Numeri: Matteo Berrettini, ecco perchè la discesa nel ranking non deve preoccuparti

ATP

Numeri: Matteo Berrettini, ecco perchè la discesa nel ranking non deve preoccuparti

Le statistiche da metà 2019 ad oggi rendono l’idea sul fatto che il romano meriti un piazzamento top ten. L’approfondimento di Ferruccio Roberti

Pubblicato

il

Matteo Berrettini - Queen's 2022 (Credit- Getty Image for LTA)
 
 

2 – Le sole settimane di permanenza nella top 50 ATP già vissute da Matteo Berrettini nell’aprile 2019, quando a 23 anni ha iniziato a dare una decisa svolta positiva alla propria carriera vincendo, da 55° giocatore al mondo, l’ATP 250 di Budapest. Il tennista romano prima del titolo in terra magiara – arrivato in un’età nella quale nel tennis moderno chi è destinato a una grande carriera ha quasi sempre già raggiunto quantomeno la top 20 del ranking – aveva raccolto nel circuito maggiore, a fronte di 29 sconfitte, solo 25 vittorie (nessuna delle quali contro un top ten e solo tre erano contro colleghi tra l’undicesima e la ventesima posizione ATP). Sino all’aprile di tre anni fa nella propria bacheca personale Matteo contava solo il titolo ottenuto l’estate precedente sulla terra rossa di Gstaad e nel circuito maggiore, oltre a questo successo, vantava solo una semi e un quarto di finale. Nonostante questa partenza insolita e “lenta” Berrettini sta comunque avendo dal 2019 un ruolo da grande protagonista nel circuito e – dopo il primo turno di oltre tre anni fa vinto all’Hungarian Open contro Kukhuskin – ha conquistato altri 103 match, perdendone 40. Un cospicuo bottino di partite portate a casa positivamente che gli ha consentito di partecipare a due edizioni delle ATP Finals, di aggiungere alla bacheca personale altri sei titoli (la settimana scorsa ha bissato la vittoria al prestigioso Queen’s ottenuta nel giugno 2021), di raggiungere quattro ulteriori finali (la più importante allo scorso Wimbledon, ma è anche da menzionare quella al Masters 1000 di Madrid, datata maggio 2021) e cinque semi (di cui due a livello Slam, una della categoria Masters 1000).

Il suo fisico – possente ma fragile – in questi anni non gli ha consentito di giocare nel circuito con grande continuità: Matteo ha preso parte a 45 tornei dall’aprile di tre anni fa a oggi e per capire come siano piuttosto pochi basta tarare questo dato con la normale attività di un tennista di buon livello, che in genere varia tra le 20 e le 25 competizioni a stagione. Tuttavia, l’attività nel circuito sostenuta quasi costantemente a singhiozzo non ha impedito a Berrettini di raggiungere la sesta posizione del ranking e di sostare per 116 settimane in top ten. Quest’ultimo è un record per un tennista italiano nell’Era Open: Panatta – che però è salito sino al 4 ATP e vanta una bacheca ben più prestigiosa – è rimasto tra i primi 10 per 52 settimane, Barazzutti per 45, Fognini per 9. Berrettini è uscito proprio lunedì scorso dai primi dieci del ranking, un passo indietro al quale si è aggiunta la beffa dell’essere stato danneggiato dalla mancata possibilità di  poter difendere i 1300 punti della finale conquistata a Wimbledon nel 2021. Una scelta di politica sportiva che penalizza fortemente Matteo, ottava testa di serie all’imminente edizione 2022 di Wimbledon, ma quotato come secondo favorito per la vittoria dei Championships da quasi tutte le agenzie di scommesse sportive. 

