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Wimbledon 2025: Iga Swiatek cambia status

Al via dei Championships si attendevano protagoniste come Aryna Sabalenka, Coco Gauff o Elena Rybakina, e invece a vincere è stata Iga Swiatek. Ecco perché per lei questo successo vale molto di più di “un solo” Slam

Ultimo aggiornamento: 16/07/2025 22:33
Di AGF Pubblicato il 15/07/2025
18 min di lettura 💬 Vai ai commenti
Iga Swiatek - Wimbledon 2025 (foto X @Wimbledon)

La finale del 6-0 6-0
Veniamo alla finale contro Anisimova e al 6-0 6-0. Purtroppo sul piano tecnico non c’è molto da dire: il risultato spiega da solo l’enorme differenza di prestazione tra le due contendenti. Una arrivata in crescendo e totalmente focalizzata sulla finale, l’altra che invece aveva dato tutto per superare lo scoglio della semifinale e che non è stata in grado di ricaricare le energie, fisiche e nervose, per la partita conclusiva.

Per aggiungere qualcosa al match, si possono ricordare altri 6-0 6-0 memorabili, a conferma che tra le donne, vista la minore incidenza del servizio, è molto più probabile arrivare a punteggi completamente sbilanciati. A livello di finale Slam, in era Open c’è il precedente della diciannovenne Steffi Graf a Parigi 1988 contro la diciassettenne Natasha Zvereva; un match durato poco più di mezz’ora. Quel 1988 sarebbe diventato l’anno del Grande Slam di Steffi, con in aggiunta anche il successo alle Olimpiadi.

Ma forse l’aspetto curioso è che proprio Anisimova aveva esordito nel torneo dando 6-0 6-0 a Putintseva. La stessa Putintseva che lo scorso anno a Wimbledon aveva sconfitto, guarda caso, Iga Swiatek (3-6 6-1 6-2). A conferma che nel tennis non si può applicare la proprietà transitiva; a maggior ragione a distanza di dodici mesi.

Un altro doppio 6-0 memorabile legato a Swiatek è quello che Iga ha rifilato a Pliskova nella finale di Roma 2021. Insomma, Swiatek non è nuova a punteggi del genere; del resto ha sconfitto con un doppio “bagel” anche giocatrici come Potapova (Roland Garros 2024) e Pavlyuchenkova (Roma 2023). Sarebbe però ingiusto liquidare tutte le ultime partite di Anisimova soltanto attraverso i 6-0 e la “non prestazione” conclusiva, trascurando quanto di buono ha mostrato sui prati inglesi. Dopo la sconfitta con Sabalenka al Roland Garros, Amanda ha cominciato la stagione su erba al Queen’s dove ha subito raggiunto la finale, sconfitta dalla ispiratissima Tatiana Maria. Poi si è trasferita a Berlino dove ha raggiunto i quarti di finale (battuta da Samsonova). Infine a Londra ha giocato sei ottime partite, con il culmine della semifinale vinta contro Sabalenka.

Una volta arrivata in finale, però, non è riuscita ad avere la meglio su una statistica “sortilegio” che riguarda i Championships dal 1990 in poi. La statistica è questa: le giocatrici che arrivano per la prima volta in una finale Slam a Londra dopo avere battuto lungo il loro cammino la numero 1 del mondo, non riescono a vincere il titolo. Era successo a Zina Garrison nel 1990 (aveva eliminato Graf, ma aveva poi perso in finale da Navratilova); a Marion Bartoli nel 2007 (aveva eliminato Henin, ma aveva poi perso in finale da Venus Williams); a Sabine Lisicki nel 2013 (aveva eliminato Serena Williams ma aveva poi perso da Marion Bartoli). Anisimova ha eliminato Sabalenka, ma si è fermata contro Swiatek.

