Australian Open – Jannik Sinner è molto più calmo di tutti quelli che oggi lo osannano. Un anno fa era il tennista dei… senza

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Australian Open – Jannik Sinner è molto più calmo di tutti quelli che oggi lo osannano. Un anno fa era il tennista dei… senza

Ora hanno cambiato tutti idea e l’Italia festeggia, forse ancora anzitempo, un giocatore che non ha ancora vinto Slam ma ha le stimmate del campione. Batterà anche Medvedev?

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Jannik Sinner - Australian Open 2024 (foto: X @atptour)
 

Il seguito del video è presente sulla sezione dedicata all’Australian Open 2024 del sito di Intesa Sanpaolo, partner di Ubitennis.

Clicca qui per vedere il video completo!

Le iperboli si sprecano. Jannik Sinner è diventato lo sportivo più popolare e amato d’Italia. Ma non solo del tennis. Di tutti gli sport. A 22 anni. Alla sua prima finale di Slam. Che non ha ancora vinto. Farà anzi bene a prendere le dovute precauzioni. E non c’è dubbio che lo farà. Sia lui sia il suo team.

Daniil Medvedev, n.3 del mondo, è infatti – manco a dirlo – un osso duro, come aveva dimostrato a Jannik battendolo sei volte di fila (prima di perderci le ultime tre), come ha dimostrato perfino in questo Australian Open nel quale è stato indietro due volte per due set a zero ritrovandosi sia con Ruusuvuori sia con Zverev a due punti dalla sconfitta: i francesi quel punto lo chiamano l’avant matchball.

E al quinto set Daniil è stato trascinato anche dal polacco Hurkacz. Mentre il semisconosciuto Atmene al primo turno gli ha preso un set, così come il portoghese Borges. Di modo che in 6 sofferte partite il russo che vive in Costa Azzurra e ha un coach francese – lingua nella quale si esprime ormai benissimo – ha perso già 8 set nel suo accidentato percorso verso la finale ed è stato in campo più di 21 ore. Circa 7 in più di Sinner.

Se il tennis fosse come la boxe, l’altra noble art, ai punti Jannik avrebbe già vinto, nonostante il 3-6 nei confronti diretti. Ma purtroppo per il nostro dai capelli rossi, e anche per noi che soffriamo ad ogni sua partita con lui, in finale si riparte da 0-0. E a tennis si vince solo per k.o. Tutto da rifare, avrebbe detto il mio concittadino Gino Bartali se avesse “inseguito” anche il tennis.

Un giorno di riposo, per questi tennisti-marziani così ben assistiti dai loro team, è spesso già sufficiente per garantire un analgesico recupero. Jannik non si illuda. Dovrà giocare nuovamente come contro Nole Djokovic, e forse perfino meglio, perché per i primi due set – occorre essere onesti e non accecati da miopia patriottica – lui ha avuto la buona ventura di non affrontare Nole, ma la sua pallida controfigura.

“È stato il mio peggior match in uno Slamavrebbe dichiarato, affranto, Nole cui, in effetti, non era mai capitato in uno Slam di beccare un 6-1,6-2 nei primi due set in meno di 70 minuti e di non riuscire a conquistare neppure lo straccio di una pallabreak in tutto un match. E poi proprio a… casa sua, a Melbourne, dove aveva vinto 33 partite di fila dal gennaio 2018 (Chung…), 10 semifinali su 10, 10 Australian Open.

Ok, tutto ciò debitamente premesso, i meriti di Jannik però non vanno assolutamente disconosciuti perché se lui non avesse cominciato a giocare con la profondità, la varietà, l’intensità, la precisione, l’attenzione che ha messo nel dare tutto quel peso di palla unico al mondo – lo dicono tutti gli altri giocatori, non Ubaldo Scanagatta – tutti quei lungolinea di rovescio, quei cross angolati di dritto, quei servizi mai uguali, più spesso (ma non sempre) a uscire sui punti pari come al corpo su quelli dispari, nel rispondere costantemente ai servizi del serbo, Djokovic non sarebbe rimasto così sorpreso, annichilito, piatto (flat…) al punto tale da non trovare neppure la forza di reagire, di innervosirsi, di sclerare con se stesso e il suo team. È stato così almeno fino a a metà terzo set.

Ma anche quando Djokovic si è un po’ ripreso, così da arrivare al tiebreak senza nessun break nel set, Jannik ha gestito la nuova situazione con la calma di un veterano.

