A quasi due anni di distanza dall’ultima volta, torniamo a parlare del caso “Tara Moore”, la tennista inglese (nata ad Hong Kong) squalificata nel 2022 a causa della positività a due steroidi anabolizzanti: nandrolone e boldenone. Il primo aiuta a resistere agli sforzi, il secondo agevola la costruzione di massa muscolare. L’ex numero 145 del ranking, dopo essersi sottoposta ai relativi controlli antidoping durante il torneo di Bogotà – disputato nell’aprile 2022 -, aveva risposto con fermezza alle accuse, negando l’utilizzo delle suddette sostanze dopanti: “Non ho mai consapevolmente preso una sostanza illecita nella mia carriera“.
Dopo 19 mesi di assoluta inattività, nel dicembre 2023, la nativa di Hong Kong è stata poi scagionata dal tribunale indipendente incaricato dall’ITF (Sport Resolutions), che grazie ai dovuti approfondimenti, aveva captato che le sostanze proibite erano state assunte da Moore a causa di una carne contaminata ingerita dalla giocatrice alcuni giorni prima del test andi-doping. Dunque, dato che l’assunzione dei presunti steroidi non era stata volontaria, l’inglese è tornata regolarmente all’attività professionale. Tutto è bene quel che finisce bene, no?
Niente affatto. Dopo più di un anno e mezzo dall’ultimo aggiornamento sulla vicenda, Il tribunale d’appello del CAS ha accettato l’appello della ITIA, reintroducendo una squalifica di quattro anni per Moore, con effetto immediato. La sospensione sarà ridotta di 19 mesi, che corrisponde a quel lasso di tempo, tra il 2022 e il 2023, in cui l’inglese era stata già sospesa una prima volta. “Dopo aver esaminato le prove scientifiche e legali, la maggioranza della commissione del CAS ha ritenuto che la giocatrice non sia riuscita a dimostrare che la concentrazione di nandrolone nel suo campione fosse compatibile con l’ingestione di carne contaminata. La giuria ha concluso che la Moore non è riuscita a dimostrare che l’ADRV (Anti-Doping Rule Violation) non era intenzionale”. L’appello dell’ITIA è quindi accolto e la decisione del Tribunale indipendente è annullata”.
L’amministratore delegato dell’ITIA, Karen Moorhouse, ha dichiarato: “Per l’ITIA, ogni caso viene considerato in base ai fatti e alle circostanze individuali. La nostra soglia per appellare una decisione di primo grado è alta e la decisione non viene presa alla leggera. In questo caso, secondo il nostro parere scientifico indipendente, il giocatore non ha spiegato adeguatamente l’alto livello di nandrolone presente nel suo campione. La sentenza di oggi è coerente con questa posizione”.
In virtù delle decisioni prese dalle istituzioni anti-doping, Tara Moore tornerà in campo nel 2028.