Del resto sono noti a tutti i numeri di Berrettini sull’erba: l’azzurro quest’anno arriva a Church Road avendo vinto nove partite di fila sull’erba, venti delle ultime ventuno e 31 delle ultime 34. Sono anche conosciute le legittime obiezioni degli scettici riguardo a questi numeri: di questo lungo elenco di match vinti solo due sono arrivati contro top ten (entrambi corrispondono a successi contro Khachanov, datati di tre anni), mentre le ultime vittorie di Berrettini sull’erba contro top 20 risalgono allo scorso Wimbledon. Anche quest’anno i due titoli portati a casa a Stoccarda e Londra sono arrivati affrontando un solo top 30 e quattro top 50. Resta che non è una colpa di Berrettini non avere incontrato i colleghi più forti lungo il percorso dei suoi due trionfi stagionali e che una dote indispensabile – e sempre troppo sottovalutata – per essere a tutti gli effetti un grande giocatore è la continuità di rendimento. Matteo eccelle in questa caratteristica: da quando, da aprile 2021, tornato da pochissimo dall’ennesimo infortunio, ha vinto l’ATP 250 di Belgrado, il romano ha vinto 50 delle 57 partite giocate contro tennisti con una classifica peggiore della sua. Di queste, due sono giunte contro Alcaraz – la cui classifica per la giovanissima età e la relativa scarsa attività nel circuito era falsata rispetto al valore del suo tennis -, una è arrivata per ritiro contro Tommy Paul quando il match contro lo statunitense era in sostanziale parità di punteggio e un altro paio sono spiegabili con le non perfette condizioni fisiche con le quali Matteo le ha giocate. Nonostante le citate incognite su se il numero 1 italiano possa già essere in grado di battere Djokovic e Nadal – tanto più al meglio dei cinque set e con il relativo carico emotivo di partite importanti – confortano in vista del prossimo Wimbledon e per il prosieguo della sua ancora giovane carriera sia la profonda dedizione per la crescita professionale che l’intelligenza tennistica fuori dal comune, doti capaci di permettere a Berrettini di lavorare tanto e bene per migliorarsi e diventare un giocatore sempre un pizzico più completo tecnicamente e abile nella gestione dei diversi momenti della partita. Se però gli eccellenti numeri di Matteo sull’erba sono noti a tutti, si tende forse a sminuire troppo la sua competitività sulle altre superfici, una dote che lo rende uno dei giocatori in tal senso più completi e competitivi del circuito.

 

Per comprenderlo meglio abbiamo raccolto diverse statistiche di rendimento dei migliori giocatori secondo le indicazioni dell’attuale classifica, abbiamo poi aggiunto al nostro studio per curiosità due leggende tennistiche  (Murray e, soprattutto, Federer) e abbiamo infine confrontato i loro numeri con quelli dei nostri due migliori tennisti secondo il ranking, Berrettini e Sinner. Ovviamente, ci siamo soffermati sul periodo in cui Matteo è diventato uno dei protagonisti del circuito ATP e quindi il nostro spettro di analisi è partito dalla seconda metà dell’aprile 2019 per arrivare ai tornei della scorsa settimana. I dati raccolti – tornei vinti e finali raggiunte divise per categoria di torneo, partite vinte e perse complessivamente e divise per fascia di classifica dell’avversario, oltre che per superficie – li abbiamo catalogati in tre tabelle che sottoponiamo alla vostra curiosità. Quel che emerge dando loro un’occhiata è una serie di indicazioni interessanti e varie che lasciamo alla vostra voglia di curiosare e approfondire.

Nome  giocatoreclassifica 22 aprile 2019classifica attualepartite vinte/perse%Wfinali vinte/perse
Medvedev141154-467710-10
Zverev32146-547311-10
Djokovic13154-2486,515-5
Nadal24124-1986,712-2
Ruud765135-5969,58-3
Tsitsipas86154-6370,96-9
Alcaraz505765-2274,76-0
Rublev898153-5473,911-4
Aliassime319109-7260,22-8
Berrettini5511104-4072,26-4
Sinner31413106-5067,96-1
Murray3245144-3257,81-2
Federer39647-1378,32-1
Tabelle riepilogative di statistiche riguardanti i migliori giocatori del circuito e i due tennisti italiani più forti nel periodo tra 22 aprile 2019 e settimana scorsa
Nome  giocatoreSlam vinti/finaliGrandi tornei* vinti/finalibilancio vs top 5 ATP%Wbilancio vs 6-10ATP% Wbilancio vs 11-20ATP% W
Medvedev1-35-99-1242.918-385.717-770.8
Zverev0-14-312-1938.79-756.315-768.1
Djokovic5-26-215-1255.619-482.617-194.4
Nadal5-03-112-763.2  11-761.120-483.3
Ruud0-10-13-1220.02-528.616-964.0
Tsitsipas0-13-210-2033.39-375.019-773.1
Alcaraz0-02-06-554.54-266.78-188.8
Rublev0-00-08-850.06-746.212-860.0
Aliassime0-00-02-1214.26-1135.312-7  63.2
Berrettini0-10-14-1323.53-260.08-372.8
Sinner0-00-10-120.07-558.310-566.6
Murray0-00-01-420.03-633.33-827.2
Federer0-10-02-528.53-260.06-185.8
Tabelle riepilogative di statistiche riguardanti i migliori giocatori del circuito e i due tennisti italiani più forti nel periodo tra 22 aprile 2019 e settimana scorsa