Per quanto mi riguarda ho sempre apprezzato in modo particolare alcune qualità di Anisimova. Qualità che erano emerse sin da teenager (Anisimova è nata nel 2001, esattamente come Swiatek) con il picco della semifinale raggiunta al Roland Garros 2019. Amanda è una fenomenale colpitrice con un ottimo dritto ma soprattutto con un rovescio di potenza e precisione eccezionali. Certo, non sarà mai straordinaria nella mobilità, però è estremamente coordinata e quando ha il tempo per preparare lo swing risulta una delle giocatrici dal gesto più “bello” del circuito: grande coordinazione e fluidità senza alcun movimento superfluo o fuori controllo; davvero uno spettacolo. In passato l’ho definito di eleganza minimalista; oggi non solo non ho cambiato idea, ma rimango ogni volta ammirato dalla controllata essenzialità che comunica il suo modo di colpire.

In semifinale contro Sabalenka ha lottato punto su punto, prendendosi la rivincita dalla sconfitta subita qualche settimana prima a Parigi. Ricordo comunque che nel bilancio complessivo dei confronti diretti, Ansimova conduce 6-3 su Sabalenka. L’ingresso per la prima volta in Top 10 (posizione numero 7), certifica ulteriormente il ritorno ad alti livelli dopo tutti i problemi a cui era andata incontro dal 2019 a partire dalla morte del padre, che era anche il suo coach. Ora speriamo che il clamoroso punteggio con il quale ha perso a WImbledon non lasci strascichi.

La qualità complessiva di Wimbledon 2025
Per chiudere, penso sia necessario un rapido tentativo di valutazione del torneo femminile nel suo insieme, soprattutto dopo la delusione causata dalle tante partite mediocri offerte dall’ultimo Roland Garros. Ecco, secondo me a Wimbledon il livello generale è risalito. Parere personale, ovviamente. Nella prima settimana abbiamo avuto diverse eliminazioni inattese di teste di serie, ma non tutte sono state causate da controprestazioni; ci sono stati meriti anche da parte delle giocatrici che hanno causato l’upset. Cito due match: Jessica Bouzas Maneiro che elimina la tds 28 Sofia Kenin (6-1 7-6(4)); Elisabetta Cocciaretto che sconfigge la numero 3 Jessica Pegula (6-2 6-3).

Bouzas Maneiro ha chiuso il suo match con Kenin con un saldo vincenti/errori non forzati ampiamente positivo (31/23), mentre Cocciaretto a Wimbledon ha offerto tennis da erba davvero degno di nota. Lo ha fatto grazie soprattutto alla posizione molto avanzata tenuta in campo, che le ha permesso di colpire con eccezionale anticipo, mettendo in grande difficoltà non solo Pegula, ma anche Volynets e Bencic. La stessa Bencic, che poi sarebbe arrivata sino alla semifinale, contro Cocciaretto se l’è cavata soltanto al supertiebreak: 6-4 3-6 7-6(7), dopo che Elisabetta si era trovata avanti 4-2 nel terzo set.

Ma durante il torneo mi sono imbattuto anche in altre partite davvero ben giocate: per esempio i due match di Elise Mertens contro Elina Svitolina (vinto 6-1 7-6(4) e contro Aryna Sabalenka (perso 6-4 7-6(4)). Sul piano della qualità complessiva, forse Sabalenka contro Mertens Sabalenka è stato il match dei Championships: Sabalenka ha chiuso con un saldo di +18 (36/18), Mertens di +7 (25/18), con tanti scambi spettacolari a tutto campo. Del resto la conferma che Mertens fosse in ottima condizione l’abbiamo anche avuta attraverso il torneo di doppio, che ha vinto in coppia con Veronika Kudermetova.

Ma vanno anche ricordate le prestazioni di Laura Siegemund, capace di raggiungere i quarti di finale grazie al suo tennis molto tecnico e aritmico, qualità che le hanno permesso di ovviare al deficit di potenza che spesso deve concedere alle avversarie. Lo stesso quarto di finale tra Siegemund e Sabalenka è stato piuttosto ben giocato nei primi due set, prima che entrambe calassero drasticamente nel terzo, attanagliate dalla tensione. Ecco perché ritengo che, rispetto alle tante partite deludenti del Roland Garros, il livello generale di Wimbledon sia stato più confortante. Certo, purtroppo non abbiamo avuto una vera finale, ma non credo sia giusto valutare un intero Slam utilizzando una sola partita, per quanto importantissima, come unità di misura.

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