WTA Varsavia: Swiatek doma l'ostica Lee e centra la 18esima vittoria di fila sul rosso

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WTA Varsavia: Swiatek doma l’ostica Lee e centra la 18esima vittoria di fila sul rosso

A Praga vola ai quarti la n. 1 del tabellone Kontaveit. Si fa invece sorprendere Barbora Krejcikova, in rimonta e senza sfruttare la possibilità di servire per il match, dalla n. 251 Hibino

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Iga Swiatek - Wimbledon 2022, Credit AELTC Johnatan Nackstran
 
 

[1] I. Swiatek b. [LL] G. Lee 6-3 6-2

Iga Swiatek nonostante il ko subito agli ottavi di Wimbledon per mano di Alizé Cornet, che ha interrotto la sua striscia d’imbattibilità a quota 37 vittorie consecutive, appena è ritornata sull’amata terra rossa ha mostrato nuovamente la versione schiacciasassi ammirata nella prima parte di stagione del 2022. La n. 1 del mondo sta infatti dimostrando come sia ancora inarrivabile quando si tratta di esprimere il proprio tennis sul caliente mattone tritato, anche questa settimana nel BNP Paribas Poland Open.

Nel torneo di casa, che si disputa per la prima volta a Varsavia, la giocatrice polacca ha staccato il pass per i quarti di finale superando per 6-3 6-2 la lucky loser Gabriela Lee ottenendo così la diciottesima affermazione di fila sulla superficie terrosa. L’ultima sconfitta sul rosso della 21enne, nativa proprio della capitale polacca, risale all’edizione del Roland Garros dello scorso anno: ai quarti di finale si arrese a Maria Sakkari. Con questo ennesimo successo Iga porta il rapporto complessivo tra le vittorie e le sconfitte, raccolte nella stagione corrente, ad un incredibile 48-4. Un record spaventoso, eppure a discapito di quello che potrebbe far desumere lo score finale, la partita odierna almeno all’inizio ha riservato alcune insidie alla dominatrice del tennis femminile. In avvio la n. 146 del ranking ha egregiamente tenuto testa a Swiatek, la quale ha avuto bisogno di qualche minuto in più rispetto alle sue solite partenze a razzo per prendere le misure all’avversaria.

 

Questo perché adattarsi al gioco della rumena non è per nulla semplice, dato che le caratteristiche tecniche della 26enne dell’Est Europa sono assolutamente rare. Una combo di prerogative stilistiche difficilmente ritrovabile in altri casi del Tour, Lee è infatti una tennista mancina dotata di rovescio ad una mano. Dunque un ostacolo anche più insidioso dell’altro dinosauro monomane presente tra le regine del tennis femminile, la svizzera Viktorija Golubic – oggi vittoriosa in rimonta sulla nobile decaduta Kristina Mladenovic per (4)6-7 6-2 6-1 -, perché Gabriela può fare affidamento anche alle infide traiettorie mancine che sia al servizio che nello scambio garantiscono un certo grado di vantaggio. L’equilibrio però si è rotto puntualmente nell’ottavo game, nel quale la ripescata romena ha aperto con un doppio fallo dando in là al break decisivo per le sorti del primo parziale. Uno strappo sigillato con un gran dritto – saranno 25 i vincenti a fine match della polacca – da parte della prima forza del tabellone, che ha incamerato il set inaugurale dopo 33 minuti.

Nella seconda frazione Iga, a differenza dei primi scampoli di partita, non si è fatta cogliere impreparata dinanzi alle peculiarità dei fondamentali di Lee. La rumena questa volta non ha potuto nulla per impedire l’accelerazione ruggente della giocatrice di casa, che si è involata rapidamente sul 4-1. Successivamente, nel sesto gioco si è assistito all’ultimo momento di suspense dell’incontro: Gabriela si è costruita una possibilità per recuperare uno dei due break di svantaggio attraverso uno squisito drop-shot, ma ha sprecato malamente tale opportunità con un grave errore di dritto. Dopo quest’ultimo sussulto, la strada si è totalmente spianata per Swiatek che non si è guardata più indietro e ha chiuso dopo poco più di un’ora e dieci. Al prossimo turno per la n. 1 delle classifiche ci sarà la tds n. 5 del seeding Caroline Garcia, che ha superato la nostra Elisabetta Cocciaretto per la seconda settimana consecutiva.

