire la squalifica dal torneo. Dunque, al di là del livello o del nome del giocatore, sempre meno raramente accade che gesti di rabbia per un errore o un punto perso generino reazioni di questo genere, che alla lunga possono essere pericolose. E, più che procedere con delle multe, il modo migliore per iniziare ad eliminare questo fastidioso vizio sarebbe passare direttamente alle squalifiche.

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Wimbledon, Goffin vince una maratona di 4h30′ contro Tiafoe e va ai quarti: troverà Norrie, la speranza Brit

Il belga torna nei quarti a Wimbledon dopo averli raggiunti anche nel 2019. Sfiderà Cameron, il primo suddito della Regina nei quarti da Murray 2017

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Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

D. Goffin b. [23] F. Tiafoe 7-6 5-7 5-7 6-4 7-5

David Goffin eguaglia il suo miglior risultato a Wimbledon (e negli Slam). Il belga ha superato al quinto set (7-6 5-7 5-7 6-4 7-5) dopo una maratona di oltre 4 ore e mezza Frances Tiafoe ed è così tra gli ultimi 8 giocatori in gara ai Championships 2022: aveva raggiunto questo traguardo a Londra anche nel 2019 e altre due volte (una a Parigi e una a Melbourne). È stato un match a tratti entusiasmante, con continui colpi di scena. David è stato nel complesso più continuo e spesso anche più propositivo rispetto all’avversario che ha comunque mostrato un livello di attenzione costante, a dimostrazione della maturità ormai raggiunta dall’americano. Goffin si conferma però un raffinato interprete dell’erba. Contro Norrie avrà una grande occasione per conquistare la prima semifinale Slam della carriera.

IL MATCH – Dopo il break in apertura di Goffin, nel quarto game gli standard di gioco si alzano decisamente: Goffin cerca spesso la rete, Tiafoe fa il tergicristallo anche da molto lontano rispetto alla linea di fondo campo ma riesce a trovare un paio di guizzi che gli permettono di effettuare il contro break alla seconda opportunità. Dopo aver chiuso il punto che vale il 2-2 con una volée colpita in risposta a un passante di ovescio quasi a botta sicura di Goffin, l’americano dà un primo assaggio delle sue doti di showman avvicinandosi e stringendo le mani ad alcuni spettatori che si complimentano con lui. Nei giochi successi non mancano le occasioni di break da entrambe le parti, ma nessuno riesce a concretizzarle più per meriti dell’avversario che per demeriti propri. Dopo oltre un’ora di set molto equilibrato si arriva così al tie-break, da cui esce vincitore il più propositivo dei due: Goffin.

 

Tiafoe non ha però intenzione di arrendersi dopo solo un set. Sull’1-1 Goffin non sfrutta ben sei occasioni per tenere il servizio in un gioco in cui era avanti 40-0 e l’americano, più propenso a prendere in mano le redini dello scambio, brekka. Pochi minuti dopo ha anche diverse occasioni per operare il doppio break e andare in fuga. Il belga, però, non regala nulla e dopo essersi salvato ha la forza e il cinismo per riagganciare l’avversario sul 3-3. In ogni game è battaglia: Tiafoe dà l’impressione di avere il potenziale per accelerare ma sbaglia spesso sul più bello. Non, però, all’ennesima palla break del set sul 5-5: Frances entra bene in campo e chiude con una volée a campo aperto. È lo strappo decisivo per vincere un parziale che poteva finire con più di venti minuti di anticipo. Invece, dopo 2 ore e 15 inizia una partita al meglio dei tre set.

Il match rimane equilibrato anche nel terzo. L’unica novità è che i giochi scorrono molto più rapidamente (soprattutto quelli in cui batte il belga) e le palle break sono meno frequenti. Fino al 5-5 le uniche, nel sesto game, sono appannaggio di Goffin che però non sfrutta una percentuale bassissima di prime in campo dell’avversario. Nell’undicesimo gioco, però, Tiafoe cambia passo e trasforma la prima opportunità di break in suo favore del set. Sul 6-5 Frances si conferma solido e aggressivo e porta a casa il parziale.

Inaspettatamente Tiafoe ha bisogno di un medical time out nella pausa tra terzo e quarto, pur non mostrando particolari problemi fisici. In ogni caso, l’avvio del nuovo parziale è a tinte belghe: David vince 12 dei primi 15 punti e si porta rapidamente sul 3-0 in virtù di una ritrovata spinta che così mancava dal primo set (e di un calo d’attenzione dell’americano). Goffin va anche vicino a mettere un’ipoteca sul parziale quando ha l’occasione per portarsi sul 4-0, ma un dritto lungo linea che sarebbe stato vincente finisce per pochi centimetri in corridoio. La fuga del belga arriva pochi minuti dopo, ma sul 5-1, quando anche Tiafoe era probabilmente già con la testa al quinto set, inizia il black-out di David. Frances non può credere ai suoi occhi e così ne approfitta per recuperare i due break di svantaggio e servire per agganciare l’avversario sul 5-5. Ma qui arriva un altro colpo di scena: Tiafoe sente il momento, commette due doppi falli, sbaglia una chiamata con il falco e non riesce a completare la rimonta. Goffin, senza essersi ripreso più di tanto dal passaggio a vuoto, riesce quindi a chiudere sul 6-4 e a portare la partita al quinto.

