Australian Open: un cinico Bautista Agut mette fine alla corsa di braveheart Murray [VIDEO]

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Australian Open: un cinico Bautista Agut mette fine alla corsa di braveheart Murray [VIDEO]

Non riesce il terzo miracolo consecutivo ad Andy Murray, costretto ad arrendersi al cospetto del dolore e di un Bautista bravo ad approfittare delle sue incertezze

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Roberto Bautista Agut - Australian Open 2023 (foto: twitter @ausopen)
 

[24] R. Bautista b. A. Murray 6-1 6-7(7) 6-3 6-4

Gli applausi accompagnano l’uscita dalla Margaret Court Arena di Andy Murray, al termine di un Australian Open indimenticabile tanto quanto quelli in cui raggiunse la finale. La corsa dello stoico scozzese finisce al terzo turno contro il muro chiamato Roberto Bautista Agut, dopo altre tre ore e trentadue minuti di battaglia che si sono sommati alle quasi undici ore nei primi due turni. I 5 set contro Matteo Berrettini e soprattutto quelli contro Thanasi Kokkinakis non verranno mai dimenticati e resteranno negli annali del tennis.

 

Oggi Andy Murray ha perso, arresosi al dolore e ad un cliente scomodissimo come lo spagnolo, unica testa di serie rimasta nell’ultimo quarto di tabellone dopo i primi due turni. E forse è un cerchio che si chiude perchè è lo stesso Bautista che, quattro anni fa, sembrava aver posto fine alla leggendaria carriera dello scozzese, che invece è ripartito dal basso, ha lottato in ogni singola partita e, a 35 anni, si è più volte ancora regalato un palcoscenico di primissimo piano. Con l’augurio che, al termine di questa epopea australiana, l’ex numero uno del mondo possa dar vita ad un’ultima, fantastica fase della sua vita tennistica. Non avrà vinto, ma quanto espresso in questo torneo vale come uno dei più grandi successi della sua carriera.

IL MATCH – Il primo set è a senso unico, con Murray che fa tanta fatica in risposta, mentre al servizio riesce a salvarsi soltanto grazie alla sua solita importante prima, che però non gli evita un punteggio molto severo. Bautista è l’avversario peggiore che il britannico potesse incontrare dopo le oltre dieci ore disputate fin qui. Si parte con un 3-0 0-30 per lo spagnolo, con l’ex numero uno al mondo autore di un solo punto conquistatto in un parziale impietoso di 14-1, con sette gratuiti commessi fin qui. La prima di servizio e la sua mano educata lo salvano e cancellano lo “zero” dalla casella dei game vinti. Lo scozzese prova a scuotersi chiedendo l’incitamento del pubblico, ma Bautista è attentissimo e non fa sconti: 14 errori gratuiti di Andy segnano inevitabilmente il primo parziale, vinto dallo spagnolo per 6-1 in 29′.

Nel secondo set continuano i problemi di spostamento di Murray, mentre lo spagnolo va dritto come un treno. Nel terzo game arriva il primo break del parziale con un doppio fallo del britannico: al cambio campo, Sir Andy dice al suo angolo di non riuscire a far nulla e di non trovare velocità col servizio. Bautista serve bene e non trema, mentre il sofferente britannico regala spettacolo: il pubblico ha chiaro in testa per chi tifare. Sotto 2-4 il 35enne di Glasgow cancella una pericolosa palla break e, con le poche forze residue, trova l’ace decisivo per tenersi in scia del suo rivale. All’improvviso, le prime di Bautista calano: arrivano errori e un doppio fallo che, sommate alla classe di Murray e all’entusiasmo del pubblico presente, significano break nell’ottavo gioco. L’iberico è come paralizzato dalla paura e dai fantasmi, dalla tempra inossidabile del suo avversario.

La testa di serie numero 24 si dimostra poco lucido rispetto al piano partita da attuare contro un avversario semi-immobile, ma dalla classe infinita. Murray sbaglia tanto sugli scambi prolungati e sul 5-5 offre un’altra palla break, sciupata però da Bautista con una comoda volée lunga. Si arriva al tie-break, con il numero 25 ATP che con un dritto vincente ottiene il primo minibreak: 3-1. L’iberico conferma il vantaggio fino al 6-4, procurandosi due set point. Il primo, sul suo servizio, sfuma al termine di un braccio di ferro dal quale esce vincitore Murray. Il secondo si gioca sul servizio del britannico, che tira la seconda a 119km/h ma con un dritto fenomenale risale sul 6-6. L’ennesimo scambio fuori da ogni logica tennistica porta Andy al primo set point, sventato da Bautista, che però incappa in due errori gratuiti consecutivi e consegnano al match un’incredibile e impronosticabile parità: 7-6(7).

