Prima missione compiuta (Cocchi). L'Italdavis viaggia in anticipo. E' alle finali (Giammò). Grand'Italia firmata Berrettini&Sinner (Azzolini). Un'Italia da sogno (Martucci)

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Prima missione compiuta (Cocchi). L’Italdavis viaggia in anticipo. E’ alle finali (Giammò). Grand’Italia firmata Berrettini&Sinner (Azzolini). Un’Italia da sogno (Martucci)

La rassegna stampa del 17 settembre 2022

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Prima amissione compiuta (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

La rotta è tracciata. Direzione Malaga, dove l’Italia di Filippo Volandri correrà a fine novembre (dal 23 al 27 nel caso voleste organizzare un weekend di tennis nel tepore andaluso) per tentare l’assalto alla Davis. La qualificazione, dopo questa seconda giornata è certa nonostante il 2-1, ma per sapere se chiuderemo il girone A in testa bisognerà aspettare domani, dopo la sfida con la sorprendente Svezia. Se dovessimo perdere 3-0 contro Ymer e compagni chiuderemmo al secondo posto, considerando che in caso di parità con Argentina o Croazia, che si affrontano oggi, passeremmo noi per gli scontri diretti. Finalmente azzurro. […]. Ora Berrettini, anche da numero 2 italiano ha il piglio del capitano. È: molto più che presente, è uomo-squadra, il fratello maggiore. Dopo aver chiuso il primo punto liquidando Sebastian Baez, si è piazzato in panchina a spingere Jannik Sinner, scuoterlo, motivarlo nel momento di appannamento avuto nel secondo set quando stava rischiando di compromettere il match contro Francisco Cerundolo. Matteo sorride, è felice, perché questa volta le Finals spera di godersele e di lottare per l’insalatiera che manca all’Italia dal 1976: “Magari una bella finale con la Spagna di Alcaraz…”., diceva alla vigilia. E della squadra è fiero : “Stiamo costruendo un gruppo speciale, una squadra molto unita. Voglio proprio godermi l’atmosfera e ringrazio tutta la gente arrivata qui per fare il tifo, non avevo mai giocato in casa in Davis ed è un’esperienza speciale”. Nel match di ieri, dopo l’esordio contro la Croazia in cui aveva sofferto un po’ con Borna Coric, il romano non ha lasciato scampo all’argentino. “Venivo da New York e questo è un campo diverso, al chiuso. Più gioco e più mi sento a mio agio. Panatta mi ha fatto i complimenti per le smorzate? Cerco di andare a rete il più possibile – aggiunge – la mia indole non è quella, visto che sono cresciuto sulla terra, ma devo farlo per faticare di meno…Comunque qui non conta come gioco, conta portare a casa il punto». Dimenticare Carlos Stesso concetto esposto da Jannik Sinner, felice del ritorno in Nazionale e delle sue sei vittorie in singolare su altrettante presenze. Ieri ha fatto un po’ di fatica, un po’ ingolfato dopo una decina di giorni senza partite «Ho fatto un passo in avanti, non ho giocato benissimo ma ho provato a restare sempre in partita in qualche modo – analizza Jannik -. Mi hanno aiutato tanto la squadra, Volandri e il pubblico. Sono felice perché questa è una vittoria importante». Soprattutto per cancellare il ricordo amaro di New York e della sconfitta al quinto set contro Alcaraz. «Sono venuto a Bologna per ripartire subito e cercare di migliorare da questa settimana – continua – Quando siamo tornati dallo Us Open, io e Vagnozzi ci scrivevamo alle tre del mattino per colpa del jet lag e io gli dicevo di volermi rimettere subito in pista. Posso essere contento della mia performance, era la prima partita dopo lo Slam e sono venuto qui anche un po’ per dimenticare la partita contro Alcaraz». Ultimo passo. Ma ai ragazzi di Volandri non basta solo qualificarsi, vogliono chiudere in testa il girone di casa, fare il pieno di vittorie anche contro la Svezia. Impresa ampiamente alla portata di questo squadrone: «Ci siamo io, Matteo e Musetti, poi Fabio e Simone che hanno vinto uno Slam in doppio. Non possiamo accontentarci, la missione è finire al primo posto». Anche perché un secondo posto potrebbe complicarci non poco la vita facendoci affrontare la prima del girone B. Volandri a fine giornata è raggiante, nonostante la sconfitta di Bolelli e Fognini: «Sono stati tutti eccezionali, anche questa volta. Ora bisogna pensare alla Svezia Chi giocherà? Vediamo, per fortuna abbiamo l’imbarazzo della scelta». 