* Masters 1000, ATP Finals, Giochi Olimpici  

Nome  giocatorecementoall’aperto% Wterrabattuta%Werba%Wduroindoor% W
Medvedev88-1783.812-1152.219-773.135-1176.1
Zverev61-2273.546-1674.26-554.531-1173.8
Djokovic60-888.256-1084.814-010024-680
Nadal48-5488.956-887.55-183,315-478.9
Ruud33-2854.195-3672.52-433.38-947.1
Tsitsipas59-2669.465-1680.24-640.026-1563.4
Alcaraz22-1068.831-977.51-150.05-271.4
Rublev65-2373.935-1372.98-466.745-1476.3
Aliassime39-3056.521-2051.2           22-873.327-1465.9
Berrettini36-1767.930-1075.031-391.27-1041.2
Sinner37-1571.231-1764.60-30.032-1469.6
Murray21-1952.52-166.77-370.014-960.9
Federer13-572.212-38016-384.26-275
Risultati per superficie dal 22 aprile 2019 alla scorsa settimana

Tornando però a quanto ci interessa evidenziare in questa sede un dato va sottolineato: Matteo ha un rendimento sostanzialmente allo stesso livello di altri suoi colleghi più celebrati. Ovviamente escludiamo da tale considerazione campioni come Djokovic, Nadal, Medvedev e lo stesso Zverev, capaci di vincere la quasi totalità degli Slam (“manca” in tal senso lo Us Open vinto da Thiem nel 2019) e gran parte dei “Grandi tornei” (Masters 1000, ATP Finals e Giochi Olimpici) giocati dalla tarda primavera di tre anni fa sino ad oggi. Anche lo stesso Tsitsipas ha vinto qualitativamente (due Monte Carlo e le ATP Finals) e quantitativamente più del nostro rappresentante, contro il quale conduce anche 2-0 gli head to head. Tuttavia che il gap da recuperare sul greco non sia già adesso enorme è testimoniato dalla percentuale di successi in rapporto alla partite giocate dell’azzurro. Matteo ha vinto infatti il 72,2% di partite giocate negli ultimi 38 mesi, contro il 70,9% di Stefanos. Proprio secondo questa statistica nel circuito maschile, a parte i 4 mattatori (in proporzioni diverse tra loro) degli ultimi tre anni, solo Rublev ha fatto meglio dell’azzurro (e Andrey si fa preferire anche per l’attuale maggiore efficacia del suo tennis contro i migliori colleghi). Ma se poi si va a confrontare la bacheca del 24enne russo con quella dell’italiano, si vede che quest’ultimo ha vinto e ottenuto piazzamenti più importanti dell’attuale numero 8 ATP, nei confronti del quale conduce anche gli scontri diretti per 3 a 2. Sicuramente sulla competitività contro i più grandi colleghi Matteo ha ampi margini di crescita: anche solo fermandosi al periodo dell’esplosione della sua carriera, contro i top 5 ha vinto solo in 4 delle 17 circostanze che li ha affrontati, vincendo 14 dei 45 set giocati.


