Laver Cup: Roger, ora è davvero finita. Federer chiude la carriera (sconfitto) in coppia con Nadal

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Laver Cup: Roger, ora è davvero finita. Federer chiude la carriera (sconfitto) in coppia con Nadal

Enorme emozione alla O2 Arena che saluta il mito Roger Federer, al suo ultimo match ufficiale. Sock e Tiafoe portano la sfida sul 2-2 salvando match point

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Roger Federer e Rafa Nadal - Laver Cup 2022 (foto via Twitter @LaverCup)
 

J. Sock/F. Tiafoe [WRD] b. R. Federer/R. Nadal [EUR] 4-6 7-6(2) [11-9]

È passata la mezzanotte da 25 minuti a Londra, quando il dritto di Jack Sock atterra in campo, vincente. La carriera di Roger Federer è ufficialmente conclusa e a mettere la parola fine sono stati Jack Sock e Frances Tiafoe, salvando un match point che sicuramente non avrebbe addolcito il saluto commovente della leggenda svizzera allo sport che ha onorato e amato. Dentro la O2 Arena alcuni sono commossi (anche tra i giocatori, compreso Nadal mai visto così emotivo su un campo da tennis), alcuni festeggiano, sventolano alte le bandiere e i cartelli col suo nome, alcuni da quel 15 settembre in cui con un comunicato ha messo fine alla sua storia da tennista professionista, ancora faticano ad assimilare la notizia. In occasioni come queste non si può opinare su quale comportamento si addica di più alla situazione. Ognuno la affronta alla sua maniera e le attribuisce il proprio intimo significato. Sono frasi di circostanza che si ripetono di fronte ad un lutto, è vero. Ma, senza voler rivestire l’articolo di un velo funerario, se il ritiro dalle competizioni è la fine di una fondamentale parte della vita, allora è giusto iniziare così il racconto di una serata storica.

Londra come teatro, ancora una volta. Città in cui Federer ha vinto più Slam dei suoi 20 complessivi, ovvero gli otto trionfi a Wimbledon. Città in cui ha giocato la sua ultima partita nel Tour in singolare, sempre a Wimbledon, perdendo da Hurkacz nel luglio 2021. Ma anche quella dove ha vinto l’ultima, contro Sonego, nello stesso torneo. Città dove nel 2019 ha battuto per l’ultima volta un top 10 (o uno dei ‘Big Three’), Novak Djokovic nella O2 Arena che non il 23, come si pensava, ma il 24 settembre 2022 gli ha dedicato l’ultimo tributo.

 

È la stessa Londra che nella settimana in cui Roger Federer ha giocato la sua ultima partita, ha anche salutato per sempre uno dei simboli dell’ultimo secolo, la Regina Elisabetta II. Elisabetta è stata secondo molti il ponte tra due epoche storiche, tra il Novecento e il Nuovo Millennio, quella che solo con la sua presenza costante (a Londra definita anche ‘rassicurante’) ha accompagnato non solo il Regno Unito, ma generazioni intere a svariate latitudini attraverso cambiamenti quanto più repentini e persistenti. Riprendendo quanto scritto da Agostino Nigro, Roger Federer nel ristretto ambito della disciplina sportiva ha fatto lo stesso, costruendo un ponte di 24 anni tra due ere tennistiche. Entrato nel circuito ATP sul finire dell’epoca dominata degli specialisti e da una discreta varietà di stili, si è infine ritirato dopo aver lasciato strada all’esercito dei tennisti muscolari e monocorde. All’una e all’altra epoca Roger si è adattato, senza mai provare ad elevarsi sopra la disciplina e alternarne la sua naturale evoluzione.