WTA PRAGA – Spostandoci geograficamente di 517 km, voliamo a Praga. La capitale della Repubblica Ceca è infatti la sede del Livesport Prague Open, evento ‘250’ che si disputa sui campi in cemento. Anche in questo torneo, oggi il tabellone si è allineato ai quarti di finale. Si è partiti con il complesso successo della forza n. 7 del seeding, la russa Anastasia Potapova. La n. 59 WTA ha impiegato quasi due ore di partita per avere la meglio della cinese Lin Zhu, con il punteggio di 6-4 7-6(8). Potapova dopo un ottimo approccio al match, subito avanti 2-0, si è distratta consegnando per due turni consecutivi la propria battuta all’avversaria. La 21enne di Saratov ha poi ripreso le redini della sfida, prima centrando il controbreak nell’ottavo gioco ed infine piazzando la zampata decisiva rispondendo sul 5-4. Ancora maggiori i rischi affrontati dalla giovane russa nel secondo set, dove è stata lei la prima ad andare sotto nel quinto game salvo recuperare in extremis quando la n. 100 al mondo ha servito per trascinare il duello alla frazione finale. Bravissima poi Anastasia a mantenere alto il livello di attenzione e concentrazione mentale, riuscendo a chiudere il tie-break al secondo match point ma dopo aver fronteggiato positivamente due set ball.

Senza alcun problema invece il match che ha garantito alla n. 1 del tabellone, nonché n. 2 a livello mondiale Anett Kontaveit di qualificarsi per i quarti. L’estone, reduce dalla finale persa ad Amburgo la scorsa settimana, si è sbarazzata della padrona di casa Lucie Havlickova per 6-4 6-3 in 1h14. Nel primo set la 26enne di Tallinn ha avuto già in apertura una chance di strappo, break che però non è tardato a materializzarsi nel terzo gioco. Dopodiché non ci sono stati più scossoni, con l’ex allieva di Tursunov – da pochissime ore nuovo coach di Raducanu – che ha amministrato con assoluta tranquillità il parziale fino a metterselo in saccoccia dopo 35 minuti. Il turning point del secondo set, invece, si è rivelato essere il settimo game: dopo uno scambio di break in avvio, la n. 787 WTA ha consegnato il vantaggio alla più esperta avversaria sul 3-3, per poi ulteriormente ingigantire il divario con un ulteriore strappo quando la classe 2005 si è trovata nella scomoda posizione di servire per allungare la sfida, che ha di fatto posto fine alla contesa. Resa speculare per Kontaveit sia con la prima che con la seconda: 71% di punti vinti. Da sottolineare i 5 doppi falli della ceca, a testimonianza dell’instabilità dovuta alla giovanissima esperienza a certe latitudini tennistiche.  

A proposito di tenniste ceche, la grande sorpresa di giornata ha riguardato proprio i colori di casa. Un match che ha privato il pubblico della propria beniamina: l’uscita di scena della campionessa in carica Barbora Krejcikova. La seconda testa di serie del torneo si è vista superare in rimonta dalle 27enne nipponica Nao Hibino per 3-6 7-6(5) 6-3 in quasi tre ore di lotta. Fin da subito si capisce quale sarà il match al quale si sta andando incontro: una battaglia su ogni singolo quindici. La partenza vede infatti 5 break nei primi cinque giochi della partita, con l’ultimo a favore di Barbora. L’ex n. 2 del ranking in seguito centra il quarto break della frazione in suo favore, e va avanti dopo 44 minuti. Nel secondo set la 26enne di Brno spreca invece tantissimo, non riuscendo a vincere l’incontro nonostante abbia servito per accedere al turno successivo sul 5-4. Sfumata la chance, al gioco decisivo la giapponese si è imposta al terzo set point rimandando il verdetto del duello. Il parziale finale è stato poi un autentico psicodramma, dopo lo scambio di favori iniziali la n. 251 ha fatto suo un game – il quinto – da 18 punti cancellando ben tre palle break e in seguito ha trionfato portando a casa un altro turno di battuta thriller: sul 5-3 al servizio per suggellare il successo ha rimontato dal 15-40, ha frantumato quatto opportunità del controbreak e ha concluso l’incontro al secondo tentativo. Tanti doppi falli da ambo le parti, 7 per Hibino e 8 per Krejcikova, ma soprattutto a fare la differenza l’insufficiente 49% di punti vinti con la prima dalla vincitrice del Roland Garros 2021 e il suo balbettante cinismo sulle palle break: ne ha trasformate soltanto 7 delle 22 avute a disposizione.

