ATP Parigi-Bercy. Djokovic dopo la sconfitta con Rune: "Nel terzo ero poco brillante a livello fisico, ma nessun infortunio"

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ATP Parigi-Bercy. Djokovic dopo la sconfitta con Rune: “Nel terzo ero poco brillante a livello fisico, ma nessun infortunio”

Rammarico per le occasioni sprecate ma anche grande fiducia in vista delle Finals per il serbo: “Sto giocando un ottimo tennis. Avrò le mie possibilità”

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Novak Djokovic – ATP Masters 1000 Parigi-Bercy 2022 (foto via Twitter @RolexPMasters)
 

Risaliva al 31 maggio di quest’anno l’ultima sconfitta in tornei individuali (escludendo quindi la Laver Cup) di Novak Djokovic prima di oggi. Dopo più di cinque mesi si è chiuso il cerchio, nella stessa città: era stato battuto, infatti, al Roland Garros da Nadal, mentre oggi l’artefice dell’impresa è stato l’indemoniato Rune – 17 anni in meno di Rafa (e 16 più piccolo di Nole), eppure così apparentemente vicino al livello di questi mostri sacri del nostro sport. Djokovic è tornato quindi ad assaporare il gusto amaro della sconfitta: in una finale non gli capitava da quella di fine aprile a Belgrado, nel 1000 di Bercy dal 2018. Così disabituato a perdere, Nole era convinto di vincere anche oggi: “Pensavo che se avessi strappato il servizio, avrei mantenuto il vantaggio, avrei sfruttato lo slancio, ma lui è riuscito a girare la partita” – ha detto nella conferenza stampa post-match.

Il serbo ha poi riservato enormi complimenti al suo avversario, ribadendo più volte di essere rimasto impressionato dalla tenuta mentale, oltre che dal livello di gioco, del 19enne danese. Insomma, per Djokovic la vittoria di Rune è stata assolutamente meritata e per nulla determinata da fattori esterni. Nole ha infatti tenuto a sottolineare che non è stato condizionato da alcun infortunio, rassicurando così i suoi fan in vista delle Finals di Torino, già rimaste orfane di Alcaraz.

D: Conosci Holger molto bene. Cosa ti ha colpito di più di lui oggi?

 

DJOKOVIC: “Il suo spirito combattivo. È rimasto concentrato fino all’ultimo colpo. Per un giocatore così giovane mostrare questa compostezza e maturità in un match importante come questo è davvero impressionante. Ha avuto una settimana memorabile: vincere contro cinque giocatori top-10 è qualcosa di straordinario. Se l’è meritato. Ho avuto tante occasioni, in tutti i set. All’inizio del secondo, come nelle ultime due partite. Non ho sfruttato lo 0-40: prima ho sbagliato di poco il passante di rovescio lungo linea, poi sul 30-40 ha fatto un grande recupero su un mio smash. È stato uno di quei momenti in cui la partita va da una parte o dall’altra. Nel terzo lui è stato coraggioso, io invece non sono stato abbastanza attivo con i piedi. Alla fine ho avuto diverse possibilità di break ma ho commesso degli errori evitabili. È così: a volte si vince, come ieri con Tsitsipas, e a volte si perde. Ma è stata comunque un’ottima settimana.”

D: Novak, ci sono state assolutamente tante opportunità e occasioni nella partita, ma pensi che la più grande opportunità per te sia stato il 3-1…

DJOKOVIC: “Sì 3-1, 30-0. In quel game ha preso un paio di nastri. È una di quelle cose che quando succedono… succedono. Ma non posso dire che abbia vinto solo perché è stato fortunato. È stato coraggioso. Ha tirato i colpi. Io non sono stato abbastanza attivo e deciso nei momenti importanti.”

D: In questa stagione hai affrontato anche Carlos Alcaraz. Tra Holger e Carlos, quali sono le principali differenze?

DJOKOVIC: “Beh, sono simili in termini di fisicità. Si allenano molto duramente. Sono ragazzi molto dediti a quello che fanno. Difendono entrambi estremamente bene. Rune ha un rovescio migliore. Alcaraz ha un dritto migliore. Ma entrambi stanno migliorando su quei colpi che forse non sono buoni come gli altri. Ma in realtà non c’è una enorme differenza. Sono giocatori molto completi per essere dei diciannovenni. È abbastanza impressionante. Anche la loro energia in campo, la voglia di fare, di motivarsi, di voler fare bene e di rimanere mentalmente presenti, è impressionante.”

D: Non vinci le Finals dal 2015. Credo tu sia molto affamato. Quanto sarebbe importante per te trionfare a Torino?