Il vero e proprio addio di Elisabetta al suo popolo è avvenuto in maniera solenne durante le celebrazioni del giubileo di platino nel giugno 2022, quello di Federer a livello tennistico è la Laver Cup 2022. Tutto condensato in un weekend di fine settembre, senza le pressioni e gli obblighi di un torneo canonico del Tour. Attorno a lui, con indosso la stessa casacca, gli avversari con cui ha condiviso i momenti segnanti della sua lunga carriera, Novak Djokovic, Andy Murray e soprattutto il suo più grande amico e rivale Rafa Nadal. Come nel finale di un film romantico, Re Roger nella sua ultima partita da tennista professionista ha condiviso con lui il campo nel doppio. Con quel Nadal che lo portò alle lacrime dopo la finale dell’Australian Open 2009 e gli inflisse la sconfitta che ha definito “la più dolorosa” a Wimbledon nel 2008, oltre che a irrompere come un uragano nel circuito da lui fino ad allora dominato. Un addio del genere – forse anche un’amicizia del genere – nella storia dello sport resterà un unicum. Il tutto, sotto gli occhi dei capitani seduti sulle panchine di Team Europe e Team World, rispettivamente Bjorn Borg e John McEnroe, anche loro protagonisti nel secolo scorso di una rivalità romanzesca e cornice perfetta per ciò che è accaduto sul rettangolo di gioco.

L’immagine di Novak Djokovic con il cellulare in mano a riprendere l’ingresso in campo dei suoi due rivali potrebbe già essere la copertina della serata. Ci sono però tanti altri momenti che catturano l’occhio dal momento in cui i protagonisti iniziano il riscaldamento. C’è lo sguardo quasi malinconico di Federer che sembra volere assorbire e fotografare ogni singolo momento, i sorrisi (insoliti durante un incontro di tennis) di Rafa e l’effervescenza dei due americani Tiafoe e Sock anche solo per fare da spalla ai due protagonisti. E ci sono i momenti a cui non eravamo più abituati, ovvero vedere Federer far rimbalzare un paio di volte la palla con la racchetta, poi 2-3 palleggi con la mano sinistra, uno sguardo concentrato al di là della rete e poi quel movimento iconico per colpire il servizio. Il roteare la racchetta in attesa di rispondere. Oppure il pugnetto, a dimostrare determinazione e pacatezza allo stesso tempo, dopo aver vinto un punto.

Ma al di là delle sdolcinatezze, si è visto un Federer naturalmente fuori ritmo, autore di diversi colpi ben eseguiti, ma anche tanti errori che non gli si vedrebbe mai commettere se avesse qualche partita in più sulle spalle.

IL MATCH – Roger e Rafa rischiano sul 4-4, annullano una palla break. Poi nel game successivo un paio di risposte profonde, sia dell’uno che dell’altro hanno dato il primo set al Team Europe, 6-4. Ancora una volta, il carisma sembrava bastare contro i più giovani avversari. Ma John McEnroe ha ricordato a Jack e Frances che era pur sempre una competizione, un match da vincere a prescindere dai risvolti “federeriani”. Allora gli americani sono tornati in campo un pelo più determinati, quanto basta per andare avanti un break dopo una volée pachidermica (ci perdonerà) di Federer. I due europei hanno però recuperato il break poco dopo, con un insolito doppio tocco di Tiafoe sulla palla break. C’è quasi imbarazzo quando sul 5-4 in risposta Rafa e Roger arrivano sul 30-30, potenzialmente gli ultimi due punti della carriera per Re Roger. Ma Rafa manda largo un dritto in risposta e nel game successivo i due (44 Slam insieme) devono salvare ben 6 palle break prima di salire 6-5.