Nell’ultimo match di giornata è stata invece fatta fuori, dopo un’altra lotta invereconda durata la bellezza di 2h27, proprio la giustiziera di Swiatek sui sacri prati di Church Road: la francesina Cornet. La tds n. 5 si è arresa per 7-5 1-6 7-6(7) a Linda Noskova (n. 112 WTA), non senza lottare visto che la wild card di casa ha avuto bisogno di ben sei match point per chiudere.

IL TABELLONE DEL WTA 250 DI VARSAVIA

IL TABELLONE DEL WTA 250 DI PRAGA

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ATP Tel Aviv: Djokovic un treno non dirottabile, Andujar evita quantomeno il doppio cappotto

Pablo esulta nell’ottavo game del match, quando finalmente si sblocca, come se avesse compiuto l’impresa del secolo. Pospisil, prossimo avversario di Novak, non sarà contento

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Novak Djokovic - Laver Cup 2022 Londra (foto Twitter @lavercup)

[1] N. Djokovic b. P. Andujar 6-0 6-3

Era affamato, lo si era già compreso appieno durante la Laver Cup, almeno finché le energie fisiche lo hanno sostenuto. Era voglioso di riconquistarsi il terreno perduto, in termini di partite giocate ed eventi a quali non ha potuto prendere parte nel 2022, era motivato a dimostrare a tutti i costi che lui non ci pensa minimamente a cedere lo scettro. L’adrenalina del campo, poi, è cresciuta a dismisura a causa del mancato esordio in doppio in Israele, dove avrebbe dovuto accompagnare al canto del cigno il padrone di casa e specialista Erlich. Dunque arrivati al suo match di singolare, tutta l’essenza del campione che ha in corpo non poteva non essere sprigionata travolgendo tutto quello che incontrava.

Così si racconta il 6-0 6-3 in neanche un’ora e mezza, di una mattanza “quasi” totale, che la tds n. 1 del Watergen Tel Aviv Open Novak Djokovic ha inflitto al veterano castigliano Pablo Andujar; al cui spirito combattivo, oltre che alla lucida abilità nel saper modificare il piano partita strada facendo, si deve il mancato – non per molto – doppio capotto. Un “one Nole show“, caratterizzato principalmente da una prima di servizio ed in generale da una battuta massacrante – per gli avversari – per costanza ed efficacia: 8 ace scagliati, il 66% di prime in campo, l’81% di trasformazione, ma anche un invidiabile 71% di realizzazione con la seconda (10/14) e dulcis in fundo 0 palle break concesse. Ma ciò che più di tutto impressiona, è l’enorme ventaglio di opzioni del fondamentale d’inizio gioco balcanico: ogni taglio, ogni angolo, all’interno di una costante variazione per non dare punti di riferimento. A sottolineare, infine, le difficoltà incontrate dal 36enne di Cuenca; l’incredibile – in negativo – dato di punti vinti sulla prima nel parziale d’apertura: solo 6 e addirittura 0 sino al 5-0. In quarti di finale Vasek Pospisil è avvisato, il problema al polso è ormai solo un lontano ricordo.

 

IL MATCH – A discapito di quello che potrebbe far pensare la nomea di Andujar, derivante dall’etichetta appiccicatagli agli albori della sua carriera di solido regolarista fondocampista della terra battuta, caratteristiche riscontrabili nel tipico giocatore di formazione spagnola; il 36enne castigliano è un tennista che ben si adatta ai campi veloci. E’ vero che il suo “titolo” di specialista del rosso, il n. 115 ATP se l’è guadagnato non solo per via delle sue origini iberiche o del proprio stile di gioco, ma anche a suon di successi sulla terra; infatti i quattro tornei vinti in singolare, nella sua longeva carriera, – nonostante sia sta profondamente martoriata dagli infortuni – da parte del classe ’86 nativo di Cuenca sono stati conquistati tutti sul mattone tritato. Eppure andando a scandagliare approfonditamente gli anni trascorsi nel circuito dal veterano Pablo, si ci rende conto di come abbia ottenuto i risultati più prestigiosi, negli appuntamenti di maggiore rilevanza del Tour, sul cemento: in veneranda età, tre anni fa, si è spinto sino agli ottavi dello US Open raggiungendo il proprio miglior risultato negli Slam. Ma purtroppo per lui, oggi, si sapeva che le cose sarebbero state alquanto – per usare un eufemismo – complicate; questo non perché nel secondo turno dell’ATP 250 di Tel Aviv trovava dall’altra parte della rete un 21 volte campione Slam, recordman di settimane – e stagioni concluse – al n. 1 del ranking mondiale e di svariati altri primati della storia di questo sport: ma semplicemente un giocatore come Andujar non può minimamente impensierire un atleta delle qualità di Djokovic. Terzo confronto diretto tra i due, vittorie balcaniche a Umago 2007 e ad Indian Wells 2012, in California successo al set finale.