L’Italdavis viaggia in anticipo. E’ alle finali (Roland Giammò, Il Corriere dello Sport)

 

Seconda vittoria consecutiva per l’Italia in Coppa Davis. Dopo il successo all’esordio contro la Croazia finalista della scorsa edizione, gli uomini di capitan Volandri hanno battuto l’Argentina 2-1 qualificandosi così con un turno d’anticipo per la fase finale di Malaga (22-27 novembre). E’ un’Italia che vince, convince, ma soprattutto piace. Volevamo vederli tutti insieme, finalmente, i nostri top player. Ed eccoli lì, assiepati a bordo campo, a incitare e sostenere Jannik Sinner nell’unico momento delicato della sfida. Una squadra, anche loro. La Davis è speciale per questo, nuovi format e futuro non ne intaccano fascino e tradizione, e non è allineando top player che si allestisce un team. […]. CRESCENDO.A confezionare il successo anche questa volta sono stati i due singolari, giocati stavolta da Matteo Berrettini e Jannik Sinner. Match a senso unico quello del n.15 del mondo contro Sebastian Baez (37), chiusosi in novanta minuti 6-2 6-3. Se quella contro Coric, per sua stessa ammissione, era stata la sua «miglior partita dopo il Covid», quella contro l’argentino ne è stata l’deale prosecuzione. «Più gioco e meglio mi trovo», ha poi dichiarato l’azzurro a SupertenniX al termine di un match in curi – assestata la misura – ha potuto dar sfogo a tutti i cilindri del suo motore: 4 ace, nessuna palla-break concessa, mobilità e fiducia in crescendo e cui affidarsi nel gioco a rete distillato ieri con maggiore accuratezza e precisione. ‘Sembrava più facile di quello che sentivo. Sarebbe bastato scendere un po’ e la partita avrebbe potuto cambiare – ha aggiunto a caldo il romano – Sono molto contento di come ho giocato». Ed è una dichiarazione, questa, che fan ben sperare in vista del rush finale che lo vedrà impegnato nella rincorsa a un posto per le ATP Finals (ben sei giocatori racchiusi in 600 punti per un solo posto disponibile) nell’ultimo swing indoor. TRAPPOLA A chiudere i giochi ha pensato poi Jannik Sinner. Atterrato martedì a Bologna e assente all’esordio, capitan Guillermo Corea aveva pensato bene di tendergli un agguato: fuori condizione “el Peque” Schwartzman (sconfitto dallo svedese Mikael Ymer con un doppio 6-2 martedi), spazio a Francisco Cerundolo, fresco del primo titolo sulla terra di Bastad e con cui proprio l’altoatesino a Miami era stato costretto al ritiro per le vesciche. Poco sostenuto dalla battuta, è stato un Sinner meno efficace e più accorto quello che è comunque riuscito a incamerare il primo set. Rotti gli indugi e con l’eliminazione a un passo, Cerundolo nel secondo ha giocato il tutto per tutto, verificando le incertezze nel gioco dell’italiano, riportandosi in parità e spostando dalla sua l’inerzia. «Non era semplice – ha confessato Sinner a SkySport – ho provato a spingere e non ci sono riuscito, in alcuni momenti ho servito bene e in altri ho fatto più fatica». Non era semplice, ed è stato in quel momento che la panchina azzurra si è fatta sentire. Schiaritasi le idee e tomato in campo dopo un toilet-break, Simer ha ridotto i propri errori in attesa dell’occasione giusta, arrivata a metà parziale dopo esser stata fiutata a lungo da tutti i suoi compagni di squadra. Gli ultimi brividi Sinner li ha riservati per il game finale, durato 20 punti e in cui ha dovuto annullare due palle-break prima di aggiudicarselo con un ace al sesto match -point. «Domenica c’è un’altra partita che vogliamo vincere» la sua promessa finale. IPOTESI. Così fosse, ci qualificheremmo da primi del girone e ai quarti, a Malaga, troveremmo la seconda del girone di Glasgow. In caso di sconfitta contro la Svezia, invece, fischieremmo di trovare i padroni di casa della Spagna, guidati dal duo Alcaraz-Nadal.

Grand’Italia firmata Berrettini&Sinner (Daniele Azzolini, Tuttosport)

