Il tennis è uno sport che non perdona i passaggi a vuoto. E Jasmine Paolini lo sta scoprendo nel modo più crudo, dopo aver vissuto mesi ai limiti del sogno. La doppietta storica del Foro Italico – titolo in singolare e nel doppio (con Sara Errani), una rarità nel circuito WTA – sembrava la consacrazione definitiva della 29enne toscana, proiettata tra le protagoniste assolute del circuito femminile. Invece, la realtà del post-Roma, ha avuto dei contorni più ruvidi del previsto.
Dopo l’euforia di maggio, infatti, Jasmine ha incassato due eliminazioni premature proprio negli Slam che avrebbero dovuto esaltarla in maniera ancor più evidente. Sulla terra rossa di Parigi e sull’erba dorata di Wimbledon, dove nel 2024 aveva firmato due finali che le avevano spalancato le porte della top 10, Jasmine ha salutato rispettivamente al quarto e al secondo turno, incapace di ritrovare quella brillantezza, quella solidità e – forse – anche quella serenità che avevano contraddistinto la sua esplosione. In mezzo, un ottavo a Berlino e una semifinale a Bad Homburg, con due nette sconfitte riportate contro Jabeur e Swiatek.
Un calo che, numeri alla mano, potrebbe avere delle conseguenze non trascurabili: il rischio concreto è di uscire dalla top 10 nel cuore dell’estate, perdendo non solo punti ma anche tutte quelle certezze guadagnate con sudore all’interno di un circuito feroce, in cui la memoria storica – dei risultati e delle gerarchie – è notoriamente corta. In questo contesto è arrivata pure la notizia della separazione da Marc Lopez, coach ingaggiato ad aprile con l’obiettivo di affinare ulteriormente il gioco e la tenuta mentale della talentuosa tennista azzurra. Un rapporto durato pochi mesi, nato sotto i migliori auspici ma che non ha trovato piena alchimia, soprattutto quando si è trattato di gestire al meglio le pressioni.
Ora Paolini si ritrova senza guida tecnica nel momento più delicato della sua carriera: quando servirebbe lucidità, visione e un piano chiaro per rimettere insieme i pezzi. Va da sé, naturalmente, che questo momento di flessione, tutto sommato, rientri nell’ordine delle cose. Dopo un 2024 vissuto a gran ritmo – tra exploit inattesi e una trasformazione da “outsider” a figura di riferimento del panorama tennistico italiano (e non solo) – una pausa di assestamento è quasi fisiologica. Ma a 29 anni e con una finestra competitiva ancora aperta ma non infinita, il tempo per ricalibrare tutto non è eterno. Il tennis non aspetta.
Probabilmente, al fianco di Jasmine servirebbe una figura forte, non solo per gestire le pressioni, ma anche e soprattutto per riattivare quella fame che ha reso Paolini un caso unico nel tennis italiano contemporaneo. All’atleta toscana il talento non manca di certo, e neanche la capacità di superare i propri limiti, giorno dopo giorno, col sorriso e la determinazione di chi si è costruita il proprio percorso da sola. Ora, però, serve una direzione nuova. E Jasmine, che fin qui ha sempre stupito anche chi pensava di conoscerla, ha davanti a sé una nuova sfida: ritrovare se stessa. Non quella dei titoli, ma quella che non smette mai di rincorrerli.
