ATP Parigi-Bercy, preview delle semifinali: Rune per la rivincita su Auger-Aliassime, Tsitsipas per sfatare il tabù Djokovic

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ATP Parigi-Bercy, preview delle semifinali: Rune per la rivincita su Auger-Aliassime, Tsitsipas per sfatare il tabù Djokovic

Felix Auger-Aliassime e Novak Djokovic sono i favoriti delle due semifinali, ma gli scogli da superare sono particolarmente alti

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Stefanos Tsitsipas e Novak Djokovic - Shanghai 2019 (foto via Twitter, @atptour)
 

Oggi alle 14 partiranno le semifinali del Rolex Paris Masters, ultimo ‘1000’ della stagione. Prima si sfideranno Holger Rune e Félix Auger-Aliassime, nel remake della finale di Basilea di sei giorni fa. Non prima delle 16.30 toccherà poi a Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas, che si affronteranno per l’undicesima volta (il serbo ha vinto le ultime sette).

Partendo dalla prima semifinale, senza dubbio si trovano di fronte i due tennisti più in forma del momento a livello di risultati. Rune viene da 17 vittorie nelle ultime 19 partite e cerca oggi la sua quarta finale consecutiva, dopo quelle di Sofia (persa contro Huesler), Stoccolma (vinta contro Tsitsipas) e Basilea (perse appunto contro Auger-Aliassime). Clamorosa invece la striscia del canadese, nel momento migliore della carriera, reduce da una striscia di 16 successi di seguito, in cui sono arrivati anche tre titoli a Firenze, Anversa e Basilea.

Il 22enne di Montréal disputa oggi la sua seconda semifinale in un Masters 1000 della carriera (la prima era arrivata nel 2019 a Miami), cercando la sua quarta finale consecutiva. Se dovesse poi vincere anche il titolo, diventerebbe il primo giocatore a conquistare quattro tornei in altrettante settimane consecutive da Ivan Lendl nel 1981 (quando lo statunitense ne vinse cinque di fila). Inoltre, se Auger-Aliassime dovesse imporsi anche oggi, scavalcherebbe Daniil Medvedev e raggiungerebbe il quinto posto ATP, suo best ranking (al momento è numero 6, che è comunque il suo miglior piazzamento).

 

A proposito di best ranking, anche Rune – ora n°16 – ha la possibilità di continuare la sua meravigliosa scalata. Fa impressione pensare che ad inizio anno era fuori dalla top100, mentre alla fine di questo torneo potrebbe essere in top10. Certo, serve l’impresa: in caso di finale il danese scavalcherebbe in un colpo solo Matteo Berrettini, Jannik Sinner, Cameron Norrie e Pablo Carreno Busta, issandosi al n°12. In caso di trionfo finale supererebbe anche Alexander Zverev e Hubert Hurkacz, portandosi al n°10.

Tanto per Rune quanto per Auger-Aliassime sarà fondamentale sfruttare le presumibilmente poche chance a disposizione in risposta, visto che il danese ha tenuto il 96% dei suoi turni di battuta (46/48), mentre il canadese ne ha vinti il 91% (31/34). Sarà poi chiave vedere come i due giocatori staranno dal punto di vista fisico, visto che come detto entrambi sono reduci da settimane molto impegnative.

Il canadese parte favorito, ma la forbice tra i due sfidanti non è così ampia, come si evince anche dalle quote: Rune è a 2.70 su Snai, Goldbet e Eurobet, mentre Auger-Aliassime è a 1.46 sugli ultimi due e 1.45 sul primo.

Il pronostico della seconda semifinale sembra invece decisamente più sbilanciato. Novak Djokovic ha vinto otto delle dieci partite disputate contro Stefanos Tsitsipas, incluse le ultime sette. Le uniche due sconfitte del serbo sono arrivate in altrettanti Masters1000, a Toronto 2018 e Shangai 2019, da cui però sono già passati più di tre anni.

È interessante notare come il greco sia l’unico dei quattro semifinalisti a non aver ancora mai perso il servizio fino a questo punto del torneo, annullando le otto palle break concesse sulla strada verso il penultimo atto parigino e facendo registrare un immacolato 30/30 nei propri game al servizio. Sarà come sempre interessante vedere come si modificheranno queste percentuali contro la miglior risposta del circuito, con un Djokovic che tra l’altro arriva da 12 vittorie di fila e a Bercy è -imbattuto da altrettante partite (con un bilancio di 7-0 nelle semifinali). Dei dieci precedenti tra i due, uno è stato disputato proprio a Parigi Bercy. Era il 2019 e, a livello di quarti di finale, e si impose facilmente Djokovic (6-1 6-2).