Prima del tiebreak aveva perso solo 5 punti sul servizio in sei turni, ma Djokovic nei tiebreak (8-6) si ricorda sempre di essere il fenomeno che è e in 14 punti ha conquistato 4 minibreak con Sinner che – ed è umano – ha spinto appena un po’ meno e avanti 5-4 ha attaccato troppo piano per farsi superare da un lob liftato degno del vero Djokovic.

Jannik è riuscito ugualmente a procurarsi il matchpoint del 3 set a zero; 6-5 grazie a un sorprendente e strategico serve&volley. Eh sì, Jannik ragiona sempre. Dritto in rete di Nole. Sul susseguente matchpoint però il braccio ha nuovamente un po’ tremato. Non è che se nasci in montagna e in Val Pusteria il cuore è di ghiaccio. Esser lì lì per battere uno che in Australia non perde mai… ti fa battere il cuore a mille. Ne è scaturito, da quella piccola grande angoscia, un debole dritto in rete e Nole, come un falco, è stato pronto, rapace a strappargli il set.

Ohi, ohi, ohi, si saranno detti molti. Invece Jannik non ha fatto una piega. Ha avuto 3 palle break per il 2-0, ma il break lo ha fatto nel quarto game, sebbene Nole lo avesse condotto 40-0. Già, 40-0 come in Coppa Davis e i 3 matchpoint di Malaga che Nole non scorderà mai. E noi nemmeno.

Dal 3-1, due servizi tenuti perdendo un solo punto, un altro segnale di cuore a mille quando sul 5-3 15-15 Jannik ha commesso l’unico doppio fallo del match, giusto per ricordarci che anche i campioni sono esseri speciali ma umani anch’essi e poi zac, per la terza volta in quattro duelli, Djokovic è stato costretto a stringergli la mano a capo chino. Tre su quattro: non è più un caso. Primo italiano in finale in Australia, primo italiano che batte un n.1 in uno Slam, primo azzurro che dopo 48 anni potrebbe vincere quello Slam che, dai tempi di Panatta a Parigi, non ha più vinto nessuno.

Un primo traguardo importante, importantissimo, raggiunto con grande tranquillità, senza grida esagitate, senza rotolarsi per terra, con grande calma, la calma dei forti, la pacatezza di chi sa il fatto suo e pur provando una grande gioia resta composto, i piedi per terra… perché il lavoro non è finito.

C’è una finale da vincere, ma c’è soprattutto un processo di crescita di cui  Jannik – e non solo perché è umile… semmai perché estremamente intelligente – è perfettamente consapevole. Lui è molto più calmo di tutti quelli che oggi lo osannano. Molti dei quali ancora un anno fa lo trovavano pieno di difetti, giocatore da ATP 250, senza servizio, senza tocco, senza gioco a rete, senza variazioni… senza, senza, senza e ancora senza.

Che accadrà contro Daniil Medvedev? Pagherà lo scotto della minore esperienza il nostro ragazzo, oppure sarà Medvedev a patire tutti gli sforzi compiuti in queste due settimane in cui, come dicevo, è stato almeno due volte sull’orlo del precipizio e può dirsi davvero molto fortunato per trovarsi a giocare una nuova finale di Slam in Australia dopo quella persa con Nadal in rimonta (e quella invece vinta all’US Open impedendo a Djokovic quel Grande Slam che il serbo non potrà fare più neppure quest’anno).

Daniil è stato così fortunato, dopo aver giocato quasi sempre piuttosto male, che non vorrei che fosse un segno del destino e che Daniil si risvegliasse all’improvviso campione in Australia.

Però io credo che Jannik giochi questo match da favorito e credo anche che onorerà il pronostico che invece oggi, a sentire i bookies e la stragrande maggioranza dei miei colleghi, era sfavorevole.

A proposito di pronostici, e di una serie di battutacce che mi sono attirato quando giorni addietro ho scritto “Perché credo che questo Sinner batterà questo incerto Djokovic. Ma non al quinto set”, vorrei dire agli amici di Ubitennis che… non mi sono montato la testa.

I pronostici si azzeccano e si sbagliano. Non è detto che uno sia una capra quando sbaglia, né un genio quando azzecca. Però accade quasi sempre che, con il senno di poi, tanti lettori siano poi prontissimi a darti della capra o del mago a seconda del risultato della partita pronosticata.