Se poi la versione del 35enne di Belgrado, è quella magnifica ammirata già settimana scorsa contro Tiafoe in Laver Cup, è presto fatto che il match sostanzialmente è soltanto un’utopia. E’ più corretto definirlo un one man show. Chiaramente, inoltre, il livello dell’avversario odierno è inferiore rispetto a quello che può esprimere un tennista. come Frances, capace di raggiungere la semifinale a New York meno di un mese fa: ciò vuol dire score ancora più a senso unico. Un 6-0 in 29 minuti, che ha mostrato tutti i limiti dello spagnolo e, allo stesso tempo, tutti i punti di forza leggendari del campione serbo. L’ex n. 32 nel ranking ci ha provato, ma nell’incontro odierno la tattica che normalmente utilizza contro qualsiasi avversario, ovvero allungare lo scambio sfiancando il duellante attraverso l’impermeabile solidità, al cospetto del n. 7 al mondo è unicamente controproducente. Infatti se c’è uno stile, con il quale Novak va a nozze è proprio quello che viene prodotto dalla racchetta di un regolarista da fondo, poiché lui da contro attaccante – celeberrima invenzione del Poeta Clerici, per definire Andre Agassi – raffinatissimo qual è, in parole povere fa le cose in campo in maniera migliore. Pablo può contare su un ottimo equilibrio tra i due fondamentali, non ha un colpo a rimbalzo nettamente superiore all’altro, ma manca dell’esecuzione definitiva; di quella “castagna” in grado di destabilizzare il punto per incisività, velocità o potenza – per capirsi il drittone alla Berrettini, o alla Del Potro -. Possedere una arma definitiva, provoca come conseguenza il restringimento del rettangolo di gioco per l’avversario, banalmente la porzione di campo da poter – dover – centrare visto che non ci si può permettere di mandare la sfera di feltro nella metà campo “infestata” dalla mazzata altrui.

Dunque in questo contesto tattico, il ribattitore per antonomasia non può che sguazzarci con il proprio tennis. Andujar però, purtroppo per lui, deve fare i conti anche con una giornata in cui non perviene la profondità nei suoi colpi. Ebbene se poi il 36enne di Cuenca, considerando il suo gioco, offre palle comode da spingere dalla linea del servizio; a Nole viene servita sul piatto d’argento l’opportunità di dominare in lungo e largo. E’ uno spettacolo della natura tennistica, il sette volte campione di Wimbledon: monumentale in risposta, implacabile nell’anticipo, robotico – nel senso di non umano, non di poco stilistico – nell’efficacia dei suoi colpi, imbarazzante – per l’iberico – nella consistenza, elegante e mortifero nei tocchi sopraffini. L’ex n. 1 del mondo regala perle, da fare invidia ai più grandi: accelerazioni in contro-balzo di rovescio magnifiche, stop-volley e drop-shot inavvicinabili dai comuni mortali.

L’assolo non cenna ad arrestare la sua corsa. Ma quantomeno nel secondo parziale Djokovic trova un minimo di resistenza in più che regala qualche, seppur isolato ed effimero, bagliore di equilibrio che possa giustificare la dicitura “partita”: la quale dovrebbe presuppore due avversari che si affrontano cercando di superarsi a vicenda. E’ portatore di tratti addirittura drammatici ed eroici, il secondo game della “nuova” frazione: la bellezza di 27 punti giocati, 20 minuti di durata, cinque palle break sfumate che avrebbero significato l’ottavo gioco consecutivo vinto dalla tds n. 1. Soprattutto, però, a svettare su tutti gli altri numeri, le sei chance non concretizzate dal castigliano prima che si materializzasse la settima opportunità per, finalmente, ottenere il tanto agognato e sospirato primo game della sua partita. Boato del pubblico, anche Nole è costretto a boccheggiare. Pablo alza le braccia al cielo come se avesse vinto un torneo, quando invece ha solo cancellato lo zero dalla propria casella, che tuttavia forse oggi è veramente un’impresa di cotale importanza. In verità anche sul 5-0 del primo, qualcosa si era iniziata a smuovere, con un altro turno di servizio maratona da 17 punti, con il n. 115 che ha messo tutto se stesso per iscriversi al match. Tuttavia un affamato Novak non si è dimostrato caritatevole in alcun modo, mettendo in mostra la propria micidiale capacità – quasi unica del suo genere, l’unico a poterne replicare le gesta è Nadal – di coprire il campo a tutto tondo; da sopra a sotto e viceversa. Emblematico, un quindici, nel quale Nole recupera il lob spagnolo, e subito dopo, s’intasca il punto grazie ad un scatto bruciante in avanti con cui riprende la volée stoppata dall’ex n. 32. Di fronte a questa ennesima prodezza, Andujar si accovaccia sulla rete in segno disperazione e lesa maestà: la fotografia della prima parte della sfida, insieme all’espressione – da meme social – di Ivanisevic sorpreso e sbalordito dal suo allievo.

