La WTA e le domande che nessuno si vuole porre

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La WTA e le domande che nessuno si vuole porre

Le rivendicazioni delle giocatrici sulla mancata parità di montepremi con gli uomini si poggia sul “dogma” che il tennis femminile ha la stessa attrattiva del tennis maschile. Ma è davvero così?

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Le partecipanti alle WTA Finals 2022: da sinistra Daria Kasatkina, Maria Sakkari, Iga Swiatek, Coco Gauff, Jessica Pegula, Ons Jabeur, Aryna Sabalenka, Caroline Garcia (foto Getty Images)
 

La disparità di montepremi tra tornei maschili e tornei femminili, soprattutto negli eventi combined come Madrid e Roma nei quali uomini e donne si esibiscono fianco a fianco, è sicuramente uno dei temi più accesi della discussione tennistica di quest’ultimo periodo. Negli ultimi sei mesi le tenniste non si sono certo tirate indietro per far notare la disparità di trattamento economico riservato a loro e ai loro colleghi maschi, a partire da Iga Swiatek che durante le WTA Finals di Fort Worth ha lamentato la grande differenza di montepremi tra la kermesse di fine anno del circuito femminile e le Nitto ATP Finals di Torino. La n. 1 del mondo ha fatto notare come il COVID e la situazione cinese (tra i confini chiusi e la questione Peng Shuai) non potevano giustificare interamente i quasi 10 milioni di dollari di differenza nella borsa in palio (14,75 milioni per le Nitto ATP Finals di Torino, 5 milioni per le WTA Finals di Fort Worth).

È stato un vero e proprio gancio scagliato da Swiatek all’organizzazione che gestisce il circuito femminile, proprio mentre si stava svenando (la WTA ha pagato il montepremi delle Finals quasi interamente di tasca sua, ed ha organizzato l’evento il più possibile al risparmio) per cercare di offrire un finale di stagione il più dignitoso possibile dopo la cancellazione del 2020 e l’edizione per certi versi fortunata, ma comunque raffazzonata alla bell’e meglio di Guadalajara nel 2021.

Poi ovviamente sono continuate le polemiche, come al solito acuite dall’arrivo dei tornei sulla terra battuta di Madrid e Roma, dove non sono mai mancate le recriminazioni da parte delle ragazze. Quest’anno a Madrid, dove i montepremi sono ugualmente suddivisi (ma soltanto perché la WTA versa un corposo assegno sul conto degli organizzatori per ripianare la differenza), la prima schermaglia è stata il “cake-gate”, la ridicola lamentela a proposito della dimensione della torta dedicata a Sabalenka nel giorno del suo compleanno, decisamente più piccola di quella donata ad Alcaraz il giorno successivo quando ha compiuto 20 anni. In Spagna Alcaraz, in questo momento, avrebbe probabilmente una torta più grande di quella del Papa, se Sua Santità ricevesse torte in dono dai tornei di tennis (per il momento ha rimediato solo una racchetta da padel dal Presidente Binaghi, ma in futuro chissà…), per cui la querelle è sembrata alquanto pretestuosa, ma certamente è stata la manifestazione di un malumore evidente che è esploso in tutto il suo fulgore quando è stata negata alle coppie finaliste del doppio femminile la possibilità di parlare durante la premiazione.

 

Dopo giorni di imbarazzante silenzio, la direzione del Mutua Madrid Open (che è di proprietà dell’IMG, la stessa organizzazione che gestisce anche il Miami Open) ha emesso un timido comunicato di scuse che non ha fornito alcuna spiegazione sui motivi dell’accaduto, dando la sensazione di una pezza peggiore del buco.

Ora che si sono conclusi anche gli Internazionali BNL d’Italia, dove le donne si sono spartite un prize money inferiore di quasi il 60% a quello degli uomini (€3.572.618 contro €8.637.966), e che un articolo-rivelazione del Daily Telegraph ha confermato che la WTA spende quasi 30 milioni di euro l’anno per ripianare (almeno in parte) le differenze di montepremi nei tornei di più alto rango, forse potrebbe essere il caso di farsi qualche domanda e di provare a darsi qualche risposta.