Nonostante un secondo set scivolato via nel momento in cui sembrava averlo in pugno, Bautista non batte ciglio tiene a zero il suo primo turno di battuta del terzo set, costringendo Murray ai vantaggi nel secondo game. Il livello di tennis resta impressionante: praticamente si vedono solo vincenti. Sullo scoccare delle due ore di gioco, al termine di un game da oltre sei minuti, lo scozzese tiene la battuta senza concedere palle break, impattando sull’1-1 utilizzando tutte le variazioni a sua disposizione: cross di dritto, smorzata, volée, passante e pallonetto. Tutto rigorosamente eseguito alla perfezione.

Di palle break finora non nemmeno l’ombra, ma sotto 2-3 l’ex numero 1 del mondo è costretto a recuperare da 0-30, vincendo l’ennesimo punto spettacolare al termine di tre recuperi eccezionali: 3-3. La relativa facilità con cui Bautista tiene i suoi turni di battuta gli consente di essere più fresco, libero e aggressivo in risposta. Nell’ottavo game lo spagnolo si procura i primi break point del parziale: sotto 15-40 Murray annulla con grande generosità entrambe le chance, ma alla terza opportunità deve arrendersi. La testa di serie numero 24 sfrutta un sanguinoso errore di rovescio di Andy, uno dei pochi del terzo set, sale 5-3 e in un batter d’occhio si porta avanti due set a uno: 6-3.

Il numero 66 serve per primo nel quarto set e nel primo gioco in risposta si procura una chance di break con una gran risposta in allungo. Bautista spedisce lungo il suo rovescio incrociato e concede a Murray il break in avvio, ma se lo riprende immediatamente al termine dell’ennesimo game lottato. “I can’t serve!” (Non riesco a servire!), urla il cinque volte finalista a Melbourne verso il suo angolo, ormai piegato su se stesso praticamente al termine di ogni punto, stremato dall’idea che, per vincere questa partita, dovrebbe restare in campo almeno per un’altra ora e mezza.

Si ritorna dunque on serve, con Sir Andy costretto ad annullare un break point pericolosissimo nel quinto gioco per mantenersi in vantaggio. Ogni punto giocato, rincorso e lottato è sempre più simile ad un’agonia per lo scozzese, ma il termine ‘arrendersi’ non farà mai parte del suo vocabolario. Avanti 4-3 Murray si porta sul 15-30, ha una piccola chance per incidere ma la spreca, sbagliando il dritto d’attacco. Questo errore segna la parole fine sulla sua partita e sul suo epico torneo: da quel momendo Bautista vince sette punti consecutivi, impattando prima sul 4-4 e trovando poco dopo il break a zero. Nel decimo game lo spagnolo scaccia i fantasmi, rimonta da 0-30 e dopo tre ore e mezza di battaglia mette il punto esclamativo: finisce 6-1 6-7(7) 6-3 6-4 in suo favore. Agli ottavi di finale affronterà un altro cliente ostico come Tommy Paul.

Con la collaborazione di Paolo Pinto

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Marijana Kovacevic, da lei il sollievo muscolare di Djokovic?

Volto nuovo nel box del serbo in questo Australian Open: una fisioterapista che tra i suoi pazienti ha avuto anche Cristiano Ronaldo e la nazionale ghanese

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Novak Djokovic - Australian Open 2023 (foto: twitter @ausopen)

La scalata di Novak Djokovic al decimo Australian Open ha paradossalmente visto il campione serbo affrontare qualche difficoltà in più nei primi turni, dovute soprattutto alle incerte condizioni fisiche. In particolare, il tendine del ginocchio gli ha creato preoccupazione in merito addirittura alla possibilità di non portare a termine il torneo. Le condizioni dell’asso serbo sono progressivamente migliorate e sul campo non ha mai mostrato alcun imbarazzo a partire dal match di terzo turno con Grigor Dimitrov, per arrivare fino alla finale con Tsitsipas nel pieno delle sue possibilità atletiche.