Per fortuna, come detto, con grande forza d’animo il veterano della Castiglia riesce a liberarsi della scimmia, che si era posseduta della sua “spalla”, e questo finalmente lo slega dal peso che avvertiva su di sé permettendogli di lasciare andare il braccio. Ciò unito ad un atteggiamento decisamente più propositivo e offensivo, dettato dall’assunta e assoluta consapevolezza del classe ’86 della Roja del fatto che non avrebbe avuto praticamente nessuna occasione di mettere in cascina alcuno dei restanti game; cambia piano tattico verticalizzando maggiormente e prendendo la via della rete con più continuità. Questo, quindi, ci omaggia almeno di un secondo set disputato sulla stessa onda, con una “specie” di equilibrio che si manifesta. Di fatto un vero e proprio nuovo incontro, che raggiunge il suo acme a metà parziale. Sul 3-3, per la prima volta nel match – e seconda, visto che si ripeterà nell’ultimo gioco della partita ma da 40-0 – Andujar si arrampica a 30 sul servizio serbo, ma nell’unico momento di reale pathos della sfida; Djokovic chiama a raccolta la sua prima e si toglie d’impiccio. E’ l’ultimo sussulto del duello, perché Novak dà la sgasata finale portando a casa gli ultimi due game della contesa: 6-3 dopo meno di un’ora e mezza.

LE ALTRE PARTITE (di Paolo Michele Pinto)

Cadono teste di serie a Tel Aviv. Fuori Schwartzman e Van De Zandschulp, ovvero i n. 3 e 5 del tabellone dell’ATP Tel Aviv 2022. L’argentino si fa ammaliare dai colpi potenti di Rinderknech, mentre l’olandese esce sconfitto nella sfida con Broady.

Tel Aviv, invece, continua a impreziosire la settimana di Constant Lestienne che supera nettamente Emil Ruusuvuori in due set, 6-4, 6-2. Il francese parte male ed è costretto ad annullare due palle break che avrebbero portato il finlandese sul 3-0.  Sul più bello si spegne la luce in casa Ruusuvuori che si passa dal 4-3 e servizio al 6-4 per il suo avversario. Il finlandese chiuderà con ben 29 errori non forzati che faranno tutta la differenza del mondo in negativo anche nel secondo set, condotto agevolmente da Lestienne e vinto 6-2. Adesso per il francese la sfida con Cressy, testa di serie n. 4.

L’impresa di giornata è di Liam Broady che batte Van De Zandschulp con il punteggio di 6-4, 4-6, 6-3 in 2he42’. Parte subito bene il n. 174 del ranking che ottiene il break e vola 3-0. L’olandese avrà sei palle per il controbreak ma riuscirà a concretizzare la settima solo nel nono gioco. Ma a sorpresa la testa di serie n. 5 non sfrutta la chance di agganciare il suo avversario e si ritrova sotto di un set. Nel secondo parziale arriva la reazione dell’olandese che potrebbe chiudere 6-2, ma sul finire del set subisce il rientro dell’avversario. Nel terzo set scappa subito via il britannico che ottiene il break e non sfrutta tre palle del possibile 4-0. Poi Broady si complica i piani quando va a servire per il match, ma è costretto ad annullare una palla del controbreak prima di alzare le braccia al cielo.

Tutto facile per Vasek Pospisil contro Edan Leshem, n. 446 del ranking ATP. Match durato 1he21’ con il padrone di casa che, sospinto dal tifo del pubblico, ha retto bene al servizio sino al 2-2. Poi Pospisil ha cominciato con una serie di colpi vincenti che hanno messo in difficoltà l’israeliano. Compito agevole nel secondo parziale chiuso con 5 ace, 11 vincenti e il 93% di punti ottenuti con la prima, ben 14/15. Dall’altra parte Leshem soffre soprattutto con la prima di servizio con la quale vince solo il 48% dei punti.