Ad ogni modo, i copiosi numeri raccolti riguardo al rendimento dei più forti giocatori al mondo da aprile 2019 certificano che Berrettini ha decisamente meritato la classifica prestigiosa occupata negli ultimi due anni e mezzo. Come ha detto anche lui in questi giorni, Matteo ha tutti i mezzi per riprendersi, magari con gli interessi, quello che gli infortuni e la mancata assegnazione di punti a Wimbledon gli stanno togliendo. Non resta che godersi l’edizione dei Championships in partenza il prossimo lunedì per avere le prime risposte in merito.

Clicca qui per leggere la classifica ATP aggiornata al 20 giugno 2022!

Continua a leggere
Commenti

ATP

Wimbledon: il sogno di Norrie continua, rimonta Goffin da 2 set a 1 sotto e vola in semifinale

La tds n. 9 vince una battaglia incredibile e diventa il quarto britannico nell’Era Open a qualificarsi per il penultimo atto dei Championships

Pubblicato

il

Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

[9] C. Norrie b. D. Goffin 3-6 7-5 2-6 6-3 7-5

Dopo Roger Taylor, Tim Henman e Andy Murray: Cameron Norrie diventa il quarto tennista di Sua Maestà a potersi fregiare di una semifinale a Wimbledon nell’Era Open. Un risultato storico, che dopo l’uscita di scena di Hurckacz – alla vigilia dato come il favorito numero uno a raggiungere il penultimo atto nella parte alta, insieme a Djokovic – aveva ingigantito il macigno da sostenere per il giramondo di casa. Una pressione che anche nel match odierno ha colpito forsennatamente la tds n. 9, la quale però non ha mollato e lottando è riuscita man mano che la partita proseguiva a trovare il suo tennis, dopo una prima parte di gara da incubo con il dritto. Alla fine, il giocatore di origini sudafricane ma di padre scozzese e madre gallese, cresciuto in Nuova Zelanda e formatosi tennisticamente in un college del Texas; si è imposto su David Goffin per 3-6 7-5 2-6 6-3 7-5 dopo una battaglia di 3h31. Esce invece di scena l’imperscrutabile belga, l’ex n. 7 del ranking per la quarta volta in altrettante occasioni non riesce a superare l’ostacolo dei quarti a livello Slam, complice un problema alla spalla destra. Un solo precedente tra i due, nel 2021 a Barcellona il nativo di Liegi si ritirò nel secondo set.

IL MATCH – C’era grande curiosità alla vigilia di questa sfida, per capire in quali condizioni fisiche si sarebbe presentato al suo secondo quarto di finale in quel di Wimbledon (nel 2019 fu fermato dal cannibale serbo) David Goffin. Il belga era infatti reduce dalla maratona di oltre quattro ore e mezza vinta con Frances Tiafoe, ma almeno inizialmente non sembra soffrire sul piano aerobico. La partita si prospettava molto interessante, considerando il tennis di cui dispongono i due protagonisti. Due stili di gioco molto similari, che si caratterizzano per la pulizia e la linearità delle esecuzioni. La differenza riscontrabile tra i due, è da ricercare sul piano della potenza, decisamente superiore la cilindrata dei colpi di Norrie. Al contempo, il 31enne di Liegi può invece contare su una mobilità degli spostamenti e su una capacità nella ricerca della palla su questa superficie, di straordinaria qualità e che vede pochi altri giocatori in grado di esprimere un livello così alto nel muoversi con la provvidenziale frequenza di passettini, essenziali per sapersi districare sugli infidi manti erbosi.

 

Chiaramente la chiave dirimente del match, sarà il rendimento del dritto da parte del 26enne di origini sudafricane; il fondamentale certamente più costruito della tds n. 9 e che se attaccato a dovere, con l’apertura alare che si ritrova, potrebbe sfornare gratuiti a non finire. Il dritto del mancino britannico è però allo stesso tempo il colpo che potrebbe permettergli di far sentire maggiormente il suo peso di palla superiore, e di conseguenza garantirgli il differenziale decisivo ai fini del risultato. L’ex n. 7 del mondo, a sua volta è consapevole dell’importanza della diagonale sinistra, e mette in campo alla perfezione il piano tattico preparato: attraverso la sua straordinaria abilità nell’anticipo, con il suo bimane toglie costantemente il tempo al diritto del nativo di Johannesburg. La strategia del n. 58 ATP si rivela assolutamente efficacie anche e soprattutto per i meriti dell’ex vice maestro delle Finals 2017, che a furia d’infierire sul dritto macchinoso del suddito di Sua Maestà raccoglie i frutti derivanti dalla sua magnifica pressione con timing chirurgico in fase ascendente, e centra il primo allungo della sfida nel sesto game. Break amministrato con puntuale sapienza da parte di Goffin, che così facendo si mette in saccoccia il primo set per 6-3 dopo 34 minuti. Da sottolineare la risposta non pervenuta del padrone di casa, il 31enne ha infatti vinto addirittura l’85% dei punti con la seconda