Così la Davis è perfetta. […] Perfetta, perché si vince, si esulta, si canta, e c’è anche il brivido. Di quelli che obbligano il pubblico a stringersi intorno al proprio giocatore e spingerlo nella cacciata dell’invasore (ma dai, un ragazzo di ventiquattro anni con l’aria che più mite non si può) che ha tutta l’intenzione di capovolgere il risultato e rimandare il verdetto alle due ultime giornate di questo girone. Ce la fa? Forse? No, non ce la fa, il giovane Cerundolo, argentino di parenti calabresi. Ma lotta a muso duro contro il nostro Sinner, e lo obbliga a pagare dazio. Gli sfila un set, e lo costringe al sesto match point per prendersi la vittoria tanto attesa. La sesta in Coppa del ragazzo dei monti, ancora imbattuto in singolare. La seconda per l’Italia in questo girone di Casalecchio che già vale una parte del verdetto finale. L’Italia è alle Finali di Malaga (22-27 novembre). Resta da vedere se andrà come prima o come seconda. Non il miglior Sinner. Ma era nei piani di questo match che l’ha proposto al debutto con una giornata di ritardo. La caviglia non è ancora a posto, c’era bisogno di prendere tempo. La prima giornata l’hanno affrontata Berrettini e Musetti, con Fognini e Bolelli doppisti, e il risultato è stato un limpido tre a zero alla Croazia. Ma con l’Argentina il via libera a Jannik non era più rimandabile. II ragazzo aveva voglia di provare, di competere, insomma, di essere utile alla causa. Rapidamente Berrettini gli ha fatto spazio, annichilendo con una gran prova il numero due argentino Sebastiano Baez, numero 37 ATP (best ranking al numero 31) e portando l’Italia sull’uno a zero. Sinner ha trovato la strada sgombra, ma non Diego Schwartzman, che capitan Coria ha messo da parte per raggiunti limiti di scarsa forma (non l’ha impiegato manco in doppio). L’avversario dell’ultima ora è diventato Cerundolo, Francisco, ancora sconosciuto al pubblico, ma non agli avversari che anzi ne conoscono assai bene le doti di inesausto combattente. Cerundolo è di quelli che ti fanno andare ai matti. Ha studiato tennis nei challenger, e il ricordo di come si sopravvive tra chi è disposto a tutto pur di farti fesso è ancora vivo, anzi, quanto mai fresco. Era l’anno scorso, e lui ancora spedagnava da un capo all’altro del circuito in cerca di punti. Li ha trovati sul finire del 2021, ha aggiunto la vittoria a Santa Cruz a inizio anno e ha messo piede nei tornei che contano. Ora è fra le teste di serie negli Slam, accreditato di un 27 nella classifica attuale e di un 24 come best ranking. Se lo conosci lo eviti, è la voce che gira nello spogliatoio del tennis. Jannik ne era convinto già da prima (proprio contro l’argentino, nei quarti di Miami, fu costretto al ritiro per un problema al piede), ora sa per certo che va preso con le molle. […] «Un buon match, tutt’altro che facile», dice Adriano Panatta che l’ha seguito in telecronaca per la Rai, «l’argentino è solido, ma Sinner è molto più forte. Lo si è visto anche da come ha saputo vincere il match malgrado non fosse nei suoi panni migliori. il dritto in corsa è spettacolare, ma sulle palle basse e sdrucciole e su quelle alte, c’è da lavorare, non sempre riesce a trovare la posizione giusta. Nel secondo set ha perso un po’ il ritmo dei colpi, ma nel terzo è stato lucido fino in fondo. Resta il fatto che non giocare al meglio e vincere ugualmente è uno dei segreti eterni di queste competizioni». Meglio Berrettini, contro un avversario altrettanto solido e veloce di gambe. Matteo è entrato in campo con le idee chiare e tanta voglia di chiudere subito il discorso, e per la prima volta dai giorni del Queen’s ha saputo mettere in campo tutto l’arsenale di colpi che possiede. Baez ci ha provato, con il cuore e con le gambe, ma gli è arrivato addosso di tutto, a cominciare dai servizi a 228-230 orari che Matteo ha giocato con estrema disinvoltura. Il duplice successo nei singolari ha di molto ridotto l’importanza dell’ultimo punto in palio, quello del doppio, che Bolelli e Fognini hanno perso dopo gran lotta contra Gonzalez e Zeballos. Domani il match finale con la Svezia, battuta l’altro ieri dalla Croazia. Lì si deciderà la classifica dei primi due posti del girone.

Un’Italia da sogno (Vincenzo Martucci, Il Messaggero)

La gente di Bologna, nel ritrovare la coppa Davis dopo 46 anni, chiedeva un’emozione in più. Non le bastava abbracciare il Dream Team azzurro e la prevedibile promozione dell’Italia alla fase finale, a 8, del 21-27 novembre a Malaga. […]. E’ stata accontentata in pieno: dopo il 3-0 sulla Croazia, ha assistito anche al 2-1 contro l’Argentina (a risultato acquisito Fognini e Bolelli si sono arresi in tre set a Gonzalez e Zeballos), e quindi alla qualificazione che può essere perfezionata domani contro la Svezia con un successo che garantirebbe il primo posto nel girone e quindi di evitare la Spagna di Alcaraz negli incroci fra i vincenti degli 8 raggruppamenti (diretta piattaforma streaming Supertennix). Ed ha avuto anche il pathos che agognava. TROPPO BERRETTINI Il 6-2 6-3 di Matteo Berrettini contro Sebastian Baez, fra il peso mediomassimo romano e il clone di Pollicino Schwartzman, era stato troppo impari, con l’allievo di Santopadre che non ha concesso palle-break, ha sempre tenuto in mano il gioco e ha risolto in nemmeno un’ora e un quarto. «Il mio avversario è solido, non lo sfondi, devi andarti a prendere i punti. Venendo da New York, mi sto adattando sempre più alle condizioni e mi sto sentendo a mio agio, tanto che la palla mi andava di più: il campo è più lento ma mi dà anche un po’ più di tempo per la risposta e quindi più possibilità di breakkare». Ci voleva di più, sulla scia delle forti emozioni degli US Open e dei ritiri di Serena Williams e Roger Federer. FANTASMI Il primo a capire la situazione è stato proprio Matteo che ha guidato con veemenza la claque dei compagni per sostenere Jannik Sinner nel braccio di ferro con Francisco Cerundolo. Lanciato da capitan Guillermo Coria dopo la catastrofica prestazione d’acchito di Diego Schwartzman contro la Svezia, sarebbe stato arcigno ed equilibrato. Infatti, l’ex terraiolo ha tenuto botta per 50 minuti, disunendosi sotto la tensione dell’esordio in Davis con un harakiri di 2 punti a 12 e concedendo il primo set all’altoatesino. «Forse lì Jannik ha creduto che gli bastasse quel ritmo e ha frenato un attimo», avrebbe poi azzardato Paolo Lorenzi un po’ talent tv e un po’ uomo macchina Fit. Di certo, appena l’azzurro ha tolto il piede dall’acceleratore e dal tasto varietà, il 24enne argentino, 27 del mondo grazie ai tornei Challenger, ha sfoderato servizio e dritto, dominando gioco e set, che ha chiuso 6-1. LA SVOLTA Sinner ha arrancato per cinque games, ammutolendo la folla ma, da vero campione, sul 3-2, ha guardato i compagni dicendo: «E’ il momento del break». E’ tornato a spingere, ha ritrovato le palle break che mancavano dal primo game del secondo set, ed è passato 4-2 e poi 5-3. Ma poi è dovuto transitare per troppe seconde di servizio, troppe indecisioni, troppi ringraziamenti alle svirgolate di un avversario molto più debole di lui. Che, comunque, a Miami a marzo, l’aveva costretto al ritiro con la complicità delle vesciche ai piedi. Fortuna che, dopo 2 ore e mezza, l’ace ha cancellato i fantasmi di New York di Jannik e il famoso match point mancato contro Carlos Alcaraz. «Non ho giocato benissimo ma ho portato a casa il punto, mi hanno aiutato la squadra e il pubblico. Non era semplice, ho accusato la tensione, ora vogliamo il primo posto». Eureka! 