Nelle ultime fasi del torneo Novak è stato raggiunto da Marijana Kovacevic, dottoressa fisioterapista anch’essa di Belgrado. Per lei, Djokovic ha avuto parole di ringraziamento e di elogio: “Non entro in dettagli particolari” – ha detto il campione – “ma sono molto grato a Marijana. Mi sono affidato a quanti più esperti possibile qui a Melbourne. Lei è volata fin qua per aiutarmi, e ho sentito i benefici del suo intervento”.

Tra gli altri, Kovacevic ha avuto in cura niente di meno che Cristiano Ronaldo nel 2016, per l’infortunio durante gli Europei, ma anche giocatori come Alexis Sanchez e Robin Van Persie. L’ex calciatore israeliano Yossi Benaioun, ai tempi della sua militanza nel Liverpool (2007-2010) fu curato dalla dottoressa Kovacevic, e ricorda come la cura si sostanziasse in “massaggi con una sostanza che lei indicava come fluido proveniente da placenta umana. Nessuna iniezione, nessun rischio di doping”.

 

Lo stesso Benayoun ricorda di come poté nel 2009 accorciare un infortunio con tempi di recupero fissati in cinque settimane a soli quindici giorni, riuscendo a essere subito protagonista in campo. Sul sito Ghana Guardian si parla di come abbia collaborato con la nazionale di calcio del Ghana ai tempi della presidenza della Federazione Ghana Calcio di Nwesi Nyantaky, dal 2005 al 2018. Inoltre, ha fatto parte della spedizione della nazionale della Serbia ai mondiali del 2010.

Danilo Gori

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Pagelle Australian Open: Nole 10 e gode

Novak Djokovic torna in Australia e torna a vincere. Primo trionfo per Sabalenka mentre Berrettini si consola

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Novak Djokovic - Australian Open 2023 (foto: twitter @AustralianOpen)

Diciamo la verità, è stato un Australian Open agghiacciante che non ha offerto alcuno spunto interessante, se non fosse stato per le imprese di Srdjan Djokovic, un uomo che ha un livello di autocontrollo, eleganza e opportunità nei comportamenti pari al numero di vocali nel nome. 
È stato un torneo povero, nel quale non c’era il numero 1 Carlos Alcaraz,  non c’era di fatto Rafa Nadal e chissà se ci sarà più, non c’era Roger Federer e qui mi sa che bisognerà arrendersi all’idea di vederlo sfilare alla Fashion Week di Parigi, non c’era praticamente Danil Medvedev (4) rimasto ai primi due set della finale dell’anno scorso. Per fortuna ci ha pensato Andy Murray (8) a riscaldare i cuori degli aficionados nottambuli ma capirete che se per emozionarci dobbiamo affidarci ad un quasi ex con un’anca di metallo, siamo messi malaccio. 


Quindi che cosa poteva accadere di diverso da quello che accade di solito? Novak Djokovic (10), una volta sicuro di poter tornare ad entrare in Australia, ha ripreso a fare quello che ha sempre fatto da queste parti, e non solo: dominare. Al punto che ai suoi avversari e detrattori non resterà che augurarsi l’esplosione di una nuova pandemia.


Stefanos Tsitsipas (8,5) sognava il primo slam ed il numero 1 del mondo: “sarà per la prossima volta”, ovvero la frase che i giovani , i quasi giovani e gli ex giovani del circuito degli ultimi 20 anni si sono sentiti ripetere in continuazione. Comunque Stefanos l’ha presa con filosofia e con la consueta dose di umiltà: “È scritto, sono nato campione, sono andato a soli tre set dall’essere campione slam,  numero 1 del mondo, Papa, Presidente degli Stati Uniti e presentatore del Festival di Sanremo”.

 

A proposito, per evitare le polemiche legate all’invito al presidente ucraino Zelensky, pare che Amadeus abbia deciso di mandare un forte messaggio di pace ospitando nella serata dei duetti Srdjan Djokovic e Apostolos Tsitsipas che si esibiranno prima in “Sei forte papà” e poi, tenendosi per mano in “Allora ti chiamerò trottolino amoroso dududadadà”


E lo so, dovremmo essere politically correct e tessere le lodi dei semifinalisti Tommy Paul (8), emblema del rinascimento del tennis a stelle e strisce, e Karen Khachanov (8), che ha tenuto alta la bandiera invisibile dell’armata russa…ma insomma i russi i russi gli americani, no lacrime non fermarti fino a domani…e invece diciamo che un torneo dello slam con Paul e Khachanov in semifinale non possiamo sopportarlo. Lo sappiamo, direte,  intanto loro fin lì ci sono arrivati (e infatti gli abbiamo dato dei bei voti, che volete, anche se Struff, Davidovich Fokina, Brooksby, Bautista Agut e Shelton  per arrivare in semifinale non è male come percorso eh?) e invece i membri dello squadrone italico che fine hanno fatto? 