DJOKOVIC: “Ogni torneo è importante. In questa fase della mia carriera ovunque io giochi, cerco di vincere. Non è un segreto. Questa è la mia mentalità e sarà il mio approccio anche a Torino. Mi sento molto bene in campo. Penso di star giocando un tennis molto, molto buono. Ovviamente sono deluso per la sconfitta di oggi, ma ci sono andato vicino… molto vicino. Ma il livello di tennis che sto mostrando è alto e ho buone possibilità. La cosa positiva è che c’è un giorno tra una partita e l’altra della fase a gironi, quindi si ha il tempo per recuperare. L’anno scorso ho giocato lì. Quindi so che le condizioni sono diverse. La palla viaggia di più perché c’è il fattore altitudine. Il campo è abbastanza veloce. Arriverò un po’ di giorni prima per allenarmi e spero di essere al meglio.”

D: Hai detto a Holger quanto fossi felice per lui e quanto ti piacesse il suo stile di gioco.quanto ti piacesse il suo stile di gioco. Quando giochi contro qualcuno che ha tanta potenza nel suo gioco, ti ricorda te stesso?

DJOKOVIC: “Sì, l’ho detto ieri. Credo che abbia molti elementi che mi ricordano me stesso quando avevo la sua età. Uno spirito molto competitivo, molto sicuro di sé. Rovescio molto solido, smorzate, buona risposta, mescola bene le carte, viene a rete. È migliorato molto. Abbiamo giocato l’anno scorso agli US Open e da allora il suo livello è più alto. Due, tre livelli più alto, di sicuro. Quindi sono convinto che continuerà ad andare avanti.”

D: Ti abbiamo visto un po’ in difficoltà fisica nel terzo set e anche stirare la gamba e chiamare il fisioterapista. Volevo solo sapere quanto è stata importante la parte fisica per l’esito della partita?

DJOKOVIC: “Non voglio parlarne perché non voglio che la prendiate come una scusa. E’ normale che quando si gioca un giorno dopo l’altro si hanno dei piccoli acciacchi qua e là, ma non ho avuto nessun infortunio. Ho lottato fino all’ultimo momento.”

IL TABELLONE DELL’ATP MASTERS 1000 DI BERCY

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Djokovic o Tsitsipas toglieranno il n. 1 ad Alcaraz: “Lo meritano più di me”

Lo spagnolo si è detto non preoccupato sulla temporanea fine del suo regno, durato venti settimane: ora tocca a Stefanos Tsitsipas o a Novak Djokovic

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Torino 16 Novembre 2022 ATP Finals Carlos Alcaraz premiato come n. 1 ATP nel ranking di fine anno Foto Giampiero Sposito

Dopo le vittorie su Karen Kachanov e Tommy Paul, Novak Djokovic e Stefanos Tsitsipas si apprestano a contendersi, nella nostra mattinata di domenica 29 gennaio, il titolo dell’Australian Open. Ma non solo. Chi dei due avrà la meglio, infatti, scalzerà Carlos Alcaraz dalla prima posizione mondiale.

Con la vittoria il greco, attualmente terzo a 6195 punti, passerebbe al primo posto con 6995 punti. Alle sue spalle, in ordine decrescente: Alcaraz, Djokovic, Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il primo successo slam per Tsitsipas, giunto alla sua seconda finale: nella prima, al Roland Garros 2021, aveva ceduto in cinque set da Djokovic stesso. Il greco diverrebbe anche il ventinovesimo numero uno della storia, posizione che già ha ricoperto nel circuito Junior. Nel caso in cui fosse il serbo a vincere, invece, passerebbe lui a condurre, con 7070 punti invece degli attuali 6270. A seguire Carlos Alcaraz, mentre Tsitsipas dovrebbe accontentarsi del terzo posto, seguito sempre da Casper Ruud e Andrey Rublev. Sarebbe il ventiduesimo successo slam per il serbo, che raggiungerebbe così Rafa Nadal, e la trecentosettantaquattresima settimana di regno al primo posto della classifica mondiale. 

 

Terminerà dunque, qualunque sia l’esito della partita, il (temporaneamente) breve regno di Carlos Alcaraz, durato soltanto venti settimane: in ogni caso, più di Medvedev (per ora fermo a 16), Roddick (13) e Becker (12) e a pari merito con Mats Wilander

Nel corso di un evento a Murcia, nella sua città natale, lo spagnolo ha rilasciato, in proposito, queste dichiarazioni: “sto guardando cosa fanno Tsitsipas e Djokovic, ma non sono preoccupato. Se uno dei due mi toglie il numero uno sarà perché se lo merita più di me.” 

Lo spagnolo tornerà in campo per i tornei sulla terra rossa sudamericana, prima a Buenos Aires e poi a Rio, di cui detiene il titolo. 