Il match più spettacolare è senza dubbio quello tra Rinderknech e Schwartzman durato 2he38’ e vinto dal francese con il punteggio di 6-3, 2-6, 7-6(9). Parte bene il n. 58 del ranking che vince ben 17 punti su 18 con la prima di servizio. L’argentino si innervosisce e non riesce mai a entrare in partita. Nel secondo set si invertono i ruoli, Schwartzman comincia a rispondere bene alla prima di servizio dell’avversario e infila una striscia di quattro giochi consecutivi e riequilibra il match. La striscia di game vinti dall’argentino si allunga a sei nel terzo set, con il break in apertura che sembra indirizzare una gara che, in realtà, è ancora lunga da vivere. Rinderknech ottiene il controbreak nel turno di battuta successivo e ne nasce una sfida molto equilibrata. La prima è un gran vantaggio per il francese, mentre l’argentino prova a chiamare a rete l’avversario e ottiene punti preziosi. Sul 5-4 0-30 Rinderknech ritrova la magia della sua prima e la gara si prolunga sino al tie break. In avvio entrambi commettono un doppio fallo. E’ sempre il francese ad ottenere il minibreak e a sprecare a rete quando con la volee distrugge quanto di buono costruito. Schwartman soffre e si spazientisce per le tante righe pescate dal francese. Ma fanno parte del gioco e anche l’ultimo dritto pizzica la riga laterale e regala il passaggio del turno al Rinderknech che chiude al secondo matchpoint.

IL TABELLONE DELL’ATP 250 DI TEL AVIV

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Il Park Genova si prepara ad affrontare da protagonista il prossimo campionato di serie A

Il circolo genovese si presenta ai nastri di partenza della massima competizione a squadre con rinnovate ambizioni e una squadra molto competitiva

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Lorenzo Musetti - Sofia 2022 (foto Ivan Mrankov)

Da anni, la Federazione Italiana Tennis ha puntato sul campionato di Serie A come strumento per far crescere ulteriormente il movimento in tutto il paese, sfruttando proprio la capillarità dei circoli sparsi in Italia.

Il massimo campionato italiano compie quest’anno il suo centesimo anniversario, almeno per quanto riguarda gli uomini: la prima edizione fu disputata infatti nel 1922 e vide il successo del Tennis Club Parioli Roma mentre il campionato femminile fece il suo esordio nel 1940 con la vittoria del Tennis Modena. Proprio al circolo capitolino appartiene il record di vittorie (13) in campo maschile, seguito da cinque club con quattro scudetti ciascuno: Virtus Bologna, Società Canottieri Olona Milano, CRB Club Bologna, Circolo Canottieri Aniene e Capri Sports Academy.

 Nelle rose ufficiali delle squadre ci sono quasi tutti i migliori giocatori italiani, ovviamente se ci sarà compatibilità con i loro impegni nel circuito internazionale. E sappiamo bene come il mese di ottobre sia spesso cruciale per guadagnare gli ultimi punti che potrebbero consentire la qualificazione alle ATP Finals di Torino o alla Next Gen di Milano.

 

Molte sono le squadre forti che puntano al successo finale. Il New Tennis Torre del Greco cerca al bis dopo lo scudetto conquistato nel 2021, con la forza del suo roster che comprende tennisti del calibro dello spagnolo Roberto Bautista Agut, del suo connazionale Pedro Martinez e dell’olandese Tallon Griekspoor, dominatore lo scorso anno del circuito Challenger, nonché degli italiani Lorenzo Giustino e Raul Brancaccio, anche se è dolorosa la perdita di Andrea Pellegrino.

 Ottime chance anche per il Tc Italia Forte dei Marmi di Jannik Sinner e Lorenzo Sonego, cui si aggiungono Jan-Lennard Struff, Stefano Travaglia e Yannick Hanfmann.

Ma, almeno sulla carta, la compagine più attrezzata è quella del Park Tennis Club Genova che è stato inserito nel Girone 1, un vero girone di ferro, dove si contenderà il primato con le corazzate Sporting Club Sassuolo e CT Vela Messina. Il quarto incomodo sarà il TC Prato e l’anno scorso la galoppata di Pistoia ci ha ricordato come le sorprese siano sempre all’ordine del giorno. Ricordiamo che si qualificherà per i play-off solo la squadra prima classificata nel proprio girone.