Beh, da questo punto di vista il torneo è stato pressoché drammatico. Jannik Sinner (6,5) ha almeno piantato la bandierina nella seconda settimana, ha peggiorato di un turno il risultato dello scorso anno, ma in compenso ha portato al quinto il finalista del torneo ed è tornato a casa in buona salute e non ha rivoluzionato il suo box: insomma si cresce.


Matteo Berrettini (4,5) in realtà non ha tradito le attese: l’obiettivo era occupare le pagine dei quotidiani italiani durante la seconda settimana del torneo grazie alle imprese realizzate verso le 04.30 del mattino ora italiana. Ebbene, game, Satta and match, Matteo! Sei tutti noi! Applausi!

Lorenzo Musetti (4) invece ha perso male al primo turno, tradendo le attese degli esteti del tennis. Per fortuna ci sono le donne (a prescindere, come direbbe Totó). Rybakina (9)  e Sabalenka  (10) hanno dato vita ad una grande finale e il timore che Iga Swiatek (5) potesse soggiogare l’intero circuito femminile è stato subito fugato. Certo a vedere Aryna Sabalenka campionessa slam e ricordandoci di quando appena otto mesi fa veniva presa a pallate da Camila Giorgi (6) al Roland Garros, viene un po’ di magone.


Suvvia tifosi, la stagione è appena iniziata, grandi novità si intravedono all’orizzonte, non avete idea di quante sorprese ci sono in…serbo!

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Australian Open, Ivanisevic: “Novak ha ragione: questa è la sua vittoria Slam migliore”

“In campo può dirmi quello che vuole. L’importante è che vinca” così il coach di Djokovic, Goran Ivanisevic. Il 22-22 con Rafa? “Come un match di pallamano. Se Nadal gioca a Parigi è sempre favorito”

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Dopo la conferenza del vincitore Novak Djokovic, e quella dello sconfitto Stefanos Tsitsipas, ha parlato anche il coach del neo-numero 1 del mondo: Goran Ivanisevic.

D. Goran, in che posizione collochi questo successo nella classifica dei titoli vinti da Novak con la tua collaborazione?
IVANISEVIC: Credo che lui abbia ragione, e che questo sia proprio il migliore. Non solo per il suo ritorno dopo quello che è successo lo scorso anno, ma anche per le ultime tre settimane, che sono state oltremodo dure. Credevo di aver visto tutto nel 2021, quando vinse qui con uno strappo agli addominali. È stato incredibile, voglio dire, giocare ogni giorno sempre meglio. Impressionante.

D. Ha detto che temeva di non poter giocare più qui. Quanto c’era di vero in questo?
IVANISEVIC: Diciamo così: non dico il 100% ma se il 97% dei giocatori ricevesse un esito di risonanza magnetica uguale a quello che lui ha ricevuto, si ritirerebbe. Ma non lui. È di un altro pianeta; il suo cervello lavora in maniera diversa. Sono con lui da cinque anni, e ogni cosa è legata al modo in cui pensa. Ha dato tutto; 77 terapie al giorno. Ha migliorato piano piano, non me l’aspettavo. Mi ha scioccato. Tutto bene per i primi due turni, ma poi contro Dimitrov è stato spaventoso. Alla fine, ne è uscito e ha vinto.

 

D. Quando abbiamo parlato con Novak l’altro giorno, ci ha confessato che il non avere suo padre sugli spalti lo ha influenzato. Puoi dirci quanto è stato difficile dal punto di vista emotivo per lui?
IVANISEVIC: È stata dura. Nel match contro Tommy Paul è stato più fragile: da 5-1 a 5 pari, in questi casi di solito lui chiude 6-1, non importa chi sia l’avversario. Cose che capitano, fortunatamente ha saputo vincere il torneo nonostante tutto. È un traguardo incredibile.

