Taylor Townsend arriva in sala stampa reduce da uno dei colpacci del torneo. Ha eliminato in due set la quinta testa di serie Mirra Andreeva e si è guadagnata la seconda settimana dello Slam di casa, da numero 139 WTA, ma prima giocatrice al mondo nel ranking di doppio. È una conferenza stampa dai toni molto riflessivi quella della statunitense, in cui è tornata ancora una volta sull’episodio avvenuto nel match contro Jelena Ostapenko.
D: Anche sei anni fa hai battuto una testa di serie tra le prime cinque. Quale vittoria ti sembra migliore e perché?
TOWNSEND: “Nel 2019 sentivo come se stessi scalando, cercavo di superare un ostacolo e c’erano così tante occasioni in cui ero quasi arrivata lì e poi non ce la facevo. Ce l’avevo quasi fatta e poi niente. Sentivo che quella partita contro Halep fu un punto di svolta per me, perché finalmente superai quell’ostacolo e riuscii a portarne a casa qualcosa. Mi sembrò che mi validasse come giocatrice e poi riuscii a continuare su quella strada, anche se poi persi in tre set contro Bianca, che poi vinse il torneo.
Questa volta è completamente diverso. Non stavo cercando nulla, non stavo cercando risposte: avevo già tutte le risposte dentro di me. Ero così sicura di me stessa, così convinta di quello che stavo facendo e di come lo stavo eseguendo, che non importava se colpivo la recinzione in fondo al campo o la parte bassa della rete, non importava. Continuavo ad andare avanti. Quindi la sensazione è totalmente diversa. Sono una persona completamente diversa rispetto al 2019 e penso che si sia visto. È questa la cosa davvero bella del tennis in questi momenti: puoi riflettere e vedere, anche nei gesti e nel modo in cui mi comportavo allora rispetto a ora, che si tratta di una donna diversa”
D: So che hai già giocato molte volte sull’Arthur Ashe, ma entrare in campo per un match in prima serata significa qualcosa in più per te, considerando la tua storia con lo US Open e la USTA e tutto il resto?
TOWNSEND: “Sì, adoro poter entrare su quel campo. È divertente, perché credo che l’ultima volta che ci ho giocato non ci fossero i fuochi d’artificio e il fumo e tutte quelle cose. Però vengono fuori delle foto stupende. È sempre molto speciale per me. È un campo bellissimo. L’atmosfera è unica. Davvero, non c’è niente di simile. Quando sono entrata in campo, non ero affatto nervosa. Avevo le cuffie, ma poi le ho tolte, ho spento il telefono perché volevo sentire tutto. Volevo sentire il pubblico. Volevo sentire il rumore. Volevo sentire quando chiamavano il mio nome e poter attraversare quel tunnel e vedere tutto. Volevo essere presente al 100% in quel momento. L’ho adorato. Sono felice di aver fatto quella scelta. Ma ogni volta, che sia un terzo turno o una finale Slam, è qualcosa di unico. È speciale ogni volta, davvero”
D: C’è qualcosa di profondo nell’idea che le avversità possano diventare il trampolino per elevarsi. Quando ti dico questo, cosa ti viene in mente?
TOWNSEND: “Penso che sia uno dei motivi per cui ho scelto il tema della fenice per il mio completo. Come ho detto, la fenice è una creatura inventata, ma il concetto è che devi bruciare o perdere la vecchia versione di te stessa per poter rinascere come qualcosa di nuovo. Sento che questo rappresenta bene la mia carriera, me come persona, come donna, come giocatrice. Come tennista, mi hanno sempre detto: “Sei così talentuosa, hai così tante armi, puoi fare così tante cose, ma…” c’era sempre un “ma”.
Credo che il lavoro che ho fatto, tutto ciò su cui mi sono impegnata, abbia eliminato quel “ma”. Sto emergendo come una persona nuova. Oggi sento di essere salita di livello. Sono davvero molto orgogliosa di me stessa. Orgogliosa di come mi sono presentata stasera, di come ho gestito tutto, di come sono rimasta concentrata. È curioso, anche il mio outfit prima dello US Open — a Washington, Cincinnati e così via — aveva come tema le gemme. Ci siamo ispirati all’idea del “diamante grezzo”: quando è grezzo non sai che aspetto abbia, ma una volta lucidato è bellissimo.
Quindi, tutto quello che ho passato è servito proprio a lucidarmi, a darmi forma, a modellarmi. Ora voi vedete l’oggetto bello e brillante. Ma c’è stato tanto lavoro duro dietro le quinte. E sono solo così fiera di come mi sto presentando oggi”
D: Puoi provare a spiegare com’è stato, più o meno, vivere queste ultime 48 ore? E quanto è stato difficile concentrarsi solo sul tennis e cercare di isolarsi da tutto il rumore esterno?
TOWNSEND: “Non è stato affatto difficile. L’ho detto al mio team: sono fatta per queste situazioni. Sento davvero che non è stato difficile perché sono rimasta nella mia verità. Non dovevo difendere nulla di quello che ho detto. Quello che ho detto, l’ho detto e lo pensavo davvero. Perciò, per me è stato anche utile avere il doppio il giorno dopo. Dovevo subito voltare pagina, perché alla fine dei conti non permetterei mai che un episodio così o qualsiasi cosa esterna mi distolga dall’obiettivo che ho ogni volta che entro in campo. Quando varco quei cancelli, tutto ciò che succede fuori non conta. Sono stata cresciuta così e ora sto davvero incarnando quel modo di pensare. Quando sono sul campo di allenamento o in partita, si tratta di lavoro. E anche stasera è stato così.