Dando un’occhiata al ranking live, il serbo sarà n°8 anche vincendo questa partita, mentre scavalcherà Rublev – approdando al settimo – in caso di vittoria del torneo. Viceversa, Tsitsipas tenterà l’assalto al n°2: anche lui rimarrà nella sua attuale posizione (n°3) in caso di finale, ma se trionfasse domenica scavalcherebbe Rafael Nadal.

Altro punto interessante di questa sfida sarà vedere come e quanto il greco riuscirà ad evitare scambi prolungati sulla diagonale sinistra, dove parte nettamente sfavorito. Spulciando tra le quote, il campione di 21 Slam è dato a 1.20 su Eurobet e Goldbet (1.19 su Snai), mentre il greco è a 4.40 su entrambi (4.50 su Snai).

Il tabellone completo del Masters1000 di Parigi Bercy

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Djokovic o Tsitsipas toglieranno il n. 1 ad Alcaraz: “Lo meritano più di me”

Lo spagnolo si è detto non preoccupato sulla temporanea fine del suo regno, durato venti settimane: ora tocca a Stefanos Tsitsipas o a Novak Djokovic

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Torino 16 Novembre 2022 ATP Finals Carlos Alcaraz premiato come n. 1 ATP nel ranking di fine anno Foto Giampiero Sposito

Dopo le vittorie su Karen Kachanov e Tommy Paul, Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas si apprestano a contendersi, nella nostra mattinata di domenica 29 gennaio, il titolo dell’Australian Open. Ma non solo. Chi dei due avrà la meglio, infatti, scalzerà Carlos Alcaraz dalla prima posizione mondiale.

Con la vittoria il greco, attualmente terzo a 6195 punti, passerebbe al primo posto con 6995 punti. Alle sue spalle, in ordine decrescente: Alcaraz, Djokovic, Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il primo successo slam per Tsitsipas, giunto alla sua seconda finale: nella prima, al Roland Garros 2021, aveva ceduto in cinque set da Djokovic stesso. Il greco diverrebbe anche il ventinovesimo numero uno della storia, posizione che già ha ricoperto nel circuito Junior. Nel caso in cui fosse il serbo a vincere, invece, passerebbe lui a condurre, con 7070 punti invece degli attuali 6270. A seguire Carlos Alcaraz, mentre Tsitsipas dovrebbe accontentarsi del terzo posto, seguito sempre da Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il ventiduesimo successo slam per il serbo, che raggiungerebbe così Rafa Nadal, e la trecentosettantaquattresima settimana di regno al primo posto della classifica mondiale. 

 

Terminerà dunque, qualunque sia l’esito della partita, il (temporaneamente) breve regno di Carlos Alcaraz, durato soltanto venti settimane: in ogni caso, più di Medvedev (per ora fermo a 16), Roddick (13) e Becker (12) e a pari merito con Mats Wilander

Nel corso di un evento a Murcia, nella sua città natale, lo spagnolo ha rilasciato, in proposito, queste dichiarazioni: “sto guardando cosa fanno Tsitsipas e Djokovic, ma non sono preoccupato. Se uno dei due mi toglie il numero uno sarà perché se lo merita più di me.” 

Lo spagnolo tornerà in campo per i tornei sulla terra rossa sudamericana, prima a Buenos Aires e poi a Rio, di cui detiene il titolo. 

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Da Nardi a Cobolli: la settimana Challenger non va per niente bene per gli azzurri

Il solo Darderi supera il primo turno mentre tutti gli altri, anche Arnaldi e Arnaboldi, devono fare prematuramente le valigie

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Luca Nardi al Challenger di Forlì 2022 (Foto gentilmente concessa dall'ufficio stampa del torneo)

Il resoconto dei tre Challenger attualmente in svolgimento è impietoso: tutti gli azzurri fuori all’esordio con la sola eccezione di Luciano Darderi, un 1-6 un pò imbarazzante.