Pur partendo dalla premessa irrinunciabile che uomini e donne debbano essere trattati allo stesso modo, sempre e comunque, e che questo debba essere un punto di partenza imprescindibile, bisogna chiedersi se un mandato a tappeto che imponga la parità di montepremi quando questa non venga raggiunta dalle dinamiche del libero mercato non sia anche questa una forma di discriminazione. Sì, perché essendo l’ATP e la WTA due entità private distinte, che nonostante disputino alcuni tornei in maniera “co-locata”, tuttavia gestiscono diverse fonti primarie di reddito (a partire dai diritti TV) in maniera del tutto indipendente. E se gli introiti generati dalla WTA non dovessero essere alla pari con quelli dell’ATP, chiedere la parità di montepremi equivarrebbe a imporre all’ATP un sussidio a beneficio della WTA, quasi un “assegno di mantenimento” che potrebbe avere un significato quasi offensivo.

In base a quanto affermato da John Millman, tennista australiano ed ex membro del Players Council ATP, i diritti televisivi del circuito maschile corrispondono a 10 volte quelli del circuito femminile. Il rapporto di forse era stato confermato qualche anno fa dall’ex direttore dell’Open del Canada di Montreal, Eugène Lapierre, che nel 2018 dichiarò di ricevere dall’ATP sei volte di più di quello che riceveva dalla WTA per i diritti televisivi.

Il problema di fondo di tutta la questione, infatti, e sicuramente il primo ostacolo da superare se si vogliono fare passi avanti, è quello di arrivare ad accettare il fatto che, in questo specifico contesto storico, il tennis femminile non ha lo stesso appeal di quello maschile. Le rivendicazioni delle giocatrici (e dei paladini della loro causa) sembrano dare per scontato che tennis maschile e femminile sono due spettacoli diversi ma di uguale valore, e di conseguenza meritano di essere compensati nello stesso modo indipendentemente da ogni altra considerazione.

Tuttavia il mercato sembra dire esattamente il contrario: soprattutto in un periodo come quello attuale, nel quale il tour WTA fatica a proporre personalità interessanti e rivalità avvincenti, è innegabile che il tennis maschile abbia un superiore appeal. Certamente durante l’epoca dei Fab 4 era molto complicato per le ragazze tenere il passo del circuito maschile, che sembrava esser stato disegnato da uno sceneggiatore di Hollywood per creare “lo scenario perfetto”: i migliori di tutti i tempi che si sfidavano torneo dopo torneo per riscrivere il libro dei record, le grandi rivalità, le personalità contrastanti,… tutto pareva disegnato ad arte.

Mentre tra gli Anni ’90 e il primo decennio di questo secolo la presenza di Seles-Graf-Sabatini-Sanchez prima, e quella di Williams (x2)-Hingis-Davenport-Clijsters-Henin poi avevano creato narrative e rivalità davvero intriganti, che nelle fasi decisive di parecchi tornei dello Slam hanno dato vita a sfide molto più interessanti delle finali maschili (certi Wilander-Lendl e Muster-Chang non sono state esattamente sfide da far venire l’acquolina in bocca), oggi la situazione è decisamente più arida. Purtroppo i personaggi sono arrivati ma non hanno saputo dare continuità alle loro performance: Bouchard ha danzato una sola stagione; Osaka ha regalato altissime fiammate, ma anche tanti periodi di assenza; Raducanu dopo l’exploit allo US Open è incappata in una serie infinita di problemi fisici. Queste tre atlete sono state tutte quante in testa alla classifica di “Most Marketable Athlete”, ovvero di atleta più “vendibile”. Se fossero riuscite a dare continuità alla loro carriera, il tennis femminile (che ha potuto contare anche su un talento cristallino come Ashleigh Barty, anche lei sparita dalla ribalta anzitempo per scelta propria) avrebbe potuto competere ad armi pari non solo con il tennis maschile, ma con qualunque altro sport, senza differenze di genere.

Ma purtroppo non si può fare i conti su “ciò che avrebbe potuto essere”, e soprattutto non si possono distribuire soldi che non ci sono.

A Pagina 2 un confronto numerico tra tennis maschile e femminile

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ATP

ATP Pechino: Sinner che sofferenza, ma è buona la prima in Cina

L’altoatesino spreca la possibilità di chiudere in due set ma neutralizza alla lunga il britannico. Ora Shang o Nishioka

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Jannik Sinner - ATP Pechino 2023 - Twitter (@ChinaOpen)