Il belga dopo lo strappo si è sciolto ancora di più, mostrando la sua eccezionale capacità geometrica nel disegnare il campo andando a trovare qualunque filo di erba possibile. Sembra di assistere alla tesi di laurea di un ingegnere della racchetta, e David sale sempre di più in cattedra. Il tallone d’Achille dell’incontro condotto finora da Cameron è stato rappresentato indubbiamente dall’impossibilità del n. 12 del ranking di potersi giocare tanti punti sulla diagonale destra, dove grazie al suo inconsueto rovescio – che ricorda molto quello di Jimmy Connors – super filante può sicuramente creare diverse problematiche al dritto del mitico Davidino. Ma il finalista di Cincinnati 2019, è sempre stato in grado di evitare quella situazione di gioco a lui sfavorevole, con un uso magistrale del lungolinea per spostare il punto sulla direttrice a lui più congeniale. Probabilmente un altro spunto riflessivo, da tenere presente per cercare di dare una spiegazione all’andamento della partita che non sia di matrice tecnica o tattica; è l’enorme macigno psicologico con il quale si è presentato a questo appuntamento storico per la sua carriera e per l’intero movimento tennistico britannico, il campione d’Indian Wells 2021. Mentre è certamente giunto con più tranquillità il giocatore belga, e questo opposto stato emotivo non può non aver contribuito. Infatti oggi Norrie non sta mettendo in mostra la sua proverbiale solidità, in particolar modo molto falloso con il dritto (a fine incontro saranno 46 non forzati a testa). David ha una chance di strappare il servizio avversario già nel primo gioco della seconda frazione, ma il tennista di casa si salva sospinto dagli spalti. La storia si ripete sul 2-2, ma questa volta il giocatore cresciuto nel college texano di Fort Worth, ne cancella addirittura tre riemergendo dallo 0-40.

Ma come dice il detto “non c’è due senza tre”, dinnanzi al secondo 0-40 in fila soccombe. Sul 4-3, in battuta, per consolidare il vantaggio e avviarsi verso la conquista anche del secondo parziale, il n. 58 inspiegabilmente accusa il primo passaggio a vuoto del suo match: con un doppio fallo e due unforced serve su un piatto d’argento il contro-break alla tds n. 9. Dal possibile 2-0, ci si ritrova invece in un amen sul 1-1, visto che chiamato a servire una seconda volta per rimanere nel set nel dodicesimo gioco, David concede il parziale. Adesso sembra arrivare più lentamente sulla palla, e questo permette al rovescio di Cameron di dominare gli scambi (7-5, dopo 54 minuti).

Ora il Court 1 è un’autentica bolgia infernale, ma l’entusiasmo viene spento bruscamente e inaspettatamente in avvio di secondo set. Dopo aver fatto sua una seconda frazione molto dura, la tensione torna a fare capolino e il giocatore di padre scozzese ne è vittima inesorabile. Parziale di 14 punti a 2 e 4-0 Goffin, con il dritto di Cameron nuovamente in rottura prolungata. La partita adesso scema di qualità, si assiste a parecchi errori e anche il belga partecipa al festival dell’orrore, complice un’eccessiva tensione ma soprattutto un problema fisico alla spalla destra, che viene manifestato in tanti non forzati quando esegue il dritto in parallelo – non riesce a spingerlo. In verità si è toccato quella parte del corpo, sicuramente dolorante, già dall’inizio della sfida, ora però sembra essere riacutizzatosi. Dal 4-1, quindi, viene fuori un filotto di due break in fila, ma che non cambiano l’esito del set: 6-2 per il biondo di Liegi in meno di mezz’ora.