Il Park Tennis Genova affronterà il prossimo campionato con rinnovato entusiasmo e una rosa di qualità, se possibile, ancora superiore rispetto alla stagione precedente. Nel gruppo storico è rientrato Fabio Fognini che condividerà la nuova esperienza in A1 con un gruppo di giocatori “top” del Tennis italiano. In primis, Lorenzo Musetti, Simone Bolelli (tutti reduci dalla bella vittoria in Davis a Bologna) e Gianluca Mager, senza dimenticare Alessandro Giannessi e i giovani emergenti Alessandro Ceppellini e Luigi Sorrentino. Invidiabile anche il “parco stranieri” che presenta giocatori di grande qualità come Pablo Andujar, Marius Copil, Zdenek Kolar, Kimmer Coppejeans e Igor Sijsling.

Abbiamo sentito telefonicamente Tommaso Sanna, lo storico capitano non giocatore della squadra, ex top 500 ATP che ha smesso di giocare a livello professionistico nel 2006, suo ultimo anno di attività agonistica.

Quest’anno sei il Volandri della situazione visto che hai in formazione metà della squadra azzurra di Coppa Davis.

“Magari (ride, ndr), in realtà Volandri mi sta togliendo i giocatori. Scherzo ovviamente, in realtà sono felicissimo per loro e speriamo che a Malaga vada tutto per il meglio. Certo che Musetti, Fognini e Bolelli ci mancheranno proprio per le semifinali, sempre ammesso che ci arriviamo ovviamente.

Tra l’altro dovete prendervi la rivincita sull’anno scorso quando siete stati eliminati nel girone.

“Beh il 2021 è stato un anno molto particolare perché c’era la concomitanza con Indian Wells (posticipato causa Covid) e la cosa ci penalizzò tantissimo perché tanti giocatori non furono presenti e noi pareggiammo in casa con Pistoia, partita che poi, purtroppo per noi, risultò decisiva. Quest’anno dovrebbe essere un po’ diverso, anche se Musetti giocherà fino a Parigi Bercy e poi avrà la Next Gen e se va in finale, come ovviamente gli auguro, sarà impegnato sabato sera e non è detto che la domenica riesca a venire. Come vedi siamo sempre sul filo.”

Fognini e Bolelli pensi di farli giocare in doppio?

“Anche in singolo (ride, ndr). Ma anche qui dipende molto dai loro impegni, visto che sono ancora in corsa per qualificarsi alle ATP Finals. Ad es. lo scorso anno Simone non poté venire perché era riserva alle Finals dove poi non scese in campo, ma comunque non poteva muoversi. Speriamo che con qualche magico incastro possano esserci, soprattutto perché Fabio la scorsa settimana mi ha detto che gli farebbe davvero molto piacere.”

Poi bisogna sperare che vengano nelle giornate giuste.

“Sicuramente, se vengono tutti nella stessa giornata vorrà dire che quella domenica avremo una squadra imbattibile e casomai la settimana dopo saremo scoperti.”

La vostra è una specie di selezione ligure, considerando Musetti ligure ad honorem, visto che si allena a La Spezia con Tartarini.

“Sì, l’unico ‘straniero’ è Bolelli che però è molto amico sia di Giannessi che di Fognini e poi vive a Montecarlo…quindi è mezzo ligure anche lui (ride, ndr). Comunque, a parte gli scherzi, questa è proprio la nostra forza: ragazzi molto uniti che vivono un profondo senso di appartenenza al Club.”

Parliamo degli stranieri, ne avete tanti e forti.

“Vero, poi anche qui bisogna vedere chi sarà realmente disponibile. Direi sicuramente Andujar che sono tanti anni che gioca con noi ed è il nostro punto di riferimento per quanto riguarda gli stranieri. L’anno scorso venne anche Kolar che speriamo possa essere dei nostri anche quest’anno. Sempre tenendo presente che può giocare un solo straniero per volta e che per essere utilizzato dalle semifinali in poi deve aver giocato in almeno due match, quindi anche qui dovremo fare dei conti.”

Parliamo dei vostri avversari. Iniziate il 23 ottobre in casa contro Sassuolo.