[6] J. Sinner b. D. Evans 6-4 6(2)-7 6-3

Poteva finire in due set, partiamo da questo presupposto. L’esordio assoluto in Asia di Jannik Sinner, al primo turno del China Open di Pechino, avrebbe potuto essere un doppio 6-4. E proprio alla luce di ciò aver vinto in tre set, anestetizzando la rimonta di un Daniel Evans a tratti veramente sublime, è sinonimo di maturità e cinismo. Oggi da parte dell’altoatesino non ci sono stati tanti colpi spettacolari, ma grande solidità, disciplina tattica nel gestire gli scambi e accelerare il ritmo quando utile, senza esagerare. Ha gestito un avversario il cui gioco per lui è di difficile digeribilità, con le tante variazioni e le palle senza peso che spezzano il palleggio e danno pochi riferimenti. Una partita difficile, che probabilmente in altri tempi, senza l’aiuto di un servizio sempre più fattore nel suo tennis, forse non avrebbe vinto. Quarantacinquesima vittoria stagionale dunque per Jannik, che giocherà per trovare l’undicesimo quarto di finale del suo 2023 (record di 7-3, l’ultimo giocato contro Monfils a Toronto) contro Zhang o Nishioka.

 

Primo set: Sinner dal fondo disinnesca le giocate di Evans

Sinner già nel terzo game scopre le carte in risposta, avviando lo scambio con grande aggressività e provando a tenere alta l’intensità con accelerazioni che non permettano ad Evans di tenere il suo ritmo basso. Bravo però il britannico a rendere pan per focaccia, non disdegnando anche lui soluzioni di potenza, con un po’ di rischio in più. Un quinto game con qualche eccessiva sbavatura del n.33 al mondo permette a Sinner di andare avanti di un break. Giusto da parte sua prendere determinati rischi e comunque sempre spingere in risposta, ma viene graziato da qualche errore avversario determinato dalla fretta di chiudere attacchi un po’ timidi. Prestazione brillante anche a rete, quasi ad assecondare le giocate di Evans in modo da scomporlo e tenere salda l’iniziativa, da parte della tds n.6, costante e senza mai eccedere, costringendo a giocate complesse l’avversario. Da evidenziare come entrambi stiano dando il proprio meglio o quasi, con errori forzati o di misura, scelte tattiche mai avventate. Anche il servizio influenza in positivo il set di Sinner, costellato anche da 3 ace, permettendogli di chiudere 6-4 con un bel dritto vincente, manifesto di un ritmo alto e duro che alla lunga neanche i tagli e cambi di Evans, che ha cercato le più svariate soluzioni (anche il chip and charge), hanno potuto contrastare.

Secondo set: Sinner serve per il match, ma si fa brekkare e perde il tie break

Nel secondo parziale si fa attendere ancora meno il break per l’italiano, piazzato già nel terzo gioco. Evans sembra iniziare ad accusare le difficoltà nell’esprimere il proprio gioco, senza riuscire a reagire al vigore del n.7 al mondo in risposta, che trova angoli anche profondi, costringendo a errori forzati l’avversario. Il britannico, in un quarto gioco fiume, prova subito a rifarsi sotto, ottenendo la prima palla break della partita, anche a causa di un calo di tensione di Jannik. Piccolo, però, dato che un gran servizio, a cui fa seguito un dritto al volo a rete permettono all’azzurro di annullare l’occasione. Importante da parte del classe 2001 il far giocare sempre una palla in più a un giocatore che non ama lo scambio prolungato, accelerando contro gli slice di Daniel. Ma al momento di chiudere, vuoi per mancato cinismo dell’azzurro, vuoi per il braccio più sciolto di Evans, arriva il contro-break del britannico, che finalmente ottiene qualcosa dalle sue palle senza peso, che mandano fuori tempo Sinner, costringendolo ad una serie di errori che lo portano a perdere il servizio a 0. E così, quella che sembrava una partita già in ghiaccio, vede l’alba del terzo set, con un tie-break dominato dal campione di Washington. 7 punti a 2 a favore di Evans, che toglie qualsiasi riferimento a Jannik, mandandolo fuori tempo e producendo alcune vere chicche sotto rete. Il britannico psicologicamente dà una bella spallata all’altoatesino, in vero black out dopo il break subito sul 5-4.