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Da Nardi a Cobolli: la settimana Challenger non va per niente bene per gli azzurri

Il solo Darderi supera il primo turno mentre tutti gli altri, anche Arnaldi e Arnaboldi, devono fare prematuramente le valigie

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Luca Nardi al Challenger di Forlì 2022 (Foto gentilmente concessa dall'ufficio stampa del torneo)

Il resoconto dei tre Challenger attualmente in svolgimento è impietoso: tutti gli azzurri fuori all’esordio con la sola eccezione di Luciano Darderi, un 1-6 un pò imbarazzante.

Cominciamo dal Challenger 125 di Quimper (Bretagna, cemento indoor), quello con la migliore entry list, che vedeva in tabellone i nostri giovani migliori. Molta curiosità suscitava soprattutto il big-match tra il 19enne Luca Nardi e il francese, di un anno più giovane, Luca Van Assche, uno dei talenti emersi in maniera più prepotente nella seconda parte della scorsa stagione (una vittoria Challenger e tre finali). Nel terzo gioco i piedi veloci del francese propiziano subito un break che, purtroppo per il tennista pesarese, sarà sufficiente per portare a casa il primo set. Infatti Van Assche in tutto l’incontro non perderà mai il servizio, pur dovendo annullare nel decimo game una pericolosissima palla break che forse avrebbe potuto scrivere una storia diversa. Anche nel secondo parziale è il terzo gioco ad essere fatale all’azzurro che alla fine deve arrendersi 6-4 6-3 in poco meno di un’ora e mezza di gioco. Grande delusione per il nostro bel talento che non ha iniziato per niente bene questo 2023 che al momento gli presenta un bilancio di una sola vittoria contro quattro sconfitte. In questo caso bisogna però concedergli l’attenuante di un sorteggio veramente maligno perché il francesino è uno davvero forte e, non appena riuscirà a mettere un po’ di potenza nei colpi, sarà un osso duro per tutti. Noi ci consoleremo pensando che in fin dei conti è mezzo italiano per parte di madre.

Fuori anche Matteo Arnaldi che si è fatto rimontare 3-6 6-2 6-1 da Sebastian Ofner (n.193 ATP) e il risultato è decisamente sorprendente, perché il sanremese, molto più maturo della sua età, non dovrebbe più permettersi passi falsi con un giocatore di media caratura come l’austriaco, che pure è in ottima forma e reduce dalla finale di Tenerife.

 

Flavio Cobolli si ferma anche lui all’esordio (6-3 6-4) contro un Lucas Pouille (n.367 ATP) che, nonostante si trovi chiaramente in parabola discendente, può ancora riservare dei pericolosi colpi di coda. Flavio che aveva iniziato benissimo l’anno all’ATP 250 di Pune si è poi invece trovato in difficoltà a livello Challenger. Vedremo quale sarà il suo punto di equilibrio.

Al Challenger 125 di Ottignies (cemento indoor) Raul Brancaccio si fa battere all’esordio 6-0 7-6(4) dal portoghese Frederico Ferreira Silva (n.202 ATP), mentre Andrea Arnaboldi, proveniente dalle qualificazioni, ha finito per perdere nettamente (6-2 6-1) contro l’ungherese Fabian Marozsan (n.174 ATP) in un match che giocava contro pronostico.

Si giocava anche al Challenger 100 di Concepcion (Cile, terra battuta outdoor) dove Luciano Darderi riesce, almeno lui, a superare il turno battendo 6-3 6-2 l’argentino Guido Andreozzi, per poi cedere al cileno Alejandro Tabilo (n.102 ATP) col punteggio di 6-4 7-5. Non ce la fa invece Franco Agamenone che perde 6-1 6-4 dal non irresistibile spagnolo Oriol Roca Batalla (n.273 ATP), confermando di aver smarrito quel tocco magico che negli ultimi due anni gli aveva regalato importanti successi.

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ATP, eletti Dimitrov e Rublev nel nuovo Consiglio dei Giocatori. Si allarga il Board

Grigor e Andrey sostituiscono Roger Federer e Rafa Nadal. Torna Chris Kermode nell’organo direttivo

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Grigor Dimitrov - Vienna Erste Bank Open 2022 (© e-motion/Bildagentur Zolles KG/Martin Steiger).