Nonostante le quattro ore di match nelle gambe, nel set decisivo il livello di gioco torna ad alzarsi dopo un quarto set piuttosto negativo per entrambi. Le occasioni di break, però, latitano: la stanchezza si fa comunque sentire e i giocatori, dopo essersi concentrati sui rispettivi turni di servizio, si lasciano un po’ andare in risposta. Il punto che porta l’americano sul 5-5, con un botta e risposta di colpi difensivi che diventano offensivi, è uno dei più belli del match. Frances si carica e capisce che deve cogliere l’attimo, ma Goffin tira fuori non uno ma tre jolly (ovvero altrettanti servizi vincenti) per annullare due palle break e salire sul 6-5. L’americano accusa il colpo, mentre il belga è un muro e sul match point ha il coraggio di attaccare. Quando il timer sul campo segna 4 ore e 37, David taglia il traguardo di questa divertente maratona.

[9] C. Norrie b. [30] T. Paul 6-4 7-5 6-4

La prima volta in un quarto Slam non potrebbe essere più dolce per Cameron Norrie: l’inglese centra questo traguardo proprio a Wimbledon, dimostrando la sua solidità con una vittoria in tre set su Tommy Paul. In due ore e 21 minuti Cameron, che non aveva mai oltrepassato il terzo turno in uno Slam prima di questo torneo, è il primo britannico a finire nei Last 8 da Andy Murray nel 2017 ed il quinto suddito della Regina ad avercela mai fatta. Per farcela, nella sua quinta apparizione all’All England Club, ha superato Munar in una battaglia di cinque set, ma poi non ha concesso nulla a Pablo Andujar e a Steve Johnson così come a Paul. Tommy abbandona così quello che è stato per lui un ottimo torneo: agli USA, vista anche l’eliminazione di Frances Tiafoe, restano le carte Brandon Nakashima e Taylor Fritz. Norrie, invece, ha l’occasione della vita: David Goffin è un avversario decisamente ostico, ma in quarti di finale a Wimbledon si può trovare di peggio.

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John Isner nuovo primatista mondiale di aces: superato Ivo Karlovic

L’americano ha commentato così il suo record: “Continuando a giocare il numero totale salirà ancora: potrei restare lassù molto a lungo”

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John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

L’ace con cui è salito 30-30 nel terzo gioco della partita contro Jannik Sinner poteva sembrare un ace qualunque, per John Isner. Ma non lo era: con quella bordata centrale l’americano ha battuto il record mondiale per il numero totale di aces messi a segno in carriera, salendo a quota 13.729. Il primato precedente del dato, che l’ATP registra dal 1991, apparteneva al croato Ivo Karlovic. Isner, che contro Sinner ha tirato in tutto 24 aces, ha dichiarato in merito: “È davvero fantastico. È una cosa di cui sono molto orgoglioso. Sarò il leader di tutti i tempi. Continuerò a giocare, continuerò ad aumentare il mio totale… E non so se la cifra finale sarà battuta. Potrei restare in vetta davvero per molto tempo”.

Il 37enne originario della North Carolina, diventato professionista nel 2007, ha ottenuto risultati notevoli nell’arco della sua carriera (tra cui una semifinale a Wimbledon nel 2018, due quarti agli US Open nel 2011 e nel 2018, con il quarto turno raggiunto in tutte le prove dello Slam) sfruttando il servizio come arma principale. Oltre al record messo a segno contro Sinner a Wimbledon, l’americano è anche in testa alla classifica degli ace del 2022 con 629 in 28 partite. Isner si è classificato al primo posto dell’ATP Tour per numero di ace in sette stagioni e ha superato la soglia dei 1000 ace per sette volte, compreso il record di carriera di 1260 del 2015.

Se è vero che i record sono fatti per essere battuti, sarà di certo difficile trovare un servizio migliore di quello di John: è evidente che Isner sia aiutato dalla sua altezza (è uno spilungone di 208 cm e alzando la racchetta scaglia la pallina a terra da quasi 4 metri), ma è altrettanto chiaro che ciò non basta per tirare fuori dal servizio ciò che ha saputo ottenere lui, che in carriera ha vinto il 92% dei suoi game di servizio, compreso il 79% dei punti con la prima palla. Subentrano infatti altre qualità tecniche e mentali. E lo ha confermato anche un altro grande battitore come Andy Roddick. “Isner, sempre Isner. Ci sono stati grandi servitori che sono stati giocatori più forti, ma il suo servizio è il migliore di sempre”. Come dargli torto.

 

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