Terzo set: Sinner supera alcune difficoltà fisiche e vince il match

Il parziale decisivo si apre nel segno dell’azzurro, che nel secondo game già piazza il break. La palla torna a viaggiare fluida, impostare sul rovescio lo scambio restituisce frutti copiosi in termini di punti, data la sensibile differenza tra il suo top e lo slice di Evans. Il britannico è però bravo a rifarsi sotto, ottenendo un’immediata palla del contro-break, che cozza sull’istinto da campione di Sinner, che risponde con un ace e una serie di grandi servizi e scambi duri. In questa fase Sinner deve far fronte anche ad alcune difficoltà sul piano fisico. L’azzurro prima si fa massaggiare una coscia, per probabili crampi, poi – più in là – dopo un ruzzolone a terra farà temere il peggio a tutti quanti, fortunatamente sono falsi allarmi. Ma l’ostinazione e la grinta di Evans (guidate da un po’ di fortuna, che non guasta mai) danno ulteriore linfa alla partita: nel quinto game, sotto 40-0, il britannico gioca a braccio sciolto, attacca e arremba la rete con convinzione, mischiando accelerazioni e tagli, così da scaricare la pressione su Jannik causandone errori in palleggio anche banali, che gli permettono di rientrare. Ma, alla lunga, anche la tenuta fisica dà il suo contributo, non indifferente, in favore dell’azzurro. Un ottavo game giocato su un ritmo altissimo da Sinner, con accelerazioni spaventose a coronare scambi curati nel dettaglio per aprire il campo, gli permette di tornare avanti di un break. Che, stavolta, si rivelerà definitivo: chiude 6-3, senza problemi, con un altro game giocato in spinta costante, in cui le palle senza peso non funzionano più e c’è poco da fare per uno stremato Evans. Prestazione solida e matura dell’altoatesino, vincitore di un match che potrebbe pesare sulla sua fiducia. Al secondo turno avrà Juncheng Shang o Yoshihito Nishioka.

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Flash

WTA Ningbo, altra vittoria sofferta per Jabeur. Shnaider fa fuori Kvitova

Jabeur-Podoroska e Fruhvirtova-Shnaider saranno le semifinali del torneo cinese che ha appena visto l’eliminazione di Bronzetti

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Ons Jabeur - US Open 2022 (foto Twitter @usopen)

Non solo la sconfitta della nostra Lucia Bronzetti per mano di Linda Fruhvirtova: la giornata di giovedì metteva in palio altri tre posti per le semifinali del WTA di Ningbo. Ecco com’è andata.

[1] O. Jabeur b. V. Zvonareva 7-5 4-6 6-1

Primo set segnato irrimediabilmente dagli errori di Ons Jabeur. Fin dalle prime fasi di partita, è ben evidente che per la tunisina non sia ancora tempo di tornare ai fasti che l’anno portata a sue finali a Wimbledon, ma che debba lottare su ogni singola palla. Gli errori fioccano, in particolare dalla parte del dritto, e questo consente a Zvonareva di andare due volte in vantaggio di un break, prima sul 2-0, poi sul 4-2. Jabeur, però, non si sottrae alle difficoltà e alla fatica, vince 4 game di fila e recupera tutto il ritardo, tirando fuori alcune magie di livello assoluto – tweener, smorzate e recuperi in corsa vincenti –. Zvonareva, presa dalla frustrazione, commette qualche errore e non può nulla di fronte all’improvviso cambio di passo dell’avversaria. Dopo un’ora e un quarto Jabeur fa suo il primo set per 7-5.

 

L’inizio di secondo parziale vede dominare chi si trova in risposta, con quattro break consecutivi messi a segno. Entrambe le giocatrici commettono errori anche banali, provate dalla fatica del primo set e dalla grande umidità di Ningbo. La prima a tenere il proprio turno di servizio è Jabeur nel quinto gioco, a cui risponde subito la russa. Sul 3-3, Zvonareva si procura due palle break annullate con due numeri clamorosi dalla tunisina: ace di seconda e vincente di dritto incrociato con entrambi i piedi nel corridoio. L’equilibrio, però, non dura molto: Jabeur incappa in un pessimo game alla battuta e subisce un break a 15, che manda la russa  a servire per il set sul 5-4. Zvonareva, a differenza del primo parziale, è cinica e chiude alla prima chance dopo quasi un’altra ora di gioco.

Inizio di terzo set che sorride a Ons Jabeur: dopo aver superato il momento di appannaggio fisico e tecnico della fine del precedente parziale, innesta una marcia superiore, che le consente di trovare con grande continuità soluzioni vincenti e prendere il largo nel punteggio (5-0). Sotto di due break, Zvonareva riesce a muovere il punteggio, nonostante i vistosi fastidi alla spalla sul servizio. Jabuer chiude 6-1 dopo due ore e trentasei minuti di autentica battaglia.