Nella quarta frazione, il duello ritorna sui canoni richiesti da uno scontro di tale portata. Norrie finalmente riesce nell’intento di alzare il proprio livello, il set scorre seguendo i servizi anche se entrambi rischiano più volte di offrire break point. Il primo scossone giunge a metà parziale, quando sul 3-2 si materializza la prima palla break, in favore del tennista di casa. Ma David si dimostra glaciale, frantuma l’occasione e si porta in parità. Il classe ’95 è salito decisamente di giri, grazie alla sua caparbietà nel non voler mollare e che lo ha sospinto a ricercare soluzioni alternative per cercare di sbrogliare la matassa: si esibisce in ottime smorzate e in perfidi back di rovescio. Nel fatidico settimo game, il mancino british ha altre due possibilità. La seconda di queste certifica lo strappo, confermato nell’ottavo gioco per il 6-3 conclusivo, che manda la contesa al quinto e decisivo set.

Frazione finale, che vede come cornice un Campo 1 dove oramai il sole londinese è quasi completamente tramontato ad eccezione di una piccola parte – nelle prossimità del tabellone luminoso – ancora colpita dai raggi. Inoltre, anche il Box Reale è al gran completo con il Principe Henry e sua moglie Katie trasferitisi sul secondo impianto di Church Road, dopo aver seguito sul Centre Court Djokovic-Sinner. Il parziale conclusivo è semplicemente una battaglia di nervi, ambedue cresciuti sensibilmente con il fondamentale di inizio gioco. In realtà Goffin ha fornito una prestazione in battuta perennemente costante, affidandosi ad una essenziale varietà di angoli non potendo né contare su spiccata velocità né su una grande potenza. Chi invece ha innalzato la qualità della propria battuta è il n. 12, che dal quarto set in poi ha fatto uso sistematico e letale dello slice, principalmente con la curva mancina. Va evidenziato anche come il dritto del tennista di origini sudafricane, si sia trasformato dall’origine di tutti i mali; alle ceneri della rinascita – o fate vobis della rimonta. Perché è proprio Norrie, dopo aver cancellato una delicatissima palla break nel secondo gioco, ha cogliere l’occasione della vita breakkando sul 6-5. Al secondo tentativo può alzare le braccia al cielo, è in semifinale a Wimbledon.

Continua a leggere

ATP

Wimbledon, Goffin vince una maratona di 4h30′ contro Tiafoe e va ai quarti: troverà Norrie, la speranza Brit

Il belga torna nei quarti a Wimbledon dopo averli raggiunti anche nel 2019. Sfiderà Cameron, il primo suddito della Regina nei quarti da Murray 2017

Pubblicato

il

Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)
Cameron Norrie - Wimbledon 2022 (Twitter - @Wimbledon)

D. Goffin b. [23] F. Tiafoe 7-6 5-7 5-7 6-4 7-5

David Goffin eguaglia il suo miglior risultato a Wimbledon (e negli Slam). Il belga ha superato al quinto set (7-6 5-7 5-7 6-4 7-5) dopo una maratona di oltre 4 ore e mezza Frances Tiafoe ed è così tra gli ultimi 8 giocatori in gara ai Championships 2022: aveva raggiunto questo traguardo a Londra anche nel 2019 e altre due volte (una a Parigi e una a Melbourne). È stato un match a tratti entusiasmante, con continui colpi di scena. David è stato nel complesso più continuo e spesso anche più propositivo rispetto all’avversario che ha comunque mostrato un livello di attenzione costante, a dimostrazione della maturità ormai raggiunta dall’americano. Goffin si conferma però un raffinato interprete dell’erba. Contro Norrie avrà una grande occasione per conquistare la prima semifinale Slam della carriera.