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Accademia Lagnasco (Bertellino). Intervista ad Angelo Binaghi – “Finals, Davis e Roma: ci siamo” (Catapano)

La rassegna stampa di giovedì 1 dicembre 2022

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Accademia Lagnasco (Roberto Bertellino, Tuttosport)

La struttura è imponente, sobria e funzionale e si presta perfettamente ad una proposta di tennis e sport al passo con i tempi. Parliamo di Vehementia Tennis Team che ha sede al Tennistadium di Lagnasco, paesino di poco più di 1000 abitanti situato a pochi chilometri da Saluzzo. Le parole d’ordine sono coinvolgimento, professionalità e servizio. Lo scorso 10 novembre è andato in scena un Convegno nel corso del quale è stata presentata l’attività nelle sue svariate accezioni e gli sponsor del centro hanno potuto interagire e conoscersi in una sorta di B2B molto apprezzato da tutti. La VTT, forte di uno staff consolidato e composito, guarda all’oggi ma soprattutto al futuro, come hanno sottolineato i suoi massimi dirigenti, Duccio Castellano ed Enrico Gramaglia. Il centro, nato per volontà della famiglia Rosatello, ha cambiato pelle negli anni e oggi spicca nel settore per la qualità che offre ai suoi frequentatori.[…] Gli oltre 100 ragazzi che frequentano i corsi hanno a loro disposizione il doposcuola sportivo con tanto di servizio pranzo, assistenza compiti, tennis e multisport. In più possono godere di un servizio navetta da scuola al Tennistadium con ritorno nel proprio comune che sta facendo la differenza: «E’ molto apprezzato – sottolinea Duccio Castellano – perché le famiglie ci affidano i loro piccoli atleti certi del fatto che verranno seguiti nella loro giornata tipo che, sul modello delle migliori accademie mondiali, cui ci ispiriamo, ha come obiettivo la loro crescita armonica, nello sport e non solo». Il centro presenta tre campi da tennis indoor in greenset, 2 campi da tennis outdoor in terra rossa, una palestra attrezzata, una palestra per il corpo libero, una pista di atletica della lunghezza di 70 metri lineari, una sala wellness, l’area shopping nella quale è possibile trovare abbigliamento e attrezzatura sportiva. Tra gli spazi anche quello dedicato ad una sala riunioni. In primo piano alla VTT la salute e il benessere, grazie alla presenza di una biologa nutrizionista, di un fisioterapista, un osteopata, un chinesiologo, un preparatore atletico, una psicologa, un mental coach per il tennis, un personal trainer e una sezione indirizzata alla prevenzione degli infortuni. Per avviare al tennis i più giovani c’è anche il corso gratuito per i bambini di età compresa tra i tre e i cinque anni. Servizi dunque a 360° che vedono anche la possibilità di utilizzare l’incordatore in sede, professionalmente preparato secondo gli standard della Federazione Italiana Tennis. Sono molti gli eventi organizzati nel corso dell’anno, dai tornei FIT ai campionati a squadre di serie C e D, dalla VTT Cup per adulti alla VTT Cup Young, dalla Festa di carnevale a quella di fine corso, ed ancora dalla Festa Estatennistadium, quella di Halloween, di Natale, le Feste di compleanno, le gite ai tornei internazionali. Particolari e molto sentiti altri momenti di tennis e “goliardia” quali “Tennis e Bollicine’; i laboratori genitori e figli, il babysitting serale. Il venerdì sera è nato anche un torneo di tandem dal titolo “Doppiamo” con coppie ad estrazione in 2 livelli (da 8 a 12 persone il numero dei partecipanti). Insomma di tutto e di più per far sentire a casa chi ama il tennis e i momenti di aggregazione troppo spesso dimenticati nei club di tennis. Gli obiettivi futuri sono chiari e ben delineati: «E’ già stato approvato un progetto di ampliamento della struttura – precisano Castellano e Gramaglia – che vedrà nascere altri due campi da tennis, uno da padel e uno da beach tennis con sabbia riscaldata. Prenderanno forma anche cinque studi medici interni perché riteniamo che il servizio in struttura sia ormai imprescindibile. La voglia di continuare a crescere è tanta e ogni giorno viene supportata dall’appoggio dei nostri partner, molti dei quali sono con noi fin dall’inizio di questa splendida avventura. Nel 2023 celebreremo le dieci stagioni di vita della struttura e fin da questo momento prefiguriamo un anno speciale sotto tutti i punti di vista».