Cominciamo dal Challenger 125 di Quimper (Bretagna, cemento indoor), quello con la migliore entry list, che vedeva in tabellone i nostri giovani migliori. Molta curiosità suscitava soprattutto il big-match tra il 19enne Luca Nardi e il francese, di un anno più giovane, Luca Van Assche, uno dei talenti emersi in maniera più prepotente nella seconda parte della scorsa stagione (una vittoria Challenger e tre finali). Nel terzo gioco i piedi veloci del francese propiziano subito un break che, purtroppo per il tennista pesarese, sarà sufficiente per portare a casa il primo set. Infatti Van Assche in tutto l’incontro non perderà mai il servizio, pur dovendo annullare nel decimo game una pericolosissima palla break che forse avrebbe potuto scrivere una storia diversa. Anche nel secondo parziale è il terzo gioco ad essere fatale all’azzurro che alla fine deve arrendersi 6-4 6-3 in poco meno di un’ora e mezza di gioco. Grande delusione per il nostro bel talento che non ha iniziato per niente bene questo 2023 che al momento gli presenta un bilancio di una sola vittoria contro quattro sconfitte. In questo caso bisogna però concedergli l’attenuante di un sorteggio veramente maligno perché il francesino è uno davvero forte e, non appena riuscirà a mettere un po’ di potenza nei colpi, sarà un osso duro per tutti. Noi ci consoleremo pensando che in fin dei conti è mezzo italiano per parte di madre.

Fuori anche Matteo Arnaldi che si è fatto rimontare 3-6 6-2 6-1 da Sebastian Ofner (n.193 ATP) e il risultato è decisamente sorprendente, perché il sanremese, molto più maturo della sua età, non dovrebbe più permettersi passi falsi con un giocatore di media caratura come l’austriaco, che pure è in ottima forma e reduce dalla finale di Tenerife.

 

Flavio Cobolli si ferma anche lui all’esordio (6-3 6-4) contro un Lucas Pouille (n.367 ATP) che, nonostante si trovi chiaramente in parabola discendente, può ancora riservare dei pericolosi colpi di coda. Flavio che aveva iniziato benissimo l’anno all’ATP 250 di Pune si è poi invece trovato in difficoltà a livello Challenger. Vedremo quale sarà il suo punto di equilibrio.

Al Challenger 125 di Ottignies (cemento indoor) Raul Brancaccio si fa battere all’esordio 6-0 7-6(4) dal portoghese Frederico Ferreira Silva (n.202 ATP), mentre Andrea Arnaboldi, proveniente dalle qualificazioni, ha finito per perdere nettamente (6-2 6-1) contro l’ungherese Fabian Marozsan (n.174 ATP) in un match che giocava contro pronostico.

Si giocava anche al Challenger 100 di Concepcion (Cile, terra battuta outdoor) dove Luciano Darderi riesce, almeno lui, a superare il turno battendo 6-3 6-2 l’argentino Guido Andreozzi, per poi cedere al cileno Alejandro Tabilo (n.102 ATP) col punteggio di 6-4 7-5. Non ce la fa invece Franco Agamenone che perde 6-1 6-4 dal non irresistibile spagnolo Oriol Roca Batalla (n.273 ATP), confermando di aver smarrito quel tocco magico che negli ultimi due anni gli aveva regalato importanti successi.

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ATP, eletti Dimitrov e Rublev nel nuovo Consiglio dei Giocatori. Si allarga il Board

Grigor e Andrey sostituiscono Roger Federer e Rafa Nadal. Torna Chris Kermode nell’organo direttivo

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Grigor Dimitrov - Vienna Erste Bank Open 2022 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Martin Steiger).

È stato eletto il nuovo Player Advisory Council, l’organo dell’ATP che si fa portavoce delle istanze dei tennisti quando l’associazione dei pro prende decisioni che riguardano il Tour. Nel Council uscente spiccavano i nomi di Roger Federer e Rafael Nadal in rappresentanza dei tennisti top 50. I loro posti sono ora stati presi da Andrey Rublev e Grigor Dimitrov, ma sono tutti nuovi nomi che rappresentano i tennisti nel consiglio, al quale è stato anche rifatto il look e non solo per l’aggiunta di “Advisory” al nome. Scendono infatti da quattro a due i rappresentanti dei top 50 (oltre a Rafa e Roger, c’erano Millman e Auger-Aliassime, ma la posizione di Felix era vacante già dalla scorsa primavera) e, di conseguenza, il numero di componenti dell’organo. Inoltre, i due portavoce dei doppisti top 100 diventano uno per i top 25 e uno per i primi 75 del ranking. Ecco allora i nomi del Player Advisory Council, la cui prima riunione si è tenuta Melbourne lo scorso 12 gennaio:

  • 1-50 Singles: Andrey Rublev & Grigor Dimitrov
  • 51-100 Singles: Pedro Martinez & Bernabe Zapata Miralles
  • 1-25 Doubles: Wesley Koolhof
  • 1-75 Doubles: Harri Heliovaara
  • At-Large: Pedro Cachin & Matt Ebden
  • Coach Representative: Daniel Vallverdu
  • Alumni Representative: Nicolas Pereira

A votare i nuovi rappresentanti sono naturalmente i loro colleghi, con Rublev e Dimitrov eletti dai top 50 e via così per categorie. L’unico nome presente nel consiglio ornai decaduto è quello di Dani Vallverdu, scelto dagli allenatori ATP in loro rappresentanza.

“Mi era stato chiesto diverse volte in passato, ma all’epoca non avevo sentito che il momento e la soluzione fossero giusti per me” ha dichiarato Grigor. “Ora credo di essere in una posizione in cui ho anni alle mie spalle, esperienza in campo e con i giocatori e aspetto con impazienza di mettermi all’opera”.

 

Secondo Wesley Koolhof, numero 1 di fine 2022 in coppia con Skupski, “è importante per i giocatori avere una voce e qualcuno che li ascolti e provi a fare dei cambiamenti dove ne abbiamo bisogno. Personalmente, sento che sarebbe un bene ascoltare i giocatori e combattere per le nostre posizioni, specialmente per i doppisti, ovviamente, e rendere il tennis un posto migliore in generale”.

Una voce, evidentemente non abbastanza ascoltata secondo Novak Djokovic e Vasek Pospisil, che nell’agosto 2020 ebbero l’idea della PTPA, la Professional Tennis Player Association, dimettendosi dal Player Council (Nole era presidente), salvo poi tentare di rientrarvi. La loro candidatura fu respinta dall’ATP, in virtù di una contestata nuova regola volta a impedire a chi si pone in un conflitto potenzialmente distruttivo con la tua organizzazione di farne parte. La PTPA ha iniziato effettivamente a prendere forma nel giugno dell’anno successivo, mentre è recentissima la nomina del suo primo Comitato Esecutivo dei giocatori e la diffusione dei principi guida.

Tornando all’ATP, se il Player Council è preposto ad ascoltare e raccogliere le voci e le istanze dei giocatori, l’organo che decide è il Board, che può essere anche visto come una sorta di luogo di composizione di interessi spesso contrapposti, vale a dire quelli dei tennisti e quelli dei direttori dei tornei. Perché, se tutti beneficiano di un aumento di interesse per il tennis e, come spesso fatto notare da Andrea Gaudenzi, la vera concorrenza viene da fuori, per esempio gli altri sport o Netflix (alla quale l’ATP si è affidata per una docuserie), restano innegabili le divisioni interne.

Fra i tornei, nel senso che il Masters 1000 di Indian Wells ha problematiche diverse dall’ATP 250 di Marrakech (e, infatti, esiste anche un Tournament Advisory Council con rappresentanti per categorie di tornei e zone geografiche) e, allo stesso modo, tra i giocatori – basti pensare a un top 100 e a chi si barcamena tra ITF e Challenger o alla ripartizione dei montepremi. E, naturalmente, la classica contrapposizione tra tornei e giocatori quando si tratta di spartirsi la torta, di oscura quantificazione, dell’incasso totale.

Forse proprio nell’ottica di una maggiore rappresentanza, da quest’anno il Board si allarga da sei a otto componenti (oltre al Presidente, Gaudenzi). Diventano dunque quattro i rappresentanti dei giocatori – Pablo Andujar, Nick Basing, Mark Knowles e Eno Polo – e altrettanti quelli dei tornei: Gavin Forbes, vicepresidente senior alla IMG, Christer Hult, ex direttore e ora CEO dell’ATP di Bastad, Chris Kermode, ex presidente del Board e CEO dell’ATP, e Herwig Straka, direttore del torneo di Vienna ed ex manager di Dominic Thiem.

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