Certo, è una sfida diversa, è un’esposizione diversa. I social media, tutta questa gente che ha accesso a te e ha qualcosa da dire… Ho detto al mio team: “Accidenti, non sapevo che così tante persone avessero il mio numero.” Ho ricevuto tantissimi messaggi e doverli filtrare è stato un bel compito. Ma ho anche deciso di staccare. Quando sono arrivata in hotel, ho detto: “Ok, basta.” Ho messo giù il telefono, l’ho impostato su “non disturbare”. Ho chiuso tutto. E la mattina dopo, ho continuato su quella linea. Quando è il momento di fare il lavoro, è il momento di fare il lavoro. E credo che questo sia proprio il segno di essere una professionista: riuscire a bloccare tutto ciò che arriva da fuori e, una volta entrata in campo, fare quello che c’è da fare”
D: Hai appena parlato della tua concentrazione, ma parliamo della fiducia in te stessa, che esprimi così chiaramente e che hai anche descritto. A cosa attribuisci quella sicurezza?
TOWNSEND: “La attribuisco all’esperienza e al lavoro che ho fatto su me stessa. Sto lavorando su di me, e penso che chiunque nel mondo dei media possa vedere, col tempo, che sono diventata una persona nuova. Più continuo a parlare con voi, più emergono cose che ho scoperto o capito di me stessa e non ho problemi a parlarne apertamente.
Ho davvero fatto un lavoro interiore, e ho capito che molte delle difficoltà non avevano niente a che fare con colpire una pallina da tennis. Era tutto nella testa. Il tennis è per l’85, 90% mentale. Ho accettato che quella fosse la mia debolezza, il mio punto critico e ho deciso di affrontarlo a testa alta. È stato scomodo, non è stato facile, ma sto facendo il lavoro. E dico “sto facendo” perché è un processo continuo. Non è una cosa che fai una volta e dici: “Ok, fatto.” È un percorso costante. Anche in campo c’è da fare aggiustamenti: magari mando la palla sulla recinzione in fondo. Ok, imbarazzante. Ma poi: punto successivo. Serve davvero avere una memoria corta.
Per quanto riguarda la fiducia, sono contenta che voi la notiate, ma è qualcosa di puro, qualcosa che nasce da me. Sono semplicemente me stessa. Sono qui, completamente esposta, non mi nascondo, non ho paura di mostrare i miei veri colori. Non ho paura di aprirmi e mostrarvi la mia vulnerabilità o le mie emozioni.
Penso che, maturando e imparando a conoscermi meglio, riesco a tenere tutto questo in equilibrio e a continuare a fare il mio lavoro. E quando arriva il momento di essere in campo e fare ciò che va fatto, riesco a restare concentrata su quello”
D: So che hai cercato di isolarti da certe cose, ma ho la sicurezza che ti sia arrivato tutto il sostegno che hai ricevuto. Credo che i tuoi follower su Instagram siano praticamente raddoppiati. Tu resti te stessa, ma tante persone ti stanno scoprendo adesso per la prima volta e si stanno identificando con te, ti apprezzano. Quanto è gratificante vivere questo momento, avere l’Arthur Ashe dalla tua parte, forse anche più della numero 5 del mondo dall’altra parte della rete? Com’è sentirsi vista, ascoltata, e sostenuta per ciò che rappresenti?
TOWNSEND: “È una domanda davvero interessante. Non ci avevo mai pensato in questi termini, ma hai assolutamente ragione. Alcune persone è la prima volta che interagiscono con me o che scoprono chi è Taylor Townsend. Qui ci sono tante facce conosciute, ma anche tante persone che forse prima non avevano idea di chi fossi.
È un ottimo punto. Il fatto che la gente possa vedermi adesso, ma poi magari tornare indietro e scoprire la mia storia, il mio percorso, capire come sono arrivata fin qui penso che sia una cosa davvero bella. E credo sia anche una delle ragioni per cui tante persone si sentono coinvolte. È stato incredibile. Anche prima che succedesse tutto questo, prima che iniziasse il torneo, ho fatto il mio popup shop, ho organizzato un paio di eventi durante la Fan Week, dopo il doppio misto. E ho detto: “Non capita spesso di avere l’opportunità di stare così a stretto contatto con persone che ti seguono fin da quando eri junior.”
Ho ricevuto così tanto affetto e supporto a livello personale, da fan e da persone che mi sostengono davvero, che fanno il tifo per me con convinzione. E ho pensato: “Wow, è una cosa bellissima.”
Certo, a volte può essere tanto da gestire, ma la cosa positiva è che molto di questo sta accadendo sui social, quindi c’è comunque una certa distanza. Ma lo sto accogliendo. Lo sto vivendo e me lo sto godendo. Come ho detto, la cosa bella è che mi sto semplicemente presentando per quella che sono. Non devo essere niente di diverso da me stessa. Se ti piace, bene. Se non ti piace, va bene lo stesso. Amen.
E penso che questo sia il bello: mi sto mostrando veramente per quella che sono e credo che le persone lo vedano. Penso sia fantastico che gli piaccia ciò che vedono. Anch’io penso di essere abbastanza in gamba. Penso di essere divertente. E penso che alla fine sia questo quello che conta.
Quindi sì, è bello. Mi sto godendo il percorso, il viaggio. Ma non è ancora finito: domani ho il doppio. Quindi… ci vediamo domani! (ride)”