IL MATCH – Dopo il break in apertura di Goffin, nel quarto game gli standard di gioco si alzano decisamente: Goffin cerca spesso la rete, Tiafoe fa il tergicristallo anche da molto lontano rispetto alla linea di fondo campo ma riesce a trovare un paio di guizzi che gli permettono di effettuare il contro break alla seconda opportunità. Dopo aver chiuso il punto che vale il 2-2 con una volée colpita in risposta a un passante di ovescio quasi a botta sicura di Goffin, l’americano dà un primo assaggio delle sue doti di showman avvicinandosi e stringendo le mani ad alcuni spettatori che si complimentano con lui. Nei giochi successi non mancano le occasioni di break da entrambe le parti, ma nessuno riesce a concretizzarle più per meriti dell’avversario che per demeriti propri. Dopo oltre un’ora di set molto equilibrato si arriva così al tie-break, da cui esce vincitore il più propositivo dei due: Goffin.

 

Tiafoe non ha però intenzione di arrendersi dopo solo un set. Sull’1-1 Goffin non sfrutta ben sei occasioni per tenere il servizio in un gioco in cui era avanti 40-0 e l’americano, più propenso a prendere in mano le redini dello scambio, brekka. Pochi minuti dopo ha anche diverse occasioni per operare il doppio break e andare in fuga. Il belga, però, non regala nulla e dopo essersi salvato ha la forza e il cinismo per riagganciare l’avversario sul 3-3. In ogni game è battaglia: Tiafoe dà l’impressione di avere il potenziale per accelerare ma sbaglia spesso sul più bello. Non, però, all’ennesima palla break del set sul 5-5: Frances entra bene in campo e chiude con una volée a campo aperto. È lo strappo decisivo per vincere un parziale che poteva finire con più di venti minuti di anticipo. Invece, dopo 2 ore e 15 inizia una partita al meglio dei tre set.

Il match rimane equilibrato anche nel terzo. L’unica novità è che i giochi scorrono molto più rapidamente (soprattutto quelli in cui batte il belga) e le palle break sono meno frequenti. Fino al 5-5 le uniche, nel sesto game, sono appannaggio di Goffin che però non sfrutta una percentuale bassissima di prime in campo dell’avversario. Nell’undicesimo gioco, però, Tiafoe cambia passo e trasforma la prima opportunità di break in suo favore del set. Sul 6-5 Frances si conferma solido e aggressivo e porta a casa il parziale.

Inaspettatamente Tiafoe ha bisogno di un medical time out nella pausa tra terzo e quarto, pur non mostrando particolari problemi fisici. In ogni caso, l’avvio del nuovo parziale è a tinte belghe: David vince 12 dei primi 15 punti e si porta rapidamente sul 3-0 in virtù di una ritrovata spinta che così mancava dal primo set (e di un calo d’attenzione dell’americano). Goffin va anche vicino a mettere un’ipoteca sul parziale quando ha l’occasione per portarsi sul 4-0, ma un dritto lungo linea che sarebbe stato vincente finisce per pochi centimetri in corridoio. La fuga del belga arriva pochi minuti dopo, ma sul 5-1, quando anche Tiafoe era probabilmente già con la testa al quinto set, inizia il black-out di David. Frances non può credere ai suoi occhi e così ne approfitta per recuperare i due break di svantaggio e servire per agganciare l’avversario sul 5-5. Ma qui arriva un altro colpo di scena: Tiafoe sente il momento, commette due doppi falli, sbaglia una chiamata con il falco e non riesce a completare la rimonta. Goffin, senza essersi ripreso più di tanto dal passaggio a vuoto, riesce quindi a chiudere sul 6-4 e a portare la partita al quinto.

Nonostante le quattro ore di match nelle gambe, nel set decisivo il livello di gioco torna ad alzarsi dopo un quarto set piuttosto negativo per entrambi. Le occasioni di break, però, latitano: la stanchezza si fa comunque sentire e i giocatori, dopo essersi concentrati sui rispettivi turni di servizio, si lasciano un po’ andare in risposta. Il punto che porta l’americano sul 5-5, con un botta e risposta di colpi difensivi che diventano offensivi, è uno dei più belli del match. Frances si carica e capisce che deve cogliere l’attimo, ma Goffin tira fuori non uno ma tre jolly (ovvero altrettanti servizi vincenti) per annullare due palle break e salire sul 6-5. L’americano accusa il colpo, mentre il belga è un muro e sul match point ha il coraggio di attaccare. Quando il timer sul campo segna 4 ore e 37, David taglia il traguardo di questa divertente maratona.