“Avversari durissimi, ma direi che tutte le squadre sono molto forti. Poi in Italia c’è una tale crescita che ogni anno quando si prepara la squadra scopro che dei nomi che non avevo mai sentito. E’ bello e spiazzante allo stesso tempo. Ad es. Messina avrà uno straniero molto forte da n.1 (Borges o Zapata, ndr) e poi uno dei fratelli Tabacco da n.2, quindi la squadra sarà molto competitiva. Sassuolo ha preso Agamenone e poi ha una marea di stranieri, alcuni dei quali fortissimi. Tra l’altro in casa giocano su un campo velocissimo e questo complica le cose. Spero comunque che Holger Rune non venga…anche se so che l’Italia gli piace molto. E come se non bastasse hanno Federico Bondioli, un under 18 molto forte.

Forse la più abbordabile è Prato.

“In teoria, ma l’esperienza dell’anno scorso ci insegna che sono proprio queste partite, sulla carta un po’ più facili, che possono riservare delle brutte sorprese.”

Ci sarà spazio per Sorrentino e Ceppellini?

“Penso proprio di sì, anche se egoisticamente mi piacerebbe avere sempre a disposizione Musetti e Mager:”

A proposito di Mager, il sanremese ha avuto una stagione difficile.

“Diciamo che con la nascita della figlia si è giustamente un po’ distratto. Ma proprio recentemente mi ha detto che, al di là dei risultati, lui si sente bene, sia fisicamente che di testa. Ma purtroppo, facendo tanti primi turni, finisce che giochi poco e che non riesci a trovare continuità.

E Giannessi, pensi che abbia ancora motivazione?

“Lui ci tiene molto al campionato a squadre, poi sono tanti anni che gioca con noi. Ha avuto recentemente un piccolo infortunio ma adesso è rientrato e penso che sia molto motivato. Sta decidendo se andare a giocare qualche Challenger in Sudamerica.”

Ho visto che i vostri giovani hanno appena ottenuto la promozione in serie B. Ma non te ne occupi tu, vero?

“Vero, il capitano è Dalla Giovanna. Però li seguo con interesse e i fratelli Verdese li ho anche inseriti nel roster della Serie A perché per loro anche solo allenarsi con la prima squadra potrebbe essere una bellissima esperienza.

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ATP

ATP Napoli, in corso i lavori per la costruzione dell’Arena da 4.000 posti

Iniziati i lavori per la costruzione dell’impianto principale del torneo, l’Arena da 4000 posti. “Nonostante il maltempo di questi giorni, saremo pronti” ha dichiarato l’organizzazione

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A poco meno di un mese dall’inizio del torneo di Napoli, a cui parteciperanno tra gli altri gli azzurri Musetti, Sonego e Fognini, oltre al numero 9 del mondo Rublev, sono a buon punto i lavori per la costruzione dell’Arena da 4.000 posti sul lungomare della città partenopea: sarà l’attrazione e il cuore pulsante della Tennis Napoli Cup, torneo ATP250 in programma dal 17 al 23 ottobre (qualificazioni il 15 e il 16 ottobre). Dopo la trasformazione della superficie di tre campi del Tennis Club Napoli, da terra rossa a cemento, è partita l’operazione principale, con l’allestimento dell’Arena che rappresenta il vero e proprio fiore all’occhiello di un evento molto importante per tutto il movimento tennistico italiano e per Napoli in particolar modo, città che ha ospitato per anni un torneo Challenger e che ora si prepara al salto di categoria: “Nonostante il maltempo di questi giorni che ci sta facendo inevitabilmente soffrire – ha spiegato l’organizzatore Cosimo Napolitano – saremo pronti. Contiamo per mercoledì 12 o giovedì 13 ottobre di effettuare le tanto attese prove tennistiche”.

Passaggi obbligati, una sorta di tabella di marcia fino al grande giorno: “Si tratta di passaggi uno successivo all’altro, obbligatori per la perfetta realizzazione del campo – illustra nei particolari Cosimo Napolitano –. Si provvederà a disegnare e gettare il bordo del perimetro del campo, che poi verrà riempito con degli inerti che creeranno la base per stendere la platea di legno, con il tappetino, il cemento e la relativa resina”.

L’Arena sarà una struttura ad alta tecnologia, tutto l’impianto perimetrale del campo sarà dotato di tecnologia Led con un backdrop di due metri sul lato corto del campo centrale, come nei grandi tornei dell’ATP Tour. “Durante il challenger del 2021 a Napoli abbiamo fatto intravedere le novità che metteremo in pratica nell’ATP 250 – ha aggiunto Napolitano -, qualcosa di bello che a Napoli non si è mai visto. Ora le stiamo realizzando tutte, con l’aggiunta di effetti grafici particolari e nuovi, tutto ad altissima tecnologia”.

 

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