Dopo essere stati ancora a due punti dalla vittoria grazie a tre dritti dello svizzero, Nadal e Federer giocano un brutto tie-break e concedono al tennis di vedere giocare Roger ancora per un altro po’. Bene così, tutti pensano. Il Team Europe parte meglio, va sul 3-0, poi Roger manca un’altra volée di rovescio e tutto torna in parità. Tiafoe si permette anche di colpire sul braccio Federer per portare il suo team sull’8-7 e servizio, ma i due campioni reagiscono, Roger stavolta gioca una volée clamorosamente bella e complicata, ma sul 9-8 gli europei non convertono un match point. Una risposta di Tiafoe che quasi abbatte Nadal a rete dà invece il match point al Team World, che poi chiude la partita in un clima surreale. È il tempo delle lacrime, che scorrono copiose sul volto dello svizzero che quasi fatica a parlare nell’intervista post-match, ma anche di quelli della sua famiglia, da Mirka a mamma Lynette in tribuna.

Ora è davvero finita, Roger. Ricorda che hai promesso che non sarai un fantasma nel tennis. Sarai presente, con altre esibizioni. Oltre che nei prossimi due giorni di Laver Cup a incitare i tuoi compagni di squadra. Hai stretto la mano a Mohamed Lahyani, giudice di sedia, lo stesso che arbitrò il match con Sampras a Wimbledon 2001, incontro che ha cambiato per sempre la storia del tennis, fino a questo momento. Da allora “è stato un grande viaggio. Grazie a tutti!” hai concluso. E allora rigiriamo questo grazie a te, Roger. Da parte di tutti coloro che hai ispirato e avvicinato allo sport nel tuo meraviglioso, regale e irripetibile viaggio. Anche da parte di chi, senza aver visto un tuo vecchio match, con tutta probabilità non avrebbe l’onore di scrivere queste righe.

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ATP e WTA, calendario di gennaio: manca poco al via della stagione 2023 in Australia

A breve si ricomincia In Australia. Dopo la United Cup, ATP e WTA di nuovo in campo ad Adelaide. Ecco il calendario ufficiale del primo mese dell’anno

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La stagione 2022 si è conclusa da poco con le finali di Coppa Davis e della Billie Jean King Cup – e le storiche vittorie rispettivamente del Canada e della Svizzera – tuttavia manca pochissimo all’avvio del circuito 2023 che, come da tradizione, ripartirà dall’emisfero australe.

Oltre alla United Cup, competizione mista a 18 squadre che si svolgerà tra Brisbane, Perth e Sydney dal 29 dicembre all’8 gennaio, i ragazzi possono ricominciare a scaldare i motori il 2 gennaio con l’Adelaide International 1, evento della categoria 250. Per il primo appuntamento del 2023 hanno confermato la loro presenza Novak Djokovic – fresco campione delle Nitto ATP Finals – e Jannik Sinner che ha scelto proprio Adelaide per ricominciare a competere dopo lo stop per infortunio.

Si gareggerà contemporaneamente anche a Pune (in India, l’unico evento ATP a gennaio che non si trova nell’emisfero australe), con un torneo della stessa categoria. Dal 9 gennaio i ragazzi saranno impegnati ancora ad Adelaide con l’Adelaide International 2 e con l’opzione dell’ASB Classic di Auckland, in Nuova Zelanda.

Anche per le ragazze, oltre alla United Cup, la stagione riparte il 1 gennaio da Adelaide (Adelaide International 1), anche se per loro il torneo apparterrà alla categoria 500. Allo stesso tempo si svolgerà anche il torneo femminile 250 ASB Classic di Auckland (una settimana prima rispetto a quello maschile), a cui parteciperanno anche le sorelle Fruhvirtova (Linda grazie al ranking e Brenda con una wild card). Dal 9 gennaio, si continua con l’Adelaide International 2 (ancora un 500 per le donne). Il circuito WTA sarà impegnato contemporaneamente anche all’evento ‘250’ di Hobart.

E poi, dal 16 gennaio, tutti presenti a Melbourne per il primo slam dell’anno, l‘Australian Open, che si concluderà il 29 gennaio con la finale maschile. La finale femminile si disputerà invece il sabato 28.