[9] C. Norrie b. [30] T. Paul 6-4 7-5 6-4

La prima volta in un quarto Slam non potrebbe essere più dolce per Cameron Norrie: l’inglese centra questo traguardo proprio a Wimbledon, dimostrando la sua solidità con una vittoria in tre set su Tommy Paul. In due ore e 21 minuti Cameron, che non aveva mai oltrepassato il terzo turno in uno Slam prima di questo torneo, è il primo britannico a finire nei Last 8 da Andy Murray nel 2017 ed il quinto suddito della Regina ad avercela mai fatta. Per farcela, nella sua quinta apparizione all’All England Club, ha superato Munar in una battaglia di cinque set, ma poi non ha concesso nulla a Pablo Andujar e a Steve Johnson così come a Paul. Tommy abbandona così quello che è stato per lui un ottimo torneo: agli USA, vista anche l’eliminazione di Frances Tiafoe, restano le carte Brandon Nakashima e Taylor Fritz. Norrie, invece, ha l’occasione della vita: David Goffin è un avversario decisamente ostico, ma in quarti di finale a Wimbledon si può trovare di peggio.

Continua a leggere

ATP

John Isner nuovo primatista mondiale di aces: superato Ivo Karlovic

L’americano ha commentato così il suo record: “Continuando a giocare il numero totale salirà ancora: potrei restare lassù molto a lungo”

Pubblicato

il

John Isner - Roma 2022 (foto Twitter @ATPTour_ES)

L’ace con cui è salito 30-30 nel terzo gioco della partita contro Jannik Sinner poteva sembrare un ace qualunque, per John Isner. Ma non lo era: con quella bordata centrale l’americano ha battuto il record mondiale per il numero totale di aces messi a segno in carriera, salendo a quota 13.729. Il primato precedente del dato, che l’ATP registra dal 1991, apparteneva al croato Ivo Karlovic. Isner, che contro Sinner ha tirato in tutto 24 aces, ha dichiarato in merito: “È davvero fantastico. È una cosa di cui sono molto orgoglioso. Sarò il leader di tutti i tempi. Continuerò a giocare, continuerò ad aumentare il mio totale… E non so se la cifra finale sarà battuta. Potrei restare in vetta davvero per molto tempo”.

Il 37enne originario della North Carolina, diventato professionista nel 2007, ha ottenuto risultati notevoli nell’arco della sua carriera (tra cui una semifinale a Wimbledon nel 2018, due quarti agli US Open nel 2011 e nel 2018, con il quarto turno raggiunto in tutte le prove dello Slam) sfruttando il servizio come arma principale. Oltre al record messo a segno contro Sinner a Wimbledon, l’americano è anche in testa alla classifica degli ace del 2022 con 629 in 28 partite. Isner si è classificato al primo posto dell’ATP Tour per numero di ace in sette stagioni e ha superato la soglia dei 1000 ace per sette volte, compreso il record di carriera di 1260 del 2015.

Se è vero che i record sono fatti per essere battuti, sarà di certo difficile trovare un servizio migliore di quello di John: è evidente che Isner sia aiutato dalla sua altezza (è uno spilungone di 208 cm e alzando la racchetta scaglia la pallina a terra da quasi 4 metri), ma è altrettanto chiaro che ciò non basta per tirare fuori dal servizio ciò che ha saputo ottenere lui, che in carriera ha vinto il 92% dei suoi game di servizio, compreso il 79% dei punti con la prima palla. Subentrano infatti altre qualità tecniche e mentali. E lo ha confermato anche un altro grande battitore come Andy Roddick. “Isner, sempre Isner. Ci sono stati grandi servitori che sono stati giocatori più forti, ma il suo servizio è il migliore di sempre”. Come dargli torto.

 

Continua a leggere
Advertisement
Advertisement

⚠️ Warning, la newsletter di Ubitennis

Iscriviti a WARNING ⚠️

La nostra newsletter, divertente, arriva ogni venerdì ed è scritta con tanta competenza ed ironia. Privacy Policy.

 

Advertisement
Advertisement
Advertisement
Advertisement