A questo riguardo, proprio perché l’ultimo che prende sul serio i propri pronostici sono io – anche se di solito cerco di ragionarci un po’ su, valutando quando possibile stato di forma, caratteristiche tecniche, precedenti, sensazioni – consentitemi di raccontare questo aneddoto, perché io ricordo bene, benissimo anzi, quando nel 1991 subito prima della primissima (e ultimissima) finale Slam tutta tedesca a Wimbledon, fra Boris Becker (tre volte già campione a Wimbledon, 1985,1986, 1989) e Michael Stich, i telecronisti di Tele +, Rino Tommasi, Gianni Clerici e Ubaldo Scanagatta – Roberto Lombardi non era ancora con noi – pronosticarono decisamente la vittoria di Becker.  

Quella volta il callido Clerici, che solitamente amava giocare in contropiede (“Così almeno uno di noi potrà dire di aver avuto ragione!”) non si sentì di smentire Rino e il sottoscritto. Gli parve rischio davvero eccessivo.

Bene. Come ormai tutti sanno vinse Stich. E in tre soli set: 6-4 7-6(4) 6-4.

Ebbene, l’unico a indovinare che il vincitore sarebbe stato Stich, il tedesco di… riserva, – già giustiziere in semifinale di un Edberg che aveva perso 46 76 76 76 senza mai perdere il servizio come non era mai accaduto prima di allora in uno Slam – fu soltanto il nostro simpatico produttore, Marcello Petrone, presente a uno dei suoi primi Slam e, absit inuiria verbis, senza offesa non un tecnico iper-competente che finì per far fare una gran figuraccia al trio dei cosiddetti “espertoni” di cui sopra.

Quindi senza alcuna sicumera dichiaro il mio ottimismo sulla finale di domenica, ribadisco quanto avevo scritto giorni fa e cioè che temevo più Zverev di Alcaraz e di Medvedev…e quindi avrei preferito che Sinner incontrasse l’Alcaraz di questi tempi (orfano della presenza del suo mentore Juan Carlos Ferrero), mentre ringrazio il lettore dal nick name “Centromediamo metodista” che si è dato pena di raccogliere una serie di “certezze” scritte da altri lettori, non per irriderli, Dio me ne guardi, ma per sorriderci su, come spero che vorranno fare per primi loro stessi. Le gemme:

– Infatti non capisco tutto sto hype, dovesse vincere oggi Jan arriverebbe in semifinale, dove con la partita della vita potrebbe forse perdere in 4…Certo Rublev con la partita della vita venerdì farebbe 5/6 games – Super Mario Betozzini
– Non lo capisco nemmeno io, strano che dopo quasi 20 anni ancora non abbiano capito che Djokovic alza il livello quando conta veramente –
Pistol Pete
– Semplicemente l’altro è ancora più forte, e qui sul suo campo di gioco personale, lo è molto di più. Per di più Nole ha compiuto un crescendo perfetto e come spesso ha fatto, arriva alle semi al massimo della condizione psicofisica, davvero ricorda il Nadal che fu al RG –
Ghino di Tacco
– si gioca 3 su 5…ho detto tutto. Direttore tranquillo le vostre “bimbe” non vi mollano. Non devi per forza scrivere così per fare clickbait –
Flavio14072019
– Jannik è migliorato, ma non lo ritengo in grado di dare 3 set a zero a Nole e se la partita si allunga Nole ha troppa esperienza per lasciarsi scappare i punti chiave –
cataflic
– Venerdì vedo un 3-1 Djokovic anche con il miglior Sinner –
Rafa l’immortale
…e Jannik non ha nella resistenza uno dei suoi punti forti,lo si sa –
Roby
– Io mi chiedo come qualcuno sia così fiducioso da pensare Sinner (o Alcaraz o Medvedev) possa battere uno che in Australia non ha mai perso una semifinale o una finale pur giocandone 10.
Sono il primo a sperare vinca Jan, ma non vedo come lui (o chiunque altro) possa strappare più di un set a Nole –
Super Mario Bertozzini

Con un gran sorriso e dicendo che voglio bene a tutti coloro che amano scriverci i loro commenti, quando non sono maleducati, vi saluto e a domani sperando che Bolelli-Vavassori conquistino lo Slam di doppio, che Cinà con Sakamoto faccia altrettanto fra gli junior e che domenica sia un’altra giornata memorabile come questo fantastico venerdì.

Qui potete leggere l’editoriale del direttore Scanagatta su diritti TV e finali femminile e di doppio

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