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Nakashima: “Devo migliorare sui cinque set, Sinner ne aveva più di me allo US Open” [ESCLUSIVA]

Intervistato da Steve Flink, il vincitore delle Next Gen Finals Brandon Nakashima parla del percorso nel torneo milanese, “Più corti sono i set più c’è divertimento”, gli insegnamenti di Pat Cash, “Andare a rete il più possibile”, e dei suoi big match in stagione

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Brandon Nakashima - Milan 2022 (Twitter @nextgenfinals)
Brandon Nakashima - Milan 2022 (Twitter @nextgenfinals)

Nel 2022 ha vinto nella natia San Diego il suo primo e finora unico titolo ATP, ma ha alzato anche il trofeo Next Gen a Milano. Classe 2001, anche in questa stagione Brandon Nakashima ha continuato il percorso di miglioramento in quel termometro che è il ranking di fine anno. Se nell’agosto del 2021 aveva fatto l’ingresso in top 100, quest’anno ha sfondato il muro successivo e lo ritroviamo così al numero 47, dopo un picco al 43° posto.

Intervistato da Steve Flink per Ubitennis.net, Brandon ha cominciato la conversazione rispondendo alle domande sull’esperienza milanese, soprattutto per quanto riguarda la gestione del formato particolare e delle regole differenti. “Con i set brevi, subisci un break e in pratica vai al set successivo. Toglie dall’equazione l’elemento del cercare di rientrare quando sei in svantaggio perché è estremamente difficile farlo. Personalmente preferisco il solito sistema di punteggio, ma è una buona idea provarlo per le Next Gen Finals. Più corti sono i set, più divertimento c’è per i fan”.

Naturalmente, ha approfittato del vantaggio di aver già giocato con queste regole l’anno prima, quando aveva raggiunto le semifinali, sconfitto da Korda. “Mi ero un po’ abituato al formato, ma ero comunque nervoso prima dell’esordio di quest’anno. Sapevo di avere l’opportunità di fare bene e avevo delle aspettative alte”.

 

E, in effetti, proprio il suo primo match è stato quello più impegnativo, con Matteo Arnaldi unico a costringerlo al quinto set sulle ali dell’entusiasmo del pubblico amico. “Un incontro che mi ha aiutato per quelli successivi in termini di mentalità e approccio ai punti decisivi”.

Lo ha certo aiutato nella vertiginosa semifinale contro Jack Draper, del quale dice: “Ha un buon gioco a tutto campo per diventare un top player. Sono certo che questa non sarà stata l’ultima volta che ci gioco. Ci spingeremo l’un l’altro a migliorare nei prossimi anni”.

La parte più difficile della finale è stata giocare di nuovo contro Lehecka, giù battuto nel girone. “Sapevo che il primo match non significava granché a quel punto. Lui cercava la rivincita e sarebbe partito forte, quindi dovevo superare la tempesta. Un paio di punti nei tie-break hanno fatto la differenza. Alla fine, questo torneo sarà un trampolino”.

Abbiamo detto del primo titolo, che era uno degli obiettivi stagionali per Nakashima. “Sapevo di aver il gioco per riuscirci, mancava solo l’occasione giusta. Vincere nella mia città natale con famiglia e amici a tifare è stato speciale, non lo dimenticherò mai”.

Brandon aveva già avuto modo di dire che il suo idolo era Roger Federer, nonostante il suo gioco assomigli più a quello di Djokovic. Tenere i piedi sempre vicini alla linea di fondo sembra quasi un dogma per lui, tanto che nessuno avrebbe nulla da ridire, anzi, se in determinate situazioni si prendesse un po’ più di tempo e spazio. 188 cm di altezza, inappuntabile dal punto di vista atletico e muscolare, è sedicesimo nella classifica dei migliori battitori dell’anno compilata dall’ATP. Non è bastato per superare colui che in quella classifica è secondo, Nick Kyrgios, trascinato comunque al quinto agli ottavi in Church Road per il miglior risultato Slam del californiano. “Ho avuto l’opportunità di giocare contro alcuni dei più forti e ho tirato fuori il mio tennis migliore. Mi ha dato tanta fiducia. È stato fantastico giocare sul Centrale di Wimbledon oppure sull’Armstrong allo US Open nonostante abbia perso. La vittoria su Dimitrov a New York è stata uno dei migliori momenti della mia stagione”.