Intervista ad Angelo Binaghi – “Finals, Davis e Roma: ci siamo” (Alessandro Catapano, Il Messagero)

 

Presidente [..], il tennis italiano sta per mandare in archivio un 2022 di successi sul campo, vittorie politiche e risultati economici. Ne scelga uno. «Premesso che è difficile collegare le grandi vittorie dei giocatori, che sono loro esclusivo patrimonio, alle opere di rilancio che abbiamo messo in campo in questi venti anni, la più clamorosa è la vittoria di Berrettini al Queen’s, per come è maturata, a seguito dell’ennesimo infortunio: un’impresa». La ciliegina sulla torta sarebbe stata…? «La finale di coppa Davis, o la qualificazione di Sinner alle Finals, sfuggita per quel punto perso con Alcaraz. Ma è stata una stagione costellata di infortuni, fare più di così era francamente molto difficile». Lei è tra quelli che si sono stupiti nel vedere Berrettini impiegato nel doppio decisivo con il Canada? «Francamente sì, io non sapevo nemmeno che fosse in grado di giocare. Mi aspettavo l’impiego di Sonego, pensavo fosse la soluzione più logica, soprattutto perché era in palla, come Aliassime che infatti, pur non essendo un doppista, ha trascinato il Canada alla vittoria finale. Ma io non ho tutte le informazioni che aveva a disposizione Volandri per decidere». Si aspettava di vedere anche Sinner al fianco dei suoi compagni? «Diciamo così: quello che ha fatto Berrettini è encomiabile, ma anche le vittorie di squadra nel tennis sono la somma di quelle individuali e se Sinner ha preso la sua decisione, come accaduto quando rinunciò alle Olimpiadi, perché riteneva di prepararsi meglio altrove, io la rispetto». Cosa dicono al Paese il successo di pubblico e l’indotto generato dalle Atp Finals di Torino? «Che ci sono sport e sport, alcuni per loro natura necessitano di investimenti pubblici relativamente bassi, ma creano un indotto per il territorio e un introito fiscale nettamente superiore agli altri. E il caso delle nostre finals torinesi. Ci si aspetterebbe, dunque, che gli investimenti dello Stato tenessero conto di questo aspetto per una gestione più giusta e più efficiente delle risorse». E invece? «E invece manca un criterio di valutazione dei ritorni degli investimenti fatti nelle manifestazioni sportive, uno strumento che ci aiuti a stabilire se ne valeva la pena, finanziare o meno quel determinato evento». Ne ha parlato con il nuovo ministro dello Sport Andrea Abodi? «Certo, ma ne avevo già parlato con la Vezzali e prima ancora con Spadafora, li ho sollecitati più volte. Eppure, è un ragionamento che qualunque padre di famiglia farebbe: cosa succede quando si investe un euro in una manifestazione? Siamo una buona pratica da reiterare? Da qualche mese sento parlare di merito ed efficienza, la mia richiesta va esattamente in quella direzione». Il tennis italiano si autofinanzia perlopiù, siete quasi un unicum nel panorama sportivo italiano. «Levi il quasi: 85% di autofinanziamenti, 15% di contributi statali. Di questo campa il tennis italiano». Tra gli impegni del nuovo governo, c’è anche quello di far convivere serenamente Sport e salute e Coni. «Tutti sanno come la penso: con Sport e salute c’è finalmente una gestione trasparente delle risorse statali, che però continua ad essere inficiata dall’inserimento di soglie che ne riducono l’efficacia». E il Coni? Non sfugga alla domanda. Qualcuno la vuole ancora candidato alle prossime elezioni, per il dopo Malagò. «Non ci penso nemmeno. Perché il Coni possa liberare tutte le energie che ci sono nello sport italiano, bisognerebbe prima dare ampia riforma del sistema rappresentativo all’interno del Consiglio nazionale, nel quale il pensiero di oltre un milione di calciatori vale tanto quanto quello di poche migliaia di atleti di altri sport. In assenza di questa riforma ogni tentativo è vano». Il segreto del successo delle Finals? «Ci hanno permesso di lavorare con serenità, anche perché non ci sono stati condizionamenti dall’esterno, che anche nell’ultima edizione degli Internazionali sono stati clamorosi e pesanti. Perciò, bene così». Vent’anni fa, il tennis italiano toccava il fondo, oggi piazziamo 19 giocatori nei primi 200, di cui dieci under 21: come ci siete riusciti? «Nessuno se ne era accorto fino a un paio di anni fa, ma ci lavoriamo da un po’. Diciamo che applichiamo in ogni settore della nostra vita quotidiana la continua ricerca di efficienza, e questi sono i risultati». Avete assicurato un futuro al tennis italiano. «I numeri lo dicono, andate a vedere cosa c’era prima. Abbiamo creato una televisione unica nel panorama sportivo italiano, messo in campo un numero impressionante di Challenger e Futures per consentire ai nostri tennisti di crescere, e ora c’è questa grande scommessa vinta del padel, che esalta e crea sinergie con i nostri asset». Il 2023 sarà l’anno di…? «Non saprei, io sarò felice di continuare ad occuparmi di amministrazione, rapporti con le istituzioni, organizzazione aziendale. Ma se dovessi darle un nome, scommetterei su un ragazzo che ho visto a Milano alle Next Gen, Matteo Arnaldi, è divertente come gioca». Il 2023 sarà anche, forse innanzitutto, l’anno degli ottantesimi Internazionali d’Italia, mai così grandi, mai così ricchi. «In termini patrimoniali la promozione degli Internazionali è il più grande risultato della nostra gestione, tenuto conto che quando siamo arrivati perdevano 4 miliardi di vecchie lire l’anno, non si trovavano sponsor, erano sull’orlo del fallimento e la federazione stava pensando di venderli, per sopravvivere. Adesso, invece, sono diventati il driver più importante della nostra crescita». Lei invece cosa chiede al nuovo anno? «Che nel maschile cominciamo a fare quello che le ragazze hanno fatto dieci anni fa, vorrei che vincessimo qualcosa di grossissimo, lascio scegliere ai giocatori cosa, per me è indifferente. Per il resto, vivo alla giornata, ho troppe cose da fare, non ci si può distrarre un attimo perché le regole dello sport italiano combattono le federazioni che vogliono crescere, anziché assecondarle».