È stato eletto il nuovo Player Advisory Council, l’organo dell’ATP che si fa portavoce delle istanze dei tennisti quando l’associazione dei pro prende decisioni che riguardano il Tour. Nel Council uscente spiccavano i nomi di Roger Federer e Rafael Nadal in rappresentanza dei tennisti top 50. I loro posti sono ora stati presi da Andrey Rublev e Grigor Dimitrov, ma sono tutti nuovi nomi che rappresentano i tennisti nel consiglio, al quale è stato anche rifatto il look e non solo per l’aggiunta di “Advisory” al nome. Scendono infatti da quattro a due i rappresentanti dei top 50 (oltre a Rafa e Roger, c’erano Millman e Auger-Aliassime, ma la posizione di Felix era vacante già dalla scorsa primavera) e, di conseguenza, il numero di componenti dell’organo. Inoltre, i due portavoce dei doppisti top 100 diventano uno per i top 25 e uno per i primi 75 del ranking. Ecco allora i nomi del Player Advisory Council, la cui prima riunione si è tenuta Melbourne lo scorso 12 gennaio:

  • 1-50 Singles: Andrey Rublev & Grigor Dimitrov
  • 51-100 Singles: Pedro Martinez & Bernabe Zapata Miralles
  • 1-25 Doubles: Wesley Koolhof
  • 1-75 Doubles: Harri Heliovaara
  • At-Large: Pedro Cachin & Matt Ebden
  • Coach Representative: Daniel Vallverdu
  • Alumni Representative: Nicolas Pereira

A votare i nuovi rappresentanti sono naturalmente i loro colleghi, con Rublev e Dimitrov eletti dai top 50 e via così per categorie. L’unico nome presente nel consiglio ornai decaduto è quello di Dani Vallverdu, scelto dagli allenatori ATP in loro rappresentanza.

“Mi era stato chiesto diverse volte in passato, ma all’epoca non avevo sentito che il momento e la soluzione fossero giusti per me” ha dichiarato Grigor. “Ora credo di essere in una posizione in cui ho anni alle mie spalle, esperienza in campo e con i giocatori e aspetto con impazienza di mettermi all’opera”.

 

Secondo Wesley Koolhof, numero 1 di fine 2022 in coppia con Skupski, “è importante per i giocatori avere una voce e qualcuno che li ascolti e provi a fare dei cambiamenti dove ne abbiamo bisogno. Personalmente, sento che sarebbe un bene ascoltare i giocatori e combattere per le nostre posizioni, specialmente per i doppisti, ovviamente, e rendere il tennis un posto migliore in generale”.

Una voce, evidentemente non abbastanza ascoltata secondo Novak Djokovic e Vasek Pospisil, che nell’agosto 2020 ebbero l’idea della PTPA, la Professional Tennis Player Association, dimettendosi dal Player Council (Nole era presidente), salvo poi tentare di rientrarvi. La loro candidatura fu respinta dall’ATP, in virtù di una contestata nuova regola volta a impedire a chi si pone in un conflitto potenzialmente distruttivo con la tua organizzazione di farne parte. La PTPA ha iniziato effettivamente a prendere forma nel giugno dell’anno successivo, mentre è recentissima la nomina del suo primo Comitato Esecutivo dei giocatori e la diffusione dei principi guida.

Tornando all’ATP, se il Player Council è preposto ad ascoltare e raccogliere le voci e le istanze dei giocatori, l’organo che decide è il Board, che può essere anche visto come una sorta di luogo di composizione di interessi spesso contrapposti, vale a dire quelli dei tennisti e quelli dei direttori dei tornei. Perché, se tutti beneficiano di un aumento di interesse per il tennis e, come spesso fatto notare da Andrea Gaudenzi, la vera concorrenza viene da fuori, per esempio gli altri sport o Netflix (alla quale l’ATP si è affidata per una docuserie), restano innegabili le divisioni interne.

Fra i tornei, nel senso che il Masters 1000 di Indian Wells ha problematiche diverse dall’ATP 250 di Marrakech (e, infatti, esiste anche un Tournament Advisory Council con rappresentanti per categorie di tornei e zone geografiche) e, allo stesso modo, tra i giocatori – basti pensare a un top 100 e a chi si barcamena tra ITF e Challenger o alla ripartizione dei montepremi. E, naturalmente, la classica contrapposizione tra tornei e giocatori quando si tratta di spartirsi la torta, di oscura quantificazione, dell’incasso totale.

Forse proprio nell’ottica di una maggiore rappresentanza, da quest’anno il Board si allarga da sei a otto componenti (oltre al Presidente, Gaudenzi). Diventano dunque quattro i rappresentanti dei giocatori – Pablo Andujar, Nick Basing, Mark Knowles e Eno Polo – e altrettanti quelli dei tornei: Gavin Forbes, vicepresidente senior alla IMG, Christer Hult, ex direttore e ora CEO dell’ATP di Bastad, Chris Kermode, ex presidente del Board e CEO dell’ATP, e Herwig Straka, direttore del torneo di Vienna ed ex manager di Dominic Thiem.

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