Brandon si sofferma poi sull’esperienza con Pat Cash, terminata alla fine del 2020. “Andare a rete il più possibile è una delle tante cose che ho imparato da lui. Poi ho provato diversi coach e ora ho Eduardo [Infantino] e Franco [Davin]. Collaborano e comunicano molto ed entrambi aggiungono valore al mio tennis”.

B-Nak, questo il suo soprannome, è uno dei nove statunitensi in top 50. “Il tennis Usa è messo bene, quindi per me è grandioso essere a questo punto, ma voglio continuare a migliorare. Gli obiettivi per il prossimo anno sono l’ingresso tra i primi 25 o 30 e andare avanti in tutti gli Slam. Ho 21 anni, quindi sto ancora costruendo la mia forma e diventando più forte e veloce. Una delle chiavi sarà migliorare la resistenza nei tre su cinque. Sento che allo US Open Sinner ne aveva assolutamente più di me negli scambi tirati. Ci sto lavorando, so che differenza può fare”.

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Luca Vanni entra nello staff del Piatti Tennis Center: sarà maestro

L’ex n.100 ATP trasmetterà i suoi valori e conoscenze ai giovani del centro di Riccardo Piatti a Bordighera

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Luca Vanni - ATP Challenger Bergamo 2019 (foto Antonio Milesi)

La legge non scritta che nel tennis si possa arrivare in alto solo se si esplode in età abbastanza giovane, e che i treni passano poche volte, è stata ribaltata, forse non così frequentemente, ma non mancano gli esempi. E in tal senso, per quanto riguarda i colori italiani, Luca Vanni è uno dei maestri. Il 37enne ex n.100 al mondo, ritiratosi nel 2021, ha iniziato a emergere a certi livelli solo verso i 30 anni (best ranking raggiunto proprio a quell’età), mostrando come abnegazione e sacrificio spesso possano ribaltare storie apparentemente già scritte. E così, memore della sua carriera, dopo un anno in cui ha seguito Andrea Pellegrino, si è lanciato in una nuova, entusiasmante avventura: sarà maestro al Piatti Tennis Center di Bordighera. La notizia è stata annunciata con grande entusiasmo dal direttore sportivo Andrea Volpini: “Il nostro obiettivo era di alzare ulteriormente il livello dei maestri, inserendo nel team un coach che avesse grande conoscenza del gioco sulla base di esperienze vissute sulla propria pelle. Ho pensato a Luca: ottima persona e professionista affidabile, con un’enorme passione per il tennis e altrettanta conoscenza di questo sport“.

E lo stesso Vanni, che vanta anche una finale ATP (San Paolo 2015, persa al tie-break del terzo contro Pablo Cuevas), è apparso ben felice di mettere a disposizione dei giovani, dei ragazzi che sognano di emergere in questo sport, la sua esperienza e competenza. “A Bordighera“, spiega Luca, “ho trovato un ambiente davvero stimolante, nel quale si lavora sodo e c’è grande spirito di squadra. Qui i maestri insegnano, ma allo stesso tempo imparano. Trascorrendo ore e ore in campo, a grande intensità, si cresce costantemente. Nella mia prima settimana di impegno ho toccato con mano il funzionamento di un centro come questo, iniziando a capire quali sono i punti cardine del metodo Piatti“. Dunque una collaborazione che promette grandi soddisfazioni, sia per il Piatti Tennis Center, che potrà vantare un ex top 100 tra i propri maestri, sia per Luca Vanni, che avrà l’occasione di trasmettere il suo vissuto e provare a fare da allenatore anche di più di quanto fatto nell’ottima carriera da giocatore.

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