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Sanguinetti: «Entro cinque anni la Davis sarà nostra» (Andreoli)

La rassegna stampa di mercoledì 30 novembre 2022

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Sanguinetti: «Entro cinque anni la Davis sarà nostra» (Lorenzo Andreoli, Corriere dello Sport)

«Con questo gruppo mi stupirei se non riuscissimo a vincere la Davis nei prossimi cinque anni». Parole e musica di Davide Sanguinetti, protagonista di quell’Italia che nel 1998 raggiunse la sua ultima finale. Coach dei fratelli Ryan e Christian Harrison e del doppista neozelandese Michael Venus (n.16 ATP di categoria), Sanguinetti si è detto ottimista su presente e futuro. II Canada ha vinto sua prima Coppa Davis dopo aver eliminato gli azzurri in semifinale. Possiamo parlare di rimpianto? «Il Canada ha ottimi giocatori. Per Auger-Aliassime gli ultimi due mesi sono stati quelli della svolta. Poi c’è Shapovalov, una mina vagante. Qualora avessimo avuto a disposizione Sinner e Berrettini avremmo vinto a mani basse. In realtà dopo la vittoria di Sonego con Shapovalov ero convinto che potessimo farcela. Senza dubbio il problema fisico di Bolelli ha complicato i piani, il nostro è un doppio molto forte. Vedere Matteo in campo nella sfida decisiva mi ha stupito».

Cosa può fare l’Italia per costruire une coppia affiatata?

 

In questo momento la coppia Bolelli-Fognini è ancora molto affiatata. Mi auguro che il prossimo anno Fabio scelga di giocare con Simone un numero maggiore di tornei perché quest’anno, con qualche torneo in più, avrebbero potuto disputare le Finals. Vedo molto bene anche Andrea Vavassori, può diventare un punto fermo della nazionale. L’ideale per lui sarebbe trovare un ottimo giocatore di singolare come compagno che abbia voglia di sacrificarsi, consentendogli così di prendere punti importanti in classifica.

Jannik Sinner e Lorenzo Musetti: chi dei due vede meglio in doppio?

Sinner è pronto a entrare stabilmente in top-10 e credo che in doppio non si specializzerà mai. Musetti è quello che ha più talento ma anche lui si sta avvicinando all’élite dei singolaristi e immagino che il doppio non rientri nei suoi piani. Il mio consiglio per i giovani è quello di cimentarsi in questa specialità. Il doppio aiuta molto, soprattutto in fondamentali come servizio e risposta. Senza dimenticare la pressione che si vive sul punto decisivo, la concentrazione deve essere massima. […]

Tra poco inizierà una nuova stagione. Cosa si aspetta dal 2023?