D: Tu lavori con Novak ormai da un po’. Hai imparato qualcosa di nuovo su di lui durante il torneo?
IVANISEVIC: Si impara sempre. Lui è ogni giorno più matto (ride). La sua follia non ha limite, in senso buono (sorride). Sul serio, è un tipo incredibile, indescrivibile. Di nuovo credevo di aver visto tutto, e poi è andata così. Probabilmente ne vedrò ancora delle belle. Sul campo ha emozioni, ci parliamo; anche oggi, come durante tutto il torneo, ha avuto momenti buoni e momenti meno buoni. Ma alla fine non importa, ha vinto 10 Australian Open. Spagna-Serbia sembra una sfida di pallamano: 22-22. Nel 2023 la questione si fa interessante.

D: Dopo questi match ti chiede sempre scusa, spiegando quanto sia difficile avere a che fare con lui. Davvero è così dura? A cosa si riferisce?
IVANISEVIC: Potrei andare avanti a parlarne per dieci giorni. Insomma, sono stato un tennista, anche piuttosto matto. Capisco come si sente, le sue emozioni. Siamo in una finale Slam, se parlarci lo aiuta, allora parliamo. Gliel’ho detto, dimmi quello che vuoi ma tu devi vincere, altrimenti avrai un problema. Finché vince, non ci sono problemi. L’anno scorso non è stato facile; niente è facile anche per un coach. Per esempio, il coach del Real Madrid ha bisogno di avere pressione; se non vinci uno o due incontri, ti fanno fuori. È bello fare le finali, ma le devi vincere. Contano solo gli Slam, ed è una grande sfida. E io ci sono abituato; ormai sono nella sua squadra da quattro anni.

D: Oggi ti ha ben impressionato il suo dritto?
IVANISEVIC: il suo diritto mi ha impressionato per tutto l’anno; ci abbiamo lavorato molto. Ha iniziato a giocarci così a Torino, ma abbiamo lavorato molto nella pre-season. Ad Adelaide è andato bene. Ma qui quando si è fatto male ha avuto bisogno di essere più aggressivo. Ha intensificato lo sforzo e ha iniziato a colpire di dritto in maniera incredibile; credo le migliori due settimane di dritti che io abbia mai visto nella sua vita. Non aveva mai colpito così bene prima d’ora. Forse oggi è stato un giorno in cui li ha colpiti meno bene; ma quando ne ha avuto bisogno, ha giocato un grande tennis.

D: Hai parlato del 22-22 tra Novak e Rafa. Nole ha 36 quasi anni. Ci sono alcuni ragazzi che ne hanno 19; quanto tempo pensi ancora lui possa stare a questi livelli?
IVANISEVIC: Due o tre anni ancora. È incredibile il modo in cui si prende cura del suo fisico, approccia ogni aspetto, il cibo. Incredibile. I giovani sono il futuro del tennis, ma ancora abbiamo questi due ragazzi che si danno battaglia. Melbourne è il campo di casa per Novak, e adesso andiamo a casa di Rafa, per continuare il match di pallamano. Alcaraz sta arrivando; è un grande. Ma secondo me se Rafa scende in campo a Parigi, per me è sempre il favorito. In diversi lo possono battere, anche Novak. Ma Rafa ha vinto 14 volte, pazzesco. Quei due si sono davvero spinti l’un l’altro a migliorarsi. È bello avere i giovani; Stefanos vincerà un gran Slam sicuramente, perché è un giocatore incredibile.

D: Puoi dirci qualcosa di quando Novak è venuto da voi subito dopo il match? Non l’avevamo mai visto così emozionato dopo una vittoria Slam. Ti ha colpito questo fatto?
IVANISEVIC: Sinceramente, sì e no. Lui si tiene tutto dentro, e a volte bisogna esplodere. Mi ha sorpreso vederlo tranquillo per un set e mezzo; alla fine ha lasciato emergere tutto. È stato emozionante per noi e per lui. Un grande risultato dopo tre settimane davvero dure. È riuscito a vincere su tutto.

D: Hai parlato del Roland Garros; quanto sarebbe speciale vincere il ventitreesimo titolo?
IVANISEVIC: Ho detto otto o nove anni fa che Novak e Rafa avrebbero superato Roger. Considerato quanto fossero indietro, la gente mi guardava come se fossi matto, e ora siamo 22-22. Due guerrieri incredibili, due tennisti incredibili, cosa hanno fatto per il tennis! Non vedo l’ora che entrambi stiano al meglio, e poi la battaglia sarà là, con i giovani che cercheranno la loro strada per fare qualcosa di buono. Ma saranno quei due ad avere l’ultima parola.

Danilo Gori

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