GLI ALTRI MATCH – Non si è salvata, invece, la numero 2 del tabellone Petra Kvitova che, dopo aver raggiunto i quarti di finale grazie al forfait di Putintseva, ha ceduto in tre set e due ore di gioco alla 19enne russa Shnaider. La ceca si era ripresa dopo un primo set da dimenticare (1-6), aggiudicandosi il secondo parziale per 6-4 grazie soprattutto a una buona resa in fase di risposta con tre break messi a segno. Nel terzo, però, la numero 14 del mondo non è stata sufficientemente cinica e non è riuscita a sfruttare il momento di maggiore difficoltà dell’avversaria in avvio di set. Shnaider ha salvato tre palle break nel suo primo turno di battuta e un’altra sul 2-3, prima di brekkare a zero nel game successivo e involarsi così verso la vittoria (6-3). La 2004 russa disputerà contro Fruhvirtova (un’altra giocatrice ceca) la sua seconda semifinale nel circuito maggiore, dopo quella persa ad Amburgo in estate contro Noha Akugue. Intanto, si è già assicurata un nuovo best ranking: ora è virtualmente numero 70 del mondo (il precedente miglior piazzamento era n. 83).

L’ultimo quarto di finale del Ningbo Open ha visto infine la vittoria in due set di Nadia Podoroska su Katerina Siniakova. L’argentina ha prevalso con un doppio 6-1 in un match caratterizzato dall’abbondanza di palle break: la ceca ne ha concesse ben 17 (solo in un turno di battuta ne è rimasta del tutto immune) perdendo il servizio cinque volte, mentre Podoroska si è salvata in tutte e cinque le occasioni fornite all’avversaria. Il punteggio ha così assunto una forma anche più severa rispetto a quanto si sia effettivamente visto in campo, sebbene la numero 90 del mondo abbia ampiamente legittimato il successo. Sarà quindi lei l’avversaria di Jabeur nella semifinale della parte alta del tabellone. Nadia proverà a ribaltare i pronostici per accedere a quella che sarebbe la sua prima finale nel circuito dopo tre semifinali perse. (Andrea Mastronuzzi)

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ATP

ATP Pechino: De Minaur vince annullando tre match point a Murray. Al secondo turno anche Etcheverry e Davidovich

Vittoria sofferta ma importante anche in ottica Race per De Minaur che si conferma bestia nera di Sir Andy

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Alex De Minaur - ATP Pechino 2023 (foto Twitter @ChinaOpen)

Dopo cinque match (tra cui quelli dei nostri Arnaldi e Sonego) si è conclusa la prima giornata di gioco – per quanto riguarda il tabellone principale – al China Open di Pechino. Non sono scese in campo teste di serie ma c’è stato comunque spazio per incontri e risultati interessanti. In particolare, a chiudere il day 1 è stata la sfida tra De Minaur e Murray, uno dei tanti primi turni prestigiosi apparecchiati dal sorteggio (tra gli altri, indubbiamente, Rune-Aliassime, Rublev-Norrie e Medvedev-Paul). Ad avere la meglio è stato l’australiano: a differenza delle ultime due sfide con lo scozzese (entrambe dominate: 6-3 6-1 al Queen’s e 6-1 6-3 a Montecarlo), però, questa volta Alex ha faticato non poco ed è stato costretto ad annullare ben tre match point. Nel parziale decisivo, Murray era infatti avanti 5-2 e sembrava in controllo, ma all’improvviso ha perso le misure del campo con il dritto e non è riuscito a contenere il nervosismo.

Oltre alla vittoria di Arnaldi su Wolf e alla sconfitta di Sonego con Humbert, si registrano poi le vittorie secondo classifica di Etcheverry su Harris e di Davidovich-Fokina sulla wild card cinese Zhou.

A. De Minaur b. A. Murray 6-3 5-7 7-6 (6)

 

Forte delle ultime nette vittorie ottenute ai danni dello scozzese, De Minaur ha avuto un avvio decisamente migliore, tenendo a zero tre dei suoi primi quattro turni di battuta e soprattutto brekkando l’avversario alla prima occasione utile. Nel secondo game, l’australiano si è infatti portato sullo 0-40 imponendo un ritmo martellante e, nonostante la rimonta di Murray, è comunque riuscito a strappargli il servizio approfittando di un suo errore in avanzamento e poi trovando grande profondità in risposta. A tratti, l’ex numero 1 del mondo è apparso impotente al cospetto dell’ottima prova di De Minaur, manifestando con una serie di urlacci tutta la sua frustrazione. Andy non si è mai avvicinato al controbreak e ha concluso il parziale con soli quattro punti racimolati nei game di risposta. Dopo 35 minuti, Alex ha quindi fatto suo il set per 6-3.