L’Italia ha giocatori fortissimi, mi stupirei se non riuscissimo a vincere la Davis nei prossimi cinque anni. Il segreto? La Federazione ha fatto un lavoro straordinario quanto al numero di tornei a disposizione. In America, da questo punto di vista, si lamentano tutti. Quanto al circuito, invece, mi aspetto un Novak Djokovic in grado di vincere ovunque. È pronto a battere tutti i record.

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Intervista ad Auger-Aliassime: “Voglia di Slam” (Cocchi). Intervista a Corrado Barazzutti: ” É stata un’ottima Italia” (Fiorino). Capodanno in Australia con la UnitedCup (Giammò)

La rassegna stampa di martedì 29 novembre

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Col vento in coppa. Mister Davis Auger-Aliassime: “Voglia di Slam contro Alcaraz” (Federica Cocchi, Gazzetta dello Sport)

La prima volta del Canada porta in maniera indelebile la sua firma. Felix Auger Aliassime ha vinto quattro partite su quattro tra singolare e doppio senza cedere nemmeno un set. La chiusura perfetta per la stagione della consacrazione […] Felix, il suo è stato un anno irripetibile, prima a livello individuale, poi ha condotto il suo Paese alla prima vittoria Davis della storia. «Penso che mi sognerò per anni quell’ultimo colpo. Ho solo pensato “tira più forte che puoi”, quando ho capito che la palla di De Minaur sarebbe uscita è come se avessi perso i sensi, le gambe mi hanno abbandonato, sono crollato a terra e ricordo solo tutti che mi venivano addosso. Mi piace ricordare il successo nella Coppa Davis Junior, è come se avessimo chiuso un cerchio io e Denis. La speranza è che questa generazione possa andare ancora lontano» […] Intanto le ha suonate all’Italia e al suo amico Berrettini: lo ha battuto in doppio e ci ha eliminati… Vi siete parlati in questi giorni? «Sì, ci siamo incrociati prima di affrontarci in campo. Peccato che lui non fosse ancora in piena forma, sarebbe stato un bel duello ad armi pari. Però sono sicuro che il peggio per lui sia passato e in Australia sarà tra gli avversari da battere. Anche l’Italia, insieme a noi e agli Stati Uniti, nei prossimi anni sarà tra le contendenti della Davis». Ora si merita un po’ di vacanza, ma II 2023 per lei sarà ricco di nuovi traguardi da tagliare. «[…] Voglio confermarmi e possibilmente migliorare ancora, inseguendo i tornei più importanti con l’obiettivo di vincere nei Masters 1000 e negli Slam». Lei è un ragazzo del 2000, ma Alcaraz e Rune, nati nel 2003, hanno già fatto sfracelli. Sarà con loro la rivalità? «Carlos l’ho già battuto ed è un giocatore davvero forte, con grandi potenzialità, impressionante se si considera che a 19 anni ha già vinto uno Slam ed è numero 1 al mondo. E anche Rune ha fatto un exploit incredibile. Sarà bello sfidarsi per i trofei più importanti». E i nostri tre moschettieri? «La forza e la potenza di Matteo sono impressionanti e poi è una bella persona, siamo amici ed è una rivalità positiva. Sinner sta ancora crescendo, ma penso che sia uno dei candidati a vincere Slam nel futuro. Musetti è più giovane, sta anche lui facendo esperienza e il suo tennis è davvero spettacolare» […] Lei ha iniziato presto ma le soddisfazioni più importanti se le sta prendendo ora, a 22 anni e mezzo. «Ognuno ha i propri tempi di maturazione, io ci ho messo nove finali prima di vincere un titolo. A 22 anni rispetto ai ragazzi del 2003 sono un veterano». Tornando a quelle finali perse, come ha vissuto quella striscia negativa? Non si è mai abbattuto? «Certo che quando giochi una finale è sempre meglio vincere. Però bisogna anche vedere il lato positivo: arrivare a giocarsi il titolo è comunque un buon risultato. Dispiace che in alcune occasioni non abbia giocato abbastanza bene da meritare la vittoria, ma non mi sono mai abbattuto e penso che la resilienza sia una delle mie qualità fondamentali» […] C’è qualcosa in particolare che l’ha colpita nell’approccio dello Zio Toni al tennis? «Al di là del gioco, della tattica, della tecnica, è un grande motivatore. È un mentore, un consigliere, sa tutto ciò che serve per essere ai massimi livelli. Per me è una grande persona da cui apprendere». Lei è molto fiero delle origini togolesi di suo padre, e ha anche un progetto benefico legato al tennis. «Sì, per ogni punto che faccio dono 10 dollari per progetti legati all’istruzione e alla sanità in Togo. Questa stagione è andata piuttosto bene, per fortuna Diciamo che questo progetto è una spinta in più per dare tutto».