Qualcosa è poi cambiato sin dai primi punti del secondo parziale: Murray ha cercato di essere più propositivo, mentre l’australiano ha gradualmente perso un po’ di certezze. Il numero 12 del mondo ha sbagliato un rovescio a campo spalancato che gli avrebbe fornito una palla break sull’1-1 e poi ha pagato dazio subendo il break nel sesto gioco. Se in questa occasione il britannico è stato bravo ad aspettare l’errore dell’avversario, non si può dire altrettanto per il game successivo quando Andy ha commesso troppi gratuiti di dritto (accompagnando ogni errore con un lancio di racchetta) e ha quindi regalato l’immediato controbreak. Sembrava quindi che il pallino del match fosse tornato in mano all’australiano ma da quel momento la qualità del match si è notevolmente alzata, aprendosi a qualsiasi possibile esito. De Minaur ha avuto l’occasione per salire 6-5 e servizio: Murray l’ha prontamente annullata e ha poi piazzato un game di risposta sullo stile della sua epoca d’ora, prendendosi break e set.

Il livello di gioco è rimasto alto anche in apertura di parziale decisivo. Il primo ad avere palla break è stato De Minaur nel game inaugurale ma Andy si è affidato al servizio. A segnare la svolta è stato invece il quarto gioco in cui l’ex numero 1 del mondo ha confermato di aver ritrovato fiducia nel suo dritto con un paio di vincenti e altre soluzioni angolate che gli hanno permesso di neutralizzare le tre occasioni avute dall’avversario per tenere il servizio e di brekkare. Murray ha poi amministrato il vantaggio con sicurezza fino al 5-2 quando ha avuto due match point per chiudere i conti già in risposta. Il numero 12 del mondo li ha annullati con grande carattere e dopo pochi minuti ha approfittato di un turno di battuta disastroso da parte dello scozzese, tornato falloso con il dritto. L’incontro ha quindi avuto il suo epilogo al tie-break, dove Sir Andy ha continuato ad avere problemi con il dritto, sprecando con questo colpo il suo terzo match point e poi sbagliando nuovamente anche sulla prima chance in mano a De Minaur. Dopo 2 ore e 50 minuti di gioco, l’australiano ha quindi messo la parola fine su un match ricco di colpi di scena. Alex, che conquista punti importanti per la Race (dove ora è undicesimo), aspetta ora il vincente del big match Paul-Medvedev.

GLI ALTRI MATCH – Di appena due minuti più lungo rispetto a De Minaur-Murray, è stato l’incontro tra l’argentino Etcheverry e il qualificato sudafricano Harris. Nonostante la superficie sfavorevole, il numero 31 del mondo è comunque riuscito a rispettare il pronostico, sebbene non si siano certo viste le 118 posizioni di differenza tra i due nel ranking. I primi due parziali sono stati dominati dai servizi, con percentuali bulgare di realizzazione per entrambi (il dato più basso è stato il 56% di punti ottenuti con la seconda da Harris nel secondo set). Sono stati quindi i tie-break a deciderli: il primo è stato appannaggio di Harris che poi, però, ha compromesso l’esito del secondo giocando male i primi punti in battuta tanto da ritrovarsi rapidamente sotto 2-5. Il rendimento al servizio del sudafricano è calato ulteriormente nel parziale decisivo: Etcheverry si è sempre fatto trovare pronto sulle seconde dell’avversario e, dopo essere andato vicino al break già sul 2-1, ha piazzato l’allungo decisivo nel sesto game. L’argentino ha poi annullato una palla del controbreak e infine ha chiuso dopo quasi tre ore sul 6-3. Il giocatore di La Plata, che si trova virtualmente in posizione da nuovo best ranking (n. 28), affronterà Ruud o Struff al secondo turno.

Nell’altro match di giornata lo spagnolo Davidovich-Fokina non ha avuto problemi a superare la wild card di casa Yi Zhou, numero 905 del mondo al secondo main draw ATP dopo aver esordito la scorsa settimana a Zhuhai (anche lì grazie a una wild card e uscendo sconfitto in tre set da Garin). Non c’è stata storia in particolare nel primo parziale, archiviato da Davidovich con il punteggio di 6-2 in soli 25 minuti e con appena due punti persi al servizio. Il cinese ha lottato di più nel secondo ma l’esito è stato comunque identico. Il prossimo avversario dello spagnolo uscirà dall’incontro tra Zverev e Schwartzman.

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