Intervista a Corrado Barazzutti: “É stata un’ottima Italia e il futuro è tutto suo” ( Luca Fiorino, Corriere dello Sport)

 

«Alla luce delle assenze, l’Italia ha raggiunto un ottimo risultato. Per quello che è stato l’epilogo di questa edizione, Italia-Canada si è rivelata la finale anticipata». Corrado Barazzutti non nasconde un pizzico di amarezza dopo la sconfitta subita dall’Italtennis al penultimo atto di Coppa Davis. Dopo aver estromesso da sfavoriti gli Stati Uniti, gli uomini guidati da Filippo Volandri hanno tenuto testa ai futuri vincitori della competizione cedendo il passo soltanto al doppio decisivo. «Il Canada si è dimostrata una squadra forte in singolare e con un doppio estremamente competitivo – commenta Barazzutti, ex capitano della Nazionale azzurra -. Nonostante siano stati eliminati nello spareggio di qualificazione alle fasi finali, hanno trionfato capitalizzando al meglio l’opportunità del ripe raggio. Bravi loro». Come reputa II cammino degli azzurri? «L’Italia si è presentata a Malaga senza i due giocatori di punta (Sinner e Berrettini ndr), ma ha ritrovato Sonego in grande spolvero. Andando a vedere il bicchiere mezzo vuoto è lecito avere un piccolo rimpianto. Simone Bolelli è stato messo fuori causa sul più bello da una lesione al polpaccio, alcune delle concorrenti, come la stessa Italia, non potevano contare su tutti gli effettivi (Spagna e Germania, ndr) e la Russia è stata esclusa dalla competizione per le note vicende. Si è aperta una finestra in cui l’Italia poteva intrufolarsi e magari sfruttare l’occasione». Ci sono state molte discussioni sulla scelta di schierare Berrettini in doppio. «Non so se Berrettini fosse la scelta migliore per sostituire Bolelli. Matteo è stato generoso [..]. Con Fognini avrei visto meglio un giocatore in salute e in fiducia come Sonego, anche se poi nessuno può sapere come sarebbe andata a finire. Posso limitarmi a fare una semplice considerazione, bisognerebbe infatti essere informati su tutte le dinamiche […]». Essere capitano non è affatto semplice. «Qualcuno dice che non serve a niente, eppure non è affatto vero. Trovo che ci sia spesso troppa esagerazione nei giudizi, […] Quando le cose girano nel verso giusto se ne parla poco, quando si perde invece è il primo contro cui la gente va a puntare il dito. Filippo sono convinto che sarà un grandissimo capitano. É ancora giovane e avrà modo di accumulare tanta esperienza». Come vede II futuro della nostra Nazionale? «Abbiamo tutte le carte in regola per recitare un ruolo da protagonisti […] Se negli anni a venire altre nazioni non produrranno un gruppo assortito di giocatori cosi forti e al contempo giovani, credo che ci prenderemo grandi soddisfazioni. Il Canada continuerà ad essere un’antagonista, così come la Spagna con Alcaraz. Tuttavia senza Rafa Nadal perdono tanto». II format della competizione la convince? «Non mi piace. È come se prendessimo uno Slam e lo modificassimo in un torneo da dieci giorni. Una volta la Coppa Davis era considerata il quinto Slam, mentre adesso l’hanno ridimensionata […] Quando la vincemmo noi nel 1976 contre il Cile fu un’impresa gigantesca in un contesto difficile. Ormai questa è la nuova formula e bisogna accettarla così com’è stata concepita»

Capodanno in Australia con la UnitedCup (Ronald Giammò, Corriere dello Sport)

Stagione di sorprese e di addii, di promesse mantenute e decisioni prese in corso d’opera. La favola del Canada che da ripescata è riuscita a Malaga a conquistare la sua prima Coppa Davis è stato l’epilogo coerente di una delle annate più emozionanti che il tennis ricordi. Al saluto di Ash Barty, Serena Williams e Roger Federer è seguita l’ascesa irresistibile di Alcaraz. Russia e Cina, per ragioni diverse, sono sparite dalla mappa dell’ITF […] Nel frattempo, per i giocatori è ora tempo di off season e caccia all’estate. Una volta rientrati dalle rispettive vacanze, i protagonisti del circuito cominceranno a lavorare In vista della ripresa delle ostilità, fissata per II 29 dicembre con la United Cup […] Diciotto nazioni, sei gironi e tre città ospitanti più un ricco montepremi e punti validi per il ranking ad ingolosire i partecipanti. L’Italia giocherà a Brisbane, inserita nel gruppo E con Brasile e Norvegia, e sarà guidata da Matteo Berrettini, Lorenzo Musetti e Martina Trevisan. Completano il gruppo per un torneo articolato in un singolare maschile, uno femminile e un doppio misto, Andrea Vavassori, Marco Bortolotti, Lucia Bronzetti, Camila Rosatello e Nuria Brancaccio. Assente Jannik Sinner, il cui 2023 prenderà invece il via da Adelaide, città natale del suo coach, Darren Cahill, e sede dell’omonimo torneo International (2-8/01), alla cui entry list dovrebbe aggiungersi Djokovic mentre già certa sarà la presenza di Andy Murray. La settimana successiva, ancora Adelaide, così come Sydney, costituirà l’ultima occasione per completare i rispettivi rodaggi. Il sedici gennaio a Melbourne iniziano gli Australian Open, e da Iì si comincerà a fare sul serio.

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